Le Due Terre. L'equilibrio della terra
11 Giu 2025
Vigne e orizzonti

Le Due Terre. L’equilibrio della terra

 

Il racconto artigiano di Flavio, Silvana e Cora

Ci sono vini che parlano. Altri che raccontano. E poi ci sono quelli che sussurrano storie antiche, fatte di gesti lenti, di silenzi, di rispetto.
I vini di Le Due Terre sono questo: un racconto artigiano che attraversa gli anni e prende voce da tre persone: Flavio, Silvana e oggi anche Cora che hanno scelto di ascoltare la terra prima di parlare al mondo.

Una verticale di Merlot, con 14 annate in bottiglia e tre magnum, due delle quali a sorpresa, è diventata occasione per ascoltare questa storia direttamente dal vino. Un racconto che, sorso dopo sorso, ci ha condotti in un Friuli intimo, non gridato, ma intensamente vero.

Le Due Terre. L'equilibrio della terra

Merlot, in questo angolo di Prepotto, diventa voce narrante di un equilibrio costruito nel tempo. Ogni annata ci ha restituito qualcosa: la gioventù vibrante del 2020, la profondità balsamica del 2012, l’eleganza austera del 2008.

Ma non sono solo le differenze a emergere. È la coerenza, l’idea chiara, il filo teso tra le stagioni e il pensiero di chi le interpreta. C’è un artigianato sincero che affiora in ogni bicchiere, in ogni dettaglio: la cura del legno mai invasivo, la frutta che resta protagonista, il tannino che evolve ma non si impone.

E poi il finale a sorpresa: Sacrisassi 2021 e 1997 in magnum, assaggiati alla cieca. Due annate distanti quasi trent’anni che parlano la stessa lingua. La lingua di un territorio, di una famiglia, di un’idea che oggi più che mai sentiamo necessaria.

Un’idea che potremmo riassumere così: fare vino non per piacere a tutti, ma per restare fedeli a se stessi.
E in un mondo di rumore, questo equilibrio è un gesto di coraggio.

Ci troviamo (purtroppo virtualmente) a Prepotto, ai confini con la Slovenia. È qui che si trova una delle più piccole aziende dei Colli Orientali del Friuli, ma senza dubbio anche una delle più affascinanti: Le Due Terre, fondata nel 1984 da Silvana Forte e Flavio Basilicata.

 

Negli ultimi anni sono affiancati dalla figlia Cora, che dopo gli studi in enologia e alcune esperienze importanti in Toscana, è tornata in Friuli per dedicarsi all’azienda di famiglia.

L’azienda conta poco meno di quattro ettari per una produzione di circa 18.000 bottiglie annue, tutte di altissima qualità. Le quattro etichette principali sono: Sacrisassi Bianco, Sacrisassi Rosso, Merlot e Pinot Nero. Lo Schiopettino veniva prodotto occasionalmente, ma dal 2017 con l’ingresso in azienda di Cora, entra stabilmente come quinta etichetta; putroppo però il 2023 è stata l’ultima annata di Merlot prodotta, avendo “perso” la conduzione del vigneto che è passata ad un altra azienda.

Le Due Terre. L'equilibrio della terra

Quelli di Flavio e Silvana sono veri vini artigianali e naturali

I vigneti circondano la loro casa, che è anche la cantina: sopra l’abitazione, sotto la cantina. L’azienda, volutamente di piccole dimensioni fin dalle origini, non ha mai voluto crescere: questa dimensione consente di seguire ogni fase in vigna e in cantina con la massima cura, e produrre grandi vini naturali.

Il nome Le Due Terre deriva dalla peculiarità del suolo su cui sorge l’azienda: da un lato marne, dall’altro terre rosse. Natura e rispetto per il territorio sono i concetti chiave qui. Biodiversità è un altro pilastro della loro filosofia.

Durante la visita, Silvana ribadisce più volte la loro visione “naturale”, che però non significa “non fare nulla”, bensì accompagnare con giudizio processi che sono in gran parte chimico-fisici. Per questo, è fondamentale conoscere bene agronomia ed enologia, per ottenere il meglio dall’uva con il minor intervento possibile.

In vigna non vengono utilizzati concimi, diserbanti o altri prodotti di sintesi; niente sfalcio dell’erba, e solo un uso limitato di rame e zolfo. L’azienda è totalmente biologica, anche se non lo comunica in etichetta: per la famiglia Basilicata, questo è più importante di qualsiasi certificazione. Dopotutto, beviamo il vino, non i certificati — o sbaglio?

La vendemmia è rigorosamente manuale, lunga e selettiva, perché le maturazioni variano molto in base alla posizione delle vigne.

Le Due Terre. L'equilibrio della terra

In cantina si segue la stessa filosofia: fermentazioni spontanee in vasche di cemento o acciaio, macerazioni variabili a seconda dell’annata, uso minimo di solforosa solo al momento dell’imbottigliamento (che avviene con luna favorevole, a luglio), seguito da altri tre mesi di affinamento in bottiglia prima della commercializzazione. Nessun uso di enzimi, chiarifiche o filtrazioni.

I vini di Le Due Terre hanno da sempre un’identità chiara, al di fuori delle mode locali. Le macerazioni, che Flavio ha sempre praticato, donano profondità e struttura. Sono vini affascinanti, longevi, capaci di sorprendere con il tempo e di regalare emozioni. Complessi, sì, ma di quella complessità che invita alla beva.

Sacrisassi Bianco: 70% Friulano, 30% Ribolla Gialla. Macerazione tra i 7 e i 20 giorni, affinamento di 21 mesi in tonneaux usati di rovere francese. Uno dei migliori bianchi italiani.

Sacrisassi Rosso: 50% Schioppettino e 50% Refosco. Macerazione sulle bucce da 20 a 30 giorni, affinamento di 21 mesi in barrique usate di rovere francese.

Pinot Nero: macerazione dai 15 ai 25 giorni, affinamento di 21 mesi in barrique usate.

Merlot: macerazione sulle bucce dai 20 ai 30 giorni, poi 21 mesi in barrique. L’annata 2023 sarà l’ultima prodotta.

Schioppettino: 21 mesi di barriques dove si vuole valorizzare il vitigno simbolo di Prepotto.

Una curiosità: il nome Sacrisassi deriva da una piccola chiesa scoperta durante gli scavi per la vigna, insieme a grossi sassi. L’etichetta rappresenta stilisticamente le due terre e i filari.

I vini di Le Due Terre migliorano di anno in anno, grazie all’esperienza crescente e alle vigne che stanno raggiungendo la piena maturità.

Le Due Terre. L'equilibrio della terra

Il 16 maggio 2025, a San Giovanni al Natisone, Niccolò Lazzarin con la moglie Denise e Francesco del locale Chiamalo Come Vuoi ha organizzato una bellissima verticale di Merlot de Le Due Terre. Abbiamo concluso in bellezza con tre magnum, di cui due a sorpresa: Sacrisassi. A guidarci nel racconto dei vini sono state Cora e Silvana, con la consueta passione e profondità.

Ecco le mie impressioni

Tutte le annate di Merlot si distinguono per un bouquet ampio e avvolgente, dominato da note di frutta rossa: ciliegia, prugna e lampone emergono chiaramente, accompagnate da una sottile componente speziata – leggere sfumature di pepe e una lieve nota di vaniglia – che testimonia la maturazione in legno, senza mai sovrastare la freschezza fruttata. Il profumo è ricco, complesso ma equilibrato. Con il tempo, la frutta evolve da matura a surmatura, fino ad arrivare quasi a note di confettura nelle annate più vecchie.

2020 – Buonissima. Grande freschezza e impronta varietale, è ancora molto giovane. Profondità e stratificazione nei profumi fanno intuire un grande potenziale: è un vino da dimenticare in cantina. Tannino presente ma non graffiante, il sorso è vellutato e avvolgente. Elegante, mai aggressivo, chiude con un finale lungo, profondo e pulito, in cui torna la frutta rossa.
Giovani e promettenti anche le bottiglie del 2019, 2018 e 2017 – quest’ultima con un tannino più marcato, forse per effetto dell’annata.

2016 – Annata un po’ strana, che non mi ha convinto pienamente (forse la bottiglia?). Cora mi ha detto che da loro ricorda molto la 2014.

2015 – Qui si percepisce bene la stoffa del vino, ma è ancora in fase evolutiva. Un altro indizio del fatto che il Merlot de Le Due Terre ha bisogno di tempo per dare il meglio di sé.

2014 – Annata bistrattata da molti, ma a me è piaciuta molto. Forse non sarà longeva, ma oggi regala una bella bevuta.

2013 – Iniziamo ad entrare nell’Olimpo. Assieme alla 2012, è la mia preferita. Qui si capisce bene quanto il Merlot, in Friuli Venezia Giulia, abbia bisogno di anni per esprimersi e aprirsi totalmente.

2012 – Emergono splendidi sentori balsamici, note di tabacco e cacao che, da qui in avanti, accompagneranno la frutta surmatura in un bouquet sempre più intrigante.

2011 – Tannino ancora presente e un po’ graffiante. È una bottiglia che suggerisce che serva ancora tempo. Frutta, cacao, tabacco e un bel finale persistente.

2010 – Anche questa non mi ha convinto. Un accenno di ossidazione l’ha resa meno piacevole. Forse conferma la teoria per cui esistono grandi bottiglie, non grandi annate. L’ultima bevuta cira 15 mesi fa era tutta concentrata sul frutto, tannino elegante, vino pieno, appagante, con una bella pulizia e finale piacevolissimo che accarezzava il palato

2009 – Molto simile alla 2011, ma con un bellissimo finale in cui spicca la mora.

2008 – Il vino che ti fa dire: “Che classe, che Merlot!”. Lo ribadisco: la seconda casa del Merlot è indubbiamente il Friuli Venezia Giulia.
Tutte le annate – tranne le due che non mi hanno pienamente convinto – dimostrano una coerenza e una qualità straordinarie.

2002 – Morbido, vellutato, con una freschezza ancora sorprendente, nonostante l’età inizi a farsi sentire.

2004 (Magnum) – Simile alla 2002, ma più viva e fresca. Profondità aromatica notevole e grande persistenza.

Abbiamo chiuso con due Sacrisassi Magnum alla cieca:
2021 – ancora giovane ma già emozionante.
1997 – semplicemente straordinario. Un grande vino, un grandissimo.

Peccato che il Merlot non ci sarà più.

Le Due Terre. L'equilibrio della terra

 

Emanuele Muzzo

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