Luca Belluzzo. Il coraggio di sognare in grande tra le vigne di Tarcento
Luca è un enologo friulano che unisce tecnica e cuore nei suoi vini artigianali, figli di una viticoltura consapevole e profondamente personale.
Ci sono persone che, quando le incontri, ti lasciano qualcosa. Non solo per quello che dicono, ma per come vivono il proprio mestiere. Luca Belluzzo l’ho conosciuto lo scorso anno, visitando la sua cantina a Tarcento, nella parte Nord-est dei Colli Orientali del Friuli. Una realtà piccola, ma intrisa di visione, passione e autenticità.
Classe 1987, Luca Belluzzo, fa parte di una generazione di vignaioli/enologi di grande talento. Luca ha scelto di ritornare in Friuli dopo un percorso formativo e professionale che lo ha portato tra Francia e Italia a lavorare in prestigiose aziende. Un bagaglio tecnico importante, che oggi mette a frutto non solo nella sua azienda familiare, ma anche nel ruolo di enologo per una delle più importanti cantine del Friuli.
Ma è tra le vigne di famiglia che Luca esprime il suo lato più profondo, infatti non è solo un tecnico, ma un narratore, un vignaiolo innamorato del suo lavoro e della sua terra. I suoi vini sono capitoli di una storia che attraversa generazioni, emozioni, incontri.
Potremmo dire che Luca è un vignaiolo con una doppia anima: da un lato la precisione e la visione di lungo periodo richieste da una grande azienda, dall’altro la libertà creativa e affettiva del vignaiolo-artigiano.
Ci troviamo a Tarcento, quella che attorno al 1930 è stata definita La Perla del Friuli da Chino Ermacora, giornalista, intellettuale, poligrafo negli anni ’30 del Novecento. Zona da sempre dove il vino è stato prevalentemente venduto sfuso. Fino a qualche anno fa anche nell’azienda Belluzzo, prima di Luca. Luca ci accoglie in azienda (ero con mia moglie Tania) una sera, e la prima domanda che gli faccio è come mai ha deciso di produrre vino a Tarcento, non una zona rinomata per il vino in bottiglia. Lui inizia a raccontarmi della storia della famiglia e della zona, e capisco che per lui è una missione ma anche una sfida (vinta) produrre vino da queste vecchie vigne di Tarcento.
La storia inizia con il nonno di Luca, Marco, che si traferisce a Tarcento nel 1959 e inizia l’attività di mezzadro, e alla coltivazione di mais e all’allevamento di bovini da latte, nel 1967 pianta il suo primo vigneto, ovvero nove lunghi filari di Merlot (tant’e vero che il vino Origine un Merlot in purezza è dedicato proprio al nonno che ha piantato questi 9 filari).
Sarà il figlio di Marco, Graziano, papà di Luca a implementare e diversificare la produzione di vino verso la fine degli anni 80, e come in ogni famiglia contadina di quel tempo i maggiori collaboratori diventarono moglie e figli (storia che conosco bene, essendo figlio di contadini)
Oggi, l’azienda Vini Belluzzo si estende su appena 2,7 ettari, frammentati nei dintorni di Tarcento. Un mosaico di suoli: marne, argille, sabbie, calcare. Ogni parcella viene lavorata e vinificata separatamente, per rispettarne l’identità. E’ il papà Graziano che si occupa principalmente della vigna.
Le rese sono bassissime (fino a 35 q.li/ha), le raccolte esclusivamente manuali. Nessun diserbo chimico, grande attenzione alla gestione del suolo e della chioma. La viticoltura è pensata per esaltare le caratteristiche dell’annata e del terroir, senza omologare.
In cantina si respira un ordine preciso, quasi silenzioso. Tutta la cantina, che era una vecchia stalla, ha una storia, fin dal portone di ingresso. Luca vinifica in acciaio e legno. Le fermentazioni sono svolte con lieviti indigeni quando possibile, a temperature controllate ma non forzate. I rossi fanno affinamenti lunghi: barrique di rovere francese, nuovi e di secondo e terzo passaggio, per non coprire ma accompagnare.
Ogni scelta è ponderata. Nessuna chiarifica o filtrazione spinta. I vini riposano il tempo necessario per trovare equilibrio, non per rispettare un calendario commerciale. Tutti i vini, non solo le riserve (la linea più importante), vengono imbottigliate solo se il vino è pronto e della precisone stilistica e pulizia che Luca cerca.
Sono in questo angolo del Friuli, dove nascono vini autentici, innovativi dove si uniscono le vecchie tradizioni di famiglia alle moderne conoscenze enologiche. In questa piccola cantina il vino si fa solo quando la maturazione delle uve è perfetta, quindi solo nelle annate migliori e questo la dice tutta sul grado di qualità raggiunto. I vini che escono, che vi invito ad assaggiare, sono vini che lasciano emozioni, e ogni vino ha una storia da raccontare. Tutti i nomi dei vini hanno una loro storia alla spalle.
Luca produce anche due vini “giornalieri” vinificati solo in acciaio dedicati al paese di Tarcento, ovvero il Perla Bianca, blend di uve a bacca bianca locali e Il Perla Nera ovvero un blend di diversi vitigni a bacca rossa (Merlot, Cabernet, Refosco) le cui percentuali variano a seconda dell’annata nel pieno rispetto della tradizione, che ha sempre proposto il vino di ogni giorno frutto di un uvaggio di vitigni rossi; vino di grande rotondità e morbidezza che ha disarmante facilità di beva.
Wine Not: prima di parlare del vino c’è da dire che è dedicato ad Azzurra la figlia di Luca. E’ un vino rosso che in tante aziende si direbbe “di ricaduta”; praticamente è un blend di parte delle botti di Merlot e Refosco peduncolo rosso che Luca dopo due anni di affinamento in legno non considera meritevoli di essere selezionate per la produzione delle sue Riserve. La vinificazione segue lo stesso iter delle selezioni. All’assaggio un gran bel vino, piacevole, diretto, facile ma non banale. Il vino che fa capire cosa marca la differenza tra bel vino e grande vino. Note di ciliegia, marasca, bel palato, un vino da carni rosse.
White Not: bianco fresco fresco di uscita in commercio, è stato dedicato da Luca alla sua secondogenita Lucia da poco nata. Assolutamente da provare.
Origine, Merlot il cui nome é legato al nonno Marco. Vino di grande struttura e morbidezza, che porta in tavola classe, trasparenza e storia, doti rare e bellissime. Lo stile ricercato é quello di Saint Emillon, dove Luca ha lavorato, e si sente tutto. Esce dopo almeno 3 anni di affinamento solo nelle migliori annate. Frutta matura, spezie, palato pieno e appagante, ennesima dimostrazione che se la casa del Merlot è la Rive Droite di Bordeaux, la seconda casa, o casa vacanze è il Friuli Venezia Giulia. Nell’annata 2021 (appena uscita in commercio) vi è anche una dedica speciale a sua madre Bruna, edizione limitata da non perdere.
Orgoglio, Refosco dal peduncolo rosso, prodotto solo nelle grandi annate da un vigneto su terreno di pura argilla completamente esposto a sud, lavorato interamente a mano. Affinato in botti piccole di rovere nuovo, Esce sul mercato dopo 4/5 anni; all’olfatto ciliegia, amarena, lamponi, more, mirtilli e a seguire cacao, funghi e liquirizia. Ottima struttura e profondità, buona beva, molto varietale, un vino da gustare e assaporare con calma.
Graziano. Prodotto nelle grandi annate, è un Refosco dal peduncolo rosso dalla grande struttura e complessità aromatica, il profumo è ampio, ricco di accenti fruttati, al palato diventa quasi setoso, ottima la persitenza. Affina per 2 anni in botti di rovere ed è Dedicato al papà di Luca, Graziano il deus ex machina delle vigne.
Soleva é la Riserva di Bianco da uve 100% Tocai Friulano ed è dedicata all’amata Eva (sorella di Luca) prematuramente mancata nel giugno del 2017 (quando parla di questo vino la commozione di Luca è evidente). Dopo una macerazione di quattro giorni la fine fermentazione ed affinamento avviene in barrique di rovere francese, per poi proseguire l’affinamento in bottiglia. Commercializzato dopo almeno 2 anni dalla vendemmia. Profumi di agrumi ed erbe mediterranee su tutto, al palato una grande pienezza ed una bevibilità disarmante. Chapeau…
Aurum è un vulcano di sapori, nasce dal lento appassimento con botritizzazione del Verduzzo.
Conclusione
Luca Belluzzo non rincorre le mode. Fa vino per necessità interiore, per raccontare se stesso e le sue radici. Ogni bottiglia è un gesto d’amore per la sua terra, un invito a conoscere Tarcento in primis, ma anche il Friuli, attraverso la sensibilità di un uomo che sa sognare in grande restando ben ancorato alla sua vigna.
Un vignaiolo da ascoltare, prima ancora che da bere.