Marco Sara. La purezza silenziosa delle colline di Savorgnano del Torre
Il mondo del vino è in grande evoluzione negli ultimi decenni. Ci sono spesso nuove sorprese, nuove realtà, giovani che si avvicinano all’agricoltura, spesso portando anche un tipo di “innovazione che porta al passato, al vino del nonno”.
Il Friuli non è da meno e una delle zone forse meno considerate ma che sta dando grandi risultati e grandi prodotti è la zona di Savorgnano del Torre, a nord di Udine, un’area collinare ancora poco raccontata ma di straordinaria vocazione viticola, dove boschi, terrazzamenti e vecchi vigneti disegnano un paesaggio intatto.
Qui troviamo l’azienda di Marco Sara, che gestisce con la moglie Sandra. Conosco Marco da una quindicina di anni, quando aveva preso in gestione i vigneti di famiglia e aveva iniziato una produzione incentrata soprattutto su vini passiti e muffati, custodendo una tradizione che in Friuli ha radici profonde e che pochi hanno avuto il coraggio di portare avanti con questo livello di precisione.
Nell’arco degli anni si è evoluto e invece di vendere lo sfuso (questa è sempre stata la zona dei Colli Orientali dove le osterie e i privati venivano a comprare il vino in damigiana) ha scelto di valorizzare il proprio lavoro imbottigliando, e ora presenta anche una linea di vini in bottiglia molto interessanti, che raccontano con chiarezza il carattere della sua terra e delle sue vigne.
Così sono andato a trovarlo nelle sue colline di Savorgnano del Torre, frazione del comune di Povoletto, ad assaggiare alcuni dei suoi prodotti. La sua filosofia principale è la pulizia, sia degli ambienti di lavoro che dei vini che imbottiglia, perché per Marco la precisione tecnica è il primo vero atto di rispetto verso l’uva e il vigneto.
In vigna il regime di lavoro è biologico, i vigneti sono dislocati nella zona e le viti sono molto vecchie. Gli ettari vitati sono circa 8 e le bottiglie poco meno di 30.000, numeri che raccontano una dimensione artigianale, lontana da ogni logica industriale.
In cantina, dopo la vendemmia manuale, le fermentazioni sono con lieviti indigeni tramite pied de cuve e utilizzo minimo di solfiti.
Marco non usa additivi e correzioni in cantina, filtra solamente i suoi prodotti, in quanto la sua filosofia di vino naturale non è che bisogna non essere interventisti, ma che bisogna essere invasivi il meno possibile, e questo si può fare solo con un grande lavoro in vigna e una grande pulizia in cantina. I vini rimangono sulle fecce nobili per un periodo variabile dai 6 ai 24 mesi per i vini bianchi; per i vini rossi c’è un passaggio in legno che cambia di forma ed essenza a seconda della tipologia di vino, sempre con l’obiettivo di accompagnare il vino e non di sovrastarlo.
Per quanto riguarda il Picolit e il Verduzzo, qui Marco esprime probabilmente la parte più identitaria della sua produzione, legata ai grandi vini dolci friulani.
Il vino deve rispettare la zona di produzione, quindi territorialità e utilizzo di uve da vigne autoctone e deve avere una grande bevibilità. Niente macerazioni sui bianchi, che entrambe non amano, perché cercano vini di finezza, tensione e leggibilità aromatica, non di estrazione.
I vini degustati
Verduzzo Secco 2017 (non più prodotto)
Naso di impatto molto floreale, sentori minerali, poi frutta gialla. In bocca è bellissimo, pieno con un buon corpo, grande freschezza e ottima persistenza.
È un vino che rappresenta bene la prima fase del percorso di Marco: un Verduzzo secco di grande tensione e finezza, oggi non più prodotto, che resta una testimonianza importante del suo stile e della sua visione.
Friulano 2023
Frutta tropicale al naso, poi sentori di pesca. In bocca è sapido, fresco con un fruttato che ritorna nel finale. Un vino semplice dalla grande beva. Averne.
La sua forza è l’equilibrio: nessuna pesantezza, nessuna forzatura aromatica, ma un Friulano diretto, territoriale, con una chiusura salina che invita al secondo sorso.
Schioppettino 2020
Naso molto fine con sentori di pepe nero, ribes, lamponi, more, qualche sentore vegetale. Palato asciutto, con una grande beva data da una buona sapidità e freschezza. Un vino da avere sempre in cantina.
Uno Schioppettino elegante e misurato, lontano dagli eccessi estrattivi: più sul lato speziato e fresco che su quello muscolare.
Ribolla Gialla
È una delle interpretazioni più pulite e verticali della gamma di Marco: profumi agrumati, scorza di lime, fiori bianchi e una bocca tesa, vibrante, con una salinità che richiama in modo diretto la ponca di Savorgnano del Torre. Un vino di grande precisione e bevibilità.
Erba Alta
Vino che gioca sulla finezza aromatica e sulla tensione più che sulla struttura. Al naso erbe officinali, fiori di campo e una leggera nota agrumata; al palato è scorrevole, fresco, con un finale nitido e leggermente sapido. Un bianco che interpreta il lato più delicato e “alto” del territorio.
Ancora – Monte della Guardia
Fa parte del nuovo progetto “Savorgnano Bianco”, con cui Marco sta cercando di dare una lettura ancora più territoriale e profonda delle sue colline. Qui la struttura aumenta, la complessità si fa più evidente: note di frutta gialla, erbe mediterranee e una bocca più ampia, sempre però sostenuta da una grande freschezza e da una firma minerale molto riconoscibile.
Pignolo 2022
Nell’ottobre 2025 è uscito sul mercato il primo Pignolo di Marco Sara, annata 2022: una tappa importante nel percorso dell’azienda. Il vino mostra già un carattere molto preciso, con profumi di frutti di bosco, spezie scure e una nota leggermente balsamica. In bocca è strutturato ma non pesante, con tannini fini e una freschezza che promette una bella evoluzione nel tempo. Un Pignolo che nasce più sull’eleganza che sulla potenza, perfettamente coerente con lo stile della casa.
Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo