Montemoro. Prima di tutto, uve sane
08 Giu 2026
Vigne e orizzonti

Montemoro. Prima di tutto, uve sane

 

Matjaz Babic, vignaiolo nella Slovenska Istra

L’Istria è uno dei posti più belli d’Europa. Un tempo terra della Serenissima — e Venezia ha lasciato un segno profondo nella sua storia e nel suo patrimonio — è una zona che negli ultimi due secoli ha cambiato padrone una mezza dozzina di volte. La viticoltura, però, qui resiste da sempre: c’era già ai tempi degli antichi romani, e i vini hanno sempre seguito la tradizione, tanto da essere apprezzati più di quelli delle pianure vicine.

Montemoro. Prima di tutto, uve sane

Due dettagli storici raccontano meglio di ogni cosa quanto questo vino contasse. Ai tempi della Repubblica di Venezia, da queste parti le tasse si pagavano in vino. E gli Asburgo consideravano il Refosco istriano quasi una medicina: lo vendevano nelle farmacie di Vienna.

Siamo nella Slovenska Istra, in Slovenia, a sud-est di Capodistria. Prendendo la strada che sale tra le colline accanto alla cantina VinaKoper, dopo qualche chilometro si trova sulla destra MonteMoro, creatura del giovane vignaiolo Matjaz Babic. Zone ricche di orti e vigneti, dove Malvasia e Refosco fanno da padroni. Siamo a Triban, dove oltre alla cantina si trovano alcuni ettari di vigneto — soprattutto Malvasia, ma anche un Refosco di oltre sessant’anni.

Il cuore pulsante dell’azienda, però, è di fronte, sulle colline a ovest, a Šalara, sempre sopra Koper. Lì sorgono le vigne più nobili e vocate, di Refosco su tutte, e in particolare il cru Kortina di Moro. Da qui arriva anche il nome dell’azienda: uno storico marchio della zona che la famiglia Babic ha scelto di recuperare all’inizio degli anni Duemila.

Tutta la superficie vitata poggia sul flysch, la terra bianca istriana — quell’alternanza di marne e arenarie che dà ai vini di confine, dal Carso a qui, la loro impronta minerale. Dieci ettari in tutto, per una produzione che si aggira sulle 40.000 bottiglie l’anno. Oltre ai vitigni principe troviamo anche Chardonnay, Merlot e Cabernet Sauvignon, tutto in vigneti terrazzati.

Montemoro. Prima di tutto, uve saneDal 2010 l’azienda è certificata biologica. Un ritorno al passato, dice Matjaz, a quando tutte le vigne erano biologiche per forza di cose: massima valorizzazione della biodiversità, vigneti inerbiti, sovesci, chimica bandita. Il clima è disegnato dal vicino Adriatico ma anche dai venti da nord, la Bora su tutti: al mattino sole e vento asciugano le vigne, poi il sole scalda per tutto il giorno, e si arriva a uve sane e di qualità — il principio base del lavoro di Matjaz. Tutti i lavori in vigna seguono la biodinamica e il calendario di Maria Thun: si interviene nei giorni favorevoli a seconda della parte della pianta — foglia, frutto, radice, fiore.

La sua filosofia è semplice e profonda insieme: il vino è fatto di uva, è un dono della natura, e va bevuto con rispetto. La qualità nasce dal contatto con la natura, non dall’enologia e dalle tecnologie costose. L’obiettivo è la comunione tra uomo e natura, in un’idea totale di terroir.

Come tutta la Slovenska Istra, anche MonteMoro lavora su due linee: una più fresca, beverina, estiva, e una di riserva. Da segnalare le due bollicine, entrambe da Refosco: un rifermentato in bottiglia e un metodo classico. Nella gamma riserva spicca la linea aMorus, che personalmente preferisco ad aVita perché rispecchia di più lo stile della casa. Per entrambe la cura è la stessa: rese basse, lunga macerazione sulle bucce, affinamento in legno vecchio e poi un lungo riposo in bottiglia, con uscita sul mercato solo quando il vino è ritenuto pronto. Perché il vino ha i suoi tempi, e deve maturare naturalmente e con calma, per regalare poi un grande prodotto.

I vini

Vini potenti e complessi, ma di grande eleganza e bevibilità. Vivi, carichi di energia.

Montemoro. Prima di tutto, uve sanePet-Nat 2021 — da Refosco. Frizzante, fruttato e floreale, di ottima beva, con acidità e freschezza spiccate e un finale di fragoline di bosco. Da bere in compagnia, magari su qualche salume istriano.

Sparkling Red — metodo classico a base Refosco. Affina un anno in legno, poi la seconda fermentazione parte con l’aggiunta di mosto dell’annata successiva, e riposa 48 mesi sui lieviti. Bollicina succosa e complessa, molto fruttata, piena, dal finale lungo. Mi ha ricordato un abbinamento che feci tempo fa tra uno Champagne e una cassoeula: lo riproporrei identico.

Rosé 2020 — da Refosco, affinato in acciaio dopo la fermentazione. Al naso lampone, ribes rosso, fragola e sottobosco. Buon corpo, buona freschezza, beverino, di bella persistenza fruttata.

Simply Malvasia 2020 — la versione semplice e “beverina”. Al naso fiori, acacia e sambuco, erbe mediterranee, poi frutta tropicale. Al palato ottima sapidità e freschezza, buona mineralità. Una Malvasia da bere sempre, ma soprattutto in riva al mare con un bel pesce alla griglia.

Malvasia aMorus 2018 — dal vigneto Kortina di Moro. Ananas candito, spezie dolci, frutta secca, scorza d’agrume, fiori bianchi. Al palato complesso, maturo, sapido, di buona profondità e mineralità, con un finale persistente che richiama albicocca e dattero. Una grande Malvasia.

Montemoro. Prima di tutto, uve saneRefosk 2020 — al naso frutta e fiori. Al palato fresco, equilibrato, con un tannino presente ma mai fastidioso, buona mineralità e un finale molto fruttato.

Refosco aMorus 2018 — frutta secca, frutti di bosco, cannella, liquirizia. Al palato pieno, succoso, rotondo e avvolgente, complesso, leggermente astringente, di buona freschezza. Forse gli manca un filo di persistenza. Ottimo su un goulash.

Uno sguardo avanti

Il futuro di Matjaz passa per la nuova cantina, ma soprattutto per la stessa rotta di sempre: la ricerca ostinata della qualità e di vini fedeli alla tradizione e allo stile istriano. Una direzione chiara, in una terra di confine che ha sempre saputo parlare la lingua del vino — anche quando cambiava bandiera.

 

 

Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo