Radovic. La nuova stella del Carso
25 Mag 2026
Vigne e orizzonti

Radovic. La nuova stella del Carso

 

Tutto comincia qualche anno fa, in un wine bar di Lignano Sabbiadoro. Assaggio una Vitovska che mi colpisce, e mi colpisce ancora di più scoprire che il produttore lavora pochissime bottiglie. I piccoli mi affascinano da sempre, ed è lì che vanno cercate le chicche. Provo altre etichette dell’azienda, contatto il vignaiolo, e ai primi di agosto mi accoglie nella sua cantina. Siamo ad Aurisina, nel Carso italiano. Vi presento il giovane Peter Radovic, una delle nuove stelle della zona.

Radovic. La nuova stella del CarsoPeter gestisce con la famiglia l’omonima azienda agricola, con annesso agriturismo. Producono un ottimo olio extravergine — l’Olio dei Venti — e Peter cura un ettaro di olivi e 1,2 ettari di vigna. Due fazzoletti di terra: uno qui ad Aurisina, l’altro più a nord, a San Pelagio.

È un sabato pomeriggio caldissimo. Mentre lasciamo Aurisina per raggiungere il vigneto di San Pelagio, l’aria è gialla: sopra Duino, a pochi chilometri da noi, un altro incendio sta divorando il Carso. È un giorno triste per questa terra. Si vede il fumo dalle vigne, si sente l’odore nell’aria. Continuiamo la visita con quella sensazione strana di chi cammina tra i filari sapendo che, lì accanto, sta bruciando tutto.

A San Pelagio, il più grande dei due appezzamenti, troviamo Vitovska di 25 anni, una Malvasia da un vigneto di 47 anni e due autoctoni rossi — Terrano e Krvavec, di una ventina d’anni — che in blend danno vita all’unico rosso dell’azienda, il Raro. Nel vigneto di Aurisina, oltre a Vitovska e Malvasia, ci sono tre varietà non ancora identificate: una sembra imparentata con la Glera, un’altra ricorda il Sauvignon, la terza è del tutto sconosciuta. Sono viti recuperate da un vecchio pastino — il classico terrazzamento carsico retto da muretti a secco — da cui è stata fatta una selezione massale per impiantare il vigneto attuale. Da queste uve, in blend, nasce l’Inkanto.

Il terreno è quello tipico del Carso: poca terra, tanta pietra. Le viti devono scendere in profondità per trovare nutrimento, e da lì riportano in superficie la mineralità che riconosciamo nei vini della zona. Il clima è disegnato da due forze opposte: i venti dall’Adriatico e la Bora. Quest’ultima può essere problematica, ma in compenso tiene lontani funghi e malattie.

In vigna si lavora a mano. Niente irrigazione, anche nelle estati più dure. Solo rame, zolfo e caolino, quest’ultimo per proteggere gli acini dal caldo. Rese basse, attorno ai 45 quintali per ettaro, vendemmia manuale. In cantina le fermentazioni partono spontanee, in vasche di marmo carsolino realizzate dai marmisti di Aurisina, famiglie che lavorano la pietra da generazioni. Il marmo aiuta a contenere la temperatura durante la fermentazione e a costruire complessità aromatica. Dopo la fermentazione i vini affinano in piccole botti di rovere usate, poi passano in acciaio e in bottiglia, ed escono in commercio dopo circa due anni dalla vendemmia.

Radovic. La nuova stella del Carso

Scendiamo nella piccola cantina sotto l’agriturismo e degustiamo i vini in affinamento, compresi alcuni blend improvvisati al momento — perché Peter ha tanta voglia di stupire e tanta passione, e si lascia volentieri andare a sperimentazioni, che poi commercializza solo se le considera all’altezza. Quello che mi colpisce dai campioni di vasca è la pulizia e la precisione stilistica. Vini che sanno di mare e pietra. Malvasia con ingresso dolce sulle labbra e poi una sapidità che apre tutto. Vini eleganti, fini, e soprattutto vini di territorio. La strada è già tracciata, la visione di Peter è chiara e identitaria.

L’azienda imbottiglia circa tremila bottiglie all’anno, con prima annata uscita nel 2018. Le etichette sono Marmor (Vitovska), Malvazija, Inkanto e il rosso Raro. Il Raro è l’unico vino in bottiglia che riusciamo a provare: gli altri, vista la produzione esigua, sono già esauriti. Naso fruttato, con erbe aromatiche, spezie e un’idea floreale sullo sfondo. Di gran beva — fresco, succoso, con un ritorno di frutta rossa al palato. Peter ci fa assaggiare anche un salame di loro produzione e i formaggi del fratello: avremmo voluto restare lì per ore, ma entrambi avevamo altri impegni. E poi, di vino, non ce n’era più.

Si produce anche olio extravergine, da cultivar Bianchera, Frantoio, Leccino, Maurino e Pendolino. Bianchera in purezza, un blend di varie cultivar e alcuni oli aromatizzati da provare assolutamente. Produzione contenuta, ma tutta in loco e artigianale: il frantoio è all’interno dell’azienda.

Viticoltura di pietra, difficile, fatta di cuore e amore. Territori che pochi vorrebbero lavorare, e dove invece c’è chi resta — chi va oltre le pendenze importanti e la fatica di coltivare sulla roccia, e da lì tira fuori vini identitari come in poche altre parti al mondo. Peter è uno di questi, e sta crescendo costantemente. Il futuro del Carso, che ormai è già presente, in una terra dove i maestri non mancano.

Tre anni dopo

Da quella prima visita è passato del tempo. Con Peter, nel frattempo, ho fatto numerose degustazioni e abbiamo costruito un buon rapporto. Quello che mi piace di lui è la voglia di crescere e di scoprire vini nuovi: organizza spesso degustazioni alla cieca, e mi è capitato di parteciparvi più volte. È un modo di stare nel vino che dice già tutto del suo carattere. Ho poi scoperto che il suo maestro è Benjamin Zidarich, presso cui ha anche lavorato per un periodo. È una scuola seria — una delle più serie del Carso — e nei suoi vini si sente.

Le note di degustazione

Malvasia Vizija — macerazione di sette giorni in tini di calcare di Monrupino. Al naso cedro, mandarino caramellato, pera matura, mela cotta, lavanda, susine. Originale, intensa, complessa, molto fine. In bocca sapidità e freschezza chiudono il quadro di una Malvasia lunga e persistente.

Marmor — Vitovska macerata sette giorni in tini di calcare di Monrupino. Si apre sulla pietra focaia, poi arriva il floreale tra timo e camomilla, quindi mela, nocciola fresca, una vaniglia leggera. Bocca soprattutto sapida, buona freschezza, corpo discreto. Una Vitovska raffinata, che alla cieca con i maestri della zona ha fatto un figurone.

InRadovic. La nuova stella del Carsokanto — da Vitovska, Malvasia e le tre varietà sconosciute delle vecchie vigne, macerazione di sette giorni. Cedro, bergamotto, camomilla, genziana, miele. Sapido, di buona persistenza.

Malvasia Soline 2023 — la storia di questo vino merita di essere raccontata. In una vendemmia che ha dato risultati già notevoli, Peter si è accorto che due botti, in particolare, esprimevano qualcosa di diverso e superiore al resto della massa. Più tese, più precise, con un carattere a sé. Anziché ricondurle nel blend della Malvazija, ha scelto di imbottigliarle separatamente, dando vita a questa selezione. È il tipo di gesto che racconta un vignaiolo: l’ascolto delle botti, e il coraggio di seguire il vino dove vuole andare lui. Rispetto alla Malvazija della stessa annata, la Soline è più tesa, più minerale e più marcata sul registro floreale. Una Malvasia di selezione che, in degustazione, alza ulteriormente l’asticella di quello che si può ottenere in questo angolo del Carso.

 

 

 

Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo