Rojac. La cantina è la mia casa
13 Lug 2026
Vigne e orizzonti

Rojac. La cantina è la mia casa

Uroš Rojac, vignaiolo nella Slovenska Istra

L’Istria, per me, è da sempre una terra di confine: mare, pescatori, borghi medievali, olio. E vino, ovviamente — un vino che negli ultimi decenni sta crescendo a vista d’occhio. Uroš Rojac è uno dei produttori che più mi ha colpito in questi anni. I suoi sono vini autentici, vivi.

Siamo tra le colline di Gažon, tra Izola e Koper. Qui la famiglia Rojac vive dal Seicento. Ed è tra queste colline, ricche di vigneti protetti dalle Alpi e affacciate sul Mediterraneo, che Bruno Rojac ha fondato la sua cantina. Scomparso troppo presto, oggi l’azienda è guidata dal figlio Uroš, con l’aiuto del fratello Primož, che però vive a Lubiana e nella vita fa altro.

Diciassette ettari, circa quarantamila bottiglie l’anno. Numeri che fanno di Rojac uno dei pilastri della viticoltura di qualità nella Slovenska Istra. Certificato biologico, con uno sguardo alla biodinamica. La viticoltura di Uroš è votata alla qualità assoluta, tanto che a un certo punto, davanti a un calice, ti guarda e dice

Io vivo in cantina, questa è la mia casa

Una mattinata con Uroš

Rojac. La cantina è la mia casaMi accoglie un sabato d’inizio giugno. È un personaggio un po’ spigoloso, ma appena si apre ne esce una mattinata bellissima, fatta di assaggi in bottiglia e in botte e di storie di vigna.

Mi racconta della nonna, di Korte, il paese dall’altra parte della collina. E del nonno, che cambiò quattro passaporti senza mai cambiare casa. Coltivava la terra: ortaggi, olio, vino, frutta, tutto secondo le stagioni. Allevava mucche e cavalli, e andava a piedi fino a Trieste a vendere i prodotti, soprattutto uova. Uroš è molto legato a questa storia. Nonostante sia laureato in economia, si sente contadino. E ama fare il contadino.

La terra del Refosco

Una cosa che si percepisce subito è il suo amore per il Refosco, e questa è una zona particolarmente vocata per questo autoctono a bacca rossa. Terra bianca, la chiamano qui: povera, piena di sassi, esposizioni a sud in collina, maestrale e bora che soffiano. Secondo Uroš, il Refosco esprime concentrazione e qualità solo nei terreni poveri — ed è esattamente quello che la sua terra gli offre.

Olivicoltura e viticoltura convivono naturalmente (la famiglia produce anche un olio di livello), ma il focus è qui: Refosco, con il ReNero come punta di diamante, e Malvasia come grande varietà bianca — perché in queste zone la Malvasia dà risultati incredibili.

In vigna: la tradizione e l’attesa

Il principio base è semplice: aspettare i tempi della natura. Il vino si crea in vigna, anzi ancora prima — dalla scelta dei posti giusti per impiantare le barbatelle, alla selezione delle barbatelle stesse, fino al lavoro paziente lungo tutto l’anno. Osservare i vigneti, ascoltarli, capire quando e come intervenire.

I vigneti sono terrazzati, sparsi un po’ ovunque su queste colline, e — come da tradizione locale — sono tutti piccoli appezzamenti. Si trovano tra i 120 e i 240 metri sul livello del mare, esposizioni ideali, protezione dai venti freddi del nord, sole e ventilazione che fanno il resto. Nelle posizioni più alte le varietà rosse, nelle più basse le bianche. Densità d’impianto elevate, rese bassissime anche per i vini freschi: la ricetta della qualità. Niente concimi minerali, solo zolfo e rame per i trattamenti — il minimo per restare in biologico.

In cantina: intervento minimo

Dal momento in cui le uve entrano in cantina al momento in cui escono come vino, l’intervento dell’uomo è ridotto all’osso. Fermentazioni spontanee, uso bassissimo di solforosa (in qualche vino non viene neanche aggiunta), ricerca della massima espressione del territorio d’origine. Da una parte i vini freschi, dall’altra i lunghi macerati della tradizione. Niente filtrazioni prima dell’imbottigliamento. È il marchio di fabbrica Rojac.

I vini-simbolo sono il Refosco ReNero e la Malvasia fresca, ma la gamma è articolata.

I vini

Royaz — Pet Nat da Refosco, affinato in acciaio e poi imbottigliato per la rifermentazione. Bollicina divertente, frizzante al punto giusto. Amarene, fragole, lamponi, agrumi. Vivace anche al palato, di buona mineralità e bevuta facilissima.

Rojac. La cantina è la mia casaMalvazija 2022 — la versione fresca è buonissima, una delle migliori che si possano trovare. Profumi di fiori e frutta. Al palato è sapida, minerale, morbida, succosa, equilibrata, di una beva incredibile. La bottiglia è sul tavolo, e dopo il primo calice di assaggio Uroš ci dice: “bottiglia che è sul tavolo va finita”. Non ce lo facciamo ripetere. È già il mio vino dell’estate.

Borac — da Malvasia e Bianchera istriana. Nasce da una collaborazione tra un ristoratore e un enologo: Boris Novak della Domačija Novak e Uroš stesso. Richiama la tradizione istriana, quando — date le estati molto calde — bisognava trovare un modo alternativo per conservare il vino. Uno dei sistemi era la macerazione, che arricchisce il vino di tannini, conservanti naturali. Macerazione e fermentazione in qvevri georgiane per circa cinque mesi, poi diciotto mesi di affinamento in legno francese e sloveno.

Malvazija 2017 — altro vino che richiama la tradizione. Macerazione e fermentazione in qvevri georgiane per cinque mesi, poi trenta mesi in botti piccole e grandi senza travasi. Prodotta solo nelle migliori annate. Frutta secca, datteri, agrumi canditi. Succosa, piena, avvolgente, minerale, di ottima persistenza

Refosk — la versione fresca del Refosco. Ribes, lamponi, fragole, fiori. Ottima acidità, beva facile, perfetto su un piatto di salumi istriani. Da bere leggermente fresco è il top.

ReNero 2015 — prodotto solo nelle annate eccezionali, da uve selezionate, lunga macerazione e affinamento in botte per molti anni. Concentrazione e potenza: ha quella materia che ricorda i grandi rossi da lunga macerazione del mondo. Al naso prugna, viola, liquirizia, amarena, terra, sottobosco, cioccolato, caffè, tabacco. Cambia continuamente nel bicchiere, e così fa anche al palato. Morbido e robusto, corposo, profondo, pieno, di buona acidità e freschezza. Persistenza eccellente. Lo definirei un vinone, nel senso più nobile del termine: complesso, robusto, importante.

Una chiusura inattesa

Prima di andarcene, Uroš ci fa assaggiare la Feo, una birra spumantizzata che produce con l’amico Valter Kramar in anfore georgiane interrate. Beverina, piacevolissima — il classico fuoriprogramma che chiude il cerchio di una giornata fatta così.

Uroš è diretto, senza troppi filtri, profondamente innamorato della sua terra. Un produttore che merita di essere ascoltato — prima lui, poi i suoi splendidi vini.

 

Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo