Specogna Vignaioli. Il vino è vita e la parola d’ordine è qualità, anzi, vivere per la qualità!
A dicembre sono passato in azienda per incontrare Cristian Specogna. L’occasione era quella di parlare dei miei progetti futuri che coinvolgeranno anche la loro realtà, ma è stata soprattutto l’opportunità per toccare con mano un’azienda in pieno fermento. La visita mi ha permesso di scoprire la nuova sala degustazioni: uno spazio splendido, moderno ed elegante, con una vista aperta sui Colli Orientali del Friuli, capace di raccontare da sola il legame profondo tra questa famiglia e il territorio.
Abbiamo parlato a lungo anche dei loro progetti che guardano al futuro, resi possibili anche dall’ingresso di un finanziatore in azienda. Progetti importanti e ambiziosi, che vedranno nei prossimi anni la nascita di un Collio Bianco da uve autoctone, la realizzazione di un bed & breakfast e la costruzione di una nuova cantina sotterranea, pensata per collegarsi a quella attuale e migliorare ulteriormente il lavoro sia tecnico che logistico.
Ma al di là delle novità e delle prospettive future, ho capito che era arrivato il momento giusto per raccontare davvero Specogna Vignaioli. Una storica azienda che, a mio parere, sta diventando sempre più uno dei motori trainanti non solo dei Colli Orientali, ma dell’intero Friuli vitivinicolo.
Cristian è bravissimo non solo a fare vino, ma anche a raccontarlo. La sua passione è evidente e contagiosa: la si ritrova nel modo in cui parla delle vigne, dei suoli e delle esposizioni, ma anche nella sua presenza costante nei locali e nei luoghi più interessanti, dove il vino non è mai solo un prodotto, ma un linguaggio, una cultura e un messaggio da condividere.
Ma andiamo a raccontare l’azienda, e quindi per iniziare la storia dell’azienda vinicola Specogna dobbiamo retrocedere di 60 anni. Era il 1963 quando Leonardo Specogna, originario della zona di Pulfero, rientrando in Friuli dalla Svizzera dove era emigrato, passò per le Colline di Rocca Bernarda innamorandosi immediatamente a tal punto da acquistare un piccolo appezzamento di terreno.
Siamo a Corno di Rosazzo, cuore pulsante della zona DOC Colli Orientali del Friuli. Una zona protetta dai venti del Nord alle Alpi e toccata dalle brezze del Mar Adriatico, terreni costituiti da stratificazioni di marne e arenarie, ricchi di sali minerali e fossili, chiamata nelle zone “la Ponca”, ne fanno una zona particolarmente vocata per la coltivazione della vite, considerata tale già dai tempi degli antichi romani.
Nata come azienda agricola per autoconsumo, con focus su vari prodotti, si specializza nella viticoltura con il figlio di Leonardo, Graziano. Negli anni l’azienda si fa conoscere a livello nazionale e internazionale, grazie alle innovazioni portate, ma anche grazie al suo amore per il comune di Corno, infatti da sempre lavorava per dare visibilità al territorio, credeva, giustamente aggiungo io nell’identificazione del suo comune con la produzione vitivinicola.
Graziano è stato nominato Cavaliere della Repubblica nel 1995, era stato primo presidente del Gruppo Viticultori di Corno di Rosazzo nel 1983, presidente della Fiera dei Vini dal 1985 al 1989 e fondatore dell’Enoteca comunale. Con Manlio Collavini, si era fatto promotore di molteplici iniziative sul territorio, tra cui la sottotitolazione di tutte le vie del Comune di Corno di Rosazzo con i nomi dei vini del mondo, portando Corno ad essere il primo comune enoico d’Italia e fu proprio il suo paese, su sua proposta, a divenire uno dei primi comuni iscritti all’Associazione Nazionale delle Città del Vino. Nel 2017 purtroppo un malore improvviso se l’è portato via, a soli 59 anni esattamente 10 anni dopo il padre Leonardo.
L’azienda è quindi oggi gestita dalla terza generazione, ovvero i figli Michele e Cristian (coadiuvati da Violetta, moglie di Cristian), si occupano dei 30 ettari tra Rosazzo e Rocca Bernarda, e le uve coltivate sono le autoctone dei Colli Orientali o vitigni internazionali, che da secoli sono presenti in Friuli. La gestione in vigna è di stampo biologico, attenzione alla biodiversità con le esposizioni e gli sbalzi termici che sono fondamentali, anche se l’attenzione maggiore delle ultime stagioni è rivolata alla gestione del suolo e sottosuolo. Impegno, passione e tanta voglia di crescere e migliorarsi dei due fratelli ha dato nuova linfa all’azienda portandola ad essere tra le migliori aziende della Regione.
La visita in cantina, a Rocca Bernarda, zona che possiamo considerare un Cru all’interno della DOC, mi porta a conoscere meglio la realtà e già subito Cristian mi fa capire l’importanza delle esposizioni dello stesso vitigno nei vari vigneti, praticamente un anfiteatro a 360°, dove diventano importanti le temperature, soprattutto notturne, dove le più fresche servono per donare freschezza, soprattutto ai bianchi, e temperature più calde struttura corpo e concentrazione soprattutto ai rossi. La brezza che arriva dal Mar adriatico aiuta la coltivazione in biologico, In quanto permette di non avere ristagno di umidità sul suolo e sulla pianta, e dunque meno problemi di muffe. Nel periodo di maturazione, poi, è determinante nel portarla avanti di circa 2-3 settimane per arrivare a maturazioni perfette e uve sane, primo indice di qualità.
Nella proprietà tre ettari sono lasciati a bosco, fattore rilevante per la regolazione climatica delle zone limitrofe e per un equilibrio di flora e fauna. Inoltre sono stati piantati ulivi, ciliegi e piante di rose che aiutano a stabilizzare la tenuta dei pendii collinari, di base molto sensibili a causa della facile erosione. E il monitoraggio costante dei vigneti ha permesso di diminuire sensibilmente il numero di trattamenti effettuati nel corso di una stagione oltre al quantitativo di prodotto necessario a ogni passaggio.
Cristian mi spiega anche che l’obiettivo è di lavorare più possibile alla borgognona in modo da cogliere al meglio le caratteristiche dei vari vigneti, e per questo è in atto uno studio, un lavoro di zonazione. In vigna solo rame e zolfo, niente pesticidi e diserbanti, il biologico è una scelta di qualità e di vita, infatti Il vino deve essere salubre e genuino e il loro lo è, ed è fondamentale la salvaguardia del territorio, e la vigna è viva, si vede immediatamente, c’è stato un ritorno degli insetti, degli animali.
La passione di Cristian è a 360 e ne parliamo spesso, ed è fatta non solo nella sua azienda, ma anche di visite, degustazioni, bevute con gli amici e colleghi, tutti passaggi fondamentali per arrivare a produrre vini importanti e identitari, di personalità, che rispecchiano alla grande quello che è anche il mio pensiero nel mondo vino, ovvero eleganza, equilibrio, e piacevolezza di beva.
La ricetta dalla quale partono i Fratelli Michele e Cristian è molto semplice: credere in un prodotto che sia di qualità assoluta, la migliore possibile in tutte le fasi, con la cura maniacale di tutti i dettagli sia in vigna che in cantina. Completa la lista degli ingredienti il motto: non si finisce mai di imparare.
Parlando di qualità oltre chiaramente al prodotto all’interno della bottiglia anche il packaging è molto importante, in primis la bottiglia, una borgognotta, poi un immagine totalmente nuova, etichette sono molto eleganti, con un font ricercato, e addirittura il materiale per quella delle riserve è in carta di cotone, il che fa già presagire che ci troviamo difronte ad un grande prodotto, dove niente è lasciato al caso, infatti anche il nome del vino è studiato, che nel caso delle riserve, sono la sintesi del progetto che ci sta alla base.
Tornando alla produzione del vino, in cantina dove il tecnico è Michele, (della questione agronomica si occupa Cristian), ma chiaramente i due fratelli si confrontano, si opera alla borgognona con le fermentazioni spontanee, utilizzo di legno di varie tipologie e si stanno sperimentando delle Anfore. Tutti gli interventi sono ridotti al minimo indispensabile, si imbottiglia senza filtrazioni solitamente in fase di luna calante. Per tutte le lavorazioni si segue il calendario lunare e biodinamico.
I vini che producono sono quindi quelli caratteristici della zona: Friulano, Ribolla Gialla, Malvasia, Sauvignon Blanc, Pinot Grigio, Refosco, Pignolo, Schioppettino, Merlot, e infine il Picolit che in Rocca Bernarda abbia trovato il suo ambiente ideale, essendo presente qui già dagli inizi del’ 800. Due le linee di etichette, una più fresca, e la linea riserve dove i prodotti sono di livello assoluto, con vinificazioni diverse, studiate per molto tempo:
Identità 2020: Bianco Friuli Colli Orientali è un vero e proprio uvaggio, ovvero le uve vengono raccolte e vinificate assieme. E’ un blend di 70 % Friulano, che da corpo e stuttura, 15% Malvasia che dona complessità aromatica e 15% Ribolla Gialla per freschezza e acidità. Tutto i vini provengono da vigne con almeno 50 anni di età nasce un vino che affina il botti di rovere per circa 12 mesi, dopodiché 6 mesi in vasche di acciaio prima essere imbottigliato. Sono sempre più convinto del blend in Friuli Venezia Giulia, soprattutto bianchi e prodotti in alcune zone (ritorniamo ad un concetto di terrori a me tanto caro, infatti la mia è un idea di blend legata al comune o zona). Qua siamo difronte ai tre bianchi migliori e più rappresentativi del Collio e Colli Orientali che uniti, ne fanno in questo caso, un prodotto dal bouquet complesso con sentori freschi di agrumi, frutta tropicale come ananas, papaya, poi pesca erbe armoatiche, melone, fiori tra gialli e bianchi, con un finale leggermente speziato e di caffè. Al palato è pieno, elegante, di buona acidità, sapidità, freschezza che dona una buona beva, complesso, di buona morbidezza, ottimo equilibrio ed un finale teso, minerale e ammandorlato di notevole persistenza.
Vino che consiglio di mettere in cantina e dimenticare qualche anno.
Duality 2020: è un Sauvignon Blanc 100%. Qua si parla di un monovarietale che è frutto di un assemblaggio di uve di due vigneti con esposizioni differenti, rendendo ancora più importante, anche se in maniera diversa il concetto di blend. Avendo un vigneto esposto uno a Sud, ho più sole e quindi più maturità delle uve, che apportano al vino maggior morbidezza e complessità, mentre l’altro a Nord-est gode di maggiore escursione termica e quindi apporta al vino freschezza ed aromaticità. Ecco come nasce il nome Duality, dove chiaramente le proporzioni dei due vigneti, entrambe di oltre 30 anni di età, variano a seconda dell’annata. Un anno di affinamento sulle proprie fecce fini in botti di rovere a cui segue un anno di affinamento in bottiglia.
Non amando il Sauvignon nei Colli della mia regione devo dire che mi ha sorpreso già al naso dove troviamo sentori di menta e dalle note di frutta tropicale, agrumi come limone e pompelmo, fiori di sambuco. Al palato è verticale, ricco, sapido, di buona struttura, ottima la beva, per finire con una notevole persistenza che richiamano agrumi ed erbe aromatiche. Coraggiosi e bravi a credere in un vitigno che una decina di anni fa ha subito un massacro, soprattutto mediatico, nella zona. Comprendere questo vino fa capire quanto importante sia per i fratelli la parola equilibrio.
Malvasia Riserva 2017 da 100% Malvasia Istriana. Ultima riserva nata, da un vitigno piantato nel 2007 è un’anteprima che Cristian mi ha fatto provare in azienda. Vendemmia a mano con una percentuale di muffa nobile sui grappoli del 10%. Segue pigiatura e macerazione sulle bucce con i raspi per 60 giorni. Affinamento per 48 mesi, il 50% della massa in barrique di rovere e il restante 50% in anfora di terracotta. Ulteriore affinamento di 12 mesi in bottiglia. Profumi floreali si fondono a note di miele e frutta matura, il legno seppur presente è quasi impercettibile. Al palato buona acidità, fresca e di buona sapidità. Una progressione del gusto molto interessante chiude con ottima persistenza di frutta quasi secca.
Pinot Grigio Ramato Riserva 2019: le uve provengono da una vigna degli anni Macerazione sulle bucce per lungo periodo e affinamento in legno per 24 mesi sulle sue fecce fini. Da aggiungere che Specogna ha sempre prodotto un pinot grigio ramato anche quando andava di moda il “bianco carta”. Al naso in bouquet si esprime tanto frutto, mela rossa, melograno, nespola, mandorla, fiori gialli. Al palato è pieno, il tannino è equilibrato cosi come acidità e alcool. Buona freschezza e ottima persistenza.
Pinot Grigio Ramato Riserva (Metodo Solera): 100% Pinot Grigio nasce da un idea di Cristian presa nella zona dello Sherry, un assaggio che mi ha colpito qualche anno fa e parliamo di un vino composto in prevalenza dall’annata più giovane e poi altre 5-6 annate più vecchie, in parti più o meno simili. Alla freschezza e piacevolezza dell’annata recente si uniscono struttura, corpo e complessità delle annate più vecchie. Vino complesso, di buona struttura, con sentori di frutta rossa, mandorle. Al palato è persistente, tannino leggero, elegante, da bere senza abbinamenti con un finale di agrumi come l’arancia e minerali. Grande
Oltre 2019: un blend dei tre vitigni autoctoni a bacca rossa principali del Friuli: Refosco dal Peduncolo Rosso, Pignolo e Schioppettino, con impianti a Rocca Bernarda e Rosazzo che vanno dal 1976 al 2014 secondo la varietà. Ecco nuovamente l’importanza del blend dove il Refosco, dona colore e freschezza, lo Schioppettino porta spezie e frutti e il Pignolo dona struttura e tannino. Affina per circa 24 mesi in botti di rovere. Un vino che sicuramente farà della longevità il suo pregio. Al naso note di tostatura, frutta rossa, spezie In bocca il tannino ancora graffia, è un vino complesso di carattere che ha bisogno di qualche tempo in bottiglia per donarsi completamente. Chiude con un ottima persistenza di frutta rossa, tabacco e leggermente il pepe.
Pignolo 2013: Da uve 100% Pignolo, piantate nel 1996 a Rosazzo, la zona principe di questo vitigno “pignolo” in tutti i sensi. Il vino affina per un periodo di circa 60 mesi, una parte, il 50% della massa in botti di rovere da 500 litri mentre il restante 50% affina in barriques di rovere da 228 litri. Al naso sentori di ciliegie, amarene, prugne, more, violetta, sottobosco, spezie, caffè, cuoio e cacao. Al il tannino vivace è presente ma di ottima finezza, ottima freschezza, ottima la persistenza di tabacco e soprattutto frutta.
Picolit 2018 Dalle colline di Rocca Bernarda l’Oro del Friuli Venezia Giulia, 100% Picolit dalla zona principe per questo vitigno. Uve vendemmiate a mano, fatte appassire vengono fatte fermentare e affinare in barriques di rovere da 228 litri. Imbottigliato dopo 24 mesi, affina ancora in bottiglia prima di uscire sul mercato. Al naso bouquet ampio e complesso con sentori di albicocca, agrumi, caramello, pesca, caffè, zenzero e zafferano. Al palato per la tipologia buona freschezza, dolce ma non stucchevole, di buon equilibrio e persistenza. Una ottima bevuta per un fine pasto.
Le Riserve posizionano l’azienda ad un livello qualitativo molto alto, e contribuiscono a posizionare Corno di Rosazzo tra i migliori siti vitivincoli d’Italia: Duality, Identità, Pinot Grigio Ramato, Malvasia Riserva, Oltre, Pignolo e Picolit sono perle della viticoltura Friulana.
Concludo facendo i complimenti ai due fratelli, e vi invito o provare queste riserve e se riuscite andate a trovarli in Cantina.
Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo