Vertus. Dove il gesso incontra l'identità
20 Ago 2025
Vigne e orizzonti

Vertus. Dove il gesso incontra l’identità

Parte meridionale della Côte des Blancs, là dove le colline iniziano ad aprirsi verso la pianura e il gesso affiora quasi in superficie, sorge Vertus. Non ha la fama di Le Mesnil o l’aura rarefatta di Avize, ma chi conosce davvero la Champagne sa che è proprio qui, tra le vigne di Vertus, che si custodisce l’anima più autentica del Chardonnay.

Classificato Premier Cru, Vertus è un villaggio che sorprende per la varietà dei suoi suoli e l’ampiezza delle sue esposizioni: parcelle più alte, luminose e verticali si alternano a vigneti più bassi e argillosi, donando profondità e nuance ai vini. È anche uno dei pochissimi villaggi della Côte des Blancs dove il Pinot Noir ha ancora spazio, seppur in misura ridotta, a testimonianza di un’identità composita e mai banale (in passato, in questa zona, il rapporto tra i due vitigni era esattamente inverso).

In questo scenario si muovono due realtà che, pur molto diverse per stile e storia, rappresentano le vette qualitative della zona: Larmandier-Bernier e André Jacquart. Due famiglie, due approcci, due declinazioni del terroir di Vertus.

Se i Larmandier-Bernier sono pionieri della biodinamica e dell’espressione più pura del cru – basti pensare alla loro celebre Terre de Vertus, cuvée senza dosaggio e senza assemblaggio –, André Jacquart offre una visione più ampia e levigata, capace di unire rigore tecnico e grande precisione stilistica, a partire dai suoi appezzamenti storici nel lieu-dit Mont Aimé.

Raccontare Vertus attraverso queste due maison significa attraversare due anime del villaggio: quella più radicale e territoriale, e quella più elegante e scolpita. Entrambe, però, accomunate da una medesima tensione: tradurre il gesso in vino, con verità.

Vertus. Dove il gesso incontra l'identità

Larmandier-Bernier. La biodinamica a Vertus come linguaggio del terroir

Nel 1988 Pierre Larmandier lascia Parigi per tornare a Vertus, nella Côte des Blancs (non Vallée de la Marne), e proseguire l’attività familiare con l’aiuto della madre Elisabeth Bernier e della moglie Sophie. Nasce così una delle realtà più emblematiche della Champagne contemporanea: una maison che ha scelto di dare voce alla natura attraverso il rigore dell’agricoltura biodinamica.

Con 16 ettari di vigneti, per lo più piantati a Chardonnay, Larmandier-Bernier coltiva parcelle distribuite tra Vertus e alcuni dei più prestigiosi Grand Cru della Côte des Blancs: Cramant, Chouilly, Avize e Oger. Le vigne superano i 40 anni di età, e il lavoro in campo è orientato a ridurre le rese e incoraggiare le radici ad andare in profondità, per catturare l’anima minerale del suolo gessoso.

Dal 2004 non vengono più impiegati prodotti chimici di sintesi né in vigna né in cantina. Pierre lavora secondo i ritmi e gli equilibri della natura, affidandosi a preparati biodinamici, lavorazioni manuali e all’uso esclusivo di lieviti indigeni, sia per la fermentazione alcolica che per la presa di spuma.

In cantina, i vini fermentano in botti di rovere e acciaio, senza aggiunta di zuccheri (i dosaggi sono nulli o minimi), con l’obiettivo dichiarato di lasciar parlare il terroir. Il risultato sono Champagne puri, vibranti, essenziali, che raccontano con nitidezza il gesso, la luce e l’equilibrio delle vigne da cui provengono. Sono Champagne vivi, minerali, profondi e mai ruffiani.

Vertus. Dove il gesso incontra l'identità

Come ama ripetere Pierre stesso

Lasciamo il terroir libero di esprimersi.

La mia visita a Vertus

A metà luglio ho avuto il privilegio di visitare la maison e di trascorrere alcune ore tra le vigne, la cantina e la sala di degustazione, accompagnato da uno dei membri del team. L’accoglienza è stata sobria ma calorosa, come nello stile di chi preferisce lasciare parlare il vino.

A colpirmi subito è stata la serenità del luogo: filari ordinati, nessun eccesso, solo l’essenziale. Anche la cantina riflette questo approccio: niente tecnologia invadente, ma legno, acciaio e silenzio, e qualche anfora di Tava per esperimenti. Ogni gesto ha un peso e un ritmo naturale, come se tutto seguisse un tempo lento e consapevole.

Durante la degustazione ho potuto assaggiare una selezione che partiva dalla cuvée Latitude – Champagne ampio, cremoso, solare – fino ad arrivare alla finezza verticale e calcarea della Longitude. A seguire, due parcelle singole: Les Chemins d’Avize e Vieille Vigne du Levant, entrambe capaci di sfidare il tempo. La pulizia, la tensione e la profondità di questi vini testimoniano un lavoro coerente e privo di compromessi.

Latitude e Longitude: nomi che parlano di geografia e identità

Le due cuvée principali della maison – Latitude e Longitude – sono nate per raccontare in modo chiaro e immediato l’origine delle uve da cui provengono.

Vertus. Dove il gesso incontra l'identitàLatitude è prodotta esclusivamente con uve provenienti da Vertus, località situata più a sud rispetto agli altri Grand Cru della Côte des Blancs. La sua posizione “in larghezza”, lungo una fascia latitudinale più meridionale, conferisce al vino un profilo più rotondo, maturo, generoso.

Longitude, invece, nasce da una linea verticale (immaginaria) che unisce villaggi Grand Cru come Cramant, Avize e Oger: tutti posti che si trovano sullo stesso asse gessoso, e che danno vita a uno Champagne più verticale, affilato, cristallino.

I nomi delle cuvée non sono quindi un esercizio di stile, ma una dichiarazione di intenti: esprimere, già dall’etichetta, la provenienza e la vocazione stilistica del vino.

Conclusione

Larmandier-Bernier non è solo una delle maison più rispettate della Champagne biodinamica, ma un esempio vivente di come rigore, visione e coerenza possano dare forma a vini di verità.Vini che non cercano applausi, ma ascolto.

André Jacquart. Lo Chardonnay tra Le Mesnil & Vertus

La tenuta nasce nel 1958 a Vertus, ma le sue radici affondano profondamente a Le Mesnil-sur-Oger, patria d’origine del fondatore André Jacquart, uno dei nomi più influenti tra i vigneron dello Chardonnay.

Vertus. Dove il gesso incontra l'identità

È una maison indipendente, oggi guidata con energia e visione da Marie Doyard e dal fratello Benoît, nipoti di André e pronipoti, dal lato paterno, di Maurice Doyard, figura storica che contribuì alla fondazione del CIVC – il Comitato Interprofessionale del Vino di Champagne.

L’eredità familiare si traduce in 24 ettari suddivisi in oltre 200 parcelle, un patrimonio che Marie interpreta secondo un progetto preciso:

  • lunghe maturazioni sui lieviti (minimo 5 anni per i sans année, almeno 8 per i millesimati),
  • bassissimi dosaggi (intorno ai 3 g/l),
  • uso attento della barrique per la fermentazione.

Un elemento distintivo della maison è l’approccio alla vendemmia: Marie seleziona le parcelle per coerenza stilistica e territoriale, pressandole in lotti che già rappresentano un primo livello di assemblaggio. I vini non svolgono la fermentazione malolattica, mantenendo così una spiccata freschezza e tensione.

Con circa 100.000 bottiglie l’anno, André Jacquart è oggi una delle maison più interessanti della Côte des Blancs: sintesi rara di tradizione, precisione tecnica e coraggio interpretativo.

L’approccio unisce struttura e finezza, con fermentazioni in barrique e lunghi affinamenti.

Lavora cru sia di Le Mesnil che di Vertus, offrendo Blanc de Blancs intensi, gastronomici, vibranti.

La gamma si distingue per la capacità di declinare con coerenza stili diversi: dalla tensione calcarea del Mesnil alla rotondità più fruttata di Vertus, fino alle cuvée che giocano sull’equilibrio fra i due poli.

Tradizione e visione al femminile.

La visita di metà luglio ha confermato e rafforzato queste impressioni: la degustazione si è svolta presso la sede storica di Vertus, dove l’accoglienza è stata attenta e puntuale. Marie Doyard, pur non presente, ha lasciato trasparire il suo tocco in ogni dettaglio, dai materiali informativi alla disposizione delle bottiglie. Il Blanc de Blancs “Expérience” si è distinto per precisione esecutiva e mineralità scolpita, mentre il “Mesnil Expérience” 2016 ha offerto un’evoluzione profonda, giocata su note iodate, cenni di nocciola e una cremosità che non intacca la verticalità. L’assaggio ha confermato una mano tecnica ma non fredda, capace di coniugare rigore e dinamismo.

Particolarmente significativo il confronto tra i due “Expérience” provenienti da Mesnil e Vertus: il primo più austero, teso, quasi tagliente; il secondo più solare, ampio, con un finale sapido che invita al ritorno. Due anime dello Chardonnay che dialogano nel bicchiere con chiarezza espressiva.

Una maison da seguire con attenzione, capace di imporsi per personalità in un panorama sempre più affollato.

Emanuele Muzzo
Su Instagram è semplicemente Emanuele Muzzo
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