Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terra
17 Giu 2025
Vigne e orizzonti

Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terra

 

Siamo nel cuore dei Colli Orientali del Friuli, tra Manzano e San Giovanni al Natisone, in una zona che rappresenta una delle culle più vocate del vino friulano. Qui i suoli marnosi, le brezze delle Prealpi Giulie e l’incontro tra collina e pianura creano condizioni ideali per una viticoltura di carattere e identità.

Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terraÈ una splendida giornata di fine marzo. Salgo in macchina e mi dirigo verso la zona di Manzano e San Giovanni al Natisone. Per la precisione, la mia destinazione è Villanova del Judrio, dove ha sede l’azienda agricola Vignai da Duline.
Arrivo puntuale alle 10:30 e vengo accolto da Lorenzo, titolare assieme alla moglie Federica. Dopo un saluto iniziale, la conversazione si anima subito: parliamo di conoscenze comuni e del fatto che, anni fa, ho avuto la fortuna di degustare la prima annata di Morus Alba.

A piedi ci dirigiamo verso uno dei due poderi, La Duline, a circa 500 metri dalla cantina. L’azienda nasce negli anni ’90, quando Lorenzo comincia a gestire il vigneto di famiglia, proprio quello che stiamo per raggiungere. Mi spiega che la filosofia produttiva si basa sul rispetto della terra e del patrimonio viticolo, con una particolare attenzione alla preservazione delle vecchie viti, molte delle quali risalgono agli anni ’20, e alcune addirittura al 1908.
Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terraMentre passeggiamo tra i filari, Lorenzo mi illustra le varietà presenti: Tocai Giallo, Tocai Verde, e poi parliamo di portainnesti, di cura della vigna, di scelte agronomiche. Mi colpisce la sua profonda conoscenza della campagna e il suo focus sui portainnesti – il Rupestris, in particolare, è il suo preferito. È evidente che la passione con cui cura le vigne ha pochi eguali.

Il vigneto Duline si estende su 4 ettari e ospita anche cavalli al pascolo. Le figlie di Lorenzo e Federica, appassionate di equitazione, li montano regolarmente, e ai margini del podere si trova la casa di famiglia.
L’azienda gestisce anche un secondo appezzamento, Ronco Pitotti, situato a nord di Manzano: 6 ettari vitati, circondati da oltre 10 ettari di boschi, con una biodiversità straordinaria.

Ronco Pitotti ha una storia affascinante. Si tratta di un terreno che, come per La Duline, non ha mai subito la cosiddetta “rivoluzione chimica” degli anni ’70 e ’80, ovvero l’introduzione massiva di diserbanti, fertilizzanti di sintesi e pesticidi sistemici. Fu acquistato da Anna Pitotti e suo marito, Francesco Valori, nel 1979, grazie a una transazione familiare da zia a nipote, e ha mantenuto intatta la sua originaria sistemazione a balze, risalente al 1500. Essendo biologico di fatto da sempre, non ha mai richiesto riconversioni.

Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terraDal 2001, la gestione è passata a Federica e Lorenzo, che ne ha curato le viti una a una con pazienza e dedizione. È stato un lungo lavoro di microvinificazioni, data la presenza di oltre 20 varietà, con biotipi differenti. Qui troviamo Pinot Nero – per il quale ha condotto esperimenti per recuperare i vecchi biotipi innestati su diversi portainnesti –, vecchi Merlot (biotipo a bacca piccola e grappolo spargolo) e Sauvignon, con una selezione storica risalente al ’800, ormai introvabile persino in Francia.

Particolarmente interessante è la presenza del Tocai Giallo, un vitigno molto diffuso in Friuli agli inizi del ’900 e oggi quasi scomparso. Lorenzo, con grande determinazione, ha contribuito alla sua riscoperta. Su questa varietà abbiamo fatto una lunga chiacchierata, cercando di coglierne le differenze rispetto al Tocai Verde – di cui parlerò in un articolo a parte nei prossimi giorni. Completano il quadro lo Schioppettino e la Malvasia Istriana.

Camminando tra le vigne, si percepisce il piacere autentico di trovarsi immersi nella natura.

Filosofia produttiva

L’azienda di Lorenzo e Federica è una realtà che, con una forte impronta territoriale e tradizionale, produce circa 30.000 bottiglie l’anno. Il loro approccio è quello del vino naturale antelitteram, con un’attenzione estrema all’ambiente. I vigneti non hanno mai visto diserbanti, vengono effettuati solo trattamenti leggeri a base di rame e zolfo. Le fermentazioni sono spontanee, senza l’impiego di lieviti selezionati, e le vinificazioni sono condotte con tecniche semplici e rispettose, per esaltare al meglio il carattere del territorio.

Le botti utilizzate sono esclusivamente botti esauste o legni non tostati, evitando qualsiasi sovrastruttura aromatica.
Una curiosità: non si pratica la cimatura. Questa tecnica, riscoperta dai Vignai, è adottata per mantenere le piante in perfetto equilibrio vegeto-produttivo. Il termine “Chioma Integrale®”, coniato con un pizzico di ironia (anche per richiamare la folta chioma di Lorenzo), è oggi sempre più utilizzato anche in altre aree viticole come la Borgogna e Bordeaux. I benefici riscontrati sono numerosi: miglior gestione idrica, fotosintesi più equilibrata e maturazione omogenea.

Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terra

Accanto a Lorenzo, Federica Magrini rappresenta la dimensione più riflessiva e poetica dell’azienda. Custode attenta della coerenza stilistica e intellettuale del progetto, è lei a tessere il filo tra passato e futuro, tra identità contadina e profondità culturale. La sensibilità con cui osserva e racconta il lavoro quotidiano nei campi e in cantina è parte integrante dell’anima di Vignai da Duline.

I Vini (o, più propriamente, le poesie liquide)

L’interpretazione di Lorenzo e Federica parte da una materia prima intatta, vibrante, e si esprime in un ventaglio di etichette che attraversano la tradizione friulana con profondità e originalità. I vini sono tutti vinificati con fermentazioni spontanee, senza chiarifiche né filtrazioni, e rappresentano lo specchio fedele delle parcelle da cui provengono, delle annate e di una sensibilità contadina rara.

Bianchi:
  • Chardonnay “Ronco Pitotti”
  • Friulano “Duline”
  • Giallo Di… “Ronco Pitotti” (prodotto solo in magnum da uve Tocai Giallo)
  • Malvasia “Chioma Integrale”
  • Morus Alba (blend di Malvasia Istriana e Sauvignon)
  • Pinot Grigio “Ronco Pitotti”
  • Sauvignon “Ronco Pitotti”
Rossi:
  • Merlot “Valori” Ronco Pitotti
  • Morus Nigra (Refosco dal Peduncolo Rosso)
  • Pinot Nero “Ronco Pitotti”
  • Schioppettino “Duline”
Vini non più prodotti:
  • Malvatea (Malvasia)
  • Viburnum (Merlot e Cabernet)
  • Verduzzo Friulano

Nel 2025, AIS ha assegnato a Lorenzo e Federica il prestigioso Tastevin per il Morus Alba 2022, riconoscendo la loro dedizione, visione e coerenza stilistica in un bianco friulano fuori dagli schemi, capace di unire intensità, eleganza, longevità e profonda memoria del territorio

Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terra

Due degustazioni, mini verticali, indimenticabili: il tempo come alleato

Ho avuto il piacere e l’onore di ospitare Lorenzo e Federica per due degustazioni approfondite, dedicate rispettivamente ai bianchi e ai rossi. L’idea era semplice ma ambiziosa: mettere a confronto due annate per ciascun vino, una giovane e una più matura, per valutare l’evoluzione, la capacità di invecchiamento e la tenuta nel tempo di ciascuna espressione.

Un viaggio sensoriale che ha confermato non solo la precisione artigianale di ciascuna vinificazione, ma anche la straordinaria visione agricola, fondata sulla “chioma integrale” e sulla consapevolezza della “rivoluzione chimica” che ogni vino compie nel tempo. Le annate più vecchie si sono rivelate tutt’altro che in fase discendente: erano vive, profonde, in alcuni casi addirittura in fase ascendente.

Bianchi in degustazione:
  • Chardonnay “Ronco Pitotti”: 2022 vs 2010
  • Morus Alba: 2022 vs 2011
  • Pinot Grigio “Ronco Pitotti”: 2023 vs 2014
  • Sauvignon “Ronco Pitotti”: 2020 vs 2016
Rossi in degustazione:
  • Schioppettino “Duline”: 2022 vs 2010
  • Pinot Nero “Ronco Pitotti”: 2021 vs 2011
  • Merlot “Ronco Pitotti Valori”: 2021 vs 2009
  • Morus Nigra: 2020 vs 2005

Oltre la tecnica, la rivelazione è stata emozionale: ogni vino ha raccontato una storia, diversa per annata e identità varietale, ma coerente nella sua integrità. In particolare, il Pinot Grigio e il Morus Alba, Chardonnay si sono distinti per la loro sorprendente vitalità in bottiglie con oltre 10 anni di età.

In tutti i vini prodotti al Ronco Pitotti si percepisce in modo netto e profondo l’identità del luogo, un legame quasi viscerale con il territorio, che lo Chardonnay riesce ad esaltare forse più di tutti.
Il Sauvignon “Ronco Pitotti”, invece, è un piccolo capolavoro di coerenza e memoria: proviene da un vecchio biotipo oramai quasi scomparso, che Federica e Lorenzo hanno voluto proteggere e salvare dal dimenticatoio del patrimonio genetico friulano. Grappolo più spargolo, grande spalla acida, produzione limitata a una sola botte e vinificato solo in alcune annate: ne è nato uno dei più grandi vini bianchi italiani. E’ un vinoè un vino da “uao”, di quelli che ti fanno sobbalzare dalla sedia. Non ha nulla a che vedere con la maggior parte dei Sauvignon friulani — e non solo — a cui tanti sono abituati e che, troppo spesso, vengono osannati senza reale profondità. Qui si parla di un’altra cosa: complessità, tensione, anima. La prima annata prodotta è stata la 2016.

Vignai da Duline. Lorenzo Mocchiutti e Federica Magrini: il rispetto della terraTra i vini rossi il Morus Nigra 2005 ha espresso la nobiltà del Refosco con una trama tannica finissima e un cuore balsamico di rara eleganza, il Pinot Nero, nelle due annate degustate, non ha nulla da invidiare ai migliori Pinot Nero italiani – e non solo. Espressivo, cesellato, dinamico, con una tensione gustativa che rivela profondità e prospettiva. Il Merlot “Valori”, invece, conferma come il Friuli sia la seconda patria naturale del Merlot dopo Pomerol: qui il vitigno, pur non essendo autoctono, è presente fin dal 1800 (come anche il Pinot Nero) e trova un’espressione tra le più convincenti in assoluto.

E infine lo Schioppettino: una finezza e una bontà rara, che affascina con la sua speziatura elegante e la trama tannica lieve ma presente, come una carezza che lascia il segno.

Un piccolo excursus a parte lo merita il “Giallo Di…”, purtroppo (per scelta) non presente nelle due degustazioni, ma a pieno titolo tra i più grandi bianchi italiani.

Prodotto esclusivamente in formato magnum da uve di Tocai Giallo, vecchio biotipo friulano, si è dimostrato — nelle annate che ho avuto il piacere di degustare di recente (2009, 2017, 2019 e 2021) — un vino di impressionante coerenza e personalità. Colore dorato, luminoso e vivo, sempre. Al naso un bouquet ampio, di grande impatto, stratificato e ricco di sfumature aromatiche. Un vino che non segue le mode, ma detta il suo tempo. E lo fa con eleganza, potenza e visione.

Alla Duline e Ronco Pitotti si fa vino come si dovrebbe vivere: con rispetto, profondità e senza mai alzare la voce. Chi assaggia capisce subito che qui non si segue una moda, ma si custodisce un’identità.

Complimenti ai Vignai Da Duline custodi di un territorio.

 

Emanuele Muzzo

Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo

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