AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vita
28 Nov 2025
Suggestioni di Vino

AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vita

 

Vivere la vita è una cosa veramente grossaC’è tutto il mondo fra la culla e la fossaSei partito da un piccolo portoDove la sete era tanta e il fiasco era cortoE adesso vivi

La vita. Le storie della vita. La storia delle persone.
Sono così tante e variegate che ogni volta che ne apprendo una rimango affascinato da quanto le nostre vite siano differenti l’una dall’altra così che solo quando due vite si uniscono, il corso di una storia o della storia in generale, muta in maniera drastica.
Avete mai pensato a cosa voglia dire un figlio? Non è solo la magia di una vita ma una nuova esistenza che, intersecandosi con quella dei genitori, determina un cambiamento nella precessione degli eventi. Cambia tutto. Anche e soprattutto la percezione dei valori della nostra esistenza.

Spesso, troppo spesso, viviamo come criceti in una gabbia. Bellissimi topolini (perché di questo si tratta ancorché colorati e carini tanto che ho sempre pensato che sia una delle più grandi discriminazioni della storia) che trascorrono il proprio tempo correndo sulla ruota che fa tanto divertire i bambini. Corrono incessantemente come unico modo di muoversi, costretti, non certo per scelta, all’interno di una gabbia metallica.
Avete mai avuto la sensazione di essere proprio noi i criceti in gabbia? No? Sicuri?
Analizziamo una giornata tipo: sveglia alle 6.30. Colazione, doccia e in contemporanea figli da preparare. Poi chiusi in una scatola di latta (auto, treno, autobus) per portare i pargoli a scuola, dunque recarsi in ufficio. Secondo una ricerca di moovit.com, il tempo medio di permanenza in auto è di 52 minuti al giorno. Io devo essere fuori media perché il Grande Raccordo (Parcheggio) Anulare di Roma non mi fa scendere sotto i 90 minuti giornalieri.
Tornati a casa, bene che vada alle 19, rimane poco tempo per stare con i figli e il partner. Comprimiamo tutto nel weekend. Sempre che non ci siano altre attività da espletare.
È vita questa?

Pensate adesso se quei 52 minuti giornalieri diventassero 8 ore. Delle 24 giornaliere se 8 sono già spese per il traffico e 8 di lavoro ne rimarrebbero 8 di altro. 6 di sonno volete mettercele? Bene, ne rimangono 2. Solo due dannatissime ore di vita. Altro che criceto.

Vabbè ma chi è il folle che sceglie di andare al lavoro a 4 ore di distanza?
Nessuno sano di mente, chiaro. A meno che quelle quattro ore non siano l’unico modo per recarsi al lavoro. Paradossale se servissero per percorrere solo 5 km.

A Mosca vivono dodici milioni di persone e sono registrate oltre quattro milioni di autovetture. I moscoviti che si considerano pendolari affermano che fino ad un’ora e mezzo di tragitto è nella norma, mentre sopra le due ore può (non deve) diventare argomento di discussione.

Ogni persona può descrivere la vita e la qualità di vita in modo diverso. Per noi c’erano delle cose insopportabili. Per esempio 4 ore di traffico ogni giorno. C’erano solo 5 km dalla casa all’ufficio. Uscendo alle sette o alle otto la sera ci volevano comunque quattro ore. A meno che non si usciva alle dieci così che ce ne volevano due. In nessun modo arrivavamo a casa prima prima delle otto.

 

AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vita

Maxim Merkulov e sua moglie Elena li ho conosciuti in un caldo fine settimana romano. Al Ponte della Musica Armando Trovajoli di Roma andava in scena Calici di Stelle. Un tramonto mozzafiato, musica di sottofondo. Ero li con mia moglie per la copertura stampa dell’evento. Vengo attirato da uno stand un pò più lungo del solito sul quale facevano bella mostra di se bottiglie di bollicine con etichetta nera. Apparivano tutte uguali tanto da non capire la necessità di una simile esposizione. Dietro lo stand un ragazzo alto e una ragazza altrettanto alta. Si guardavano in un modo che non poteva che essere identificato se non con “con amore”. Il nome dell’azienda non poteva non destare attenzione: AntiCelebration.

AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vitaElena e Maxim oltre ad essere due persone squisite rappresentano l’esempio vivente di come la guerra in Ucraina sia, oltre che scellerata, insensata. Ucraina lei, russo lui. Coppia dai tempi dell’università. A Mosca, dove entrambe vivevano. Una coppia come tante in Russia dove ucraini e russi hanno sempre convissuto. In pace.

Sposati e con una bellissima figlia, Alice; direttrice marketing in ambito IT e vino, Elena; funzionario di banca impegnato su importanti progetti ESG (Enviromental, Social, Governance) Maxim. Una famiglia benestante a Mosca.

C’era una vita molto intensa. A Mosca, quando si è giovani, ci sono tante cose diverse. Non c’è tempo di provare tutto. Il ritmo è assolutamente matto.

Quanto è diversa la nostra visione della Russia e di Mosca. Maxim ne parla come una città pazzesca, sempre attiva, dinamica, frenetica, con un traffico incredibile. Una città che non dorme mai e che è sempre in movimento. Non c’è nulla di quello che un occidentale può pensare. Troppi stereotipi magari formatisi per via di una comunicazione del tutto assente. Pensateci, cosa ci arriva della Russia e della vita li? Niente. Non sappiamo niente. Nel bene e nel male.

Abbiamo capito che stavamo correndo come criceti. Non si finisce mai di correre. Lavori fino alle 11 di sera. Ti svegli alle 6. Tutti i giorni così. Non vedi la tua figlia. I risultati del tuo lavoro non sono tangibili. Non li vedi. Ti svegli e vedi tutto questo.

Può capitare che ti svegli un giorno e vedi tutto questo. Così come può capitare che non ti svegli mai continuando a fare quello che hai sempre fatto. Forse la discriminante è l’avere o meno un sogno. Qualcosa che viene riposto in un cassetto in attesa, prima o poi, di tirarlo fuori. Con la complicazione che quando sei una famiglia, quel sogno, non può essere solo il tuo. Deve essere il sogno di tutti. Altrimenti conviene lasciarlo nel cassetto.

Ci sono tante persone che hanno il sogno della vita, noi avevamo questa sogno anche prima prima di incontrarci. Ognuno di noi aveva questo sogno di fare il vino. Il nonno di mia moglie faceva il vino in Georgia. E quindi lei da piccola diceva che da grande avrebbe fatto il vino.

Ho conosciuto tante persone con il sogno di diventare produttori vino. Per la maggior parte è solo qualcosa di bohemien. Quel desiderio di ambire ad una vita in campagna, tra i filari, la vendemmia, la cantina. Desiderare, immaginare una vita diversa. In pochi arrivano però a concretizzare, a trasformare il sogno in realtà. La terra, la fatica, l’attesa, gli investimenti, la capacità, l’aiuto, il tempo, il lavoro. La terra. Già la terra con la quale sporcarsi le mani senza preoccuparsi dei calli che verranno.
Ecco perché per molti rimane solo il sogno bohemien che fa figo ogni tanto tirar fuori per ricordare a se stessi che c’è e che se non si è realizzato è solo per qualche motivo al quale crediamo solo noi.

AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vita

Io fin da giovane mi sono appassionato al vino e alla produzione. Feci diversi tour enogastronomici. Con il tempo e con la consapevolezza ho iniziato anche a leggere testi più tecnici, professionali ma non sono stato mai sicuro che sarebbe potuto diventare la mia vita.

C’è una strada, c’è un sogno, c’è una vita reale. È così che tra due persone è possibile, anche se altamente improbabile, che le due strade si incontrino, i due sogni coincidano. Un allineamento astrale, un sei al Superenalotto.

In un viaggio come turisti in Italia abbiamo visitato qualche cantina. Poi nel 2021 abbiamo pensato che saremmo stati in grado di farlo. C’è una convinzione diffusa in Russia che lasciare un lavoro di ufficio per dedicarsi a una vigna significhi andare in pensione. Noi abbiamo capito come fosse una convinzione assolutamente sbagliata. C’è tanto da fare in vigna. A meno che tu non abbia un sacco di soldi per non fare nulla.

È la fine del 2021 quando Elena e Maxim decidono di fare il grande passo. Lasciare la Russia per trasferirsi in Italia. Tutto pronto. Compreso il rogito per l’acquisto di una casa e sei ettari di terra a Maiolati Spontini, vicino Ancona fissato per il 27 febbraio 2022. Sì, avete letto bene, 27 febbraio 2022. Una settimana dopo l’inizio dell’invasione Russa in Ucraina.

Uno stress impensabile perché avevamo già preso questa decisione. Le persone qui in Italia con le quali lavoravamo prima di trasferirci non sapevamo come potevano aiutarci. Non eravamo solo noi, c’era anche Alice che aveva 7 anni. Ci sentivamo responsabili della sua vita, del suo futuro.

AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vita

Elena e Maxim non stavano scappando da niente e da nessuno. Volevano solo una vita diversa per la loro famiglia. Vivere la loro vita in un posto tranquillo dove poter affermare i loro valori. Questo per loro voleva dire determinazione.

Eravamo sempre insieme e sempre pensavamo le stesse cose. Le cose che facciamo ci daranno i frutti, non adesso, ma tra qualche anno. Anche per la nostra figlia che adesso è molto contenta e super felice. Il primo giorno di scuola eravamo molto preoccupati perché non parlava italiano ed era proprio il primo giorno di scuola in assoluto. Il secondo giorno si è svegliata prima di noi e ha detto: andiamo a scuola vai vai veloce! Ci ha dato una extra motivazione per continuare.

L’italiano di Maxim è eccellente. Certo, si capisce della sua provenienza per via di quell’incredibile accento fedele alle origini. Il sorriso, vero e sincero, che accompagna i suoi discorsi, sa di serenità. Di quello stato meraviglioso riuscito a raggiungere con la sua famiglia. La serenità di vivere in un luogo lontano dallo stress, dalla inutilità della vita, dai pericoli di pazzi scriteriati.
Maxim era abituato a lavorare con i progetti così, per realizzare la loro seconda vita, ha progettato tutto, nei minimi particolari e insieme ad Elena, per oltre due anni. Insieme. Sempre insieme. Per stare insieme.

A Mosca, quando hai 35 anni senti che la tua vita è quasi finita. Hai la percezione che tutto va cosi veloce che pensi che la vita stia per finire. In Italia ci chiamavano giovani e per noi era strano. Lo abbiamo capito in Italia di essere giovani, di avere l’energia per fare le cose. Noi stiamo insieme come famiglia, facciamo le cose insieme, lavoriamo in vigna insieme, facciamo il vino insieme, selezioniamo il taglio per ogni prodotto, prendiamo le decisione insieme. Tutto questo insieme con la nostra figlia che vede come lavoriamo, quali sono i nostri principi. A Mosca abitava più con la babysitter che con noi e tutti i principi erano quelli della babysitter.

Ecco, questo è insieme il senso della vita e la realtà di tutti i giorni.
Spesso quando torno dall’ufficio, incontro la figlia dei vicini di casa. Avrà una decina di anni. Torna a casa con zaini grandissimi insieme alla sua babysitter. La scuola fino al pomeriggio, poi magari qualche sport. Sempre senza i genitori che magari vede per cena. Quando va bene. La guardo, le guardo, penso che almeno mia figlia è stata durante il pomeriggio con i nonni. Quando sarà più grande e loro non ce la faranno, ci sarà, anche per lei, una babysitter. È così che mi chiedo se ha senso una vita del genere, una famiglia che è tale solo nei fine settimana o durante le vacanze. Ci fosse almeno la soddisfazione di realizzare qualcosa di tangibile nel proprio lavoro. Invece nemmeno quello.

I frutti del lavoro in campagna sono sono concreti, sono tangibili. Ciò che ottieni dipende solo da te, dai tuoi sforzi e della natura. In Russia guadagnavamo ma la qualità della vita e la percezione dei soldi che guadagni, è assolutamente diversa.

Già, ma solo il viaggio dalla Russia all’Italia basterebbe per far tremare i polsi. Cultura diversa, lingua diversa, persone diverse, ambiente diverso. Persino la religione è diversa. Oltre alla circostanza di non poco conto di passare da dietro una scrivania al trattore. Eppure, Maxim ne parla con la serenità d’animo e il sorriso di chi sa di averci guadagnato da questa pazzia. Se non in soldi, perlomeno in tranquillità.

AntiCelebration. Le bollicine della (nuova) vita

Adesso noi abbiamo due progetti dei quali il primo è AntiCelebration, dedicato sugli spumanti metodo classico. Una idea che ci è venuta quando ci siamo trasferiti e visto quanti vitigni autoctoni ci sono con i quali fare spumanti di altissima qualità.

È certamente vero che oggigiorno se non hai una bollicina in gamma non sei nessuno e che se non fai un metodo classico sei un poveraccio, però è anche vero che di bollicine fuori dal comune ce ne sono, ancora poche. La maggior parte hanno al loro interno Chardonnay, Pinot Noir, Pinot Meunier.

Poi abbiamo assaggiato Verdicchio, Erbaluce, Durella e siamo rimasti sorpresi nel vedere la qualità di questi piccoli produttori assolutamente sconosciuti fuori della propria zona.

Vitigni non certo nuovi alla spumantizzazione anche se, oggettivamente, senza una particolare presa sul mercato. Nel 2024 l’Italia ha prodotto 1,015 miliardi di bottiglie di bollicine. Di queste 660 milioni sono di Prosecco, 19 milioni Franciacorta, 12,3 di Trento DOC. Di Erbaluce di Caluso se ne producono circa 60.000. Durella e Verdicchio non avendo dati certi possiamo presumere in poche migliaia.
Nonostante tutti gli estimatori del Metodo Classico tessano le lodi di questi vitigni, pochi poi si azzardano a portare su una tavola qualcosa che non sia Pinot Noir e Chardonnay.

Abbiamo lanciato questo progetto dedicato agli spumanti per far conoscere e promuovere questo patrimonio italiano.

Un progetto nato dalla passione per l’Italia e il suo patrimonio. Una sorta di ponte verso il secondo progetto, quello che sa veramente di vita e di famiglia: una cantina, una azienda. Qualcosa che Maxim ed Elena hanno voluto, cercato, sviluppato con grande senso di progettualità dove le pregresse esperienze di entrambe sono state utilizzate al massimo.

Un progetto molto più tradizionale è la nostra cartina e il nostro marchio, con la nostra vigna, dove facciamo anche gli spumanti di Verdicchio, ma anche vini fermi. I nostri primi vini sono usciti pochi mesi fa. Una cosa molto familiare, piccola realtà per valorizzare il territorio.

È Root Winery. La cantina che sorge proprio sul paese di Maiolati Spontini, paese che è una vera dedica al compositore italiano Gaspare Spontini.

Noi abbiamo anche la missione e l’obiettivo di promuovere il patrimonio di quel compositore, perché ci piace la musica che ha creato.

Assurdo come la nostra musica, la nostra storia, la nostra cultura sia conosciuta e apprezzata all’estero mentre in Italia non sappiamo nemmeno di chi si stia parlando. In Russia i bambini crescono con la musica, la danza, il teatro. Un patrimonio culturale che diviene dna. Un modo perché la cultura si propaghi nel tempo e nello spazio. Un aspetto che noi quasi rifuggiamo. Un pò come quando negli scantinati dei musei rimangono ad ammuffire opere per le quali tutti i musei del mondo farebbero follie per esporle.

Una che fa 10.000 bottiglie aiuta tutti in zona coloro che vogliono iniziare la produzione del metodo classico. Questo ci ha dato anche tanta motivazione per iniziare questo progetto per far vedere il lavoro di questi piccoli produttori.

L’incredibile e unico calore umano dei piccoli borghi. Dove non c’è invidia o competizione. Solo solidarietà e mutua assistenza. C’era un tempo e c’è ora. Speriamo che ci sarà sempre.

Root Winery e AntiCelebration due progetti, di vita il primo, di inizio della vita il secondo. Anche se a pensarci è davvero strano.
Capisco che da neofiti, arrivati in Italia nel 2022, ci si è scontrati con l’impossibilità di far decollare in tempi brevi l’azienda della vita, ma è pur vero che pensare di impiegare il periodo intermedio con un progetto relativo al Metodo Classico vuol dire solo essere folli. Ma come li considerereste due persone che senza alcuna esperienza lasciano la Russia per trasferirsi nelle Marche?

Adesso posso dire che era molto rischioso. In quel momento sembrava che non potevamo fare in altro modo perché. Quando abbiamo scelto il posto dove ci saremmo dovuti trasferire, abbiamo scelto le marche, Castelli di Jesi, per il Verdicchio e per fare metodo classico. Nel 2021 abbiamo deciso di fare questo progetto delle cantina senza sapere di fare il progetto di Anticelebration. Non era abbastanza chiaro il mercato degli spumanti in Italia.

Oltre un mercato non chiaro per nulla, pensiamoci bene, una bottiglia di bollicine sa molto di allegria e festeggiamenti. Solo per le feste lo scorso anno si sono stappate oltre 355 milioni di bottiglie. Un terzo della produzione annuale. Quanto se ne sarà bevuto? Poco. Specialmente a fine dei luculliani pasti e se qualcuno non avrà annaffiato tutti. Ecco, la pessima abitudine di celebrare qualcosa spruzzando dello champagne. Nata nel 1950 al termine della gara di Formula 1 a Reims quando Juan Manuel Fangio stappò una bottiglia di Moët & Chandon. Per fortuna, si attese 16 anni prima che a Le Mans, Jo Siffer, vincitore della gara, spruzzò nuovamente lo champagne sulla folla. Jo sostenne però che il tappo era saltato. Non saltò più e ancora oggi si consumano magnum di champagne in questo modo. Per non parlare dei deficienti che si fanno il bagno nelle bollicine oppure puliscono i cerchi della Ferrari. Lasciamo perdere!

Dobbiamo promuovere il metodo classico non come bevanda per farsi la doccia, per metterla nella Jacuzzi. Non si riempie la Jacussi con il vino fermo ma con le bollicine. Il metodo classico deve essere rispettato.

Ecco perché sul sito di AntiCelebration si vende una bottiglia di acqua gasata che fa le stesse cose di una bottiglia di metodo classico. Tanto, a chi importa cosa esce se nessuno lo beve?

AntiCelebration è un vero progetto di sviluppo e partnership realizzati insieme a piccoli produttori di metodo classico. Ogni cuvée, rigorosamente brut nature, è realizzata con uno specifico produttore rivelato sulla fascetta del collo bottiglia.

I modelli di collaborazione sono diversi e dipendono dal produttore. In Piemonte compriamo il vino base oppure il tiraggio già invecchiato. Abbiamo elaborato il liqueur d’expedition e fatto la sboccatura. Non era importante come lo avremmo fatto ma che lo facciamo. Un prodotto di qualità che non c’è sul mercato. Deve essere una partnership che genera un prodotto unico.

AntiCelebration vuol dire 8 vitigni autoctoni per 13 cuvée e circa 7000 bottiglie prodotte. Nebbiolo, Erbaluce, Verdicchio, Durella, Pinot Nero, Incrocio Bruni (Sauvignon, Verdiccio)+Sangiovese+Famoso.

Il piano era iniziare con l’Italia perché ci sono tanti vitigni autoctoni per poi iniziare a fare le stesse cose in Francia, Sud Africa, Germania, Argentina. Con lo stesso modello di business perché i problemi dei piccoli produttori sono uguali in tutto il mondo. Noi vorremmo scoprire attraverso queste collaborazioni, piccoli produttori da tutto il mondo. Se un consumatore italiano volesse assaggiare un metodo classico del Sud Africa, con AntiCelebration avrà la sicurezza di provare qualcosa di eccellente.

Un piano che non poteva prevedere solo la vigna di proprietà, prima di tutto uno spazio di sperimentazione (anche nel mondo dei degli spumanti) ma anche, principalmente dire, uno spazio di armonia familiare.

Noi siamo tifosi di blend particolari. All’inizio volevamo fare solo spumante dalla nostra vigna ma poi abbiamo cambiato idea perché ci siamo resi conto che con il Verdicchio possiamo fare tante cose. Abbiamo lo stesso enologo per tutti e due i progetti. La sua visione è la nostra visione. Fortunatamente è anche della nostra zona e giovane. Noi siamo contenti e spero anche lui.

AntiCelebration Cuvée I Peruzzi sboccatura  2023 è un Verdicchio con quattro anni sui lieviti.
Colore quasi dorato, sentori cremosi di crema al limone, crostata, scorsa di limone, mela cotogna (quasi cotta), fiori di campo. Poi tanto minerale.
Un gusto burroso, quasi masticabile. Poi limone e mela cotta. Si stavolta in bocca diventa cotta. Un perlage fine e determinato a donare buona persistenza lasciando la bocca pulitissima grazie ad una freschezza viva, diretta, non invadente e ad una giusta sapidità. Il finale mantiene la pienezza e la goduriosità. pieno, ampio, godurioso.

AntiCelebration Cuveé VII Crosio Erbaluce di Caluso sboccatura 2024 vendemmia 2019.
Una bottiglia che assorbe la luce del sole che tramonta rendendosi luminoso. Una intensa emozione che cresce piano piano.
Crosta di pane e aromi di erbe aromatiche aprono il respiro, mentre un zest di limone, fiori di camomilla, salvia e mentuccia regalano freschezza vibrante. Un soffio di gesso ricorda la terra, il finale, accennato di mandorla, chiude con eleganza.
Bollicine finissime, quasi impalpabili, pizzicano come luce sulle onde: verticali, pulite, intense. Una bellezza che si svela sorso dopo sorso, come il tramonto che non smette di incantare.

AntiCelebration Cuveé X Dama del Rovere Durello 2017 sboccatura 2024. Dal color oro, luminoso e da un perlage immediatamente fine. Sentori di crosta di pane, mela verde e tante foglia di limone che divengono, col tempo, crostata. 

In bocca è complesso, ampio, pieno, vegetale con la nota di limone che emerge irruenta, senza infastidire più di tanto, anche grazie a quel perlage così fine da sembrare evanescente seppur funzionale. Si sente l’ottimo lavoro fatto con il vino di base cosa questa che si ritrova nel piacevole, lungo ed intrigante finale di parzialmente amarognolo per via del limone che si fa pompelmo. Una bollicina, perfettamente bilanciata, sfruttabile a tutto pasto. Veramente veramente intrigante e, con la meravigliosa chiusura di bocca, unico. 

Insomma, uno, anzi, due progetti che sanno di famiglia nel senso più alto di questa parola. Essere felici ed esserlo per Elena, per Maxim, per Alice. Tutti uniti dagli stessi valori.

La cantine crescerà, venderemo più vino, avremo qualche premio, ma saremo qua, saremo insieme con gli stessi valori che spero non perderemo. Perché è molto facile di scambiare i valori per per i soldi.

Tradire quei principi sarebbe una grandissima sconfitta. Peggiore di qualunque altra. Quella che ho conosciuto è una coppia bellissima, determinata, forte. Forgiata da scelte radicali e complicatissime che solo un amore granitico poteva sostenere. Un viaggio di non ritorno dalla Russia (dove non sono più tornati) per andare, insieme, verso il futuro. Forse un salto nel buio ma, comunque, illuminato dalla luce dei loro occhi.

PS Brindare con una bottiglia di AntiCelebration sarà il modo migliore per guardare al Natale con occhi diversi. Se non altro, vi ricorderete di non sprecarne neanche una goccia.

 

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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