Merumalia. L’identità liquida della roccia vulcanica
Tra nuvole e vigne a Merumalia
Dopo la presentazione della Guida Bio a Roma (potete leggere il mio racconto [qui]), ho sentito il bisogno di fermarmi. Ho scelto di pernottare a Villa Pamphili, cercando quel silenzio necessario per iniziare la scoperta di un territorio che, pur essendo a due passi dalla Capitale, conosco ancora troppo poco rispetto ad altre storiche zone d’Italia: i Castelli Romani.
Le previsioni non promettevano nulla di buono: pioggia battente e cieli plumbei che avrebbero potuto scoraggiare chiunque. Ma la voglia di immergermi in questa esperienza era più forte del rischio di bagnarmi, così ho deciso di non rimandare. Il tempo, quasi a premiare questa mia ostinazione, è stato più che magnanimo. Man mano che ci avvicinavamo alla tenuta, il cielo ha iniziato ad aprirsi, regalandoci squarci di luce meravigliosi. Proprio all’inizio del filare, la pioggia caduta poco prima aveva lasciato sulla testa di una botte un sottile velo d’acqua. Quello specchio improvvisato ci ha offerto la possibilità di catturare scatti artistici, riflessi inaspettati di una vigna che sembrava volersi mettere in posa per noi. È stato proprio lì, tra un raggio di sole e un riflesso, che è iniziata la mia visita.
Un viaggio condiviso: Alberto Wine Lover
In questa esplorazione non sono stata sola. Mi ha accompagnata un caro amico, Alberto Chiarenza, noto a tutti come Alberto Wine Lover. La sua è una storia affascinante. Nato a Roma ma cresciuto in Sud Africa, porta con sé un’apertura mentale rara. Sommelier, Assaggiatore Esperto e Consigliere ONAV Roma, Alberto ha fatto della narrazione del vino una missione, unendo la precisione tecnica alla capacità di scovare l’anima autentica delle cantine. E’ anche un esperto videomaker e pilota di droni. Ci conosciamo da diversi anni; abbiamo condiviso masterclass e innumerevoli assaggi, ma incredibilmente non avevamo mai visitato una cantina insieme. Se il buongiorno si vede dal mattino, questa giornata a Merumalia è solo l’inizio. Non potevo desiderare guida migliore in questo percorso di riscoperta del territorio laziale
l Lazio: un gigante antico alla ricerca di sé
Il territorio laziale vive un paradosso affascinante e complesso. È una terra antichissima, dove il vino scorreva già ai tempi dei Romani, eppure oggi combatte una battaglia serrata per il riconoscimento della propria qualità. Per troppi anni, scelte orientate alla quantità hanno svalutato denominazioni leggendarie. Pensiamo al Frascati, a lungo relegato a “vino della casa” senza troppe pretese. Oppure all’Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, il cui nome iconico è stato spesso oscurato da produzioni industriali che ne hanno annacquato il prestigio.
L’origine del mito: Est! Est!! Est!!! Il nome nasce nel 1111 dalla leggenda del servo Martino e del vescovo Johannes Defuk. Martino, incaricato di precedere il vescovo per segnare con “Est” le locande con il vino buono, arrivato a Montefiascone scrisse “Est! Est!! Est!!!” per sottolineare l’eccezionalità di quel prodotto. Un’eredità pesante che oggi, finalmente, molti produttori stanno tornando a onorare.
Dove siamo
Merumalia si trova a Frascati, nel cuore della zona del Lago Regillo, un cratere ormai prosciugato del Vulcano Laziale. Qui la famiglia Fusco ha creato un’oasi di agricoltura biologica ed ecosostenibile. Ad accoglierci abbiamo trovato Rebecca, giovane, appassionata e capace di trasmettere quella dedizione che Alberto conosce bene e che io ho amato dal primo istante. Varcando i cancelli, mentre la strada sale, lo sguardo cade sulle rocce basaltiche. È qui avviene una “malia”. La roccia vulcanica trattiene e rilascia minerali, mentre l’acqua delle antiche sorgenti continua a nutrire una terra viva. Il nome stesso dell’azienda fonde il latino Merum (il vino puro) con Alia (altre cose), a testimoniare che qui non si produce solo vino, ma si coltiva ospitalità e rispetto per la biodiversità. Qui l’agricoltura è poliedrica: non solo vigne, ma anche quattro accoglienti camere per chi vuole risvegliarsi tra i filari, un olio extravergine di carattere e birre artigianali.
Merumalia: un sogno tra le stelle e la terra
La visita inizia dai vigneti, dove Rebecca ci accoglie con un racconto che profuma di famiglia e dedizione. Anche se Merumalia nasce ufficialmente nel 2013, la sua storia inizia molto prima.
Il fondatore, Luigi Fusco, era un uomo di scienza: pugliese di nascita ma frascataro d’adozione, lavorava all’ESA (l’Agenzia Spaziale Europea). Nel 1995 insieme alla moglie Maria Teresa, acquistò un casale risalente ai primi del Novecento circondato da dieci ettari di terreno. Chi conosce questi luoghi sa che i Castelli Romani sono da sempre costellati di ville e tenute storiche, indissolubilmente legate alla nobiltà papale che qui cercava ristoro.
La sfida non fu semplice: l’acquisto del caratteristico casale giallo, che ancora oggi svetta accanto alla cantina, era vincolato a quello dell’intera proprietà circostante. Una decisione impegnativa ma che ad oggi ha permesso di preservare l’integrità dei dieci ettari che compongono la tenuta. Nove ettari dedicati alla vigna e uno all’uliveto. Quest’ultimo, composto da circa 300 piante, si estende al di là della collina, completando il mosaico agricolo della famiglia.
Quella che era nata come casa di campagna si è trasformata, grazie alla visione di Luigi, in un’azienda biologica ed ecosostenibile all’avanguardia. La cantina stessa è un gioiello di innovazione rispettosa: si avvale di tre impianti — solare, a biomassa e geotermico — a testimonianza di come l’approccio scientifico possa servire la natura senza sovrastarla. Sebbene Luigi sia mancato qualche anno fa, la sua presenza è ancora tangibile tra i filari. Come ho avuto modo di percepire personalmente, ogni grande uomo lascia un cammino e dei valori da perpetuare; oggi quel testimone è nelle mani di Maria Teresa e di due delle tre figlie, Flavia e Giulia, coadiuvate da un team piccolo ma estremamente appassionato, proprio come Rebecca.
La squadra dell’eccellenza: Satolli, Costantini e la nuova linfa
Dietro la qualità di Merumalia c’è una squadra di professionisti che condivide la stessa filosofia di rispetto per il territorio. La cura dei vigneti è affidata all’agronomo Mario Satolli, che con occhio attento guida la transizione verso una viticoltura sempre più sartoriale. A tradurre questo lavoro in identità liquida è l’enologo Lorenzo Costantini, firma autorevole del Lazio (proprietario di Villa Simone) che conosco e stimo da tempo. In questo processo di riqualificazione costante, un ruolo importante è giocato da Sara Costantini. Giovane vignaiola dalla visione internazionale, Sara ricopre oggi la carica di Vice Delegata per il Lazio dell’Associazione Nazionale Donne del Vino, portando quell’energia e quell’impegno associativo necessari per far brillare nuovamente il terroir laziale.
Una viticoltura di rispetto e precisione
Il cammino verso la sostenibilità a Merumalia non è una moda, ma una scelta certificata Biologica sin dal 2015. In vigna l’approccio è sempre più sartoriale: sovesci per nutrire il suolo, inerbimenti controllati e una vendemmia verde praticata solo quando strettamente necessario (anche se, ironia della sorte, a volte è la natura stessa a regolare la produzione con grandinate o eventi climatici imprevisti). La ricerca della qualità estrema si riflette anche nelle innovazioni in fase di raccolta. Quest’anno, per la prima volta, la vendemmia — rigorosamente manuale — ha visto l’introduzione della tecnica dei Bins. E una criomacerazione per preservare profumi e estrarre in modo lento e protetto solo il meglio da ogni chicco.
Cos’è la tecnica dei Bins? Si tratta dell’utilizzo di piccoli contenitori forati da circa 200-300 kg che permettono di trasportare l’uva evitando lo schiacciamento dei grappoli sotto il proprio peso. Questo garantisce che l’acino arrivi in pressa perfettamente integro, limitando ossidazioni precoci e preservando intatti i precursori aromatici tipici dei vitigni vulcanici.
“Protocollo Merumalia”
La proprietà crede fermamente in un ciclo produttivo che non sfrutti il suolo, ma lo rigeneri. l’azienda aderisce ai programmi dell’OIV (Organizzazione Internazionale della Vite e del Vino) per lo sviluppo di best practices sulla sostenibilità. L’uso di plastica è bandito in campo a favore di materiali riciclabili (legno non trattato e legacci biodegradabili). Anche il consumo idrico è monitorato: non esistono impianti di irrigazione, come da disciplinare del Frascati, forzando le viti a cercare nutrimento in profondità tra le rocce vulcaniche.
Dei veri e propri pilastri che non si limitano alla vigna, ma continuano in cantina.
L’anima scientifica di Merumalia brilla anche nella cantina ipogea, protetta da un giardino pensile che garantisce un isolamento naturale. L’efficienza è assicurata da un sistema integrato triplo — solare, a biomassa e geotermico — che gestisce le temperature dei silos. Questo permette di produrre vini “salutistici”, riducendo al minimo i solfiti ed eliminando ogni sostanza allergenica. La ricerca della qualità si riflette persino nel packaging, con l’uso di bottiglie leggere, sugheri da foreste certificate e carta riciclata.
Oro verde per iniziare
La nostra degustazione è iniziata con un omaggio alla terra: un tagliere di eccellenze locali, con formaggi stagionati e semistagionati dell’Azienda Agricola Depau di Grottaferrata e salumi (capocollo e salamino) dell’Azienda Biologica Ammano, realtà d’eccellenza vicino Roma. Il tutto è stato accompagnato dall’olio della tenuta, un blend di Leccino (40%), Pendolino, Frantoio e Rosciola. Franto immediatamente dopo la raccolta manuale di ottobre, questo olio colpisce per l’acidità bassissima e i profumi delicati di erba fresca e foglia di pomodoro.
Tra freschezza e forza ancestrale
Abbiamo dunque aperto la danza degli assaggi con il Coquì, un Pet-Nat a base di Bombino Bianco. Questo rifermentato in bottiglia è l’aperitivo per eccellenza: fresco, spensierato, ma con una pulizia d’esecuzione che non sempre si trova in questa tipologia e che mi ha colpita favorevolmente.
Il ritmo è cambiato drasticamente con l’arrivo di Uattan, un macerato che fonde Malvasia del Lazio e Bombino provenienti da vigne storiche di oltre settant’anni. Il nome, che in dialetto pugliese significa “tuo padre”, è un omaggio commovente delle figlie a Luigi. È un vino che non scende a compromessi: fermentazione spontanea, lieviti indigeni, nessuna chiarifica né filtrazione. Dopo un leggero passaggio di sei mesi in barrique di rovere francese e acacia, il calice sprigiona profumi di pesche al vino e un tocco balsamico di mentuccia romana. L’ingresso è deciso e potente; sprigiona una forza ancestrale che lo rende succoso, sapido, sincero e incredibilmente digeribile. Ha corpo e sostanza. Apre e chiude con una pulizia esemplare. Molto adatto a un pubblico giovane.
L’attenzione al dettaglio:
Ciò che rende queste bottiglie ancora più speciali è un’attenzione che va oltre il contenuto. Le nuove etichette “naturali” si distinguono graficamente dalla linea classica e sono dotate di un tappo supplementare pensato appositamente per permettere di riutilizzare la bottiglia una volta consumato il vino. Un invito esplicito a non cestinare il vetro, trasformandolo in un oggetto da riusare in casa, perfettamente in linea con la filosofia di sostenibilità totale che si respira a Merumalia.
L’identità dei bianchi e la forza dei rossi
Il cuore della produzione classica batte nel “Primo” Frascati Superiore DOCG. È stato il primo vino prodotto dall’azienda e raccoglie l’essenza dei vari vigneti: Malvasia Puntinata, Greco e Bombino. Lavorato solo in acciaio, sprigiona una lunga sapidità rocciosa che lo rende seducente ed elegante, proprio come le sue etichette che richiamano i fiori che colorano la vigna in primavera. Ogni vino ha il suo fiore dedicato. Abbiamo proseguito con un interessante Ottonese, l’8nese IGP Lazio Bianco. Un calice estremamente rappresentativo del territorio.
Anche i Rossi non deludono, mantenendo quella freschezza vibrante che è il marchio di fabbrica del suolo vulcanico di Merumalia. La sorpresa continua con Livia (IGP Lazio Rosso 2022), un Syrah in purezza che affina 12 mesi in barrique e 3 in bottiglia. Mi ha regalato sensazioni gusto-olfattive diverse dai Syrah a cui sono abituata: un vino che mi riprometto di riassaggiare tra qualche anno per vederne l’evoluzione. Infine, il Vetus Roma DOC Riserva, un blend strutturato di Montepulciano e Syrah. L’affinamento è qui un’opera d’arte: dopo una prima fase separata tra acciaio e barrique, il blend riposa per ulteriori 24 mesi in rovere francese, regalandoci un sorso di grande complessità e spessore.
Un pensiero emozionale: il valore della squadra
In questa visita ho percepito qualcosa che va oltre il pur eccellente dato tecnico. Ho sentito una forza e una sensibilità che esprimono valori profondi, gli stessi in cui credo e che cerco di raccontare ogni giorno. È emerso un senso di squadra autentico, che rende appassionato ogni passaggio del percorso e fa sentire chiunque vi partecipi parte di qualcosa di più grande.
Ma, sopra ogni cosa, ho percepito l’orgoglio vibrante di una famiglia. Questo mi è apparso chiaro nel momento in cui ho potuto salutare Maria Teresa, moglie di Luigi, oltre che mamma e nonna orgogliosa di Livia e Giovanni, i suoi nipoti, a cui non a caso sono già stati dedicati due vini della tenuta. Tutti insieme, stanno coltivando non solo la terra, ma valori preziosi e un futuro solido. Mi sento di concludere dicendo che Merumalia è un luogo dove la scienza ha ceduto il passo alla terra, e dove l’amore continua a far guardare verso le stelle. Fra di loro c’è un grande uomo: per lui alzo un calice con profondo stima e ammirazione. Cin!
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
