ABC della Degustazione con Casale Vallechiesa
ABC della Degustazione incontra Casale Vallechiesa: un viaggio tra Frascati, Cesanese e tradizione familiare. Quattro vini, quattro espressioni autentiche del Lazio raccontate dalla voce di chi ogni giorno vive la vigna, custodisce la memoria del territorio e costruisce il futuro della propria cantina.
Quattro vini, quattro anime del Lazio
Alcune cantine hanno un legame con il territorio scritto nelle proprie bottiglie. Poche quelle in cui quel legame prende il volto delle persone che ogni giorno scelgono di portarlo avanti.
La nostra serata con Casale Vallechiesa ha avuto proprio quel volto: quello di Cristina, anima pulsante della cantina, arrivata a raccontarci la sua realtà con la spontaneità e l’energia di chi quella storia la vive davvero.
Accanto a lei, il marito e il figlio Bruno, con cui porta avanti l’azienda cercando un equilibrio continuo tra tradizione e innovazione, tra ciò che è stato tramandato e la voglia di costruire qualcosa di nuovo.
Cristina è una di quelle persone che difficilmente rimangono sullo sfondo.
Ha un carattere diretto, solare, curioso, una presenza che arriva immediatamente e che riesce a mettere le persone a proprio agio. Racconta il vino con passione, ma soprattutto racconta le persone che ci sono dietro, le scelte, le difficoltà, le soddisfazioni e quella quotidianità fatta di piccoli passi che, nel tempo, costruiscono una cantina.
E mentre parla si capisce una cosa: Cristina non racconta semplicemente Casale Vallechiesa. Cristina è parte della sua storia.
Siamo partiti da Frascati, dalle colline vulcaniche dei Castelli Romani, per incontrare una realtà che porta con sé una storia lunga più di un secolo e che ha scelto, nel tempo, di guardare avanti senza perdere il rapporto con le proprie radici.
Ed è proprio questo dialogo tra passato e futuro che ha accompagnato tutta la nostra degustazione.
Il
primo calice è stato Edonè Brut.
Un nome che già nell’etichetta sembra suggerire qualcosa di piacevole, luminoso, conviviale. Edonè nasce da uve coltivate su terreni vulcanici con esposizione a sud, raccolte manualmente alla fine di agosto. La vinificazione avviene in bianco, con pressatura soffice e fermentazione a temperatura controllata, mentre la presa di spuma segue il metodo Charmat.
Nel bicchiere è luminoso, con un perlage fine e persistente e un profilo fruttato e floreale. Al palato è fresco e sapido.
È stato il nostro modo di cominciare la serata: un calice che invita alla conversazione e che, proprio come Cristina, ha qualcosa di immediatamente accogliente.
Poi siamo entrati nel cuore della denominazione con Heredio Frascati Superiore DOCG.
Heredio nasce da Malvasia del Lazio, Greco e Bombino, da vigne collocate nella zona collinare del Frascati, su terreno vulcanico con esposizione a sud. La raccolta è manuale e le uve vengono sottoposte a una macerazione a freddo sulle bucce, seguita da un affinamento sulle fecce fini e da alcuni mesi in bottiglia.
Nel calice troviamo un giallo paglierino luminoso con riflessi dorati e profumi che spaziano dai fiori alla frutta, dalla pesca alle note agrumate. In bocca arrivano freschezza, sapidità e una piacevole componente minerale.
Ma anche qui c’è una storia che va oltre la scheda tecnica.
Heredio è un nome che parla di eredità.
E pensando a Cristina, a suo marito e a Bruno, alla continuità familiare che rappresentano, sembra quasi che quel nome trovi una collocazione perfetta all’interno della serata.
Perché un’eredità, nel vino, non significa semplicemente ricevere qualcosa.
Significa decidere cosa conservare, cosa cambiare e cosa lasciare a chi verrà dopo.
Dal bianco siamo passati al rosato con Rosirà Roma DOC Rosato.
Un calice di colore rosa tenue e luminoso, ottenuto da Montepulciano e Cesanese, coltivati su terreni vulcanici esposti a sud.
Le uve vengono raccolte manualmente e sottoposte a pressatura soffice intere; il vino fermenta a temperatura controllata e affina in acciaio e successivamente in bottiglia.
Al naso è fresco e fruttato, con delicate sfumature floreali. Al palato mantiene quella piacevole immediatezza che lo rende particolarmente versatile.
E ancora una volta mi sono ritrovata a pensare a quanto il rosato sia capace di stare in mezzo alle cose: tra bianco e rosso, tra leggerezza e struttura, tra aperitivo e tavola.
Un po’ come le storie familiari che cambiano nel tempo senza perdere il filo che le tiene insieme.
Poi è arrivato il rosso.
Oniro Cesanese IGP Lazio.
Qui il protagonista è il Cesanese, coltivato sulle pendici vulcaniche a sud di Roma e vendemmiato manualmente nella seconda metà di ottobre.
La vinificazione avviene in rosso, con cappello sommerso e temperatura controllata, mentre il vino affina in acciaio.
Nel bicchiere è intenso e profondo, con profumi di frutti rossi, frutti di bosco e spezie. Al palato è morbido, rotondo e vellutato, con tannini ben equilibrati.
Un vino che chiude il nostro percorso con maggiore struttura, riportandoci ancora una volta verso uno dei vitigni più identitari del Lazio.
E mentre Cristina continua a raccontare, diventa sempre più evidente quanto la sua energia sia parte integrante di quello che Casale Vallechiesa rappresenta.
C’è entusiasmo nel modo in cui parla del futuro, ma anche rispetto per ciò che è arrivato prima.
C’è curiosità, voglia di sperimentare, attenzione alle persone e soprattutto una grande capacità di coinvolgere chi le sta davanti.
È quella passione concreta, fatta di lavoro e di presenza, che spesso si percepisce molto più attraverso una conversazione che attraverso qualsiasi presentazione aziendale.
Quattro vini. Quattro interpretazioni diverse dello stesso territorio. Ma soprattutto una storia di famiglia che continua a crescere. Forse è proprio questo il senso più bello di una degustazione ABC: partire da un calice e arrivare alle persone.
Dietro Edonè, Heredio, Rosirà e Oniro ci sono vigne, scelte produttive, tradizioni e territori, ma ci sono anche Cristina, suo marito e Bruno, che ogni giorno cercano il loro modo di tenere insieme passato e futuro. In una sera, in enoteca, abbiamo avuto la fortuna di ascoltarlo direttamente dalla voce di chi quella storia la sta scrivendo.
Alla fine rimangono i bicchieri vuoti, qualche bottiglia sul tavolo e quella sensazione piacevole che arriva quando una serata riesce a lasciarti qualcosa. Un vino da ricordare. Una persona da conoscere. Una storia da raccontare.
Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.
E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.