ABC della Degustazione. Blind Tasting Akrille
Quattro bottiglie coperte, quattro vitigni siciliani e nessuna etichetta a suggerire la risposta. Con i vini di Akrille, una blind tasting diventa un gioco di sensi, intuizioni e confronti, dove riconoscere Grillo, Catarratto Lucido, Frappato e Nero d’Avola conta meno che imparare ad ascoltare davvero ciò che racconta il calice.
Organizzare una blind tasting mi diverte sempre. So che, prima o poi, qualcuno guarderà il calice con aria sicura, pronuncerà il nome di un vitigno e poco dopo sarà pronto a rivedere la propria ipotesi. Quando si degusta senza conoscere l’etichetta bisogna mettere da parte le certezze e lasciare spazio ai sensi.
Per questo motivo ho dedicato una serata ad Akrille. Quattro vini da riconoscere, quattro identità da decifrare e una sfida da affrontare con curiosità, senza la paura di sbagliare.
Prima di iniziare, però, ci vuole un brindisi. Ho accolto i partecipanti con Frabolla, la bollicina rosé ottenuta da uve Frappato. Rosa tenue, fresca e leggera, ha accompagnato i primi saluti e sciolto un po’ la timidezza iniziale.
Mi piace osservare i partecipanti mentre prendono posto: c’è chi non vede l’ora di mettersi alla prova, chi si affida all’istinto e chi teme di non avere abbastanza conoscenze per riconoscere i vini. All’inizio qualcuno cerca la risposta esatta, come se fosse necessario dimostrare qualcosa. Io cerco sempre di riportare tutti al punto di partenza: siamo qui per assaggiare, confrontarci e divertirci. La degustazione non è un esame e ogni impressione merita di essere ascoltata.
Davanti a noi ci sono quattro bottiglie coperte, si comincia.
Il primo calice è il Grillo, un bianco siciliano che richiama la luminosità dell’isola attraverso freschezza e profumi. Senza l’etichetta, anche un gesto abituale come avvicinare il naso al bicchiere acquista un altro significato. Si cerca un indizio, si prova a riconoscere una nota, si assaggia di nuovo per capire se la prima impressione regge. Ognuno segue il proprio percorso e spesso le interpretazioni sono molto diverse, anche davanti allo stesso vino.
La sfida continua con il Catarratto Lucido. Al naso emergono richiami all’albicocca, alla pesca bianca e alla zagara, mentre al palato la sapidità e le sfumature minerali contribuiscono a definirne il carattere. Due bianchi legati alla Sicilia, ma con profili da distinguere, mettendo a confronto le sensazioni e cercando di capire quali dettagli possano orientare la scelta.
È in questa fase che mi diverto di più, le prime risposte arrivano spesso con una certa sicurezza, poi qualcuno ascolta il commento di un altro partecipante, torna sul proprio calice e cambia idea. Altri restano fedeli alla prima intuizione, pronti a difenderla fino alla scoperta della bottiglia. In entrambi i casi, il confronto fa parte del gioco: assaggiare insieme aiuta a notare sfumature che, da soli, potrebbero sfuggire.
Con il terzo vino cambiamo colore, è il momento del Frappato, un rosso fragrante e delicato, caratterizzato da note floreali, piccoli frutti rossi e sfumature speziate. Il suo profilo si allontana dall’idea di rosso potente e strutturato a cui spesso siamo abituati. Qui sono la finezza dei profumi e la freschezza del sorso a dare personalità al vino, offrendo indizi preziosi a chi cerca di riconoscerlo senza vedere la bottiglia.
A chiudere la degustazione è il Nero d’Avola, più intenso, con richiami alla prugna e alla marasca, maggiore corpo e una parte tannica più evidente. Il sorso cambia passo e porta il gruppo davanti a un’identità diversa da quelle incontrate fino a quel momento.
Quattro calici, quattro espressioni della Sicilia. Anche quando conosciamo un vitigno, riconoscerlo alla cieca può rivelarsi meno semplice del previsto: l’annata, lo stile produttivo e le caratteristiche della singola bottiglia possono spostare le nostre aspettative e portarci verso una risposta inattesa.
Durante una blind tasting non serve indovinare tutto per portarsi a casa qualcosa, si impara a prestare attenzione, a dare un nome alle sensazioni e a spiegare perché un vino ci suggerisce un’idea piuttosto che un’altra. A volte si arriva alla risposta, altre volte si scopre di aver preso una strada completamente diversa, in ogni caso, vale la pena capire che cosa ci ha guidato.
Quando sveliamo le bottiglie, le ipotesi lasciano spazio alle risposte e arrivano commenti, sorprese e confronti. È un momento che mi piace perché permette di ripercorrere gli assaggi con una consapevolezza diversa: una nota riconosciuta, un profumo trascurato, una sensazione interpretata in modo inatteso. E magari la prossima volta, davanti a un calice simile, qualcuno ricorderà proprio quel dettaglio.
La storia di Akrille, calice dopo calice
Finalmente posso raccontare agli ospiti la storia della cantina protagonista: Akrille, nata dall’amicizia tra Joe Bastianich e Salvatore Cutrera, due percorsi differenti accomunati dalla volontà di valorizzare la Sicilia attraverso il vino e l’olio. Il progetto prende forma a Chiaramonte Gulfi, nel Ragusano, dove la famiglia Cutrera custodiva già vecchi vigneti e varietà dalla storia particolare.
Il nome Akrille richiama le antiche origini del luogo e il suo legame con il territorio. La filosofia aziendale punta sulla valorizzazione dei vitigni autoctoni e dei cloni più antichi, cercando di esprimere le caratteristiche di una terra segnata dalle altitudini, dai suoli calcarei e dalle escursioni termiche tra il giorno e la notte.
Ascoltare questa storia dopo aver assaggiato i quattro vini dà un contesto a ciò che abbiamo nel bicchiere. I nomi dei vitigni, i profumi e le differenze percepite durante la degustazione si legano a un luogo preciso e a un progetto che guarda alle varietà siciliane.
Per concludere la sfida ho previsto anche un premio: una bottiglia di Cerasuolo di Vittoria DOCG per i partecipanti. La scelta mi è sembrata particolarmente adatta, perché questo vino nasce dall’unione di Frappato e Nero d’Avola, due dei vitigni che avevamo appena cercato di riconoscere alla cieca.
Mi piace pensare che quella bottiglia verrà aperta in un’altra occasione, magari a cena con gli amici, e qualcuno racconterà della serata vissuta.
Questo è ciò che spero resti delle serate ABC: la voglia di continuare a esplorare il vino, di condividere ciò che si scopre e di ritrovarsi intorno a un tavolo con una curiosità in più.
Abbiamo nascosto le etichette, ma non la voglia di imparare a degustare.
Alessandra Massimi – ABC della Degustazione
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ABC della Degustazione
Non limitarti a bere. Impara a degustare.
E ricordati sempre:
nessuna bella storia è mai iniziata con “stavano bevendo acqua”.