Da Tinga. Il Tirreno arriva a tavola.
Se stai andando a Roma o ti trovi sul litorale romano c’è un indirizzo che merita una sosta. Tinga, a TorvaJanica è un ristorante affacciato direttamente sul mare, una palafitta sospesa sull’acqua dove la cucina di pesce incontra una visione contemporanea del pescato del Tirreno.
Si lascia l’auto lungo la strada e si percorre un piccolo vicolo che conduce alla spiaggia. Qui appare il locale, con la sua terrazza protesa verso il mare e una cucina a vista che accompagna il servizio mostrando il lavoro della brigata.
L’atmosfera è informale ma curata, il rumore delle onde accompagna la cena e il tramonto diventa parte integrante dell’esperienza. È da qui che inizia il racconto del Tinga, della visione di Davide Nasso e della cucina dello chef Jones Bargoni.
Ad accogliermi Davide Nasso, titolare e restuarant manager. Mi siedo con lui guard
ando il mare e iniziamo a chiacchierare su questo magico posto.
Nato nel 2013 come semplice chiosco dedicato a panini birre e fritti il Tinga compie nel 2015 un’evoluzione importante trasformandosi in ristorante. Non segue però la strada più facile del classico locale di mare: qui non si viene per trovare i soliti taglolini allo scoglio o gli spaghetti alle vongole, ma per scoprire una cucina che interpreta il pesce del Tirreno attraverso lavorazioni personali e identitarie.
La filosofia di Davide è chiara: ogni preparazione deve raccontare il lavoro della cucina. Il pesce viene selezionato e trasformato internamente, il pane è fatto in casa, così come i dolci. “che piaccia o meno è fatto da noi” mi dice sorridendo e rivendicando con orgoglio una cucina autentica senza scorciatoie.
A completare l’esperienza cè una posizione privilegiata: si mangia letteralmente sull’acqua, con il mare a pochi metri dai tsavoli e il tramonto che accompagna il servizio serale.
Un luogo in cui il valore non è dato soltanto dalla vista, ma dalla coerenza di una proposta che punta sulla lavorazione artigianale, sulla personalità dei piatti e su un rapporto qualità-prezzo equilibrato.
Dopo la nostra chiacchierata ci raggiunge lo chef Jones Bargoni,italianissimo dell’Aquila in abruzzo approdato sul litorale romano dopo aver girato diverse cucine.
Lo chef Jones Bargoni
Nel corso degli anni ha costruito un’identità che non cerca l’effetto speciale o la complessità fine a se stesssa ma punta a valorizzare l’essenza degli ingredienti attraverso un lavoro attento sugli equilibri e sulle sfumature del sapore.
Utilizza la tecnica per esaltare la materia prima, rispettandone le caratteristiche e cercando di non sprecare nulla degli ingredienti che trasforma, facendo particolare attenzione allo spreco alimentare.
Ama partire dalla tradizione e dalla memoria gastronomica per reinterpretarle attraverso sensibilità, ricerca e attenzione agli abbinamenti,.
E’ particolarmente attratto dal dialogo tra acidità, dolcezza, amaro sapidità e umami, perché ritiene che sia proprio dall’equilibrio di questi elementi che nasca un’esperienza gastronomica completa.
Oggi è qui nel Lazio ma porta con se le influenze e i sapori che hanno caratterizzato il suo percorso, cercando sempre di raccontare un territorio attraverso una visione personale. La sua è una cucina identitaria e mediterranea, essenziale nell’aspetto ma profonda nel gusto, dove nulla è lasciato al caso e dove ogni scelta nasce dalla volontà di creare emozione attraverso il sapore.
Il suo obiettivo è togliere il superfluo per amplificare il gusto: costruire piatti riconoscibili, eleganti e immediati, capaci di lasciare un ricordo non per ciò che mostrano, ma per ciò che fanno percepire.
Questo è il principio che guida ogni sua creazione e che definisce oggi la sua identità di cuoco.
Il menu
La filosofia del Tinga e del suo chef emerge con chiarezza anche dal menù. Non ci sono concessioni di grandi classici della ristorazione marinara né piatti costruiti per rassicurare il cliente.
Al loro posto si trova una proposta che parte dal pescato del Tirreno e lo interpreta attraverso lavorazioni personali, accostamenti contemporanei e una costante ricerca di equilibrio.
La sezione dei crudi apre il percorso con il Crudo Tinga, i carpacci e le tartare del giorno, accompagnati da ostriche, scampi, gamberi rossi, mazzancolle e ricci. E’ una dichiarazione di intenti che mette al centro la materia prima e la sua freschezza.
Negli antipasti cotti la cucina si concede maggiore libertà espressiva. Le alici vengono proposte in versione panko, il moscardino fritto incontra la maionese, mentre la catalana tropicale di gamberi e le polpette di cernia con salsa all’arancia e cipolla caramellata mostrano la volontà di uscire dai percorsi più battuti senza perdere il legame con il mare.
Anche i primi raccontano questa identità. Gli gnocchi con lupini e mazzancolle dialogano con le zucchine romanesche in doppia consistenza, il pacchero agli scampi incontra cocco e lime, la chitarra all’uovo viene arricchita dai ricci di mare e da un croccante al rosmarino. Sono piatti che nascono dall’incontro tra tecnica, prodotto e creatività, lontani dalle formue più convenzionali della cucina costiera laziale.
Tra i secondi emerge la volontà di valorizzare il pescato locale, sia attraverso la griglia sia nelle preparazioni più articolate. Il polo rosticciato con crema di piselli, pomodoro scopiiettato e salvia croccante convice con il calamaro alla piastra accompagnato da coulis di lamponi e cavolo violo, mentre la tagliata di tonno rosso viene servita con rucola, pomodoro confit e croccante di ceci.
A chiudere il percorso arrivano i dolci interamente realizzati in casa, dalla ganache al cioccolato bianco con caffè e sale Maldon al semifreddo al pistacchio con caramello salato e lampone, fino alla tartelletta con lemon curd, ananas e meringa. Un finale coerente con una filosofia che Davide sinteizza con una frase semplice ma significativa “ che piaccia o meno è fatto da noi”.

La degustazione
La degustazione inizia guardando il sole che tramonta sul mare, con le onde che si infrangono sul bagnasciuga.
Arrivano delle chips al nero di seppia e alloro insieme all’acqua.
Ed ecco il vino che accompagnerà la degustazione.
Il Brecciaia di Sassocreta Vini è un Terre di Chieti IGP ottenuto in purezza da uve Cococciola, antico vitigno autoctono abruzzese.
Alla vista si presenta giallo paglierino con riflessi verdolini. Al naso esprime note floreali, agrumate ed erbacee. In bocca è fresco, sapido e caratterizzato da una piacevole chiusura minerale.
Il primo piatto è un carpaccio di gambero rosso con chips di ceci e riduzione di lampone.
La dolcezza naturale del gambero viene bilanciata dalla lieve acidità del lampone mentre le chips di ceci aggiungono una componente croccante che rende il piatto dinamico e piacevole.
L’acidità e la sapidità della Cococciola accompagnano il crostaceo senza coprirne la delicatezza.
Spada crudo e stagionato al caffè marinato
La stagionatura conferisce al pesce maggiore profondità aromatica mentre il caffè introduce leggere sfumature tostate che accompagnano la naturale sapidità dello spada.
Il vino sostiene la preparazione grazie alla propria freschezza e pulisce il palato dalle note più persistenti del piatto.
Ricciola, agrumi e polvere di sedano
Un piatto costruito sulla freschezza. Gli agrumi valorizzano la componente grassa della ricciola mentre il sedano aggiunge una leggera nota vegetale.
La componente agrumata del Brecciaia crea continuità con il piatto e ne prolunga la freschezza.
Tonno in coppietta, paprika e finocchietto
La lavorazione richiama la tradizione laziale della coppietta reinterpretandola attraverso il tonno. Paprika e finocchietto arricchiscono il profilo aromatico senza coprire il pesce.
La sapidità del vino accompagna la preparazione mantenendo equilibrio e pulizia gustativa.
Ombrina, zenzero e limone

Un piatto essenziale che gioca su profumi e freschezza. Lo zenzero porta una lieve componente speziata mentre il limone dona tensione e slancio gustativo.
La Cococciola trova qui uno degli abbinamenti più naturali della degustazione grazie alla sua vivacità agrumata.
Gaspacho con ricciola marinata, pasta soffiata al miele e pepe e crumble di pane
La base vegetale del gaspacho incontra la ricciola marinata in un piatto che alterna dolcezza, acidità e croccantezza. La pasta soffiata e il crumble aggiungono consistenza e movimento. La parte più buona del piatto è accompagnare la ricciola al crumble di pane come una scarpetta.
Il vino accompagna il piatto senza sovrastarne la complessità, sostenendo sia la componente vegetale sia quella marina.
Calamaro cotto a bassa temperatura, coulis di lamponi e salsa al cavolo viola

Potrei chiarmalo il calamaro che non ti aspetti per come viene presentato sul piatto, lontano dal classico calamaro tradizionale, una composizione invece elegante che affascina lo sguardo prima del morso.
La cottura preserva morbidezza e succosità del calamaro. Il lampone introduce una nota fresca e leggermente acida mentre il cavolo viola contribuisce all’equilibrio complessivo.
L’acidità del vino dialoga bene con la salsa e mantiene il sorso dinamico.
Gnocchi di patate, lupini, mazzancolle, pachino e zucchine romanesche in doppia consistenza
Un piatto che gioca una partita diversa dalle solite perché con i lupini si è abituati a vedere la pasta lunga che li avvolge mentre qui lo gnocco accompagna il mare in un gioco di contrasti che regalano un morso delicato e delizioso.
Un primo piatto che unisce mare e orto. I lupini e le mazzancolle portano sapidità mentre le zucchine, servite in crema e in versione fritta, aggiungono profondità e consistenza.
La freschezza della Cococciola accompagna il piatto alleggerendone la struttura.

Pacchero all’uovo con scampi, bisque, cocco e lime
Probabilmente il piatto che meglio rappresenta la cucina dello chef. La dolcezza dello scampo incontra l’intensità della bisque, mentre cocco e lime aggiungono profumi e freschezza.
Il vino sostiene l’intera preparazione grazie alla propria sapidità e alla chiusura agrumata che richiama il lime.

Dopo questa degustazione dico a Davide che i secondi e i dolci li mangerò in una prossima visita che non tarderà ad arrivare. Non perché non ne abbia voglia, ma perché voglio avere una scusa per tornare.
Mentre il sole scompare dietro il mare e le luci della terrazza iniziano ad accendersi, ripenso ai piatti assaggiati e alla conversazione avuta con Davide e con lo chef Jones Bargoni.
In un momento storico in cui molti ristoranti finiscono per assomigliarsi, il Tinga ha scelto una strada diversa: costruire una propria identità senza rincorrere mode o scorciatoie.
Qui il mare non è soltanto il panorama che accompagna la cena. È il punto di partenza di una cucina che lavora il pescato con rispetto, tecnica e personalità, cercando sempre un equilibrio tra gusto, territorio e creatività.
Lascio il ristorante con il rumore delle onde ancora nelle orecchie e con la sensazione di aver scoperto un indirizzo che vale il viaggio. Un luogo dove il mare entra nei piatti, nei racconti e nell’atmosfera, lasciando al cliente qualcosa che va oltre la semplice cena.

Roberto Silvio De Pascale
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