Maison Massucco: lo Champagne che parla anche italiano
02 Giu 2025
Il buon vivere

Maison Massucco: lo Champagne che parla anche italiano

È solo quando ti siedi accanto ad Alberto Massucco, allenti la gabbietta che trattiene il tappo e lasci che il silenzio venga infranto da quel suono lieve e gentile – il sospiro dello champagne – che capisci davvero cosa significa trasformare una passione in un destino.

Imprenditore metalmeccanico, piemontese, visionario, Alberto ha fatto ciò che nessun altro italiano aveva mai osato: diventare produttore di champagne in Champagne, registrato ufficialmente e, ancora oggi, unico nel suo genere. Un sogno nato da una passione profonda per la Francia dello Champagne e diventato realtà grazie all’incontro con Erick De Sousa, tra i più stimati vigneron della regione. Lì, tra amicizia e visione, nasce nel 2018 la linea Alberto Massucco Champagne: un ponte tra due culture, un dialogo continuo tra cuore italiano e anima francese.

Maison Massucco: lo Champagne che parla anche italiano

Ho avuto il piacere di visitare personalmente la Maison Massucco, a Castellamonte, dove tutto parla di Alberto: visione, determinazione, cura del dettaglio. Un progetto ambizioso che ha trasformato un’ex area industriale in un tempio dello champagne, con 2.000 mq tra cantine, salotti di ricevimento, sale degustazioni e spazi per eventi. Ogni elemento – dagli arredi ai materiali – è pensato per creare un’esperienza immersiva, poetica, emozionale.

Passeggiando tra le Caves, si percepisce un’atmosfera intima, quasi domestica. La Cave du Propriétaire, con luci soffuse, pavimenti in ciottoli di fiume e mattoni irregolari fatti a mano, è un luogo che parla di ricerca e condivisione. Al centro, un grande bancone in larice massello accoglie degustazioni che sono veri e propri viaggi.

Accanto, si trovano la Cave AMC, custode delle etichette Massucco, e la Cave des Vignerons, dove riposano i tesori di Récoltant Manipulant selezionati da Alberto, tra cui Jean-Philippe Trousset, Rochet-Bocart, Gallois-Bouché, Bonnevie Bocart e le Fa’Bulleuses, l’unica etichetta interamente al femminile. Tra le due cave, il caveau custodisce i grandi formati, impreziositi da box in cemento sagomati con eleganza sartoriale, come abiti su misura cuciti intorno a bottiglie che sembrano sculture.

Maison Massucco: lo Champagne che parla anche italiano

A sorvegliare questo tesoro, un cancello in ferro con le iniziali araldiche di Alberto, reminiscenza degli antichi châteaux francesi. Un dettaglio potente e simbolico.

Ma è nel Salone delle Feste che il cuore della Maison batte più forte: uno spazio sontuoso, capace di accogliere fino a 300 ospiti, inondato dalla luce naturale che entra da nove grandi finestre affacciate sul torrente. Al centro, una scultura in metallo, un “Ring”, omaggio all’origine industriale della famiglia Massucco: simbolo della forgia, ma anche metafora dell’incontro e della circolarità dell’accoglienza.

L’ambiente è silenzioso, avvolgente, con divani morbidi e luci discrete: qui ogni evento si trasforma in un’esperienza.

La visita continua nella sala degustazioni, progettata da Alberto insieme allo chef Matteo Baronetto. Una cucina professionale si affaccia su une petite cave, dove una carta vini tridimensionale incorniciata dalla craie accoglie il visitatore. Qui champagne e cibo si incontrano, in un’armonia studiata ma mai rigida.

È il mio modo di accogliere

dice Alberto

E lo si sente: ogni dettaglio racconta la sua voglia di emozionare, sorprendere, accogliere.

Maison Massucco: lo Champagne che parla anche italiano

In ogni bottiglia, in ogni scelta architettonica, nel ritmo della visita, tutto è coerente: un sogno nato in Piemonte e realizzato tra le vigne di Champagne.

Tutto questo non sarebbe potuto accadere senza l’incontro con Erick De Sousa, amico e custode tecnico della visione di Alberto. I suoi figli oggi portano avanti, con la stessa sensibilità, il compito di trasformare le emozioni di un uomo in etichette, rendendo il marchio AMC qualcosa di molto più profondo di una firma: è una narrazione liquida.

Oggi, Maison Massucco è un crocevia di storie, persone, bellezza e futuro, dove il passato diventa materia viva per creare. Dove un calice non è mai solo un calice, ma un invito ad ascoltare.

E sì, Alberto ha ragione quando dice

Due cose non bastano mai: un buon calice di champagne… e un buon calice di champagne.

Seduti nella sala degustazioni, cuore pulsante della Maison, circondati da bottiglie disposte con la cura di un collezionista e la passione di un artigiano, Alberto mi guida in un’esperienza che va oltre il semplice assaggio. Ogni calice che mi porge è una storia, un’emozione, un tassello di un racconto più ampio.

Si comincia con l’AMC 00, la cuvée d’ingresso, composta da Chardonnay, Pinot Noir e Meunier. Un sorso fresco, elegante, capace di far subito capire l’identità della Maison: precisa, raffinata, mai ostentata. Si prosegue con l’AMC 02, più avvolgente, con un dosaggio più basso, che accarezza il palato con maggiore profondità.

Poi, come una rivelazione luminosa, arriva Mon Idée de Cramant: 100% Chardonnay, uve provenienti dal solo villaggio Grand Cru di Cramant, nella Côte des Blancs, vendemmia 2018, fermentate in cuve e lasciate riposare sui lieviti per 3 anni. Dopo il dégorgement, lo champagne è stato dosato a 2 g/l. Una produzione limitata – solo 500 bottiglie, tutte numerate a mano – per un vino generoso e brillante, figlio delle uve di Cramant. Morbida presenza di ananas, frizzante effervescenza di mandarino, il tutto impreziosito da fiore di sambuco e una chiusura speziata di pepe bianco, fieno e camomilla. Un capolavoro di delicatezza e identità.

A seguire, Cuvée Mirede, altro 100% Chardonnay, ma con un’anima profondamente affettiva: omaggio di Alberto a sua moglie Mirede. Frutto di uve Grand Cru di Mesnil e Oger della vendemmia 2020, fermentate per circa un terzo in barrique, cui si aggiungono le uve del vigneto di proprietà e un 10% di vins de réserve (2017, 2018, 2019). Dopo il riposo sui lieviti, lo champagne è dosato a 1,5 g/l. Suadente e gentile, affascinante e sensuale. Il tocco maturo dell’albicocca, della mela cotogna e del marzapane cede il passo all’intensità del caffè e della nocciola, per poi chiudersi in un vibrante e persistente sentore di mandorla amara. Una cuvée luminosa, ricca di personalità, rara espressione della donna a cui è dedicata.

Il viaggio prosegue con il Millesimato 2018 Alberto, ancora 100% Chardonnay, da uve provenienti da due villaggi Grand Cru della Côte des Blancs: Avize e Oger. Vendemmia 2018, fermentate in fûts e lasciate riposare 3 anni sui lieviti. Dopo la malolattica svolta, lo champagne viene dosato a 2 g/l. La sua spina dorsale tagliente, l’affilata tensione minerale, la sapidità che ricorda onde sfrangiate dagli scogli, evocano il mare e la pietra. I sentori di salsedine, sabbia, coquilles, si fondono con quelli delle erbe officinali. La purezza luminosa, la persistenza e l’energia del perlage fanno di questa cuvée un esempio raro di eleganza verticale.

E infine, la seduzione in rosa: Ma Vie en Rose, 90% Pinot Noir e 10% vin rouge, un raffinato rosé d’assemblage realizzato con il Pinot Noir di Bouzy e l’aggiunta di vin rouge di Ambonnay. Le uve, tutte della vendemmia 2018, vengono fermentate in fûts e riposano 3 anni e mezzo sui lieviti. Non filtrato, malolattica svolta. È uno champagne pensato per sedurre: il colore rosa, con riflessi d’arancio, introduce un bouquet aromatico che alterna frutta esotica, fragoline di bosco, lamponi e un’elegante nota finale di pompelmo rosa. La bollicina finissima conferisce a questa cuvée una radiosa luminosità, e una sensualità tutta da scoprire.

In ogni calice, Alberto racconta il suo mondo. Le sue parole non sono mai tecniche, ma emotive. I suoi champagne non sono etichette da collezione, ma storie da bere, lentamente, con attenzione e stupore.

..La purezza luminosa, la persistenza e l’energia del perlage fanno di questa cuvée un esempio raro di eleganza verticale.

Poi arriva un altro capolavoro di precisione e armonia: Le Mesnil 2018, 100% Chardonnay, realizzato con uve provenienti dal solo villaggio Grand Cru di Le Mesnil-sur-Oger, raccolte nella vendemmia 2018. La fermentazione alcolica avviene naturalmente in fût, e dopo il tiraggio lo champagne riposa 3 anni sui lieviti. Non viene filtrato, e dopo il dégorgement viene dosato. La malolattica viene svolta, contribuendo a scolpire la sua struttura.

La bollicina è brillante e fine, elegante come un tratto a matita su carta pregiata. Al naso conquista con profumi di pesca gialla, seguiti da pera matura e albicocca. Note di muschio e erbe aromatiche si intrecciano ai sentori di fiori primaverili e tiglio, mentre il bouquet si addolcisce con accenni di crema pasticcera e zenzero candito. Il sorso è deciso, sontuoso, e accompagna con grazia chi ha il tempo e il desiderio di ascoltarlo.

A seguire, un altro 100% Chardonnay, questa volta dalla vendemmia 2017 – 100% e proveniente da diversi villaggi Grand Cru della Côte des Blancs. Le uve fermentano naturalmente in cuve, insieme a un 20% di vins de réserve, e vengono poi lasciate riposare sui lieviti per 5 anni. Lo champagne che ne nasce rapisce per la sua freschezza, la sua finezza, la sua mineralità. Al naso brioche, fiori bianchi, al palato è rotondo, vivace e persistente. Un sorso che avvolge e illumina, come una finestra spalancata sul mattino.

Infine, a chiudere la degustazione, AMC 5, disponibile esclusivamente in formato Magnum. Una cuvée da meditazione e da festa, composta da 50% Chardonnay, 30% Pinot Noir e 20% Meunier, frutto della vendemmia 2018. Le uve, fermentate in cuve, sono unite a un 40% di vins de réserve conservati in legno, poi riposo di 3 anni e mezzo sui lieviti, e dosaggio finale a 5 g/l. Il risultato? Uno champagne profondo, strutturato, generoso, che lascia il segno. Una chiusura perfetta, potente ma elegante, come il colpo di coda di una sinfonia.

In ogni calice, Alberto Massucco ha saputo raccontarmi non solo un terroir, ma una visione, un modo di stare nel mondo e nella vita. E io, calice dopo calice, ho avuto il privilegio di ascoltarlo.

Quando la degustazione si conclude, restiamo ancora un po’ a chiacchierare. L’atmosfera è rilassata, quasi complice, come accade solo quando ci si sente davvero accolti. E così, tra un sorriso e un’ultima goccia nel calice, mi ritrovo a confessare ad Alberto lo champagne che mi ha conquistato più di tutti.

Glielo dico con la semplicità con cui si parla a qualcuno che ha saputo toccarti con il proprio lavoro

Mon Idée de Cramant… mi ha sorpreso, emozionato, fatto viaggiare. È come se avesse raccontato una parte di me che non conoscevo ancora.

Alberto ascolta in silenzio, sorride. Non c’è bisogno di aggiungere altro. Perché in quel momento si compie esattamente ciò che lui desidera da ogni incontro: che lo champagne parli. E che chi lo beve, possa riconoscersi in un sorso.

Lo ringrazio di cuore per la bellissima visita, per ogni spiegazione, ogni attenzione, ogni dettaglio. Ma soprattutto per la stupefacente degustazione, condotta con passione e misura, con cultura e leggerezza. È stato molto più di un percorso enologico: è stato un viaggio attraverso la sua storia, le sue emozioni, il suo sogno diventato realtà.

E mentre lo saluto, non posso fare a meno di pensare che la Maison Massucco non sia solo un luogo dove si fa champagne, ma uno spazio dove l’eccellenza diventa emozione, e l’accoglienza si fa arte.

Roberto Silvio De Pascale

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