25 Apr 2026
Il buon vivere

Ricci Osteria. La Puglia che ritrovo nel cuore di Milano

Arrivo a Milano, ma con la voglia di ritrovare la mia Puglia e così scopro Ricci Osteria. Una bellissima storia nata in Puglia e arrivata a Milano.
A pochi passi da Piazza del Tricolore, Ricci Osteria è una tappa che porta lontano senza lasciare Milano. È un luogo dove la Puglia non viene evocata, ma vissuta quotidianamente: nei gesti, nei tempi, nella materia prima.
Ad accogliere gli ospiti Massimiliano Paradisi, uomo attento e curioso, capace di guidare con naturalezza, invitando all’ospitalità come se fossimo davvero in Puglia e co lui rendono un servizio impeccabile a tavola due fratelli Davide e Andrea de Filippo.
Gli spazi parlano la lingua delle masserie pugliesi: stoviglie vissute, materiali semplici, strofinacci appesi alle pareti, dettagli che restituiscono un senso immediato di casa.
Pasta, pane e dolci vengono preparati ogni giorno in casa, secondo una ritualità che restituisce centralità al lavoro manuale e al rispetto della tradizione.

Gli chef

La chef Antonella Ricci e lo chef Vinod Sookar

Lei brindisina, lui mauriziano, compagni nella vita e nel lavoro.

Il segreto di Ricci Osteria è custodito nel rapporto tra Antonella Ricci e Vinod Sookar.
Il cognome Ricci rappresenta un vero e proprio vanto della ristorazione pugliese. Ed è nel locale di famiglia, Al Fornello da Ricci dal 1966, detentore della Stella Michelin più longeva di Puglia, che Antonella muove i suoi primi passi in cucina.
Un percorso di studio e passione, che la porta a conoscere Vinod. I due, infatti, si incontrano durante un seminario che lei tiene alle Mauritius nel 1998. È il preludio a un sodalizio lavorativo che l’anno successivo si consolida con il matrimonio.
Il sogno della coppia è quello di portare a Milano il sole del Mediterraneo. Un desiderio che diventa realtà grazie all’incontro con i soci fondatori Massimiliano Paradisi, Marco Postiglione e il Resident Chef Francesco Bordone.
Nasce così Ricci Osteria, un luogo dove l’ospite può sentirsi a casa, avvolto dal calore di una grande famiglia.

Lo chef Francesco Bordone

Francesco Bordone nasce a Napoli il 29 giugno 1995, ma cresce a San Giorgio a Cremano, ai piedi del Vesuvio. È qui, nel panificio di famiglia, che impara presto il valore del gesto quotidiano: impastare, attendere, rispettare i tempi. La panificazione e la pasticceria diventano il suo primo linguaggio.

Dopo l’Alberghiero Cavalcanti di Napoli, Bordone affina la tecnica con esperienze importanti: la storica pasticceria Scaturchio e le cucine di Antonio Mellino al Quattro Passi di Nerano. Poi il viaggio, necessario e formativo: Copenaghen, Stoccarda, il Fässle di Patrick Giboin, fino al Giappone, da Michel & Sébastien Bras TOYA Japan, sull’isola di Hokkaido.

L’Australia, l’Inghilterra e infine il rientro in Italia segnano una maturità consapevole. Nel 2022 nasce Ricci Osteria, insieme ad Antonella Ricci, Vinod Sookar, Marco Postiglione e Massimiliano Paradisi. Oggi Bordone è il resident chef del ristorante milanese.

ricci osteria

La degustazione

Pane fritto con mentuccia fresca, pecorino pugliese canestrato.
Croccante all’esterno, caldo e soffice al cuore, con la mentuccia che libera una freschezza immediata e il pecorino canestrato che chiude con sapidità e profondità e mi regala i ricordi della mia puglia, delle mie estati a mangiare pane e pecorino.

Gaspacho di pomodoro
È fresco, sì, ma non è quel fresco da manuale.
È il pomodoro quando lo tagli d’estate, quando ancora profuma di sole e di terra.
Mi riporta a quei pomeriggi in cui bastava un coltello, un filo d’olio e il pane per stare bene.
Ad accompagnare primitivo di Manduria Moi Dop  cantine Varvaglione.

Qui c’è la Puglia nel bicchiere, un vino che non solo ti riporta in Puglia, ma te la fa sentire al naso e poi in bocca.

ricci osteria

È una delle eccellenze della viticoltura pugliese e salentina, il significato del nome di questo vitigno è connesso alla precocità di maturazione delle uve. Dal colore rosso molto intenso con profondi riflessi violacei. Profumi intensi che ricordano la confettura di frutti rossi e note di frutta secca. Dal gusto ricco e avvolgente.
Olio Muraglia, la coratina pugliese a tavola, qui siamo a pochi km da casa, un olio che sa di tradizione, di storia, mi fa pensare a quelle giornate di novembre passate nei campi a veder raccogliere le olive per poter essere molite e diventare olio.

Ad accompagnarlo pane di semola fatto in casa e qui la scarpetta nell’olio  non è solo un vecchio rituale, ma diventa obbligo.
Tagliere di capocollo di martina franca e salame F.lli Gentile, selezione di formaggi della Masseria Seppunisi, marmellata di frutti rossi, frise  fatte in casa all’olio EVO, ricotta forte caseficio Gallone, e sottoli dello Chef. Il tagliere che mi parla di casa, sapori di una terra ricca non solo di cose buone da mangiare ma anche da posti meravigliosi da scoprire.
È il classico tagliere che non devi spiegare.
Ti basta guardarlo per sapere da dove arriva.
Tartare di scottona marinata con salsa Pimà, cremoso al caciocavallo, datterini semi-dry, olio alle erbe mediterranee e peperone rosso di Policoro.
Qui la Puglia cambia forma.
Non è il piatto della tradizione, ma ha quel modo diretto di arrivarti che conosco bene.
La carne è pulita, il resto la accompagna senza coprirla.
È come certe tavole estive: poche cose, ma messe nel modo giusto.

ricci osteria

Gocce di ricotta avvolte nella semola, crema di erbette, chips di zucchine, olio al tartufo e capocollo croccante.
Questo è uno di quei piatti che senti subito tuoi.
La ricotta, la semola… sono gesti che conosco, che ho visto fare.
Cambia la forma, cambia l’idea, ma la base è quella di casa.
È il piatto che più di tutti mi riporta indietro, senza bisogno di spiegazioni.

ricci osteria

Orecchiette di semola rimacinata fatte in casa, una pasta che riporta alla mente le mani di nonna mentre il sabato pomeriggio le preparava per il sugo della domenica.
Qui cambia tutto: broccoli in due consistenze, pomodorini confit, mollica di pane alle acciughe, colatura di alici.
Ma il rispetto è lo stesso.
Cambiano gli ingredienti, non il gesto.

Cappello del prete di manzo CBT in riduzione di Primitivo di Manduria, purea di sedano rapa e chips di tuberi
È un piatto più strutturato, più “da nord” se vogliamo, ma poi arriva quel Primitivo e rimette tutto al posto giusto.
La carne è tenera, piena, ma è il vino che parla la mia lingua.
Ed è lì che ritrovo la Puglia, anche dove non me l’aspetto.

Bombette di maiale, cicoria ripassata e fonduta di stracciatella
Le bombette sono tradizione, usanza e qui la chiusura diventa identitaria: succosa, intensa, con la cicoria che pulisce e la fonduta che avvolge.

Sono arrivato a Milano cercando la mia Puglia.
L’ho trovata dove non pensavo.

Non nei cliché, ma nei gesti.
Nella pasta tirata ogni mattina, nei sapori netti, nella memoria che non ha bisogno di spiegarsi.

Ricci Osteria non ricostruisce il Sud.
Lo continua.

A Milano non ho ritrovato la Puglia.
Ho capito cosa significa portarsela dietro.

Roberto Silvio De Pascale

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