Amarone Opera Prima 2025 festeggia i 100 anni di Valpolicella
L’edizione 2025 di Amarone Opera Prima ha avuto un sapore speciale. La presentazione dell’annata 2020 dell’Amarone della Valpolicella si è svolta a Verona, presso il Palazzo della Gran Guardia, nei giorni 31 gennaio, 1 e 2 febbraio, in concomitanza con una ricorrenza storica di grande rilievo: il centenario del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.
Questo evento, organizzato con la consueta impeccabile cura dal Consorzio guidato da Christian Marchesini, ha assunto un significato ancora più profondo, celebrando un secolo di impegno nella tutela e nella promozione di una delle denominazioni più prestigiose d’Italia. La partecipazione è stata straordinaria, con ben 74 cantine presenti e l’accredito di 106 giornalisti provenienti da 26 nazioni, a testimonianza del crescente interesse internazionale per l’Amarone.

Un’Annata dalle “Potenzialità Infinita
L’annata 2020 è stata la protagonista indiscussa di questa edizione. Definita come “peculiare” e portatrice di “un vino dalle potenzialità infinite”, questa nuova annata promette di lasciare un segno nel panorama enologico. Le prime impressioni, condivise durante le degustazioni, hanno evidenziato un equilibrio notevole, con un’acidità e una sapidità importanti che, come sottolineato dal presidente del Consorzio, fanno presagire una grande longevità per questi vini.

Degustazione alla cieca: 77 Amarone in blind-tasting
Per me, questa edizione di Amarone Opera Prima ha rappresentato anche una novità: la partecipazione alla degustazione alla cieca svoltasi in sala stampa.
Un’esperienza intensa e stimolante che ha coinvolto ben 77 Amaroni, suddivisi tra l’annata in uscita e le “prove di botte”. Devo ammettere che affrontare una degustazione blind così ampia è stato impegnativo, ma la decisione di esaminare i campioni senza preconcetti si è rivelata illuminante, resa ancora più agevole dall’ottimo servizio AIS VENETO.
I colleghi sommelier dell’AIS Verona hanno saputo gestire la mia degustazione con grande professionalità, assecondando le mie specifiche richieste. Avendo deciso di assaggiare separatamente le annate e le prove di botte, data la loro evidente differenza a livello gustativo, ho trovato nel loro servizio non solo gentilezza, ma anche una puntualità impeccabile, elementi che hanno contribuito in modo significativo alla buona riuscita della mia degustazione alla cieca.

Un saluto ai produttori è d’obbligo!
Dopo aver ultimato la degustazione alla cieca nella sala stampa, ho proseguito con l’immancabile e sempre prezioso giro tra gli stand delle cantine. Questa è sempre un’ottima occasione per incontrare direttamente i produttori e degustare insieme a loro i vini. Inoltre incontrare colleghi e condividere assaggi è sempre un momento di crescita importante.

Ho potuto così assaggiare le nuove annate, confrontando le mie impressioni “blind” con la presentazione e la visione di chi gli ha concepiti. Ho avuto il piacere di approfondire la conoscenza di alcune cantine che mi avevano particolarmente incuriosito durante la degustazione alla cieca, assaggiando ai banchi anche annate più vecchie e più pronte.

Tanti assaggi ma quattro spiccano su tutti!
Potrei parlarvi di molti assaggi che mi sono piaciuti e altri su cui aspetto e sospendo il giudizio in attesa che il tempo faccia il suo lavoro. Perché l’Amarone ha bisogno di tempo per esprimersi al meglio.
Le Gaite di Noemi, Secondo Marco, Novaia, Falezze, Bennati, per citarne solo alcuni: richiederebbero tutti almeno due parole, ma non posso dilungarmi così tanto.

Alcuni di questi assaggi erano stati tra i miei preferiti già l’anno scorso e il confronto con la nuova annata mi ha confermato il valore di queste aziende e dei loro vini.

Quindi vi rimando all’articolo dell’anno scorso (leggi qui) sperando di donare in questo modo uno scenario più ampio per chi volesse approfondire la conoscenza di questo territorio.

Decido quindi di parlarvi delle cantine che più di altre meritano un’ulteriore attenzione in questo articolo. Conferme e novità come sempre si fondono.

Piccoli, Terre di Leone, Cantina Sabaini e Montresor: ecco la mia scelta!
Ognuna di queste cantine racchiude una storia unica e affascinante che mi piacerebbe poter raccontare più nel dettaglio in futuro. Spero vivamente di riuscire presto ad andare in Valpolicella per visitare queste aziende, immergendomi ancora di più nella cultura e nell’identità di questa terra antica. Pronti a seguirmi? Let’s go!!!

La Cantina Montresor: Storia e Tradizione Innovativa
Fondata nel 1891 da Giacomo Montresor, la Cantina Montresor rappresenta un pezzo di storia vinicola veronese. Nata da una profonda passione per la viticoltura, l’azienda ha saputo evolversi nel tempo, mantenendo un forte legame con le proprie radici e un occhio attento all’innovazione. Oggi, sotto la guida della terza generazione dellafamiglia Montresor, la cantina continua a essere un punto di riferimento per la produzione di vini di qualità in Valpolicella. L’annata 2013 La filosofia aziendale si fonda sulla valorizzazione del territorio e dei suoi vitigni autoctoni, cercando di esprimere al meglio le caratteristiche uniche di ogni vendemmia.

La Peculiarità della Bottiglia Storica: L’Amarone “Fumé”
Uno degli elementi più distintivi e iconici della Cantina Montresor è senza dubbio la sua bottiglia “Fumé”. Questa bottiglia, con il suo vetro satinato e opaco, è stata introdotta negli anni ’50 del secolo scorso ed è diventata un simbolo riconoscibile dell’Amarone di Montresor. La scelta di un vetro satinato non fu solo una decisione estetica, ma aveva anche uno scopo pratico: proteggere il vino dalla luce diretta. Questo accorgimento era particolarmente importante per un vino da invecchiamento come l’Amarone, che può essere sensibile ai raggi UV, i quali possono alterare il bouquet aromatico e il colore nel tempo. La bottiglia “Fumé” è quindi un esempio di come l’innovazione nel design possa incontrare la funzionalità enologica, contribuendo a preservare la qualità del vino e a garantirne una migliore evoluzione in bottiglia. Ancora oggi, la bottiglia satinata contraddistingue l’Amarone di Montresor, rendendolo immediatamente riconoscibile e conferendogli un’aura di eleganza e tradizione.

Cantina Sabaini e storia di una famiglia in valpolicella
E’ una realtà a conduzione familiare. L’azienda è stata fondata nel 1983, concretizzando un sogno di famiglia. A partire dal 2006, la cantina ha visto la guida di Adolfo Sabaini e di sua moglie, Mirca Rossetti, che lo affianca nell’attività. La loro filosofia si basa sul principio fondamentale che “il vino si produce in campagna, con una materia prima di qualità”. Più di recente, in un’ottica di rinnovamento e continuità, si è assistito all’ingresso dei figli nella gestione aziendale, portando nuova linfa. In particolare, dopo il figlio Riccardo quest’anno entra in azienda il neo enologo Alberto Sabaini che rappresenta la vera novità per il 2025. Questo indica un passaggio generazionale e un rafforzamento delle competenze interne.

Conduzione Agronomica ed Enologica
La filosofia della Cantina Sabaini si concentra sulla creazione di vini di eccellenza, coltivando la vite in modo tradizionale e con un forte rispetto per il territorio. Questo implica una cura particolare per la campagna e per la materia prima. Gli assaggi mi hanno intrigato e spero di conoscere meglio questa famiglia e quest’azienda.

Cantina Piccoli: La Conferma di un “Girl Power” con l’Anima della Valpolicella
Tra le cantine che più mi hanno colpito ad Amarone Opera Prima, Piccoli si è riconfermata una realtà di grande fascino e valore. Con i nuovi assaggi, ho avuto il piacere di confermare l’eccezionale qualità che questa cantina riesce a esprimere, rivelando un potenziale davvero notevole. È senza dubbio una realtà da andare a visitare quanto prima! Ciò che rende Piccoli davvero particolare e degno di nota è il suo spirito di “girl power”: l’azienda è sapientemente gestita da due giovani sorelle, Veronica e Alice, figlie di Daniela Piccoli. Questa conduzione femminile infonde un tocco distintivo e una sensibilità particolare in ogni aspetto della produzione, dalla vigna alla cantina. Si tratta di una realtà familiare, arrivata alla terza generazione, dove la dedizione e il sacrificio dei genitori, Daniela e Tiziano, hanno permesso di portare avanti questa sfida con successo.

Piccoli e tocco femminile
La sede dell’azienda stessa è un elemento affascinante che mi ispira ad andare: situata sulla cima di una collina chiamata Monte la Parte, offre un panorama incredibile sulla Valpolicella. L’ambiente è descritto come un’opera d’arte, con un forte “tocco femminile” che si percepisce fin dalla sala degustazione, colorata ed elegante, dotata di una vetrata che permette di godere del paesaggio durante l’assaggio. La cantina e l’area di affinamento, a diretto contatto con la roccia tufacea scavata, garantiscono temperature e umidità naturali, un dettaglio che contribuisce all’eleganza dei vini. La filosofia di Piccoli è incentrata sulla qualità e l’unicità di ogni bottiglia: Ogni bottiglia è prodotta in quantità limitate, singolare nel suo genere, ha un nome, una sua storia e un suo percorso. Questo sottolinea una produzione artigianale e una grande attenzione al dettaglio, già evidente anche dalla prova di botte dell’Amarone 2020.

Confronti tra annate e conferme
Altra conferma è arrivata con la Riserva La Parte 2016. L’esperienza di degustazione si è elevata a nuove vette: sono emerse note vibranti che hanno esaltato la complessità e il potenziale straordinario di questo vino. La mia impazienza di visitare l’azienda per scoprire ulteriori gemme enologiche e conoscere il resto della famiglia Piccoli è cresciuta, immaginando che ogni incontro sarà un nuovo capitolo in questa affascinante storia di passione e dedizione volti alla produzione di vini straordinari.

Terre di Leone e Massimo Pellizzari
Durante la blind in sala stampa, dove gli assaggi alla cieca rivelano spesso sorprese inaspettate, uno dei vini che mi ha maggiormente affascinato per potenzialità è stato l’Amarone di Terre di Leone. Un’emozione confermata poi assaggiando nuovamente con Massimo Pellizzari, un giovane che l’anno scorso mi aveva già colpito profondamente per la sua voglia instancabile di migliorare e per il contributo significativo che riesce a dare alla sua azienda. La sua passione e la qualità del vino sono una testimonianza tangibile del futuro brillante della Valpolicella. Terre di Leone è una cantina a conduzione familiare che si distingue per la dedizione alla sostenibilità e per la capacità di valorizzare al meglio il potenziale espressivo del terroir della Valpolicella Classica, più precisamente nel comune di Marano di Valpolicella. Anche quest’anno è stata una rivelazione. La sua passione traspare pienamente nell’assaggio di Amarone Re Pazzo . La loro etichetta incarna perfettamente l’anima più audace e innovativa della Valpolicella, dimostrando come tradizione e sperimentazione possano convivere per dare vita a vini di grande carattere e originalità.

In conclusione
L’edizione 2025 di Amarone Opera Prima a mio avviso, ha rappresentato anche una visione più moderna dell’Amarone, con un chiaro focus sulla crescita della denominazione e sulla necessità di adottare strategie innovative per affrontare le sfide del mercato globale. Celebrare il centenario del Consorzio in questo contesto di dinamismo e prospettiva futura ha reso l’evento ancora più significativo.
La mia esperienza ad Amarone Opera Prima 2025 è stata estremamente positiva e arricchente e non mi resta che dirvi: alla prossima avventura enologica!
Benedetta Costanzo
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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