Furletti. L’eleganza dei vini del Garda Trentino
Il giovane enologo che riscrive il Garda Trentino
Nella quiete maestosa delle Dolomiti di Brenta, dove le vigne si tuffano nelle acque del Lago di Garda, un giovane produttore sta ridefinendo il volto enologico di un territorio che, per troppo tempo, ha tenuto nascoste le sue potenzialità. Gabriele Furletti, con la sua passione e la sua visione, non sta solo producendo vini, ma sta raccontando una storia di riscatto, di radicamento e di futuro. La sua azienda, nata nel 2020 a Riva del Garda, è il cuore pulsante di una rinascita, un vero e proprio inno a un paesaggio che merita di essere ascoltato, assaggio dopo assaggio.
È stata un’emozione unica scoprire la sua realtà a luglio, durante una visita organizzata con un amico sommelier. La sera prima, avevamo partecipato a una splendida degustazione alla cieca dedicata ai vini bianchi trentini. Tra i calici, senza sapere chi ne fosse il produttore, uno mi aveva colpito in modo particolare, svelando un’eleganza inaspettata. La sorpresa più grande è stata la mattina dopo, quando ho realizzato che avremmo visitato proprio la cantina di Gabriele, l’autore di quel vino che mi aveva conquistato.
Ma torniamo a Gabriele…
Gabriele Furletti e un terroir mozzafiato
Il successo dei vini Furletti non è casuale, ma è il risultato di un profondo rispetto per la terra che li genera. I 5 ettari di vigneto si estendono su un’area che abbraccia la piana di Riva fino alle altitudini di 400-500 metri nei dintorni del Lago di Tenno. Questa variazione altimetrica crea un microclima eccezionale, dove gli sbalzi termici e la diversità dei suoli — dal calcare delle vette all’argilla delle zone più basse — conferiscono ai vini una complessità e una mineralità uniche.
La filosofia di Gabriele è chiara: la sostenibilità e la purezza vengono prima di tutto. L’approccio biologico e il minimo impiego di solforosa non sono solo tecniche, ma una scelta etica che si riflette nella straordinaria autenticità dei suoi prodotti.
Dal vecchio casale alla modernità
Il legame con il passato è forte e palpabile nella cantina, che si trova in un’antica struttura del Settecento, un tempo casa del nonno di Gabriele. Qui, le pareti di sassi a vista e le volte smaltate non sono solo elementi architettonici, ma narrano la storia geologica del territorio, quasi a preparare chi visita la cantina alla mineralità che ritroverà nel bicchiere. Il connubio tra questa storia secolare e l’innovazione enologica è ciò che rende l’azienda Furletti un luogo speciale, dove la tradizione non è un peso, ma una solida base per il futuro.
Il percorso di Gabriele: passione e formazione
La forza di Gabriele Furletti non si limita alla giovane età e alla pura determinazione. Le sue competenze affondano le radici in un percorso di studio e di viaggio. Ha frequentato la Fondazione Edmund Mach, un punto di riferimento per l’enologia italiana, e si è laureato in enologia, un cammino che lo ha portato a esplorare zone vinicole di prestigio internazionale, persino agli antipodi della sua terra natia.
Queste esperienze lo hanno preparato a una viticoltura che unisce la conoscenza tecnica al rispetto per il territorio. L’azienda, pur essendo giovane, beneficia di una gestione che unisce la competenza di un enologo formato alla passione di un vignaiolo che conosce ogni singolo filare.
La visione di un giovane Imprenditore
Gabriele Furletti incarna la determinazione di una nuova generazione di produttori. La sua visione lungimirante si è manifestata già nel 2015, quando, ancora studente di vitienologia, ha iniziato a coltivare in via sperimentale una vigna di Pinot Nero del nonno. Questa scelta, apparentemente audace, rivela la sua lucidità: Gabriele non si accontentava di sperimentare, ma puntava a una delle sfide più ardue per un vignaiolo che mira all’eleganza e alla precisione. Affrontare il Pinot Nero in fase di apprendimento dimostra la sua determinazione a mirare in alto fin dall’inizio.
A soli 27 anni, Gabriele ha trasformato questa passione in un’attività di successo. Con il supporto costante del fratello e l’aiuto prezioso della fidanzata, ha raggiunto una produzione di circa 20.000 bottiglie, con l’obiettivo di arrivare a 30.000 e forse lo ha già raggiunto. Il 70% della sua produzione viene venduta nei ristoranti della zona del Garda, a testimonianza del legame profondo con il territorio e della fiducia che il mercato locale ripone nel suo lavoro.
Un territorio, vitigni internazionali e la sfida del Pinot Grigio
Furletti ha scelto di concentrarsi su varietà internazionali che si sono adattate perfettamente al microclima del Garda Trentino. Tra i rossi, i vitigni bordolesi e soprattutto il Pinot Nero mostrano un grande potenziale, mentre tra i bianchi spiccano Chardonnay, Incrocio Manzoni, Müller Thurgau e, in particolare, il Pinot Grigio.
Con lui sono stata tra i filari, e mi ha raccontato la cura estrema che richiedono, che si vede anche per chi è inesperto. Vigne “pettinate” e curate in modo quasi maniacale, incastonate in uno scenario mozzafiato. Sono arrivata in una giornata con un cielo così terso e brillante che ho sentito un brivido attraversarmi la pelle. Quanta bellezza in uno scorcio! Un vero e proprio angolo di paradiso, dove il lavoro dell’uomo si fonde in armonia con una natura generosa.
Gabriele mi ha spiegato che i terreni più a sud sono l’habitat ideale per i vini rossi più corposi e strutturati. I vitigni bianchi, invece, si trovano ad altitudini più elevate, un dettaglio cruciale per fissare al meglio i profumi grazie alle significative escursioni termiche e alle temperature più basse. Ma il quadro non sarebbe completo senza la costante ventilazione e la brezza del Garda, che creano le condizioni necessarie per ottenere uve sane e preziose.
Dalla botte al calice: un viaggio tra i vini Furletti
Prima di sederci per la degustazione, ho avuto il privilegio di assaggiare alcuni vini direttamente dalle botti. Un’esperienza importante per chi come me cerca di comprendere il percorso del vino, la sua evoluzione e quanta strada deve fare prima di giungere nel calice. È stato un vero assaggio di futuro, un’anteprima della cura e della passione che questo giovane ripone in ogni sua bottiglia. Dopo averne compreso l’inizio, abbiamo potuto apprezzare pienamente la gamma dei suoi vini principali, ognuno dei quali cattura l’essenza di questo angolo di Trentino.
Furlet Bianco: Un blend di Chardonnay, Pinot Grigio e Incrocio Manzoni. Affinato parzialmente in legno, offre un equilibrio perfetto tra freschezza e sapidità.- Grinè: Un rosato fresco e intrigante, ottenuto da uve Pinot Nero, Pinot Grigio e Rebò, che si fa notare per la sua piacevolezza e un corpo interessante.
- Furletti Rosso: Un’espressione autentica del territorio lacustre, un blend di Merlot, Rebò e Cabernet Franc che affina per 12 mesi in botti di rovere.
- Trento DOC Reiff: La bollicina di montagna per eccellenza, un extrabrut da uve Chardonnay che riposa sui lieviti per oltre 30 mesi, regalando una complessità affascinante.
Accanto alla linea classica, le selezioni di pregio come il Pinot Grigio Riserva (un cru da una vigna storica, affinato in legno) e il Manzoni Bianco (dalle migliori uve, affinato in acciaio) rappresentano la massima espressione della ricerca di qualità di Gabriele.
Lo stile Furletti: sincerità e carattere
Tra i suoi vini, il Pinot Grigio mi ha davvero stupito. È un vino che spesso rischia di risultare anonimo o poco espressivo, ma Gabriele ha saputo dargli una dignità e un carattere unici, a mio avviso, rendendolo uno dei Pinot Grigi più eleganti e non convenzionali che abbia mai assaggiato.
Proprio sul Pinot Grigio, Gabriele ha dimostrato una maestria insolita. Questa varietà, mutazione genetica del Pinot Nero, ha una storia complessa: amata fin dal ‘500, ha conosciuto periodi di gloria e di oblio. Ripescato e rinominato “Rulaender” in onore di un farmacista tedesco del Settecento, il Pinot Grigio è tornato al successo internazionale a partire dal 1961. La sfida di Gabriele è renderlo un’espressione autentica del suo territorio, elevandolo al di sopra della media con un profilo succoso, pieno, e con un nerbo acido accattivante.
I vini di Gabriele non sono solo buoni, hanno un loro stile ben definito. Si tratta di un’impronta schietta e sincera che si ritrova in tutta la sua produzione. Dal Furlet Bianco, al Furletti Rosso e, non da ultimo, al nascente Trento DOC, il suo spumante a metodo classico, realizzato in collaborazione con l’amico e compagno di studi Marco Comai.
Con una cantina in espansione, Gabriele continua a perseguire il suo obiettivo senza mai tradire la specificità del territorio del Garda, dimostrando che l’eleganza estrema dei suoi vini non è un punto di arrivo, ma un cammino in continua evoluzione. La storia di Gabriele Furletti è la prova che con dedizione e rispetto per la propria terra si possono ottenere risultati straordinari. È per questo che rinnovo un in bocca al lupo a lui e a tutti coloro che, come lui, contribuiscono a valorizzare l’eleganza estrema di un territorio che resiste.
In memoria di Tiziano “Tano” Bianchi: la voce di un Territorio che Resiste
Questo articolo è stato pensato per onorare la memoria di Tiziano “Tano” Bianchi. Giornalista trentino, Tiziano è tragicamente scomparso più di un anno fa, lasciando un vuoto nel mondo della narrazione del territorio. Il suo blog, “Territorio che resiste”, era una finestra aperta sulla viticoltura, sui produttori e sulle storie umane che rendono unico il Trentino. Senza la sua sensibilità e la sua guida, non avrei mai avuto la fortuna di scoprire talenti autentici come quello di Gabriele Furletti.
Alla sua scomparsa, il blog è stato chiuso non avendo eredi, ma la sua missione non è andata perduta. Ho scelto di riprendere e dare nuova vita ad alcuni degli articoli che avevo pubblicato lì, per non disperdere la sua voce e il suo spirito. Ovunque tu sia, Tiziano, sappi che la tua eredità vive. Continueremo a dare voce a questo Trentino, a celebrarne i talenti e a raccontare le storie di un territorio che, nonostante le sfide, resiste e prospera, proprio come i vini di Gabriele.

QUI il link al primo tributo a Tiziano Bianchi, che ho scritto lo scorso anno dedicato alla cantina di Bruno Grigolli.
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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