05 Set 2026
Le scoperte enoiche di Benny

Primaterra ed Etna Arkè 2026. Vino ed emozione vulcanica

La Primaterra è la prima terra che nasce e si rigenera grazie all’Etna dopo ogni colata scura, quella materia nuova e fertillissima che trova sempre la forza di rinascere e migliorare sé stessa. Un po’ come il mio stile di vita: quella spinta costante a migliorarsi, a non fermarsi mai, a cercare sempre nuove sfide e nuova linfa per crescere e reinventarsi. L’estate, per me, non è mai soltanto una pausa dal lavoro o un momento per tirare il fiato. È un tempo sospeso in cui le passioni si aprono alla scoperta, i ritmi rallentano per far spazio ai sensi e le strade percorse finiscono sempre, immancabilmente, per incrociare la vite.

Quest’anno, però, il sapore di queste vacanze ha una sfumatura ancora più speciale. Arriva infatti dopo aver raggiunto un traguardo fortemente voluto e sudato: l’iscrizione all’Albo dei Giornalisti della Toscana, ottenuta dopo oltre due anni di impegno, studio e racconti sul campo. Un’immensa soddisfazione che voglio condividere con la mia redazione, che ringrazio di cuore per avermi sempre accompagnata e lasciata libera di esprimermi con professionalità e profondo rispetto per questo mestiere.

Tra mare, vulcano e amicizia: dove comincia il viaggio

Con questo bagaglio di gratitudine mi sono concessa una pausa un po’ più lunga del solito, senza mai smettere di viaggiare. La Sicilia e la Liguria sono state il cuore pulsante di questa mia estate, con una parentesi vibrante a Barcellona di cui vi racconterò presto la cultura, la luce e la gastronomia. Ma ogni viaggio ha un suo inizio simbolico e il mio non poteva che partire da un appuntamento che ormai per me è diventato una tradizione imprescindibile, di quelle per cui si fanno i salti mortali pur di esserci.
È domenica 26 luglio. Con me c’è Ida Vittoria Drei Donà, carissima amica e straordinaria produttrice della Romagna (Link Articolo su Tenuta La Palazza), al suo debutto assoluto in terra siciliana. Quale battesimo migliore se non portarla nei luoghi della mia anima, tra le pieghe di quel vulcano che rappresenta la vera rinascita dell’enologia isolana?

Il vulcano negli occhi di un’amica e la magia di Primaterra
Domenica mattina ci siamo alzate di buona lena per vivere un’emozionante escursione ad alta quota tra i crateri dell’Etna. La salita è iniziata in funivia, per poi proseguire in jeep fino a quota 2.800 metri. Da lì, accompagnati da guide esperte e appassionate, ci siamo incamminati a piedi verso i 3.000 metri, prima di ridiscendere a quota 2.700. Un percorso lungo e suggestivo, immerso tra cenere nera, inaspettati residui di neve e paesaggi cosmici capaci di togliere il fiato.
Dopo esserci riprese da questa meravigliosa camminata di oltre sei ore, ci siamo preparate per un’altra intensa esperienza “vulcanica”: la prima tappa della rassegna estiva di Primaterra.

Chi mi legge da tempo sa bene quanto io sia legata a Primaterra, questa piccola ma pulsante cantina incastonata tra i vigneti del Nord dell’Etna (qui link che racconta di questa meravigliosa realtà)
Parlare di Primaterra significa parlare di un luogo magico dove la viticoltura è un atto d’amore e di resistenza culturale, all’ombra di un maestoso e secolare castagno che accoglie e protegge chiunque vi metta piede.
Se lo scorso anno il filo conduttore era il caos creativo di ConFusioni (qui il link del pezzo dedicato), l’edizione 2026 della rassegna estiva alza lo sguardo verso una dimensione filosofica e ancestrale: Etna Arkè – Il principio primordiale e i quattro elementi.

Come ha spiegato Tiziana Gandolfo, ideatrice della rassegna, l’idea nasce dal bisogno di tornare alle origini in un mondo sempre più complesso. Richiamando il pensiero dei primi filosofi greci — da Talete ad Anassimandro, da Empedocle ad Aristotele — Etna Arkè invita a ritrovare quell’Arkè (ἀρχή), il principio originario che governa il cosmo attraverso i quattro elementi: Aria, Acqua, Fuoco e Terra. E quale luogo al mondo, se non la nostra Etna, può incarnare con così tanta potenza la convivenza e lo scontro continuo di queste quattro forze?

Un intreccio di energie: le Donne del Vino tra Sicilia, Toscana e Romagna

La serata del 26 luglio, dedicata al primo elemento, l’ARIA (respiro, comunicazione, intelletto), si è trasformata in un inatteso ed emozionante punto d’incontro corale al femminile. È stata una notte all’insegna dell’Associazione Donne del Vino, capaci di intrecciare regioni, storie e sensibilità diverse: la Sicilia che ci ospitava, la mia Toscana e la Romagna portata con grazia ed entusiasmo da Ida Drei Donà.
Il respiro dell’Aria ha trovato forma nell’incontro intitolato “La Gentilezza del Vino“, incentrato sulla presentazione del libro “La Sicilia delle donne e del vino” di Valeria Lopis (giornalista, autrice e sommelier).

Il libro: “La Sicilia delle donne e del vino”

Nel suo profondo e toccante intervento, Valeria Lopis, dialogando con l’editrice Francesca Guglielmino,  ha spalancato una finestra su una Sicilia autentica, lontana dai cliché.

Il libro è un viaggio reportage che attraversa 24 denominazioni e raccoglie le voci di oltre 30 donne (produttrici, enologhe, agronome) ma anche di qualche uomo,  che con tenacia, visione e profondo rispetto per il paesaggio hanno ridefinito la mappa e il destino dell’enologia isolana. Tra le pagine, il concetto di “DOC minore” viene totalmente riscritto: non un’inferiorità, ma il nucleo più intimo e puro dove la verità della terra rimane intatta e preservata. Una narrazione potente in cui la “gentilezza” non è debolezza, ma una forma superiore di determinazione e intelligenza della rinascita.

Calici e sapori sotto il castagno: la degustazione

Dopo il nutrimento dell’anima, il microfono è passato a Camillo Privitera, patron e divulgatore d’eccezione, che ha guidato i presenti in una degustazione emozionale, concepita per superare le rigide demarcazioni territoriali ed esaltare il vitigno come libera espressione del respiro della terra. I vini degustati hanno offerto una lettura profonda dell’isola, regalandoci anche qualche prezioso assaggio fuori regione.

Immancabile inizio in “Rosa”

Abbiamo iniziato proprio con il rosato Primae Rose 2024 di Primaterra, ottenuto da uve Nerello Mascalese e vinificato secondo la storica tecnica del pista e ammutta. Si tratta di un vero e proprio rosato da salasso che affonda le sue radici nella più autentica tradizione etnea. Lo scorso anno Camillo aveva preferito saltare il breve passaggio in legno per cercare immediatezza. Tuttavia spero tanto che quest’anno decidano di tornare al loro affinamento “tradizionale” perché vorrei ritrovare nel calice quella consueta complessità strutturale, capace di regalare uno spessore unico senza intaccare di un millimetro una beva agile, scattante ed elegantissima che presenta anche in questa versione più moderna.

Etna Bianco DOC Superiore 2023 – Barone di Villagrande

Concordo moltissimo con le parole di Camillo quando sostiene che i grandi bianchi etnei — e in particolare il Carricante — per esprimere davvero la loro anima profonda non hanno bisogno del legno, bensì del tempo. L’Etna è una galassia a sé: ogni versante e ogni suolo regalano caratteristiche nettamente diverse ai vini del vulcano.

L’approfondimento: L’Etna Bianco Superiore DOC rappresenta un’eccellenza nell’eccellenza. Il disciplinare di produzione stabilisce infatti che questa menzione possa essere prodotta esclusivamente nel territorio del comune di Milo, sul versante orientale del vulcano. Qui le forti escursioni termiche, la costante ventilazione e la composizione del terreno creano un microclima irripetibile: l’uva Carricante (presente per almeno l’80%) trova in questo minuscolo areale le condizioni perfette per esprimere un’acidità vibrante, una sapidità minerale spiccata e una longevità straordinaria.

Gli outsider della serata: un viaggio oltre i confini dell’Etna

La degustazione guidata da Camillo non si è fermata ai soli tesori siciliani, ma ci ha spalancato le porte a due straordinari “outsider”, spingendo il nostro viaggio sensoriale ben oltre i confini dell’isola e della penisola.

Il primo passaggio internazionale ci ha portati dritti in Germania con il Riesling 614 Kabinett Trocken 2022 della cantina Weingut Sturm, situata nella suggestiva regione del Medio Reno (Mittelrhein). Un Riesling di spiccata personalità dove la tensione minerale e la sferzante acidità tipiche del territorio vengono bilanciate da un impercettibile, delizioso residuo zuccherino. Un sorso vibrante, verticale, di grandissima eleganza e freschezza.

Dalla Germania siamo poi rientrati in Italia, salendo fino alle piane ghiaiose del Friuli per incontrare un grande classico che non ha certo bisogno di presentazioni: il Jurosa 2022 di Lis Neris (DOC Friuli Isonzo). Questo Chardonnay in purezza nasce nel comune di San Lorenzo da una singola, specifica parcella — la vigna Jurosa — su terreni calcarei e ciottolosi. È l’esempio perfetto di come questo vitigno internazionale sappia raggiungere vette d’eccellenza assoluta quando incontra il giusto terroir e una visione enologica illuminata. La lenta maturazione sulla pianta, la fermentazione in legno e il lungo affinamento sui lieviti regalano una complessità superiore, ricca di struttura, cremosità e profonda mineralità.

La chicca d’autore: Pommard Premier Cru 2023 – Roberto Cipresso

A coronare questa straordinaria sequenza di assaggi è arrivata una vera e propria chicca: il Pommard Premier Cru 2023 firmato da Roberto Cipresso.
Winemaker di fama internazionale e figura di riferimento della viticoltura mondiale, Cipresso ha costruito la sua carriera su una profonda comprensione dei suoli e sulla capacità di interpretare i terroir più vocati del pianeta — da Montalcino alle valli argentine, fino ai santuari enologici della Borgogna. Grazie alla sua pluriennale sensibilità e a una visione enologica illuminata, può permettersi di firmare etichette nei cru più prestigiosi al mondo, lavorando la materia prima con il rispetto e la maestria di un grande artigiano.

Nel calice, questo Pinot Nero si è rivelato in tutta la sua innata eleganza: un sorso teso, raffinato e di impeccabile fattura stilistica. Un vino giovanissimo, ancora vibrante nei suoi descrittori primari e nella sua bella spalla acida, che lascia chiaramente intravedere una prospettiva di longevità straordinaria. Se già oggi regala un’emozione profonda, fra qualche anno saprà esprimere una complessità e una nobiltà ancora superiori, dimostrando come il tempo sia il miglior alleato dei grandi terroir.

I due capisaldi siciliani: tra tradizione e visione d’insieme

La degustazione si è chiusa con un ideale abbraccio a tutta la Sicilia, chiamando in causa due firme iconiche che rappresentano la storia, la ricerca e la grandezza enologica dell’isola.

Dalla cantina Planeta è arrivata una maestosa magnum di Burdese 2020. Un blend dove il Cabernet Sauvignon (70%) incontra il Cabernet Franc (30%), il cui nome richiama un antico termine dialettale siciliano utilizzato per indicare le uve d’origine bordolese. In questo sorso la concentrazione, la struttura e la nobiltà dei tannini d’impronta francese si fondono in modo sorprendente con il calore del sole e la mineralità dei suoli siciliani, regalando un rosso imponente ma straordinariamente armonioso.

Il finale ci ha invece portati nella Sicilia occidentale, alle porte di Marsala, con la Riserva Biologica Cipponeri 2017 di Ansaldi (Sicilia DOC). Giacomo Ansaldi — enologo, agronomo e profondo studioso della viticoltura storica dell’isola — rappresenta una delle figure più illuminate nel recupero e nella valorizzazione delle varietà autoctone.
Nato nella contrada Cipponeri su terreni sabbiosi e calcarei, questo vino è un uvaggio tradizionale coltivato in campo tra Perricone e Nero d’Avola. Un rosso autentico e profondo, capace di coniugare la spina dorsale e la nota speziata del Perricone con la morbidezza fruttata del Nero d’Avola, regalandoci una sintesi perfetta di terroir, storia e vocazione del territorio

Un invito speciale: vivere la magia di Primaterra

Riuscire a partecipare a queste serate non è cosa semplice. La rassegna di Primaterra è un appuntamento speciale che si tiene una sola volta all’anno, in estate, ed è strutturato su sole quattro date selezionate — spesso concentrate a ridosso del Ferragosto — con un numero di posti volutamente contenuto e ristretto per preservare l’intimità del luogo e l’autenticità dello scambio.
Tra queste serate, poi, c’è un momento che ormai è pura tradizione: l’appuntamento finale del 14 agosto, l’evento dedicato al principio della Terra, dove la rassegna si chiude in festa con la spettacolare porchetta preparata dall’amico e cuoco appassionato Enzo Raneri e con un grande brindisi corale.
A chiunque non abbia la possibilità di incastrare le date per la rassegna estiva, rivolgo però un invito caloroso: andate a visitare Primaterra anche durante l’anno. Andateci per conoscere Tiziana e questa realtà straordinaria e per ascoltare Camillo Privitera. Sentirlo raccontare il vino, il territorio e la vigna è un’esperienza coinvolgente e magnetica come poche altre; ha la capacità rara di prendere per mano l’appassionato e condurlo dentro l’anima di un calice con una passione e una proprietà di linguaggio capaci di emozionare profondamente.

Il finale a sorpresa e la spaghettata di mezzanotte

A scortare la degustazione ci hanno pensato i sapori autentici del territorio, tra preparazioni classiche della tradizione e la dolcezza rinfrescante del melone e della frutta di stagione. Ma la serata riservava ancora un gran finale a sorpresa.
Quando la notte era ormai inoltrata, è arrivata la classica ed immancabile spaghettata di mezzanotte, firmata dall’amico Enzo Raneri. Per l’occasione, Enzo ha voluto dare un tocco di insulare al piatto, impreziosendolo con il profumo e la croccantezza dei cucunci — i caratteristici fiori e frutti del cappero selvatico siciliano — che hanno regalato una nota sapida e aromatica indimenticabile.
In abbinamento, non potevamo che stappare l’Etna Rosso 2016 di Primaterra. Un vino che non sbaglia mai: con il passare degli anni continua a evolvere, affinarsi e regalare sfumature sempre più complesse, dimostrando come il tempo sappia valorizzarlo anziché scalfirlo. Quale conclusione migliore per salutare la serata sotto il cielo dell’Etna?

Il viaggio continua…

Sedute sotto quel secolare castagno, guardando gli occhi incantati di Ida di fronte al maestoso profilo del vulcano, la luna attraversava il calice sembrando un gioiello raro che si mostrava a noi per incorniciare una serata davvero preziosa. Avevamo ancora un’ora di strada per tornare a casa, ma non volevamo ancora andare via.
Dopo la spaghettata di mezzanotte, il melone e le chiacchiere che iniziavano a farsi più leggere e confidenziali, abbiamo salutato i nostri ospiti ringraziandoli per l’accoglienza sempre così calda e affettuosa. Ci siamo salutati con una promessa: rivederci presto e, chissà, magari organizzare qualcosa insieme in Romagna, da Ida.
Durante il viaggio di ritorno, pensavo che ad Etna Arkè ho ritrovato il senso più profondo del mio viaggiare: incontrare il vino dove diventa cultura, amicizia, filosofia e racconto.
Il racconto della mia estate enoica è appena iniziato. Allacciate le cinture: nei prossimi capitoli finiremo di raccontare le meraviglie della Sicilia, per poi spostarci tra i vigneti verticali e il mare della Liguria e tuffarci nella vitalità travolgente e nei colori di Barcellona!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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