Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi
21 Ago 2026
Passi in cantina

Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi

 

Vigneti centenari, un legame viscerale con il territorio e una storia di famiglia che hanno reso celebre il nome di Gini nella viticoltura italiana ed internazionale. 

Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi

Questo è ciò che ho apprezzato lo scorso 8 agosto, oltre a calici paradisiaci, grazie alla visita organizzata da Tesori Liquidi: la consapevolezza di produttori che si confrontano con i cicli della natura da secoli e che ancora oggi, alla quindicesima generazione, restano in ascolto delle stagioni e del respiro della terra, per far emergere il meglio che le viti hanno da offrire, dopo mesi di meticoloso ed intenso lavoro. 

Senza dubbio la famiglia Gini può testimoniare di essere tra i più antichi viticoltori nella zona del Soave Classico: dal 1570 coltiva i propri vigneti in Monteforte d’Alpone e oggi Sandro e Claudio sono gli orgogliosi custodi della passione ereditata dal padre Olinto. 

Gini non è soltanto una cantina, ma un autentico ecosistema vitivinicolo che svela – a chi sa attendere e cercare – i propri delicati e preziosi equilibri. Grazie all’agricoltura biologica e alle lavorazioni manuali, le vecchie viti di oltre 100 anni, producono uve di superlativa qualità. La proprietà vitata è di 70 ettari e si suddivide tra le colline storiche del Soave Classico a Monteforte d’Alpone e Tenuta Scajari a Campiano, nella zona orientale della Valpolicella DOC. 

I terreni variano sensibilmente da zona a zona, passando dal tufo vulcanico a suoli calcarei dalle variegate stratificazioni, ed è questo che contribuisce ad esaltare la complessità e le sfumature delle produzioni dei vari cru. 

Proprio a due tra i più iconici di questi cru, la famiglia Gini, rappresentata nella visita da Claudio con i figli Letizia e Andrea, insieme a Tesori Liquidi, ha dedicato l’evento Le Radici del Soave.

Alla cieca e in ordine sparso, proprio per lasciare il confronto tra i presenti libero da condizionamenti, sono state servite le annate 2023, 2019, 2014 e 2011 per La Froscà, “una collina di raffinata seduzione” – per dirla con le stesse parole della famiglia Gini – adornata da viti di 100 anni esposte a sud est. La vinificazione, rigorosamente senza solfiti, avviene per la maggior parte in acciaio inox e per circa il 20% in botti grandi di legno francese, con alle spalle più passaggi. Affina poi almeno otto mesi a contatto con i propri lieviti naturali di fermentazione, in vasche di acciaio inox e in piccole botti di legno stagionato da 228 L.

Qui, per riconoscere il cru alla cieca, ci siamo lasciati guidare dalle sapidità spiccata, dai sentori di pietra focaia e dalle note, sempre gradevoli e bilanciate, d’idrocarburo.

Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi

A fare da contraltare, con la stessa esposizione e viti ancora più antiche (di almeno 120 anni!) a piede franco, il cru Salvarenza, dedicato ad una fanciulla di nome Renza, minacciata dai briganti e salvata da un nobile cavaliere proprio in quegli appezzamenti. In questo caso la fermentazione si svolge totalmente in legno, come pure gran parte dell’affinamento successivo, in pieces da 228 L e in grandi botti, a contatto con propri lieviti naturali, e seguìto da almeno altri sei mesi di affinamento in bottiglia. 

Per riconoscere le etichette (sempre coperte!) di 2022, 2018, 2014 e 2008 Salvarenza, ci siamo divertiti a ricercare i frutti esotici più maturi e succosi, le spezie bianche più delicate e la frutta candita più profumata. 

Colpiti da questa magistrale persistenza nei calici serviti, non abbiamo potuto far a meno di chiederci: Che cosa rende il Soave Classico così speciale?

La testimonianza appassionata di Claudio ce ne ha mostrato uno scorcio:

Non abbiamo mai accettato compromessi quando si parla di qualità. La nostra azienda, certificata biologica, presta particolare attenzione alle fasi lunari per rispettare i ritmi della Natura. Ci impegniamo a mantenere sani i nostri vigneti in collina, nelle zone vocate, ed a favorire l’equilibrio della flora e della fauna.

Le nostre vecchie viti di Garganega sono allevate con il tradizionale sistema a pergola veronese, un metodo di coltivazione che risale all’epoca romana. Oggi, di fronte ai cambiamenti climatici, la pergola ha acquisito un valore ancora maggiore. Protegge i grappoli dalle scottature solari, ombreggiando il terreno e creando un microclima più fresco che aiuta le viti a resistere alle temperature sempre più elevate.

Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi

La Garganega proveniente da questi vecchi vigneti matura lentamente e viene vendemmiata in ottobre, quando le temperature notturne più fresche favoriscono un eccellente sviluppo aromatico, preservando al contempo la naturale acidità delle uve.

La nostra idea di cantina, che nasce come luogo di ascolto, piuttosto che di manipolazione. Scavata nella roccia tufacea con umidità costante, l’utilizzo di lieviti indigeni, le fermentazioni spontanee e la scelta pionieristica di vinificare senza solfiti già dagli anni Ottanta: tutti questi elementi esprimono una filosofia non interventista, fatta di pazienza, ascolto e fiducia nella natura. Qui il tempo non è un limite, ma uno strumento di scoperta ed evoluzione.

Sono grata a Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone, fondatori di Tesori Liquidi, per avermi fatto conoscere questa appassionante azienda. La loro specializzazione, oltre alla selezione e alla compravendita di bottiglie vintage, è proprio l’organizzazione eventi speciali per chi ama vivere il vino come un arricchimento ed un’esperienza informale di confronto. 

Sarò felice di condividere con gli amici lettori altre avventure firmate Tesori Liquidi! 

Gini e le radici del Soave. Una memorabile esperienza firmata Tesori Liquidi

 

Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini

https://adelegornisilvestrini.it/