Rossi contemporanei. Autunno Edition
Immagina un soleggiato pomeriggio d’inizio autunno e una degustazione di sorprendenti vini rossi, freschi, succosi e sfaccettati. Aggiungi la cornice di una corte autentica del 1400 nell’immediato entroterra del Garda Bresciano e una conviviale tavolata di appassionati del buon bere accolti da un giovane produttore entusiasta e competente. Avrai l’edizione autunnale di “Rossi Contemporanei”, l’appuntamento firmato Tesori Liquidi in collaborazione con l’azienda agricola La Torre. Ecco alcune etichette di cui prender nota.
Lorenzo Pasini, poco più di trent’anni e una consapevolezza già solida del mestiere della viticoltura e della preziosità dell’anfiteatro morenico in cui si trovano i suoi 8 ettari vitati a Mocasina, la frazione di Calvagese della Riviera che dà il nome al Groppello che lavora. Il Groppello di Mocasina è più vocato per la vinificazione in rosso, rispetto al Groppello Gentile che più frequentemente capita di trovare per il “Rosa Valtènesi” della zona. Appena seduti, tutti noi ospiti sapevamo quindi di allacciarci le cinture per un viaggio tra suadenti curve e inedite punte di freschezza, percorrendo il tema delle “lavorazioni intere”, sia di acini che di grappoli, con interventi minimi in cantina, possibili soltanto a chi conosce profondamente la propria materia prima.
Abbiamo iniziato con una verticale di Huna, il cavallo di battaglia di La Torre, e in particolare con il campione di vasca 2025 che andrà in bottiglia tra un paio di mesi. Il fresco notturno di quell’estate regala un’acidità che si estende lungo tutto il palato e si congeda con una piacevole punta salmastra, indici di grande potenziale che saremo contenti di ritrovare nel calice tra qualche anno!

L’Huna 2024 inizia a rivelare la sua caratterizzante balsamicità, mista a melograno, ribes e altri piccoli frutti rossi. La 2022, con la sua estate calda e siccitosa, simile a quella che ci siamo lasciati alle spalle, si rivela mediterraneo, sanguigno con un lieve cenno ferroso e slanciato in “stile Langa”. La 2021 ci ha sorpresi con il suo finale suadente e vagamente dolciastro, vestito dell’eleganza nei nebbioli della Valtellina, pur senza dotarsi di tannini così diffusi. Il fil rouge della produzione è una “beva moderna da vigne mature”, di circa 60 anni, su terreni ricchi di calcare che regalano vini salini, vocati all’immediatezza e alla versatilità, più che alla struttura e alla potenza.
Sulla scia di questo tema, abbiamo proseguito con degustazioni alla cieca di altri 7 vini, in cui è riapparso un ultimo Huna: nella vendemmia 2023, fredda e scarica di tenore alcolico, ha regalato una croccantezza inaspettata e un frutto succoso, impreziosito da una piccola percentuale di marzemino.
L’ha preceduto in batteria il Bardolino 2023 Dritto di Tenuta La Cà, scorrevole e fresco, un trionfo di frutti rossi e note agrumate; mentre ha chiuso questo primo gruppo di “sconosciuti” il Rosso di Montalcino di Castello Tricerchi, oggi della famiglia Squarcia, diretta discendente – appunto – della storica casata dei Tricerchi. L’ottima annata 2021, paragonabile tra le recenti alla memorabile 2019, ha esaltato ulteriormente il potenziale del fondo della collina da cui provengono le sue uve, coccolate dalle temperature fresche e da una maturazione più lenta.
Nella seconda batteria ci siamo imbattuti nuovamente in Tenuta La Cà, ma stavolta con un Merlot 2023 travolgente, dal carattere “rock” salmastro di oliva nera, con richiami di macerazione carbonica e un fondo zuccherino.
Ci siamo poi lasciati guidare nelle Langhe per apprezzare i risultati di fratelli Francesco e Giacomo Vaira a Vergne, nei pressi di Barolo e La Morra, prima in conto terzi nell’annata 2022, con grappoli interi in acciaio che hanno dato vita a fermentazioni sì più corte, ma anche più “verdi” e dal tannino ruvido, poi comunque ben bilanciato – a distanza di qualche anno – da un frutto rosso ancora pieno e vivace. Abbiamo subito dopo degustato l’annata 2023, la prima a lavorazione pienamente autonoma di Vaira Aurelj, nella quale i due fratelli hanno optato per quella che è diventata la loro firma: acino intero diraspato non più in acciaio, ma in cemento. Qui il loro FuoriZona è ancora più elegante, dritto e preciso, sebbene forse troppo giovane. Qualche anno in bottiglia gli conferirà una presenza da re.

L’ultima tappa del nostro viaggio ci ha portati in Germania, nella regione del Baden, dove anche David e Charlotte Beck hanno da poco iniziato a produrre (la loro prima bottiglia è del 2017), ma hanno già messo ben in chiaro l’identità con cui vogliono rendere riconoscibile il proprio Pinot Nero. Il loro HuesWii 2022 esprime l’essenza della traduzione del nome dialettale “vino di casa”: una gioiosa esplosione di frutta rossa, spezie, erbe montane e tabacco dolce, resa elegante dai 12 mesi nelle botti, provenienti dalla vicina Alsazia.
Mi rimarrà nella memoria e nel cuore, questo piacevolissimo pomeriggio organizzato da Tesori Liquidi e aspetto con curiosità il prossimo appuntamento.
I fondatori, Francesco Bonomi e Francesco Mastrosimone, confermano sì che manterranno attive la selezione e la compravendita di bottiglie vintage, ma sempre di più punteranno sull’organizzazione di eventi speciali per chi ama vivere il vino come un’esperienza informale di confronto e di arricchimento.
Adele Gorni Silvestrini –Passi in cantina
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