Il mio tour tra i vini d’Italia. Una domenica con la guida di Doctor Wine sotto il braccio
Le luminose sale di un hotel 5 stelle in centro a Milano, il Principe di Savoia, sono diventate per due giorni il palcoscenico della viticoltura italiana d’eccellenza: il 28 e 29 settembre è stata presentata la “Guida essenziale ai vini d’Italia 2025” di DoctorWine, all’anagrafe Daniele Cernilli, giunta alla sua undicesima edizione.
Oltre 1.300 aziende selezionate, per un totale di circa 3.250 vini recensiti sugli oltre 20 mila degustati da Cernilli e dai suoi collaboratori durante l’anno, con un “ricambio” di aziende del 10% circa rispetto all’anno precedente.
Se gli ultimi mesi dell’anno – come per molti di noi avviene – si dedicano alla pianificazione dell’anno successivo, passeggiare tra i banchi d’assaggio dei produttori convocati da Doctor Wine diventa un modo ideale per fantasticare sulle proprie uscite enoturistiche da mettere a calendario.
Ecco alcuni scorci della mia “gita” di domenica 29, dal Basso Piemonte alla Lucania.
I “faccini” di Doctor Wine, assegnati ai vini che conquistano un punteggio da 95/100 in su, comprensibilmente affollano i grandi rossi piemontesi… ma ad attirare la mia attenzione è stata una bolla: l’Alta Langa Airali Brut 2020, da Pinot Nero e Chardonnay con 36 mesi sui lieviti. Paglierino brillante e con perlage fine, era un trionfo olfattivo di agrumi, fiori bianchi e pasticceria secca. Chiacchierando con i collaboratori della famiglia Miroglio, ho saputo che la sede di Tenuta Carretta, ricavata da un’antica villa nobiliare, ha accanto un albergo ed il ristorante stellato 21.9 dello Chef Flavio Costa. Un motivo in più per pianificare un soggiorno in provincia di Cuneo
Da lì, ho fatto un balzo mentale all’estremità occidentale della vicina Liguria, dove in quella terra di mezzo che sono i Colli di Luni, divisi tra Liguria e Toscana, la famiglia Bosoni di Lunae si fa interprete di questa dualità, mischiando la leggiadria croccante dei vini liguri all’opulenza di certi vini toscani. Il Numero Chiuso 2021 è un vermentino in purezza che passa 18 mesi in botti di rovere da 20hl, di un colore dorato e con aromi di frutta gialla e pietra focaia persistenti quanto il suo finale di bocca.
Sempre in tema di terre straordinarie che producono straordinari vini bianchi, la mia tappa successiva è nella vallata di Matelica, l’unica parallela alla costa, contrapposta rispetto a tutte le altre percorse perpendicolarmente dai fiumi marchigiani. Qui all’interno della Regione il clima si fa più “nordico”, esposto ai venti di nord-est e alle perturbazioni balcaniche. Ne deriva solitamente un Verdicchio più grintoso e verticale rispetto al fratello dei Castelli di Jesi, ed il Verdicchio di Matelica Riserva NOI 150 2020 è un’ulteriore conferma, con il suo sorso teso e sapido nonostante la pienezza ulteriormente valorizzata dai 30 mesi in botte da 50hl. Doctor Wine afferma nella Guida che con la cantina sociale Belisario ci troviamo di fronte, per coerenza e costanza produttive, ad una delle migliori realtà cooperative italiane. Dopo averne provato i tre prodotti esposti, non ho motivo di dubitarne.
Passando da ovest ed est del Centro Italia, eccomi nell’iconica Toscana, e più precisamente nel suggestivo borgo medievale di San Gimignano. Nella località di Santa Margherita, da 35 anni e con un cambio di proprietà nel 2005, Panizzi prosegue la sua produzione con approcci innovativi ma sempre rispettosi delle tradizioni, grazie alla direzione dell’esperto tecnico Walter Sovran, tra i più stimati conoscitori della Vernaccia.
La Riserva Late Release 2014 è maturata in legni di varia fattura per oltre 15 mesi ed ora si presenta con un incantevole panorama aromatico di uva spina, mandorle, fiori bianchi e una lieve nota d’idrocarburo, oltre che sapida, persistente ed equilibrata al gusto.
Nella postazione a fianco, l’amica e collega sommelier FISAR Barbara Pavanello mi porta a Bolgheri. Qui, ancor prima che la zona diventasse famosa, nei primi anni ’80 Le Macchiole investe in una produzione dall’alto profilo qualitativo, con attenzione maniacale in vigna, parcelle vinificate separatamente e continua ricerca.
Il loro Toscana Rosso Paleo 2021 è un’ulteriore conferma della lungimirante ambizione di Cinzia Merli e dei figli Elia e Mattia Campolmi: un fuoriclasse da uve 100% Cabernet Franc con 18 mesi in barrique dal colore rosso rubino cupo e dall’olfatto complesso ed al contempo preciso di frutti rossi maturi, agrumi, spezie e tabacco, con un’elegante nota balsamica.
Nel banco d’assaggio alla destra di Barbara, una terza perla toscana era offerta da Isole e Olena, da sempre punto di riferimento per la produzione enologica di alta qualità in Chianti Classico. Il Toscana Rosso Cepparello 2021, 100% Sangiovese con 24 mesi in barrique, avvolge subito il naso con note di ciliegia e spezie dolci confermando la sua agile piacevolezza fino in retrolfattiva, con un corpo pieno ma elegantissimo e tannini perfettamente integrati.
Con un salto geografico notevole, ma sempre restando in tema di rossi blasonati, chiudo il mio viaggio in Basilicata, dove un antico vulcano spento ospita l’Aglianico del Vulture tra Rionero, Melfi, Lavello, Venosa, Barile ed un’altra decina di piccoli comuni.
Il primo di quelli citati ha dato i natali alla fine degli anni ’90 a Cantine del Notaio di Gerardo Giuratrabocchetti, i cui vini sempre pieni di personalità portano tutti il nome di una pratica notarile, in omaggio all’attività dei suoi antenati.
La Firma 2019 è un Aglianico in purezza con 12 mesi in botti, tonneau e barrique dall’olfatto maestoso di frutti rossi, spezie e sottobosco, dal sorso avvolgente e con tannini estremamente eleganti, oltre che con un finale dalla persistenza che pare infinita.
Una domenica milanese memorabile, tra nuovi assaggi e nuove amicizie: ho infatti avuto la sorpresa di ritrovare Francesca Granelli, enologa e giornalista conosciuta pochi mesi fa alla Notte Rosa del Vino di Trebisacce, che da quest’anno collabora con lo staff di Daniele Cernilli.
Alla prossima, DoctorWine!

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