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BlendNews è un contenitore di informazioni dedicato al vino. Racconteremo gli eventi, le novità e le curiosità di questo mondo.

 

Buglioni Harvest Experience dove la vendemmia non si guarda, si fa Arrow Right Top Bg

21 Agosto, 2026

Buglioni Harvest Experience. La vendemmia non si guarda, si fa

  Dal 5 settembre al 4 ottobre Buglioni apre i suoi vigneti in Valpolicella: un’esperienza immersiva tra raccolta manuale, merenda nei filari, aperitivi e pranzi.   Due formule per vivere il rito della vendemmia in modo coinvolgente: solo mani sporche, calici pieni e sorrisi veri.  C’è un momento dell’anno in cui il tempo sembra fermarsi tra le colline veronesi, dove il lavoro si trasforma in rito e il vino smette di essere solo una bottiglia per diventare una storia vissuta. È la vendemmia di Buglioni, un appuntamento che quest’anno torna a sfidare le convenzioni con la Harvest Experience 2026.  Non stiamo parlando di una semplice visita guidata, ma di un richiamo alle origini. In un mondo sempre più digitale e distaccato, Buglioni riporta l’ospite al centro del ciclo naturale: il contatto diretto con la terra, la fatica nobile della raccolta, il profumo inconfondibile dell’uva matura che riempie l’aria di fine estate. Qui il concetto è chiaro: la vendemmia non si guarda, si fa. Dimenticate la classica visita in cantina: per poche settimane, gli appassionati hanno l’opportunità unica di entrare nel cuore operativo della tenuta, raccogliere l’uva insieme agli esperti, scoprire dove nasce il vino – dalla pianta fino alla cantina – e concedersi il piacere di una merenda autentica tra i filari. DUE FORMULE, UN’UNICA PASSIONE: THE BREAKFAST CLUB O DIRTY DANCING? Buglioni propone due formule differenti per interpretare questo momento magico, offrendo a ciascun ospite la possibilità di scegliere come vivere l’Harvest Experience con Buglioni, in modo coinvolgente e conviviale. The Breakfast Club Pensato per chi crede che la vendemmia sia “mani sporche e tavola piena”. Dopo una mattinata di raccolta manuale dei grappoli destinati a diventare Amarone e Recioto della Valpolicella, guidati dal Wine Specialist Buglioni, si passa alla meritata e imprescindibile “Merenda del bacan“ tra i filari, con pane fatto in casa, la soppressa di produzione Buglioni e una bollicina rinfrescante. A seguire una visita esclusiva al fruttaio di appassimento – un vero e proprio spoiler sul futuro del vino – e l’aperitivo sotto il glicine in Locanda Buglioni, il Wine Restaurant della Cantina, immerso nei vigneti dove il tempo sembra dilatarsi tra un calice e l’altro. Menu con hummus di ceci, alici fritte e salumi locali, accompagnato in condivisione pranzo informale accompagnato da un vino Buglioni a scelta. Costa 55 euro a persona e comprende: l’experience della vendemmia guidata, la merenda dal bacan, la visita in cantina e l’aperitivo finale. Dirty Dancing Per chi cerca il massimo, Buglioni ha ideato un percorso che non lascia spazio a compromessi. Oltre alla raccolta manuale dei grappoli guidati dal Wine Specialist Buglioni, la “Merenda del bacan” tra i filari e la visita al fruttaio di appassimento, l’esperienza culmina in Locanda con un menu degustazione da quattro portate, sapientemente abbinate ai grandi classici della casa: dal Lugana Gabriella all’iconico Amarone Il Lussurioso, fino al Recioto Il Narcisista. Costa 105 euro a persona e comprende: l’experience della vendemmia guidata, la merenda dal bacan, la visita in cantina e il pranzo con quattro portate e quattro vini in abbinamento. DALLA TERRA ALLA BOTTIGLIA: UN GIORNO DA VIGNAIOLI PER CAPIRE COME NASCE L’ECCELLENZA Partecipare alla Harvest Experience non significa solo degustare un calice, ma comprendere la filosofia che sottende ogni singola etichetta Buglioni. È la possibilità di vedere dove “nasce” il vino, di dialogare con chi la terra la coltiva ogni giorno e di portare a casa, tra i ricordi e i sapori, la consapevolezza di aver contribuito, anche solo per un giorno, a creare un’eccellenza del territorio. Che siate neofiti alla ricerca di un contatto autentico con la natura o wine lover esperti desiderosi di testare il raccolto in anteprima, questa è un’occasione irripetibile. Perché, in fondo, non c’è modo migliore per conoscere un vino che averlo visto nascere, toccato con mano e celebrato, fino all’ultimo calice. È possibile partecipare alla Harvest Experience 2026 tutti i weekend dal 6 settembre al 4 ottobre. Le attività iniziano ore 10.00. Le prenotazioni sono ufficialmente aperte qui:
https://www.buglioni.it/vendemmia-experience-2026
I posti sono limitati per garantire un’esperienza intima e autentica. Cantina Buglioni
Via Campagnole, 55
37029 San Pietro in Cariano Verona, Italy
https://www.buglioni.it
+39 045 6760676 La Redazione
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DIRUPO, IL VALDOBBIADENE DOCG DI ANDREOLA CHE TRADUCE IN UN CALICE LA VITICOLTURA EROICA Arrow Right Top Bg

18 Agosto, 2026

Dirupo, il Valdobbiadene docg di Andreola che traduce in un calice la viticoltura eroica

  Nato dalle vigne a più forte pendenza della cantina di Col San Martino, Dirupo sintetizza nel nome e nel carattere la filosofia produttiva di Andreola e il legame con il territorio di Valdobbiadene   “Dirupo” è un nome che richiama immediatamente un’immagine precisa: quella delle colline scoscese del Valdobbiadene DOCG, dove Andreola coltiva le proprie vigne fin dal 1984. Non è un caso che la stessa idea compaia nel claim che accompagna l’azienda da oltre dieci anni, “Eroico in Valdobbiadene”: tra i due esiste un rapporto diretto, quasi di causa ed effetto. Dirupo nasce infatti dalle vigne a maggiore pendenza di proprietà della cantina, quelle dove il lavoro manuale resta l’unica strada percorribile e dove, nei tratti più estremi, il trasporto dell’uva in vendemmia richiede ancora l’utilizzo delle carrucole. È un’etichetta che porta con sé, fin dal nome, l’idea su cui si fonda l’intera produzione Andreola: la vite governata dalla mano dell’uomo, in un territorio che nel 2019 è stato riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’UNESCO. Se la gamma dei vini si è progressivamente ampliata, arrivando a comprendere sette etichette della Rive Line e, più di recente, i prodotti della linea Vigneti delle Dolomiti, nati da un vigneto di 9 ettari acquisito nel 2017 a Sedico, nel cuore delle Dolomiti Bellunesi, Dirupo resta il punto di partenza da cui quella filosofia si irradia. È l’etichetta con cui la maggior parte del pubblico incontra per la prima volta lo stile Andreola, ed è per questo che la cantina la considera un vero manifesto: nel bicchiere restituisce l’intensità aromatica e l’equilibrio che caratterizzano tutta la produzione, dal Valdobbiadene DOCG di ingresso fino alle Rive più identitarie e al Cartizze. Di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, Dirupo presenta un perlage fine e persistente e una spuma cremosa. Al naso si apre su note di biancospino, acacia, agrumi e frutta fresca. Un Brut con un dosaggio di 8 g/l che offre un sorso equilibrato, sapido e morbido, capace di coniugare freschezza e rotondità. Perfetto dall’aperitivo agli abbinamenti con pesce e carni bianche. Stefano Pola, proprietario di Andreola Il Dirupo è tra i vini che meglio rappresentano quello che facciamo qui: nasce dalle vigne a maggiore pendenza della nostra cantina, quelle dove il lavoro manuale resta l’unica strada possibile. Le parcelle migliori di quelle vigne, quelle che riescono a esprimere con più precisione il carattere del Dirupo, sono anche il punto di partenza per la bottiglia dedicata al nostro Fondatore. È un riconoscimento a un vino che, fin dalla prima vendemmia, ha saputo tradurre in un calice tutta la fatica e la cura che mettiamo in vigna ogni giorno. Un pensiero che trova eco nelle parole di Mirco Balliana, capo enologo della cantina dal 2011, cresciuto tra le vigne di Col San Martino e formato tra la scuola enologica Cerletti e l’Università di Padova. Per Balliana, che ha seguito da vicino la crescita dell’azienda negli ultimi quindici anni, Dirupo è la sintesi più compiuta del rapporto tra territorio e cantina: un’etichetta che, pur rivolgendosi a un pubblico ampio, non rinuncia a raccontare con precisione la propria origine. La scelta di destinare le uve delle vigne più ripide a un vino dalla grande versatilità risponde dunque a una logica precisa: rendere accessibile, fin dal primo approccio, l’esperienza della viticoltura eroica che Andreola pratica su tutti i suoi 110 ettari vitati. Un principio che l’azienda ha mantenuto costante anche negli anni di maggiore crescita, quando la cantina è passata da una realtà familiare a vendita locale a una struttura con vendite in oltre otto mercati esteri, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Svizzera e Belgio, a cui oggi viene destinato il 35% della produzione. Dirupo continua così a rappresentare, vendemmia dopo vendemmia, il primo capitolo di una storia che si sviluppa lungo le pendici del Valdobbiadene DOCG: quella di una cantina che ha fatto della fatica in vigna e della cura manuale la propria cifra distintiva, restituendola in un calice pensato per essere, prima di tutto, un invito a scoprire la filosofia e lo stile di Andreola. La Redazione
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Vendemmia 2026: da nord a sud quantità in lieve flessione, ma i vignaioli non piangono «con l’attuale situazione di mercato, meglio la qualità della quantità» Arrow Right Top Bg

17 Agosto, 2026

Vendemmia 2026: da nord a sud quantità in lieve flessione, ma i vignaioli non piangono «con l’attuale situazione di mercato, meglio la qualità della quantità»

  I vignaioli non piangono la contrazione di rese che si prevede per la vendemmia 2026.   Il motivo? Le contingenze di mercato che hanno contratto i consumi, al punto che persino in Champagne i produttori – tramite il Comité Champagne – hanno fissato la resa 2026 a 8.800 kg per ettaro: un taglio di produzione per il quarto anno di fila per gestire stock, clima difficile e mercato complesso. Ecco il sentiment dei vignaioli da Nord a Sud Italia, a pochi giorni dall’inizio della raccolta. Armin Gratl, direttore generale di Cantina Valle Isarco, la più giovane cantina sociale altoatesina parla di una stagione caratterizzata da un anticipo vegetativo e quindi una vendemmia anticipata rispetto alla media. Le temperature elevate hanno accelerato la maturazione, ma finora non abbiamo riscontrato particolari problemi e lo stato sanitario delle uve è molto buono. Per le rese è ancora presto per fare previsioni precise: ogni vigneto reagisce in modo diverso e molto dipenderà dall’andamento delle prossime settimane. Sarà fondamentale individuare il momento giusto per la raccolta, con l’obiettivo di portare in cantina uve sane e di qualità.  Condizioni come quelle di quest’anno richiedono ai nostri soci viticoltori di seguire i vigneti ancora più da vicino rispetto al passato: ogni annata è diversa e non esistono più regole valide per tutti, servono esperienza, flessibilità e una presenza costante in vigneto per prendere le decisioni giuste al momento giusto. A questo scenario si aggiunge un mercato sicuramente più difficile rispetto a qualche anno fa, con abitudini di consumo che stanno cambiando: Proprio per questo riteniamo ancora più importante puntare sulla qualità e rimanere fedeli alla propria identità. Per noi di Cantina Valle Isarco significa continuare a valorizzare il nostro territorio e il lavoro dei nostri soci viticoltori, senza inseguire le mode, ma offrendo vini autentici e riconoscibili.  Anche in Trentino per Maso Martis, la boutique vinery del Trentodoc, la vendemmia sembrava dover partire in anticipo ma le previsioni sono state ribaltate dalla siccità, come conferma l’enologo Matteo Ferrari: «L’anticipo sul germogliamento di circa dieci giorni rispetto al 2025 e iniziato già nelle ultime settimane di marzo, si è protratto fino alla piena fioritura dell’ultima settimana di maggio e alla pre-chiusura del grappolo. Questo ha fatto pensare a un anticipo vendemmiale importante con previsioni di inizio verso il 10 di agosto, ma poi le alte temperature di giugno e luglio hanno cambiato la situazione. Tra siccità e calore le piante hanno rallentato diminuendo il processo di fotosintesi e di conseguenza il processo di accumulo di zuccheri e di maturazione. Gli sbalzi termici delle ultime settimane hanno permesso alle viti di riprendere il ciclo di maturazione e tra il 20 ed il 25 luglio è iniziata l’invaiatura». Un’annata difficile da interpretare, visto l’andamento climatico altalenante «ma prevediamo di iniziare la vendemmia attorno al 18 agosto con uve di ottima qualità». Anche in Toscana a Bibbona, a due passi da Bolgheri, non c’è sentore di vendemmia anticipata. Niccolò Marzichi Lenzi, amministratore delegato di Tenuta di Biserno, Tenuta Campo di Sasso e Le Crocine Da qualche anno, già ai primi di agosto siamo tutti ai blocchi di partenza, convinti che la vendemmia sarà particolarmente anticipata, anche perché siamo inevitabilmente condizionati da quello che si legge. Poi, però, per quanto ci riguarda, nella maggior parte dei casi si finisce per raccogliere più o meno nelle date di sempre. Per come si presenta oggi, questa sarà sicuramente un’annata solare. Tuttavia, è ancora troppo presto per esprimere giudizi sulla qualità delle uve o sullo stile dei vini: saranno l’andamento delle prossime settimane e la vendemmia a dirci quale sarà il vero volto di questa annata. Ancora qualche giorno e poi in Umbria, invece, si inizieranno a raccogliere i primi grappoli Marco Caprai, presidente & ceo dell’Azienda agricola Arnaldo Caprai Per quanto riguarda i tempi della vendemmia bisognerà attendere ancora pochi giorni per le basi spumante e le varietà particolarmente precoci. Sempre che non ci siano le tanto auspicate precipitazioni. La situazione, pur mantenendo un certo anticipo, potrebbe ancora cambiare di qualche giorno. La produzione, per il Re del Sagrantino, sarà un po’ più bassa della media a causa della siccità ma non sarà un male per l’Umbria Le attuali temperature e la siccità porteranno a produzioni inferiori alla media, con un 5-10% sotto la media ma anche a vini più buoni. Non sarà un male per la qualità dei vini umbri che non ne risentirà, e considerando i problemi del mercato attuale è meglio avere un po’ meno produzione da piazzare, ma valorizzandola ancora meglio Caprai riflette poi sulla questione ambientale e climatica Queste sofferenze agronomiche – osserva – devono però farci riflettere sul rinnovo degli impianti e sulla necessità di realizzarli con strumenti per l’irrigazione. La disponibilità d’acqua è per Caprai uno degli elementi decisivi su cui si gioca la competitività delle aziende agricole Nella Valle umbra la condotta appena realizzata e della quale si stanno ultimando le opere per la distribuzione dell’acqua della diga di Valfabbrica, offre ai nostri territori, in prospettiva, un vantaggio competitivo per chi vuole venire a investire e a produrre nel territorio e un’importante garanzia della risorsa acqua, che comunque sarà sempre di meno, almeno per i prossimi secoli, se non di più. In Calabria, l’Azienda agricola biologica Santa Venere si estende per circa 150 ettari sulle colline dell’antica terra di Cirò, piccolo paese della Calabria in provincia di Crotone dalle antichissime origini, particolarmente significativo per la sua storia e cultura. Le terre fin dal 1600 sono di proprietà della famiglia Scala, da sempre dedita alla coltivazione della vite e dell’ulivo. Oggi è Giuseppe Scala a guidare l’azienda insieme al fratello Federico, che in merito alla vendemmia e alle condizioni climatiche non ha dubbi A Cirò conosciamo bene il caldo e la siccità: fanno parte dell’identità del nostro territorio. Tuttavia, la continuità e l’intensità delle temperature elevate viste negli ultimi mesi stanno ponendo sfide inedite. Per la vendemmia 2026 prevediamo un anticipo dei tempi di raccolta, in particolare per le varietà bianche come il Greco Bianco, per preservare l’acidità e la freschezza aromatica evitando sovramaturazioni. Sul fronte delle rese, ci aspettiamo una contrazione quantitativa rispetto alle medie storiche. Gli acini sono tendenzialmente più piccoli a causa dello stress idrico. Dal punto di vista qualitativo e sanitario, tuttavia, il caldo e la mancanza di umidità riducono la pressione delle malattie fungine (come peronospora e oidio), permettendoci di portare in cantina uve estremamente sane, ricche di polifenoli e con una grande concentrazione zuccherina e aromatica, a patto di aver gestito bene la pianta in estate. Essere un’azienda certificata biologica per noi non è solo un’etichetta, ma un approccio dinamico al vigneto. Le condizioni climatiche attuali ci hanno imposto di rivedere la gestione ordinaria in campo. Per questo motivo l’azienda ha ridotto la sfogliatura estiva, ha ridotto al minimo le lavorazioni invasive del terreno per non far evaporare l’umidità residua negli strati profondi, utilizza la tecnica del mulching (pacciamatura verde) per proteggere il suolo dall’irraggiamento diretto e arricchirlo di sostanza organica. Dove possibile e necessario, viene utilizzata l’irrigazione a goccia per evitare la defogliazione precoce o il blocco della maturazione nelle fasi più critiche. Il lavoro di Santa Venere si basa sul monitoraggio della maturazione: la decisione su quando raccogliere non si basa più solo sui gradi Babo (zuccheri), ma su un controllo quotidiano dell’acidità titolabile, del pH e della maturità fenolica delle bucce. Il settore vitivinicolo globale sta attraversando un momento di profonda trasformazione Il calo dei consumi generalizzato e il riposizionamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati a vini più leggeri, freschi, trasparenti e sostenibili, rappresentano la vera sfida strategica. In un mercato saturo, la risposta non è produrre di più, ma raccontare meglio l’unicità del territorio. Varietà autoctone come il Gaglioppo e il Greco Bianco hanno una personalità irripetibile che i mercati internazionali ricercano sempre di più se interpretate con eleganza. La sfida a Cirò è contenere i gradi alcolici elevati derivanti dalle alte temperature per proporre vini equilibrati, dotati di buona bevibilità, tannini levigati e fresca acidità, incontrando i gusti delle nuove generazioni di consumatori. La certificazione biologica è il punto di partenza, non di arrivo. I buyer e gli appassionati oggi chiedono tracciabilità, impronta carbonica ridotta, attenzione alla biodiversità e packaging più leggeri e sostenibili. Il settore vitivinicolo globale sta attraversando un momento di profonda trasformazione Il calo dei consumi generalizzato e il riposizionamento delle abitudini dei consumatori, sempre più orientati a vini più leggeri, freschi, trasparenti e sostenibili, rappresentano la vera sfida strategica. In un mercato saturo, la risposta non è produrre di più, ma raccontare meglio l’unicità del territorio. Varietà autoctone come il Gaglioppo e il Greco Bianco hanno una personalità irripetibile che i mercati internazionali ricercano sempre di più se interpretate con eleganza. La sfida a Cirò è contenere i gradi alcolici elevati derivanti dalle alte temperature per proporre vini equilibrati, dotati di buona bevibilità, tannini levigati e fresca acidità, incontrando i gusti delle nuove generazioni di consumatori. La certificazione biologica è il punto di partenza, non di arrivo. I buyer e gli appassionati oggi chiedono tracciabilità, impronta carbonica ridotta, attenzione alla biodiversità e packaging più leggeri e sostenibili. Andiamo infine in Sicilia, precisamente a Vittoria, a due passi da Ragusa, dove Silvio Balloni, amministratore delegato di Santa Tresa e Azienda Agricola Cortese, parla di annata sfidante L’annata 2026 si presenta caratterizzata da sfide agronomiche complesse ma con prospettive qualitative di alto profilo. Le piogge primaverili hanno fornito una riserva idrica nei terreni sabbioso-calcarei tipici della zona di Vittoria e le elevate temperature di giugno e luglio hanno impresso un’accelerazione alla maturazione. Sotto il profilo dei volumi, si stima una leggera contrazione quantitativa, che rappresenta un fattore fisiologico legato alle condizioni estive, ma si riflette positivamente sulla qualità che si preannuncia eccellente. Per quanto riguarda i tempi di raccolta, i primi stacchi prenderanno il via nella prima metà di agosto, a partire dalle basi spumante per poi proseguire con le varietà a bacca bianca. La vendemmia per le uve a bacca rossa autoctone si concentrerà invece dalla metà di settembre. L’approccio biologico e l’attenzione alla biodiversità di Santa Tresa e Cortese continuano a dimostrarsi strumenti efficaci per contrastare il cambiamento climatico e garantiscono vini di grande bevibilità, freschezza ed eleganza. La Redazione
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Ho.Re.Ca., la nuova sfida non è assumere di più: è aumentare la produttività Arrow Right Top Bg

16 Agosto, 2026

Ho.Re.Ca., la nuova sfida non è assumere di più: è aumentare la produttività

  Il 77% dei ristoratori fatica a trovare personale qualificato, mentre oltre 114 mila lavoratori hanno lasciato il settore nell’ultimo anno. La risposta arriva dalle nuove tecnologie: macchinari intelligenti che aumentano produttività, qualità e continuità operativa.   Per anni la crescita di un ristorante è stata associata all’aumento del personale. Oggi lo scenario è cambiato. La vera sfida per il mondo Ho.Re.Ca. è riuscire a produrre di più, mantenere elevati standard qualitativi e garantire un servizio impeccabile, anche in un contesto in cui reperire personale qualificato è sempre più difficile. I numeri raccontano con chiarezza questo cambiamento. Secondo un’indagine FIPE-Format Research, il 77,1% dei ristoratori italiani dichiara di avere difficoltà nel reperire personale qualificato, mentre per figure strategiche come i cuochi oltre il 41% delle ricerche si conclude senza alcuna assunzione. Il fenomeno si riflette anche sul mercato del lavoro. Nel solo 2025 il settore della ristorazione ha registrato una riduzione di oltre 114 mila lavoratori dipendenti (-10,3%), confermando come la produttività sia destinata a diventare uno dei principali fattori competitivi delle imprese. È proprio in questo scenario che, secondo Facile Noleggiare, primo portale italiano specializzato nel noleggio a lungo termine di macchinari professionali per il settore Ho.Re.Ca, cambia il ruolo della tecnologia all’interno delle cucine professionali. La cucina intelligente è già realtà Se fino a pochi anni fa forni, friggitrici e sistemi di cottura erano semplici strumenti di lavoro, oggi stanno diventando veri e propri alleati della produttività. Il mercato mondiale delle attrezzature professionali lo dimostra: nel 2025 ha raggiunto 77,7 miliardi di euro, con una crescita del 35% rispetto al periodo pre-pandemia, trainato da automazione, attrezzature multifunzione e sistemi intelligenti di ultima generazione. Francesco Profili, fondatore di Facile Noleggiare La tecnologia non sostituisce il cuoco. Lo rende più performante», Oggi il valore di una cucina professionale dipende sempre di più dalla capacità di mettere le persone nelle condizioni di lavorare al meglio, riducendo le attività ripetitive, aumentando la qualità del risultato e garantendo continuità operativa. Quando il macchinario diventa un collaboratore Le attrezzature professionali di ultima generazione stanno cambiando radicalmente il modo di lavorare. Esistono sistemi multifunzione in grado di gestire automaticamente diverse fasi della preparazione, monitorabili anche da remoto, capaci di lavorare durante le ore notturne e di avviare autonomamente i cicli di pulizia al termine del servizio. Forni intelligenti consentono di ottenere risultati paragonabili alla cottura tradizionale, ma con livelli di precisione, uniformità e ripetibilità impensabili fino a pochi anni fa. Le nuove friggitrici professionali, inoltre, sono in grado di filtrare automaticamente l’olio durante il servizio in appena un minuto e quarantadue secondi, riportandolo rapidamente alla temperatura ideale senza interrompere il lavoro della cucina. Alcuni modelli consentono anche di gestire contemporaneamente due cotture differenti, aumentando la capacità produttiva senza aumentare il carico di lavoro del personale. Il vero salto di qualità non consiste nell’avere macchinari più sofisticati. Consiste nel mettere ogni professionista nelle condizioni di esprimere il massimo del proprio potenziale. La tecnologia diventa un supporto quotidiano, capace di semplificare il lavoro, aumentare la produttività e garantire risultati costanti. Le performance diventano prevedibili Per ristoranti, hotel, laboratori, pasticcerie e attività di ristorazione organizzata, investire nelle migliori tecnologie significa oggi lavorare con maggiore efficienza, migliorare la qualità del servizio e ottimizzare tempi e processi. Il limite, spesso, è rappresentato dal costo di acquisto delle attrezzature più evolute, che può raggiungere investimenti molto importanti. Per questo Facile Noleggiare propone formule che consentono alle imprese di accedere fin da subito alle tecnologie più avanzate disponibili sul mercato, trasformando l’investimento iniziale in un costo certo e pianificabile, comprensivo di macchinario, assistenza tecnica e servizi. Il vantaggio non è acquistare a un prezzo inferiore, ma poter contare su strumenti di eccellenza e conoscere fin dall’inizio il costo complessivo della soluzione, senza sorprese e con la certezza di mantenere sempre elevati standard operativi. Il futuro dell’Ho.Re.Ca. si misura nelle performance Secondo Facile Noleggiare, la ristorazione italiana sta entrando in una nuova fase. La competitività non dipenderà soltanto dalla qualità delle materie prime, dalla creatività dello chef o dalla posizione del locale, ma sempre di più dalla capacità di organizzare il lavoro attraverso tecnologie intelligenti, affidabili e performanti. Noi non noleggiamo semplicemente macchinari», conclude Profili. «Aiutiamo ristoranti, hotel e laboratori a lavorare meglio. Perché oggi la differenza non la fa il numero di persone presenti in cucina, ma ciò che quelle persone riescono a realizzare grazie agli strumenti che hanno a disposizione. Facile Noleggiare Facile Noleggiare è il primo portale italiano specializzato nel noleggio a lungo termine di macchinari professionali per il settore Ho.Re.Ca. L’azienda si rivolge a ristoranti, bar e caffetterie, hotel, pasticcerie, panifici, laboratori professionali, catering ed eventi, offrendo soluzioni per forni professionali, abbattitori, frigoriferi e congelatori, lavastoviglie professionali, macchine per gelato e sistemi di refrigerazione e conservazione. La missione di Facile Noleggiare è rendere l’innovazione tecnologica più accessibile alle imprese della ristorazione, attraverso formule di noleggio semplici, flessibili e sostenibili, per garantire performance elevate. Web: https://www.facilenoleggiare.com/ La Redazione
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16 Agosto, 2026

Vino, IMT: taglio rese e stoccaggio per prossima vendemmia. parola d’ordine “riequilibrio” della DOC Verdicchio Castelli di Jesi

  Obiettivo riequilibrio per la Doc Verdicchio dei Castelli di Jesi, architrave del vino marchigiano con una produzione di circa 90 mila ettolitri imbottigliati l’anno. Taglio delle rese e stoccaggio sono gli strumenti di gestione prudenziale dell’offerta deliberati in Assemblea dall’Istituto marchigiano di tutela vini (Imt) per la prossima vendemmia, con relativa richiesta inviata oggi alla Regione. Le misure proposte dal maxi-Consorzio marchigiano (16 denominazioni), riguardano la proroga delle limitazioni delle rese a 110 quintali per ettaro – anziché 140 quintali da disciplinare – e il bloccaggio (sino al 30 giugno 2027 e per un massimo di 21 quintali) delle uve prodotte oltre la soglia stabilita. Michele Bernetti, il presidente Imt Il quadro del comparto richiede particolare attenzione sia a livello nazionale che regionale. Per questo siamo particolarmente soddisfatti per le scelte di responsabilità operate dall’Assemblea. L’obiettivo è contenere un livello delle giacenze cresciuto molto anche dopo la ricca vendemmia 2025, e contestualmente puntare a una corretta dinamica dei prezzi e alla salvaguardia – a tutti i livelli – della filiera. Siamo consapevoli di avere un vino contemporaneo, di qualità e in grado di competere sui mercati nazionali e internazionali; in questo senso accogliamo con favore il recente ingresso di nuovi operatori sul nostro territorio. Per il direttore Imt, Alberto Mazzoni Il Verdicchio dei Castelli di Jesi rappresenta una parte importante del valore delle nostre denominazioni e alcuni indicatori commerciali rilevano comunque una sostanziale tenuta, con l’imbottigliato nel primo semestre a +2,7% e un calo contenuto nel retail nazionale. Il nostro compito sarà perciò orientato su due livelli: il primo su contenimento e riequilibrio, anche con misure di carattere strutturale; il secondo sulla necessità di attivare una campagna di promozione unitaria e continuativa dei vini marchigiani, da sviluppare su un arco temporale non inferiore a quattro anni. Il Verdicchio dei Castelli di Jesi conta quasi 1900 ettari rivendicati su un’area che comprende 25 comuni, con oltre 103 mila ettolitri prodotti (imbottigliati per il 90%, a 13 milioni di bottiglie) da 338 viticoltori e 129 produttori. Il Castelli di Jesi ha una quota export pari al 51%, nel 76% dei casi sui mercati europei. In crescita lo share nei mercati asiatici – Giappone in primis – che compensa in parte il gap riscontrato negli Stati Uniti. A valore, Regno Unito, Paesi Bassi, Usa, Germania e Svezia sono i principali sbocchi. Imt ha infine invitato le singole denominazioni consortili a valutare con attenzione – attraverso la convocazione di assemblee separate – le misure da intraprendere per limitare l’attuale livello di giacenze. La Redazione
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Scacciadiavoli presenta la Seconda Edizione di Naf – Nose Art Festival Arrow Right Top Bg

12 Agosto, 2026

Scacciadiavoli presenta la Seconda Edizione di Naf – Nose Art Festival

  Il 29 e 30 agosto la cantina di Montefalco torna a trasformarsi nel primo laboratorio italiano dedicato all’olfatto come linguaggio artistico e culturale   Performance teatrali, cinema olfattivo, installazioni immersive e degustazioni: un weekend che mette al centro il senso più evocativo e meno esplorato, dove vino, arte e memoria dialogano tra loro.   Esiste un senso capace più di ogni altro di riportarci a un luogo, a una persona o a un ricordo. È l’olfatto, il più primordiale e insieme il più misterioso dei nostri sensi. È proprio da questa consapevolezza che nasce NAF – Nose Art Festival, il progetto ideato e promosso dalla Cantina Scacciadiavoli, che il 29 e 30 agosto 2026 torna a Montefalco con la sua seconda edizione, confermandosi come uno dei più originali appuntamenti del panorama culturale italiano dedicati all’esplorazione dell’olfatto attraverso il dialogo tra arti performative, cinema, vino e ricerca sensoriale. Dopo il successo della prima edizione e il percorso itinerante di NAF Preview, che nei mesi scorsi ha portato il festival all’interno di musei e spazi culturali tra Umbria e Marche, il progetto torna negli storici spazi della cantina Scacciadiavoli, trasformandoli ancora una volta in un grande laboratorio esperienziale aperto al pubblico, dove il paesaggio vitivinicolo diventa scenografia naturale di un percorso immersivo che coinvolge emozioni, memoria e percezione. Nato da un’idea di Liù Pambuffetti, alla guida dell’azienda insieme al padre Amilcare e al cugino Iacopo Pambuffetti, il festival prosegue il proprio percorso di ricerca sul ruolo dell’olfatto come linguaggio culturale, strumento di conoscenza e forma di relazione con il paesaggio, le persone e i ricordi. Liù Pambuffetti Quando abbiamo immaginato NAF volevamo dimostrare che una cantina può diventare anche un luogo di produzione culturale, capace di generare riflessioni e nuove forme di partecipazione. L’olfatto è il senso che più di ogni altro custodisce la nostra memoria e mette in relazione ciò che siamo con i luoghi che attraversiamo. Con questa seconda edizione il festival cresce, si arricchisce di nuove produzioni artistiche e consolida la propria identità, continuando a costruire un dialogo tra vino, arte contemporanea e ricerca sensoriale che crediamo possa rappresentare un’esperienza unica per il pubblico. Il programma 2026 propone un percorso composto da produzioni originali e installazioni immersive, tutte accomunate dalla volontà di mettere il visitatore al centro dell’esperienza. Tra gli appuntamenti più attesi “I nomi, il naso”, la performance teatrale site-specific ideata da Stella Piccioni e Daniele Gaggianesi, nella quale uno spettatore bendato, accompagnato da un attore, attraversa un viaggio intimo fatto di profumi, suoni e ricordi, lasciando che sia il naso, e non lo sguardo, a guidare la percezione del mondo. Debutta invece “ATTIMO”, nuova creazione di Gabriella Salvaterra, una performance poetica dedicata al tempo come esperienza sensoriale e memoria del corpo, nella quale piccoli gruppi di spettatori vengono accompagnati lungo un percorso capace di trasformare odori, silenzi e gesti in materia narrativa. Il festival apre inoltre le porte anche alle famiglie con “Il Favoloso Museo di Lulù Cologne”, spettacolo ideato da Giovanna Pezzullo, che conduce adulti e bambini alla scoperta degli odori nascosti delle fiabe attraverso un racconto ironico e sorprendente, dove fantasia e profumeria si incontrano. Tra le novità dell’edizione 2026 anche il Cinema Olfattivo, che propone la proiezione del cortometraggio “How I Didn’t Become a Piano Player”, scritto e diretto da Tommaso Pitta, accompagnato da un percorso olfattivo ideato da Liù Pambuffetti e Stella Piccioni, capace di amplificare il coinvolgimento emotivo dello spettatore attraverso la relazione tra immagini e odori. Come da tradizione, il vino rimane il filo conduttore dell’intero festival. Il biglietto di ingresso comprende un calice di Spumante Rosé Scacciadiavoli, l’accesso alle installazioni e al DJ set, mentre durante tutto il weekend sarà possibile degustare i vini della cantina e una selezione di proposte gastronomiche pensate per accompagnare l’esperienza sensoriale. Tutte le performance saranno gratuite con prenotazione consigliata, vista la disponibilità limitata dei posti. Con la seconda edizione del Nose Art Festival, Scacciadiavoli conferma la propria vocazione a essere non solo una realtà vitivinicola di riferimento nel territorio di Montefalco, ma anche un laboratorio culturale permanente, dove il vino diventa occasione di incontro tra discipline diverse e l’esperienza della degustazione si amplia fino a comprendere arte, teatro, cinema e percezione sensoriale. Un progetto che continua a esplorare nuove forme di racconto del territorio, trasformando la cantina in uno spazio dove cultura e vino si respirano, prima ancora che si assaggino. La Redazione
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FIVI - Dal 21 al 26 agosto i Vignaioli Indipendenti FIVI partecipano per la prima volta al Meeting di Rimini Arrow Right Top Bg

11 Agosto, 2026

Custodi del territorio, lavoratori del paesaggio. Dal 21 al 26 agosto i Vignaioli Indipendenti FIVI partecipano per la prima volta al Meeting di Rimini

  Dal 21 al 26 agosto per la prima volta la FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti
avrà un proprio stand al Meeting di Rimini.     La Presidente Babini dichiara: Vogliamo dare il nostro contributo alla realizzazione di quello che Papa Leone ha splendidamente definito “il cantiere del nostro tempo”, nella consapevolezza che la nostra indipendenza non significa
isolamento, tutt’altro: siamo persone e imprenditori naturalmente inseriti in ecosistemi sociali, economici e culturali articolati, fatti di filiere nelle quali ogni attore è fondamentale e insostituibile. Per la prima volta la FIVI – Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti parteciperà con un proprio stand al Meeting di Rimini, che si svolgerà in Fiera dal 21 al 26 agosto 2026, e che quest’anno avrà come titolo e filo conduttore il verso di Dante “L’amor che move il sole e l’altre stelle”. Rita Babini, Vignaiola e Presidente FIVI. Il Meeting di Rimini è un appuntamento da sempre molto attento al mondo dell’agricoltura e dello sviluppo rurale, che riesce a far dialogare i protagonisti dell’economia, della società e i decisori pubblici intorno ai temi più importanti del nostro tempo. Abbiamo deciso dunque di partecipare anche noi, mossi dalla curiosità e dalla voglia di confronto con i tanti protagonisti che animano questa manifestazione, a partire dal vastissimo pubblico, “il popolo del Meeting”, che lo rende uno degli eventi pubblici più partecipati d’Italia   Come ha scritto Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica humanitas, anche noi Vignaiole e Vignaioli “desideriamo entrare in dialogo con tutti gli uomini e le donne del nostro tempo” e “individuare, insieme con loro, nuove strade per il bene comune”, accogliendo la diversità delle opinioni e stimolando il confronto “serio e leale”. Vogliamo dare il nostro contributo alla realizzazione di quello che Papa Leone ha splendidamente definito “il cantiere del nostro tempo”, nella consapevolezza che la nostra indipendenza non significa isolamento, tutt’altro: siamo persone e imprenditori naturalmente inseriti in ecosistemi sociali, economici e culturali articolati, fatti di filiere nelle quali ogni attore è fondamentale e insostituibile. Viviamo di scambi e interazioni, a maggior ragione perché ciò che produciamo, quel magnifico e misterioso liquido che è il vino, è quasi per definizione un elemento di relazione e convivialità, oltre che il risultato di una filiera produttiva che, spesso ormai da sola, regge le economie territoriali di aree del Paese altrimenti destinate all’abbandono e allo spopolamento. Di questo nostro ruolo, di questo nostro essere custodi del territorio e lavoratori del paesaggio, vogliamo parlare a Rimini, con tutte le persone che avranno piacere di venirci a incontrare. Lo stand FIVI rappresenterà un punto d’incontro per il pubblico e gli ospiti del Meeting che vorranno conoscere meglio le attività della Federazione e il mondo dei Vignaioli: chi sono, cosa fanno, quali sono i valori che li animano e che li uniscono, oltre a far scoprire la storia di Ampelio, il marchio FIVI, che si trova su tutte le bottiglie degli associati, rendendo riconoscibile un vino prodotto da un Vignaiolo indipendente. INFORMAZIONI: Il Meeting di Rimini si svolgerà presso la Fiera di Rimini dal 21 al 26 agosto.
Lo stand della FIVI si troverà nella Hall Sud allo spazio S 17 e sarà aperto tutti i giorni dalle 11 alle 19. Per ulteriori informazioni: www.meetingrimini.org FIVI – Federazione Italiana dei Vignaioli Indipendenti La Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (FIVI) è un’organizzazione senza scopo di lucro nata nel 2008. Si propone di promuovere e tutelare la figura, il lavoro, gli interessi e le esigenze tecnico-economiche del Vignaiolo Indipendente italiano, inteso quale soggetto che attua il completo ciclo produttivo del vino, dalla coltivazione delle uve fino all’imbottigliamento e alla commercializzazione del prodotto finale. Attualmente sono più di 1.800 i produttori associati, da tutte le regioni italiane, per un totale di oltre 18.000 ettari di vigneto. Il Marchio FIVI raffigura “Ampelio”, immagine di un Vignaiolo che porta una cesta d’uva sulle spalle e la cui ombra prende la forma di una bottiglia. In questa figura è riassunto tutto quello che per la FIVI significa essere Vignaioli, impegnati quotidianamente in un processo che segue l’intera filiera di produzione, operando
costantemente per custodire, tutelare e promuovere il territorio di appartenenza. La Redazione
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Le Manzane: da sabato 1° agosto al via le prenotazioni per la 15ª ®Vendemmia Solidale Arrow Right Top Bg

9 Agosto, 2026

Le Manzane: da sabato 1° agosto al via le prenotazioni per la 15ª ®Vendemmia Solidale

  Aperte le iscrizioni per l’evento di domenica 6 settembre: nel cuore del Conegliano Valdobbiadene una giornata tra i vigneti con musica dal vivo, visite in cantina, intrattenimento per grandi e bambini, finger food e pranzo in caneva   Prima del vino c’è la vendemmia. Il momento più atteso dell’anno, quando le colline del Conegliano Valdobbiadene si animano di mani, ceste e grappoli maturi. Un rito che, per un giorno, si veste anche di solidarietà. Domenica 6 settembre 2026, dalle 9.00 alle 16.00, i filari della tenuta Le Manzane, a San Pietro di Feletto (Treviso), accoglieranno centinaia di aspiranti vignaioli pronti a trasformare una giornata di festa in un concreto gesto di aiuto. Torna, infatti, per il quindicesimo anno consecutivo, la ®Vendemmia Solidale – Festa e Beneficenza nella Terra del Conegliano Valdobbiadene. Le prenotazioni si aprono sabato 1° agosto: per partecipare è sufficiente scrivere a info@lemanzane.it. Non serve alcuna esperienza, ma soltanto la voglia di condividere una giornata speciale e contribuire a una buona causa. L’edizione 2026 sostiene Il Filo di Simo ODV, organizzazione di volontariato nata nel 2021 per prevenire il disagio psicologico e offrire ascolto, sostegno e percorsi terapeutici a chi attraversa momenti di fragilità emotiva, con un’attenzione particolare ai giovani. Attraverso gli sportelli attivi nel territorio, gli incontri nelle scuole e le attività di sensibilizzazione, l’associazione promuove una cultura della salute mentale fondata sulla prevenzione, sul dialogo e sulla vicinanza alle persone. Ernesto Balbinot, titolare della cantina Le Manzane Ogni anno la ®Vendemmia Solidale ci ricorda quanto possa essere straordinaria la forza della condivisione. In questi quindici anni abbiamo costruito una grande rete di persone, aziende e volontari che credono nella solidarietà. Quest’anno abbiamo scelto di sostenere Il Filo di Simo perché affronta un tema sempre più urgente come il benessere psicologico, soprattutto dei giovani. Tra i filari non si coltiva solo la terra: si coltivano anche speranza, relazioni e nuove possibilità. La giornata prenderà il via alle 9.30 con l’inizio della raccolta dell’uva e la scopertura del quindicesimo totem del “Vigneto Solidale”, dedicato a Il Filo di Simo ODV. Durante la mattinata saranno organizzate visite guidate in cantina, musica dal vivo con la Black Out Band e un ricco aperitivo con i vini Le Manzane accompagnati dai finger food di pesce del Ristorante Ca’ del Poggio e dalle eccellenze casearie della Latteria Perenzin. A mezzogiorno Riccardo Checchin presenterà ufficialmente la quindicesima edizione della manifestazione con i saluti istituzionali e le testimonianze dell’associazione beneficiaria. Nel pomeriggio spazio al pranzo in caneva, al gelato per tutti, alla sottoscrizione a premi e a numerose attività dedicate a grandi e piccoli. I bambini potranno divertirsi con i giochi della Ludobussola e le attività artistiche, mentre gli adulti avranno l’opportunità di partecipare a esperienze dedicate all’armocromia, alla lettura delle carte e ai test drive organizzati dalla concessionaria Carraro. Il ricavato dell’iniziativa, insieme alle donazioni di partner e sponsor e a parte del ricavato della vendita, nel periodo natalizio, delle bottiglie di Conegliano Valdobbiadene Solidale con il bindello della ®Vendemmia Solidale 2026, sarà devoluto a favore de Il Filo di Simo ODV. L’hashtag ufficiale per seguire la manifestazione sui social è #vendemmiasolidale. Sono numerosi anche quest’anno i partner e gli sponsor che condividono gli obiettivi benefici della ®Vendemmia Solidale: Arti Grafiche Conegliano, Banca Prealpi SanBiagio, Battistella Capsule, Carraro Concessionaria, Coletti Shopfitting Genius, Crai, Dersut Caffè, Foto Francesco Galifi, Generalvetri, i Bibanesi, Icas, Ondulkart, Ortensia Isola Pâtisserie, Perenzin Latteria, Pez Panificio Pasticceria, Ristorante Relais Ca’ del Poggio, Rotas, Savno Servizi Ambientali Veneto Nord Orientale, S. Bernardo Tappi Spumante, S’Paul n’ Co. Design, Studio Cloè e TeleChiara. L’iniziativa è patrocinata dalla Regione del Veneto, dalla Provincia di Treviso e dai Comuni di San Pietro di Feletto, Conegliano e Valdobbiadene, oltre che dall’Associazione per il Patrimonio delle Colline del Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, con il sostegno del Consorzio Tutela Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, dell’associazione di promozione sociale XI di Marca e del Club n. 40 Frecce Tricolori Conegliano. Il Filo di Simo ODV è un’organizzazione di volontariato nata il 5 maggio 2021 con l’obiettivo di prevenire il disagio psicologico e offrire una concreta seconda opportunità a chi vive momenti di fragilità. In pochi anni ha attivato sette sportelli di ascolto nella provincia di Treviso, erogando oltre 3.000 sedute di psicoterapia e accompagnando centinaia di persone in percorsi di sostegno psicologico e prevenzione, con una particolare attenzione ai giovani e alle scuole. La cantina Le Manzane si trova a San Pietro di Feletto, a metà strada tra le Dolomiti e Venezia, nella fascia collinare della provincia di Treviso, nel cuore delle colline del Conegliano Valdobbiadene, proclamate il 7 luglio 2019 Patrimonio Mondiale dell’Umanità Unesco. L’azienda, a conduzione familiare, è fortemente radicata nel territorio trevigiano come produttrice da più di 40 anni. La cantina, tra le più dinamiche e interessanti nel panorama enologico del Conegliano Valdobbiadene, distribuisce sia in Italia che all’estero raggiungendo oltre 30 Paesi. La Redazione
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8 Agosto, 2026

Al+Ma e l’incanto: l’estate “Still” di Maso Martis

  Regina del metodo classico, forse non tutti sanno che la Maison della famiglia Stelzer, Maso Martis, produce anche due interessanti vini bianchi, due espressioni d’eccezione che rappresentano la perfetta interpretazione del terroir trentino in versione “ferma”: AL+MA 800 (Müller Thurgau) e Incanto (Chardonnay).   Due anime distinte, due personalità che portano nel calice l’essenza delle Dolomiti, rendendole le compagne ideali per i momenti conviviali dell’estate, dalle cene in terrazza ai pranzi mediterranei. AL+MA 800: il soffio dell’alta quota Al+Ma è un Müller Thurgau in purezza che sfida l’altitudine. Coltivato a 800 metri di quota in località Montevaccino, questo vino è un inno alla freschezza Dedicata ad Alessandra e Maddalena Stelzer, (Al+Ma appunto) l’etichetta riporta l’illustrazione ispirata a Henri Matisse e Fortunato Depero e ritrae le due sorelle a formare sia la M di Maso Martis sia le montagne trentine dove questo vino nasce. Al naso rivela un bouquet aromatico complesso di fiori bianchi – rosa, gelsomino e mimosa – arricchito da sentori agrumati di cedro e note di mela Golden, che sfumano su un finale di salvia e tè verde. Al palato è teso, asciutto e incredibilmente minerale. Per l’estate: è il vino per un aperitivo rigenerante o per accompagnare piatti delicati come crudi di pesce, insalate estive gourmet o piatti della tradizione asiatica.  L’Incanto: l’eleganza dello Chardonnay Questo Chardonnay IGT Vigneti delle Dolomiti matura per 15 mesi in barrique, un processo che dona al vino una struttura importante senza sacrificarne l’eleganza. Si presenta con un colore giallo paglierino carico e un profilo olfattivo che spazia dalla frutta esotica matura alle spezie dolci. All’assaggio è pieno e persistente, caratterizzato da una nota vanigliata mai invasiva, che sostiene una sapidità vibrante. Per l’estate: grazie alla sua complessità diventa il protagonista della tavola, perfetto per accompagnare carni bianche nobili, pesci dalla struttura importante, come crostacei alla griglia o formaggi vaccini leggermente stagionati. AL+MA 800
Müller Thurgau Vigneti delle Dolomiti IGT 2024
Costa: 14,70 euro https://www.masomartis.it/shop/vini/muller-thurgau-igt-vigneti-delle-dolomiti/ L’Incanto
Chardonnay Vigneti delle Dolomiti IGT 2024
Costa: 16,50 euro https://www.masomartis.it/shop/vini/chardonnay-lincanto-igt-vigneti-delle-dolomiti/ A PROPOSITO DI MASO MARTIS Maso Martis è nata nel 1990, grazie ad Antonio Stelzer e all’allora fidanzata Roberta Giuriali. Insieme, Antonio e Roberta Stelzer hanno costruito una delle realtà della spumantistica nazionale tra le più premiate, che oggi conta su 12 ettari di vigneto di proprietà condotti a regime biologico, una produzione di circa 120mila bottiglie all’anno vendute per il 95% in Italia e per il resto all’estero (Europa, Giappone, Stati Uniti). Antonio e Roberta Stelzer, oggi affiancati dalle figlie Alessandra e Maddalena Da subito ci siamo dedicati quasi esclusivamente all’arte della produzione di spumante metodo classico: una vera e propria sfida allora, quando questa tipologia di prodotto del Trentino non aveva ancora raggiunto la reputazione di alta qualità come oggi ha con il marchio Trentodoc. Il Metodo Classico è il vino che amiamo, che per noi meglio rappresenta il terroir del Trentino, il vino che abbiamo scelto per passione, complici la giovinezza e l’entusiasmo con il quale siamo partiti. Oggi la produzione di Metodo Classico è per noi parte integrante della nostra quotidianità, che ha abbracciato negli anni una selezione e gestione particolare del vigneto, tutto di nostra proprietà. Maso Martis si trova a Martignano, ai piedi del Monte Calisio (detto anche Argentario) sopra Trento, a 450 metri di altitudine: un terreno montano che conosce la coltivazione già dalla fine del 1800, ottimamente esposto e accarezzato dalla brezza di montagna. «Per noi è importante che ogni bottiglia rispecchi l’annata nella quale è stata prodotta e che l’attenzione con la quale curiamo la salubrità della vigna, sia la stessa che poniamo nella tutela del nostro ambiente di vita quotidiano. L’attenzione al dettaglio è frutto di un prezioso lavoro di gruppo, dove la presenza di Daniele Tomasi con Daniel Fedrizzi in vigna e di Matteo Ferrari ed Edoardo Tamanini in cantina, sono parte integrante del nostro appassionante progetto. La firma di Maso Martis è pertanto una concreta realtà che sigla ogni singola bottiglia: in pochi anni tutti gli spumanti Metodo Classico della cantina hanno ottenuto i massimi riconoscimenti delle più importanti guide di settore. La Redazione
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