14 Dicembre, 2024
Mirea. La fantasia della moda
Torino è una città che evoca storia e in uno dei suoi tanti caffè incontrerò una ragazza che potrei definire speciale per quel che fa e quel che crea, conosciuta per caso perché colpito dalle sue creazioni su Ig.
Mirea, mi attende al Bicerin. Lei un artista, una creativa, una stilista che crea abiti e non solo tutto da sola in casa e li vende principalmente on-line.
Mi ero spinto sino a uno dei luoghi leggendari della Torino d’allora. Vestito da gesuita, e godendo con malizia dello stupore che suscitavo, mi recavo al Caffè Al Bicerin, vicino alla Consolata, a prendere quel bicchiere, odoroso di latte, cacao, caffè e altri aromi. Non sapevo ancora che del bicerin avrebbe scritto persino Alexandre Dumas, uno dei miei eroi, qualche anno dopo, ma nel corso di due o tre scorribande in quel luogo magico avevo appreso tutto su quel nettare… La beatitudine di quell’ambiente dalla cornice esterna in ferro, i pannelli pubblicitari ai lati, le colonnine e i capitelli in ghisa, le boiseries interne di legno decorate da specchi e i tavolini di marmo, il bancone dietro al quale spuntavano i vasi, dal profumo di mandorla, di quaranta tipi diversi di confetti…
Umberto Eco, Il Cimitero di Praga, Bompiani 2010
Mirea sorridente mi attende ad uno dei tavolini tondi di marmo bianco in una sala piena di specchi. Ci abbracciamo e baciamo, il suo calore arriva sulla mia pelle, il suo genio creativo si presenta.
Appena seduto provo contentezza nel conoscerla pronto a scoprire il suo mondo. Non posso non dirglielo. È più forte di me.
Ordiniamo subito due Bicerin. Impossibile ordinare qualcosa di diverso qui. Mirea, forse anche per rompere il ghiaccio, mi svela il segreto per assaporare al meglio il vero ”bicerin”: non mescolarlo, lasciando che le sue varie componenti si fondano fra di loro direttamente sul palato, con le loro differenti densità, temperature e sapori.
È nata a Venezia e solo da qualche anno vive a Torino. Chissà quando ha iniziato a creare e a sognare. Lei sorride e mi dice che i suoi genitori l’hanno sempre invogliata a trovare un grande obiettivo da realizzare.
Si ricorda ancora, quando era seduta in macchina, avrà avuto 5-6 anni, e con il suo sguardo perso nel paesaggio si è detta: da grande farò la Fashion Designer. Ed eccola oggi qui con me a parlare del suo brand Admire che ha aperto da poco ma che presto diventerà al 100% il suo lavoro.
Ha sempre amato disegnare. Da piccola aveva un quaderno ad anelli fucsia dove inseriva tutti i suoi fogli, di quelli a quadretti piccoli, pieni di piccoli disegni a matita e penna blu, di abbigliamento, calzature, borse e gioielli.
La piaceva tantissimo disegnare- Un modo di sognare e far crescere la sua fantasia fino a voler creare qualcosa con le proprie mani. Nella sua testa vedeva e vede tutt’oggi i progetti, opere, realizzazioni.
Mirea. Mirea e i suoi sogni. Occorreva incanalarli e instradarli verso qualcosa di definito e strutturato che solo un percorso di studi poteva fornirle.
Prima a Padova presso l’Istituto Ruzza, poi dopo 5 anni i di lingua all’estero conoscendo delle facoltà importanti della moda.
Il sogno degli studi Stati Uniti infranto su problemi personali poi l’approdo alla Naba di Milano senza mai mollare. Mollare mai.
Un percorso che le ha consentito di imparare cose inimmaginabili per lei. Qualcosa oltre a cucire e disegnare: lavorare a maglia, all’uncinetto, tessuti con diverse tecniche, ricerca. Creazioni.
Il bello della moda è poter sperimentare con tutto ciò che ti piace, che ti affascina, con tutto ciò in cui vedi del potenziale per realizzare qualcosa di bello. Non è bellissimo tutto ciò?
3 anni per conseguire la laurea in Fashion Design e un pezzo del suo sogno, realizzato.
Ridendo dice che la sensazione che ti da questa corona in testa non ha eguali perché le ha permesso di sentire che tutto è possibile, pur affrontando momenti molto difficili e intensi.
La famiglia sempre vicina è stata una vera fortuna. Un sostegno utilissimo quando molte persone del settore, non riuscendola a comprendere le dicevano: – tu non lo puoi fare, non sei in grado. Questi momenti l’hanno resa più forte, più determinata nonostante le facesse male sentire certe cose.
I viaggi. I viaggi arricchiscono. Realtà diverse. Persone diverse. Culture diverse. Ricordi e esperienze magari utili per il futuro.
Poter conoscere punti di vista molto differenti ti permette di tornare a casa con un bagaglio ricco di nozioni utili per la vita, per le creazioni. Tutto ciò che ci circonda è ricco di storia, di vita. Viaggiare vuol dire approfondire, vivere, sognare. L’ispirazione arriva da esperienze, natura, arte in generale: le sue creazioni in questo modo diventano personali e coerenti con le sue visioni, con il suo modo distopico e unico di vedere le cose.
I suoi viaggi in Italia così come all’estero: Oxford, New York, Parigi, Barcellona. Lati belli e meno belli del mondo provando nuove cucine e pietanze, usi e costumi. Un bagaglio emotivo ed avventuriero che conserverà nel suo cuore e nella mente per tutta la vita.
Dal suo profilo Ig ho scoperto che le piacciono i dolci e i colori e mi chiedo se ha mai provato a cucinarli. E’ una ragazza talmente vitale che saperla anche chef sarebbe sorprendente.
Ammette timidamente che ama moltissimo i dolci ma quelli che cucina sua mamma sono spesso insuperabili. La mamma è sempre la mamma. Vivendo fuori casa la maggior parte del tempo, quando arriva la voglia di un ricordo, lo crea. Cucina e lo crea. Come a dire che anche la cucina è un’arte che permette di giocare, sperimentare e inventare come la moda.
L’amore per i colori, chiari, scuri, luminosi, opachi. Non ne ha uno preferito ma le piace mischiarli, abbinarli. Giocare con – combinazioni diverse. Il nero e il bianco sono intramontabili. L’azzurro in tutte le sue tonalità. Il rosa, il rosso e alcuni tipi di verde. In definitiva i colori li ama tutti.
Temo che per scoprire chi sia davvero Mirea, non basterà una semplice chiacchierata. Troppe sfaccettature nella sua personalità. È una ragazza ambiziosa e si vede. Curiosa, sognatrice, creativa. Dotata di una incredibile fantasia. Ridendo mi dice che potrebbe quasi venderla: ne ha tanta e non solo per la moda.
La moda che ama è il mezzo perfetto per esprimere tutto quello che vede: in alcune creazioni si ridimensiona in altre le idee esplodono. Viaggi, disegni, cose nuove. Le stagioni con le loro incredibili palette e suggestive atmosfere sono essenziali per le sue creazioni.
Mi sorprende quando mi confessa che il suo prossimo obiettivo è imparare a saldare come il suo papà perché pensa sia molto utile per dei progetti futuri che ha nella sua testa. Non oso immaginare. Un vestito saldato?
Tutto ciò che è arte, scienza, moda, natura, città, metropoli appartengono al suo essere: l’arte è la fonte di ogni suo progetto. Artisti come Canova, Botticelli, Hayez, Bernini fonte di ispirazione.
Appena ne ha l’occasione va a vedere le mostre di cinema, scultura. Scorge i quadri che ritiene più suggestivi e li stampa indelebilmente nella sua mente. Forse nell’animo.
Le cose nuove la spaventano solo in parte anzi ne è quasi attratta. Come una bambina curiosa e attenta. Sembra quasi difficile poterla definire una persona riservata poiché il suo grande sogno è voler comunicare tutto ciò che crea a tutto il mondo. Eppure lo è.
Il cinema e il genere fantasy è un suo pallino. Onestamente non ne vado pazzo ma sono curioso di capire come proprio attraverso il fantasy riesca a sviluppare le sue creazioni.
Per lei il cinema è un pozzo di idee; negli anni ha scoperto che è proprio il Fantasy il genere che preferisce: abiti pazzeschi costruiti con strutture così complesse che a vederli immagina subito il lavoro che c’è dietro. Tutt’altro che facile. Ogni film ha la sua storia e tratta di storie. Storie da raccontare. Storie che solcano il tempo. Film che nel tempo hanno incrementato la presenza di tecnologia: colori, luminosità, intelligenza artificiale. Se pensiamo a film fantasy vecchi come Metropolis, Blade Runner e soprattutto Barbarella, di tecnologia ce ne era poca, Ma c’era fantasia ed è proprio quello che le piace. Vedere come le persone pensano ad un’ambientazione, a come la rendono possibile tramite ciò che in quel momento è presente e accessibile. È questo che le crea sensazioni ed emozioni così che una immagine si traduce in un vestito / costume. Lei lo vede già finito, indossato. Vede come realizzato, se è fattibile. Vede ogni passaggio necessario per la sua creazione.
Tutto è una fantasia. Tutto un sogno. Come quello di diventare una designer come Chanel, Dior, Dolce e Gabbana, Schiaparelli, Jean Paul Gaultier o finire sulla copertina di una rivista di moda.
Nelle ultime creazioni sta ridimensionando la sua follia (così le piace definirla) ma ha deciso che tornerà con dei capi ancora più unici, stravaganti ed indossabili solo per eventi come il Met Gala o Red Carpet; senza abbandonare le sue collezioni.
Ha sempre sperato che le sue creazioni facessero colpo su qualcuno, ancora oggi continua a sperarci, le piacerebbe trovare delle persone che capiscano il suo potenziale, il suo modo di fare e la sua voglia di entrare in questo mondo.
Lungo il suo percorso ha incontrato molte persone che non capendola, cercavano di demoralizzarla. Solo poche persone hanno visto in lei la luce. Hanno capito cosa disegna, cosa crea. Lei non crea perché la gente si vesta. Lei crea per le persone che desiderano unicità e non hanno paura di mostrarsi al mondo. Non crea per vendere e basta, lei crea per chi apprezza il suo lavoro, per chi vede la passione che ci mette, per chi vuole provare qualcosa di diverso dalla normalità.
Disegnare per Mirea è una liberazione. La sua matita è il tratto distintivo che filtra le idee. Con tutto quello che ha in testa potrebbe disegnare una collezione in un giorno esprimendo tutta se stessa.
Io la guardo e vedo una ragazza semplice, con tutta una stravaganza che è nella sua testa. Non potendola, o volendola, mostrare a chiunque, la riserva a chi la vuole vedere attraverso le proprie.
Per ogni obiettivo grande ce ne sono tanti piccoli che ti aiutano ad arrivare dove vuoi. Con fatica e determinazione. Come il suo percorso.
Il sogno, quello che continua è legato sempre alle persone. Magari dicessero pensando al brand dicano : “oh sì quel brand è pazzesco e intramontabile”. Il suo brand, Admire. Vuole che cresca, che diventi importante. Spesso usa dire a chi la conosce che : “quello che creo non è solo Moda, ma è anche arte e va guardata con gli occhi di chi sa sognare”
Ogni cosa è prodotta a casa. Senza una vera sartoria. Tutto è artigianale. Tutto è unico.
Il suo motto è : “I capi Admire sono creati da lei per rendere ogni donna felice, fiera di chi è e del suo corpo, il corpo della donna non ha difetti ma piccoli dettagli che la rendono unica.”
I capi in serie li compra anche lei. Fanno parte del nostro mondo. Ma le cose non sono semplicemente “belle” . Vanno guardate attentamente: assenza di difetti, qualità del tessuto, provenienza.
Per concludere questa bella chiacchierata le chiedo tre aggettivi per descriversi: lei sorridendo risponde determinata, creativa e sognatrice. Il bicerin è stato molto buono, degno di questo posto così storico e posso uscire con Mirea felice di questa chiacchierata che mi ha permesso di conoscere un mondo per ora conosciuto da pochi ma mi auguro presto sia conosciuto da tanti.
Roberto Silvio De Pascale
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