Vinodentro

Vinodentro è una damigiana (ché altri contenitori sarebbero troppo nobili) che riempio pian piano di emozioni e suggerimenti.
Vinodentro è un palco sul quale il vino è l’attore protagonista e a cui presto la mia voce ma che Vi invito a doppiare con la vostra, perchè qui non stiamo parlando di matematica ed il fatto che in un bicchiere 2 + 2 può benissimo non fare 4 è una magia e…deve stupirVi!
sono assaggi deliranti, storie di Produttori e di Territori, “recit de dégustation” relativi ad Eventi cui ho avuto il piacere di partecipare ed altro ancora, il tutto scritto trattando il vino in quanto tale: un prodotto della terra e dell’uomo e nobile proprio per le sue umili origini.

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13 Giugno, 2024

Vino & Arte che passione 2024

IL COSA E IL DOVE Ottava Edizione di VINO & ARTE CHE PASSIONE, Evento organizzato da CT Consulting Eventsnell’elegantissima cornice della GALLERIA DEL CARDINALE all’interno di PALAZZO COLONNA a Roma.         Una giornata all’insegna del buono e del bello che ha attirato un gran numero di addetti del settore, giornalisti e semplici winelowers. GLI ASSAGGI Oltre 50 le Aziende presenti (in buona parte di persona) e un numero imprecisato di etichette in degustazione m’hanno costretto a scegliere nel mazzo cosa assaggiare, dribblando per quanto possibile le vecchie conoscenze per concentrarmi sul resto. Certo i Produttori sono più o meno gli stessi da diversi anni e trovare qualcosa di nuovo è stato difficile, ma questo mi ha consentito di cedere alla tentazione di assaggiare annate diverse di vini di cui serbavo un bel ricordo. Comunque, dalla ormai canonica cinquantina di assaggi sono riuscito a estrapolare (non senza difficoltà) una personalissimissima “TOP FIVE” (cui ho aggiunto due “chasers” perché sono buono e perché credo nel loro futuro). Voi date una letta ai mie soliti deliri enoici e prendete spunto per i Vostri prossimi assaggi (se poi doveste aver voglia di leggere degli altri vini, potrete farlo qui). LA TOP FIVE – ALTO ADIGE DOC SAUVIGNON “KOLF” 2022, KURTATSCH (ALTO ADIGE): un naso che fa viaggiare con l’immaginazione. Già in grado di esprimere senza vergogna i prodromi di una emozionante evoluzione, regala un palcoscenico di pesche e vegetalità preziose e complesse. Eco dunque avanzarsi sedano, finocchietto selvatico, timo, salvia e delicatissimi mughetti in una atmosfera di pensose affumicature. Sorso dritto, compatto, ricco ma al contempo scorrevolissimo grazie all’incedere inesorabile della profonda mineralità. Sontuoso. Da bere ascoltando “PEACHES EN REGALIA” di FRANK ZAPPA. – TOSCANA IGT TREBBIANO “BÒGGINA B” (MAGNUM) 2020, PETROLO (TOSCANA): un Trebbiano che dribbla schemi precostituiti e che non concede spazi al legno nel quale riposa. Fresco di frutta bianca, calca la mano sulle erbe aromatiche e lascia ricordare il finocchietto mentre affonda la lama a doppio filo delle dolcezze d’acacia e della salina mineralità. Un soffio di camino spento introduce un sorso di freschezza succosa e irriverente sapidità, ricco di ricordi mentolati e che vorreste sia infinito. Maravilloso! Da bere ascoltando “BECAUSE OF YOU” degli SKUNK ANANSIE. – VALDARNO DI SOPRA DOC SANGIOVESE “VIGNA BOGGINA A” 2021, PETROLO (TOSCANA): dove “A” sta per Anfora. Io, che ho un’opinione “NI” sulle anfore lo chiamerei “S” come Sorpresa. Sarà perché la terra delle anfore è la stessa in cui affondano le radici degli impianti o sarà perché così deve essere, sta di fatto che basta avvicinare il naso al calice per essere rapiti da un turbine di freschezze. Conifere resinose e tabacchi mentolati danzano su amaritudini aromatiche di rosmarino e china stringendo alleanze con succosità di arancia rossa e sottili peposità lasciando ai frutti di bosco un ruolo da comprimari. Chiude il cerchio una mineralità grafitica che rende impellente avvicinare il calice alla bocca per scoprire, accanto alla mirabile corrispondenza, quel grip tannico davvero intrigante che ci accompagna per tutto il lungo finale. Bellobello! – CHIANTI CLASSICO DOCG GRAN SELEZIONE CASTELLINA 2020, CASTELLO DI FONTERUTOLI(TOSCANA): scostate prugne e ciliegie e perdeteVi tra gli intrichi del sottobosco, spulciate il pot pourrì di fiori secchi per dominarne le essenze, respirate le brezze balsamiche e godetevi mineralità e toni green dei Sangiovese di un tempo. Sorso di eleganza ed equilibrio che avrei preferito più “rustici”, tannico quanto deve lungo quanto serve. Bello, peccato solo per quella cravatta che avrei preferito non indossasse.     – TERRE SICILIANE IGP BIANCO “QUOIANE DI SERRAMARROCCO” 2023, BARONE DI SERRAMARROCCO (SICILIA): il naso che regala questo Zibibbo è tutto uno svolazzare di zagare e fiori d’acacia cuj s’aggiungono dolcezze di miele e camomilla con un quid di esotico. In bocca è fresco e veloce, una picchiata di erbe aromatiche, un mirino puntato sull’anice, un balcone sul mare, lo sguardo all’Africa. Bellissimo! Da bere ascoltando “PSALM 121 / FLIGHT OF THE FALCON” di PAT METHENY. I QUASIQUASI – MONTEPULCIANO D’ABRUZZO COLLINE TERAMANE DOCG “MAXIMO” 2021, VINUM HADRIANUM (ABRUZZO): il naso si apre su profonde note balsamiche vergate a ginepro e china cui fa seguito l’interezza di un bosco che propone terra bagnata e funghi. Chiudono le note fruttate di visciola e prugna che intarsiano lo sfondo sottilmente vegetale. Sorso coerente e compatto, sottolineato dalla fitta trama tannica e chiusura dedicata ai piccoli frutti rossi. Un vino che conferma ancora una volta la poliedricità interpretativa del vitigno da parte dei Produttori delle Colline Teramane. – BRUNELLO DI MONTALCINO DOCG 2019, SASSODISOLE (TOSCANA): decisamente arrembante, di giovanile irruenza nel sottolineare freschezze mentolate ed erbe aromatiche prima ancora che il frutto rosso maturo ed un corredo speziato che sottolinea i chiodi di garofano. Sorso vigoroso, gustoso e fresco, che i tannini ancora ineducati rendono vieppiù vivace e con una chiusura tutta di lamponi dolci.     E ORA? Ora è arrivato il momento dei ringraziamenti, a CT CONSULTING EVENTS per avermi ospitato e a tutti i Produttori per avermi sopportato. È il momento di mettere sin d’ora in agenda l’Edizione 2025 di un Evento assolutamente unico ed è il momento di mettermi all’opera per mettere nero su bianco una serie di emozioni che, causa il gran numero di Eventi di cui dar conto, si stanno pericolosamente ammucchiando. Je la posso fa’…con calma ma je la posso fa’   Roberto Alloi VINODENTRO  
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6 Giugno, 2024

Barolo, Barbaresco & Roero 2024 (by GoWINE)

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 16 Maggio, l’instancabile GoWINE ha messo in scena la 13° Edizione di BAROLO, BARBARESCO & ROERO, l’appuntamento romano dedicato ai vini provenienti dalle due sponde del Tanaro. Nella ormai consueta location dell’Hotel SAVOY di Roma, 15 Aziende (in gran parte presenti “in corpore”) hanno presentato al numeroso pubblico di addetti del settore, stampa e winelovers le proprie eccellenze.     GLI ASSAGGI Quelle di GoWine sono da sempre delle degustazioni “a misura di assaggio”, poche Aziende un numero di vini vasto ma non debordante e la possibilità di farsi un’idea completa di un Territorio senza dover fare “anghingò” saltando da un tavolo all’altro in cerca di fortuna. Nelle righe seguenti potrete leggere la storia del mio viaggio in Piemonte, tra volti nuovi e vecchie conoscenze, cavalcando una Qualità di altissimo livello in cerca di quell’Emozione spesso nascosta dietro un’etichetta più timida di altre. Ne è uscita quella ormai consueta “TOP QUALCOSA” che, lo avrete ormai capito, non tiene in alcun conto prezzi e blasoni ma solo il far vibrare le corde dell’animo (degli altri vini degustati potrete leggere qui). Dategli una letta, confrontatela con la Vostra, condividete e suggerite (aspetto le Vostre impressioni). LA TOP EIGHT (+ UNO) ROERO ARNEIS DOCG “ENRITARD” 2019, CORNAREA: il naso propone sottigliezze floreali di limone e delicate vegetalità ma ben presto mostra tutta la potenza di una evoluzione espressa attraverso fumi idrocarburici e nebbie balsamiche che, diradandosi, mostrano calore di fieno e piccantezze pepose. Sorso rigoroso (forse fin troppo), coerente, profondamente minerale e progressivamente fresco. Davvero bello. Da bere ascoltando “THE RIVER” di BRUCE SPRINGSTEEN. VINO OTTENUTO DA UVE STRAMATURE “TARASCO” 2020, CORNAREA: il tabacco e i legni nobili dominano un olfatto che s’arricchisce di miele, fichi secchi, piccantezze candite e sottili note vegetali. Sorso di sostanziosa dolcezza, che esalta il miele ma non si dimentica del proprio animo fresco-sapido e che, in chiusura, ha un guizzo di mallo di noce.     COLLINE NOVARESI DOC VESPOLINA “BONA” 2021, I DOF MATI: lamponi e ciliegie non sono che l’ammiccante incipit di un panorama olfattivo scuro e stuzzicante. Peposo come un’avventura, romantico come una rosa, rude come la terra bagnata, pensieroso come il tabacco e con quei chiodi di garofano lì davanti… Il sorso è Betty Boop e Jessica Rabbit, ammiccante, succulento, con quei tannini stuzzicanti… È passato un anno da quando lo avevo assaggiato l’ultima volta e…mai domo. Da bere ascoltando “LA NOSTRA PELLE” degli EX OTAGO. COLLINE NOVARESI DOC BIANCO “ERESIA” 2022, I DOF MATI: un nome che racconta delle sciocchezze dei disciplinari e che dietro a quel pezzo che taglia in diagonale la scacchiera si celano storie di vescovi e abbazie. Il naso di questo manca della mela (anche questa è un’eresia, come quella di non poter scrivere il nome del vino in etichetta) ma trabocca di note vegetali di muschio, erbe di campo e anice e suggerisce camini spenti e nocciole. Anche il sorso è trasversale, morbido e glicerico ma intriso di viva freschezza agrumata e di stuzzicante mineralità. Da bere ascoltando “THE HERETIC ANTHEM” degli SLIPKNOT. LANGHE DOC NEBBIOLO “CIABOT DELLA LUNA” 2022, VOERZIO MARTINI: la dolcezza delle more e delle ciliegie si contrappone a una nota ben definita di mallo di noce mentre s’avanzano toni boschivi e pizzicori pepati. Fresco e grippante, il sorso si mantiene vivo grazie all’importante sapidità. Lungo e piacevolissimo.     VERDUNO PELAVERGA DOC 2022, SORDO: naso di vegetali fragranze che evidenzia i rovi più che le more, le erbe di campo più che i fiori ma che non dimentica i lamponi e la sottile mineralità prima di lasciare che il pepe alzi la voce. Sorso decisamente fresco e sottilmente tannico che evidenzia peposità green e s’allunga sapido su ricordi vegetali. Decisamente trasversale.   NEBBIOLO D’ALBA DOC 2022, PODERI COLLA: davvero bello il frutto: arancia rossa, gelso, susina, lampone, fragola. Davvero fresche le note balsamiche di tè e incenso e coerenti quelle di viola. Sorso di mirabile equilibrio, fresco e con tannini vivi ma ben integrati che, in chiusura, mostra il proprio animo sapido e rimanda ai toni fruttati.     VERMOUTH “BONMÈ”, PODERI COLLA: base Moscato e dodici erbe per un sorso Boudleriano (impossibile non precipitare nel pozzo dell’Assenzio). Lo so, non è un vino, ma è fatto (anche) con il vino, ce ne sta bene un goccio prima di dedicarsi al vino e ce ne sta bene un altro dopo essersi dedicati al vino. È un modo di approcciarsi alla tavola predisponendosi alla “battaglia” ed è un modo per congedarsi dalla tavola ritagliandosi uno spazio per i propri pensieri. Il Piemonte e il Vermouth (ovviamente nell’imprescindibile grafia francese) vanno a braccetto da più di duecento anni, a me ricorda l’infanzia e le Domeniche in famiglia. Non ve lo descrivo (anche perché io preferisco il Vermouth Torino) ma Voi assaggiatelo, ne vale la pena. Da bere ascoltando “BREAKFAST IN AMERICA” dei SUPERTRAMP. BARBARESCO DOCG “RABAJÀ” RISERVA 2016, BERA: un olfatto incantatore, sinuoso di lamponi, scattante di arancia sanguinella e freschissimissimo! Lunga sequenza di tornanti di incenso, mentuccia, lavanda ed eucalipto, intrigante respiro di sigaro (quello cubano arrotolato sulle cosce), unghia graffiante di vermouth. Sorso più rilassato, quiete dopo la tempesta ma affatto calma piatta, profondo con tannini che sono piacevolissima e infinita risacca. Spaziale. Da bere ascoltando “WE ARE ALL MADE OF STARS” di MOBY. E ORA? Ora è il momento dei ringraziamenti, a GoWINE per avermi ospitato e a tutit i Produttori che hanno dovuto sopportare i miei deliri enoici. E sarebbe anche il momento di iniziare ad approfondire alcuni temi che il vino e le chiacchiere mi hanno suggerito ma… Maggio è stato un mese in cui gli Eventi si sono succeduti, accavallati, spintonati… Devo raccontarne ancora tanti e devo scusarmi fin d’ora con quanti leggeranno del loro lavoro con un ritardo tutto romano dovuto alla mia lentezza nel mettere nero su bianco le emozioni. Vabbè, in qualche modo farò. Voi rimanete sintonizzati Roberto Alloi VINODENTRO  
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30 Maggio, 2024

ERA UVA 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 13 Maggio gli ampi spazi del MONK di Roma hanno ospitato la quinta Edizione di ERA UVA, la bellissima manifestazione organizzata da ALTROVINO. In un panorama saturo come quello romano, ERA UVA ha saputo ricavarsi uno spazio tutto suo in uno spazio fuori dagli schemi. Più che un Evento enoico, una FESTA! Oltre 50 Aziende a presentare il frutto delle proprie produzioni biologiche, biodinamiche e naturali. Più di 50 Produttori che ci mettono la faccia. Il vino e le chiacchiere. Al di là di follature, batonnage, chiarifiche, malolattiche et similia, il Vino si riappropria della propria dimensione umana e conviviale sotto la bandiera della Qualità. GLI ASSAGGI Beh, ho passeggiato tra i tavoli per un sacco di tempo anche quest’anno ma, come ovvio ho assaggiato solo in parte, cercando di dribblare per quanto possibile le sirene di Ulisse dei tanti amici Produttori che volevano farmi assaggiare le nuove annate per potermi dedicare a nuove realtà. Alla fine, una cinquantina di vini li ho assaggiati e devo ammettere che l’asticella della Qualità si sta pian piano spostando sempre più in alto. Comunque, di seguito troverete il mio recit de dégustation e l’ormai consueta e personalissima top “qualcosa” (ché mica deve esserci per forza un numero X di vini che si meritano un “premio”). Voi dategli un’occhiata e prendete spunto per i vostri prossimi assaggi (quando poi vi deciderete a consigliarmi qualcosa non sarà mai troppo tardi). LA TOP NINE MONTEPULCIANO D’ABRUZZO DOP “SPIRITUS TERRAE” 2019, CANTINA ORSOGNA (ABRUZZO): finalmente un Montepulciano che non ha paura di mostrare il proprio animo varietale! Al naso sono amarene, susine e frutti di bosco quelli che precedono l’humus, le felci, amaritudini di mandorla ed erbe di campo e una quasi grafitica mineralità. Sorso freschissimo e appagante, che dimostra un animo caldo pur celato dalla grintosa esuberanza tannica. Lungo quanto serve a chiederne un secondo bicchiere prima che qualcun altro lo finisca. VENEZIA GIULIA IGT SAUVIGNON 2023, VENCHIAREZZA (FRIULI VENEZIA GIULIA): praticamente tutto R3 per un naso green “DA PAURA”! Foglie di pomodoro, di peperone, di limone, la salvia, il sambuco, gli asparagi selvatici, anche un tocco di cachi. E da questa selva verdeggiante s’alza la testa di una pesca gialla che regala qualche dolcezza e un’idea di quello che sarà… Il sorso è una lama a doppio filo da duello medievale che propone scorza di lime e decisa sapidità. Aggressive! Da bere ascoltando “BROADSWORD” dei JETHRO TULL. VINO SPUMANTE METODO ANCESTRALE “RB (RIBELLA & LA BESTIA)”, VENCHIAREZZA (FRIULI VENEZIA GIULIA): più “integrale” che “ancestrale”, per niente banale chiede un’attenzione che raramente si concede a vini di questa categoria. Ribolla Gialla con una dose omeopatica di Pinot Nero che abbina la freschezza delle brezze di collina al frutto croccante maturato al sole. Da bere “mosso” per saziarsi della materica sostanza dei lieviti, magari non troppo freddo e magari…con un “raffaello” di caprino come proposto da Luca, magari con tanti amici intorno e con una bella scorta di bottiglie in cantina. VENEZIA GIULIA IGT REFOSCO “VIGNA DEL TEMPO” 2022, VENCHIAREZZA (FRIULI VENEZIA GIULIA): dal sottobosco dei piccoli frutti, delle foglie umide e degli inciampi di radici, s’eleva una balsamicità che i Refoschi della mia infanzia non ricordano fino a quando le spezie non raccordano le sinapsi e il vino non diventa certezza nel calice. Assaggio gagliardo e amichevole, una stretta di mano, un “terzo tempo” tra la squadra delle durezze e quella delle morbidezze, tannini vispi a pareggiare la sostanza del frutto e…daje sotto con la mortadella d’oca di Jolanda De Colò. Da bere ascoltando “YOU’RE MY BEST FRIEND” di QUEEN. p.s. Nuova veste grafica per i vini di Luca (Caporale). Protagonista assoluto l’ACINO, quello di cui, tutti, troppo spesso ci dimentichiamo. BENACO BRESCIANO IGT BIANCO “RINÈ” 2012, CANTRINA (LOMBARDIA): mix di Riesling, Chardonnay e qualcos’altro che al naso è “tanta roba”! S’affacciano gli idrocarburi a sostegno di una componente vegetale aromatica importante e di un agrume che esprime piena maturità ma ancora birbantezza in una atmosfera che racconta di camino appena spento e braci da osservare. Il sorso indossa giacca e cravatta ma calza le sneakers, compito e birbante al contempo, in piena concordanza con l’olfatto. Un vino che fa pensare. Da bere ascoltando “THINKING ABOUT YOU” dei RADIOHEAD. p.s. “LIBERO ESERCIZIO DI STILE” sta scritto sulla retro etichetta, una frase che mette l’Uomo al centro e chiarisce una volta per tutte (spero) il concetto di Terroir. Bellissimissime le etichette disegnate da Cristina Inganni. MARCHE BIANCO IGT “SANT’ANSOVINO” 2020, COL DI CORTE (MARCHE): un Verdicchio da interventi prossimi a zero che riempie il naso di amaricanti dolcezze di nespola, ciccia di pesca gialla, dolcezze di camomilla ed erbe aromatiche in un contesto profondamente minerale e intrigantemente fumé. Sorso che vive del contrasto tra le larghe spalle fresco-sapide e una glicericità altrimenti fin troppo ingombrante. Chiude lungo tra frutta, mineralità e spezie. VERDICCHIO DI MATELICA DOC “M” 2022, GAJOLE (MARCHE): il naso è un lacoontico intrico di contrasti. Dolcezze di camomilla e albicocca duellano con le amaritudini della mandorla, la frutta estiva ha il suo contraltare in balsamicità di timo e anice e la frutta secca…non sta a guardare. Sorso di calorica importanza e borgognona acidità, un diretto al mento di profonda, minerale sapidità e cementizia piccantezza s’allunga in un finale di lunghezza inattesa e sorprendente. Un vino da KO che si becca il mio premio “SURPRISE”. Standing ovation per Nicolò Zagaglia. Da bere ascoltando, casualmente, “M” di AYUMI HAMASAKI. TOSCANA IGT BIANCO “NUMERO SEI” 2017, SASSOTONDO (TOSCANA): qui manca il Viognier e Greco e Sauvignon si spartiscono la torta. Netta la componente di frutta gialla matura e ben deciso il contributo di un Sauvignon che racconta sambuco e menta in una atmosfera che fa visualizzare soffitte e album di vecchi ricordi polverosi. Sorso che evidenzia larghezza e tonicità muscolare della spalla fresco-sapida e chiusura lunga in cui il Sauvignon alza la voce Da bere ascoltando “GOLD DUST WOMAN” dei FLEETWOOD MAC. TOSCANA IGT ROSSO “TUFOROSSO” 2022, SASSOTONDO (TOSCANA): 60 parti di Sangiovese, 25 di Teroldego (sic) e il saldo di Merlot. Certo il Teroldego fa un bel lavoro nello stemperare l’irruenza dl Sangiovese. Ne risulta un naso in cui mora e ciliegia si accompagnano a gentilezze di viola e di maremmana macchia mediterranea. Sorso molto interessante e saporito nel quale spicca la rustica piacevolezza dei tannini a supporto dell’ottima freschezza. Gli do il mio premio “BOH” ma…mi piace un sacco. E ORA? Beh, ora è il momento dei ringraziamenti, ad ALTROVINO per avermi ospitato ancora una volta, a tutti i Produttori che hanno voluto regalarmi il loro tempo e le loro parole e anche e tutti quelli cui, per mancanza di tempo non ho potuto rompere le scatole. Ed è poi il momento dell’attesa per una sesta Edizione di ERA UVA che già so essere sorprendente come sempre. Sulla fatica che dovrò fare per mettermi “in paro” con tuti gli Eventi di cui ho da raccontarVi, invece, non dico nulla lasciando a Voi il compito di immaginarla Roberto Alloi VINODENTRO  
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23 Maggio, 2024

ViniAMO 2024

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 11 Maggio, gli ampi spazi dell’Hotel Colombo hanno ospitato l’Edizione 2024 di ViniAmo, il bell’Evento organizzato da Stefano Minelli (www.minelliwineevents.it) con la collaborazione di Cristina Santini. Oltre 70 Aziende in rappresentanza di tutto lo stivale italico, più di 250 etichette, folte delegazioni francesi e albanesi, masterclass, tricchettracc e bombe a mano. Insomma, una giornata all’insegna della Qualità e del Territorio con davvero tanto (come sempre TROPPO) da assaggiare. GLI ASSAGGI Come accennato poco sopra, le etichette in degustazione superavano di gran lunga le mie modeste capacità di assaggio (p.s. mi sto facendo vecchio: credo di dover valutare l’acquisto di uno sputa vino). M’ero fatto una sorta di road-map che come sempre ho poi deciso di non seguire dando retta all’estro del momento, sono riuscito a schivare con destrezza quasi (QUASI) tutti gli agguati di quegli amici Produttori che volevano per forza farmi provare le nuove annate e ho cercato di fare il possibile per viaggiare lungo il nostro meraviglioso Paese. Certo mi sono reso conto di aver dedicato forse più tempo alle chiacchiere che al bicchiere, ma un vino è tale perché c’è un cristiano che si sporca le mani per farlo e la parola è fondamentale per poi emozionarsi del frutto di anni di lavoro. Comunque, di seguito troverete come sempre il mio recit de dégustation che da questa settimana lascerà a Voi il compito (salvo casi particolari) di andare a leggere le info sulle Aziende cliccando sul link associato. Non è per cattiveria e non è per risparmiare parole, vuole solo essere uno stimolo alla Vostra curiosità. Dai tanti vini assaggiati (tutti di ottimo livello) ho poi estrapolato la mia ormai consueta e personalissima classifica che, come sempre, non tiene conto di blasoni, prezzi et similia ma solo di quanto un sorso abbia saputo accendere i miei sensi. Date una letta ai miei deliri enoici e correte ad assaggiare. LA TOP SEVEN 1. ORMEASCO DI PORNASSIO SCIAC-TRÀ 2023, TENUTA MAFFONE (LIGURIA): un rosato che rosato non è. La bella etichetta me lo fa subito associare al vermouth Campari e il naso conferma amaricanti sensazioni targate chinotto e rabarbaro cui danno una mano freschezze vegetali di felce e sottili dolcezze di lampone. Sorso GGiovane e pimpante, teso, fresco, sapido quanto serve. Gli do il mio premio “LEVATEMELO”. Da bere ascoltando “BITTER SWEET SYMPHONY” dei VERVE. 2. LANGHE DOC CHARDONNAY “VIGNA GAIA-PRINCIPE” 2021, TAVERNA (PIEMONTE): solo legno, di spocchiosa, sabauda “francesità” per uno Chardonnay (cloni vecchi propagati “in casa” per preservare la totale identità del vitigno come necessario corollario a quella del Territorio) che segue rotte non percorse da altri, mai timoroso di calcare la mano, anzi… Il burro è quello dei biscotti belgi, l’acacia e la vaniglia sono lì in agguato. Il legno, affatto nascosto evoca ricordi finiti in soffitta, fotografie dei nonni, poltrone polverose in cuj sprofondare. Un’idea di torba carica l’atmosfera di mistero e l’incenso gli dona una certa sacralità. Sorso morbido (guarda un po’…) ma davvero fresco e dotato di un’accelerazione salina che regala piccantezze pepose, sottolinea la mineralità ed evidenzia le note agrumate. 3. FRIULI COLLI ORIENTALI DOC VERDUZZO 2022, DI GASPERO (FRIULI VENEZIA GIULIA): interpretazione che mixa le anime del vitigno in un cocktail di fruttate dolcezze e tannico schiaffo. Scostando la nota appena eterea il naso apprezza lentamente la progressiva disidratazione della frutta e il suo mescolarsi a graffi di erbe amare, salvia, timo e mandorla mentre s’affacciano alla mente polverosi ricordi di soffitta. Il sorso è abboccato dolce quanto serve a compensare la spinta sapida e la freschezza sopra le righe. Morbidezze sugli scudi e…via libera al secondo bicchiere! 4. VINO ROSSO FRIZZANTE “NERO COLLEZIONE”, BRUNO CARNEVALI (EMILIA ROMAGNA): la prima bottiglia di questa Azienda nata negli anni ’40 del Secolo scorso ha tutta la verve giovanile dei ragazzi che oggi si sporcano le mani per soddisfare il nostro alcolico edonismo. Lambrusco Salamino che ha l’opulenta gentilezza della viola mammola e la passione della rosa rossa, un tocco di sottobosco e una intrigante speziatura. Il palato è rapito dalla fine effervescenza e quasi dimentica la sottile morbidezza dando ascolto alle sole freschezze di frutta e spezie per dissetarsi a suon di altri bicchieri. Monello. Si merita il mio premio “A TESTA ALTA”. 5. SPUMANTE METODO CLASSICO “ON ATTEND LES INVITÉS RISERVA RONCOLINO” (MAGNUM) 2011, LURETTA (EMILIA ROMAGNA): di questo ho già scritto altrove ma qui mi preme ribadire come certi “inviti” siano irrinunciabili. La complessità del naso è devastante: frutti di bosco, melograno, ricordi che del pane raccontano anche la legna arsa per riscaldare il forno. Ci sono il tè da sorseggiare nell’attesa e c’è la stuzzicante peposità che sempre si cela nel “dopo vino”, uno sbuffo di salvia e l’urgenza del palato. Quasi tannico, fresco di ciliegia croccante, ben più diretto del misterioso olfatto ma tutto da sfogliare. Rotondo quanto serve, Vi asciuga a tradimento e Vi fa riempire di nuovo il calice. Non ce ne sarà più ma ce n’è ancora, poco ma ce n’è ancora. Da bere ascoltando “HUNGRY LIKE THE WOLF” dei DURAN DURAN. 6. EMILIA IGT ROSSO “COME LA PANTERA E I LUPI DELLA SERA” 2021, LURETTA (EMILIA ROMAGNA): l’aggressività di un tacco dodici di perversa, traviante eleganza rende ondeggiante l’incedere olfattivo di questo blend. Il Cabernet Sauvignon getta l’amo, la Barbera ammicca e la Croatina Vi stende. Cemento per aggiungere mistero al romanticismo della botte grande. Una intricata boscaglia bucata dallo sguardo del felino: due occhi profondi di resina e arancia in una tenebra di bastoncino di liquirizia e piccoli frutti neri drappeggiato di orientali sensualità speziate. Un sorso in cui perdersi, succoso ma ben fermo sulle proprie gambe, fiducioso dell’arma tannica e di un finale quasi marino in cui frutto dolce e amaritudini mandorlate duellano all’ultimo sangue soccombendo però alle balsasmicità. Un vino “femmina” col cervello da donna. Da bere ascoltando “THIS LOVE” dei PANTERA (obviously). 7. SICILIA DOC CATARRATTO LUCIDO “ORION” 2022, SANCARRARO (SICILIA): un Catarratto dal naso importante come quello di un pugile. Colpisce con un gancio di scorza di limone grattugiata e poi Vi lavora ai fianchi con un ipnotico gioco di piedi fatto di albicocca e voci concitate di tonnara. Il sorso segue l’olfatto come il boxeur l’incitamento del pubblico in un corpo a corpo irrisolto tra grasse dolcezze fruttate e sapidità marine. Da bere ascoltando “ORION” dei METALLICA. E ORA? Ora è il momento dei ringraziamenti, agli organizzatori (Stafano Minelli e Cristina Santini) per avermi ospitato, a tutti i Produttori (quelli che sono stati costretti a sopportare le mie divagazioni e quelli cui per mancanza di tempo non ho potuto rompere le scatole) e a tutti Voi per avermi letto fino a qui. Mi resta un sacco di lavora di approfondimento da fare ma…forse ne vale la pena Roberto Alloi VINODENTRO  
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16 Maggio, 2024

ALTO PIEMONTE GRAN MONFERRATO, Città Europea del Vino 2024

Il COSA E IL DOVE Quella dell’Alto Piemonte e di un Monferrato che non ha paura di definirsi “Grande” è la storia di denominazioni e territori molto piccoli che raccolgono una sfida e decidono di trovare il modo per mettere insieme turismo ed enogastronomia. Una sfida che, facendo leva sulle eccellenze della buona tavola mira a destagionalizzare i flussi turistici e valorizzare i borghi in una Regione in cui oltre l’80% dei Comuni non supera i 5000 abitanti. Un Territorio in cui vedono la luce le produzioni molto limitate di ben 23 DOC (sulle 41 piemontesi e le 332 nazionali) e 14 DOCG (sulle 19 piemontesi e le 73 nazionali). E siccome dalle piccole cose nascono grandi capolavori, Alto Piemonte Gran Monferrato diventa Città d’Europa del Vino 2024. Venti Comuni, venti identità differenti in rappresentanza, ciascuno per il suo, di un unicum territoriale piemontesemente identitario. È toccato al Gambero Rosso ospitare la presentazione romana di questo progetto nel quale, il Piemonte al centro, si respirano brezze provenienti dalla vicina Liguria, dall’Emilia, dalla Lombardia. Il vino è il totem attorno al quale danzano capolavori: grandi formaggi, grandi salumi, il riso, presidi slow food… Una serata preceduta da una accorata conferenza stampa vissuta sull’entusiasmo delle amministrazioni comunali, dei consorzi e degli Enti di promozione del turismo. Ora, mentre Vi invito ad approfittare di questa occasione per aprire questo scrigno prezioso nel quale sono racchiuse gemme di Storia, Cultura, Accoglienza e Turismo lento, Vi lascio a qualcuna delle mie solite descrizioni relative ad alcuni dei vini proposti in degustazione al fianco della cena curata dallo chef Marco Brioschi. LA MIA “TOP SIX” Molte le etichette in assaggio e tutte di livello molto alto, a dimostrazione che il Piemonte nel bicchiere è una garanzia. Tra le tante ne ho scelte sei (senza badare a nomi e prezzi) da proporVi per un assaggio non scontato e in alcuni casi “WOW”. Non Vi dirò delle Aziende perché voglio lasciare qualcosa da fare anche a Voi. Buona degustazione! 1- OVADA DOCG “FILARE”, ENOTECA REGIONALE DI OVADA E DEL MONFERRATO: “FILARE”, rettilineo di viti o spostamento d’aria quando il “gruppone” sfreccia veloce e s’accavalla nella preparazione della volata. Ma questo Dolcetto, più che in volata, stacca di ruota gli avversari sui saliscendi da cui prende nome. Un “mangia e bevi” continuo di frutti corsari, spezie saladine e sapidità sabbiose portate dal vento. Un incedere affatto semplice, mai scontato, tra scatti e controscatti di ciliegie, more, mandorle e quella vinosità mai dimentica che segue il trenino del vegetale. Sorso birbante privo di ogni soggezione nei confronti dei vitigni dal “gran nome”, sfrontatamente coerente e godurioso. Bicchiere sfaccettato, grissini, salame, amici e chiacchiere. Vince il mio premio “LEVATEMELO”. Da bere ascoltando “PEDALA” di FRANKIE HI-NRG MC. 2- COLLINE NOVARESI DOC VESPOLINA “AUDACE”, FILADORA: un olfatto che getta un ponte immaginario tra Piemonte e Friuli sorretto sui piloni del Rotundone. Ed è dunque la freschezza oscura del pepe quella che fa dire “UAU” e distoglie l’attenzione da lamponi e ciliegie. Ma non fateVi distrarre, rimanete concentrati! Ecco allora che s’avanzano scarpe inzaccherate di terra umida e lavagne di grafite bagnata. Il pot pourri di fiori secchi è lì, sulla tavola e confonde il suo profumo con pensieri di tabacco. Il sorso è snello, preciso come un fioretto, succoso e traditore, di complessa semplicità, dinamico, avvolgente, autorevolmente sapido e di materica tannicità. Arditamente vino. Da bere ascoltando “THE WASP (TEXAS RADIO AND THE BIG BEAT) dei DOORS. 3- SIZZANO DOC ROSSO “ROANO” RISERVA 2015, VIGNETI VALLE RONCATI: austero con brio, vorrebbe darsi un tono, stare sulle sue ma…non ce la fa e rivela tutta la sua energia compressa. Ecco allora una ridda di spezie accavallarsi a boschiva sostanza, corteccia, muschio, financo qualche troco spaccato dal fulmine e ancora fumante. La sorpresa è nelle olive in salamoia, quelle che con gli amici si fa a gara a chi sputa il nocciolo più lontano, quelle che non bastano mai e che qui scazzottano con una scia di miele e quell’agrume che rinfresca anche più dell’eucalipto. Il sorso e una scarica di salinità marina (altro che mineralità da super vulcano!) e i tannini sono ragazzacci discoli ancora poco inclini allo star calmi nonostante gli otto anni di braccia conserte (o forse proprio per questo, perché bisognosi di sgranchirsi le gambe). Alcol e freschezza viaggiano in prima classe e la chiusura è un compendio delle freschezze olfattive che sottolinea la sapidità a suon di piccantezze. 4- FARA DOC 2017, IL CHIOSSO: s’approccia silenzioso con l’incensiere e lascia intravedere una sagrestia di legni sacri prima di ringalluzzirsi. Fuori, sul sagrato piove e la terra bagnata si mescola all’aria che sa del ferro delle saette. M’avanzano sensazioni ortolane, di tabacco da borsa e forse castagna (ma questa potrebbe essermi rimasta in memoria dalla settimana scorsa)…mettetele Voi dove preferite. Più pacato il sorso, fresco e sapido quanto deve, ordinato nello sciorinare spezie anche dolci, diretto, firmato dall’iniezione di Vespolina a suon di sottili peposità. Forse un pochino brusco nel chiudere l’assaggio ma comunque molto interessante. 5- GATTINARA DOCG 2020, MAURO FRANCHINO: l’ingresso al naso è complesso e devastante! Frutti di bosco, visciole (in confettura), rose (spine comprese), dolcezze di spezie e tabacco che fanno a spallate con china e rugginosa ferrosità ma… Nessuna boria, nessuna ostentazione. Tutto è gestito con rustica, contadina eleganza, non per vergogna ma come se il calice volesse comunicarVi emozioni seguendo la tradizione orale. Ed allora il camino non può mancare e quella brace che prima era fiamma spande nell’aria la comunanza del fumo appena acre. Sorso caldo e alcol estremamente corretto nel gestire la volata finale tra freschezza e sapidità, vinta da quest’ultima nonostante lo sgambetto dei tannini integrati ma ancora molto sportivi. Emozionante! Da bere ascoltando “TOWER SONG” di LEONARD COHEN. 6- BRAMATERRA DOC 2016, CERUTI: olfatto di eloquente freschezza, giocato su frutti neri ancora ben al di qua della maturazione e sulla freschezza dissetosa e amaricante di un “chinottissimo” Neri. Scugnizza, la componente vegetale racconta ombre boschive, prati falciati di fresco e cespugli di timo serpillo. Appena una gentilezza di viole non poteva mancare, ma forse l’ho voluta cercare per forza. Sorso che dà l’impressione di aver appena trovato la propria dimensione. Un fiume che immagino essere stato rapida impetuosa due o tre anni fa e che oggi è compita scorrevolezza nonostante qualche masso sporga ancora lungo il corso dei tannini. Considerando l’olfatto m’aspettavo qualcosa di più ma magari devo solo riassaggiarlo con più calma (o magari avevo solo bisogno di un volume maggiore nel calice). Si becca il mio premio “PECCATO” ma l’ho già messo nella corposa lista dei vini da riassaggiare con calma. E ORA? Ora è il momento dei ringraziamenti, a Gambero Rosso per avermi ospitato, ai venti comuni che hanno avuto il coraggio di intraprendere insieme questo viaggio e a Voi che avete avuto la pazienza di leggere queste mie poche righe Roberto Alloi VINODENTRO  
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9 Maggio, 2024

I vini del Castagno

DEL CASTAGNO E DI ALTRE COSE Botte, bottega, bottaio… Parole che sanno di passati remoti e futuri incerti. Di un tempo in cui i “barbari” stavano più avanti dei Romani (almeno in fatto di contenitori vinari, stando a quei “contenitori in legno accerchiati” di cui narra Plinio il Vecchio) e di un domani che sembra sempre più “respingente” nei confronti di mestieri antichi e uomini come il protagonista della masterclass di cui Vi racconto. In realtà i protagonisti sono due: il Castagno e Alfredo Sannibale. La pianta e l’uomo che la trasforma. Sullo sfondo il vino in quanto cultura ma anche quotidianità. Il Castagno, Fagacea affine alla Quercia protagonista indiscusso del panorama di quei Castelli Romani cui ha cambiato volto seguendo le necessità dell’uomo e della sua “sete”. L’aumento di popolazione e la grande richiesta di vino del XVII Secolo spinse sull’acceleratore del cambiamento. Le “Costitutiones” emanate dallo Stato Pontificio che consentivano ai proprietari di terreni su cui crescessero piante da frutto di liberarsi dai pesanti usi civici del pascolo e del legnatico accesero i riflettori su quel Castagno che, non a caso, era conosciuto anche come “albero del pane” per le proprietà nutrizionali dei suoi frutti. Bando dunque al bosco misto e via libera ai reimpianti con una pianta dalla crescita estremamente rapida, il cui legno, data l’elevata plasticità, si prestava egregiamente agli usi più disparati, dall’edilizia (sviluppo demografico voleva dire necessità di nuove abitazioni e di travature di sostegno) a, appunto, la produzione di botti. E il Castagno, sotto forma della classica botte da 11hl, ha accompagnato per lunghissimo tempo il Frascati dalla fermentazione al viaggio verso la città sui “carretti a vino”. Questo almeno fino agli anni ’60, quelli dello spopolamento delle campagne a favore di una città che sembrava offrire lavoro sicuro e stabilità economica. La viticoltura subì allora un duro colpo e la cura della vigna divenne hobby e non più “mestiere”. Si persero professionalità e smarrirono conoscenze, le botti in legno cedettero il passo alla comodità del cemento prima e della vetroresina e dell’acciaio poi. E cambiò anche il volto dei paesi, Albano in testa, che passarono in breve tempo dall’essere custodi di segreti artigiani tramandati da generazioni alla desolazione delle botteghe chiuse. ALFREDO SANNIBALE, “IL” BOTTAIO E veniamo ad Alfredo l’ultimo templare, esemplare ormai unico di una specie che la cecità dell’uomo ha portato all’estinzione. Classe 1946, bottaio di quarta generazione, artista della scure e del pialletto, profondo conoscitore della materia che lavora. Il Castagno è nel suo DNA, sa dove andare a cercare i tronchi migliori (GGiovani e forti dall’alto dei loro max 16-18 anni), scarta nodi, segue vene, sceglie doghe (massimo 3 ad albero), stagiona, taglia, pialla, accerchia. Accende zolfanelli, lava, asciuga, indica, insegna. Monta e smonta, costruisce, accrocca, ripara… Lo sguardo e le mani, un unico strumento di precisione. Sorride Alfredo, anche amaramente, quando racconta dei suoi settant’anni a bottega, svela (in parte) segreti, dà voce a oggetti inanimati, sciorina spessori, racconta aneddoti, strizza l’occhio e dice trucchi. Le sue opere da tempo hanno varcato i confini dei Castelli Romani colonizzando altri vulcani (l’Etna) e financo la terra dei canguri. I VINI DEL CASTAGNO Sei assaggi da cinque Aziende (quattro laziali e una marchigiana). Sei vini che in comune hanno l’esilio dorato in quel Castagno che Alfredo modella perché sia soddisfatto il nostro alcolico edonismo. – LA TORRETTA: giovane Azienda di Grottaferrata condotta da Riccardo Magno (cugino e dirimpettaio del Gabriele di cui avrete letto anche la settimana scorsa) con entusiasmo e rigore biodinamico. Tre ettari di vecchi impianti e quattro etichette che conoscono terracotta georgiana e castagno locale. LAZIO BIANCO IGT “CASTAGNA” 2022: da un’Azienda che ho sempre visto solo dall’esterno e che mi ripropongo di visitare a strettissimo giro, un blend di Trebbiano e di un vecchio clone di Malvasia di Candia che non conosce altro che il legno della botte di Alfredo (a parte il vetro). Un ritorno alla Tradizione che ben si sposa con le uve prodotte dal vigneto più vecchio dell’Azienda, che da più di sessant’anni affonda le proprie radici nell’anima della terra. Al naso l’impronta del Castagno è netta e affatto sovversiva. Ne racconta il miele e in parte il frutto, sicuramente si colora del giallo della frutta matura e delle messi assolate ma una ventata di mediterranea balsamicità ravviva i cuori a suon di menta romana, timo e iodio di frangenti lontani. Il sorso è un incontro di boxe tra le languide carezze di un calore alcolico abbracciato alle dolcezze del frutto e l’animo ribelle di una Malvasia che fa leva sulle doghe cerchiate per alzare la voce. Di controllata freschezza usa il fendente della sapidità per ravvivare l’interesse e chiedere un rabbocco del calice. Da bere ascoltando “LA HOLA” dei MAU MAU. – CANTINA RIBELÀ: in quel di Monte Porzio Catone dai 2ha condotti con rigoroso stile biodinamico da Daniele e Chiara Presutti provengono vini che ben interpretano il variegato suolo nel quale affondano le radici le piante. LAZIO BIANCO IGP “PENTIMA” 2022: 50gg di macerazione sulle bucce, 9 mesi di legno e poi vetro. Questo il percorso di una Malvasia (vecchio clone) che già da quel nome “PENTIMA” sa di strapiombi e vulcani e che impegna l’occhio ben oltre le mie capacità di sorvolo. Giallo di buccia di mela matura, camomilla e cedro (maturo ma anche candito) vive della spinta amaricante del vitigno danzando su note vegetali e amaricanti di menta, basilico, alloro e tè. Il sorso, sicuramente dissetante, rivela la vigoria dei tannini affilati, compita freschezza e mineralità muscolare esaltando l’animo varietale del vitigno. Un vino non nelle mie corde, più uno “yellow” che un “orange” ma che dimostra l’impegno e la crescita di un’Azienda che deve fare ancora molta strada ma ha le idee ben chiare. – IL VINCO: siamo a Montefiascone (VT), altro vulcano, altri suoli per una piccola Azienda condotta in stile “nature” da tre amici. 10 anni di attività, cemento a profusione (ma ovviamente anche i legni di Alfredo), e solo vitigni “local”. VINO BIANCO “LE CAPANNACCE” 2022: Procanico e basta per un olfatto dedicato alla frutta secca. Ecco dunque le nocciole (non a caso siamo dove siamo) e le arachidi, con le loro tostature, ecco la composta di mele, la cera d’api, gli agrumi canditi e una chiara impronta tufacea. Sorso morbido e genuino, fresco e sapido quanto si conviene. Cortese nel suo abbraccio calorico, rivela un finale di agrumi anche canditi e minerale piccantezza. – TENUTA SAN MARCELLO: Da Milano a Senigallia per vivere, da Senigallia alla Georgia e ritorno per fare vino. Questo in breve il percorso di Massimo (Palmieri) che nella sua TENUTA SAN MARCELLO coccola 5ha campagna ad impatto praticamente zero vinificando Verdicchio e Lacrima in anfore interrate che sono gemellaggio tra la storia enologica della Georgia a quella delle Marche. Qui, oggi, presenta due vini in anteprima talmente assoluta che le etichette, dedicate “velatamente” ad Alfredo, sono state create solo per questa serata. VINO BIANCO “COLPA D’ALFREDO 1” + VINO BIANCO “COLPA D’ALFREDO 2” 2022: dopo la coppia “CIELO SOMMERSO” e “INDISCIPLINATO” (di cui potete leggere qui) ecco altri due vini che è difficile leggere singolarmente. Figli della terra i primi due, questi altri abitano le doghe ammaestrate da Alfredo. Uno ci nasce e poi sceglie la tempra dell’acciaio per farsi i muscoli. L’altro nasce dalla forgia di Vulcano e nel castagno ripone la propria saggezza. Due Verdicchi che sanno di anarchia, spazzano via preconcetti e cancellano stereotipi. Il primo è fumoso e imprime sulla pellicola dell’olfatto brume, campagna e racconti. Ma la camera oscura, anima delle stampe artistiche, rivela un sistema zonale profondamente mediterraneo. Balsamico nel suo sovraesporre intrichi di macchia e freschezze di rosmarino, salvia e menta. Il sorso è un bivio dal quale qualche buontempone ha tolto i cartelli di indicazione. Esalta le dolcezze e lascia di stucco con un profondo senso marino. Spiazzante, apre al Verdicchio sentieri impercorsi. Il secondo completa il primo (peccato per un soffio di volatile scappato via come un palloncino dalla mano di un bambino) riempiendo l’occhio con quel suo colore che sa del sole di Luglio a picco sulla sabbia e aprendo i polmoni di balsamicità mentolate e miele che calma gli eccessi e poi anice, timo, un ché di sulfureo e il giusto di salmastro. Sorso saggio, di garbata freschezza e compita sapidità che sottolinea piccantezze sottili e chiude ricordando la mandorla. L’un per l’altro da riassaggiare con calma per carpirne i segreti celati nell’animo. Da bere, con calma, ascoltando “TICK AS A BRICK part 1 &2” dei JETHRO TULL. – COLLEFORMICA: Azienda di Velletri, tre ettari di terra di cui la metà vitati e 100 anni di schiene curve per lavorarla. Biodinamica a 360°, vecchie vigne di Malvasia e Trebbiano ma anche reimpianti (2017) di un Primitivo che già abitava lì. VINO ROSSO “PRIMATIVO” 2022: certo ci sono ciliegie e prugne, l’arancia, le rose, le viole ma è quel profumo di ricordi, di soffitta che colpisce e poi quella nota ortolana di rapa rossa… Sorso beverino, di spiazzante corrispondenza, morbido ma assolutamente pimpante, con quei tannini ancora birichini che affiancano ricordi di liquirizia e di giostre, fave di cacao e agrume sanguigno. E ORA? Ora è il momento di ringraziare tutti, il Comune di Frascati per avermi ospitato e per aver saputo “aggiustare il tiro” organizzando un’Edizione di VINALIA PRIORA davvero all’altezza del lignaggio di un vino che è molto di più. È il momento di ringraziare le Aziende che hanno voluto condividere con noi il frutto del loro lavoro. È il momento di ringraziare Ilaria Giardini per aver condotto con professionalità e passione una masterclass unica. Ed è il momento di ringraziare Alfredo per il lavoro di una vita e per i vini che, per suo tramite, ci emozionano ogni giorno. Roberto Alloi VINODENTRO    
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2 Maggio, 2024

VINALIA PRIORA 2024, il Frascati e i suoi versanti

IL COSA E IL DOVE In un’atmosfera che ricordava certamente più un’ottobrata frascatana che i tepori primaverili, si è svolta la presentazione alla stampa della terza Edizione di VINALIA PRIORA, manifestazione ispirata alle vecchie festività romane celebrate in Aprile in onore dell’uva raccolta l’anno precedente. Un Evento organizzato dal Comune tuscolano in collaborazione con IPERICO Servizi per la Cultura e ODEA su impulso del Consorzio Tutela Denominazioni Vino Frascati. Nella splendida cornice di TENUTA DI PIETRA PORZIA è toccato a Jacopo Manni (ricercatore presso l’Università di Tor Vergata e profondo conoscitore delle realtà vitivinicole dei Castelli Romani) introdurre i lavori, condurre una masterclass interessantissima nella quale al Vino veniva assegnato il titolo di oggetto geografico alimentare per autonomasia e dare ufficialmente inizio a una tre giorni che ha celebrato l’imbottigliamento della nuova annata di quel FRASCATI che è la più vecchia tra le DOC italiane. 3 + 1 i vini in degustazione (ne troverete 5 perché alla voglia di assaggiarne un altro non sono riuscito a resistere) a rappresentare i differenti versanti dell’enorme complesso del Vulcano Laziale. Da 600000 a (forse) 25000 anni fa, quasi 300km^3 di materiali eruttati nel corso di tre fasi di attività hanno dato origine a un complesso vulcanico alto in origine oltre 2000m e del diametro di quasi 70Km. Un intero universo di suoli con pedologie infinite (altro che le Langhe)! Versanti differenti, quote differenti, temperature, irradiazione solare, ventilazione differenti. Dai 100m slm ai circa 600 (potenzialmente, perché no, anche oltre 800), una differenza di oltre 2 gradi di gradiente termico anche considerando soltanto Frascati e il Monte Tuscolo, oltre 1h di irraggiamento solare in più sul versante E rispetto a quello occidentale di Grottaferrata, un “ponentino” che riesce a portare il mare fin nel bicchiere… Questi in estrema sintesi i numeri di un Territorio assolutamente unico, culla della Civiltà Occidentale, in cui si produce vino da oltre duemila anni. E il vino di Frascati racconta la storia dell’uomo e dell’agricoltura. Qui Marco Porcio Catone ha scritto il De Agri Cultura (cUltura che, forse non a caso, un tempo si scriveva con la “U” e non con la “O”). Qui, negli anni del boom economico, l’abbandono delle campagne inseguendo il mito della grande città ha relegato la produzione vinicola a hobby incidendo in maniera inevitabilmente negativa sul livello qualitativo. Qui, ora, si sta tentando di invertire la rotta, di contestualizzare il vino in un oggi che, pur non potendo essere dimentico dei trascorsi storici, deve guardare a un domani fatto di consumi differenti. Qui si sta prendendo finalmente coscienza (o almeno sono tanti coloro che lo stanno facendo) che il FRASCATI può accostare al suo tradizionale pragmatismo nasi che meritano qualche annusata in più, che possono emozionare anziché solo raccontare. Qui si deve provare agli scettici che se ci troviamo di fronte ad uno dei pochissimi vini bianchi in grado di potersi fregiare, in alcuni casi, dell’appellativo “RISERVA” beh…un motivo ci sarà! GLI ASSAGGI I vini di questa sera sono frutto dell’annata 2023 (a parte quello di Gabriele e Luigi che c’ha un anno di più), un’annata funesta (soprattutto per il Centro-Sud), che ha messo alla prova nervi e risorse economiche dei Produttori. Un’annata che, raccontata da Lorenzo Costantini, si può riassumere in un “menocinquantapercento” che spaventa ancor più pensando all’incertezza di un futuro sempre più segnato da un clima che abbiamo già cambiato e che non si vergogna di presentarci il conto. Annata difficile dunque, ma uve di qualità assoluta per produzioni tutte da assaggiare. Dunque, tre vini per tre versanti. 1. VILLA SIMONE: dalle Marche al Lazio inseguendo la Qualità. Lorenzo Costantini non ha certo bisogno di presentazioni o di un altro che ne tessa le lodi in quanto enologo ma non fa certo male ricordare qui quanto la sua passione per il Territorio dei Castelli Romani e per quella Malvasia Puntinata che ne è vitigno principe giovi a tutto il movimento del vino. FRASCATI SUPERIORE DOCG “VILLA DEI PRETI” 2023: il versante E del Vulcano è quello delle freschezze boschive, delle vegetalità balsamiche. Qui però la frutta, ancorché croccante (anzi: quasi acerba) alza subito la voce. E se l’agrume non può essere taciuto, sono l’albicocca e la buccia della mela che contrastano la nespola quelle che comandano i giochi. E poi, mentre visualizzate il giallo delle ginestre, e le brezze che scendono dal Monte Tuscolo trasportano ombre e frescure, ecco arrivare i pendii lavici a saturare l’atmosfera. Il sorso è sgambettante, dinamico, morbido quanto deve ma profondamente inciso dalla piccante, minerale sapidità. 2. CASALE VALLECHIESA: al centro dell’areale produttivo del Frascati, l’Azienda della Famiglia Gasperini ha da tempo lasciato il “carretto a vino” imboccando la strada della Qualità e dell’innovazione senza però mai abbandonare la Tradizione. FRASCATI SUPERIORE DOCG “HEREDIO” 2023: qui, al centro, è il frutto ad essere protagonista. E questo FRASCATI non smentisce le aspettative, carico com’è di dolcezze esotiche, di pesca matura, di florealità d’acacia che lasciano poche speranze di poter emergere alle erbe di campo. Ci vuole il sorso per pareggiare (quasi) i conti con la sua sbarazzina freschezza e il segreto svelato di una mineralità vulcanica presente ma garbata. Forse un po’ più “uozzamerica” rispetto alle annate passate (o quantomeno rispetto a quanto ricordassi). 3. GABRIELE MAGNO: Azienda nata nel 2015 (indimenticabile per me l’assaggio di quella annata, di quel Frascati che, magicamente, gettava un ponte tra la Tradizione e il futuro remoto). Vecchi vigneti nel pieno della Valle Marciana e qualcosa in affitto per produzioni da additare a esempio. FRASCATI SUPERIORE DOCG “GABRIELE MAGNO” 2022: Grottaferrata, Valle Marciana, tufi degni di un esame di rilevamento geologico e un mare che è ben più che panorama lontano. Quella pesca e quella mela Golden che quasi schiacciano la mediterranea balsamicità di timo e maggiorana provano quanto l’annata differente e 365 giorni di vetro in più facciano la differenza ma il ponentino che sembra trasportare anche la risacca non si fa mettere i piedi in testa. Il sorso è d’altri tempi ma di disarmante modernità. Fresco e di marina sapidità avvolge il palato con glicerico abbraccio e calore alcolico d’altri tempi gettando un ponte tra la tradizione e il futuro. Da bere ascoltando “COME SCOGLIO” da “COSÌ FAN TUTTE” di W. A. MOZART (interpretata dal soprano MARIANGELA SICILIA, Orchestra Sinfonica della RAI diretta dal Maestro SPERANZA SCAPUCCI. GLI EXTRA TENUTA DI PIETRA PORZIA: il Lago Regillo, la battaglia tra Romani e Latini, i Dioscuri, Marco Porcio Catone… E poi la distruzione di Tuscolo e la nascita di Frascati, i passaggi di mano del feudo fino all’attuale proprietà della Famiglia Giulini. Questa in sintesi la storia di un’Azienda nella quale, come in rarissimi altri casi, la Storia (quella con la “S” Maiuscola) si mescola al vino. Un corpo unico di 60ha che non ha uguali, produzioni identitarie e, recentemente, ben più che un occhio di riguardo per autoctoni di nicchia. FRASCATI SUPERIORE DOCG “DANAE” 2023: ha nell’animo un legame stretto con il n° 2 ma…quel 30% di Greco… Un’iniezione di classicità in un vino altrimenti di romano pragmatismo. C’è il frutto, pieno e rotondo. Pesca, pera, mela a piena maturità con un quid di limone (maturo anche lui) a evitare ridondanti dolcezze. Poi un richiamo al sottosuolo, minerale e sorgivo e una brezza vegetale di felci e sottobosco. Sorso pieno, di carezzevole morbidezza, fresco quanto serve e sapido di più con un finale nel quale le dolcezze schiacciano i richiami minerali. L’avrei preferito con più polso ma… BORGO DEL CEDRO: costola (o frutto di gemmazione” della Famiglia Costantini, BORGO DEL CEDRO rappresenta uno dei volti nuovi della rinascita frascatana. VINALIA PRIORA mi hanno dato l’opportunità di ficcare il naso in un’Azienda che conosco solo di nome grazie all’interposta persona di Alessandro Filomusi Guelfi. Troverò il modo di saperne di più per me e per Voi. FRASCATI SUPERIORE DOCG “FILIAE” 2023: un assaggio “rubato” (ma che spero davvero di poter ripetere con più calma) che rivela un olfatto elegante ancorché un po’ troppo esotico per i miei gusti, con quell’ananas in evidenza cui segue un lungo corteo di albicocche, melone, fiori d’acacia e un agrume che, esotico anch’esso, è lime più che limone. Non manca certo la mineralità, più silicea forse che non lavica, di pietre umide asciugate dal sole. Sorso vispo ma compitamente morbido esprime vivace freschezza coerente sapidità e corretta rispondenza olfattiva. Chiude discretamente lungo sottolineando la mineralità e il varietale della Malvasia. Magari non emozionante ma da tenere assolutamente d’occhio per il futuro. ED ORA? Ora, mentre ringrazio gli Organizzatori tutti di VINALIA PRIORA, mi corre l’obbligo di sottolineare come, dal “passaggio a vuoto” dello scorso anno sia risorta un’araba fenice. Un Evento in grado di accomunare Storia, bellezza, archeologia e Territorio sotto l’ombrello di quel Frascati che, pur stentando ancora, pur non avendo ancora (in molti casi) scelto se inseguire l’identità territoriale o i mercati, dimostra di voler rialzare la testa e riappropriarsi di una dignità per lungo tempo perduta. E ne approfitto anche per darVi appuntamento alla prossima settimana, quando Vi racconterò una storia che coinvolge Territorio, paesaggio, Tradizione, uomini, vino, lavoro e Roberto Alloi VINODENTRO  
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25 Aprile, 2024

Kras PTP "TERAN" 2016, RENČEL

TERRANO RENCEL Sin dai tempi della Repubblica di Venezia il Terrano sta al Territorio come la Malvasia sta all’Oriente. Se è vero che c’è chi lo vuole “triestino” vistane citata la presenza in quel di Duino sin dal 1444, il Terrano è un vino che non vuol sentir parlare di confini. Era il vino “non navigato”, quello che non aveva attraversato i mari. E mentre all’epoca era un termine che raggruppava vini diversi oggi è stato identificato come appartenente alla famiglia dei Refoschi. Un Refosco dal Peduncolo Verde che fuori dall’areale PTP viene chiamato Refošk e che mi spinge a lanciare un anatema contro chi volesse scomodarsi ad accostarlo al Prošek per alimentare sterili polemiche prive di basi culturali e fondamenti storici. Vino “di nicchia” nel ‘700, venduto anche come “medicina” nelle farmacie, ha uno “ieri” recente che racconta di quelle Osmize dove si è sempre consumato GGiovane. Scontroso, di “brividosa” acidità, poco incline alle facili amicizie, è solo da una ventina d’anni che alcuni Produttori hanno deciso di seguire quanto in realtà consigliato dai bordolesi a fine ‘800, ammorbidirne il carattere con malolattica e legno (anche se Joško racconta di un certo Lozar che, in anni dimenticati e segnati da temperature più basse, faceva appassire parte delle uve per dare corpo a vini altrimenti troppo esili). Il Terrano è un vino che va preso per mano e che ti prende per mano, non è immediato ma ti porta lontano con la sua freschezza che sa di mitteleuropa e di confini che l’uomo traccia e la natura cancella. E allora ecco che il Carso diventa Kras, non è Italia o Slovenia o Trieste o Gorizia, è terra che gli uomini calpestano e coltivano, fatica di roncare, rocce inclini all’inciampo, doline e vento che sega la faccia. Ed è il vino delle doline più che quello delle vette spazzate dalla bora, a volte rotondo come un 33 giri, a volte spigoloso come un pezzo suonato dal CD. Ma due parole su Joško (Renčel) le vogliamo dire?! Ma proprio solo due, perché altrimenti dovremmo scrivere un libro (e perché dovreste averne già letto qui)! Inventore? Filosofo? Forse pazzo (ché 3ha, 8 vitigni, 10000 bottiglie e…tipo 22 etichette sono numeri da camicia di forza). Bianchi, rossi, rosati, passiti (ahhh, quel Micarone!)…vini studiati e altri nati per “sbaglio”. L’hanno definito l’Archimede del vino ma a me piace pensare all’uomo Joško nella sua forma più pura: vignaiolo. La strada di mattoni gialli che porta da lui passa da Trieste e inanella una serie infinita di curve che raccontano di sbarre che furono e uomini contro. Kremen, vigne e poi Dutovlje è là in fondo. Al N° 24 c’è la sua cantina, dimessa e nascosta casa tra le case. Disordine ordinato di botti storiche, vasche d’acciaio, un’anfora (sola e solitaria, quasi dimenticata là, nel suo cortile), botti piene d’aceto ed altre in cui stanno vicinivicini vini di una “cambogia” di annate Tutte pronte al giudizio insindacabile dell’assaggio di un lui che ne deciderà il destino Joško parla poco di suo (e l’italiano neppure bene) ma il vino accomuna, azzera distanze, traduce sguardi ed emozioni. Se poi volete altre notizie cercatevele da soli ché qui devo dirVi di un vino e poi…mica posso sempre fare tutto io! Dunque, “TERRANO“… Inizialmente diffidente sembra voler essere specchio della gente del posto. Ruvido, ventoso, sa di steppa bagnata e camino che asciugai le ossa. Poi si lascia andare alle spezie e si dischiude al frutto, rosso e nero, carnoso, maturo. In bocca entra senza fare sconti, diretto, spontaneo, morbido quanto deve, quel tanto che serve per risultare educato e cercare di pareggiare la rampante acidità. La mora è netta, la ciliegia non vuole essere da meno e le spezie passate al mortaio fanno da legante rilanciando il sorso dopo aver preso per mano la timidezza di un animo erbaceo. Un duro dal cuore tenero, un orso con l’incedere elegante di un Pinot Nero. Da bere ascoltando “PLAY THAT FUNKY MUSIC” di WILD CHERRY ma nell’interpretazione live di PRINCE (magari con ben più di qualche fetta di Kraški Pršut). Il costo? Non lo ricordo, ma se l’ho comprato io potete farlo anche Voi Roberto Alloi VINODENTRO  
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18 Aprile, 2024

Viticoltori Montespertoli, una rigenerazione toscana

IL COSA E IL DOVE Lo scorso 6 Aprile, i “ragazzacci” di VINARIO4 hanno colpito ancora! Stavolta sono riusciti a portare a Roma un pezzo di quell’altra Toscana di cui troppo spesso ci dimentichiamo. Sto parlando di quell’Associazione VITICOLTORI MONTESPERTOLI che hanno ospitato nello SPAZIO FAREdel MERCATO CENTRALE. Se la provocazione serve ad accendere i riflettori su Territori che ancora non si “vogliono” conoscere allora: “VIVA LA REVOLUCIÓN”! Quella di Montespertoli e dei suoi Viticoltori è una lotta senza quartiere. Atleti in una competizione che si chiama “VINO”, si battono per dare dignità a un Territorio che ancora non ne ha avuta abbastanza. Quel Montespertoli che era per me come uno scioglilingua mentre mandavo a memoria le 7 sottozone della DOCG Chianti, è non solo la prima ad essere stata istituita ma anche il fazzoletto di Toscana più vitato (insieme a Montalcino) dell’intera Regione. Un Territorio di colline più dolci rispetto a quelle del Chianti Classico, estremamente variegato in termini pedologici (dalle sabbie del Sud ai conglomerati del Nord passando per le argille della zona centrale), che racconta nel bicchiere un mare antico come farebbero le conchiglie di cui è ricco il sottosuolo se le avvicinaste alle orecchie. 17 i moschettieri dell’Associazione (oggi ce n’erano 10 e io, colpevolmente, non sono riuscito neppure a conoscerli tutti) e Sangiovese il principe cui hanno giurato fedeltà (ma non mancano autoctoni come Pugnitello, Foglia Tonda, Ciliegiolo e gli internazionali), 450ha vitati, 14 Aziende in regime BIO, Territorio vocato ai Rossi ma non dimentico dei Bianchi. 2 anni il prossimo 28 Maggio, l’Associazione si è data una serie di regole che, partendo dalla coltivazione diretta delle uve e dal rispetto della materia prima, passano per pratiche agronomiche sostenibili da attuare con l’intera comunità agricola. Ultima regola? Non sottrarsi mai al confronto e portare il messaggio fuori dai propri confini. GLI ASSAGGI I banchi d’assaggio (presidiati mai come in questa occasione) dai Produttori in prima persona, sono stati preceduti da una masterclass fuori dagli schemi precostituiti. 4 vini presentati alla cieca da Giulio Tinacci (alias MONTALBINO, presidente dell’Associazione) e sottoposti al giudizio dei presenti per cercare corrispondenze tra caratteristiche organolettiche Territori. Cosa ne è venuto fuori? Fatte salve le didattiche evidenze di quanto sabbie e/o argille influiscano sul risultato finale quello che è saltato agli occhi è una sorta di trait d’union tra tutti i prodotti, quasi che la firma del vignaiolo passi in subordine rispetto all’avallo del Territorio. Una comunione d’intenti dalla vigna al bicchiere assolutamente priva di omologazioni a dimostrare quando sia importante lavorare insieme per il raggiungimento di un risultato comune di alto livello. I vini? Di seguito troverete la mia consueta e personalissima classifica (oltre alla descrizione di tutti gli altri vini) ma, al di là di tutto colpisce la freschezza di tutte le produzioni. Bevibilità ai massimi livelli, vini immediati, dinamici, pronti sin da subito (tanto da sembrare in alcuni casi già evoluti) ma senza tema di affrontare almeno qualche anno di vetro per dare il massimo. LA MASTERCLASS 1. LE FONTI A SAN GIORGIO Azienda a trazione femminile, quella di Piera Giovannelli. 13ha certificati BIO dal 2020 dedicati essenzialmente ai vitigni della tradizione per produzioni attente alla Tradizione ma che strizzano l’occhio al gusto contemporaneo. CHIANTI MONTESPERTOLI DOCG 2022: Sangiovese, Colorino, Pugnitello, cemento e acciaio sono gli ingredienti per questo Chianti di GGiovane, vibrante intensità. Forse troppo timido nel presentare uno spettro olfattivo in realtà di inattesa complessità fatto di ciliegie nere, liquirizia, tabacco, un ché di pellame sapientemente mixati alla sostanziosa presenza agrumata, scala velocemente la classifica della piacevolezza una volta che lo si assaggia. Eccolo dunque riproporre in bocca la sostanza del frutto con ragazzina vivacità, facendo leva su freschezza e sapidità quasi marine e un tannino quasi “dolce” a fare il controcanto. Si becca il mio premio “LEVATEMELO” 2. PODERE GHISONE 60ha di cui 15 vitati quelli di questa Azienda familiare. Vitigni del Territorio con una iniezione di internazionali, rossi in particolare ma senza dimenticare bianchi storici come Trebbiano e Malvasia. CHIANTI MONTESPERTOLI DOCG “BORRO DEGLI OLMI” 2022: al naso si percepisce una certa assonanza con il vino precedente, quella sorta di timidezza iniziale e poi la pienezza del frutto rosso dà la mano alla freschezza floreale, l’asprezza della marasca viene mitigata da un grasso cioccolato mentre un tocco di pepe verde e una nota ematica si occupano della chiusura. Il sorso accompagna l’olfatto sbrogliando un sostanzioso estratto e tannini ancora non ben pettinati tra spezie e mirtilli fino al finale di minerale piccantezza. 2. CASTELLO SONNINO Quasi duecento gli anni di storia (del vino e non solo) che l’Azienda custodisce. Una produzione Territoriale (non dimentica dei vitigni internazionali) che mixa tradizione e innovazione con risultati di grande personalità. CHIANTI MONTESPERTOLI DOCG “SONNINO” 2022: forse il più complesso della batteria. Un olfatto che dei rovi lascia percepire, oltre ai frutti, anche le spine prima di far spazio all’aspra amarena e sorprenderci con un ché di anguria. La gentile delicatezza della viola e la più maschia liquirizia ci traghettano poi verso un finale che propone un intero corredo di erbe aromatiche. In bocca dimostra calore ma non riesce a contenere l’irruenza monella di una vena fresco-sapida che fa leva anche sull’iniezione di Trebbiano per solleticarci le gengive con le sottili piccantezze tannico/pepate. Chiude lungo quanto deve lasciandoci in fondo al calice un ricordo di contadina rusticità. Bellobello. 4. FATTORIA LA LECCIA 20ha trazione femminile con un oggi targato 2013. Biologica dal 2019, basa la propria produzione su vitigni del Territorio ma non dimentica internazionali come Merlot e Syrah. CHIANTI MONTESPERTOLI DOCG SUPERIORE 2022: praticamente tutto Sangiovese con un quid di Trebbiano ad instillare ulteriore freschezza in un vino pronto ed equilibrato come il Territorio di Montespertoli vuole. Prugna, marasca, lamponi, sottigliezze speziate di chiodi di garofano e ben più dell’atteso in termini di mazzo di rose. Sorso molto coerente, frescofresco e ben sapido che cela nel fondo del bicchiere un ricordo contadino che lo accomuna per un attimo al vino precedente. LA TOP FIVE TENUTA COELI AULA Dalla metà del Secolo scorso sono quattro le generazioni della Famiglia Barni che si sono succedute alla guida dell’Azienda. Certificata BIO pone grande attenzione alla cura dei vigneti e alla salvaguardia del Territorio producendo vini che mixano con sapienza Tradizione ed evoluzione. TOSCANA IGT CILIEGIOLO “CERASUS” 2022: nato con idee di legno e sostanza trova in questa “quasi” nuova release la sua più didattica espressione. Già al naso dimostra il suo essere legato a filo doppio con il Sangiovese proponendosi con quel frutto pieno (qui, guardacaso, ciliegia in testa) senza dimenticarsi delle note vegetali che qui ricordano boschi e foglie di pomodoro. Seguono i toni floreali della viola e quelli balsamici della liquirizia e del rabarbaro ed un ché di ematico. Ottimo l’equilibrio in bocca per un sorso ricco e gustoso supportato da tannini presenti ma educati e da una progressione sapida che culmina in un finale decisamente saporito. Una bevuta a 360° da provare ascoltando “SEXY BOY” degli AIR. TENUTA BARBADORO 36 gli ettari coltivati a vigneto da questa Azienda. Questione di famiglia sin dal 1860 e certificata BIO dal 2007, parte da minime pratiche agronomiche e di cantina per produrre vini di eccellenza spostando costantemente più in alto l’asticella della Qualità. TOSCANA IGT ROSSO BIOLOGICO “IO TESTONE” 2022: mentre si becca subito il mio premio “PADRETERNO” per l’irriverenza tutta toscana del proprio nome di fantasia mi cedono le gambe e mi scappa un italianissimo “UAUUU”. Niente solfiti e una dimostrazione di pulizia da indicare ad esempio per molti di quei produttori che si avventurano sull’insidiosa ed affilata cresta che separa il versante dell’eccellenza dal baratro del difetto. Cresta che ‘sto rosso toscanaccio percorre con la sicurezza dell’alpinista esperto e l’eleganza di un Philippe Petit a spasso tra le Torri Gemelle. Attento, educato, mai un’esitazione nella sua prepotenza fruttata e nessuna vergogna nel proporsi con rustica, contadina eleganza. Sorso che dimostra alcuna esitazione, succoso, trascinante, financo traditore (occhio a quei 14° alcolici che possono giocare brutti scherzi alle gambe), coerente in corpo e spirito con l’olfatto e che sottolinea una macchia mediterranea neppure immaginata in precedenza. SORPRENDENTISSIMO! Da bere ascoltando “B-SIDE” dei KHRUANGBIN & LEON BRIDGES. PODERE DELL’ANSELMO Una storia lunga quasi due secoli con un oggi trentennale. Grande attenzione ai vitigni del Territorio (anche quelli meno noti) con una piccola digressione internazionale. Una produzione attenta all’ambiente e alla Tradizione senza dimenticarsi mai di guardare avanti. CHIANTI MONTESPERTOLI DOCG “INGANNAMATTI” RISERVA 2018: se il piccolo frutto rosso/nero vuole distrarVi siate forti! Andate oltre. Troverete un Mediterraneo di bacche di macchia, di pietre arroventate dal sole, di tabacco rollato contemplando l’orizzonte e un contorno gentile di viole e spezie. Sorso di traviante, carezzevole, malia, che esalta il cioccolato puntando su una sapidità quasi marina. Di questo ne leggerete ancora, perché si e perché bisognerebbe essere matti per non cadere nel suo tranello. Da bere ascoltando “MAD MAN MOON” dei GENESIS. TOSCANA IGT ROSSO “ERA ORA” 2018: legno di tutte le dimensioni per questo Sangiovese che propone confettura di more ma sorprende per quell’atmosfera da sagrestia tutta incenso e canfora per i paramenti prima di lasciarsi andare alla gentilezza delle viole e a una presa di tabacco dalla sacca di cuoio. In bocca accarezza e riempie con una sostanza materica di cui anche i tannini vogliono far parte. Sostanzialmente equilibrato, spinge sulle dolcezze speziate facendo leva sulla balsamicità e su una atmosfera ferrosa che sa cielo da temporale per rimettere le cose in paro. Da bere ascoltando “GOD’S AWAY ON BUSINESS” di TOM WAITS. FATTORIA LA GIGLIOLA 60 gli ettari vitati e il Sangiovese sul gradino più alto del podio senza dimenticarsi dei vitigni internazionali e di quelli a bacca bianca. VINSANTO “LO STOIATO” 2007: un “occhio di pernice” messo lì, a farmi l’agguato giusto prima che corressi via in tempo perché la carrozza (vabbè, la metropolitana) non si trasformasse nuovamente in zucca. Ed eccomi dunque cadere sotto i colpi di un olfatto carico di affascinanti contrasti. La noce e il miele, il fico secco e la nocciola ancora non matura, gli agrumi della pasticceria delle feste, la noce moscata, l’anice e una potente nota di camino spento. Il sorso è di masticabile sostanza, fresco ma soprattutto salato di profondità da natural burella e con un allungo cui si fatica a star dietro. Disarmante. Da bere ascoltando “THE END” dei DOORS. I QUASIQUASI TOSCANA IGT BIANCO “I’VE” 2022 (TENUTA COELI AULA): insolito accostamento di Chardonnay, Sauvignon e Pinot Bianco con il secondo a comandare con delicatezza un procedere olfattivo di sottili freschezze di sambuco e soffi di salvia cui si accostano nespole e florealità di campo. In bocca comanda, manco a dirlo, lo Chardonnay, con quelle sue grassezze che la carezza del legno amplifica vieppiù. Bel connubio di freschezza e sostanza che il Pinot Bianco incravatta di eleganza rendendo quasi naturale il paragone con un Collio distante fisicamente ma non in spirito. Davvero una bella sorpresa. CHIANTI MONTESPERTOLI DOCG 2022 (LE FONTI A SAN GIORGIO): VV. masterclass TOSCANA IGT ROSSO “PAX” 2018 (PODERE DELL’ANSELMO): un pamphlet di dolcezze boschive che rimanda a fragoline e more mature, dolci le spezie, dolce la cioccolatosa atmosfera e poi freschezze amaricanti! Ecco dunque la liquirizia, la china, le erbe aromatiche ed un tocco di tabacco mentolato. Sorso concertato con l’olfatto, ampio e sostanzioso, di grande morbidezza ma vivissimo, mai seduto e di lunghezza… “PAX”: definitivo! CHIANTI MONTESPERTOLI DOCG “SONNINO” 2022 (CASTELLO SONNINO): VV. masterclass TOSCANA IGT CANAIOLO 2021 (FATTORIA LA GIGLIOLA): al naso evidenzia, con selvatica rusticità, sfumature vinose, frutti di rovo e fiori di campo, sottobosco, ferrosa mineralità e un quid di chiodi di garofano. Sorso più strutturato di quanto credessi pur nella sua primaverile freschezza, che evidenzia dolcezze semplici di schiaccia proponendole con i modi eleganti di un Pinot Nero. Canaiolo, canaglia! ED ORA Beh, intanto è ora di ringraziare i Tre Moschettieri di VINARIO4 per l’invito e per lo spot che hanno saputo accendere su un Territorio troppo spesso (e colpevolmente) dimenticato anche da quelli che vanno in giro a curiosare ma che in regioni blasonate come la Toscana si fermano sulla superficie delle etichette più gettonate senza grattarne via la polvere per scoprire i tesori che cela. E poi è ora di ringraziare i Produttori che m’hanno sopportato e scusarmi con quanti non sono riuscito a conoscere (ma ci saranno altre occasioni). Bella esperienza davvero, spero la ripetano presto (qualche nano-denominazione cui rivolgere sguardi più attenti ce l’avrei già in mente). Roberto Alloi VINODENTRO
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