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20 Luglio, 2021

Ca’ del Baio – 100 anni di Barbaresco

Era il 1870 quando Giuseppe Grasso, il bisnonno di Giulio Grasso, attuale titolare, si trasferisce con i suoi quattro figli da Calosso (AT) a Treiso di Barbaresco, dove acquista casa e terreni della Cascina Vallegranda. Trascorrono circa 50 anni e nel 1921, Luigi Grasso, conosciuto come “Vigin”, – il maggiore dei figli di Giuseppe – d’accordo con la moglie Maria Teresa, mette a dimora nei suoi poderi di Treiso le prime barbatelle di vite. Tre anni dopo, avrebbe raccolto i primi grappoli, li avrebbe vinificati e ne avrebbe fatto un po’ di vino per la sua famiglia e per la vendita in loco. 100 anni dopo Ca’ del Baio resta un affare di famiglia, come è tradizione nelle Langhe. Di generazione in generazione i Grasso hanno custodito i loro vigneti, quasi un corpo unico che circonda la cascina, integrati nel tempo con matrimoni e acquisizioni. Semplicità, senso del sacrificio e attaccamento alla propria terra costituiscono per la famiglia Grasso i presupposti indispensabili di garanzia qualitativa nei vini. Oggi sono Giulio e Luciana, insieme alle figlie Paola, Valentina e Federica, a gestire con passione e competenza i diversi settori aziendali, dalla cura agronomica alla vinificazione delle uve, dall’accoglienza in cantina alla commercializzazione dei vini. Ca’ del Baio dispone di 28 ettari di proprietà vitata, divisi tra Barbaresco e Treiso, paesi compresi entrambi nella zona di produzione del Barbaresco. Per creare i suoi vini, tutti ottenuti da uve proprie, dispone di vitigni di grande valore, alcuni tipici di territorio, altri di origine internazionale: tra i bianchi Moscato, Chardonnay e Riesling, tra i neri Nebbiolo, Barbera e Dolcetto. Quasi tutti i vini provengono da monovitigno. I filari più prestigiosi in produzione, quelli dei Nebbioli da Barbaresco, hanno età d’impianto variabile tra i 25 e i 40 anni e costituiscono i cru aziendali di Asili, Pora (comune di Barbaresco), Vallegrande e Marcarini (comune di Treiso). La Filosofia produttiva di Ca’ del Baio si è sviluppata nella ricerca di produrre nel modo più attento a salvaguardare un territorio, le Langhe, con attenzione alla salute dei consumatori, ed anche a quella di tutti coloro che operano in campagna e in cantina. Anzitutto la prossimità dei vigneti alla cantina consente di velocizzare i lavori nei filari, risparmiare acqua e inquinare meno. Sono stati aboliti i concimi chimici e i diserbanti di sintesi, applicando regolarmente il sovescio tra i filari, secondo l’antica tradizione locale. In cantina si utilizzano lieviti autoctoni nelle fermentazioni, per favorire l’espressione autentica di ogni vino e l’impiego di anidride solforosa è limitato al minimo indispensabile per garantire alle nostre bottiglie il corretto percorso di longevità. Questo ha portato Ca’ del Baio ad aderire al disciplinare The Green Experience per praticare una viticultura green, ripensata e sostenibile. The Green Experience nasce sulle colline patrimonio dell’Unesco per conservare le risorse naturali del suolo e la biodiversità, per valorizzare la distintività dei metodi di produzione piemontesi, e per prendersi cura del paesaggio di Langhe, Roero e Monferrato. L’ospitalità a Ca’ del Baio è anch’essa estremamente curata e le degustazioni, da prenotare rigorosamente scrivendo a cadelbaio@cadelbaio.com, sono realizzate al fine di esaltare il protagonista indiscusso, il vino, di cui il Barbaresco ne è il re. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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19 Luglio, 2021

Un assaggio di lago

Anche questa volta Alessandro Medici ha centrato l’obiettivo.
Lo Street Wine Garda realizzato dal 17 al 19 luglio 2021 è un appuntamento da non perdere per poter degustare l’eccellenza delle cantine che si trovano nel lato veronese del lago di Garda.
Da Monzambano, al confine Brescia/Verona, dove si trova Cantina Ricchi, dove viene prodotto una bolla metodo classico fino a 50 mesi sui lieviti in pas dosè; alla terra dei forti dove Bonfanti produce l’Enantio è un susseguirsi di ecccellenze in cui spicca la produzione familiare di Fasoli in cui Lorena è protagonista con proposte di Ripasso che meritano una visita.
Tutte le cantine sono prontissime per ospitare degustazioni e percorsi unici.
Uno sguardo sul lago di Garda, con un diaframma di vino. A Cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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17 Luglio, 2021

Rivergaro, a place to be

Avete mai sentito parlare di Rivergaro? Probabilmente no, ma si sa che la nostra penisola è ricca di storie e di gioielli nascosti, di luoghi strategici un tempo che, oggi, tornano ad essere punti di partenza per la scoperta di interi territori. Siamo arrivati a Rivergaro per puro piacere, per fare visita ad amici e abbiamo così scoperto una zona assolutamente piacevole e tutta da assaporare. Siamo in terra piacentina, lungo le sponde del fiume Trebbia, importante feudo reale ed imperiale monastico in epoca longobarda, zona di battaglie tra guelfi e ghibellini, scandite dalla costruzione di castelli e fortificazioni. Potete pedalare lungo il Parco Fluviale della Trebbia che collega Rivergaro con Piacenza con un percorso di circa 50 km ad anello. Si può scegliere di passeggiare per le colline che circondano Rivergaro lungo il sentiero che parte dal paese e attraversa il Bagnolo, giungendo nel suo tratto più digradante a Ponte dell’Olio in Val Nure. E’ lungo circa 20 km. Si possono scoprire i castelli, le rocche, le fortezze, le regge e i manieri di diverse epoche storiche, che fanno parte del circuito dei Castelli del Ducato di Parma e Piacenza. La nostra passione è però il vino. Qui si snoda la Strada dei Vini e dei Sapori Piacentini, e tra tutte vi segnaliamo tre realtà ognuna a suo modo originale.  Il Poggiarello , proprio a due passi da Rivergaro, è un mix di tradizione, amore per la storia, passione per il territorio, sintetizzate in un video e in due bellissime etichette che potete scoprire da soli a questo link   Dell’Azienda Pusterla in Valdarda, vicino al Borgo Medievale di Castell’Arquato, segnaliamo la possibilità che offre di comprare vino sfuso in damigiana da poter imbottigliare a casa, una consuetudine oggi ritenuta poco trendy. Ma il vino è di tutti, per tutti, spirito libero. E se a casa ci si può autoprodurre la birra, si possono comprare buste con cocktail già miscelati…perché fare gli schizzinosi sul vino in damigiana? Avete mai imbottigliato con il ladro? ESPERIENZA DA FARE, bevendo responsabilmente. Last but not least, l’azienda Torre Fornello in Val Tidone per gli amanti dei vini bio ma non solo. Il progetto Vigna delle Arti vede l’azienda impegnata in collaborazioni con l’Accademia delle Arti di Brera, in progetti legati al mondo del gioiello e dell’arte orafa, al connubio scultura natura, ecc. dimostrando un’incredibile sensibilità verso il bello in generale. Per godere di tutte queste possibilità bbiamo riservato una stanza doppia presso il B&B il Salotto, a Rivergaro appunto. Il paese è piccolo, si concentra tutto attorno alla sua storica piazza su cui si affaccia la nostra stanza. Le camere sono 4, tutte doppie. Perfettamente pulite, come se l’alloggio fosse stato appena inaugurato. Letto comodo e confortevole, luci ben posizionate e che consentono di scegliere anche un’illuminazione minima e d’atmosfera, perfetta per certi momenti della giornata. Bagno piccolo ma con doccia grande, comoda e con getto d’acqua avvolgente. Tutto il necessaire a portata di mano, anche il phon a disposizione dell’ospite. PLUS: aria condizionata, riscaldamento a pavimento, living in condivisione, terrazzino con tavolino e comode poltroncine, l’angolo attrezzato con macchina per caffè, bollitore e frigorifero. A disposizione per tutti infatti, e senza alcun extra, caffè in cialde, tisane, acqua. Dopo una bella cena una tisana sul terrazzo è ben gradita. Una formula che ne fa la meta ideale per 4 coppie di amici, che avranno così quasi un appartamento a disposizione. MINUS: ci troviamo sopra un ristorante, possono arrivare odori di cucina non sempre graditi; ci troviamo sopra una delle piazze più frequentate della zona nelle ore serali, ma niente paura: le finestre chiuse evitano ogni fastidio. La colazione da consumarsi al vicino bar in piazza, necessita di una formula che lasci più libertà di scelta all’ospite: cappuccio e brioche non è per forza l’accoppiata preferita di tutti. Prezzo giusto: 80€ la doppia con colazione. Giudizio: INTERMEDIO The Ghost Writer 
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15 Luglio, 2021

BEUX BEllussera User Xperience 2021

Il 10 e 11 luglio 2021 si è tenuto l’evento d’esordio del BEUX – BEllussera User Xperience. Organizzato dalle due cantine Enotria Tellus e Cà di Rajo di San Polo di Piave, in provincia di Treviso, ha visto la collaborazione del Consorzio Vini Venezia e del Consorzio Prosecco Doc insieme a diversi sponsor locali e non solo. Grande la risonanza sui social con il coinvolgimento di circa 30 personalità del mondo del vino e dei dintorni gastronomici che, ciascuno con il proprio stile, ha arricchito di contenuti, competenza e soprattutto di sorrisi il weekend passato insieme. Altissima la densità del programma con le cantine organizzatrici, possiamo definirle forse come le due cantine con la visione più social dell’intero Veneto, ad alternarsi per ospitare pranzo e cena immersi nella magica cornice delle proprie vigne, con degustazioni dedicate dei propri vini e dei vini dei Consorzi ed una degustazione alla cieca. Per la blindtasting tenuta nel pomeriggio sono state indicate tre categorie (Forme di allevamento autoctone, Vitigni autoctoni e Vini autoctoni o internazionali da territori estremi), e i vini sono stati scelti e proposti da ciascun partecipante facendo riferimento al solo territorio italiano, con l’intento di valorizzare il nostro patrimonio enologico e diversificare gli assaggi tenuti all’evento, completando quindi quadro della ricca e calda giornata di sabato. Protagonista insieme al vino è stata la Bellussera, ovvero, la vigna allevata con un antico sistema di coltivazione diffuso principalmente in Veneto. Messo a punto dai fratelli Bellussi di Tezze di Piave (Treviso) alla fine dell’800 per combattere il flagello della peronospora, questo sistema prevede una disposizione geometrica a forma di X tale da permettere un’elevata esposizione delle viti, rivelandosi un sistema altamente ecosostenibile. Dalla potatura alla vendemmia infatti tutto viene fatto a mano, sopra a un pianale rialzato, permettendo di ridurre l’utilizzo di mezzi agricoli e limitando di conseguenza le emissioni di CO2. Ogni palo sostiene 4 viti alzate di circa 2,5 metri da terra con fili di ferro collegati tra loro disposti a raggi. Grande è la distanza tra i pali, che va da 6 a 12 metri, tanto che storicamente tra essi si coltivavano gli ortaggi per non lasciare incolti diversi metri di terreno tra i filari. La raggiera a forma di X è stato il simbolo ricorrente dell’evento BEUX che ha come prerogativa proprio quello di tutelare il sistema di allevamento a Bellussera come patrimonio storico del territorio. Questa prima edizione ha rappresentato l’avvio di un percorso divulgativo e di valorizzazione delle tradizioni e del territorio, all’insegna dell’amicizia e della celebrazione dell’importanza del vino e dei rapporti personali che crea, emozionante da vivere e da raccontare per le tante voci che hanno scandito l’evento e che hanno lasciato trasparire la passione che muove il proprio lavoro e l’umanità che la racchiude, il tutto vissuto nella magica cornice della Bellussera, un vero e proprio romantico intreccio nell’aria, resterà senza dubbio un evento di cui si parlerà molto e a cui tutti i winelovers vorrebbero essere presenti! A Cura di Giuseppe Petronio 
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14 Luglio, 2021

Vini, Piatti e pensieri di un sommelier confinato in casa

Lockdown è un termine che ha e ha avuto per tutti noi, in misura diversa, risvolti negativi. Ma sappiamo tutti che, nella paura e nel disagio, l’obbligato confinamento domestico ha avuto in molti casi risvolti positivi impensati. Che in certi casi hanno lasciato il segno. Per Nicola Bonera, Sommelier di riferimento assoluto per la categoria, il segno è il libro LOCKWINE, appena pubblicato da Ais Lombardia che, grazie a questo lancio creativo, torna dopo anni alla divulgazione della cultura del vino tramite le pagine scritte. Si parla di abbinamenti perfetti tra cibo e vino, uno degli argomenti prediletti da tutti noi, attraverso pagine di fotografie che da sole bastano a solleticare il palato (NB: lo sfondo degli scatti è sempre lo stesso, ovvero la vista dal balconcino di casa Bonera che si affaccia sul lago a Mandello del Lario, provincia di Lecco. 30 ricette x 60 vini: due vini per ogni ricetta. Il tutto raccontato con schede semplici e chiare e con fotografie di alta qualità.  Un progetto importante che le incertezze hanno alimentato, necessario probabilmente per non fermarsi, per non arrendersi, e per continuare a sperare. E così, ancora una volta, la cucina e la tavola diventano luogo di ristoro per membra e mente, banco di sperimentazione di creatività.  Non vogliamo svelarvi molto, se non che troverete ricette per tutti i gusti, semplici, classiche in alcuni casi, ma con qualche suggerimento e qualche variante utile a interpretarle secondo la vostra creatività.  Troverete anche vini da tutto lo stivale, bottiglie non difficili da reperire, utili per tutti per costruirsi una cultura del vino, una mappa mentale degli abbinamenti più “istituzionali” (e qui sono di parte e cito la Fondente al Cioccolato speziato abbinata al Moscato di Scanzo DOCG), spaziando anche a qualche connubio “insolito” (come il Pollo alla mediterranea abbinato ad un Valtellina Superiore DOCG).  Un libro sicuramente da gustare, con il suo Qualcosa in più, le Pillole del sommelier e le citazioni in chiusura di pagina, che danno originalità e aiutano il lettore ad entrare con passione nel mondo dell’enogastronomia. E di queste citazioni due ne riporto a chiusura di articolo: “ Il miracolo del vino consiste nel rendere l’uomo ciò che non dovrebbe mai cessare di essere: amico dell’uomo”. E.Engel “Il vino è uno dei maggiori segni di civiltà nel mondo” E.Hemingway   Dove acquistare: www.mondadoristore.it A Cura di Francesca Pagnoncelli Folceri
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13 Luglio, 2021

Il gigante irrequieto ed i suoi frutti

Linguaglossa, pendici dell’Etna, un territorio unico ed affascinante in cui l’uomo opera con un ambiente bellissimo e complicato non senza difficoltà e dove tutto sa di estremo, così anche la coltivazione della vite, che cresce tra i 500 e 1400 metri di altitudine. L’inizio della viticolutura sull’etna risale alla fine del neolitico e ci sono tralsci anche dell’era dei metalli (2000 a.c.), probabilmente era vite selvatica, in seguito curata, ma questo testimonia come davvero sia da sempre il suo territorio; un terreno ricco di potassio (con concentrazioni anche doppie rispetto ad altri non vulcanici) che fornisce un equilibrato tenore zuccherino alle uve e un giusto rapporto tra acidi e alcoli e dove gli sbalzi termici da giorno a notte raggiungono i 15°C consentendo una maturazione fenolica e aromatica fondamentale per il colore e il sapore delle uve rosse, e per l’aroma delle uve bianche. Per visitare un territorio così complesso un suggerimento che mi sento di dare da queste colonne è Vini Gambino, una realtà familiare composta da Maria, Vittorio, Maria Grazia, Filadelfo e Francesco. Fanno del rapporto con il territorio un punto chiave per avere il miglior prodotto il prodotto e l’accoglienza degli ospiti avviene sempre all’insegna dell’autenticità e del calore mediterraneo. Oggi la cantina comprende 25 ettari di terreno con uve e altre coltivazioni. I vitigni di Grillo, Cabernet e Nero d’Avola sono coltivati nella zona di Caltanissetta, nella Sicilia centrale. Il Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio (a bacca nera potenti ed eleganti), Cataratto e Carricante (a bacca bianca suadenti e longevi), invece sono coltivati sui territori etnei. Venendo all’ospitalità iniziamo col dire che la Cantina Gambino è la più alta del vulcano e i vigneti sono gestiti con un rendimento di basso profilo per pianta per ottenere quell’equilibrio che è la base per ottenere vini di qualità. Allo stesso modo la cura dell’ospitalità, dove la qualità prende il sopravvento alla quantità e dove si realizzano eventi e degustazioni uniche. Un esempio che ho piacere di suggerire è il Gambino Hike&Wine, un percorso per comprendere la natura dell’Etna che con la sua aria e terra rende i suoi vini autentici. Si parte da 1000m e si scende a 850m passando per il fronte lavico dell’eruzione del 2002, una mannara, un bosco di nocciole e noci. Bellissima la fermata al punto panoramico sulla baia di Giardini Naxos, Taormina, e la Valle dell’Alcantara, fino a vedere Rocca Novara. Una volta arrivati alla proprietà, si attraverseranno le vigne e l’uliveto Gambino per poi procedere ad una degustazione speciale che completerà l’esperienza nel migliore dei modi. La durata e’ di 2/2.5H e la difficoltà 3 (1-5). Molte altre tipologie di degustazioni come la visita alla cantina sotterranea per comprendere la metodologia a più basso CO2 sono domandabili ed il tutto potrà avvenire nella migliore ospitalità mediterranea. Un suggerimento che lascio sempre, prenotate, soprattutto data la qualità con cui si eseguono le iniziative. Cristina A cura di Cristina
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9 Luglio, 2021

Diritto di Tappo, un'antica pratica da scoprire.

Importato da una pratica diffusa addirittura negli anni 50 dalla lontana California, più pragmatica e meno ingessata, anche e da tempo si sta diffondendo nei nostri ristoranti la possibilità di poter portare al tavolo un proprio vino (o altre bevande) comprate altrove o facenti parte della propria cantina o collezione di bottiglie pregiate. Laddove tale facoltà sia consentita, sorge in capo al titolare del ristorante il cd. diritto di tappo, il carkage fee, cioè la legittima richiesta di pretendere dal cliente che porta con sé la bottiglia (BYOB, acronimo di bring your own bottle – che è pure l’insegna esterna dei locali ove tale pratica è consentita) un corrispettivo in grado di coprire i costi degli oneri legati al servire quel vino, partendo dalla temperatura di mescita, stappatura, uso del decanter, scelta dei calici appropriati.…. Ma anche questa formula richiede comunque motivazioni che, a mio avviso, debbano esulare da quella per la quale, poiché i vini dei ristoranti sono considerati costosi in quanto alto è il loro ricarico, allora preferisco portarmelo da casa ed abbatto una voce rilevante del conto finale. La possibilità di degustare un vino speciale o di annata di cui dispongo e non reperibile presso quel locale andrebbe invece giustificata dall’occasione di abbinarlo con delle buone pietanze che quel ristorante è in grado di offrire, o per sopperire ad una scelta limitata della carta dei vini e non all’altezza della proposta culinaria, o ancora per poter festeggiare o celebrare un momento particolare della propria vita con un’ altrettanto particolare bottiglia ricca di significato e destinata da tempo per quell’evento o, meglio ancora, per  condividere con altri esperti ed intenditori il piacere di berlo, nella ritualità che merita. Ancorchè non scritte, il bon ton e il saper vivere impongono al cliente alcune regole come quella di informarsi in anticipo se la pratica del diritto di tappo è consentita in quel locale e l’ammontare e il criterio delle tariffe che verranno applicate per tale servizio, avendo preso in anticipo visione della lista dei vini ed evitando magari di presentarsi con prodotti nella disponibilità del ristorante. Non da trascurare è la discrezione con la quale presentarsi al tavolo con la bottiglia “esterna”, e la gestione delle successive fasi, sapendo coinvolgere in assaggi o pareri il titolare o il sommelier di sala; così come evitare di sedersi al tavolo con un numero eccessivo di bottiglie rispetto ai commensali e all’ordinativo delle pietanze. Altrettanta professionalità ed attenzione deve essere prestata dal ristoratore che deve “vivere” ed interpretare questa formula come occasione di nuove entrate economiche rappresentate appunto dai proventi applicati per il diritto di tappo, in grado di bilanciare le proposte, talvolta troppo esose, della propria carta dei vini (che per certe etichette ed annate talvolta rappresentano una costosa immobilizzazione), senza per questo snaturare o svilire la propria identità, tradizione ed aspettative conquistate nel tempo, sfruttando con una adeguato carkage fee il peso del settore beverage, bicchieri e decanter!. Ma soprattutto mantenendo e forse incrementando clientela esigente e gaudente al tempo stesso. La ritrosia dei ristoratori verso questa sempre maggiore richiesta muove dalla considerazione che la carta dei vini è frutto di ricerca, selezione e proposte in linea con il menù, per altro realizzate da personale specializzato, che ha richiesto addestramento ed investimento, in una con le attrezzature e gli strumenti necessari per un’ottima degustazione. L’obiezione a tale atteggiamento (sempre meno riscontrato comunque) è che tale formula, se sapientemente gestita, costituisce un momento di confronto e crescita tra l’esperto ristoratore e il ricercato cliente, il quale, se possiede questa sensibilità, apprezza la condivisione, i suggerimenti e perché no, la proposta di nuove etichette che l’oste eventualmente gli proporrà. Ma a quanto ammonta questo “diritto di tappo?”. Non ci sono regole precise, ma possono essere enunciati alcuni criteri poi applicati e personalizzati secondo la politica dei costi di ciascuna realtà: dai 5/10 euro a bottiglia in Italia ai 15/25 dollari negli USA. Ma il diritto di tappo appare anche un’ottima soluzione, sempre più diffusa, per i ristoranti etnici di matrice musulmana, il cui credo impone il divieto di vendere alcolici, ma, come maliziosamente il collega Stefano mi informava, se te lo porti da casa… A cura Avv. Paolo Spacchetti
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7 Luglio, 2021

AglianicOne

🎧 Smells like teen spirit |Nirvana| 🍇AglianicOne Doveva essere un Press tour, si è trasformato in una grandissima festa. Undici #winelovers provenienti stavolta davvero da tutto il mondo, sommelier, blogger, giornalisti per conoscere un figlio di un dio minore, almeno fino ad ora. Roma, Amsterdam, Istanbul, Bologna, Foligno, Reggio Emilia, Cosenza, le principali città da cui siamo partiti per la Campania. Tantissimi km mi separavano dall’ambita meta, tanti quanta la voglia di dare un volto ai tanti colleghi conosciuti sui social e scoprire questo vitigno che ammetto, non avevo mai sentito pronunciare prima. Padre dell’Aglianico, portato dai Greci in Italia, viene dimenticato per tanto tempo, fino a quando un gruppo di vignaioli, riuniti e  coordinati nell’associazione Terre dell’Aglianicone, lo riporta in auge, promuovendolo, in collaborazione con l’Università Federico II di Napoli e con l’Università della Basilicata, in un progetto di ricerca centrato sullo studio del vitigno e dell’ambiente. Presenti sul territorio tre biotipo: Castel San Lorenzo (DOC), Postiglione e Monforte Cilento, fortemente imparentati con l’Aglianico, sicuramente ci sono stati degli incroci spontanei in un singolo vigneto o comunque fanno presupporre in un preciso e delimitato areale delimitato nel Cilento. Un vero e proprio #autoctonocampano difficile da allevare, con grappoli diradati e pochissima resa, che cresce su terreni poveri d’acqua, calcarei e sassosi. Per me l’aglianicone è rock, forte, aggressivo, deciso, maledettamente ammaliante, come un vero e proprio cantante maledetto e tormentato, di cui tutte una volta nella vita ci siamo innamorate, io a dire il vero più di una, ma questa è un’altra storia. Sono giornate caldissime e afose, sicuramente tutto bramo  tranne che una degustazione di rossi, e soprattutto che rossi, ma a sorpresa vengo ammaliata da profumi molto intensi, sorsi a tratti difficili da capire, sicuramente da approfondire, ricchi e decisi, con tannini prepotenti e decisi, ogni calice diverso dall’altro, nessuno fa legno, tranne uno, solo acciaio e un piccolo capolavoro che fa anfora che si posiziona al primo posto, almeno per me. Colori pazzeschi, rossi intensi, così densi che mi ricordano tramonti infuocati, dove il sole scende giù tra i Monti Alburni chiamati anche le Dolomiti del Sud, donando al cielo un rosso fuoco che ti riempie gli occhi, ma soprattutto il cuore. Benvenuti al Sud non è solo il titolo di un film, ma un vero e proprio mood che hanno le persone, dove si fa vera accoglienza, quella con la A maiuscola, non è semplice né scontato entrare in sintonia, quando degli sconosciuti si trovano tutti insieme, eppure qui è accaduto qualcosa di magico, dove non esistono follower, titoli o manie di protagonismo, tutti a disposizione di tutti per studiare e conoscere questo nuovo vitigno per noi. La luce negli occhi dei produttori che raccontano le loro storie non è descrivibile, l’emozione di trovarsi davanti a noi, assetati di sapere e curiosi come pochi, di cantine ne abbiamo viste tante e tante, ma ogni volta è una volta nuova e una vera emozione. Veniamo accolti dai ragazzi di #autoctonocampano che promuovono con passione e vivacità, la propria terra e le meraviglie vitivinicole, che ci accompagnano nel weekend e nella scoperta delle loro terre. Paesaggi da togliere il fiato, partendo dal panorama blu del golfo di Salerno, da stradine a pietre grandi intrise di storia ed arte, dalla millenaria Pestum, alle montagne è davvero un attimo, la magia del Cilento, ai profumi della terra, le immense distese di ulivi e le verdi vigne, al cibo genuino e tradizionale che ha accompagnato le nostre degustazioni durante il tour, credo che non lo dimenticherò mai. I profumi, i colori e il calore delle persone di questa terra mi sono entrate in punta di piedi nel cuore e chi mi conosce bene sa quanto sia difficile che vadano via. Ringrazio le cantine per averci donato emozioni impagabili: Tenuta Mainardi Tenuta Macellaro Azienda agricola la Cardosa Viticoltori de Conciliis Tenute del Fasanella Cantina Rizzo Silva Plantarium Chiara Morra La Cantina dei Nonni Ringrazio Nello Gatti, organizzatore dell’evento insieme ai ragazzi di Autoctono Campano e tutti i miei amici di avventure che non si sono persi mai d’animo, neanche quando ci siamo persi nel bosco  di notte affamati ma soprattutto assetati! A cura di Clara Maria Iachini 
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6 Luglio, 2021

Lo Splendore del Collio – Marco Felluga e Russiz Superiore

Nel contesto della selezione delle più valide realtà italiane oggi ho scelto di raccontarvi di una cantina pluri centenaria: Felluga, o per la precisione Marco Felluga, nome assunto dalla Cantina dagli anni 50 del ‘900, quando Marco, iniziò la gestione della tenuta di famiglia, gestita oggi dal figlio Roberto (quinta generazione di viticoltori) insieme alla Cantina Russiz Superiore. Siamo in Friuli, e più precisamente nel Collio. Il Collio è una delle primissime zone in Italia (la terza) a ottenere il riconoscimento DOC nel 1964, una terra speciale, dai rilievi appena abbozzati e segnata da morbide colline. Il clima è mite, grazie alla vicinanza del mare Adriatico (30 km) e alla protezione delle montagne, le Prealpi Giulie, ideale per la viticultura, con giorni caldi e notti fresche in primavera ed estati miti e delicate. L’Azienda Marco Felluga vede i suoi vigneti ubicati in quattro diverse zone del Collio: Farra d’Isonzo, San Floriano del Collio, Oslavia e Cormòns. Da queste viti nasce la qualità dei suoi vini, sia bianchi (friulano, Ribolla Gialla, Collio) che rossi (Merlot e Cabernet Sauvignon), mentre i vigneti dell’Azienda Russiz Superiore sono, situati attorno alla cantina in un corpo unico, nel cuore del Collio. Dalle viti di Russiz Superiore, nel comune di Capriva del Friuli, nasce la raffinata eleganza e complessità dei suoi vini, tra cui ricordiamo i pinot bianco e grigio ed il rosso riserva Degli Orzoni, insieme ai vini da dessert. Una particolare attenzione alla produzione nel pieno rispetto della natura è oggi la chiave delle produzioni Marco Felluga, come mi ha raccontato Ilaria (sesta generazione Felluga), che fanno dell’uso dell’ozono una caratteristica innovativa. Ilaria, è altresì la responsabile dell’ospitalità ed in particolare del relais Russiz Superiore, un posto dove trascorrere momenti unici. Ilaria racconta che fu aperto nel 2009, nell’incantevole borgo di Russiz Superiore, sulla cima del colle e circondato da vigneti, luogo ideale per rilassarsi fra natura incontaminata, alta enologia, piaceri della tavola e passeggiate tra le vigne del Collio. Non solo natura, ma anche sport, cultura ed arte: dal Relais si raggiungono in pochi chilometri Gorizia, la Nizza d’Austria, Cividale, città longobarda, Aquileia, Seconda Roma e principale sito archeologico del Nord Italia, e Grado, con la sua lunga spiaggia e la sua incantevole laguna, inoltre dista a solo 1 km dal campo da golf di Capriva del Friuli. In programma per gli ospiti visite guidate in cantina con degustazione, weekend a tema e passeggiate in bicicletta tra le vigne. Per godere al meglio di queste opportunità è bene seguire il consiglio di Ilaria e prenotare, così facendo si possono organizzare soggiorni, degustazioni di vini delle migliori etichette di Marco Felluga e Russiz Superiore ed eventi. Non resta quindi che prenotare prenotare. A cura di Cristina
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