Vernaccia di Oristano Contini
26 Ott 2026
Senza etichetta

La Vernaccia di Oristano. Le geometrie ossidative della Cantina Contini 1898

 

Dal 1898, la famiglia Contini governa l’azione dei lieviti flor nella bassa valle del Tirso, ridefinendo i confini della longevità dell’enologia italiana. La Vernaccia di Oristano, infatti, non è semplicemente un vino, ma un capolavoro di ossidazione, frutto di un paradosso che sfida i diktat della moderna viticoltura.

 

Definire la Vernaccia di Oristano una semplice denominazione significa ignorare il profondo valore storico ed identitario che la contraddistingue. Non è semplicemente un vino, ma un capolavoro di ossidazione; non è semplicemente il risultato di una “classica” vinificazione, ma il frutto di un paradosso che sfida i diktat della moderna enologia. L’ossigeno, che per altri vini è deleterio, diventa invece per la Vernaccia l’architetto del profilo gustativo, nonché il tratto distintivo di una radicata appartenenza ad un territorio. Un territorio ben circoscritto cui è legato a doppio filo per cultura, storia, clima e ritualità.

Vernaccia di Oristano Contini

Il miracolo della Vernaccia, tra flor e ossidazione

Nell’agro di Cabras, infatti, è la vendemmia a dettare i ritmi della quotidianità e l’affinamento ossidativo a conferire al tutto un’aurea quasi magica. Qui il vino si nutre di ossigeno e tempo attraverso l’azione silente dei lieviti flor capaci di colonizzare la superficie del vino nelle botti lasciate scolme. Questo velo, metabolizzando etanolo e acidi, regala uno spettro olfattivo unico fatto di acetali e aldeidi. È qui che nasce dunque il mito del murruai, quel timbro aromatico ancestrale, salmastro e ammandorlato, che proietta la prima DOC della Sardegna (istituita nel 1971) nell’Olimpo dei grandi vini ossidativi del pianeta, accanto a Jerez e Jura.

Vernaccia di Oristano Contini

La Cantina Contini: dal 1898, un ambasciatore del territorio

L’archetipo della Vernaccia di Oristano trova la sua massima espressione identitaria nella storia della cantina Contini, custode indissolubile di questo areale dal 1898. Radicata su suoli alluvionali di matrice sabbioso-ciottolosa come i Gregori e i Bennaxi nella bassa valle del fiume Tirso, la famiglia Contini ha saputo traghettare un’enologia ancestrale — le cui tracce fenici e nuragiche sono riemerse nei millenari vinaccioli del sito di Sa Osa —nella modernità, senza scalfirne l’austera purezza.

Gestire l’elevazione di una Vernaccia in stile ossidativo richiede una “sottrazione filosofica”, una pazienza temporale estrema ed un solido know-how grazie al quale si ottimizzano accuratamente le singole vendemmie per regalare bottiglie uniche. La barricaia della famiglia Contini è un caveau dal valore inestimabile: le botti di castagno del Montiferru custodiscono un rarissimo patrimonio fatto di lieviti e batteri centenari che contribuiscono a conferire alle Vernacce un profilo facilmente riconoscibile. Per eleganza, per verve gustativa, per un valore culturale senza eguali.

Con le sue riserve monumentali, Contini dimostra infatti che la vera avanguardia enologica non sta nel rincorrere le mode del momento, ma nel saper governare il tempo e l’ossigeno per creare un vino immortale. Se nel passato, fare la Vernaccia era uno state of mind e motivo di reunion familiari, oggi è un vero e proprio atto di coraggio. L’audacia di sfidare continuamente il cambiamento climatico, tarare raccolta e lavorazioni al millimetro, accettare l’evaporazione naturale che riduce i volumi durante l’affinamento, concentrando il grado alcolico.

La Vernaccia di Oristano: un vitigno di inattesa duttilità

Se è vero che la Vernaccia di Oristano in stile ossidativo è un vino fortemente iconico di questo areale, è vero anche che la Cantina Contini è tra le pochissime ad offrire una panoramica completa di un vitigno dall’espressività camaleontica. Dalla bollicina sino all’ossidazione, passando per ponderati blend, le varie etichette testimoniano il potenziale di un vitigno che, pur tenendo fede alla naturale predisposizione alla concentrazione zuccherina, si dimostra assai cangiante.

Attilio 2025 Spumante Brut (100% Vernaccia). È un tripudio di agrumi, frutta a polpa gialla, fiori bianchi e macchia mediterranea questa versione charmat della Vernaccia. Il sorso è in equilibrio tra morbidezza e sapidità, tra contenuto glicerico e salinità. Una bottiglia per una bevuta o una chiacchiera spensierata.

Isola dei Nuraghi Bianco “Kramis” I.G.T. 2025 (70% Vernaccia; 30% Vermentino). Un felice matrimonio tra il carattere della Vernaccia e la verve aromatica del Vermentino. Una bottiglia dalla compostezza inattesa che sa modernizzare il ricordo della Vernaccia, aggiungendo quel q.b. di note tropicali e mielate, e il riconoscibile finale di mandorla amara tipico del Vermentino. Il best seller della cantina che sa svecchiare gli stereotipi senza stravolgerli.

Isola dei Nuraghi Bianco “Giganti Bianco” I.G.T. 2024 (70% Vernaccia; 30% Vermentino). È il fratello maggiore del precedente quest’etichetta che matura in tonneaux per sei mesi, impreziosendosi di tutto quel corredo proprio dell’affinamento in legno. Spezie dolci, abbrivi boisée e frutta matura coronano un naso di macchia mediterranea, fiori bianchi e ricordi salini. La bocca è tridimensionale, ma non ridondante. Un’etichetta da aspettare.

Vernaccia Valle del Tirso “Componidori” I.G.T. 2023 (100% Vernaccia). L’olfatto, di grande intensità e complessità, eredita l’imprinting aromatico delle vecchie vernacce affinate nella medesima barrique, dove Componidori riposa per 6 mesi. Il naso è dunque un piacevole pot-pourri di albicocca disidratata, arancia amara, mandorla dolce, cera d’api, con accenni di tintura di iodio, speziatura fine e mallo di noce. La bevuta è un esempio magistrale di equilibrio tra la componente pseudo-calorica e la sferzante sapidità. Uno spartiacque tra vinificazione “classica” e ossidazione.

Isola dei Nuraghi Rosso “Barrile” I.G.T. 2021 (100% Nieddera). Il naso svela l’allevamento ad alberello e il lungo affinamento (12/14 mesi tra barrique e tonneaux di primo e secondo passaggio) in legno, con quel riuscito gioco d’ensemble tra confettura di frutta scura, mirtillo, prugna sotto spirito, caffè, tabacco e nuances fumé. Il sorso è pieno, sorretto da un tannino ben integrato e “smussato” rispetto al fitto contenuto tannico del vitigno. Un calice per chi cerca l’istantanea di terroir.

Vernaccia di Oristano “Flor” D.O.C. 2021 (100% Vernaccia). È un’introduzione vibrante e tesa allo stile ossidativo della cantina. Forte di un affinamento di circa quattro anni in caratelli scolmi, l’annata 2021 si presenta nel calice con un colore oro antico e un profilo olfattivo magnetico, in cui le note salmastre e iodate tipiche del microclima di Cabras si fondono con sfumature di mallo di noce, scorza d’arancia amara e mandorlo. Al palato si distingue per una struttura robusta e avvolgente, con freschezza viva e una spiccata sapidità che si intrecciano alla morbidezza alcolica, creando un sorso di grande profondità ed equilibrio. La persistenza aromatica è lunghissima, con un finale asciutto, mandorlato e intenso. È la dimostrazione di come un vino ancestrale possa rivelarsi incredibilmente contemporaneo, dritto e gastronomico.

Vernaccia di Oristano Riserva D.O.C. 1998 (100% Vernaccia). Un’opera d’arte, una consacrazione quasi monumentale di un vino rimasto sotto velo per oltre un quarto di secolo. Nel calice, risplende di un’ambra magnetica e densa, con riflessi topazio che anticipano un impatto olfattivo solenne, quasi indecifrabile per complessità. Il ventaglio aromatico è una spirale ininterrotta di mallo di noce, datteri, arancia candita e spezie orientali come il curry, saldamente ancorate a una profonda matrice salmastra, con eleganti nuances di tintura di iodio. Al palato, l’eleganza è rigorosa: nonostante la fittezza d’estratto e la gradazione generosa, il sorso si rivela incredibilmente sorretto da una freschezza e una sapidità tagliente che verticalizzano il vino. Il finale è infinito e chiude su ricordi di mandorla amara. Più che un vino da meditazione, la 1998 è un reperto d’avanguardia che sancisce la longevità di quest’enclave tutta italiana.

Vernaccia di Oristano Riserva “Antico Gregori” D.O.C. 1991 (100% Vernaccia). Questa cuvée, dalla classe indiscussa, nasce da un affinamento ossidativo di oltre trent’anni in piccoli caratelli di rovere lasciati scolmi, magistralmente tagliato con frazioni di vecchie vernacce risalenti persino all’inizio del Novecento. Nel calice si muove denso, esibendo un colore ambra profondo e ipnotico. L’olfatto è etereo e infintamente camaleontico: l’iconico murruai si manifesta in una stratificazione di mallo di noce, datteri, miele di castagno, fichi secchi, burro d’arachidi e una spinta idrocarburica e salmastra di spiazzante precisione. Al palato, la gradazione è completamente bilanciata da una spina acida ancestrale e da una sapidità marina tagliente, quasi salina. Secco, caldissimo, privo di spigolosità ma affilato come una lama, chiude con un finale infinito che ridefinisce il concetto stesso di persistenza. Non è semplicemente un vino da meditazione; è un’etichetta che, sfidando le leggi del tempo e della memoria, chiede un reset culturale.

Vernaccia di Oristano Contini

La Vernaccia di Oristano, tra tradizione e nuovi orizzonti

Scrivere di Vernaccia di Oristano non può prescindere dal tributare il giusto merito a una resistenza enologica e culturale di cui Contini è ambasciatore indiscusso.

Dalla freschezza dinamica della Flor alla complessità sferzante della Riserva 1998, fino a toccare l’eternità dell’Antico Gregori, la cantina di Cabras dimostra che il potenziale evolutivo italiano non ha nulla da invidiare ai grandi miti ossidativi del pianeta. Attraverso etichette iconiche e riserve capaci di sfidare i decenni, Contini sigilla infatti una complessa stratificazione geologica, climatica e culturale, riscrive il concetto stesso di longevità ed espressione territoriale.

 

Nell’articolo Contini 1898. La convivialità in Sardegna di Ivan Vellucci puoi trovare un approfondimento della Cantina Contini 1898

 

 

Manuela Mancino – Senza etichetta
Su Instagram è @manuela.mancino.31