Oione. Alex Cerioli, la forma dei sogni
30 Mag 2025
Suggestioni di Vino

Oinoe. Alex Cerioli, la forma dei sogni

Cosa è la positività?

E a giornata finita
A stanchezza salita
A salute brindata
Provi a fare i conti
A giornata finita
Alla fine capita
A preghiera pensata
Tu ti prendi il tempo che
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
Sono sempre i sogni a fare la realtà
Sono sempre i sogni a dare forma al mondo
E sogna chi ti dice che non è così
E sogna chi non crede che sia tutto qui

Sono sempre i sogni a dare forma al mondo. Ligabue

La positività è poter dare una forma ai propri sogni. Cercandoli da svegli dopo che ci hanno fatto compagnia la notte. Senza dannarsi l’anima, sorridendo alla vita e alle cose della vita. Affrontando il giorno con la voglia di realizzare qualcosa. Non necessariamente i sogni. Perché tanto quelli, prima o poi arrivano. Qualcosa che inganni il tempo e aiuti ad alzarsi ancora il mattino per arrivare poi stanco alla sera.
Nella semplicità ci sono le cose belle della vita. Nella semplicità del rapporto con la terra ci sono i valori. Da coltivare come fossero delle piante. Giorno dopo giorno.

Ma che forma hanno i sogni? Per Alex Cerioli, quella di una bollicina. Anzi, di una serie interminabile di bollicine che emergono impalpabili da una flûte di metodo classico. Per berle e brindare alla vita, soprattutto per produrle. A Parma.

Sono un semplice contadino della bassa mantovana. Come cultura e famiglia siamo agricoltori da generazioni. Il fatto della vite e del produrre vino è stato un mio sogno che ho realizzato. Un sogno che avevo coltivato dentro me stesso anche quanto economicamente parlando si poteva fare.

Alex Cerioli, fisico massiccio di chi ci tiene, sorriso stampato sulla faccia. Una faccia che ti fa subito simpatia e che non si fa fatica ad incasellarlo in Emilia Romagna. Appena ti saluta, capisci subito come sia emiliano. Di Viadana per la precisione, provincia di Mantova. Ma Mantova non è una provincia della Lombardia? Si, certo ma questa è sempre Emilia. Aldilà di chi ne ha spostato i confini culturali

Io nasco come allevatore di suini da quando mi sono diplomato. Papà aveva i bovini e le mucche da latte. In quel periodo li c’era l’inizio delle quote latte, le multe. Papà aveva prodotto tantissimo latte e le multe erano arrivate: parecchi milioni di vecchie lire. Insomma non andava bene tenerle. Mi diplomai geometra, si vendettero le vacche e venne aperto un piccolo allevamento di suini che abbiamo tenuto fino al 2008. Nel 2008 ci fu una crisi di mercato dei suini. Decidiamo di intraprendere dunque un nuovo percorso, quello del biogas.

Oione. Alex Cerioli, la forma dei sogni

Gli allevamenti sono aumentati e l’azienda è passata da avere 18 ettari di terreno a 380 di cui 170 di proprietà. In quindici anni. Poi sono arrivate le acquisizioni di un’altra azienda suinicola con altri soci quindi gli investimenti in bioenergie. Non per ultimo nel 2013 siamo riusciti a realizzare il sogno di una cantina.

La cantina l’abbiamo comprata nel 2013 quando il mio enologo tuttora enologo che avevo conosciuto per fare una cantina a Viadana dove abito. In pianura nella bassa mantovana. Volevo produrre spumante elle nebbie del Po.

Quando una persona racconta il proprio sogno che si avvera, tende a saltare completamente quanto accaduto prima. È come se la fatica, il sudore e i sacrifici necessari per arrivare a realizzarlo, fossero immediatamente passati in secondo piano. Anzi, nel dimenticatoio. Eppure sono stimmate, profonde indelebili ferite che magari non fanno più male, però sono li a ricordartene.

Certe notti c’hai qualche ferita
Che qualche tua amica disinfetterà

Ecco, che qualche tua amica disinfetterà. Con Alex non ne abbiamo parlato se non marginalmente. Un matrimonio alle spalle, tre figlie delle quali due già grandi, una compagna attuale. Eppure sono convinto che “certe notti” parlino di lui in qualche locale della bassa. Con una azienda da mandare avanti e il suo volersi godere la vita

Certe notti la macchina è calda
E dove ti porta lo decide lei
Certe notti la strada non conta
E quello che conta è sentire che vai

Anche se poi la sensazione è che comunque qualche ferita la nasconda davvero. Il suo fare guascone, la risata, vera e sincera e sempre pronta, il piglio con il quale racconta. Non so.
Lui è cosi comunque vada. L’Emilia ce l’ha nel sangue e non lo nasconde per nulla. Quando ha parlato dei suini, mi è venuto in mente tutto quanto di buono, in termini di salumi, possa da essi derivare. Da emiliano e da imprenditore emiliano, ci ha messo su un ristorante con salumeria annessa: Osteria la Bastia. Una visita è d’obbligo!

Dicevamo del sogno. Quello di Alex. Una vigna. Una cantina. Soprattutto un metodo classico. Voleva il Lambrusco metodo classico. Per distinguersi.

L’enologo mi lascia parlare per un paio di ore mentre gli espongo il mio progetto. Avevo i terreni comprati, le quote viticole. Era un pomeriggio di metà estate. Alla fine mi dice: ma chi te lo fa fare di fare una cantina dove puoi coltivare solo del Lambrusco. C’è una cantina ormai pignorata dalle banche che è oggi la peggior cantina di Parma ma ti posso garantire che quella collina è speciale. Ha caratteristiche che gli altri non hanno. Un mese dopo ero a raccogliere l’uva.

 

Oione. Alex Cerioli, la forma dei sogni

La parlata, oltre ad essere emiliana, è veloce. Difficile interromperlo ma poi mi chiedo perché visto che è piacevolissimo ascoltare una persona che sa di vitalità. Come capisco l’enologo nel lasciarlo parlare del suo progetto: interromperlo sarebbe stato oltre che imprudente anche inutile.

Il metodo classico lo avevo già in testa facendolo con il Lambrusco. Le bollicine erano un mio chiodo fisso. Avevo avuto approcci con altre cantine ma il cuore non si entusiasmava. Deluso di non poter realizzare il progetto mi ero detto: lo faccio a casa mia con il Lambrusco.

Smontare una idea di Alex non deve essere facile ma è comunque una persona pragmatica che mette famiglia e business sopra ogni cosa. Non tanto per una realizzazione personale. È più la necessità di fare le cose per bene. Se qualcuno gli propone una idea migliore della sua, ci mette un attimo a cambiarla. Sa che le cose si realizzano con tanta tenacia ma ascoltando attentamente tutti e osservando ciò che si ha intorno.

L’enologo mi ha smontato. Farlo a Viadana in provincia di Mantova senza una denominazione non avrebbe avuto senso. Io manco sapevo a Parma si facesse il vino.

Così come ha fatto con l’azienda di famiglia da quando il padre, all’età di diciannove anni, gliela ha intestata, Alex si butta a capofitto nella nuova avventura. Crescere e divertirsi. Non arricchirsi ma divertirsi e stare bene con gli altri.

Quando butto la testa io faccio alla svelta. Allora erano 14 ettari oggi sono 26 più una decina in affitto. Tutto piantato. Comprati circa 3 ettari già piantati. Tutti gli anni piantiamo qualcosa.

Alex nasce con le mani nella terra ma nel mondo del vino è un autodidatta che deve alla sua curiosità e al saper ascoltare e guardare il successo di ciò che fa.

Oione. Alex Cerioli, la forma dei sogni

Parma è stato un amore a prima vista. Era una sfida e a me piacciono le sfide. Non è una zona conosciuta per gli spumanti. Tutti questi vitigni a Parma ci sono perché c’era l’influenza di Maria Luisa d’Austria, seconda moglie di Napoleone che con le famiglie nobili francesi avevano impiantato le loro aziende. La fillossera colpì molto Parma cosi da eliminare tutte le colture. C’era però la tradizioni. La Barbera, la Malvasia e il Lambrusco Maestri erano a corollario dei vitigni internazionali. L’unico vitigno che ho messo io è il Pinot Nero. Non c’era perché il precedente proprietario l’aveva estirpata perché aveva smesso di fare spumante metodo classico. Pinot bianco e chardonnay c’erano già.

Non si pensi che la storiella della zona sia stata imparata a memoria tanto per condividerla con un giornalista. Qui si tratta di comprendere a pieno le potenzialità di un territorio che per anni ha visto Lambrusco e cantine sociali. Il che non ci sarebbe niente di male se non fosse che in questo modo il territorio non si può caratterizzare per produzioni di elevata qualità. Avere a cuore il territorio vuol dire capirne l’essenza e soprattutto le potenzialità. Potenzialità alle quali nemmeno il consorzio sembra credere fortemente.

Basta andare sul sito del Consorzio Tutela dei Colli di Parma per capire come non ci si provi nemmeno a valorizzare il territorio. Sembra tutto banale e banalizzato. Nessun cenno storico quando a Parma si faceva vino dai tempi dei romani che si insediarono qui già nel 183 a.C. Le dominazioni napoleoniche e le influenze francesi portarono qui tanti vitigni, enologi famosi e metodi interessanti. Poi non ci si credette fino in fondo dando spazio al Lambrusco.

Il Lambrusco metodo classico l’ho fatto una sola volta per un amico. È venuto talmente bene che si è fatto la cantina. Le uve erano le sue

Il metodo classico di Alex nasce subito alla prima vendemmi nel vigneto storico I boschi dove nasce anche il Cru Cerioli X con l’etichetta intitolata al Teatro Regio di Parma con il quale c’è una collaborazione. Li nasce la prima bottiglia.

Erano 3600 bottiglie. Volevo berlo nel tempo. L’abbiamo lasciato li 10 anni. Nel 2024 abbiamo prodotto altre bottiglie del decennale. Il primo anno, 2013, ho fatto uno Charmat da Barbera. Era di un vigneto sbagliato perché chi lo aveva piantato l’aveva piantato verso nord e non prendeva colore. Il metodo classico da Barbera arriva dopo sperimentazioni nel 2017.

L’Oinoe X Brut che ho assaggiato era vendemmia 2019 con sboccatura novembre 2023. Oltre 50 mesi sui lieviti per un blend Pinot Bianco (60%) e Chardonnay che definire meraviglioso è poco.
Perlage finissimo già nel calice. Sentori di crosta di pane, frutta delicata tipo ananas e lime. Molto minerale e con una intensità inebriante.
Un gusto in bocca estremamente fine e conturbante. Il perlage fino in bocca è ancora più elegante. Secco, fresco, voluttuoso. Una persistenza anche lunga e un finale di bocca fantastico con un retrogusto di limone con una vena di fumè e una crosta di pane fragrante che torna. Pulizia di bocca superlativa con un non so che di intrigante e stuzzicante amarognolo appena percepito.
Ecco, questa è la dimostrazione di come per fare bollicine serie, basta sfruttare e bene le potenzialità del territorio. Oltre che avere un bravo enologo come Alberto Grasselli.

Io sono un ignorante totale di vino e ho ascoltato. Gli ho dato carta bianca. Lui era molto felice di questo perché mi raccontava le difficoltà di intraprendere percorsi di questo tipo nelle cantine dove era stato.

Oione. Alex Cerioli, la forma dei sogniCarta bianca per produrre anche un altra incredibile bollicina come il Cerioli Zero Nature da uve Barbera. Ho assaggiato la vendemmia 2020 con sboccatura maggio 2024: un metodo classico che non ti aspetti e invece ti conquista.
Grande intensità olfattiva con frutti di bosco e piccoli frutti rossi che si uniscono alla crosta di pane come se fosse marmellata sul pane. Poi la mela annurca, fiori che sbocciano qua e la e poi tanta tanta mineralità.
Bellissimo e finissimo il perlage che fa assaporare sapidità e freschezza.
Ottima la persistenza e grande ritorno della frutta che comunque, nella eleganza e finezza, ci sta tutta.

Alex ascolta e si prende in giro da solo. È un imprenditore. Un visionario. Una persona che guarda avanti. Vede il futuro con quel misto di guasconeria e intelligenza. Non gli fa paura. Lo eccita. Gli da quella carica che serve per non stancarsi mai.

Non sono normale. Ho la fortuna di avere tantissimi collaboratori. Tutti giovani e quasi tutti che non provengono dal settore in cui sono. In cantina non ho una persona che abbiano avuto precedenti esperienze nel mondo del vino. Andavo da miei amici che mi esprimevano solo negatività circa il settore. Ma io il progetto lo volevo fare. Per questo mi sono rivolto a persone non del settore.

La determinazione. La voglia di fare qualcosa nel mondo del vino, di produrre bollicine di qualità. Allora cosa si fa? Sì chiede agli amici che, invece di incoraggiarlo, gli parlano solo degli aspetti negativi del business. Ce l’ha con loro? Piuttosto non gliene frega nulla. Solo che non si lascia influenzare.

Ho introdotto mia sorella, mia figlia. Il commerciale è il fratello del mio avvocato che vendeva spugne. Abbiamo sviluppato la rete nel centro sud perché lui vendeva spugne li.

Un sognatore che fa le cose con quel fiuto che magari da l’impressione di non prestare particolare attenzione al lato economico a breve termine. Anche se non è così perché quando uno ci nasce con il fiuto non ha tanto bisogno di fare i conti. Le sue scelte, per ora, si sono rivelate tutte azzeccate. Dai suini al biogas. Biogas? Un’altra trovata mica da ridere.

Sono uno dei primi privati a sviluppare il progetto del biometano e UniCredit mi ha finanziato. Tutti mi dicono che non sono normale ad avere le esposizioni cosi alte.

Sveglia alle 5 e subito in azienda a Viadana dove vive metà della settimana (l’altra metà a Desenzano dove ha la compagna). Un giro in azienda per vedere bene le cose. Il momento migliore è proprio quando non c’è nessuno. Poi arrivano i doveri familiari e c’è una figlia da andare a portare a scuola. Arriva quindi il cantiere e ancora a Viadana. Il pranzo è quasi sempre al ristorante di Zibello. Il pomeriggio è dedicato alla cantina. Almeno fino alle 19. Da li, la stanchezza arriva presto.

Il tempo me lo trovo anche per i miei capricci. Sono uno che la vita se la gode. Mangiare bene e stare con amici e famiglia. Le figlie sono entusiaste. Voglio che facciano da sole. Ci sto prendendo le misure ma le lascio indipendenti. L’estate scorsa si sono inventate di fare le feste da discoteca in cantina. Non solo vino. Oggi per tirare giovani in cantina devi dargli anche il mix.

Ogni cosa che Alex intraprende è una sfida personale prima, un divertimento poi. Magari lui dirà il contrario ma poco importa perché lui da sempre il meglio. Si vive di emozioni e lui le deve provare. Altrimenti non se ne fa nulla.

Quando scendo in cantina e mi trovo sessanta, settantamila bottiglie di metodo classico mi batte il cuore. Qui si produceva metodo classico ma si è smesso. Così si è persa la tradizione. Perché non hanno osato. Hanno preferito vendere prodotti a basso costo. Adesso io auspico che aumentino colleghi di metodo classico a Parma. Non sono più da solo. Non mi mangiano una fetta di torta ma facciamo territorio.

Non solo metodo classico nella gamma di Oinoe. Tanto altro. Forse troppo. Ne ho contate ventidue. ma Forse mi sbaglio

In questa zona qui tutti hanno tante tipologie di vino. Sarà perché ci sono tanti vitigni. Il fatturato lo facciamo con la Malvasia e il Mambrusco. Come volume. Con il Lambrusco perdo dei soldi. Non deve essere quello trainante dell’azienda. C’è troppa concorrenza ed è considerato povero nonostante le ore di lavoro che comporta produrlo. Il mio obiettivo non è dire che sono arrivato a trecentomila bottiglie ma dire: oggi sono arrivato a 1.5 milioni di fatturato con 150mila bottiglie. Spererei di fare 1.8 con 80mila bottiglie vendute. Il Lambrusco solo qualche bottiglie estrema. Bianchi e rossi fermi si ma il tanto amato metodo classico.

Ho fatto l’anfora perché credo nella tradizione del territorio. Ho lottato perché La Malvasia è sempre stato considerata un prodotto di bassa linea. Ho sviluppato l’anfora, poi la Rea, molto strutturato, cicciotta; la Bio che è su un vigneto alto vicino il passo della Cisa (l’abbiamo chiamata Brezza di Monte) vendemmiata in anticipo, in acciaio. Così ha una bella spalla che può andare anche sul pesce.

Le tante etichette in fin dei conti è la voglia di sperimentare e mettersi sempre in gioco. La sua estrosità, la spalvaderia forse. Diventa un difetto per i costi ma un pregio perché gli ha consentito di crescere velocemente specialmente nella zona.

Oinoe, la città del vino. Per la sua cantina il nome scelto sembra uno scioglilingua. Ma non è proprio così.

Quando ho comprato l’azienda, io sono uno che va dentro con la ruspa e spiana tutto, non si poteva lavorare su un brand che non andava bene. Un amico grafico, professore di musica e storico, mi ha illuminato subito. Anche se ho fatto fatica per un anno a pronunciarlo. È la prima città nella mitologia greca che fece il vino. I primi nomi dei vini era tutta riferita alla mitologia greca. Ha permesso di farmi notare. Le bottiglie erano satinate. Non mi conosceva nessuno e mi dovevo far notare.

Una personalità istrionica. Un personaggio di quelli che non nascono ne incontri facilmente. Eclettico, energico e sempre attivo come l’orsetto della Duracell. Di fondo, un sognatore che dopo aver realizzato un sogno (perché lui li realizza) subito si predispone al prossimo. La voglia di fare un metodo classico con delle spalle e degli anni dietro.

Ca’ del Bosco ha presentato l’Annamaria clemente 1982. Mi sono arrivate due bottiglie e le ho messe da parte. Mi sono messo a piangere perché mi sono detto: ma questo uomo che ha aspettato 42 anni per fare la sboccatura di un gioiello…Una la aprirò appena finisco l’impianto di biometano. Con la mia compagna.

Alex Cerioli è così. O lo ami o lo odi. Non ci sono mezze misure. Non deve essere facile lavorare con lui ma è un buono dunque anche un generoso che si fa voler bene. Di certo non deve rimanere fermo. Perché li si arrabbia. Lui che è sempre in movimento e che è più spumeggiante delle sue bolle, di rilassarsi forse non ne ha la necessità. La voglia forse si. Specialmente quando è a tavola con la famiglia e gli amici.

Il mio sogno con Alex? Trovarmi un giorno al suo ristorante a chiacchierare e bere quel Lambrusco metodo classico che avrebbe sempre voluto fare.

Chissà. Un giorno!

 

 

Ivan Vellucci

ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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