Vino e Arte che Passione
29 Ott 2026
Suggestioni di Vino

Vino e Arte che Passione. Dieci anni nel giardino segreto di Roma

 

Vino e Arte che Passione festeggia dieci anni nel giardino segreto del Casino dell’Aurora Pallavicini a Roma. Petrolo, Castello del Terriccio, Colognole, Biondelli, Tasca d’Almerita e Tenuta di Fiorano raccontati calice dopo calice.

Il portone di via XXIV Maggio, davanti alle Scuderie del Quirinale, è decisamente grande. Se lo si varca si viene proiettati dentro la corte di un grande palazzo romano. 

C’è una piccola porta sulla sinistra. Decisamente anonima. Come fosse l’ingresso della guardiola del portiere. Ci sono dei roll up con il logo dell’evento e qualche persona in fila. Varcata la porticina la sensazione è di essere in una sorta di sottoscala piccolo e buio. Dopo l’accredito si sale per una scala a chiocciola di marmo. Si sale su, giro dopo giro quasi a non finire mai. In cima però si apre all’improvviso un giardino. Resti fermo un momento. Sei nel cuore di Roma e intorno hai prato, alberi, silenzio e luce d’ottobre. È un posto nascosto. È un posto per pochi.

Il Casino dell’Aurora Pallavicini apre le porte di rado. Domenica 11 ottobre le ha aperte a qualcuno in più, per la decima edizione di Vino e Arte che Passione. L’evento lo firmano Ciro Palmisano e CF Wine Advisor. Le cantine sono blasonate e tornano fedeli anno dopo anno.

Sulla sinistra si entra in una grande sala con i banchi d’assaggio. La sala dopo è allestita allo stesso modo. Alle pareti ci sono quadri enormi che sembrano osservare chi passa. Hanno l’aria distratta. Credo siano abituati alle feste. I produttori sono pochi. I sommelier Fisar sono bravissimi e versano con mano ferma e sorriso pronto. Molte etichette le ho già assaggiate altrove. Le annate però riservano sempre sorprese. Una cantina la conosci per davvero solo un anno alla volta.

Petrolo, il Valdarno nel bicchiere

Comincio dalla Toscana, da Petrolo. Il Torrione è lo château della tenuta. Lo volle Lucia Bazzocchi Sanjust nel 1988, con l’aiuto di Giulio Gambelli. Raccoglie le uve di tutti i vigneti di casa. Sangiovese per la gran parte, un po’ di Merlot, un tocco di Cabernet Sauvignon. Ciliegia matura, bacche nere, chicchi di caffè, rosmarino. Il sorso è succoso, il tannino maturo, il finale speziato. È il rosso da mettere al centro della tavola la domenica.

Vino e Arte che Passione

Il Trebbiano vale da solo la salita sulla scala a chiocciola. Si chiama Bòggina B e nasce da viti piantate negli anni Settanta. Nel Trecento il Trebbiano del Valdarno arrivava fino ai papi, qui a Roma. Domenica è tornato in città, dentro il mio calice. Albicocca, pesca, camomilla, mandorla, erbe secche. Il sorso è teso e sapido. Chiude con un amaro leggero che chiama subito il secondo bicchiere. Per me è il vino del pomeriggio.

Il Bòggina A 2023 è Sangiovese in purezza, fatto in anfora di terracotta. Ciliegia croccante, viola, terra bagnata. È giovane e scalpita. Il tannino è vivo e l’acidità fa salivare. 

Con il Bòggina C Riserva il livello sale moltissimo. Viene dalla vigna che Gastone Bazzocchi, nonno degli attuali proprietari, piantò nel 1947. Viola, prugna, arancia rossa, un filo di fumo. Il sorso è ampio, elegante, lunghissimo. Resto a guardare il bicchiere più del dovuto.

Castello del Terriccio, un crescendo verso il mare

Resto in Toscana e scendo verso la costa, da Castello del Terriccio. Faccio tre assaggi in fila. Il Tassinaia 2023 è Merlot e Cabernet Sauvignon. Mora, ribes, macchia mediterranea. Il tannino è morbido e il sorso scorre.

Vino e Arte che Passione

Il Castello del Terriccio 2019 alza il tono. Pepe nero, liquirizia, oliva nera. In bocca è potente e ordinato, con un finale caldo e salmastro. Il Lupicaia 2019 chiude la salita. È la punta di diamante della tenuta, nata nel 1993. Cassis, cedro, cacao, un filo di menta. Il tannino è fitto e setoso. Lo bevo piano. La sala intorno sembra abbassare la voce.

Colognole, la Rufina in quota

Salgo sulle colline della Rufina, da Colognole. La famiglia Spalletti è qui dalla fine dell’Ottocento. Le vigne salgono lungo la Sieve fino a oltre cinquecento metri. Il bianco si chiama 4 Chiacchiere a Oltrepoggio. È lo Chardonnay 2024, e il passaggio in legno si sente tutto. Mela, agrumi, fiori bianchi, vaniglia. Chiude con una nota di mandorla. Il nome fa venire voglia di sedersi e restare.

Il Chianti Rufina Riserva 2021 Vigneto Le Rogaie mi incuriosisce subito. Amarena, rosa appassita, sottobosco. L’aria fresca della montagna lo tiene sveglio e il tannino è preciso. Le Lastre 2020 mette insieme Sangiovese, Merlot e Syrah. Frutto scuro e maturo, spezia, una carezza morbida. Il Sangiovese tiene tutto in piedi. Merita l’applauso, e glielo faccio volentieri.

Biondelli, la Franciacorta che sa aspettare

In Lombardia, in Franciacorta, mi aspetta Biondelli. Il Première Dame Riserva 2016 è Chardonnay in purezza dalla vigna Nave, a Bornato. È un Pas Dosé. È buono. Buono buono, come si dice a casa quando basta così. Giallo paglierino antico, bollicina fine. Biancospino, erbe aromatiche, susina bianca, agrumi, frutta secca. In fondo burro e cannella. Il sorso è fresco e minerale. Gli anni sui lieviti si sentono tutti, e si sentono bene.

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Tasca d’Almerita, la Sicilia d’altura

Scendo fino in Sicilia, alla Tenuta Regaleali di Tasca d’Almerita. Il Nozze d’Oro 2024 ha una storia d’amore dentro. Il Conte Giuseppe lo creò per i cinquant’anni di matrimonio con la moglie Franca. Inzolia e Sauvignon Tasca. Agrumi, fiori bianchi, erbe di campo, una scia sapida. Convince.

Il Rosso del Conte 50 Vendemmie 2020 mi resta in testa. Nasce dalla vigna San Lucio, la più antica di Regaleali, piantata nel 1959 ad alberello. Nero d’Avola e Perricone, a quasi cinquecento metri. Prugna, spezie, una nota balsamica. Al sorso è energico e vibrante, con una freschezza che allunga tutto. Ecco la prova che in Sicilia si fanno rossi freschi ed eccellenti. Cinquanta vendemmie in un calice.

Tenuta di Fiorano, l’Appia nel bicchiere

Chiudo nel Lazio, sull’Appia, con Tenuta di Fiorano. Il Fioranello è Cabernet Sauvignon. Mora, mirtillo, spezie, un filo di fumo. Arrivano anche erbe aromatiche e una scorza d’agrume. È equilibrato ed elegante. Il Rosso Fiorano è Cabernet Sauvignon e Merlot, maturato in vecchie botti di rovere di Slavonia. Goudron, fumo leggero, note balsamiche, cassis e mirtillo. Il sorso è setoso, il tannino finissimo, il finale agile e lungo. Due vini da guardare con rispetto. Chi li snobba sbaglia.

Gli stessi produttori, vini sempre nuovi

Riprendo la scala a chiocciola in discesa. Ritrovo il sottoscala buio, la corte. Il traffico è leggermente aumentato ma non più di tanto visto che è domenica e il tempo è mite. Il giardino resta negli occhi. Il luogo è bello, anzi affascinante. Chi pensava di ritrovare gli stessi vini avrà avuto una sorpresa. I produttori sono quelli di sempre. I vini cambiano. E come cambiano!

 

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
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