Formula 1. Velocità e Champagne shower
Ho sempre avuto un debole per il rombo dei motori, fin da piccolo. In casa mia non c’era dubbio: tutti uniti sotto il segno della Rossa di Maranello, la Ferrari. A differenza del calcio, dove ognuno tifava una squadra diversa, la Formula 1 era una passione che ci accomunava.
Ricordi ne ho tanti. Dai primi paddock vissuti con mio zio e mio padre, quando da ragazzino mi sembrava di entrare in un universo parallelo fatto di odore acre di pneumatici e carburante, che ti entra nelle vene e ti inebria: adrenalina pura. A Fiorano, anni dopo, come ospite di un collezionista, ho avuto la possibilità unica di “testare” da vicino alcune monoposto guidate qualche anno prima, da Michael Schumacher in persona. Il brivido della velocità, il fascino dei dettagli tecnici, le vibrazioni che senti nelle ossa: impossibile dimenticarli.
Ma non sono solo i motori ad attirare il mio sguardo durante un Gran Premio. C’è sempre stata una bottiglia speciale che catturava la mia attenzione: quella che i piloti alzano e spruzzano dal podio, coronando il momento della vittoria. Una tradizione nata per caso, ma diventata iconica.

La tradizione dello Champagne shower affonda le radici nel 1967, alla 24 Ore di Le Mans. Dan Gurney, pilota americano, dopo aver trionfato insieme ad A.J. Foyt su una Ford GT40 Mk IV, ricevette la classica magnum di Moët & Chandon sul podio. In un gesto del tutto spontaneo, vedendo Henry Ford II, Carroll Shelby e una folla di fotografi poco
distanti, agitò la bottiglia e la spruzzò con entusiasmo sui presenti. Un’esplosione di gioia, improvvisa ma contagiosa: da quel momento, l’idea di inondare di bollicine il podio divenne un rituale fisso.
Sebbene ci sia anche l’aneddoto del 1966, quando a Jo Siffert partì accidentalmente il tappo di una bottiglia probabilmente scaldata dal sole, è l’atto intenzionale e celebrativo di Gurney nel 1967 ad essere universalmente riconosciuto come l’inizio della tradizione. Da lì, il passaggio alla Formula 1 e poi a tutto il motorsport fu naturale: uno spettacolo nello spettacolo, un simbolo iconico della celebrazione della vittoria.
Questo brivido, questa emozione, questa adrenalina ho voluto farla ancora più mia, regalandomi una preziosa chiacchierata con chi è stato protagonista negli ultimi quattro anni, chi è sempre andato a podio, con qualsiasi condizione, con qualsiasi tempo, per oltre 73 Gran Premi mondiali: Ferrari Trento.
Camilla Lunelli, Direttrice della Comunicazione e delle Relazioni Esterne del Gruppo Lunelli, racconta così questa avventura straordinaria
Il primo podio per Ferrari Trento è stato quello di Imola nel 2021. Un’esperienza surreale ed emozionante: il circuito completamente vuoto per il Covid, silenzioso, quasi inverosimile. Solo il rombo dei motori e le nostre bollicine. Ricordo perfettamente il grande cartello davanti al podio, “Formula 1 Welcomes Ferrari Trento”, trasmesso in diretta mondiale. Un momento storico per noi, che portavamo l’Italia e il nostro territorio, Trento e il Trento DOC, su un palco globale
Da lì in poi, racconta Camilla, la Formula Uno ha portato Ferrari Trento in tutto il mondo, aprendo porte impensabili.
Nel silenzio assordante del Covid abbiamo iniziato, poi da luglio, con l’apertura delle hospitality, migliaia di persone hanno potuto degustare le nostre bollicine direttamente nei circuiti, vivendo il Gran Premio non solo dai social o dalla TV, ma con il calice in mano
Ma come racconta Camilla, quello di Imola nel 2021 non è stato in assoluto il primo brindisi Ferrari Trento in Formula 1. Già negli anni ’80, grazie alla visione e alla determinazione degli zii, alcune bottiglie di Ferrari Trento erano finite tra le mani di giganti come Ayrton Senna, Riccardo Patrese, Niki Lauda, Gilles Villeneuve, Eddie Cheever e Alain Prost. Un passaggio storico che, pur non ufficiale, aveva già seminato quel legame tra velocità e bollicine. A distanza di quasi quarant’anni, quel sogno si è concretizzato pienamente, con Ferrari Trento protagonista ufficiale della Formula 1.

Una spinta fondamentale alla popolarità globale della Formula 1, secondo Camilla, è arrivata anche grazie a Drive to Survive, la celebre serie Netflix che ha trasformato il campionato in un prodotto pop contemporaneo, accattivante e accessibile.
Negli Stati Uniti è esplosa una vera Formula 1 mania tra i più giovani. E quando si alza una bottiglia sul podio, inevitabilmente gli occhi si posano anche su di noi
Un effetto domino che ha acceso nuove curiosità sul Trento DOC più famoso del mondo, aggiungo io.
Un percorso ricco di aneddoti e incontri straordinari
A Montecarlo abbiamo ospitato sul nostro yacht personaggi come Erling Haaland. A Miami è passato Donald Trump, tantissimi sportivi del mondo basket e football, star internazionali come Sylvester Stallone. Ogni gara regalava sorprese e incontri speciali
Camilla mi racconta anche un curioso retroscena legato al pilota Lando Norris
Ogni volta che Lando sale sul podio, ha questa abitudine particolare di sbattere violentemente a terra la bottiglia prima di aprirla. Ogni volta il nostro cuore si ferma per un attimo temendo che possa rompersi. Mio cugino Matteo Lunelli, Presidente del Gruppo, ne ha parlato direttamente con lui, chiedendogli scherzosamente se fosse davvero sicuro che non si sarebbe mai rotta. La risposta di Lando? Se tu che le produci sei sicuro, allora lo sono anch’io!.
Ma non solo glamour: Ferrari Trento ha portato avanti iniziative benefiche straordinarie.
Durante questi anni, bottiglie firmate dai piloti sono state battute all’asta per raccogliere fondi destinati alla Croce Rossa Internazionale, alla fondazione di Michael Schumacher e alla tragedia dell’alluvione in Emilia-Romagna, dove Ferrari Trento ha raddoppiato personalmente la cifra raccolta. Un gesto concreto, umano, che racconta tanto dell’anima di questa azienda.

Alla fine, qual è stata la vera grande scommessa vinta da Ferrari Trento con la Formula Uno?
In Italia abbiamo vissuto un vero moto d’orgoglio collettivo, tutti si sono sentiti sul podio con noi. All’estero, invece, la nostra notorietà è esplosa, conquistando nuovi mercati come il Messico, diventato improvvisamente strategico proprio grazie alla visibilità data dalla Formula Uno. Abbiamo portato Trento e il Trento DOC nel mondo, sottolineando con forza la nostra identità territoriale

Una storia fatta di passione, emozione e bollicine, dove la velocità incontra l’eccellenza italiana, ricordandoci che dietro ogni grande marchio c’è sempre un grande cuore. Infine, come ci insegna la famiglia Lunelli: aiutare il prossimo non ha limiti di velocità.
Cheers!
Luca della Regina. Wine Hunter Stories
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