Sanremo e il vino: brindisi in musica dal 1951 a oggi
C’è chi dice che il Festival di Sanremo sia solo un concorso musicale. Una settimana di note, fiori e polemiche infinite, con canzoni che puntano al cuore o direttamente alla playlist del supermercato. Ma c’è un altro protagonista silenzioso, che scorre tra le strofe, tra un acuto e un vestito discutibile, tra la standing ovation dell’Ariston e i bicchieri levati nei ristoranti sanremesi. Il vino.
Perché se è vero che l’Italia è il Paese della musica, è altrettanto vero che è il Paese del vino. E a Sanremo, di vendemmie canore, ne abbiamo avute parecchie. Da oltre settant’anni, tra un ritornello e l’altro, il vino è stato utilizzato dai grandi interpreti della nostra musica come metafora di felicità, convivialità, ricordi e attimi da immortalare. Mai come un vizio, mai come un errore, ma sempre come il compagno fedele di un’emozione.
Bicchieri alzati: il vino nelle canzoni sanremesi
C’è un momento in cui tutto inizia. Quell’attimo in cui un calice si alza e si brinda alla vita. Al Bano e Romina Power lo sapevano bene quando nel 1982 portarono al Festival Felicità, uno dei brani più iconici della kermesse, che racchiude in un verso tutta la leggerezza dell’esistenza: “Un bicchiere di vino con un panino”. Più chiaro di così, si muore. Perché il vino è semplice, è quotidiano, è un piccolo lusso senza etichette. Non serve un Dom Pérignon per essere felici, basta il gesto, il brindisi, il momento giusto.
E di momenti giusti il vino ne ha regalati tanti, come in 4/3/1943 di Lucio Dalla (1971), dove il vino è parte della vita vera, quella di chi si siede al porto, gioca a carte e si lascia scorrere addosso il tempo. “E ancora adesso che gioco a carte e bevo vino”, canta Dalla, con quella voce ruvida e poetica che sa di osterie piene di storie. Il vino come compagno della memoria, di quel tempo che passa e che si racconta.
E poi c’è Sergio Endrigo, che nel 1968 canta e vince con Canzone per te. Nello stesso album pubblica la canzone Il primo bicchiere di vino. Perché il primo bicchiere è sempre il più importante, è quello che apre la strada a una serata, a un ricordo, a una confessione. Non è mai l’ultimo quello che conta, ma quello che accende la magia.
Il vino come celebrazione della vita? Ci pensa Pierangelo Bertoli con i Tazenda nel 1991, con la splendida Spunta la luna dal monte, in cui si canta: “E un bicchiere di vino fa cantare”. La verità di sempre. Sanremo lo sa bene: nessun cantante ha mai intonato una nota senza un brindisi prima di salire sul palco. O dopo. O entrambe le cose.
Sanremo è festa, è celebrazione, è spettacolo. Ma è anche il riflesso del nostro tempo, e il vino continua a essere un simbolo che attraversa le generazioni. Brunori Sas, nella sua partecipazione al Festival del 2025 con L’albero delle noci, inserisce un verso che vale più di un trattato di filosofia esistenziale: “Ho imparato sin da bambino la differenza fra il sangue e il vino”. Un richiamo alla crescita, al passaggio all’età adulta, a quel momento in cui si inizia a capire che il vino è molto più di una bevanda: è cultura, è memoria, è racconto.
Ma se c’è un brano che incarna il potere evocativo di un bicchiere, è Champagne di Peppino di Capri. Certo, la canzone non ha gareggiato a Sanremo, ma quante volte è stata celebrata e riproposta proprio sul palco dell’Ariston? Anche ieri sera, alla 75ª edizione, quando Alessandro Gervasi, 6 anni e un pianoforte, ha reso omaggio a Peppino e alla sua eterna ballata. Perché Champagne è Sanremo, e Sanremo è Champagne. Come dire che il Festival senza bollicine è come un Fiorello senza battuta: semplicemente impossibile.
Musica e vino: un connubio perfetto
Sanremo è festa, è celebrazione, è spettacolo. Ma non è solo una settimana all’anno. C’è chi la musica la vive tutto l’anno, e la abbina non solo alle emozioni, ma anche ai calici, come i tanti cantanti proprietari di vigneti o cantine, ma non solo…
Peppe Vessicchio, il più iconico dei direttori d’orchestra del Festival, ha fatto un passo oltre. Con Musikè, ha unito musica e vino in un’esperienza sensoriale unica. Il progetto (puoi scoprirlo su Musikè Vini) gioca con i suoni e i sapori, abbinando armonie e note enologiche. Perché un vino ha la sua melodia, ha un ritmo, una struttura, una cadenza. E chi meglio di Vessicchio poteva trasformarlo in un’orchestra di sensazioni?
E se parliamo di magia, non possiamo non ricordare Ezio Bosso, il maestro che sapeva far parlare la musica. Rodolfo Migliorini, di Rocche dei Manzoni, ha voluto celebrare questa connessione con Bere la musica, un progetto dove il vino diventa esperienza sonora, un viaggio di sensi che puoi scoprire qui.
Sanremo e il vino, un brindisi lungo 75 anni. Un festival che non ha solo premiato canzoni, ma che ha celebrato la vita. E la vita, si sa, ha sempre bisogno di un calice pronto a raccontarla.
Luca della Regina
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