08 Ott 2026
Premio internazionale “Casato prime donne”
Sabato 19 settembre 2026, alle 10:30, il Teatro degli Astrusi è tornato a illuminarsi per la venticinquesima edizione del Premio Internazionale “Casato Prime Donne”, confermando un quarto di secolo di arte, scienza e cultura incise nella pietra e guidato dalla visione di Donatella Cinelli Colombini, che dal 1998 ha saputo trasformare il coraggio di una scelta d’impresa tra Montalcino e Trequanda in una storia straordinaria fatta di grandi vini e valore umano.
Io, che di mestiere racconto storie di vino e di chi lo fa, ho deciso di seguire da vicino questa edizione, e vi porto con me, prima nella storia del Premio, poi tra le protagoniste di quest’anno e infine a tavola, alla Fattoria del Colle, dove ogni edizione si chiude con le gambe sotto il tavolo!
Cerca ciò che accende la tua curiosità. Trovalo. Custodisci la gioia che nasce dal nutrirlo, giorno dopo giorno. È così che ciò che sembra impossibile diventa raggiungibile.
Sandra Misale, Prima Donna 2026
Tutto nasce da un’ingiustizia
Telefonò così alla scuola di enologia di Siena chiedendo di assumere un bravo studente, ma senza successo, perché i posti si prenotavano con anni di anticipo. Le dissero però che di enotecniche donna ce n’erano parecchie disponibili, perché nessuna buona cantina le voleva assumere. Fu quella frase a far scattare qualcosa in Donatella, che si rese conto dell’esistenza di un divario enorme fra le opportunità offerte ad uomini e donne con la stessa identica qualifica, in un mestiere che ha bisogno solo di passione e talento, ma non della forza propria di un uomo.
Da quell’episodio nacque il “Progetto Prime Donne”, che oggi si articola in quattro capitoli distinti ma inseparabili.
C’è la Cantina Casato Prime Donne, la prima in Italia con uno staff interamente femminile, dalla vigna, all’enologia e al marketing.
C’è il Brunello di Montalcino Prime Donne, un’etichetta selezionata ogni anno da un gruppo di quattro assaggiatrici internazionali e pensata per chi il vino lo ama al femminile.
C’è, naturalmente, il Premio Casato Prime Donne di cui vi sto parlando.
E infine c’è il Percorso delle Prime Donne, un itinerario meditativo che si snoda fra i vigneti e la cantina di Montalcino, dove ogni vincitrice ha lasciato una dedica scolpita sul travertino e affiancata da un’opera d’arte contemporanea firmata da artisti toscani. Mi hanno raccontato che camminare fra quelle installazioni è un po’ come sfogliare venticinque anni di pensiero femminile italiano e internazionale.
Chi è Donatella Cinelli Colombini
Dietro ogni riga di questo racconto c’è sempre lei, ed è giusto raccontarla per intero.
Donatella nasce nel 1953 in una famiglia di produttori di Brunello e si laurea in Storia dell’arte medievale, un percorso apparentemente lontano dalle vigne, che invece torna utile ogni volta che si tratta di raccontare un territorio.
Lavora quattordici anni nell’azienda di famiglia prima di mettersi in proprio, nel 1998, con la doppia scommessa di Fattoria del Colle a Trequanda e Casato Prime Donne a Montalcino. Il suo contributo più grande al vino italiano, lo imprime nel 1993 fondando il “Movimento Turismo del Vino” e inventa “Cantine Aperte”, la giornata che in pochi anni trasforma le cantine italiane da luoghi di lavoro chiusi al pubblico in destinazioni turistiche vere e proprie. Questo movimento oggi è guidato dalla figlia Violante in qualità di presidente nazionale. Oggi insegna turismo del vino nei master post-laurea di tre università, ed è autrice di tre manuali di riferimento sul tema: “Manuale del turismo del vino”, “Vino & Turismo: Teoria e pratica dell’enoturismo in cantina” e infine “Il marketing del turismo del vino”.
Il curriculum istituzionale è altrettanto fitto:
Assessore al Turismo del Comune di Siena dal 2001 al 2011 (sua l’idea del trekking urbano, poi esportato in tutta Italia).
Presidente del Consorzio del Vino Orcia dal 2013 al 2022,
Presidente nazionale dell’Associazione Donne del Vino dal 2016 al 2022 e oggi guida della sua delegazione toscana. Fra i riconoscimenti, l’Oscar Bibenda al miglior produttore italiano nel 2003, il Premio Internazionale Vinitaly nel 2012, la nomina a Cavaliere della Repubblica nel 2014 e, più di recente, il Premio Masi nel 2024.
Per confermare il suo carisma, le bastano due interventi sul palco degli Astrusi nei quali recita citazioni di Robert Kennedy, come racconterò tra poco, per capire che la vera potenza di questa donna sta nella caparbietà con cui continua ad inseguire le stessa idee che l’hanno spinta a fondare il Casato.
Tre premi e un’unica ambizione
Il Premio nasce ufficialmente nel 1999, quando la giornalista Rai, Ilda Bartoloni raccoglie e rilancia l’eredità del Premio Barbi Colombini, che la madre di Donatella, Francesca Colombini, aveva creato diciotto anni prima. Da allora il bando si articola sempre in tre sezioni:
Il Premio “Io e Montalcino” premia chi racconta il territorio con libertà, anche in chiave fantastica o favolistica, nei suoi aspetti storici, culturali, paesaggistici e agricoli.
Il Premio “Consorzio del Brunello di Montalcino” si rivolge invece ai giornalisti specializzati nel settore vitivinicolo, italiani o stranieri, che scrivono di Brunello e degli altri vini della denominazione.
Infine, il Premio “Prima Donna”, scelto direttamente dalla presidente di giuria Donatella Cinelli Colombini, e che premia ogni anno una donna italiana o straniera distintasi per coraggio ed eticità di comportamento e scelta ad anni alterni fra i mondi della cultura, comunicazione e giornalismo, e quelli della politica e del sociale.
Dopo lo stop forzato del Covid, il Premio è tornato nel 2022 con una formula rinnovata, trasformandosi in un vero e proprio incubatore di giovani talenti toscani. Un modo semplice ed efficace per usare la visibilità e i contatti della manifestazione a beneficio diretto di studenti del territorio che saranno coinvolti nella preparazione e nello svolgimento della cerimonia rimanendo a stretto contatto con giurate e vincitrici.
Per l’edizione 2026 la giuria è presieduta, come sempre, da Donatella Cinelli Colombini, affiancata da Rosy Bindi, Anselma Dell’Olio, Anna Pesenti, Stefania Rossini, Anna Scafuri e Daniela Viglione. A completare il quadro istituzionale, la Giuria d’Onore composta dal sindaco di Montalcino Silvio Franceschelli, dal professor Mario Fregoni, ordinario di Viticoltura all’Università Cattolica del Sacro Cuore, e da Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino. Il coordinamento delle attività è affidato a Irene Chiari, dell’agenzia di comunicazione territoriale Montalcino & Co.
La cerimonia si apre: la goccia nell’oceano
La padrona di casa apre il suo intervento ringraziando il Comune di Montalcino, il Consorzio del Brunello, le giurate, i vincitori e i ragazzi dell’incubatore.
Racconta come un’azienda piccola come la sua, senza risorse ingenti, si è messa in testa di affrontare temi enormi come la parità di genere, la crescita professionale delle donne, i giovani, la promozione del territorio. Come si fa, con mezzi limitati, a incidere su questioni così grandi? La risposta arriva da una citazione di Madre Teresa di Calcutta: “Se la tua goccia non ci fosse, l’oceano avrebbe una goccia in meno”.
Il discorso continua con la lettura di due passaggi sapientemente scelti per l’occasione da un discorso pronunciato da Robert Kennedy a Città del Capo nel 1966, in piena epoca di apartheid:
Pochi avranno la grandezza di piegare la storia, ma ciascuno di noi può lavorare per cambiare una piccola parte degli eventi, e nell’insieme di tutti questi atti sarà scritta la storia di questa generazione.
E ancora, un passo che sembra scritto apposta per il pubblico di ragazzi seduto quella mattina in platea:
Ogni volta che un uomo si batte per un ideale, o agisce per migliorare la condizione degli altri, o si alza contro l’ingiustizia, invia una piccola onda di speranza; e quando queste onde diventano tante, diventano un mare.
Il tema scelto per questa venticinquesima edizione, “Il sogno e/è la realtà”, porta la firma di una delle giurate, Anselma Dell’Olio. Nato come una riflessione sul rapporto fra inconscio e reale, il tema, spiega Donatella, si è rivelato molto più ricco del previsto proprio grazie ai contributi dei ragazzi dell’incubatore. Da un lato la vincitrice Sandra Misale, che il sogno lo insegue fino a trasformarlo in un laboratorio, dall’altro la giovane pittrice ucraina Taisiia Makohon, per cui il sogno diventa invece una gabbia da cui fuggire per tornare a una realtà che fa meno paura della fantasia.
A chiudere l’apertura, Donatella richiama le parole di Kerry Kennedy, figlia di Robert, premiata dal Casato Prime Donne nel 2004, che a sua volta cita Dante e dice:
Per comprendere la bontà della vita, bisogna prima fare un viaggio nel buio. Il buio, la cattiveria, la sofferenza esistono ma non devono fermare nessuno, tantomeno dividere. Un mondo migliore si costruisce solo se tutte queste piccole onde, messe insieme, arrivano davvero a formare un mare.
Sandra Misale, la Prima Donna 2026
È Sandra Misale la prima donna del 2026. La motivazione ufficiale sintetizza così il senso della scelta della giuria:
Il merito non conosce confini, il talento può nascere ovunque, e investire nella ricerca significa investire nella vita.
Sandra Misale ha 41 anni ed è nata e cresciuta a Palmì, un piccolo paese sul mare della provincia di Reggio Calabria. Studia Biotecnologie Molecolari a Torino, dove consegue anche il dottorato lavorando sui meccanismi di resistenza alle terapie contro il tumore del colon. Nel 2013 entra in una sala gremita durante un congresso scientifico, per assistere alla presentazione del primo inibitore della mutazione del gene KRAS da parte del chimico Kevan Shokat.
Non si riuscivo nemmeno a entrare in quella sala. Eravamo tantissimi. E lì ho capito che niente è impossibile fino a quando qualcuno dimostra che si può fare, e che quella sarebbe stata la mia strada.
Parte per gli Stati Uniti, destinazione Massachusetts General Hospital della Harvard Medical School di Boston, uno dei pochi laboratori al mondo che disponesse già di quei nuovi composti sperimentali.
Dovevo rimanere per poco tempo. Volevo provare quell’inibitore sulle cellule che avevo in laboratorio. Mi dicevano: ti rovinerai la carriera, non funzionerà, fai altro.
Da Boston passa al Memorial Sloan Kettering Cancer Center di New York, fino ad approdare alla Johns Hopkins University, dove le arriva la proposta di aprire un laboratorio tutto suo. Oggi è Assistant Professor of Oncology alla Johns Hopkins e dirige il Misale Lab, facendo parte di una comunità internazionale di ricercatori che si aggiorna ogni mese sui progressi nella ricerca della stessa mutazione genetica.
Il nome da segnarsi, per chi non mastica oncologia, è KRAS: identificato nel 1982, per oltre quarant’anni nessuno è riuscito a spegnerlo. Lo chiamano “the beating heart of cancer”, il cuore pulsante del tumore.
È una piccola proteina, una sorta di interruttore molecolare. Quando resta acceso, ordina alle cellule di sopravvivere, proliferare e metastatizzare. Per trent’anni abbiamo iniziato i seminari scientifici e gli articoli con la stessa frase: KRAS is an undruggable target, KRAS non si può bloccare. È un po’ come una pallina liscia ricoperta di olio: niente riesce ad attaccarsi, niente riesce a interferire con quello che fa.
Poi, un decennio fa, la svolta: Kevan Shokat trova finalmente una molecola capace di legarsi al KRAS, e da lì parte quella che Misale chiama una rivoluzione. Il lavoro di migliaia di ricercatori nel mondo porta fino a Chicago, al congresso dell’American Society of Clinical Oncology del giugno 2026, dove un collega del Dana-Farber presenta i dati di un nuovo farmaco capace di bloccare tutte le mutazioni di KRAS, particolarmente efficace contro il tumore al pancreas.
Quando ha fatto vedere le curve di risposta, quelle che noi chiamiamo Kaplan-Meier, siamo esplosi in un applauso gigantesco. La sopravvivenza dei pazienti era raddoppiata. È stato un momento bellissimo per tutti noi.
Fino a circa tredici anni fa, intervenire sulle mutazioni di Kras sembrava quasi impossibile. Il gene è coinvolto in circa il 30% dei tumori umani e in particolare in alcune delle forme più aggressive, tra cui quelle del pancreas, del polmone e del colon.
Negli ultimi anni, però, la ricerca ha compiuto importanti passi avanti e sono arrivati nuovi farmaci che hanno aperto prospettive terapeutiche significative, anche per i pazienti affetti da tumore al pancreas.
Il lavoro assieme al mio team ha portato alla luce aspetti fondamentali del funzionamento di questi nuovi farmaci, a tal punto da modificare studi clinici. Il nostro lavoro ha permesso di capire come far funzionare meglio e più a lungo queste nuove terapie.
Più giovane e unica italiana del gruppo internazionale con cui lavora, Misale sta lavorando a vaccini anti-KRAS mutato, con l’obiettivo dichiarato di arrivare a prevenire il tumore prima ancora che si formi. Su questo fronte entra in gioco l’intelligenza artificiale, che Misale guarda con pragmatismo e con entusiasmo.
È uno strumento che ti permette di fare quello che faresti in dieci anni in sole tre ore, o quello che non avresti mai potuto fare e che invece adesso è possibile. Stiamo implementando questi strumenti per la diagnosi preventiva, per sviluppare i prossimi studi e arrivare a intercettare la malattia prima che si manifesti.
Sul presente della ricerca scientifica negli Stati Uniti, con un’amministrazione che ha reso il clima meno semplice per chi lavora nei grandi istituti accademici, la risposta di Misale evita sia l’allarmismo che la retorica:
Ci siamo rimboccati le maniche, abbiamo iniziato a lavorare in maniera tale da aiutarci gli uni con gli altri. Sono nate molte più collaborazioni all’interno degli istituti accademici, e queste cose stanno dando inizio anche a progetti molto belli. Di necessità, virtù.
Durante la cerimonia di premiazione ha letto la dedica che da ora accompagnerà il suo nome nel Percorso delle Prime Donne, e che vale come sintesi di una carriera memorabile:
Cerca ciò che accende la tua curiosità. Trovalo. Custodisci la gioia che nasce dal nutrirlo, giorno dopo giorno. È così che ciò che sembra impossibile diventa raggiungibile.
Io arrivo da un paesino sul mare in Calabria: chi poteva immaginare che oggi io fossi qui? Le cose possono essere difficili, ci può volere tanto, in termini di tempo e di sforzo. Ma dentro di te, senti che è possibile.
Il saluto delle istituzioni: Bartolommei e Sanfilippo
Prima di entrare nel vivo dei premi, il palco ospita i saluti istituzionali. Giacomo Bartolommei, presidente del Consorzio del Brunello di Montalcino, che sottolinea quanto il Consorzio creda nell’innovazione in agricoltura e nel sostegno a un premio capace di valorizzare sia il Brunello sia chi lo racconta.
A portare i saluti del sindaco Silvio Franceschelli, trattenuto altrove da impegni politici, è l’assessore alla cultura Maddalena Sanfilippo. Ricorda come il Premio sia nato nel 1999 come prosecuzione di quello fondato dalla madre di Donatella e come in venticinque anni abbia messo in luce figure femminili che si sono distinte per impegno e capacità, oltre a chi ha saputo raccontare con qualità il territorio e il suo vino. In Donatella Cinelli Colombini riconosce un modello di perseveranza, tenacia, dedizione e poliedricità.
Quattro borse di studio per Montalcino
Il primo gruppo di premiati arriva dalle scuole della città. Quattro studenti ricevono una borsa di studio per un corso online del Sole 24 Ore Business School. Per il Liceo Linguistico Lambruschini sono Anna Grassi e Matilde Matteucci, iscritte al corso di Luxury Wine, per muovere i primi passi nel segmento premium del vino. Per l’Istituto Agrario Ricasoli sono Francesco Daidone e Camilla Bernazzi, che seguiranno invece un corso sulla Transizione Ecologica, per capire da vicino le trasformazioni ambientali che il settore agricolo si troverà ad affrontare nei prossimi anni.
Il giornalismo che racconta Montalcino
Il Premio “Io e Montalcino” 2026 va a Francesca Ciancio per l’articolo “Montalcino oltre il Brunello”, uscito su Wine and Travel il 1° febbraio. La motivazione, letta da Stefania Rossini, ripercorre un mestiere fatto di tappe diverse, dalla cronaca locale napoletana fino al giornalismo multiplo di oggi, fra redazione, televisione, videomaking e scrittura, per arrivare al punto in cui nei suoi articoli il Brunello è sempre una porta d’ingresso a paesaggi, produzioni e comunità capaci di trasformare una degustazione in un’esperienza irripetibile.
Ciancio racconta di essersi “folgorata” dal mondo del vino quasi venticinque anni fa, durante una sostituzione per un evento in Sicilia, e di non essersene più liberata. Quello che continua ad affascinarla sono le persone del settore e i tempi della terra, molto più lenti di quelli a cui il resto del mondo ci ha abituati. Il Brunello, per lei, resta un “tempio”, un punto d’arrivo per chiunque si avvicini davvero al vino. Nel suo intervento spiega quanto l’enoturismo sia oggi un tema caldo e una possibile via d’uscita economica per un settore che fatica sui mercati.
Il Premio “Consorzio del Brunello” premia invece Andrea Cuomo, per l’articolo “Brunello di Montalcino: l’annata 2021 è fragrante e definita in verticale”, pubblicato su Il Giornale l’11 dicembre 2025. La motivazione, letta da Daniela Viglione, riconosce la formazione completa di un inviato, un caposervizio, un sommelier diplomato e la capacità di unire l’accuratezza del cronista, la sensibilità del critico e il talento dello scrittore in un articolo che colloca la manifestazione “Benvenuto Brunello” dentro lo scenario più ampio del settore, fra numeri, tendenze di mercato e prospettive della denominazione.
Sulla crisi del vino italiano, Cuomo parla di una crisi generale di valori, in un mondo del vino che risente dei cambiamenti climatici e delle tensioni geopolitiche. La ricetta che propone per Montalcino è semplicemente quella si restare consapevole della propria storia ed andare avanti a testa alta senza cambiare nulla. In questo scenario, paesi piccoli come Montalcino, possono permettersi di funzionare meglio delle grandi città.
Sul ruolo dell’educazione è netto; La considera capace di collegare passato e futuro e una delle poche cose in grado di salvare il mondo insieme alla bellezza, proprio mentre famiglia e scuola vengono messe sotto pressione dai social e da un’intelligenza artificiale di cui non conosciamo ancora davvero la potenza.
L’incubatore di talenti, spiegato da Donatella
Prima di passare ai ragazzi dell’incubatore, Donatella Cinelli Colombini ne spiega l’origine:
È nato dopo il Covid, per contrastare l’effetto che il lockdown ha avuto su un’intera fascia d’età e per allargare lo sguardo oltre le professioni intellettuali per concentrarsi sul lavoro manuale. Musica, arte, pasticceria. Il principio, dice, è quello di dare una spinta a chi ha già del potenziale, per aiutarlo a credere di più in sé stesso e di riflesso, portare avanti tutta la comunità intorno a lui. In concreto, l’incubatore si muove sia finanziando corsi di formazione che nel dare visibilità reale alle opere dei ragazzi.
A questo proposito Donatella cita un’altra frase di Robert Kennedy:
Anche se agiamo per eliminare la povertà materiale, c’è un altro compito più grande: affrontare la povertà di soddisfazione, di scopo, di dignità, che affligge tutti noi.
Tredici giovani talenti per il futuro della Toscana
Sul fronte musicale salgono sul palco tre borsisti scelti fra i migliori studenti del 2026 all’ ”Accademia Musicale Chigiana” di Siena. Maria Tortorelli, soprano di Massa Carrara, allieva del corso di canto barocco; Giulia Serio, flautista di Montecatini Terme, allieva di traversiere; Amedeo Scorcelletti, violinista di Pistoia, allievo di violino barocco.
A introdurli è Angelo Armiento, direttore amministrativo dell’Accademia che ne racconta la storia:
L’accademia è nata nel 1932 per volontà del conte Guido Chigi Saracini, sostenuta oggi dal Ministero della Cultura e dalla Regione Toscana, è una delle dieci accademie musicali più importanti al mondo. Ogni anno arrivano 850 domande da tutto il mondo, e ne vengono accolte 335, da 45 nazioni diverse. I corsi si tengono dentro Palazzo Chigi Saracini, che ospita la terza collezione d’arte privata più importante d’Italia.
Per la pasticceria sale sul palco Alessandra Pinto, allieva della Scuola Tessieri di Ponsacco autrice della torta dedicata alla vincitrice. A presentare la scuola è Alessio Tessieri, fondatore e patron della scuola, pioniere del cioccolato di qualità, e che ha come ambizione quella di invogliare i giovani ad innamorarsi della pasticceria, senza però nasconderne i ritmi durissimi e lo stress del mestiere. È poi Francesca Benedettelli, docente e pastry chef della scuola, a spiegare la torta come un percorso sensoriale che ripercorre le tappe della vita di Sandra Misale:
Olio, bergamotto e agrumi per la Calabria dell’infanzia, cioccolato e nocciola per il Piemonte degli studi, una mousse al cheesecake per gli Stati Uniti di oggi
L’arte visiva porta sul palco Taisiia Makohon, del Liceo Artistico Duccio di Buoninsegna di Siena, nata a Kiev e arrivata in Italia dopo l’invasione russa dell’Ucraina. La sua opera, “Un Escamotage” racconta a modo suo il tema dell’anno. Una ragazza che rappresenta la realtà cerca il modo di scappare da un genio alato che rappresenta il sogno, la fantasia. Taisiia spiega che l’opera nasce dopo il trasferimento in Italia, quando si è chiusa nella fantasia e nell’isolamento. La sua insegnante, Alessandra Ragionieri, la presenta come esempio di un liceo che lavora perché i propri ragazzi diventino consapevoli delle loro capacità fornendogli un’opportunità verso un futuro migliore. L’opera, su pannello in dibond, sarà installata in modo permanente su una parete azzurro scuro all’esterno del Casato Prime Donne, accanto alla dedica della Prima Donna 2026.
Chiude l’incubatore l’oreficeria, con quattro allieve della LAO (Le Arti Orafe Jewellery School di Firenze), fondata nel 1985 da Giò Carbone e oggi diretta da Anna Balatti, che quest’anno compie quarant’anni di attività.
Matilde Tambosi presenta il suo gioiello “Il sogno e l realtà”, diviso in due parti, una decorata a smalto a fuoco che rappresenta il sogno e la sua serratura, l’altra dedicata a chi tiene in mano la chiave per aprirla. Alessandra Di Natale, con “L’ingombro della realtà”, che racconta la frustrazione di chi insegue un sogno. Una griglia rappresenta i limiti imposti dalla realtà, un cristallo sospeso al centro con fili d’argento rappresenta il sogno, e il vuoto fra i due la distanza che li separa. Arianna Belmonte, con “Sognare a occhi aperti”, sceglie l’occhio come simbolo comune a sogno e realtà. Alla base due scintille rappresentano il sogno, mentre tre agate sfaccettate compongono la parte che guarda la realtà. Elena Bastanzio, infine, firma “Caducità”. Un corpo che si lascia cadere dentro il sogno, trafitto da una lancia dorata che rappresenta lo scossone del risveglio e il ritorno, spesso brusco, alla realtà.
Le quattro creazioni sono state esposte a PREZIOSA durante la Florence Jewellery Week, una delle più importanti manifestazioni internazionali in Italia dedicate interamente al gioiello contemporaneo. Una di queste opere è stata donata alla vincitrice del premio.
Il pranzo delle Prime Donne alla Fattoria del Colle
Ogni edizione del Premio Casato Prime Donne si chiude per tradizione alla Fattoria del Colle, dove l’atmosfera si fa più libera e conviviale.
La Fattoria del Colle sorge a due passi da Trequanda, esattamente sul confine fra le Crete Senesi e la Val d’Orcia, in un angolo di Toscana ancora sorprendentemente poco battuto dal turismo di massa. Sono 336 ettari complessivi, fra seminativi, oliveti e diciotto ettari di vigneto, organizzati attorno a un borgo che porta i segni di una storia lunga almeno cinque secoli. La proprietà, secondo la tradizione di famiglia, risale al 1592, ed è rimasta per generazioni nelle mani degli avi di Donatella Cinelli Colombini, che l’ha restaurata a partire dal 1998.
Il cuore ospitale della fattoria è oggi un piccolo borgo quasi autosufficiente, composto da diciotto appartamenti, due piscine, un campo da tennis, una villa con piscina privata, una scuola di cucina, un centro benessere ed al centro di tutto, il ristorante agrituristico, pensato fin dall’inizio per accompagnare alle ricette più autentiche della cucina toscana i preziosi vini della casa.
Il menù racconta la Toscana più vera, quella dei giorni di festa in campagna. Si parte con un’insalata di soppressata, arance e melograno, seguita dalla minestra di pane con lo zampino di Trequanda e olio evo, e dalla pappa al pomodoro con l’aglione. Fra i primi, le lasagne al ragù di bue chianino si alternano ai maltagliati con le verdure dell’orto della fattoria. Il cuore del pranzo sono i secondi. Il brasato di bue al Brunello con sformato di verdure, la porchetta di Trequanda e il tacchino ripieno di verdure. A chiudere, la torta della vincitrice, “Dalle origini al sogno” della Scuola Tessieri.
Ad accompagnare la tavola, i vini dell’azienda Cinelli Colombini seguono lo stesso filo narrativo del pranzo. Il “Sanchimento”, bianco da uve Traminer apre le danze con gli antipasti. Il rosato “Rosa di Tetto” da Sangiovese in purezza, fa da ponte verso i primi e il Rosso di Montalcino “Prime Donne 2023 “accompagna i piatti di mezzo. Infine, il Brunello di Montalcino “Prime Donne 2021” chiude in bellezza sui secondi di carne. La torta della vincitrice è stata accompagnata da un “Passito di Toscana” da uve tramin.
La suggestione del sommelier
Il mio taccuino da sommelier, a fine giornata, dice più o meno questo:
Il “Sanchimento” ha il naso speziato e leggermente aromatico tipico del Tramin, con quella nota di frutta a polpa gialla e la freschezza che si sposa bene con la soppressata e il melograno dell’antipasto. La “Rosa di Tetto” con il suo colore acceso e la sapidità tipica dei rosati toscani di una volta, regge benissimo la minestra di pane e la pappa al pomodoro, due piatti dove l’acidità del pomodoro avrebbe messo in crisi un rosato più timido.
Il “Rosso di Montalcino Prime Donne 2023” si è dimostrato perfetto sulle lasagne e sui maltagliati, dove il tannino ancora giovane accompagna senza appesantire. E poi il “Brunello di Montalcino Prime Donne 2021”, sul brasato al Brunello, con quella struttura e quel corpo che il 2021 che sta confermando un’annata verticale, come l’ha definita proprio Andrea Cuomo nell’articolo premiato oggi.
Il “Passito toscano” da uve tramin è stato infine un’esplosione di liquirizia, vaniglia, e di fichi secchi capace di mantenere una freschezza degna di un prodotto top e la capacità di sposarsi perfettamente con il dolce della vincitrice.
Chiudo questo racconto con un mio personale pensiero:
Ci vorrà qualche mese, forse qualche anno, per capire davvero quanto lontano arriveranno i tredici ragazzi saliti sul palco oggi, o quanto la ricerca di Sandra Misale cambierà ancora la vita di chi si ammala di tumore al pancreas, al polmone oppure al colon. Ma un fatto è certo:
Il Premio Casato prime donne sta facendo qualcosa di più raro e importante di quanto sembri. È unico e meravigliosamente capace di mettere insieme una scienziata calabrese accanto a una ventenne ucraina, un’orafa fiorentina accanto a un soprano di Massa Carrara e una pasticcera di Ponsacco, e li spinge a parlare tutti della stessa cosa: IL SOGNO CHE DIVENTA REALTA’.
Lino Vellucci – Le Bischerate di un Sommelier
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