A Ica il Perù custodisce il suo vino dimenticato
12 Ott 2026
BlendNews

A Ica il Perù custodisce il suo vino dimenticato

 

Il Perù occupa da sempre un posto speciale nell’immaginario di chi ama viaggiare. Il Machu Picchu, le Ande, le linee di Nazca. Luoghi così potenti da lasciare poco spazio a tutto il resto. Eppure, a poche ore da questi itinerari conosciuti, esiste una valle dove il vino viene coltivato da quasi cinque secoli e dove una parte importante della storia vitivinicola del Sud America continua a vivere lontano dai riflettori. Matteo Enna ci è arrivato seguendo una semplice curiosità. Ne è uscito con un libro, Il vino dimenticato, e con una storia che merita di essere raccontata. 

 

A cinque anni Matteo Enna partecipava alla vendemmia con il nonno, il padre e gli zii a Baratili San Pietro, nella Sardegna della Vernaccia di Oristano. Il vino apparteneva alla famiglia e alla vita del paese, mentre il lavoro lo avrebbe condotto verso l’informatica e la tecnologia. Molto tempo dopo, il Perù ha rimesso insieme quei ricordi e una domanda rimasta senza risposta: perché, parlando del vino del Nuovo Mondo, questo Paese compare così raramente? 

Cercavo informazioni e trovavo soprattutto Stati Uniti, Argentina e Cile. Il Perù rimaneva nascosto nelle classifiche, anche se il vino era arrivato già con i primi conquistadores. 

La ricerca è cominciata prima del viaggio, tra fonti difficili da reperire e testi in spagnolo. Il legame personale con il Paese, attraverso Edith, sua moglie, nata a Lima e coautrice del volume, ha trasformato quella curiosità in un progetto più ampio. 

Il secondo viaggio, tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, ha portato Matteo fino a Ica. La valle si trova lungo la costa meridionale del Perù, in un’area segnata dal deserto, con le Ande visibili in lontananza. 

Arrivi nel vigneto e alle spalle hai un deserto gigantesco, mentre in fondo trovi le montagne innevate. L’impatto visivo è molto forte. 

Prima dei filari si attraversano piccoli centri agricoli e strade polverose; dentro le tenute compaiono edifici storici, spazi per l’accoglienza e una produzione che molti viaggiatori ignorano. 

A Ica il Perù custodisce il suo vino dimenticato

A Tacama, una delle aziende storiche della zona, Matteo ha seguito una degustazione e visitato la proprietà. Nel calice ha trovato vini secchi, tra cui un Sauvignon Blanc che ha deciso di portare in Italia. 

Volevo metterlo alla cieca accanto a due Sauvignon Blanc europei della stessa fascia di prezzo e vedere cosa sarebbe successo. 

Il vino peruviano deve poter essere giudicato per ciò che offre, senza indulgenza e senza essere ridotto a curiosità geografica. 

Il Sauvignon Blanc assaggiato a Ica mostrava note di ananas e frutta tropicale, una struttura ampia e un’acidità contenuta. Il clima caldo della valle incide sul profilo dei vini, così come la limitata escursione termica. Matteo preferisce le versioni secche, più vicine al suo gusto, mentre una parte del mercato locale conserva una forte predilezione per vini dolci e semidolci. 

Il libro allarga presto il racconto. La viticoltura peruviana nasce nel XVI secolo e cresce grazie all’incontro tra le viti introdotte dagli spagnoli, le competenze agricole delle popolazioni locali e i sistemi di gestione dell’acqua sviluppati molto prima della colonizzazione. I puquios attribuiti alla civiltà Nazca, gallerie sotterranee costruite per intercettare l’acquifero, aiutano a comprendere come l’agricoltura sia stata possibile in un territorio con precipitazioni molto limitate. 

Anche la sabbia ha avuto un ruolo preciso. Le caratteristiche del suolo e l’aridità hanno ostacolato la diffusione della fillossera, favorendo la conservazione di alcune viti a piede franco. Matteo collega questo tema alla Sardegna e al Sulcis, pur mantenendo distinti i due territori: da una parte il Carignano coltivato sulla sabbia, dall’altra una valle peruviana con clima, storia e varietà proprie. 

Tra queste varietà, la Quebranta occupa un posto centrale. Nata in Perù dall’incrocio naturale di uve di origine iberica, è legata soprattutto al pisco, ma viene utilizzata anche per il vino. 

Nei vini ho trovato corpo, una lieve dolcezza, tannini presenti senza essere invadenti e una persistenza quasi masticabile. 

Matteo ha apprezzato in particolare le versioni affinate in acciaio, capaci di conservare con maggiore chiarezza il profilo dell’uva. 

Il vino peruviano ha attraversato una storia discontinua. Terremoti, trasformazioni economiche, riforma agraria e instabilità politica hanno modificato gli assetti produttivi, mentre il pisco ha conquistato un ruolo sempre più forte nell’identità nazionale. Negli ultimi anni alcune aziende hanno investito sulla qualità dei vini secchi e sull’accoglienza, sostenute anche dalla crescita internazionale della cucina peruviana. 

Ica offre così un viaggio più ampio della sola visita in cantina. Huacachina, le linee di Nazca, Paracas e le isole Ballestas possono entrare nello stesso itinerario insieme alle degustazioni, alla cucina locale e alla conoscenza del pisco. 

Quella zona è famosa per le dune e per Nazca, ma possiede anche una storia enologica importante. Le cantine si trovano a breve distanza e vale la pena inserirle nel viaggio. 

Il vino dimenticato nasce per dare ordine a questa vicenda e renderla accessibile al pubblico italiano. Matteo ed Edith hanno raccolto studi storici, fonti scientifiche e testimonianze peruviane, indicando anche i punti nei quali i documenti consentono interpretazioni differenti. Il risultato evita la celebrazione facile e mostra un settore ancora in evoluzione, con una produzione poco presente sui mercati internazionali ma dotata di varietà, aziende e identità riconoscibili. 

Tutto il libro è attraversato dalla curiosità, quella di allungare il viaggio di qualche chilometro, leggere ciò che le guide liquidano in poche righe e dedicare invece del tempo ad una produzione rimasta a lungo in secondo piano. Il Perù magari continuerà ad essere il Paese del Machu Picchu, delle Ande e delle linee di Nazca, ma magari, dopo Il vino dimenticato sarà anche il Paese di una valle chiamata Ica, del vino viene prodotto da quasi cinque secoli che, forse non chiede nemmeno troppo a gran voce di essere assaggiato, discusso e conosciuto. Il prossimo passo sarà versarlo nel calice senza mostrare l’etichetta. Da quel momento parlerà soltanto il vino. 

 

Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

Mi trovi su Instagram come @ivan_1969