ArviSionàdu. Il destino nel suo nome antico “segnato di bianco”
Dite la verità winelovers e appassionati, quante volte avete sentito parlare di questo millenario vitigno autoctono Sardo? E chi poteva presentarvelo se non colui al quale è stata dedicata una rubrica dal nome Quelle curiose esplorazioni?
Oggi la mia curiosità mi riporta in Sardegna, la mia seconda casa, per parlarvi di un vitigno più unico che raro, l’Arvisionadu.
Esiste una cantina in località Benetutti, che porta proprio il suo nome, Cantina Arvisionadu, che nasce con l’obiettivo di produrre vini di qualità e in particolare di valorizzare questo vitigno a bacca bianca dal nome particolare, appunto l’Arvisionadu. Un Unicum scientificamente documentato, coltivato dalla Cantina Arvisionadu che ha sede legale ad Olbia, ma i vigneti sono a Benetutti, località Luzzanas, nel Goceano, il cuore della Sardegna Centro Settentrionale, della quale racchiude profumi e sapori più genuini.
La Cantina nasce con l’obiettivo di produrre vini di qualità e di valorizzare il vitigno autoctono storico, appunto l’Arvisionadu, fra i più rari e antichi della Sardegna, fino a pochi anni fa quasi in via di estinzione. Il territorio, pregno di archeologia, sorgenti termali con il vitigno storico arvisionadu sono le principali peculiarità di Benetutti. La zona da sempre abitata per la fertilità del suolo, ha rilevanti testimonianze storico archeologiche: la Domus de Janas di Luzzanas, un ipogeo datato 6000 anni fa, con inciso in una parete un labirinto, le sorgenti termali Romane di Aquae Lesitanae, le monete romane trovate al momento dell’impianto del primo vigneto negli anni 50, ne sono un esempio. Vi scorre l’appena nascente fiume Tirso, il nome dal simbolo di Bacco, un auspicio per i nuovi vini prodotti dagli antichi romani da uve di vitis vinifera, uno è l’Arvi-Sionadu dal latino albu-signatu, di bianco segnato, per ricordare le cose buone. La sua diffusione è limitata a circa 20 ettari, la maggior parte piccoli vigneti familiari. A Benetutti se ne coltivano biologicamente 3 ettari: la Cantina è tra i maggiori produttori al mondo. Il profilo genetico è un unicum certificato dal CREA di Asti dal DBTS di Milano-Bicocca e da Agris Sardegna e pertanto è opportuno considerarlo un vero è proprio “Unicum”.
Ha superato il corso dei secoli, è sopravvissuto alla fillossera, ma era fino a pochi anni fa a un passo dall’estinzione: l’azienda l’ha fatto rinascere a nuova vita coinvolgendo le migliori competenze del comparto, quasi novelli Arvisionauti alla ricerca del vitigno unico. Le vigne, con al centro la cantina interrata, si trovano in località Luzzanas, terreno siliceo e argilloso, con le vicine acque sulfuree che affiorano dalle viscere della terra, altezza media di 350m. sensibili alle escursioni termiche, un’enclave dove l’Arvisionadu trova il suo Habitat naturale.

Produzione media è sotto i 60 quintali per ettaro. I vari appezzamenti del vigneto sono inframezzati da zone verdi di olivastri e antichi ulivi, tra rocce granitiche affioranti. La coltivazione è nel totale rispetto dell’ambiente, indispensabile premessa per ottenere un elevato livello qualitativo. Il processo di vinificazione che si segue è attentissimo, si segue con cura ogni fase della vinificazione e all’utilizzo controllato della tecnologia, unito alla tradizione per proteggere e valorizzare le caratteristiche uniche dei grappoli per esprimere al massimo tutte le finezze e le purezze del territorio. La raccolta dei grappoli è manuale e avviene a perfetta maturazione, la loro scrupolosa selezione, garantisce la qualità delle uve che vengono pressate in modo soffice appena raccolte.
La storia di questo meraviglioso vitigno è molto interessante e curiosa, ArviSionàdu o ArveSiniàdu o Albu-Signàdu, nome composto da Arvu e Signadu (di Bianco segnato in lingua Sarda) dal latino Albu Signatu, segnato con un fiocco bianco, col gesso, come facevano gli antichi romani (che avevano scoperto le acque termali curative di Benetutti, confinanti con la vigna di Luzzanas) per segnare le cose buone, dando loro una certificazione di qualità: Arvi-Sionádu, diventato nome distintivo, tale é giunto fino a noi. Lo studioso sassarese, Manca dell’Arca (1780) descrivendo le varietà di viti allora coltivate, lo chiama Arvu siniadu, dai grani prolungati e rari. Cettolini (1897) gli dà il nome di Arvusiniagu, il Cara, nel 1909, di Alvu-Signadu. Questa la certificazione del progetto Akinas coordinato da Agris Sardegna con il contributo di CREA-ENO di Asti, DBTBS Università Milano Bicocca aAerma: Corrispondenze italiane ed estere accertate per profilo genetico: nessuna. Vitigni che condividono almeno un allele per locus con quella in oggetto: nessuno.
Per questo vitigno non è stata trovata nessuna varietà corrispondente nelle banche dati disponibili, e pertanto è opportuno considerarlo un Unicum. Il destino nel suo nome antico segnato di bianco quasi come una veste che lo distinguesse dagli altri.
La visita alla cantina inizia proprio con il racconto di una storia affascinante che attraverso i secoli continua a vivere in ogni calice. Sono visibili i ruderi venuti alla luce nella preparazione del terreno per l’impianto della prima vigna negli anni Cinquanta. Le monete romane trovate furono donate al Museo di Cagliari. Ai margini del vigneto un nuraghe con all’interno della cortina una suggestiva fonte di tracimazione. Si può ammirare il panorama di tutto il Goceano da sempre abitato per la mitezza del clima e la fertilità del suolo, ricco di siti storici archeologici, famosa la vicina Domus de Janas di Luzzanas con nella parete il graffito di un labirinto, cerchi concentrici misteriosi incisi 6000 anni fa.
La coltivazione è attualmente biologica. L’idea di salvare il vigneto è di due amici e colleghi primari medici, amanti del buon vino: Angelo Taborelli e Pino Mulas col figlio Gianluca, spinti dalla bellezza dei luoghi, dal ricordo della festa contadina quando fu impiantato il primo vigneto negli anni 50 e la sfida di produrre un vino unico al mondo, da un vitigno mai dimenticato ma mai degnamente valorizzato. Se ne parla e si scrive tanto dei vitigni autoctoni storici della Sardegna, come l’Arvisionadu, ma a coltivarli, valorizzarli sono in pochi, ma decisi e li coltivano con passione ed amore.
La coltivazione è quasi sempre biologica, la produzione e la resa limitate, la vendemmia sempre manuale: insomma si punta tutto sulla qualità, e non poteva essere diversamente. In tanti incoraggiano e ammirano chi con tenacia valorizza e recupera vitigni quasi estinti, ma poi la legge del mercato non fa sconti, la pubblicità e la presenza alle manifestazioni vinicole ha dei costi difficili da sostenere, i vigneti sono spesso impiantati in zone difficili da raggiungere a causa delle strade di penetrazione agricole lasciate in abbandono, dove quasi sempre non arriva l’acqua pubblica per poter irrigare in caso di necessità.
Difficile, se non quasi impossibile organizzare una nuova strada del vino che forse servirebbe a complicare ulteriormente la già complicata e troppo variegata viabilità dei vini nata per facilitare la conoscenza dell’enologia sarda. Il vitigno Arvisionadu, coltivato da sempre nel Goceano, antichissimo, è solo grazie alla costanza dei motivati piccoli produttori, come la Cantina Arvisionadu, che ha ottenuto riconoscimenti esaltanti in ambito regionale, nazionale ed internazionale, grazie anche all’attenta cura e professionalità dell’enologo Dr. Andrea Pala, presidente dei Giovani enologi Italiani e premiato come migliore giovane enologo.
L’Arvisionadu offre un profilo organolettico unico e affascinante. Ecco alcune delle sue note di degustazione tipiche:
- Colore: Giallo dorato brillante, talvolta con riflessi smeraldini.
- Profumi: Al naso emergono sentori di fiori gialli come elicriso e camomilla, accompagnati da note di erbe aromatiche locali, come finocchietto selvatico e anice stellato. Si possono percepire anche accenni di frutta a polpa bianca, albicocca e frutta secca.
- Gusto: In bocca è fresco, sapido ed equilibrato, con una buona persistenza. La sua acidità vivace lo rende un vino giovane e dinamico, ma con una struttura solida che può evolvere nel tempo.
- Caratteristiche uniche: Alcune versioni affinate in legno presentano morbidi accenni tannici e una maggiore complessità aromatica.
Questo vitigno millenario, coltivato con cura e spesso in regime biologico, riesce a catturare l'essenza del territorio sardo, rendendolo un vero gioiello enologico.
Con il suo profilo fresco, sapido ed elegante, è un compagno ideale per molti piatti, specialmente quelli che valorizzano la tradizione culinaria sarda.
Ecco alcune idee per abbinarlo al meglio:
- Antipasti: Si sposa bene con formaggi freschi o a media stagionatura, come la ricotta mustia o il pecorino sardo dolce. Ottimo anche con antipasti di mare, come carpacci di pesce spada o gamberi.
- Primi piatti: Perfetto con piatti a base di pesce o verdure, come i malloreddus al sugo di frutti di mare o risotti agli asparagi. Anche i culurgiones di patate conditi con burro e salvia trovano un abbinamento sorprendente.
- Secondi piatti: Ideale per pesce grigliato, come orata o spigola, oppure per carni bianche leggere, come pollo arrosto alle erbe aromatiche.
- Piatti della tradizione: Ottimo con piatti sardi tipici, come la fregola ai frutti di mare o il porceddu accompagnato da contorni freschi.
- Dolci: Per il suo carattere versatile, può accompagnare dolci a base di mandorle o miele, come le seadas, grazie alla loro armonia con le note floreali del vino.
Questo vitigno sa catturare l’essenza della cucina mediterranea e si presta a esaltare sapori autentici e genuini.
Cosa aspetti? Ricordate se vi trovate a visitare la cantina, ditegli che vi mando io.
Sono Giovanni Scapolatiello, il Sommelier Napoletano, curioso, ti sfido a trovare un altro vitigno unico come unica è la Sardegna.
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