22 Dic 2024
Quelle curiose esplorazioni

La Sirica. Una varietà Campana quasi scomparsa

 

La curiosità è stata legata a lungo ad un evento negativo, la perdita dell’Eden a causa di Eva. È il filosofo Michel Foucault  a liberarci finalmente da questo luogo comune definendo la curiosità sinonimo di intelligenza e meraviglia. Un sentimento che non si immobilizza davanti al reale, ma cerca di disfarsi di ciò che è familiare e che si esercita a guardare le cose diversamente andando oltre, uscendo fuori da quella confort-zone mentale. Ecco, in queste affermazioni, mi ci ritrovo alla grande. Non voglio perdere l’Eden, voglio restarci, scoprendo nuovi luoghi, nuovi angoli inesplorati. Ed ecco che proprio grazie alla mia rubrica “Quelle curiose esplorazioni”, giro e rigiro alla scoperta di novità, magari viste e riviste, ma non sotto la mia lente di ingrandimento.

Siamo nella mia Campania, di rientro dall’ultimo viaggio in Sardegna e voglio parlarvi dì una quasi scomparsa varietà Campana, la Sirica.

Alberto Magno diceva

Vitis etiam provectioris aetatis facit uvas meliores et melus vinum, sed facit uvas pauciores proportionae suae quantitatis quam juvenis. (trad. “Senza dubbio la vite più avanti negli anni produce uve migliori e un vino migliore, ma la resa della quantità è minore rispetto a quando è giovane.)

Per chi non l’avesse capito, siamo in Irpinia e facciamo visita ad un’azienda leader da anni del settore che, tra i tanti meriti, si è fregiata della scoperta e rivalutazione di questa varietà autoctona

Feudi di San Gregorio sta all’Irpinia, come l’Irpinia sta a Feudi. Un territorio “fortunato” sia dal punto di vista del suolo che dal clima. Così fortunato da essere riuscito a superare, quasi indenne, anche l’annoso problema della fillossera.

In questa terra baciata dal Dio vino è facile incontrare vitigni autoctoni, rari figli di un territorio che cambia radicalmente da zona a zona. A Taurasi, piccolo comune della provincia di Avellino e patria dell’omonimo vino prodotto da uve aglianico e DOCG della Regione, è ancora  possibile imbattersi in viti ultracentenarie. È proprio a Taurasi, all’interno di un vigneto di Aglianico, che sono state ritrovate piante con oltre 200 anni di vita appartenenti ad una varietà riconosciuta come Sirica.

Il Sirica, o Siriana/Syricus, ha radici che si perdono nella storia. La ritroviamo negli scritti di Plinio, che nel 75 a.C. lo inserisce tra le uve coltivate in Campania/Romana e ne attribuisce il nome di derivazione Syricum, un colorante rosso, all’epoca molto diffuso.

Altra testimonianza storica è legata a Isidoro di Siviglia, che nel 63 d.C. chiama la Sirica anche Vitis-Sciovia e la fa derivare dalla Siria. In accordo con Plinio, la colloca tra le Aminee più pregiate. È Catone poi a precisare come l’introduzione di questo vitigno in Italia sia avvenuta molto tempo prima della fondazione di Roma dalla regione abitata dai Seri. Solo recentemente è comunque stata formulata l’ipotesi che conduce a derivare il nome Sirica da Siri, l’antica città posta sullo Ionio, vicina a Metaponto che, dopo la Seconda Guerra Punica e a seguito del dominio di Roma sulla Magna Grecia, venne chiamata Eraclea. Ad onor del vero e per completezza, è bene citare anche l’esistenza dell’ipotesi, avanzata da alcuni autori francesi come “Andrè” e Rezèau, che la porta ad una certa affinità con la Syrah, Serine o Shesh, tutti vitigni di origini persiana,

Ma entriamo più nel vivo della questione.

Trasim dint’a scazzetta d’ò prevete
(Ovvero, Ad Litteram, “Entrare nello zuccotto del prete, addentrarsi nei particolari o in fatti riservati).

Feudi di San Gregorio ritrova alcuni ceppi di questo vitigno d’età presunta di 250 anni, franchi di piede, dal grande sviluppo sia vegetativo che produttivo ospitati dall’altopiano vulcanico di Taurasi che, grazie alle sue condizioni pedo-climatiche, è caratterizzato da una viticoltura di forte tradizione e originalità.

Il profilo dei marcatori del DNA e degli antociani risultanti dalle analisi effettuate sulle ultime tre piante originarie presenti a Taurasi, evidenzia una certa affinità genetica con alcuni vitigni dell’area Nord-Orientale della penisola Italica. Nella fattispecie, Teroldego, Lagrein e Refosco. Se si entrasse nei rapporti di parentela, è possibile ipotizzare come la Sirica sia un ancestrale dello stesso Aglianico. Ne è una possibile prova la forma di allevamento a Tennecchia o Tesole dell’avellinese e del beneventano. Recenti studi, infatti, hanno rivelato come probabilmente la Sirica sia nata grazie ad un incrocio naturale tra Aglianico e Syrah. Queste piante dopo un’attenta analisi con moderne tecnologie dei marcatori molecolari, sono state moltiplicate nel 2003 dai tecnici di Feudi dando vita ad un vitigno moderno con coltivazione a spalliera esteso per circa 3ha. Feudi, ancorché impegnata nella registrazione della Sirica nel Catalogo Nazionale delle varietà depositato presso il Ministero delle politiche agricole, dal 2007, produce da questa varietà tot. 690 esemplari numerati riservandoli ai clienti più appassionati. L’affinamento è di circa due anni, di cui metà in barriques e metà in bottiglia. La produzione totale si attesta all’incirca sulle 4000 bottiglie.

La Sirica si presenta di colore rosso vivace, dal naso vinoso che assorbe sentori di frutta rossa e note mentolate. In bocca è fresco, morbido e speziato. Di buona struttura e grande persistenza.

Gli appassionati e gli addetti ai lavori non hanno perso tempo per scatenare fantasie ed elogi tanto che la Sirica di Feudi scala velocemente tutti i gradini di gradimenti della critica. Robert Parker, Antonio Galloni e Wine Enthusiast la premiano con oltre 93 punti e ciò che più conta,  le reazioni dei critici sono a dir poco entusiasmanti. La Sirica di Feudi piace e convince. Aldilà della curiosa scoperta è un vino ricercato, che piace anche perché affonda le sue radici nel tempo e con il tempo è destinato solo a migliorare.

Con vini come questi, è facile affermare come Feudi di San Gregorio possa essere identificato come il marchio simbolo del Rinascimento enologico del meridione d’Italia e di un’autentica cultura del bere volta a riscoprire l’identità profonda dei sapori mediterranei.

Auguro a tutti buone feste, magari con un bicchiere di Sirica.

Resta cu mme (trad. Resta con me), perché il mio prossimo articolo Sarà cchiù (trad. Sarà ancor di più), curioso e interessante.

 

Sono Giovanni Scapolatiello, il Sommelier Napoletano DOCG, founder del progetto Mister Wine e founder del Blog www.misterwine.eu

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