19 Gen 2025
Editoriale

Quel pasticciaccio brutto delle nuove norme del Codice della Strada

L’auto non è un giocattolo. Commettere una infrazione guidando una vettura è qualcosa che può danneggiare noi stessi e soprattutto gli altri.

Passare ad un semaforo con il rosso piuttosto che leggere i messaggi sullo smartphone può provocare serie conseguenze.

Un tempo, prima della introduzione delle norme sull’omicidio stradale, commettere un reato guidando una vettura fungeva quasi da attenuante. Si arrivava all’assurdo che se ci si causava un incidente ubriachi o sotto l’effetto di stupefacenti, vi era una sorta di comprensione. Altro che aggravante.

Da tempo abbiamo invece capito che guidare una vettura è come avere un’arma sempre carica in mano. Occorre fare attenzione. Molta attenzione. Non fosse altro perché è come se noi stessi avessimo la responsabilità della vita degli altri. Utenti della strada, passeggeri, pedoni.

Poi sono arrivate le nuove norme del codice della strada tra le quali spiccano quelle sul consumo di alcol.

Non sono cambiati i limiti. Assolutamente vero. Ma sono, tremendamente, cambiate le sanzioni.

Secondo il Codice della strada, articolo 186, il tasso alcolemico consentito per la guida è inferiore a 0.5 grammi per litro. Sopra tale soglia, scattano sanzioni e pene varie in funzione del livello raggiunto alla misurazione.

  • Da 0,5 a 0,8 g/l vengono applicate sanzioni amministrative (multe) da € 543 a € 2.170) e la sospensione della patente da tre a sei mesi.
  • Da 0,8 a 1,5 g/l le sanzioni si innalzano fino ad arrivare ad un intervallo compreso tra 800 e 3200€ più la sospensione della patente da sei mesi ad un anno.
  • Oltre 1,5 g/l le sanzioni sono tra 1500 e 6000€ e sospensione della patente da uno a due anni con sequestro del veicolo. Se poi si guida un veicolo non proprio, la sospensione della patente, raddoppia.
  • Qualora il conducente in stato di ebrezza (dunque da 0.5 g/l in su) provoca un incidente stradale, le sanzioni sono raddoppiate ed il fermo amministrativo del veicolo diventa di sei mesi. Se il tasso alcolemico è superiore a 1.5 g/l, la patente viene revocata.
  • Ovviamente per i neo patentati, il limite è zero.

Qualunque persona dotata di intelletto, leggendo queste norme, non potrebbe fare a meno di pensare che sia meglio non bere.

Secondo tabelle che è facile reperire on line, bere due calici di vino bianco (riempiti a metà) per una donna e circa tre e mezzo per un uomo (entrambe di media corporatura dunque peso) vuol dire essere al limite di tolleranza. Sopra tale livello, a meno che non si stia bevendo una bottiglia di Chateau Lafite, non ne vale la pena.

Ecco, non ne vale la pena. Questa è la frase che il legislatore non ha avuto modo di sviscerare bene soffermandosi solo sull’aspetto relativo agli incidenti stradali.
Eppure, anche guardando bene i dati, secondo i dati ISTAT, nel 2023 su 56.075 incidenti stradali con lesioni, 4.787 erano riferibili ad un eccesso di alcol. 8.5% del totale. A naso, perché non ci sono dati, è presumibile pensare che il tasso alcolemico di chi ha provocato l’incidente, difficilmente si attestava sotto lo 0.8 ovvero 5 bicchieri di vino ovvero poco meno di una bottiglia. Bersi una bottiglia da soli, la vedo una grande tristezza.

Credo che nessuno voglia mettere la vita di una persona dinanzi ad una bottiglia di vino, però sarebbe opportuna una saggia e serena via di mezzo. Se non altro per evitare che un settore già in crisi per svariati motivi, soffra maggiormente.

È di tutta evidenza infatti che una contrazione dei consumi colpirebbe l’intera filiera produttiva e di distribuzione con evidenti ripercussioni sociali e infrastrutturali. Ma c’è di peggio poiché il rischio è che, un calo generale della vendita di vino, conduca ad un abbassamento dei prezzi che, se da un lato può far piacere ai consumatori, di certo ne aumenterebbe il consumo. Con tutte le conseguenze del caso.

Non è che si fa anche peggio?

Un vero pasticcio per il quale l’eventuale toppa può essere peggio del buco ma che, soprattutto, denota la meschinità e incompetenza della politica che, volendo fungere da moralista educatrice, non pensa alle conseguenze di tali misure.

Se è infatti vero che in altri paesi esistono norme ben più severe, è anche vero che la disponibilità di mezzi pubblici e il basso costo dei taxi, rende disponibili soluzioni alternative alla guida.

Il moralismo non porta mai alla educazione. Semmai a creare brutti pasticciacci con possibili disastri economici.

La soluzione? Non c’è e nessuno si prenderà mai la briga di cambiare le insensate norme. Basterà però fare meno controlli e tutto si risolverà nella brillantemente italica maniera.

 

Ivan Vellucci

ivan.vellucci@winetalesmagazine.com

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