lino vellucci
22 Set 2026
Le Bischerate di un Sommelier

Iriswine. Massimiliano Liberatori, il geometra del vino

 

E’ facile stupire con un vino da 50 euro..Il difficile è farlo con uno da venti.

Da Pieve a Nievole, la storia di chi ha trasformato una passione in un progetto che guarda lontano

A Pieve a Nievole, tra le colline della Valdinievole e la pianura pistoiese, c’è un’enoteca che nasce da un bag in box, un corso AIS e dalla testardaggine silenziosa di chi ha deciso decide fosse ora di fare sul serio. È Iriswine.

 

iriswine

L’arrivo e il primo calice

Varcare la soglia di Iriswine, è lasciare alle spalle il traffico della Valdinievole per ritrovarsi in uno spazio che profuma di legno, di vino e di un’accoglienza che si respira ancora nelle case di famiglia.

Massimiliano era già al lavoro quando sono entrato: scaffali da sistemare, bottiglie da controllare, la serata da preparare. Un’etichetta da girare qui, un piccolo aggiustamento là con i gesti di chi tratta ogni bottiglia come un ospite, non come merce.

Poco dopo è arrivata anche Martina, sua figlia, che affianca il padre nella gestione quotidiana. Due generazioni, due sguardi diversi sul mondo del vino, un progetto solo: far crescere Iriswine senza perdere lo spirito che lo ha fatto nascere.

massimo liberatori

Quando li vedi lavorare insieme capisci subito che questa non è semplicemente un’enoteca ma il risultato di una scelta precisa fatta a un certo punto della vita, e portata avanti con quella coerenza silenziosa che ti porta a fare le cose a regola d’arte.

Da geometra a sommelier: quando la passione prende le misure

Di mestiere, Massimiliano Liberatori fa il geometra. Titolare di uno studio tecnico a Montecatini in cui si occupa di compravendite, ristrutturazioni, iter catastali e che negli anni si è guadagnato una solida reputazione grazie a una massima semplice: «non basta lavorare, devi lavorare bene». Una filosofia che si rivelerà perfettamente trasferibile al mondo del vino.

La passione per l’enologia è arrivata tardi, di sorpresa e senza chiedere permesso.  Un fulmine a ciel sereno, una meteora presa al volo. L’idea è arrivata dopo il diploma di sommelier AIS, frequentato da chi fino a quel momento beveva «in bag in box», come ammette sorridendo.

È stata un’illuminazione

Una voglia irrefrenabile di fare qualcosa nel mondo del vino, uno spartiacque tra come ero e quello che avevo deciso provare ad essere. Da quel momento il fondo di proprietà, fino ad allora inutilizzato, ha smesso di dormire.

Dopo il corso ho avuto voglia di andare oltre. Era un punto di partenza, non un punto di arrivo. Il fondo era mio, e mi piaceva l’idea di continuare a esplorare il mondo del vino dall’interno, divertendomi.

Un impegno che si traduce in tre serate settimanali sottratte al riposo e dedicate interamente alla cantina, ai clienti, ai produttori. Come si dice dalle nostre parti: chi non risica non rosica. E Massimiliano, in silenzio, ha risicato eccome.

Martina e pianificazione del futuro

Massimiliano porta avanti con convinzione la voglia costruire qualcosa che duri e che Martina possa sentire davvero suo. Non una semplice mano in più nelle serate, ma un percorso professionale vero, dentro un progetto che lei contribuisce a plasmare ogni giorno.

L’obiettivo era coinvolgere mia figlia in questo progetto e farla lavorare. È bello avere una proprietà e vedere che si sta creando qualcosa, un futuro.

l'enotecaÈ lei a gestire i social, a curare le fotografie delle serate, a costruire il racconto digitale di Iriswine attraverso reel, storie e immagini che portano l’enoteca oltre i confini di Pieve a Nievole. Una community cresciuta di settimana in settimana, fatta di volti nuovi e habitué che si ritrovano attorno alla stessa tavola. Martina sa che il vino si racconta anche così, e lo fa con una naturalezza che non si insegna.

La filosofia della cantina: personalità sopra tutto

Uno degli scambi più intensi della serata è stato quello dedicato alla selezione delle etichette che non è un semplice catalogo completo di prezzi, ma un ragionamento a voce alta su cosa significa fare bene il proprio mestiere quando il mercato del vino non dà respiro.

Massimiliano, in un momento non facile per il settore, qual è il lavoro che ti impegna davvero ogni giorno?

La risposta arriva senza esitazioni.

Capire quali sono i vini giusti, non quelli che piacciono a te, ma quelli capaci di offrire qualità alta con un prezzo equilibrato. E un lavoro senza fine: togli un’etichetta, ne inserisci un’altra, la provi con i clienti, la provi con te stesso. «Non finisce mai», dice, «ed è proprio questo che lo rende un mestiere vero. Il salotto con gli amici lo fai qualche sera: l’attività è un’altra cosa, e va trattata con la stessa serietà di qualsiasi impresa.

Il principio fondante di Iriswine si condensa in un’unica battuta che vale come manifesto:

Stupire con un vino da cinquanta euro è facile. Il difficile è stupire con uno da venti.

Per spiegarlo, cita un Rosso di Montepulciano di un produttore amico: etichetta d’ingresso nel prezzo, ma capace di una bevibilità, un colore e un profilo aromatico che pochi vini della stessa fascia riescono a dare.

È un vino che, anche se è una base, ha personalità e riesce a raccontare molto di se. Quello è il punto. Se le bottiglie sono tutte uguali, senza un tratto distintivo, il cliente non torna.

La stessa logica guida le sue scoperte più lontane dai circuiti classici. Un debole dichiarato per il Trebbiano Spoletino umbro, capace di sorprendere chi lo assaggia immaginando qualcosa di ordinario e un occhio attento alla Slovenia, dove ha incontrato piccoli produttori di orange wine da Pinela e Rebula: vini macerati sulle bucce, venduti a prezzi onesti, carichi di un’identità che molte etichette di pari fascia faticano a esprimere.

Produttori, serate e qualche sorpresa

Se la selezione è il cuore di Iriswine, le serate con i produttori ne sono l’anima. Il locale si trasforma in un luogo d’incontro reale: chi ha fatto il vino racconta il proprio lavoro davanti a un bicchiere, e chi ascolta porta a casa qualcosa di più di una semplice etichetta.

Tra gli ospiti più attesi c’è Alberto Paltrinieri, produttore di Lambrusco di Sorbara, capace di ribaltare ogni pregiudizio su quel vino frizzante che ancora qualcuno fatica a prendere sul serio.

Spesso è anche di casa Giulio Larcher della Tenuta Maso Corno con le sue splendide bottiglie, capaci di dare alla serate che organizza sempre quel pizzico di brio in più. Produce un Trentodoc di eccellenza pura!

Poi c’è un giovane enologo dell’Irpinia, un microproduttore dal talento ancora tutto da scoprire e di cui Massimiliano parla con l’entusiasmo di chi ha trovato un tesoro:

Meriterebbe un articolo tutto suo

Mi suggerisce, lasciandomi immaginare la prossima trasferta.

Non riesce proprio al trattenersi di raccontare di un episodio con il produttore sloveno di Rebula Orange: invitato a una serata di degustazione, è arrivato con un magnum in dono da condividere con tutti i presenti.

Quell’emozione lì ce l’ho ancora dentro. Sono cose che la cultura del vino ti regala: un produttore che viene da così lontano e divide con te una bottiglia che non si trova in commercio.

La formula delle serate si è arricchita di un tocco inaspettato: Con la collaborazione di una struttura poco lontano, Massimilano si è creato la possibilità di abbinare la cena a un momento in piscina, dalle diciotto a mezzanotte.

In cucina la linea è chiara; Farro, panzanella, fiori di zucca fritti, verdure dell’orto, cose semplici e gustose e menù attorno ai venti euro con una priorità non negoziabile

Ho chiesto di tenere il prezzo del cibo basso, perché poi ci sono i vini, e quelli fanno la differenza.

scaffaliSugli scaffali ha trovato posto anche Bongin, il gin artigianale firmato da Martina Bongi e Gianni Petrella, due sommelier di Pistoia a cui ho dedicato un articolo qualche tempo fa. Questo racconta come Iriswine sappia allargare i propri orizzonti in tutte le direzioni.

Oltre le mura: la Nave Palinuro e gli orizzonti che si allargano

Non tutto accade tra le pareti dell’enoteca. Massimiliano ha costruito nel tempo una rete di relazioni che porta Iriswine ben oltre Pieve a Nievole.

Sul fronte internazionale, il progetto è semplice ma richiede metodo: far conoscere l’enoteca agli ospiti stranieri soggiornanti negli hotel termali di Montecatini attraverso materiali informativi distribuiti nelle reception.

È il primo anno che ci provo seriamente, So che ci vuole pazienza. Quest’anno si parte da zero, il prossimo raccoglieremo i frutti.

L’enoteca accoglie anche eventi aziendali privati e realtà industriali e commerciali del territorio che scelgono sale e giardino per occasioni riservate nei giorni di chiusura al pubblico.

Tra le iniziative più significative c’è stata la partecipazione all’evento di “Insieme per la Vita” a bordo del Palinuro, la storica nave scuola della Marina Militare, un appuntamento benefico a sostegno dei bambini malati, a cui ho personalmente partecipato. Il racconto completo è nella mia rubrica “Le bischerate di un sommelier” su Wine Tales Magazine. Massimiliano ha cercato personalmente i produttori da portare a bordo.

Ci saranno belle storie, bei vini e una causa che vale la pena raccontare

mi aveva detto. Aveva ragione!.

In agenda anche una serata dedicata ai vini dealcolati. A luglio, in collaborazione con un produttore amico, Iriswine ha proposto un confronto tra etichette tradizionali, un cocktail a base di gin e una selezione di prodotti dealcolati.

L’obiettivo è dare una risposta a tutti, anche a chi non beve ma vuole vivere la convivialità del calice.

Un mercato su cui Massimiliano mantiene curiosità e rigore in egual misura

La qualità va misurata con lo stesso metro degli altri vini, senza sconti.

«Vedo un marchio»: la suggestione del sommelier

Verso la fine della serata, tra un calice e l’altro, gli ho fatto la domanda più diretta.

Massimiliano, quando guardi ai prossimi anni di Iriswine, cosa vedi?

Vedo un marchio. Quando ho aperto questa attività, la prima cosa che ho fatto è stata registrarlo: per me era un punto di partenza, non solo un nome sopra la porta. L’obiettivo è creare un format riconosciuto, così che in futuro chi vorrà investire su questo marchio in un’altra zona d’Italia trovi già un’esperienza, un metodo, un know-how. Non si costruisce in un anno: ci vogliono tempo, errori e pazienza. Ma se l’avessi iniziato vent’anni fa, oggi saremmo già altrove. Quindi tanto vale continuare.

Dietro questa visione c’è già un’esperienza concreta: la revisione della carta dei vini per un hotel di Lucca, l’inserimento di etichette francesi per clientele specifiche, e la presenza crescente di Martina nella comunicazione digitale.

Iriswine non è un sogno in attesa di diventare reale: è un progetto già in cammino, con i piedi ben piantati a Pieve a Nievole e lo sguardo su un orizzonte più ampio.

A fine serata, mentre i tavoli si svuotavano, Massimiliano mi ha lasciato con una frase che porto ancora con me:

Lavorare nel mondo del vino ti fa conoscere persone meravigliose. Ti porta a vivere momenti che, altrimenti, non avresti mai vissuto.

Una frase che, da sommelier e da autore di articoli su WineTaleMagazine, sento profondamente mia.

Iriswine è un posto dove il vino non è mai soltanto vino, ma acquisisce una geometria precisa: la scelta delle etichette giuste, il prezzo onesto, la personalità che non si può comprare. Un geometra con la passione dell’enologia, una figlia con gli occhi sul futuro, un fondo trasformato in enoteca che però, come tiene a precisare Massimiliano, è un’attività vera, non un salotto tra amici.

Come si dice in Toscana: le cose buone si fanno attendere. Iriswine, bottiglia dopo bottiglia, serata dopo serata, ha tutta la pazienza del mondo.

 

 

Lino Vellucci – Le Bischerate di un Sommelier