05 Ott 2025
Le scoperte enoiche di Benny

Valpolicella Education Program

Come diventare Valpolicella Wine Specialist!

Negli ultimi anni, mi sono appassionata sempre più al territorio della Valpolicella, grazie alle numerose partecipazioni a eventi di rilievo. Ho avuto il privilegio di vivere esperienze come Amarone Opera Prima (qui i link degli articoli in cui ne ho parlato – edizione 2024 e 2025 – che hanno lasciato un segno distintivo!).
Tra l’altro quest’anno si è anche festeggiato il centenario dalla nascita del Consorzio, e l’evento è stato celebrato in modo ancora più accurato e ampio.
Ricordo ancora le masterclass organizzate dal Consorzio durante Wine in Venice 2023 e 2024 alle quali ho partecipato con molto piacere. In quelle occasioni, mi sono confrontata con persone del calibro di Gabriele Gorelli, il primo Master of Wine italiano.

Un viaggio verso l’universo Valpolicella

Tutto ciò ha fatto crescere il mio interesse per questo territorio vocato, con vini che sanno regalare emozioni. Ogni volta che ho assaggiato le varie tipologie di vini, ho sempre apprezzato profondamente non solo la complessità nel calice, ma anche lo spirito dei produttori e la vivida espressione del territorio che si rivela in ogni sorso. È affascinante come, pur utilizzando le stesse uve in blend, cambiando tecnica e tempi, nascano sempre vini diversi, versatili e adatti a ogni occasione.
Così ho deciso di approfondire la mia preparazione e, grazie a Tooscans Wine Academy, ho potuto realizzare questo traguardo. Infatti, è il primo anno che è possibile conseguire questo titolo anche in Italia, mentre per il resto del mondo l’unica a ricevere il riconoscimento del Consorzio Valpolicella finora è stata la prestigiosa scuola WSG (Wine Scholar Guild), che certamente è il principale fornitore di programmi di certificazione specializzati sui vini di Francia, Italia, Spagna, con una rete scolastica che copre 30 paesi e 5 continenti.

Tooscans Wine Academy
Ma andiamo un po’ più nel dettaglio per comprendere meglio questo percorso che mi ha incoronata Valpolicella Wine Specialist (nel mio caso, livello intermedio). Si consegue il titolo partecipando al Valpolicella Explorer, un corso interamente in italiano, pensato per appassionati, sommelier e professionisti del vino.

Questo traguardo è stato possibile grazie a Tooscans Wine Academy, fondata da Irina Mihailenko DipWSET. Nata a Riga, in Lettonia, da oltre trent’anni vive in Italia e da circa venti lavora come consulente, brand ambassador e restaurant manager. E’ una sommelier professionista AIS e FISAR, DipWSET (Diploma L4 in Wines, London School), Valpolicella Wine Specialist, Langhe Wines Ambassador, Degustatore AIS, Official Port, Sherry e Cava Educator, SSA Certified Sake Sommelier e ha completato il corso Spanish Wine Specialist.  Attualmente sta completando il corso Madeira Wine Educator. Inoltre è stata ammessa alla prestigiosa scuola per diventare Master of Wine (MW).
Una figura di spicco nel panorama enologico italiano e internazionale. Irina possiede eccezionali competenze del mondo del vino.

Il percorso per diventare Valpolicella Wine Specialist

Il Valpolicella Explorer fa parte della formazione ufficiale Valpolicella Education Program (VEP) ed è la prima edizione italiana che si svolge in modalità online.
La parte teorica del corso copre argomenti fondamentali come il territorio della Valpolicella, le sue varietà di uva autoctone, le tecniche distintive di appassimento e ripasso, le caratteristiche principali dei vini della denominazione, alcune curiosità storiche, una panoramica del mercato e gli aspetti chiave della tracciabilità.
La parte pratica include la degustazione guidata di 7 campioni, un elemento cruciale per comprendere a fondo gli stili dei vini. Al termine del corso è previsto un test a risposta multipla. Tutti i contenuti sono accessibili per un anno su qualsiasi dispositivo digitale (computer, tablet, smartphone).
Dopo aver superato il quiz finale online, si riceve un certificato ufficiale rilasciato dal Consorzio Tutela Vini Valpolicella. Si entra così a far parte di una vivace community internazionale VEP dove si è sempre aggiornati sulle novità della denominazione, sugli eventi e ci si può confrontare con altri Valpolicella winelovers.

l tasting kit e sessione online

La parte che mi ha coinvolto molto è stata la lezione online, una sessione di 4 ore che ha permesso un confronto diretto anche con alcuni produttori e figure cruciali del settore. Fondamentale è stata anche la degustazione dei vari campioni, resa possibile grazie a dei kit appositamente realizzati da Tooscans Wine Academy. Il tasting kit è compreso per chi acquista il corso e viene recapitato direttamente a casa, permettendo un’esperienza pratica e immersiva.
Oltre alle lezioni e alle schede descrittive dei campioni, è sempre disponibile il link della lezione online registrata. Inoltre, tutti i contenuti extra rimangono accessibili per un anno.
Questo percorso mi ha permesso di conoscere ancora più a fondo un territorio che considero di primaria importanza nel panorama vitivinicolo italiano. E proprio perché, con questo corso, si diventa dei veri specialisti della Valpolicella, credo sia fondamentale diffondere questa conoscenza. Preparatevi, quindi, a scoprire con me i segreti di questo affascinante universo in un articolo dedicato al territorio e alle sue denominazioni. Buon divertimento!

La storia millenaria della Valpolicella: dalle origini al presente vinicolo

Probabilmente molti di voi sanno già che il nome Valpolicella racchiude in sé secoli di storia e viticoltura. Il toponimo deriva dal latino “Vallis-polis-cellae”, che significa letteralmente “valle delle molte cantine”. Questa etimologia non è casuale: già in epoca romana, il territorio era rinomato per la sua produzione vinicola. I Romani, infatti, praticavano una forma rudimentale di appassimento delle uve, producendo un vino dolce e denso chiamato “Retico”, antenato diretto del moderno Recioto. Questa antica tradizione di essiccare le uve sui graticci per concentrarne zuccheri e aromi è stata tramandata di generazione in generazione, evolvendosi fino a dar vita ai grandi vini passiti e secchi che conosciamo oggi. La viticoltura in Valpolicella non è quindi una pratica recente, ma un’eredità culturale e agricola che affonda le radici in un passato lontano, plasmando il paesaggio e l’identità di questo territorio.

Valpolicella: un mosaico di terroir e climi

La Valpolicella, situata in provincia di Verona, è un’area caratterizzata da un clima generalmente continentale o sub-continentale, ma che si arricchisce di innumerevoli microclimi grazie all’influenza del Lago di Garda – che mitiga le temperature e crea un ambiente quasi sub-mediterraneo – e alla conformazione orografica delle sue 11 valli, orientate sud-nord, che favoriscono la ventilazione. Le temperature invernali sono più miti in collina rispetto alla pianura, mentre d’estate la collina beneficia di notti più fresche. Le precipitazioni, che variano tra i 900 e i 1100 mm annui (più abbondanti in collina), sono spesso portate da venti meridionali come lo Scirocco, cruciale per l’apporto idrico ma anche per i temporali estivi. Il Föhn, un vento secco e mite da nord, è invece prezioso per l’asciugatura delle uve.
Il sottosuolo della Valpolicella è un vero tesoro geologico. Troviamo suoli alluvionali lungo i “progni” (i torrenti di montagna, come li chiamano in dialetto veronese), con depositi più grossolani nell’alto corso (3-10% calcare attivo) e più fini nel medio-basso corso (3-10% calcare attivo). Le zone collinari sono dominate da suoli a matrice calcarea, come il Biancone (10-20% calcare attivo) e la Scaglia Rossa, e in alcune aree si trovano persino suoli a matrice vulcanica (0-3% calcare attivo). Una complessità che si riflette nella ricchezza dei vini.

Le “marogne”: architettura di pietra e sudore

Impossibile parlare della Valpolicella senza menzionare le Marogne, i muri a secco che sorreggono i terrazzamenti sui ripidi pendii. Nati dalla necessità dei piccoli proprietari di rendere coltivabili anche le zone più impervie, questi muri sono un capolavoro di ingegneria rurale. Realizzati con le pietre locali in “opus incertum”, riflettono la geologia del territorio e oggi non hanno solo una funzione produttiva, ma sono un elemento distintivo di conservazione paesaggistica e un omaggio all’eredità degli antenati.

I vitigni autoctoni: cuore pulsante del blend

La Valpolicella fonda la sua unicità su un patrimonio varietale che le è proprio: ben il 97% delle uve coltivate sono autoctone, una percentuale che testimonia l’orgoglio e il profondo legame con la tradizione. A guidare il blend e a definirne il carattere ci sono tre pilastri, affiancati da varietà complementari.
La Corvina (56%) è la Regina del Blend. Vera spina dorsale dei vini della Valpolicella, contribuisce in modo cruciale alla struttura e alla morbidezza. Dalle sue uve nascono i caratteristici aromi di ciliegia e mandorla amara. La Corvina è essenziale per la tecnica di appassimento, essendo la “regina” di questo processo: la sua buccia resistente le permette di subire un’essiccazione lenta (circa 30% di perdita d’acqua in 100 giorni), concentrando perfettamente zuccheri e composti.

Il Corvinone (16%): struttura e speziatura.

Questo vitigno rafforza il blend con complessità aromatica e struttura. È riconoscibile per i sentori intensi di marasca e spezie e si distingue per colore, aromi e tannino medio-alti. Spesso affianca la Corvina, aggiungendo profondità al profilo organolettico.

La Rondinella (20%): colore e resistenza.

Conosciuta per la sua notevole resistenza alle patologie, la Rondinella contribuisce al blend soprattutto con colore, grazie alla sua elevata capacità colorante, e con una piacevole sapidità. Utilizzata in percentuali che vanno dal 5% al 30%, apporta equilibrio pur avendo un contenuto medio di aromi, acidità e tannini.

La Molinara (fino al 10%) ovvero la freschezza tascabile.

Se l’obiettivo è la freschezza, la Molinara è la varietà chiave. Con la sua acidità e sapidità molto alte, bilancia perfettamente la struttura degli altri vitigni. Tuttavia, la Molinara è povera di colore e tannini, e per questo il suo utilizzo è limitato a un massimo del 10%.
A completare questo quadro, troviamo un 5% di altre varietà autoctone come l’Oseleta (ideale per l’appassimento grazie alla buccia spessa che aggiunge colore e struttura), la Croatina (con le sue note di frutti rossi, viola e spezie), e la Dindarella.
Questa fedeltà al territorio è ribadita dal fatto che solo un esiguo 3% di varietà internazionali (con un limite massimo del 2% per il Cabernet Sauvignon e dell’1% per il Merlot) è ammesso, a riprova della forte identità autoctona che fa della Valpolicella un vero e proprio ecosistema varietale.

Le Denominazioni: quattro vini da un unico territorio

È incredibile come, utilizzando sostanzialmente lo stesso blend di uve (con la combinazione obbligatoria di Corvina/Corvinone e Rondinella), la Valpolicella riesca a dare vita a quattro tipologie di vini uniche, semplicemente variando le tecniche di vinificazione e, soprattutto, decidendo se utilizzare uve fresche o appassite. È un vero e proprio gioco di alchimia enologica!

Valpolicella DOC: L’essenza della freschezza

Alla base di tutto c’è il Valpolicella DOC. Prodotto con uve fresche e una vinificazione classica, è un vino che incarna la giovinezza e la bevibilità. Lo riconosci per la sua struttura leggera, la sua finezza e la sua piacevole freschezza e secchezza. Servito tra i 14 e i 16°C, è l’ideale per il consumo quotidiano: si abbina perfettamente ad antipasti, primi piatti leggeri, carni bianche e, in generale, ai piatti estivi. Da non dimenticare la versione Valpolicella DOC Superiore, che richiede un affinamento minimo di un anno e una gradazione alcolica maggiore (minimo 12% vol.), rendendolo perfetto per carni rosse e formaggi di media stagionatura.

Valpolicella Ripasso DOC: Il “Fratello di Mezzo”

Rappresenta un ponte tra la freschezza del Valpolicella base e la potenza dell’Amarone. È un vino di media struttura ottenuto grazie a una tecnica distintiva, il Ripasso, che gli conferisce il nome: si fa rifermentare il Valpolicella base sulle vinacce residue dell’Amarone e del Recioto (che contengono ancora alcol e aromi). Questo “secondo giro” dura almeno tre giorni e arricchisce il vino, aumentandone l’alcol, i polifenoli e gli estratti. È un vino estremamente versatile (15-18°C), che si abbina magnificamente a primi piatti invernali, secondi di carne e formaggi di media stagionatura. Richiede un affinamento minimo di un anno (obbligatorio il passaggio in legno per la versione Superiore).
Tricks per ricordarlo: Immagina il Valpolicella base che fa un “secondo giro” sulle vinacce “nobili” dell’Amarone e Recioto, acquisendo più corpo e complessità. È il “fratello di mezzo”, versatile e con stili diversi tra i produttori.

Amarone della Valpolicella DOCG: Il gigante passito

L’Amarone della Valpolicella DOCG è il vino di punta, il più prestigioso e di grande struttura della denominazione. La sua identità nasce dall’appassimento delle uve, che vengono lasciate essiccare in fruttaio per 100-120 giorni, perdendo dal 30% al 50% della loro acqua. Questo processo concentra zuccheri e aromi, prima della fermentazione e di un lungo invecchiamento in legno (minimo 2 anni, 4 per la Riserva), spesso in botti grandi per una micro-ossigenazione controllata. Ricordalo  secco, potente e complesso: è un vino da meditazione, ideale per accompagnare secondi piatti importanti come la selvaggina, gli stracotti e i formaggi stagionati. Servilo tra i 16 e i 20°C.
Tricks per ricordarlo: L’Amarone è il “Grande Fratello” (no, non quello di Orwell o del famoso reality, ma il “grande” vino della famiglia!), quello che ha fatto la “dieta” più lunga (appassimento) ed è stato più tempo in “palestra” (invecchiamento in legno). È secco, potente, complesso.

Recioto della Valpolicella DOCG: La dolcezza storica

Infine, il Recioto della Valpolicella DOCG è l’antenato di tutti, il vino più antico e l’unico dolce della denominazione. Anch’esso è prodotto con uve appassite, ma in questo caso la fermentazione viene interrotta volutamente per conservare un’alta percentuale di zuccheri residui, che sono però splendidamente bilanciati da una buona acidità e tannino per evitare che risulti stucchevole. Immagina il Recioto come il “gemello dolce” dell’Amarone, la coccola liquida perfetta. Si abbina magnificamente con dessert, cioccolati, ma anche formaggi. Curiosamente, ne esiste anche una tipologia spumante (rara, prodotta solitamente con il Metodo Charmat lungo), che prevede una seconda fermentazione in autoclave per ottenere la spuma, mantenendo la freschezza e le note fruttate tipiche.
Tricks per ricordarlo: È il “gemello dolce” dell’Amarone. Stessa uva appassita, ma fermentazione interrotta per lasciare la dolcezza. Immagina il Recioto come una coccola finale, il dessert liquido.

La nascita dell’Amarone: un errore geniale

Come abbiamo detto, il Recioto è il vino più antico e da cui tutto è iniziato in Valpolicella. L’Amarone, invece, nasce da un felice “incidente” o, più precisamente, da un’evoluzione inattesa del Recioto stesso. La leggenda più accreditata e tramandata vuole che l’Amarone sia nato dall’intuizione (o dalla distrazione) di Adelino Lucchese, cantiniere della Cantina di Negrar. Si narra che negli anni ’30 o ’40 del secolo scorso, Adelino abbia “dimenticato” in una botte una partita di Recioto che, anziché dolce, aveva continuato la sua fermentazione fino a esaurire quasi tutti gli zuccheri. Assaggiandolo, esclamò: “Ma questo non è amaro, è Amarone!”. Il vino che ne derivava, con la sua inaspettata secchezza e la grande struttura conferita dall’appassimento, piacque per la sua unicità. Questa scoperta, inizialmente forse vista come un “errore” o una “svista”, si rivelò una geniale intuizione. Si iniziò così a produrlo intenzionalmente, lasciando che la fermentazione si completasse per ottenere questo “Recioto amaro”. Il nome “Amarone” venne coniato per distinguerlo dal suo “fratello” dolce, e la sua produzione decollò, affermandosi come una delle eccellenze enologiche italiane più apprezzate al mondo. Sebbene non esista una documentazione precisa che attesti questo aneddoto con assoluta certezza, la figura di Adelino Lucchese è indissolubilmente legata alla nascita di questo grande vino, divenuto simbolo della Valpolicella. È interessante notare che la prima bottiglia etichettata “Amarone” è oggi conservata presso la Cantina Valpolicella di Negrar, a testimonianza di questo momento storico.

Consorzio Valpolicella: guardiano di un patrimonio

Il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella, attivo dal 1925, è il pilastro di questo universo. Comprendendo viticoltori, vinificatori e imbottigliatori, si occupa della promozione, valorizzazione, tutela e vigilanza. Quest’anno, durante Amarone Opera Prima a febbraio 2025 al Palazzo della Gran Guardia, si è festeggiato il centenario dalla sua nascita, un traguardo che sottolinea la sua lunga e fondamentale attività. In quest’occasione, mi ha colpito molto l’interpretazione teatrale di un noto comico veneto, l’attore, drammaturgo e regista teatrale Andrea Pennacchi, che con la sua narrazione “AMARONE, EPOPEA IN VALPOLICELLA” ha saputo rendere onore a questa ricorrenza. La mia impressione è che le persone alla guida del Consorzio siano profondamente innamorate del proprio territorio. Dal 2013, con le funzioni erga omnes, il Consorzio agisce nell’interesse di tutti i produttori, garantendo la qualità e l’integrità del marchio.

A guidare il Consorzio ci sono figure di spicco che ne garantiscono la continuità e la visione. Il Presidente è Christian Marchesini, in carica per il suo secondo mandato consecutivo dal 2022, per un totale di sei anni di presidenza.

I numeri che contano: un business di successo

La Valpolicella è una realtà economica significativa: 2.251 viticoltori e 344 imbottigliatori con una produzione annua totale di circa 61,2 milioni di bottiglie.
Il Valpolicella Ripasso DOC guida con il 50,3% della produzione. Seguono il Valpolicella DOC (26,4%) e Amarone/Recioto (23,3%).
Il giro d’affari è di circa 600 milioni di euro, con un significativo 60% derivante dall’export verso 87 paesi. L’export del Valpolicella DOC è prevalentemente extra-europeo (62%).
Mentre per il Ripasso (65% europeo) e l’Amarone (58% europeo), il mercato del Vecchio Continente mantiene una quota maggiore.

In conclusione

Questo corso mi ha permesso di approfondire una complessità e una ricchezza che vanno ben oltre l’esperienza sensoriale del semplice bicchiere di vino. La Valpolicella è molto più di una regione vinicola d’eccellenza; è un vero e proprio ecosistema vivo, intriso di storia millenaria, plasmato da tradizioni irrinunciabili, e animato da una costante innovazione e dalla profonda passione dei suoi produttori. Ogni bottiglia, dal fresco Valpolicella al maestoso Amarone, è un racconto autentico di questo territorio unico. Spero che questo articolo vi abbia incuriosito e vi spinga non solo ad assaggiare, ma a esplorare di persona questo affascinante universo di persone, paesaggi e grandi vini. Alla prossima degustazione, e cin cin alla Valpolicella!

Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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