Vinicoli 2025 e il Salotto di Beba
La Consacrazione dell’evento
Bentornati tra i vicoli di uno dei borghi più belli d’Italia. Se l’anno scorso ci eravamo lasciati con il racconto emozionante della seconda edizione di Vinicoli (leggi qui il mio articolo), quest’anno torniamo ad Anghiari con una consapevolezza diversa. In questa terza edizione di Vinicoli, abbiamo avuto la conferma definitiva: non si tratta più solo di una scommessa vinta, ma di un evento consolidato nel suo successo. Il format “vino e vicoli” si è radicato profondamente nel tessuto del borgo, creando un’alchimia perfetta tra le pietre secolari e i calici alzati.
Inserita nel progetto regionale “Vetrina Toscana”, promosso da Regione Toscana e coordinato da Toscana Promozione, con il supporto di Confesercenti, Confcommercio e Camera di Commercio di Arezzo e Siena, la manifestazione ha saputo valorizzare una rete aperta di produttori e ristoratori che si riconoscono in un manifesto di valori comuni, offrendo il meglio dell’identità toscana.
L’evento è stato sapientemente organizzato dal Comune di Anghiari in stretta sinergia con Ente Mostra, Proloco e CCN Vie di Anghiari, con il sostegno fondamentale della Banca di Anghiari e Stia. Sotto la direzione artistica di Timoteo Boncompagni, e grazie alla collaborazione di prestigiose associazioni di settore e importanti sponsor, la macchina organizzativa ha girato alla perfezione, trasformando il borgo in una capitale del gusto.
Dalla cena inaugurale…
In questo nuovo capitolo, però, non vi parlerò dei singoli vini o dei tecnicismi delle masterclass, temi che abbiamo già sviscerato nella passata edizione. Quest’anno voglio portarvi nel cuore pulsante dell’atmosfera, tra storie di persone, innovazioni distillatorie e la magia del lume di candela che avvolge il borgo. Quindi, allacciate le cinture: si parte per il nostro viaggio alla scoperta di Vinicoli 2025. Il viaggio è iniziato ufficialmente giovedì 5 dicembre con la raffinata cena inaugurale al Ristorante La Nena, intitolata “Incontro a tavola tra vino e chianina”. Venerdì, l’apertura della manifestazione è stata impreziosita dalla presentazione del libro “Sorsi di Salute” del dottor Michele Scognamiglio, dando un imprinting culturale e scientifico all’evento.
… alla magia delle candele
L’itinerario enogastronomico si è poi snodato attraverso il borgo, culminando lunedì sera nel meraviglioso scenario di “Anghiari si Accende”. Due volte l’anno, 08 e 26 dicembre, il borgo decide di spegnere le luci elettriche per lasciare il posto a migliaia di candele. Vedere le fiamme vibranti riflettersi sui muri medievali mentre si cammina tra i “fondi” storici è un’esperienza che toglie il fiato. In questa oscurità amica, il tempo sembra fermarsi, permettendo ai sensi di concentrarsi totalmente sui profumi del vino e sui sapori del cibo, trasformando Vinicoli in un rito collettivo di rara bellezza.
Le scoperte e le novità dell’ultima Edizione
Ma entriamo nel vivo: quest’anno ho scelto di lasciarmi guidare dalle emozioni e dai volti che hanno reso questo evento un’esperienza coinvolgente. Voglio portarvi con me nel Salotto di Beba e AL.MA. Toscana, un luogo dove l’eleganza sposa l’accoglienza più autentica, trasformandosi in un rifugio per l’anima. Proprio lì, nel pomeriggio dell’8 dicembre, ho vissuto ore indimenticabili: mentre fuori il borgo di Anghiari si preparava in un silenzio carico di attesa al rito della luce, dentro si respirava un’atmosfera sospesa, fatta di calore, confidenze e storie vere. È in questo scenario di raffinata bellezza che ho scoperto l’essenza di alcuni progetti che vanno ben oltre il semplice calice e che affondano le sue radici nella memoria.
Paola De Blasi: contadina 3.0
Entrare nel Salotto di Beba quest’anno è stato come varcare la soglia di un racconto che unisce due secoli di storia alla visione contemporanea di una donna straordinaria. Paola De Blasi non è solo una produttrice; è una comunicatrice del settore vitivinicolo, laureata in Scienze Agrarie, e una vera “contadina 3.0”. Imprenditrice agricola poliedrica, Paola coltiva con la stessa passione vitigni pregiati e ortaggi del territorio, portando la sua competenza anche sul piccolo schermo, come abbiamo visto nella sua partecipazione al programma “Camper” su Rai 1, dove ha saputo narrare l’enoturismo e le tradizioni toscane con rara efficacia.
Il sussurro di una terra centenaria
La terra dove oggi sorge Le Terre di Beba parla una lingua antica. Qui la famiglia Testerini, già nei primi anni dell’800, decise di affondare le proprie radici. Di generazione in generazione, questo sapere è stato custodito come un segreto prezioso, passando per le mani del nonno Marcello, agronomo visionario, che ha insegnato al figlio Francesco il valore della terra. Ogni vite che oggi viene coltivata a Terre di Beba porta con sé il ricordo delle “mani della nonna” e il sudore di chi, dal XIX secolo, ha curato questi filari con il cuore. Nel 1998, il sogno di Marcello ha preso la forma dell’agriturismo, un luogo dove il silenzio dei vigneti all’alba invita chiunque a sentirsi parte di questa grande famiglia. Oggi Paola, nipote di Marcello, ha saputo trasformare questa eredità nel progetto “Le Terre di Beba”: un’azienda ad Anghiari che produce vino, birra e altre eccellenze, identificando un legame indissolubile con il territorio. La sua figura si sta ritagliando sempre maggiore attenzione in Valtiberina.
La recente nomina a Direttore Artistico della Mostra Mercato dell’Artigianato della Valtiberina Toscana, conferma il suo ruolo centrale nella promozione della cultura e del saper fare locale.
Nel suo “salotto” ad Anghiari, Paola ha saputo trasmettere esattamente questo: la fierezza di un “racconto liquido” che racchiude il profumo delle estati e il calore dei racconti davanti al camino.
Il vino dell’amicizia tra le pietre di Anghiari e le cime del Trentino
Un elemento che rende il progetto di Paola De Blasi unico nel panorama vitivinicolo, è la sua capacità di tessere legami che superano i confini geografici. I vini di Beba non sono solo il frutto della terra, ma veri e propri “vini dell’amicizia”. Il Beba, Rosso Toscano, è un’etichetta che parla di radici e memoria, nato in un piccolo vigneto di appena due ettari situato a 460 metri sul livello del mare. Viticoltura eroica e antica perché è un vigneto promiscuo: e questa cosa mi ha colpito molto. È un mosaico viticolo di rara bellezza, dove Sangiovese, Canaiolo, Mammolo, Ciliegiolo, Trebbiano, Malvasia e altre antiche varietà si intrecciano in campo per essere coltivate e vendemmiate tutte insieme come si faceva una volta.
Beba 99 e Rosa di Beba
Tuttavia, l’anima dei suoi vini non sarebbe la stessa senza lo straordinario gruppo di amici e professionisti che Paola ha saputo riunire attorno a sé. Alla guida tecnica troviamo l’esperienza dell’enologo Andrea Moser, affiancato dal prezioso contributo di figure storiche e carismatiche del mondo del vino come Giulio De Vescovi, Andrea Locci, Giuseppe Fugatti e, nel ricordo sempre vivo del suo immenso talento, il grande Franz Haas. È questa sinergia di competenze e affetti a dare al vino quella marcia in più, trasformando una produzione agricola in un manifesto di vita condivisa. La particolarità tecnica che affascina ogni degustatore riguarda il viaggio che queste uve compiono: la vinificazione del Beba 99 avviene infatti lontano dal calore toscano, nella cantina De Vescovi Ulzbach, situata nel cuore della zona del Teroldego a Mezzacorona (TN). Qui, ai piedi delle Dolomiti, il vino cresce, matura ed evolve in un clima completamente diverso da quello d’origine. Questa “trasmigrazione” enologica permette al Beba 99 di sviluppare un’anima complessa, intrigante e vibrante. È il risultato di una tecnica impeccabile fusa a un pizzico di quella sana follia che distingue le grandi idee. Un vino che porta il sole della Valtiberina e la freschezza dei venti alpini, raccontando in ogni calice che l’amicizia, proprio come il buon vino, non conosce confini.
Al.Ma. Toscana. Tra pragmatismo e cuore
Ma il Salotto di Beba non è solo vino. È anche amicizia e collaborazione con una giovane realtà che sto apprezzando sempre più. Per chi segue i miei viaggi enogastronomici, il nome di Al.Ma. Toscana non suonerà nuovo. Ne avevamo già approfondito l’essenza parlando dell’eccellenza di Sansovino (leggi l’articolo completo), ma tornare a raccontare di questa realtà significa immergersi ogni volta in una storia di autenticità rara. Nata nel 2023 dall’intuizione di due amici, Matteo Cardinali e Alessio Scarscelli, rappresenta il frutto di una vera e propria “conversione”: pur provenendo entrambi dal settore finanziario, hanno scelto di seguire la vocazione per la natura, dando vita a un progetto agricolo d’avanguardia. Nel loro “giardino aromatico” di quasi mille piante, spiccano circa 800 piante di goji e un assortimento ricercato di erbe. Incontrando Alessio e Matteo, si percepisce immediatamente di trovarsi di fronte a due persone speciali, capaci di dare vita a un equilibrio perfetto fatto di visioni diverse ma straordinariamente complementari.
Due anime un progetto
Da un lato c’è Alessio, la mente concreta e il braccio operativo del progetto. La sua formazione in ambito finanziario non è rimasta chiusa in un ufficio, ma è diventata il pilastro solido su cui poggia l’azienda. Alessio apporta quel contributo pratico e strutturato che permette alle idee di farsi terra e sostanza; è lui che si fa garante affinché ogni intuizione abbia la solidità necessaria per crescere e durare nel tempo. È il pragmatismo che si fa agricoltura moderna, la precisione che si mette al servizio della natura. Dall’altro lato batte il cuore sensibile di Matteo, la parte più giovane ed empatica del duo. Matteo vive il rapporto con la terra in modo quasi emotivo, un legame profondo che nasce dai suoi studi di biologia e si traduce in una cura quasi filiale per le erbe aromatiche. Le sue piantine non sono semplici coltivazioni, ma creature seguite personalmente, una per una, con un amore che traspare in ogni foglia e in ogni profumo. È questa dedizione, intrisa di una dolcezza sapiente, a permettere alle botaniche di Al.ma. di raggiungere picchi di qualità balsamica così elevati. Tecnica, attenzioni, cuore.
Conoscendoli, si capisce subito che il loro storytelling non è una costruzione di marketing, ma una realtà tangibile e vibrante. C’è una verità profonda nel loro modo di lavorare che racconta molto più di quanto qualsiasi parola o articolo possa mai riuscire a descrivere. E’ la bellezza di due anime che, tra numeri e sentimenti, hanno saputo far fiorire un angolo di Toscana unico nel suo genere.
L’innovazione del gin. Tre “spiriti affini” in un calice
Il Salotto di Beba è stato il palcoscenico per la scoperta di una vera novità: il Gin Airò di Al.ma. Toscana. La genesi di questo progetto è affascinante perché unisce mondi diversi attraverso la visione dell’enologo di fama internazionale Andrea Moser, che ha sviluppato la ricetta su misura per Terre di Beba. Paola, ideatrice del progetto, cura con estrema eleganza ogni aspetto legato alla commercializzazione e alla comunicazione. L’idea era audace: creare un gin sartoriale utilizzando quelle erbe così espressive coltivate in Valdichiana. Sebbene Al.ma. Toscana produca ingredienti destinati principalmente alla ristorazione, la sfida della distillazione rappresentava un sogno latente. La parte più complessa è stata individuare una distilleria che utilizzasse una base alcolica capace di esaltare le botaniche senza sovrastarle, permettendo al terroir toscano di esprimersi con purezza.
Airó: il volo e il legame tra le terre
Non è solo il contenuto a essere sartoriale, ma anche il nome scelto per questo distillato: Airó. Dal greco antico, il termine significa “levare”, “innalzare”, un richiamo immediato al volo leggero e affascinante della mongolfiera. Ma dietro questa parola si cela un significato ancora più profondo: Airó rappresenta il viaggio inteso come percorso identitario, un ponte ideale che unisce luoghi e persone. È il legame geografico tra la Valdichiana, dove nascono le botaniche, e la Valtiberina, dove il progetto trova la sua casa e la sua narrazione. Ma, soprattutto, è il filo invisibile che congiunge le vite di Paola, Andrea, Matteo e Alessio. Un nome che evoca la capacità di elevarsi sopra le convenzioni per creare qualcosa di nuovo, celebrando un’unione che, proprio come una mongolfiera, ha bisogno di equilibrio, calore e visione per sollevarsi e incantare.
Gin Airò di Al.Ma. Toscana
Il Gin di Al.Ma. Toscana non è un prodotto industriale, ma a un raffinatissimo distillato artigrafico che ha visto dunque la luce in Valmarchirolo. In questo lembo di terra prezioso al confine con la Svizzera, opera la prestigiosa distilleria Cillario e Marazzi Spirits & Co.
La base di partenza è solida e pura, composta da alcol agricolo di alta qualità, ginepro rigorosamente italiano e quegli ingredienti segreti che costituiscono la firma distintiva della distilleria, pronti ad accogliere il vero cuore pulsante del distillato: le erbe coltivate con amore in Valdichiana e raccolte manualmente nel momento della loro massima espressione balsamica. L’erba pepe: che ha donato una nota speziata e pungente, conferendo carattere e una lunga persistenza. Il dragoncello: con il suo tocco aromatico e leggermente balsamico, che ha aggiunto una profonda complessità al sorso. L’erba Luigia: che ha regalato quella freschezza agrumata e brillante, capace di pulire perfettamente il palato e invitare a un nuovo assaggio. Il risultato è stato un gin sartoriale, capace di riflettere l’anima botanica della Toscana con un rigore e un’eleganza fuori dal comune, confermando come la visione di Matteo e Alessio sia vincente e proiettata verso il futuro.

La tecnica e il cuore. La distillazione discontinua
La composizione di questo gin segue la filosofia del London Dry classico: una base di ginepro italiano, radice di angelica (che funge da prezioso collante aromatico) e alcol agricolo 100% italiano. A questa base vengono unite, dopo una distillazione separata e un attento blending, le tre erbe protagoniste. Il processo avviene in un alambicco discontinuo di rame presso la distilleria. Questa cura maniacale si traduce in una produzione interamente manuale: ogni lotto è di soli 60 litri, che corrispondono a circa 120 bottiglie per singola produzione, rendendo ogni esemplare un pezzo unico di artigianato distillatorio.
Nota Tecnica: La distillazione è il processo fisico che separa le sostanze volatili i un liquido sfruttando i diversi punti di ebollizione. L’alambicco è lo strumento che permette questa magia. Scegliere la distillazione discontinua (a “carico”) rispetto a quella continua industriale significa puntare tutto sulla qualità: il mastro distillatore può scartare manualmente le “teste” e le “code” del distillato (le parti meno nobili o sgradevoli), conservando solo il “cuore”, ovvero la parte più pura, aromatica ed elegante del prodotto.
Il campo nel bicchiere
Ciò che rende questo gin “sartoriale” è il controllo totale della filiera, partendo dal campo. Le erbe vengono raccolte nel momento della loro massima esplosione balsamica e essiccate al buio in una vinsantaia, utilizzando nasse appese per garantire una ventilazione naturale. Già osservando le botaniche nei vasetti di vetro si nota l’assenza totale di ossidazione e un colore verde brillante. In controtendenza rispetto alla moda attuale di distillare decine di ingredienti diversi, la scelta è ricaduta su sole tre botaniche per donare una sequenza gustativa precisa: l’Erba Pepe per la speziatura, l’Erba Luigia per la parte agrumata e il Dragoncello per le note di anice.
Impressioni e sfide vinte
Ho trovato questo gin estremamente divertente e attuale. La vera genialità risiede nell’aver utilizzato le erbe per ricreare sensazioni che solitamente derivano da altri elementi: l’erba pepe sostituisce il pepe in grani per la piccantezza; l’erba Luigia evita l’uso delle zeste di agrumi regalando sentori che spaziano dal limone al bergamotto, fino al cedro e al ginger; infine, il dragoncello sostituisce l’anice stellato o la liquirizia, offrendo una nota “aniciata” molto più delicata e raffinata.
A mio modesto parere, la sfida è vinta! L’unica nota di miglioramento potrebbe essere ridurre la gradazione di mezzo grado, anche se l’alcol risulta comunque ben integrato. La freschezza è appagante e complessità invitante, segno che il momento della raccolta a metà fioritura e l’essiccazione artigianale sono fattori determinanti per ottenere un prodotto di questa levatura.
Una vittoria corale. Quando la squadra fa la differenza
Se la terza edizione di Vinicoli ha segnato un record di presenze senza precedenti, il merito va senza dubbio a un “gioco di squadra” che ha funzionato alla perfezione. Ma la vera vittoria non si misura solo nei numeri straordinari o nell’eccellenza dei vini di Paola De Blasi: la sfida è stata pienamente vinta con la nascita del Gin di Al.Ma. Toscana. Il segreto di questo prodotto risiede proprio nell’incontro tra tre “spiriti affini” che hanno saputo lavorare in totale armonia. Da una parte l’eccellenza botanica di Al.ma. Toscana, capace di portare in ogni bottiglia la purezza e il profumo delle sue erbe curate con amore; dall’altra la raffinata competenza enologica di Andrea Moser, che ha saputo bilanciare la ricetta con il rigore di chi crea un grande vino; e infine Paola De Blasi, che ha dedicato a questo progetto la sua straordinaria capacità comunicativa e imprenditoriale. Il risultato è un sorso accattivante, profondo e armonioso, capace di raccontare un’anima diversa della Toscana attraverso un’eleganza fuori dal comune. È la prova che quando competenze diverse si fondono sotto il segno dell’amicizia e della qualità, il risultato non può che essere un successo indimenticabile.
Con il cuore ancora colmo di bellezza e i profumi della Valdichiana e dell a Valtiberina tra i ricordi, non mi resta che darvi appuntamento alla prossima edizione di Vinicoli. C’è ancora tanto da scoprire, degustare e raccontare in questo borgo magico. Prepariamoci insieme a nuove, incredibili scoperte. Ci vediamo ad Anghiari nel 2026!
Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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