Benedetta Costanzo ci porta alla scoperta di piccoli vignaioli e territori che prima di essere raccontati, emozionano. Senza però disdegnare il raccontare le esperienze che devono essere considerate dei punti di riferimento o pietre miliari che dir si voglia, per gli appassionati di vino.
11 Gennaio, 2026
Emozioni e scoperte indelebili del mio 2025 enologico
Memorie di un anno tra passione, territori e grandi assaggi
Il 2025 si è appena concluso e, voltandomi indietro, sento ancora addosso il calore dei racconti e la persistenza di certi sorsi che hanno reso questo anno indimenticabile. È stato un viaggio lungo dodici mesi, un percorso arricchente che mi ha vista protagonista tra i banchi del Vinitaly, immersa nell'eleganza di Eccellenze di Toscana, circondata dall'energia pura dei vignaioli del FIVI e rapita dalle vette del Trento DOC.
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8 Gennaio, 2026
Vinicoli 2025 e il Salotto di Beba
La Consacrazione dell'evento
Bentornati tra i vicoli di uno dei borghi più belli d’Italia. Se l’anno scorso ci eravamo lasciati con il racconto emozionante della seconda edizione di Vinicoli (leggi qui il mio articolo), quest'anno torniamo ad Anghiari con una consapevolezza diversa. In questa terza edizione di Vinicoli (2025), abbiamo avuto la conferma definitiva: non si tratta più solo di una scommessa vinta, ma di un evento consolidato nel suo successo. Il format "vino e vicoli" si è radicato profondamente nel tessuto del borgo, creando un’alchimia perfetta tra le pietre secolari e i calici alzati.
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31 Dicembre, 2025
Sotto l'albero un calice. Guida ai vini delle feste
Ogni anno, non appena le luci iniziano a brillare nelle piazze, la domanda puntuale arriva come il primo freddo: "Cosa stappiamo a Natale?". Mi chiedete consiglio sui rossi importanti, sulle bollicine per il brindisi o sul vino perfetto per il panettone. La verità? Non esiste una risposta univoca. Tra tradizioni regionali, ricette di famiglia e gusti personali, le variabili sono infinite. Ecco perché, per quest’anno, ho deciso di confezionare un regalo speciale per voi: una guida ragionata per navigare tra le etichette e fare sempre centro.
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21 Dicembre, 2025
Sardegna Svelata. Il trailer non mi basta!
C’è un’emozione che porto ancora addosso, vibrante e intensa: quella lasciata dal viaggio-evento “Sardegna Svelata”, organizzato con l'Associazione Le Donne del Vino dal 23 al 26 ottobre 2025. Non è stato solo un educational tour; è stato come vedere il trailer di un film meraviglioso. Sai quelli in cui ogni fotogramma racchiude un mondo che vuoi esplorare e ogni scena ti promette un'esperienza indimenticabile? Ecco, la Sardegna mi ha mostrato il suo trailer, e non vedo l'ora di godermi il film completo!
Il nostro è stato un itinerario inedito, un connubio affascinante di vitivinicoltura e tradizioni, dove il vino è parte integrante della cultura sarda, esplorata anche attraverso uno sguardo al femminile tra tessitrici, pastaie e panettiere.
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7 Dicembre, 2025
Capitoni School. La nuova frontiera dell'EnoKube
Ho avuto il piacere di raccontarvi più volte la storia di un amico speciale, un vignaiolo che incarna l'anima più autentica della Val d'Orcia: Marco Capitoni, il gentiluomo di Pienza.
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30 Novembre, 2025
Merano Wine Festival. Il ritorno dei cacciatori di vino!
Ogni anno che passa, Merano, nella sua intramontabile bellezza, accoglie i Wine hunter ossia i cacciatori di vini.
Quest’anno siamo stati baciati da giornate bellissime, perfette per ammirare le montagne che abbracciano questa splendida città e il suggestivo Kurhaus. È qui che ho vissuto un evento che mi ha permesso di compenetrare a fondo la cultura enologica, di conoscere del nuovo e, soprattutto, di ritrovare tanti cari amici.
Qualche intoppo, certo, può capitare
E sì, parlo di un’amara delusione ricevuta da un paio di persone che non conoscono il valore della parola data e degli impegni presi… peccato! Quando succede con persone che credi amiche brucia di più! Ma superata l’amarezza, ho lasciato scivolare il male ricevuto gratuitamente e mi sono preparata a ricevere quello che veramente merito, e cioè il meglio dalla vita. È proprio attraverso prove come questa che sto imparando qualcosa di profondo: che non tutti condividono il mio modo di vedere, ma questo non deve togliermi luce. Anzi, può aiutarmi a scegliere meglio a chi donarla. La mia meraviglia non va spenta, va solo protetta. Come una candela accesa nel vento: la schermo un po’, ma continuo a farla brillare.
Ed eccomi a Merano a vivere un’esperienza con un po’ di leggerezza in più rispetto al mio solito, pur mettendoci sempre il cuore, la curiosità e il massimo rispetto. Arrivo nel primissimo pomeriggio di domenica e capisco subito che c’è tanto da girare e da scoprire. Grazie a qualche dritta molto apprezzata del mio amico Luca della Regina, inizio un bel percorso tra gli stand. Seguitemi e fatelo con me… vi porto in giro al Merano Wine Festival! MWF. Storia di un icona enologica Per chi non lo conoscesse, il Merano Wine Festival (MWF) non è una semplice fiera, ma un vero e proprio laboratorio di eccellenze.
Tutto ebbe inizio nel 1992, grazie all’intuizione di Helmut Köcher, con un focus iniziale sui vini di alta qualità. È interessante notare che la prima edizione non si tenne subito nel centro storico, bensì in una cornice più raccolta: il ristorante Rathaus Stube a Maia Bassa di Merano. Un dettaglio, questo, che genera un certo turbamento: pensate al 1992, un’epoca in cui Internet non era ancora una realtà diffusa. L’intuizione di creare un evento di tale portata, giunto oggi alla sua 34° edizione, dimostra un genio e una visione pionieristica straordinari, capaci di anticipare la crescente fame di qualità e la necessità di un palcoscenico esclusivo per il vino. Già l’anno successivo, nel 1993, la manifestazione trovò la sua sede ideale nell’eleganza maestosa del Kurhaus di Merano, che da allora ne è il cuore pulsante. L’evoluzione Nel corso degli anni, il Festival si è evoluto costantemente, trasformandosi da evento prettamente vinicolo in un appuntamento enogastronomico internazionale di grande rilievo. L’Espansione è stata la parola chiave. Il programma si è arricchito per includere l’Alta Gastronomia, oli, grappe e altri prodotti di nicchia di altissima qualità. Questo ha portato alla nascita di eventi collaterali come premi culinari, showcooking, forum per professionisti del settore e masterclass esclusive.
Negli anni più recenti, l’attenzione si è spostata sul Focus sul Futuro, con una crescente sensibilità a temi cruciali come la sostenibilità e la viticoltura del futuro, con sezioni dedicate come “QuoVadis” e “Bio&Dynamica”, riflettendo la ricerca e il cambiamento del mercato. Oggi, il Merano Wine Festival è riconosciuto a livello mondiale come sinonimo di qualità e selezione rigorosa, rappresentando un punto d’incontro esclusivo e insostituibile per produttori, addetti ai lavori e appassionati alla ricerca del meglio che l’enogastronomia possa offrire. Un invito all’eccellenza globale La struttura è suddivisa in tre aree tematiche principali dedicate al vino, ognuna con un focus specifico e coinvolgente: Wine Italia: Cuore pulsante dell’evento, dedicato alle migliori etichette e ai produttori che interpretano l’incredibile diversità e ricchezza dei terroir italiani, dai giganti ai piccoli artigiani. Qui è possibile trovare vitigni autoctoni e internazionali coltivati nel nostro Paese. Oltre alle etichette premiate con il WineHunter Award è possibile degustare produzioni limitate, cuvée speciali e vini di annate vintage. Wine International: Un palcoscenico globale composto da circa 100 espositori che permette di approfondire stili, terroir e interpretazioni enologiche da tutto il mondo. Si spazia dalle regioni storiche, riconosciute a livello internazionale per le loro tradizioni vitivinicole, affiancate da Paesi emergenti capaci di sorprendere per qualità e personalità. Si crea così un ponte virtuale tra vecchio e nuovo mondo, celebrando sapori globali. Un ruolo speciale viene riservato ai vini georgiani, custodi di una tradizione millenaria che continua con la vinificazione nelle anfore chiamate qvevri, patrimonio dell’UNESCO. Inoltre al primo piano è dedicata la sezione Amphora Experience. WineHunter Area: Può essere considerata l’enoteca ufficiale del Festival, dove si riuniscono etichette provenienti da tutta Italia e dall’estero. Tutte sono state selezionate con la massima cura per la loro eccellenza e la capacità di interpretare i trend più attuali del mondo del vino. Questa sezione racchiude anche la vitale area Bio&Dynamica, con oltre 30 etichette di produttori che hanno scelto un approccio rigorosamente sostenibile, capace di preservare la biodiversità e valorizzare il territorio. I palcoscenici del Festival: dalla sostenibilità all’alta cucina L’edizione di quest’anno si è articolata in diverse sezioni fondamentali, ognuna con la sua identità e il suo focus specifico, trasformando Merano in una vera e propria città del gusto e della cultura enologica. Il sipario si è aperto con Taste Terroir – bio&dynamica, un percorso dedicato alle nuove frontiere del vino: dal biologico al biodinamico, dal naturale al PIWI e orange, fino alle espressioni underwater e la novità del no-low alcohol. Il cuore pulsante dell’evento è stato The Festival nel magnifico Kurhaus, dove oltre 350 produttori da nove Paesi hanno portato in scena il meglio della produzione mondiale, arricchito da momenti iconici come la presentazione della Guida ViniBuoni d’Italia 2026. Profumi e Sapori: Atmosfera Campana e Tesori Artigianali Vorrei potervi raccontare tutte le eccellenze che ho assaggiato! Tra le esperienze più memorabili c’è stata l’atmosfera incredibilmente accogliente vissuta allo spazio dedicato a Campania Felix. Qui, tra piatti tipici campani e selezioni enoiche di grande pregio, ho ritrovato il calore e la generosità del Sud.
Con ben 130 produttori artigianali e grandi interpreti della cucina italiana contemporanea, il percorso sensoriale di Culinaria nella GourmetArena ha permesso di toccare con mano l’artigianalità italiana. Tra gli stand, la mia attenzione è stata rapita dalle eccellenze dei salumi, in particolare la pregiata Coppa Piacentina, e la freschezza della birra artigianale Cala calabrese. A completare il quadro delle grandi eccellenze, ho avuto il piacere di salutare Priscilla Occhipinti, amica e donna del vino molto passionale, che ha arricchito la proposta con i suoi prodotti di alto livello: i Distillati Nannoni. Un incontro che sottolinea come la qualità e la passione delle persone siano il vero motore del Festival. Non sono mancati infine i fondamentali della dieta mediterranea: la ricchezza delle olive e dell’olio di alta qualità, e assaggi di salmone pregiato e ostriche, a testimonianza di come l’eccellenza non conosca confini geografici. Catwalk Champagne &more: eleganza e tricolore in festa A chiudere l’itinerario sensoriale del Festival è stata, come da tradizione, l’area dedicata alle bollicine: Catwalk Champagne &more. Questo spazio rappresenta il culmine dell’eleganza e della celebrazione, un tempo riservato quasi esclusivamente allo Champagne. Oggi, il Catwalk ha assunto un significato più ampio e inclusivo. Sebbene l’iconico Champagne mantenga il suo ruolo centrale, l’evento accoglie ormai tutte le grandi espressioni del Metodo Classico e del mondo sparkling. Con oltre 120 etichette in degustazione, è un’occasione imperdibile per confrontare il meglio della produzione mondiale. E devo ammettere che, anno dopo anno, ci sono stati assaggi davvero molto interessanti e di altissimo livello provenienti dal Made in Italy. La qualità e la personalità delle bollicine italiane si stanno affermando con forza, offrendo al pubblico un’alternativa superba e ricca di terroir. Merano Fuori Salone: un palcoscenico enogastronomico a cielo aperto Il Merano Wine Festival è molto più del Kurhaus. L’intera città si trasforma in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto, un “Fuori Salone” vibrante dove consorzi e produttori si raccontano direttamente al pubblico. Grazie a una fitta programmazione di talk, degustazioni tematiche, e showcooking, Merano diventa un luogo continuo di condivisione e scoperta enogastronomica e culturale, estendendo l’esperienza del Festival ben oltre le sue mura principali. Personalmente, ho apprezzato moltissimo l’accoglienza calorosa nel padiglione Calabria. L’anima autentica e verace di questa splendida regione si è svelata grazie alla chef Federica Di Lieto, che non solo ci ha preparato, ma soprattutto ci ha svelato i segreti di tanti piatti della tradizione calabra. I sapori erano deliziosi e schietti come la sua narrazione. Le sue spiegazioni ci hanno permesso di avvicinarci all’anima più profonda della Calabria, una regione che amo sempre più. Oltre il Calice: Il “Respiro e Grido della Terra” Al di là della festa e della degustazione, il Merano Wine Festival si conferma una piattaforma di riflessione e di responsabilità. L’impegno del Festival si è concentrato anche sui temi cruciali del nostro tempo, come dimostra il Summit scientifico “Respiro e Grido della Terra”. Questa iniziativa ha offerto un confronto aperto tra scienziati, produttori e stakeholder su concetti fondamentali quali la sostenibilità e l’innovazione in viticoltura. Il Summit sottolinea come l’eccellenza non possa prescindere dall’etica e dalla cura del territorio, proiettando il dibattito enologico verso le sfide future del cambiamento climatico e delle nuove pratiche agricole. La caccia inizia con nuovi compagni Avendo dovuto un po’ improvvisare e riarrangiare la mia scaletta di marcia, è stato un vero piacere e una fortuna poter condividere per ben tre giorni numerose tappe e molti assaggi con amici vecchi e nuovi. Il mio giro si è così trasformato subito in una vera e propria esplorazione che ha toccato cantine dal Nord al Sud Italia, premiando l’originalità e la qualità delle persone prima ancora del bicchiere. Non posso raccontarvi tutto in una volta, ma vi racconterò qualcosa in più di quello che mi è piaciuto e che mi ha fatto venire voglia di seguire un po’ di più questa manifestazione, partendo proprio dalla sua visione globale. Il Brasile: Un Mercato nuovo e sorprendente Il Merano Wine Festival agisce da piattaforma per l’internazionalizzazione, e in questa visione il Brasile emerge come un nuovo orizzonte strategico. Malgrado l’elevata tassazione sulle importazioni e una burocrazia complessa, la domanda di vini premium cresce mentre gran parte del mondo rallenta. Non è un mercato per principianti, ma i numeri sono stimolanti: su 200 milioni di abitanti, ben 60 consumano vino con regolarità. Il dato più significativo è la crescita dell’8,3% in valore, che dimostra come il consumatore brasiliano sia disposto a spendere per la qualità.
A spiegare le dinamiche di questo mercato è la WineHunter Ambassador Karine De Souza: “Le donne e i giovani lo preferiscono alla birra e piace loro ascoltare la storia dietro un’etichetta”. L’Italia è già il quarto fornitore, superando la Francia nei tassi di crescita, in un Paese legato emotivamente e culturalmente al Belpaese: “Il Brasile conta 30 milioni di discendenti diretti o indiretti di italiani, una presenza che ha plasmato anche la viticoltura locale e si traduce in affinità e fiducia verso il vino italiano”. Le parole chiave per entrare nel mercato, secondo De Souza, sono tre: denominazione, autenticità e sostenibilità. “I consumatori brasiliani vogliono l’Italia. Non cercano vitigni internazionali ma autoctoni, vogliono sapere da quale territorio viene il vino”. Nuove frontiere enologiche: da Brasília a Oma Sena L’attrattività del Brasile non si ferma alle importazioni. La vera novità riguarda la produzione vinicola interna: mentre il Sud del Paese vanta realtà affermate, il Centro del Brasile non è mai stato storicamente una regione vitivinicola. Da pochissimi anni, però, sono nate piccole aziende familiari che producono vino nell’areale di Brasília. Il Merano Wine Festival ha saputo intercettare e premiare questa eccellenza emergente.
Che gioia assistere alla premiazione dell’azienda OMA SENA! Un’azienda che già conoscevo: ho avuto il piacere, a maggio grazie a Antonello Monardo (che organizza tour per brasiliani in Italia), di incontrare la proprietaria e produttrice Isabela e assaggiare il suo Syrah Gran Reserva 2022 D.I.AL.E.T.O., un vino di grande carattere. Va sottolineato come Monardo sia stato un pioniere, già 15 anni fa faceva enoturismo intercontinentale portando in Italia brasiliani appassionati di vino e buona cucina (ma ve ne parlerò in un articolo dedicato!). Il premio è stato ritirato dal Presidente dell’Associazione Brasiliana Sommelier del Distretto Federale (ABS-DF), Sergio Pires, e consegnato dall’amica e WineHunter Ambassador Brasile, Karine De Souza. Un riconoscimento che celebra l’audacia e la qualità di queste nuove frontiere enologiche. L’impegno globale: il Focus strategico del Patron Köcher Il respiro internazionale è un obiettivo voluto fortemente dal patron Helmuth Köcher. L’impegno verso i mercati esteri si concretizza in una strategia di Festival “diffuso” e mirato. L’obiettivo è offrire nuovi sbocchi commerciali, con il lavoro congiunto del WineHunter Buyers’ Club e di altre agenzie, che portano le eccellenze italiane direttamente sulle piazze di business più promettenti del mondo. L’iniziativa di portare il format direttamente in questi Paesi è un’azione concreta e un passo molto importante verso il Sud America, l’Asia e il Caucaso. La Georgia e la Cina, infatti, sono al centro dell’attenzione per la loro valenza culturale. La Georgia perché è culla delle radici del vino, la Cina per l’enorme potenziale di mercato. Il calendario del 2026 Il risultato di questa strategia è un calendario 2026 che copre l’intero anno, concentrandosi sui nuovi hub del vino. L’anno si apre con Wine&Siena – Capolavori del Gusto, in programma dal 31 gennaio al 2 febbraio. L’espansione internazionale vedrà, a maggio 2026, il Merano Wine Festival in Georgia con il “Merano WineFestival Georgia” e in Cina con l'”InterWine Festival China“. L’impegno prosegue in Sud America: a settembre 2026, l’appuntamento sarà in Brasile con il “Merano WineFestival Brasile” alla sua seconda edizione. Questa visione globale non dimentica però le eccellenze nazionali. La partnership con la Regione Calabria per valorizzare l’identità del Sud è fondamentale: l’edizione locale “Merano WineFestival Calabria” si terrà dal 6 all’8 giugno 2026. E naturalmente, gli appuntamenti home-based a Merano includono il Farm Food Festival, fissato per il 14 marzo 2026, con l’edizione principale del Merano WineFestival che si terrà dal 6 al 10 novembre 2026. Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas Il Merano Wine Festival è, per sua natura, anche approfondimento e didattica. Ho avuto il piacere di partecipare a una masterclass di grande interesse, intitolata “Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas”. L’evento, tenutosi alla presenza del patron Helmuth Köcher, è stato condotto con maestria da Marco Sciarrini e Thomas Taddeo (conosciuto sui social come Hipster Wine e anche Brand Ambassador di Domaines Paul Mas). In platea, insieme a me, erano presenti grandi esperti, giornalisti e comunicatori come Chiara Giannotti (@wine.tv) e Luca Grippo. La masterclass ci ha guidato alla scoperta di Domaines Paul Mas, una storia radicata nel 1892, quando Auguste Mas acquisì i primi vigneti. L’ascesa è iniziata con l’attuale proprietario, Jean-Claude Mas, figlio e nipote di viticoltori, che ha ereditato una piccola tenuta di 35 ettari. Nel corso degli ultimi vent’anni, Jean-Claude ha trasformato questa eredità in un vasto impero vinicolo, espandendo il dominio a 850 ettari di proprietà e acquisendo altre tenute in tutta la Languedoc-Roussillon, raggiungendo i 25 milioni di bottiglie esportate in 89 Paesi Lusso democratico e il tocco Italiano Personalmente, mi ha colpito il racconto che parte dal Jean-Claude Mas bambino che gioca tra i filari, con l’airone rosso come “amico”, simbolo che poi sceglierà per il Domaine. Crescendo, l’imprenditore ha coltivato tante passioni – arte, musica, auto – per poi ritornare alla terra, dando il nome del padre all’azienda e impostando una visione ben precisa: creare vini di qualità accessibile e democratica. Paul Mas è oggi simbolo di “lusso rurale”, un’espansione non improvvisata ma fondata sulla diversità di suoli e ambienti pedoclimatici, garantendo un’offerta ampia e di qualità. Non è un caso che il tocco di riconoscibilità sia in parte familiare, con l’impronta del grande Giorgio Grai e di molti italiani che collaborano in cantina, dimostrando che in questa realtà francese vince il fine di fare buon vino contemporaneo. Un altro punto di forza è la varietà di ben 45 vitigni coltivati: accanto ai francesi, il Domaine coltiva varietà che suonano familiari alle orecchie italiane: Vermentino, Cannonau/Grenache, Sangiovese e Montepulciano. Gli assaggi: dalla Blanquette ai rossi da invecchiamento La degustazione ha coinvolto sei etichette rappresentative. L’inizio è stato promettente con la Blanquette de Limoux (versione non millesimata), che interpreta l’anima più antica del territorio. La struttura, affidata in larga parte al Mauzac, regala un sorso immediato e contemporaneo. È seguita poi un Crémant de Limoux (Chardonnay e Chenin Blanc) e un bianco affinato in legno, il Vignes de Nicole Chardonnay–Viognier 2024, dal sorso più rotondo. I miei assaggi preferiti sono arrivati con la batteria di rossi. Dopo un Cabernet Sauvignon–Syrah 2024 e un Cabernet Sauvignon–Merlot 2023 (ottimo taglio bordolese con buona trama tannica), il vero protagonista è stato il Mas Astelia Cabernet Sauvignon 2023. Questa etichetta punta a un livello davvero più alto, con tannini setosi, legno ben integrato e grande potenziale evolutivo. Vini pensati per offrire freschezza, pulizia e autenticità a un costo volutamente accessibile. Grazie a Thomas e a Marco per averci regalato questa nuova conoscenza! La caccia continua con gli assaggi più significativi! Il racconto di questa intensa edizione del Merano Wine Festival non può concludersi qui, specialmente quando si tratta dei protagonisti indiscussi: i vini! Dalle emozionanti annate vecchie ai vini leggeri che rappresentano la novità, passando per le conferme assolute e la scintillante area Catwalk Champagne &more, lo spazio rimasto non sarebbe sufficiente per rendere giustizia a ogni singola esperienza di assaggio. Per non penalizzare l’approfondimento di queste scoperte e dei miei assaggi preferiti, vi do appuntamento al prossimo articolo per continuare questo appassionante giro tra i calici del Merano Wine Festival 2025! Il meglio, ve lo assicuro, deve ancora essere raccontato. Preparate il calice, la caccia continua! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
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Ed eccomi a Merano a vivere un’esperienza con un po’ di leggerezza in più rispetto al mio solito, pur mettendoci sempre il cuore, la curiosità e il massimo rispetto. Arrivo nel primissimo pomeriggio di domenica e capisco subito che c’è tanto da girare e da scoprire. Grazie a qualche dritta molto apprezzata del mio amico Luca della Regina, inizio un bel percorso tra gli stand. Seguitemi e fatelo con me… vi porto in giro al Merano Wine Festival! MWF. Storia di un icona enologica Per chi non lo conoscesse, il Merano Wine Festival (MWF) non è una semplice fiera, ma un vero e proprio laboratorio di eccellenze.
Tutto ebbe inizio nel 1992, grazie all’intuizione di Helmut Köcher, con un focus iniziale sui vini di alta qualità. È interessante notare che la prima edizione non si tenne subito nel centro storico, bensì in una cornice più raccolta: il ristorante Rathaus Stube a Maia Bassa di Merano. Un dettaglio, questo, che genera un certo turbamento: pensate al 1992, un’epoca in cui Internet non era ancora una realtà diffusa. L’intuizione di creare un evento di tale portata, giunto oggi alla sua 34° edizione, dimostra un genio e una visione pionieristica straordinari, capaci di anticipare la crescente fame di qualità e la necessità di un palcoscenico esclusivo per il vino. Già l’anno successivo, nel 1993, la manifestazione trovò la sua sede ideale nell’eleganza maestosa del Kurhaus di Merano, che da allora ne è il cuore pulsante. L’evoluzione Nel corso degli anni, il Festival si è evoluto costantemente, trasformandosi da evento prettamente vinicolo in un appuntamento enogastronomico internazionale di grande rilievo. L’Espansione è stata la parola chiave. Il programma si è arricchito per includere l’Alta Gastronomia, oli, grappe e altri prodotti di nicchia di altissima qualità. Questo ha portato alla nascita di eventi collaterali come premi culinari, showcooking, forum per professionisti del settore e masterclass esclusive.
Negli anni più recenti, l’attenzione si è spostata sul Focus sul Futuro, con una crescente sensibilità a temi cruciali come la sostenibilità e la viticoltura del futuro, con sezioni dedicate come “QuoVadis” e “Bio&Dynamica”, riflettendo la ricerca e il cambiamento del mercato. Oggi, il Merano Wine Festival è riconosciuto a livello mondiale come sinonimo di qualità e selezione rigorosa, rappresentando un punto d’incontro esclusivo e insostituibile per produttori, addetti ai lavori e appassionati alla ricerca del meglio che l’enogastronomia possa offrire. Un invito all’eccellenza globale La struttura è suddivisa in tre aree tematiche principali dedicate al vino, ognuna con un focus specifico e coinvolgente: Wine Italia: Cuore pulsante dell’evento, dedicato alle migliori etichette e ai produttori che interpretano l’incredibile diversità e ricchezza dei terroir italiani, dai giganti ai piccoli artigiani. Qui è possibile trovare vitigni autoctoni e internazionali coltivati nel nostro Paese. Oltre alle etichette premiate con il WineHunter Award è possibile degustare produzioni limitate, cuvée speciali e vini di annate vintage. Wine International: Un palcoscenico globale composto da circa 100 espositori che permette di approfondire stili, terroir e interpretazioni enologiche da tutto il mondo. Si spazia dalle regioni storiche, riconosciute a livello internazionale per le loro tradizioni vitivinicole, affiancate da Paesi emergenti capaci di sorprendere per qualità e personalità. Si crea così un ponte virtuale tra vecchio e nuovo mondo, celebrando sapori globali. Un ruolo speciale viene riservato ai vini georgiani, custodi di una tradizione millenaria che continua con la vinificazione nelle anfore chiamate qvevri, patrimonio dell’UNESCO. Inoltre al primo piano è dedicata la sezione Amphora Experience. WineHunter Area: Può essere considerata l’enoteca ufficiale del Festival, dove si riuniscono etichette provenienti da tutta Italia e dall’estero. Tutte sono state selezionate con la massima cura per la loro eccellenza e la capacità di interpretare i trend più attuali del mondo del vino. Questa sezione racchiude anche la vitale area Bio&Dynamica, con oltre 30 etichette di produttori che hanno scelto un approccio rigorosamente sostenibile, capace di preservare la biodiversità e valorizzare il territorio. I palcoscenici del Festival: dalla sostenibilità all’alta cucina L’edizione di quest’anno si è articolata in diverse sezioni fondamentali, ognuna con la sua identità e il suo focus specifico, trasformando Merano in una vera e propria città del gusto e della cultura enologica. Il sipario si è aperto con Taste Terroir – bio&dynamica, un percorso dedicato alle nuove frontiere del vino: dal biologico al biodinamico, dal naturale al PIWI e orange, fino alle espressioni underwater e la novità del no-low alcohol. Il cuore pulsante dell’evento è stato The Festival nel magnifico Kurhaus, dove oltre 350 produttori da nove Paesi hanno portato in scena il meglio della produzione mondiale, arricchito da momenti iconici come la presentazione della Guida ViniBuoni d’Italia 2026. Profumi e Sapori: Atmosfera Campana e Tesori Artigianali Vorrei potervi raccontare tutte le eccellenze che ho assaggiato! Tra le esperienze più memorabili c’è stata l’atmosfera incredibilmente accogliente vissuta allo spazio dedicato a Campania Felix. Qui, tra piatti tipici campani e selezioni enoiche di grande pregio, ho ritrovato il calore e la generosità del Sud.
Con ben 130 produttori artigianali e grandi interpreti della cucina italiana contemporanea, il percorso sensoriale di Culinaria nella GourmetArena ha permesso di toccare con mano l’artigianalità italiana. Tra gli stand, la mia attenzione è stata rapita dalle eccellenze dei salumi, in particolare la pregiata Coppa Piacentina, e la freschezza della birra artigianale Cala calabrese. A completare il quadro delle grandi eccellenze, ho avuto il piacere di salutare Priscilla Occhipinti, amica e donna del vino molto passionale, che ha arricchito la proposta con i suoi prodotti di alto livello: i Distillati Nannoni. Un incontro che sottolinea come la qualità e la passione delle persone siano il vero motore del Festival. Non sono mancati infine i fondamentali della dieta mediterranea: la ricchezza delle olive e dell’olio di alta qualità, e assaggi di salmone pregiato e ostriche, a testimonianza di come l’eccellenza non conosca confini geografici. Catwalk Champagne &more: eleganza e tricolore in festa A chiudere l’itinerario sensoriale del Festival è stata, come da tradizione, l’area dedicata alle bollicine: Catwalk Champagne &more. Questo spazio rappresenta il culmine dell’eleganza e della celebrazione, un tempo riservato quasi esclusivamente allo Champagne. Oggi, il Catwalk ha assunto un significato più ampio e inclusivo. Sebbene l’iconico Champagne mantenga il suo ruolo centrale, l’evento accoglie ormai tutte le grandi espressioni del Metodo Classico e del mondo sparkling. Con oltre 120 etichette in degustazione, è un’occasione imperdibile per confrontare il meglio della produzione mondiale. E devo ammettere che, anno dopo anno, ci sono stati assaggi davvero molto interessanti e di altissimo livello provenienti dal Made in Italy. La qualità e la personalità delle bollicine italiane si stanno affermando con forza, offrendo al pubblico un’alternativa superba e ricca di terroir. Merano Fuori Salone: un palcoscenico enogastronomico a cielo aperto Il Merano Wine Festival è molto più del Kurhaus. L’intera città si trasforma in un vero e proprio palcoscenico a cielo aperto, un “Fuori Salone” vibrante dove consorzi e produttori si raccontano direttamente al pubblico. Grazie a una fitta programmazione di talk, degustazioni tematiche, e showcooking, Merano diventa un luogo continuo di condivisione e scoperta enogastronomica e culturale, estendendo l’esperienza del Festival ben oltre le sue mura principali. Personalmente, ho apprezzato moltissimo l’accoglienza calorosa nel padiglione Calabria. L’anima autentica e verace di questa splendida regione si è svelata grazie alla chef Federica Di Lieto, che non solo ci ha preparato, ma soprattutto ci ha svelato i segreti di tanti piatti della tradizione calabra. I sapori erano deliziosi e schietti come la sua narrazione. Le sue spiegazioni ci hanno permesso di avvicinarci all’anima più profonda della Calabria, una regione che amo sempre più. Oltre il Calice: Il “Respiro e Grido della Terra” Al di là della festa e della degustazione, il Merano Wine Festival si conferma una piattaforma di riflessione e di responsabilità. L’impegno del Festival si è concentrato anche sui temi cruciali del nostro tempo, come dimostra il Summit scientifico “Respiro e Grido della Terra”. Questa iniziativa ha offerto un confronto aperto tra scienziati, produttori e stakeholder su concetti fondamentali quali la sostenibilità e l’innovazione in viticoltura. Il Summit sottolinea come l’eccellenza non possa prescindere dall’etica e dalla cura del territorio, proiettando il dibattito enologico verso le sfide future del cambiamento climatico e delle nuove pratiche agricole. La caccia inizia con nuovi compagni Avendo dovuto un po’ improvvisare e riarrangiare la mia scaletta di marcia, è stato un vero piacere e una fortuna poter condividere per ben tre giorni numerose tappe e molti assaggi con amici vecchi e nuovi. Il mio giro si è così trasformato subito in una vera e propria esplorazione che ha toccato cantine dal Nord al Sud Italia, premiando l’originalità e la qualità delle persone prima ancora del bicchiere. Non posso raccontarvi tutto in una volta, ma vi racconterò qualcosa in più di quello che mi è piaciuto e che mi ha fatto venire voglia di seguire un po’ di più questa manifestazione, partendo proprio dalla sua visione globale. Il Brasile: Un Mercato nuovo e sorprendente Il Merano Wine Festival agisce da piattaforma per l’internazionalizzazione, e in questa visione il Brasile emerge come un nuovo orizzonte strategico. Malgrado l’elevata tassazione sulle importazioni e una burocrazia complessa, la domanda di vini premium cresce mentre gran parte del mondo rallenta. Non è un mercato per principianti, ma i numeri sono stimolanti: su 200 milioni di abitanti, ben 60 consumano vino con regolarità. Il dato più significativo è la crescita dell’8,3% in valore, che dimostra come il consumatore brasiliano sia disposto a spendere per la qualità.
A spiegare le dinamiche di questo mercato è la WineHunter Ambassador Karine De Souza: “Le donne e i giovani lo preferiscono alla birra e piace loro ascoltare la storia dietro un’etichetta”. L’Italia è già il quarto fornitore, superando la Francia nei tassi di crescita, in un Paese legato emotivamente e culturalmente al Belpaese: “Il Brasile conta 30 milioni di discendenti diretti o indiretti di italiani, una presenza che ha plasmato anche la viticoltura locale e si traduce in affinità e fiducia verso il vino italiano”. Le parole chiave per entrare nel mercato, secondo De Souza, sono tre: denominazione, autenticità e sostenibilità. “I consumatori brasiliani vogliono l’Italia. Non cercano vitigni internazionali ma autoctoni, vogliono sapere da quale territorio viene il vino”. Nuove frontiere enologiche: da Brasília a Oma Sena L’attrattività del Brasile non si ferma alle importazioni. La vera novità riguarda la produzione vinicola interna: mentre il Sud del Paese vanta realtà affermate, il Centro del Brasile non è mai stato storicamente una regione vitivinicola. Da pochissimi anni, però, sono nate piccole aziende familiari che producono vino nell’areale di Brasília. Il Merano Wine Festival ha saputo intercettare e premiare questa eccellenza emergente.
Che gioia assistere alla premiazione dell’azienda OMA SENA! Un’azienda che già conoscevo: ho avuto il piacere, a maggio grazie a Antonello Monardo (che organizza tour per brasiliani in Italia), di incontrare la proprietaria e produttrice Isabela e assaggiare il suo Syrah Gran Reserva 2022 D.I.AL.E.T.O., un vino di grande carattere. Va sottolineato come Monardo sia stato un pioniere, già 15 anni fa faceva enoturismo intercontinentale portando in Italia brasiliani appassionati di vino e buona cucina (ma ve ne parlerò in un articolo dedicato!). Il premio è stato ritirato dal Presidente dell’Associazione Brasiliana Sommelier del Distretto Federale (ABS-DF), Sergio Pires, e consegnato dall’amica e WineHunter Ambassador Brasile, Karine De Souza. Un riconoscimento che celebra l’audacia e la qualità di queste nuove frontiere enologiche. L’impegno globale: il Focus strategico del Patron Köcher Il respiro internazionale è un obiettivo voluto fortemente dal patron Helmuth Köcher. L’impegno verso i mercati esteri si concretizza in una strategia di Festival “diffuso” e mirato. L’obiettivo è offrire nuovi sbocchi commerciali, con il lavoro congiunto del WineHunter Buyers’ Club e di altre agenzie, che portano le eccellenze italiane direttamente sulle piazze di business più promettenti del mondo. L’iniziativa di portare il format direttamente in questi Paesi è un’azione concreta e un passo molto importante verso il Sud America, l’Asia e il Caucaso. La Georgia e la Cina, infatti, sono al centro dell’attenzione per la loro valenza culturale. La Georgia perché è culla delle radici del vino, la Cina per l’enorme potenziale di mercato. Il calendario del 2026 Il risultato di questa strategia è un calendario 2026 che copre l’intero anno, concentrandosi sui nuovi hub del vino. L’anno si apre con Wine&Siena – Capolavori del Gusto, in programma dal 31 gennaio al 2 febbraio. L’espansione internazionale vedrà, a maggio 2026, il Merano Wine Festival in Georgia con il “Merano WineFestival Georgia” e in Cina con l'”InterWine Festival China“. L’impegno prosegue in Sud America: a settembre 2026, l’appuntamento sarà in Brasile con il “Merano WineFestival Brasile” alla sua seconda edizione. Questa visione globale non dimentica però le eccellenze nazionali. La partnership con la Regione Calabria per valorizzare l’identità del Sud è fondamentale: l’edizione locale “Merano WineFestival Calabria” si terrà dal 6 all’8 giugno 2026. E naturalmente, gli appuntamenti home-based a Merano includono il Farm Food Festival, fissato per il 14 marzo 2026, con l’edizione principale del Merano WineFestival che si terrà dal 6 al 10 novembre 2026. Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas Il Merano Wine Festival è, per sua natura, anche approfondimento e didattica. Ho avuto il piacere di partecipare a una masterclass di grande interesse, intitolata “Il Lusso Rurale del Sud della Francia: 25 anni di Domaines Paul Mas”. L’evento, tenutosi alla presenza del patron Helmuth Köcher, è stato condotto con maestria da Marco Sciarrini e Thomas Taddeo (conosciuto sui social come Hipster Wine e anche Brand Ambassador di Domaines Paul Mas). In platea, insieme a me, erano presenti grandi esperti, giornalisti e comunicatori come Chiara Giannotti (@wine.tv) e Luca Grippo. La masterclass ci ha guidato alla scoperta di Domaines Paul Mas, una storia radicata nel 1892, quando Auguste Mas acquisì i primi vigneti. L’ascesa è iniziata con l’attuale proprietario, Jean-Claude Mas, figlio e nipote di viticoltori, che ha ereditato una piccola tenuta di 35 ettari. Nel corso degli ultimi vent’anni, Jean-Claude ha trasformato questa eredità in un vasto impero vinicolo, espandendo il dominio a 850 ettari di proprietà e acquisendo altre tenute in tutta la Languedoc-Roussillon, raggiungendo i 25 milioni di bottiglie esportate in 89 Paesi Lusso democratico e il tocco Italiano Personalmente, mi ha colpito il racconto che parte dal Jean-Claude Mas bambino che gioca tra i filari, con l’airone rosso come “amico”, simbolo che poi sceglierà per il Domaine. Crescendo, l’imprenditore ha coltivato tante passioni – arte, musica, auto – per poi ritornare alla terra, dando il nome del padre all’azienda e impostando una visione ben precisa: creare vini di qualità accessibile e democratica. Paul Mas è oggi simbolo di “lusso rurale”, un’espansione non improvvisata ma fondata sulla diversità di suoli e ambienti pedoclimatici, garantendo un’offerta ampia e di qualità. Non è un caso che il tocco di riconoscibilità sia in parte familiare, con l’impronta del grande Giorgio Grai e di molti italiani che collaborano in cantina, dimostrando che in questa realtà francese vince il fine di fare buon vino contemporaneo. Un altro punto di forza è la varietà di ben 45 vitigni coltivati: accanto ai francesi, il Domaine coltiva varietà che suonano familiari alle orecchie italiane: Vermentino, Cannonau/Grenache, Sangiovese e Montepulciano. Gli assaggi: dalla Blanquette ai rossi da invecchiamento La degustazione ha coinvolto sei etichette rappresentative. L’inizio è stato promettente con la Blanquette de Limoux (versione non millesimata), che interpreta l’anima più antica del territorio. La struttura, affidata in larga parte al Mauzac, regala un sorso immediato e contemporaneo. È seguita poi un Crémant de Limoux (Chardonnay e Chenin Blanc) e un bianco affinato in legno, il Vignes de Nicole Chardonnay–Viognier 2024, dal sorso più rotondo. I miei assaggi preferiti sono arrivati con la batteria di rossi. Dopo un Cabernet Sauvignon–Syrah 2024 e un Cabernet Sauvignon–Merlot 2023 (ottimo taglio bordolese con buona trama tannica), il vero protagonista è stato il Mas Astelia Cabernet Sauvignon 2023. Questa etichetta punta a un livello davvero più alto, con tannini setosi, legno ben integrato e grande potenziale evolutivo. Vini pensati per offrire freschezza, pulizia e autenticità a un costo volutamente accessibile. Grazie a Thomas e a Marco per averci regalato questa nuova conoscenza! La caccia continua con gli assaggi più significativi! Il racconto di questa intensa edizione del Merano Wine Festival non può concludersi qui, specialmente quando si tratta dei protagonisti indiscussi: i vini! Dalle emozionanti annate vecchie ai vini leggeri che rappresentano la novità, passando per le conferme assolute e la scintillante area Catwalk Champagne &more, lo spazio rimasto non sarebbe sufficiente per rendere giustizia a ogni singola esperienza di assaggio. Per non penalizzare l’approfondimento di queste scoperte e dei miei assaggi preferiti, vi do appuntamento al prossimo articolo per continuare questo appassionante giro tra i calici del Merano Wine Festival 2025! Il meglio, ve lo assicuro, deve ancora essere raccontato. Preparate il calice, la caccia continua! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
24 Novembre, 2025
Sansovino Seconda Edizione.
Con la nostra testata Winetales Magazine, abbiamo avuto il piacere di essere media partner della seconda edizione di Sansovino – Vino, Cibo, Territorio. Una manifestazione che, l'8 e il 9 novembre, ha animato il centro di Monte San Savino, splendido borgo in provincia di Arezzo. È stata per me la prima, intensa immersione in questo evento che si è concluso con un bilancio altamente positivo, confermando la sua formula vincente.
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16 Novembre, 2025
Tenuta I Fauri. Abruzzo sincero in controtendenza
Quando il destino chiama
In quest'ultimo anno, il mondo del vino mi ha riservato un incontro che sa di destino e passione: quello con l'Abruzzo e, in particolare, con la Tenuta I Fauri della famiglia Di Camillo. È stato bellissimo, durante lo Slow Wine Fair a Bologna, conoscere Valentina Di Camillo, donna del vino e in passato delegata per l'Abruzzo. Assaggiare i suoi vini è stato come fare un viaggio immediato tra la forza della Maiella e la leggerezza dell'Adriatico, percependo l'orgoglio abruzzese in ogni sorso. Ma gli incontri non sono finiti lì. Poco dopo, l'ho ritrovata a casa mia, a Villa Severi, per una sentita "Serata col Produttore" organizzata dalla mia delegazione AIS. Il cerchio si è chiuso a maggio, quando, in occasione della Convention Nazionale delle Donne del Vino, mi sono ritrovata a vedere con i miei occhi la terra che Valentina descrive con così tanto affetto. Quel paesaggio è un abbraccio di benvenuto: le colline che degradano al mare, la Maiella in lontananza che sembra così vicina e, insieme al Gran Sasso, forma uno scenario maestoso. Il destino mi ha fatto incrociare questa bellissima realtà e io, con grande piacere, ve la racconto.
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9 Novembre, 2025
A Lucca Comics tra french kiss e “sottosopra”
Quando il fumetto profuma di vino
Quest’anno, l’avventura a Lucca Comics & Games è stata diversa, più profonda: ho avuto l’onore di varcare i portoni con l’accredito stampa. Non un semplice ingresso, ma una chiave per il cuore pulsante di quello che è il più grande evento sui fumetti in Europa e il secondo al mondo, dopo il Comiket di Tokyo.
Il mondo dei fumetti – come quello del vino – è un universo di unicità, creatività e una profonda voglia di regalare emozioni. Ogni graphic novel, come ogni etichetta, è il frutto di un talento che cerca di imbottigliare (o inchiostrare) un sentimento. Come potevo non raccontare questa nuova, ricchissima vendemmia di storie?Se l’anno scorso vi ho narrato la città e le prime timide connessioni tra mosto e china, quest’anno vi porto inside l’evento, nei luoghi che hanno ospitato i momenti più intensi e, naturalmente, tra le notizie che contano. Perché “French Kiss”? Il tema di questa 59ª edizione, “French Kiss”, non è stato scelto a caso, ma per celebrare l’enorme impatto culturale della Francia, patria della bande dessinée. Il “bacio francese” va oltre il gesto romantico; il Festival, è un “detonatore narrativo”:
Rappresenta quel momento di connessione fisica ed emotiva che trasforma le differenze in attrazione e gli opposti in armonia.
È il punto di contatto tra comunità diverse – fumetto, cinema, giochi – che si fondono in un unico evento. Un’allusione perfetta all’unione tra la raffinatezza estetica e la cura artigianale tipica della scuola francese. Una Location che emoziona: il Teatro del Giglio Il cuore pulsante delle cerimonie e degli incontri più prestigiosi è stato il Teatro del Giglio. Entrare in questo luogo storico è stato un viaggio nel tempo, un contrasto meraviglioso con la modernità dei contenuti del Festival. La sua nascita risale a più di tre secoli fa, quando la Repubblica di Lucca decretò la costruzione di un teatro pubblico nel 1672. Distrutto e ricostruito, l’attuale impianto risale agli inizi dell’Ottocento, in uno stile neoclassico che, con la sua maestosa eleganza, lo rende uno dei “Teatri di Tradizione” storici nazionali. È storicamente legato al grande compositore lucchese Giacomo Puccini, le cui opere hanno spesso trovato casa qui. Pensare che lo stesso palcoscenico che ha ospitato la grande lirica, ora accoglie registi visionari come Luc Besson e gli attori di Stranger Things, è un’altra magia di Lucca.
Oltre al “Giglio”, il Cinema Astra (sede delle anteprime) e il Press Caffè (il nostro rifugio di lavoro e networking) hanno completato il trio dei luoghi che ho ridefinito “Inside the news”. Da Hawkins a Rebibbia: tutta una scoperta! L’edizione 2025 sarà ricordata per due eventi di massa che hanno dimostrato il potere della cultura pop: Stranger Things 5 (Evento Centrale): L’Auditorium del Giglio e Piazza San Michele sono stati invasi dai fan per l’anteprima mondiale dell’ultima stagione della serie Netflix. I creatori Matt e Ross Duffer e quattro membri storici del cast – Finn Wolfhard (Mike), Gaten Matarazzo (Dustin), Caleb McLaughlin (Lucas) e Noah Schnapp (Will) – hanno raccontato il finale, “una lettera d’amore agli outsider”. Zerocalcare e la Nuova Serie: Il fumettista di Rebibbia, amatissimo dal pubblico, ha sorpreso i fan in Piazza San Michele svelando a sorpresa il titolo della sua terza serie animata su Netflix: “Due Spicci”. Un evento partecipato che ha confermato il suo legame indissolubile con il Festival. Consacrazione. E il Manga entra agli Uffizi Tra le notizie che hanno un valore storico, spicca senza dubbio la consacrazione del maestro Tetsuo Hara (creatore di Ken il Guerriero). Il suo riconoscimento, il Premio Yellow Kid Maestro del Fumetto, ha innescato una vera e propria rivoluzione culturale. Per la prima volta nella storia, un’opera di un mangaka entra a far parte della prestigiosa collezione di autoritratti delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Questo evento è il culmine di una partnership strategica tra Lucca Comics & Games, il Ministero della Cultura e gli Uffizi.
Ci sono stati due momenti diversi e importanti.
L’Omaggio Classico: Durante l’incontro con il Direttore degli Uffizi, Simone Verde, il Maestro Hara ha donato il suo autoritratto. In cambio, il Ministero della Cultura gli ha fatto dono di una riproduzione del celebre bronzo ellenistico “Il pugile a riposo”. Questa scelta non è casuale: sottolinea come la plasticità delle forme e i muscoli possenti tipici delle opere di Hara richiamino l’arte classica greca e romana.
La mostra a lui dedicata, “Tetsuo Hara: Come un fulmine dal cielo” (Chiesa dei Servi), che ha portato per la prima volta 100 tavole originali fuori dal Giappone. creando un dialogo artistico senza precedenti. Per l’occasione, gli Uffizi hanno prestato tre opere del XVI secolo di Baccio Bandinelli, veri e propri “antenati” dei lottatori apocalittici di Hokuto no Ken, unendo idealmente i guerrieri mitologici del Rinascimento con quelli futuristici del manga.
Questo gesto non solo legittima il fumetto come Nona Arte a livello museale, ma rafforza il concetto di creatività senza confini che lega Lucca, la Toscana e l’immaginario globale. L’Anima del Festival in Sala Il 10, 11 e 12 novembre 2025, arriverà nelle sale italiane “I Love Lucca Comics & Games”, il primo film-documentario dedicato interamente alla manifestazione. Diretto da Manlio Castagna (che ha anche curato la sceneggiatura insieme a Andrea Romeo), questo film è molto più di una semplice cronaca: è un atto d’amore verso la community e l’energia che rende Lucca unica al mondo.
Manlio Castagna, nato a Salerno e legato per oltre vent’anni al prestigioso Giffoni Film Festival (di cui è stato vicedirettore artistico), incarna un ponte tra la tradizione campana e la moderna comunicazione cinematografica, ora consacrato anche dal documentario su Lucca Comics. E’ un racconto Inside: Il documentario esplora la fiera dall’interno, catturando l’immagine prismatica di questa realtà culturale. Attraverso le testimonianze di autori, editori e ospiti prestigiosi – tra cui il regista Gabriele Mainetti, lo scrittore R.L. Stine, Licia Troisi, il rapper Frankie hi-nrg mc, e i fumettisti Zerocalcare, Sio, Fumettibrutti e il leggendario Yoshitaka Amano – il film mostra come Lucca diventi una “seconda casa” per i suoi visitatori.
Questo film suggella la mia esperienza, perché riporta nelle sale quell’emozione, quell’unicità e quella creatività che io ritrovo a Lucca e in ogni grande vino. E’ una storia da assaporare, da rivivere e da condividere. Lucca: la città che abbraccia la creatività Se c’è un elemento che rende Lucca Comics & Games unico, è proprio il contesto. Ho avuto l’onore di ascoltare le parole del regista Manlio Castagna – anima del documentario “I Love Lucca Comics & Games” – al Press Caffè il 1° novembre, e ho fatto mia la sua definizione per descrivere il festival: “Lucca è una città circondata da Mura medievali che un tempo proteggevano, ma che oggi abbracciano gli appassionati di fumetti e anche di buon vino.” Una metafora perfetta. Le Mura non sono barriere, ma un simbolo di accoglienza e inclusività. Il film documentario non si concentra solo sui fumetti, i giochi o i cosplayer, ma sui veri protagonisti del festival: le persone. E soprattutto, sull’inclusività verso chi è spesso etichettato come nerd e che invece è espressione di una sensibilità diversa, fuori dagli schemi, spesso geniale e creativa. Questa città, con la sua storia e le sue mura, celebra la libertà di essere sé stessi, un valore che, in fondo, si ritrova anche nell’unicità e nell’autenticità di ogni grande vino. Giochiamo con gli abbinamenti Il mondo di Lucca Comics è un’enoteca di personaggi ricchi di sfumature, proprio come i grandi vini. Ecco i miei abbinamenti che uniscono il carattere del protagonista alla storia del territorio.
Partiamo con il vino per la città di Lucca. La sostenibilità e la dinamicità (bio e movimento) sono essenziali per il futuro e fortunatamente, la Lucchesia ha un gruppo attivo di produttori biodinamici. Un Rosso delle Colline Lucchesi DOC di un’azienda come Tenuta di Valgiano o Fabbrica di San Martino (produttori biodinamici storici della zona) lo trovo perfetto.
La scelta del biodinamico simboleggia perfettamente la sostenibilità e il rispetto del territorio. Insieme al “dinamico” cioè il legame con le forze cosmiche e il movimento continuo, abbiamo la rappresentazione di una città che, pur rimanendosi medievale, è proiettata nel futuro e nella consapevolezza ecologica. Alla sezione dedicata al Foodmetti dedico un doppio brindisi, unendo l’omaggio al tema ufficiale con la scoperta inaspettata: Il French Kiss Ufficiale: Il tema di un’edizione così ricca, celebrata con l’Ambasciatore e il Maestro Besson, non può che essere suggellato con uno Champagne (Cuvée di prestigio a scelta). Iconico, raffinato e simbolo di celebrazione e status in tutto il mondo, lo Champagne è il perfetto inno alla cultura francese e alla grandezza raggiunta dal Festival. Il Sardinian Kiss per la Battle: A contrasto, per il duello culinario Manga Issho Ultimate Cooking Battle (dove l’umami incontra il sake), confermo la mia scelta per il Vermentino di Sardegna. La sua mineralità e sapidità uniche creano un “Sardinian Kiss” inaspettato e complesso, l’abbinamento perfetto che sposa l’Oriente con l’eccellenza vinicola italiana. Altro abbinamento Immancabile a Maglio Castagna Non potevo non scegliere un Fiano di Avellino DOCG. Questo bianco campano esprime grande finezza, mineralità e una struttura complessa. Rappresenta la sua capacità di fondere la tradizione (Campania) con un lavoro di grande respiro e longevità intellettuale (Giffoni, Lucca, narrativa), mantenendo sempre una forte tensione emotiva e narrativa. Zerocalcare: L’Autenticità Romana in Bottiglia. L’eroe di Rebibbia incarna l’autenticità, la fatica e l’ironia disincantata della periferia romana. Distinguiamo però tra Zerocalcare (Classico): Un Cesanese del Piglio DOCG. Questo rosso laziale, robusto ma non aggressivo, con sentori di frutta scura e spezie, rispecchia il carattere schietto e “de core” di Michele Rech. È un vino che non si nasconde, proprio come i suoi fumetti. Altro vino per la nuova serie “Due Spicci” . Un Frascati Superiore DOCG. Un bianco fresco, sapido e immediato. Rappresenta la nuova narrazione di Zerocalcare: una sintesi perfetta tra l’energia della capitale e la complessità, proprio come le battute fulminanti che ci aspettiamo. Il Maestro Tetsuo Hara. Classica potenza Il Sensei Hara, le cui opere hanno risonanze classiche che lo hanno portato agli Uffizi, merita un rosso di grande struttura ed eleganza immortale. Tetsuo Hara (Ken il Guerriero): Un Brunello di Montalcino DOCG. Potente, muscoloso, ma con una finezza e longevità che riflettono l’impatto storico di Ken il Guerriero. È un vino che ti spacca il palato in modo leggendario. Geronimo Stilton: Avventura e Dolcezza Il topo-giornalista, avventuroso ma rassicurante e amato dai più piccoli, necessita di un vino leggero, beverino e solare, che profumi di campagna.
Geronimo Stilton: Un Vermentino di Toscana IGT. Fresco, aromatico, con note di pesca e macchia mediterranea. È l’ideale per accompagnare viaggi fantastici e avventure che si concludono sempre con un sorriso. Stranger Things: L’Eno-Analisi del Sottosopra L’universo di Hawkins, tra amicizia, terrore e mistero, si traduce in abbinamenti intensi che catturano l’essenza di ogni personaggio: Personaggio Carattere / Ruolo Il Vino di Benny Perché l’Abbinamento Vecna Il male antico, complesso e manipolatore. Un Sagrantino di Montefalco DOCG (Umbria). Vino scuro, tannico e potente. Richiede tempo per aprirsi e svela una profondità quasi spaventosa. Demogorgone Forza bruta, istinto primordiale, terrore improvviso. Un Cannonau di Sardegna DOC (Giovane). Rosso diretto, intenso, quasi selvaggio, con una gradazione alcolica che colpisce subito. Hopper Il poliziotto burbero, legato al territorio, affidabile. Un Chianti Classico DOCG (Toscana). L’eccellenza del territorio: solido, rustico al punto giusto, con una storia lunga e confortante. Undici (Eleven) Potenza inesplosa, dolcezza, fragilità. Un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore. Un bianco strutturato che nasconde una grande evoluzione. Inizia delicato, ma rivela una complessità e forza inattese. Gli Amici (Mike, Dustin, Lucas…) L’unione fa la forza, l’energia della gioventù. Un Lambrusco Reggiano DOC (Secco). Vivace, frizzante e leggero. Perfetto per un gruppo che non si prende troppo sul serio e trasmette gioia contagiosa. Il sipario si chiude, ma la storia continua Con oltre 280 mila biglietti venduti, Lucca Comics & Games chiude un’edizione da record. Come ho avuto l’onore di vivere in prima persona, Lucca non è solo fiera, è un simbolo: “Lucca è una città circondata da Mura medievali che un tempo proteggevano, ma che oggi abbracciano gli appassionati di fumetti e anche di buon vino.”
Le Mura simboleggiano l’inclusività verso chi è espressione di una sensibilità geniale e creativa.
Per rivivere l’emozione, l’avventura si sposta sul grande schermo con “I Love Lucca Comics & Games” (10-12 novembre 2025). E per i veri amanti delle emozioni forti e dei calici pieni:L’appuntamento è già fissato per la prossima, storica edizione, il 60° anniversario del festival, che si terrà dal 28 ottobre al 1° novembre 2026.
Io ci sarò! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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Il mondo dei fumetti – come quello del vino – è un universo di unicità, creatività e una profonda voglia di regalare emozioni. Ogni graphic novel, come ogni etichetta, è il frutto di un talento che cerca di imbottigliare (o inchiostrare) un sentimento. Come potevo non raccontare questa nuova, ricchissima vendemmia di storie?Se l’anno scorso vi ho narrato la città e le prime timide connessioni tra mosto e china, quest’anno vi porto inside l’evento, nei luoghi che hanno ospitato i momenti più intensi e, naturalmente, tra le notizie che contano. Perché “French Kiss”? Il tema di questa 59ª edizione, “French Kiss”, non è stato scelto a caso, ma per celebrare l’enorme impatto culturale della Francia, patria della bande dessinée. Il “bacio francese” va oltre il gesto romantico; il Festival, è un “detonatore narrativo”:
Rappresenta quel momento di connessione fisica ed emotiva che trasforma le differenze in attrazione e gli opposti in armonia.
È il punto di contatto tra comunità diverse – fumetto, cinema, giochi – che si fondono in un unico evento. Un’allusione perfetta all’unione tra la raffinatezza estetica e la cura artigianale tipica della scuola francese. Una Location che emoziona: il Teatro del Giglio Il cuore pulsante delle cerimonie e degli incontri più prestigiosi è stato il Teatro del Giglio. Entrare in questo luogo storico è stato un viaggio nel tempo, un contrasto meraviglioso con la modernità dei contenuti del Festival. La sua nascita risale a più di tre secoli fa, quando la Repubblica di Lucca decretò la costruzione di un teatro pubblico nel 1672. Distrutto e ricostruito, l’attuale impianto risale agli inizi dell’Ottocento, in uno stile neoclassico che, con la sua maestosa eleganza, lo rende uno dei “Teatri di Tradizione” storici nazionali. È storicamente legato al grande compositore lucchese Giacomo Puccini, le cui opere hanno spesso trovato casa qui. Pensare che lo stesso palcoscenico che ha ospitato la grande lirica, ora accoglie registi visionari come Luc Besson e gli attori di Stranger Things, è un’altra magia di Lucca.
Oltre al “Giglio”, il Cinema Astra (sede delle anteprime) e il Press Caffè (il nostro rifugio di lavoro e networking) hanno completato il trio dei luoghi che ho ridefinito “Inside the news”. Da Hawkins a Rebibbia: tutta una scoperta! L’edizione 2025 sarà ricordata per due eventi di massa che hanno dimostrato il potere della cultura pop: Stranger Things 5 (Evento Centrale): L’Auditorium del Giglio e Piazza San Michele sono stati invasi dai fan per l’anteprima mondiale dell’ultima stagione della serie Netflix. I creatori Matt e Ross Duffer e quattro membri storici del cast – Finn Wolfhard (Mike), Gaten Matarazzo (Dustin), Caleb McLaughlin (Lucas) e Noah Schnapp (Will) – hanno raccontato il finale, “una lettera d’amore agli outsider”. Zerocalcare e la Nuova Serie: Il fumettista di Rebibbia, amatissimo dal pubblico, ha sorpreso i fan in Piazza San Michele svelando a sorpresa il titolo della sua terza serie animata su Netflix: “Due Spicci”. Un evento partecipato che ha confermato il suo legame indissolubile con il Festival. Consacrazione. E il Manga entra agli Uffizi Tra le notizie che hanno un valore storico, spicca senza dubbio la consacrazione del maestro Tetsuo Hara (creatore di Ken il Guerriero). Il suo riconoscimento, il Premio Yellow Kid Maestro del Fumetto, ha innescato una vera e propria rivoluzione culturale. Per la prima volta nella storia, un’opera di un mangaka entra a far parte della prestigiosa collezione di autoritratti delle Gallerie degli Uffizi di Firenze. Questo evento è il culmine di una partnership strategica tra Lucca Comics & Games, il Ministero della Cultura e gli Uffizi.
Ci sono stati due momenti diversi e importanti.
L’Omaggio Classico: Durante l’incontro con il Direttore degli Uffizi, Simone Verde, il Maestro Hara ha donato il suo autoritratto. In cambio, il Ministero della Cultura gli ha fatto dono di una riproduzione del celebre bronzo ellenistico “Il pugile a riposo”. Questa scelta non è casuale: sottolinea come la plasticità delle forme e i muscoli possenti tipici delle opere di Hara richiamino l’arte classica greca e romana.
La mostra a lui dedicata, “Tetsuo Hara: Come un fulmine dal cielo” (Chiesa dei Servi), che ha portato per la prima volta 100 tavole originali fuori dal Giappone. creando un dialogo artistico senza precedenti. Per l’occasione, gli Uffizi hanno prestato tre opere del XVI secolo di Baccio Bandinelli, veri e propri “antenati” dei lottatori apocalittici di Hokuto no Ken, unendo idealmente i guerrieri mitologici del Rinascimento con quelli futuristici del manga.
Questo gesto non solo legittima il fumetto come Nona Arte a livello museale, ma rafforza il concetto di creatività senza confini che lega Lucca, la Toscana e l’immaginario globale. L’Anima del Festival in Sala Il 10, 11 e 12 novembre 2025, arriverà nelle sale italiane “I Love Lucca Comics & Games”, il primo film-documentario dedicato interamente alla manifestazione. Diretto da Manlio Castagna (che ha anche curato la sceneggiatura insieme a Andrea Romeo), questo film è molto più di una semplice cronaca: è un atto d’amore verso la community e l’energia che rende Lucca unica al mondo.
Manlio Castagna, nato a Salerno e legato per oltre vent’anni al prestigioso Giffoni Film Festival (di cui è stato vicedirettore artistico), incarna un ponte tra la tradizione campana e la moderna comunicazione cinematografica, ora consacrato anche dal documentario su Lucca Comics. E’ un racconto Inside: Il documentario esplora la fiera dall’interno, catturando l’immagine prismatica di questa realtà culturale. Attraverso le testimonianze di autori, editori e ospiti prestigiosi – tra cui il regista Gabriele Mainetti, lo scrittore R.L. Stine, Licia Troisi, il rapper Frankie hi-nrg mc, e i fumettisti Zerocalcare, Sio, Fumettibrutti e il leggendario Yoshitaka Amano – il film mostra come Lucca diventi una “seconda casa” per i suoi visitatori.
Questo film suggella la mia esperienza, perché riporta nelle sale quell’emozione, quell’unicità e quella creatività che io ritrovo a Lucca e in ogni grande vino. E’ una storia da assaporare, da rivivere e da condividere. Lucca: la città che abbraccia la creatività Se c’è un elemento che rende Lucca Comics & Games unico, è proprio il contesto. Ho avuto l’onore di ascoltare le parole del regista Manlio Castagna – anima del documentario “I Love Lucca Comics & Games” – al Press Caffè il 1° novembre, e ho fatto mia la sua definizione per descrivere il festival: “Lucca è una città circondata da Mura medievali che un tempo proteggevano, ma che oggi abbracciano gli appassionati di fumetti e anche di buon vino.” Una metafora perfetta. Le Mura non sono barriere, ma un simbolo di accoglienza e inclusività. Il film documentario non si concentra solo sui fumetti, i giochi o i cosplayer, ma sui veri protagonisti del festival: le persone. E soprattutto, sull’inclusività verso chi è spesso etichettato come nerd e che invece è espressione di una sensibilità diversa, fuori dagli schemi, spesso geniale e creativa. Questa città, con la sua storia e le sue mura, celebra la libertà di essere sé stessi, un valore che, in fondo, si ritrova anche nell’unicità e nell’autenticità di ogni grande vino. Giochiamo con gli abbinamenti Il mondo di Lucca Comics è un’enoteca di personaggi ricchi di sfumature, proprio come i grandi vini. Ecco i miei abbinamenti che uniscono il carattere del protagonista alla storia del territorio.
Partiamo con il vino per la città di Lucca. La sostenibilità e la dinamicità (bio e movimento) sono essenziali per il futuro e fortunatamente, la Lucchesia ha un gruppo attivo di produttori biodinamici. Un Rosso delle Colline Lucchesi DOC di un’azienda come Tenuta di Valgiano o Fabbrica di San Martino (produttori biodinamici storici della zona) lo trovo perfetto.
La scelta del biodinamico simboleggia perfettamente la sostenibilità e il rispetto del territorio. Insieme al “dinamico” cioè il legame con le forze cosmiche e il movimento continuo, abbiamo la rappresentazione di una città che, pur rimanendosi medievale, è proiettata nel futuro e nella consapevolezza ecologica. Alla sezione dedicata al Foodmetti dedico un doppio brindisi, unendo l’omaggio al tema ufficiale con la scoperta inaspettata: Il French Kiss Ufficiale: Il tema di un’edizione così ricca, celebrata con l’Ambasciatore e il Maestro Besson, non può che essere suggellato con uno Champagne (Cuvée di prestigio a scelta). Iconico, raffinato e simbolo di celebrazione e status in tutto il mondo, lo Champagne è il perfetto inno alla cultura francese e alla grandezza raggiunta dal Festival. Il Sardinian Kiss per la Battle: A contrasto, per il duello culinario Manga Issho Ultimate Cooking Battle (dove l’umami incontra il sake), confermo la mia scelta per il Vermentino di Sardegna. La sua mineralità e sapidità uniche creano un “Sardinian Kiss” inaspettato e complesso, l’abbinamento perfetto che sposa l’Oriente con l’eccellenza vinicola italiana. Altro abbinamento Immancabile a Maglio Castagna Non potevo non scegliere un Fiano di Avellino DOCG. Questo bianco campano esprime grande finezza, mineralità e una struttura complessa. Rappresenta la sua capacità di fondere la tradizione (Campania) con un lavoro di grande respiro e longevità intellettuale (Giffoni, Lucca, narrativa), mantenendo sempre una forte tensione emotiva e narrativa. Zerocalcare: L’Autenticità Romana in Bottiglia. L’eroe di Rebibbia incarna l’autenticità, la fatica e l’ironia disincantata della periferia romana. Distinguiamo però tra Zerocalcare (Classico): Un Cesanese del Piglio DOCG. Questo rosso laziale, robusto ma non aggressivo, con sentori di frutta scura e spezie, rispecchia il carattere schietto e “de core” di Michele Rech. È un vino che non si nasconde, proprio come i suoi fumetti. Altro vino per la nuova serie “Due Spicci” . Un Frascati Superiore DOCG. Un bianco fresco, sapido e immediato. Rappresenta la nuova narrazione di Zerocalcare: una sintesi perfetta tra l’energia della capitale e la complessità, proprio come le battute fulminanti che ci aspettiamo. Il Maestro Tetsuo Hara. Classica potenza Il Sensei Hara, le cui opere hanno risonanze classiche che lo hanno portato agli Uffizi, merita un rosso di grande struttura ed eleganza immortale. Tetsuo Hara (Ken il Guerriero): Un Brunello di Montalcino DOCG. Potente, muscoloso, ma con una finezza e longevità che riflettono l’impatto storico di Ken il Guerriero. È un vino che ti spacca il palato in modo leggendario. Geronimo Stilton: Avventura e Dolcezza Il topo-giornalista, avventuroso ma rassicurante e amato dai più piccoli, necessita di un vino leggero, beverino e solare, che profumi di campagna.
Geronimo Stilton: Un Vermentino di Toscana IGT. Fresco, aromatico, con note di pesca e macchia mediterranea. È l’ideale per accompagnare viaggi fantastici e avventure che si concludono sempre con un sorriso. Stranger Things: L’Eno-Analisi del Sottosopra L’universo di Hawkins, tra amicizia, terrore e mistero, si traduce in abbinamenti intensi che catturano l’essenza di ogni personaggio: Personaggio Carattere / Ruolo Il Vino di Benny Perché l’Abbinamento Vecna Il male antico, complesso e manipolatore. Un Sagrantino di Montefalco DOCG (Umbria). Vino scuro, tannico e potente. Richiede tempo per aprirsi e svela una profondità quasi spaventosa. Demogorgone Forza bruta, istinto primordiale, terrore improvviso. Un Cannonau di Sardegna DOC (Giovane). Rosso diretto, intenso, quasi selvaggio, con una gradazione alcolica che colpisce subito. Hopper Il poliziotto burbero, legato al territorio, affidabile. Un Chianti Classico DOCG (Toscana). L’eccellenza del territorio: solido, rustico al punto giusto, con una storia lunga e confortante. Undici (Eleven) Potenza inesplosa, dolcezza, fragilità. Un Verdicchio dei Castelli di Jesi DOC Classico Superiore. Un bianco strutturato che nasconde una grande evoluzione. Inizia delicato, ma rivela una complessità e forza inattese. Gli Amici (Mike, Dustin, Lucas…) L’unione fa la forza, l’energia della gioventù. Un Lambrusco Reggiano DOC (Secco). Vivace, frizzante e leggero. Perfetto per un gruppo che non si prende troppo sul serio e trasmette gioia contagiosa. Il sipario si chiude, ma la storia continua Con oltre 280 mila biglietti venduti, Lucca Comics & Games chiude un’edizione da record. Come ho avuto l’onore di vivere in prima persona, Lucca non è solo fiera, è un simbolo: “Lucca è una città circondata da Mura medievali che un tempo proteggevano, ma che oggi abbracciano gli appassionati di fumetti e anche di buon vino.”
Le Mura simboleggiano l’inclusività verso chi è espressione di una sensibilità geniale e creativa.
Per rivivere l’emozione, l’avventura si sposta sul grande schermo con “I Love Lucca Comics & Games” (10-12 novembre 2025). E per i veri amanti delle emozioni forti e dei calici pieni:L’appuntamento è già fissato per la prossima, storica edizione, il 60° anniversario del festival, che si terrà dal 28 ottobre al 1° novembre 2026.
Io ci sarò! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
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