Le scoperte enoiche di Benny

Benedetta Costanzo ci porta alla scoperta di piccoli vignaioli e territori che prima di essere raccontati, emozionano. Senza però disdegnare il raccontare le esperienze che devono essere considerate dei punti di riferimento o pietre miliari che dir si voglia, per gli appassionati di vino.

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22 Giugno, 2025

L'anteprima di Villa La Ripa per AIS Arezzo

Villa La Ripa apre le porte della nuova cantina per AIS Arezzo Antria, Arezzo, 6 giugno. Un'emozione palpabile ha avvolto la nostra delegazione AIS di Arezzo ieri sera, quando alle 18:30 un nutrito gruppo di esperti sommelier si è recato a Villa La Ripa per un evento davvero speciale. Non una semplice visita, ma una preview esclusiva della nuova cantina, un'anticipazione in attesa dell'inaugurazione ufficiale prevista per questa estate. Il nostro cuore era gonfio di gioia e curiosità, perché per noi di AIS Arezzo, Villa La Ripa non è solo un'azienda vinicola, ma un vero e proprio cuore pulsante della realtà vitivinicola del territorio aretino.
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15 Giugno, 2025

Abruzzo e cuore con la mitica Stefania Pepe

Donne del Vino Toscana in Abruzzo e un incontro davvero speciale! L'aria frizzante di entusiasmo era palpabile mentre ci preparavamo per la Convention Nazionale delle Donne del Vino in Abruzzo. Ma prima di immergerci completamente in questa regione affascinante e tutta da scoprire, un piccolo gruppetto di noi, amiche e socie DDV della Toscana, ha deciso di fare una tappa extra, un prologo speciale alla nostra avventura. La meta? La cantina della "mitica" Stefania Pepe.
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9 Giugno, 2025

Le Donne del Vino in viaggio tra le vigne di Carmignano

Sulle tracce dei Medici nelle vigne antiche di Montalbano La giornata di lunedì 26 maggio 2025 è stata un’autentica immersione nella storia e nella cultura del territorio del Montalbano, circondato dai profili collinari resi celebri dai disegni di Leonardo da Vinci. Un’esperienza indimenticabile organizzata con maestria dalle Donne del Vino della Toscana, un percorso che ha saputo fondere l’eleganza dei vini con la profondità della tradizione manifatturiera, lasciando un segno nel cuore di ogni partecipante.
Il nostro viaggio è iniziato nel cuore pulsante del Montalbano, una terra dove le radici della viticoltura affondano in un passato glorioso, strettamente legato alla potente famiglia Medici. È qui che, secoli fa, il Granduca Cosimo III de’ Medici, con il suo celebre Bando del 1716, tracciava i confini di una delle prime denominazioni vinicole al mondo: il Carmignano. Villa Artimino: Fascino mediceo e rinascita enologica La nostra visita a Villa Artimino è stata impreziosita dall’accoglienza di Annabella Pascale, figura chiave nella rinascita di questa tenuta storica. Anna è la nipote del leggendario ciclista Giuseppe Olmo, un campione che non solo ha lasciato il segno nel mondo dello sport, ma che si innamorò profondamente di questi luoghi e, una volta ritiratosi dalle competizioni, ne divenne proprietario negli anni ’60. Fu lui a intuire il potenziale di questa vasta proprietà, avviando un progetto lungimirante che le generazioni successive hanno portato avanti. La sua visione ha permesso di preservare e valorizzare non solo la magnifica Villa La Ferdinanda, ma l’intero complesso, inclusi i suoi preziosi terreni agricoli. La trasformazione di Artimino: Un Relais di lusso nel Gruppo Meliá Collection Negli ultimi anni, la Tenuta di Artimino ha intrapreso un percorso di significativa evoluzione, trasformandosi in un relais di lusso di alto livello grazie all’ingresso nel prestigioso Gruppo Meliá Collection. Far parte di questo gruppo significa entrare in un network selezionato di hotel e resort che si distinguono per la loro autenticità, storia e servizio personalizzato, offrendo esperienze uniche e di alta qualità. Artimino ha saputo coniugare il fascino storico della villa medicea con le esigenze dell’ospitalità moderna, offrendo un’esperienza esclusiva ai suoi ospiti. Degustazione in cantina: Un assaggio del futuro di Artimino La visita alla magnifica Villa La Ferdinanda, gioiello Patrimonio UNESCO, ha trovato il suo culmine in una degustazione che ci ha offerto un’intuizione chiara delle ambizioni e della direzione enologica di Artimino. Tre vini, ognuno con la sua storia e le sue potenzialità, hanno svelato il carattere di questa terra.
Abbiamo iniziato con il Vin Ruspo, il celebre rosato di Carmignano, un vino che non è solo freschezza, ma anche un pezzo di storia. Il suo nome, “Ruspo”, deriva dal verbo toscano “ruspare”, ovvero “portar via”, in riferimento al metodo tradizionale di produzione: il mosto veniva “ruspato via” dalle vasche dove le uve rosse maceravano per pochissimo tempo, quel tanto che bastava per acquisire il delicato colore rosato, prima che potesse donare al vino struttura e tannini più marcati. Un vino che incarna la leggerezza e la vivacità del territorio, perfetto per un sorso estivo. Dal Chianti Montalbano  al Carmignano DOCG Successivamente, il Chianti Montalbano Tenuta Artimino ci ha conquistato con la sua giovinezza e la sua vitalità. Al naso, un’esplosione di frutta fresca, con note predominanti di ciliegie e more, che lo rendono un vino vibrante e immediato, espressione autentica del Sangiovese del Montalbano.
Infine, l’apice della degustazione è stato il Poggilarca 2021 Carmignano DOCG. Questo vino si è presentato subito più profondo e corposo, rivelando sentori balsamici che si fondono armoniosamente con eleganti note speziate. Una complessità e un’intriganza (termine da me coniato che sta per vino intrigante ed elegante!) che promettono un’evoluzione affascinante nel tempo, sottolineando la vocazione del Carmignano a vini di struttura e longevità. Questa tripletta di assaggi ha dimostrato la capacità di Artimino di spaziare da espressioni fresche e fruttate a vini di maggiore complessità e profondità, tracciando una strada chiara verso l’eccellenza. Tenuta di Capezzana: un patrimonio di storia Dalla Villa Medicea di Artimino, il nostro viaggio ci ha condotto alla Tenuta di Capezzana, un nome che da secoli è sinonimo di passione e dedizione al vino, un vero pilastro nella storia del Carmignano. Ad accoglierci è stata Beatrice Contini Bonacossi, custode di una tradizione familiare che si intreccia profondamente con quella di questo luogo millenario. La Pergamena del 804 d.C.: Radici millenarie a Capezzana Beatrice ci ha guidato attraverso i secoli di storia della Tenuta, un racconto affascinante che ci ha riportato  ben oltre i confini del Rinascimento. Durante lo studio delle antiche carte presso l’Archivio di Stato, condotto da sua sorella Sandra, è emersa una scoperta straordinaria: un’antica pergamena, redatta in latino, che testimonia come a Capezzana si producessero vino e olio in tempi antichissimi, addirittura nell’804 d.C. Questa incredibile rivelazione posiziona la Tenuta di Capezzana tra le più antiche realtà vitivinicole documentate al mondo, un vero tesoro storico che sottolinea la vocazione intrinseca di questa terra alla viticoltura. La pergamena è oggi esposta all’entrata della Tenuta, a testimonianza tangibile di una tradizione che affonda le sue radici in un passato millenario. Il pranzo e la degustazione: Un viaggio sensoriale tra i vini di Capezzana Dopo il coinvolgente racconto storico, abbiamo avuto il privilegio di esplorare la Tenuta e poi di sederci a tavola per un pranzo delizioso, accompagnato da una degustazione approfondita dei vini di Capezzana, che hanno espresso tutta la loro territorialità e identità. Chardonnay IGT Toscana 2024 Abbiamo iniziato con lo Chardonnay IGT Toscana 2024, servito come splendida introduzione al nostro pasto. Questo vino, pur essendo un monovitigno internazionale, è frutto di un’attenta vinificazione che ne esalta la freschezza e l’eleganza. Di solito, gli Chardonnay di Capezzana vengono fermentati e/o affinati in acciaio per preservarne la fragranza e la vivacità, talvolta con un breve passaggio in legno per conferire complessità senza appesantire. Al naso, si percepivano note delicate di frutta a polpa bianca, agrumi e una leggera mineralità, mentre al palato si rivelava fresco, equilibrato e piacevolmente persistente, perfetto per l’antipasto. Il Carmignano Villa di Capezzana DOCG 2020 Il pranzo è proseguito con due espressioni emblematiche del Carmignano. Il Carmignano Villa di Capezzana DOCG 2020 è stato il primo a essere degustato. Questo vino, tipico blend di Sangiovese (circa 80%) e Cabernet Sauvignon/Franc (circa 20%), si presentava con un colore rubino intenso. Al naso offriva un bouquet complesso di frutta rossa matura, note floreali di viola e sentori speziati e balsamici, derivanti dall’affinamento in legno (solitamente botti grandi e tonneaux). In bocca era strutturato, equilibrato, con tannini eleganti e una piacevole freschezza, dimostrando già una grande armonia e un notevole potenziale di invecchiamento. Trefiano Carmignano Riserva DOCG 2020 Successivamente, abbiamo assaggiato il Trefiano Carmignano Riserva DOCG 2020. Questa Riserva rappresenta l’apice della produzione di Carmignano di Capezzana, con una selezione rigorosa delle migliori uve e un periodo di affinamento più lungo (almeno 20 mesi in legno e 3 anni totali prima della commercializzazione). Il Trefiano si è rivelato ancora più profondo e complesso del Villa di Capezzana, con un ventaglio aromatico più evoluto, che spaziava dalle note di frutta sotto spirito, al cuoio, tabacco e spezie dolci. Al palato, i tannini erano più levigati e la struttura avvolgente, confermando la sua vocazione a vino da meditazione e da lungo invecchiamento. Ghiaie della Furba Toscana IGT 2021. Per concludere in bellezza la parte dedicata ai rossi, abbiamo degustato Ghiaie della Furba IGT 2021. Questo vino è un “Super Tuscan” di Capezzana, un blend bordolese (solitamente Cabernet Sauvignon, Merlot e Syrah) che non rientra nella DOCG Carmignano ma esprime tutta la maestria della tenuta nell’interpretare i vitigni internazionali. Si è rivelato davvero fantastico: un vino di grande struttura, con sentori intensi di frutta nera, cacao, tabacco e spezie, ma al contempo elegante e armonico, con tannini vellutati e un finale lunghissimo. Un’espressione superba che unisce la potenza dei vitigni internazionali alla finezza del terroir toscano. Ogni sorso ha confermato la profonda territorialità e identità dei vini di Capezzana, un connubio perfetto tra storia e l’incessante ricerca della qualità. L’unica nota di rammarico è stata non aver avuto l’opportunità di risentire il loro celebre Trebbiano di Capezzana, uno dei miei vini bianchi toscani preferiti, ma questo sarà un ottimo pretesto per tornare presto in questa magnifica tenuta. I cento anni della prima etichetta e il tesoro della cantina storica Questa tradizione di eccellenza è stata plasmata fin dalle radici, quando Alessandro e Vittoria, i bisnonni di Beatrice, acquistarono l’azienda nel 1926. Trovando nelle botti ancora il vino dell’annata 1925, presero una decisione rivoluzionaria per l’epoca: anziché venderlo sfuso, decisero di imbottigliarlo. Nacque così la prima etichetta bianca di Villa Capezzana, che quest’anno festeggia i suoi primi 100 anni! Essendo mercanti e collezionisti d’arte, fin da subito ebbero l’intuizione di conservare un certo numero di bottiglie di ogni annata, creando un vero e proprio tesoro enologico che permette oggi di ripercorrere la storia di Capezzana fino a quella primissima etichetta del 1925. Alcune di queste bottiglie centenarie sono già state aperte per la stampa a Milano, dimostrando una vitalità sorprendente, un vino ancora presente e affascinante anche dopo un secolo. Il segreto di questa straordinaria longevità risiede in una pratica meticolosa: il cambio del sughero e la ritappatura delle bottiglie più vecchie ogni 25 anni. Questo gesto fondamentale si basa sul principio che un vino può durare 100 anni, ma un tappo no. Quando il sughero si restringe o si degrada, può compromettere la qualità del vino all’interno della bottiglia. Il rituale della ritappatura: Segreto di lunga vita per i grandi vini di Capezzana Quando si procede alla ritappatura, le bottiglie vengono aperte, e il vino è nuovamente assaggiato dal nipote – un palato esperto che garantisce la qualità. Se un vino non supera questo rigoroso test, viene scartato. Altrimenti, con il contenuto di una bottiglia si ricolmano le altre per compensare la minima evaporazione, e si procedere alla ritappatura con un tappo nuovo. Questa pratica assicura una vita più lunga e gloriosa a questi vini eccellenti. Questo procedimento di ritappatura è riservato ai grandi rossi di Capezzana: il Villa Capezzana, il Trefiano e il Ghiaie della Furba, questi ultimi nati nel 1979. Da quest’anno, l’attenzione si estenderà anche al Trebbiano, la cui produzione è iniziata nel 2000, segnando un nuovo capitolo nella conservazione dei bianchi storici della tenuta. Dal grappolo al filato: Un ponte tra vino e tessuto Il pomeriggio ci ha condotto in un’altra dimensione dell’eccellenza toscana: il mondo del tessile, di cui Prato è capitale indiscussa. Il Lanificio Balli, azienda storica e pilastro dell’industria pratese, ha aperto le porte del suo antico stabilimento per accoglierci. È stato un privilegio unico varcare le soglie di un luogo dove la tradizione manifatturiera prende forma, tra il rombo dei macchinari e il profumo della lana. A guidarci in questa affascinante visita è stato Leonardo Raffaelli, che ci ha accompagnato attraverso gli spazi dove l’arte della tessitura si tramanda di generazione in generazione. Il Lanificio Balli, infatti, opera ancora nell’ottocentesco Fabbricone storico, un simbolo della continuità e della resilienza pratese. Da ben tre generazioni, l’attività porta avanti un impegno in cui riciclo, innovazione e creatività sono protagoniste indiscusse, un vero esempio di economia circolare ante litteram. Omaggio a Walter Albini L’emozione è stata palpabile quando ci è stata regalata una prima assoluta sulla collezione realizzata sui bozzetti di Walter Albini. Una collaborazione straordinaria tra il Lanificio Balli e il Museo del Tessuto di Prato, un omaggio a uno dei più grandi stilisti italiani, che dimostra la capacità del distretto pratese di innovare pur rimanendo saldamente ancorato alla sua storia e al suo patrimonio di conoscenze. Gli intricati disegni, la qualità delle fibre e la maestria delle lavorazioni hanno rivelato un legame profondo tra l’arte del vino e quella del tessuto: entrambe richiedono cura, passione e una visione lungimirante. Un brindisi alla cultura e alla condivisione Questa giornata è stata molto più di una semplice visita: è stata una celebrazione della cultura toscana, un inno alla capacità di creare bellezza e qualità, sia nel calice che nel filato. La perfetta organizzazione e l’attenzione ai dettagli hanno reso ogni momento speciale, dal racconto delle origini medicee alla scoperta delle più fini trame tessili. Un ringraziamento sentito va all’Associazione Donne del Vino Toscana, alla Delegata Donatella cinelli Colombini per aver ideato e reso possibile questa magnifica esperienza di vino e cultura. E un ringraziamento speciale alla vice Delegata regionale Laura Carrera, la cui impeccabile organizzazione ha trasformato una promessa in una giornata indimenticabile, ricca di scoperte e di stimoli. È stato un onore e un piacere condividere questo viaggio con altre donne appassionate, convinte che la storia, il territorio e il saper fare siano i pilastri su cui costruire il futuro delle nostre eccellenze italiane. Alla prossima avventura! Cin!!! Benedetta Costanzo Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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1 Giugno, 2025

Alla scoperta di Argillae e Sirio Anfore (parte II)

Argillae: un mosaico di biodiversità per vini eccellenti C'eravamo lasciati dopo l'interessante immersione nel mondo di Sirio Anfore a Città della Pieve, per dirigerci ad Allerona, dove si estende l'Azienda Agricola Argillae. Questa vasta tenuta copre circa 220 ettari complessivi, ma solo 15 di questi sono dedicati ai vigneti. I restanti ettari sono un prezioso scrigno di boschi, un lago e altre forme di biodiversità, elementi essenziali che contribuiscono a creare un ecosistema equilibrato e a garantire la produzione di uve eccellenti. I vigneti godono di un'ottima esposizione est-ovest, abbracciando le pendici di ridenti e assolate colline situate ad un'altitudine compresa tra i 150 e i 300 metri sul livello del mare. Questa particolare ubicazione contribuisce a creare un microclima ideale per la viticoltura, diverso tuttavia dal più noto areale orvietano.
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25 Maggio, 2025

Alla scoperta di Argillae e Sirio Anfore - parte I

Un’esperienza formativa nel cuore dell’Umbria Un sole primaverile ha incorniciato un’esperienza formativa ed entusiasmante per i sommelier dell’AIS di Arezzo. Questa giornata speciale di formazione è nata da un incontro significativo avvenuto lo scorso dicembre. grazie a press tour organizzato da Multimedia Milano in Umbria, ho conosciuto Giulia Di Cosimo di Argillae e Fabrizio Ratti di Sirio Anfore.  
Fin da subito con Giulia abbiamo concordato sull’importanza di una comunicazione efficace sia sul ruolo delle anfore come contenitore vinicolo, sia sulla straordinaria qualità dei vini che se ne possono ricavare. Chiarezza sul mondo dell’anfora Giulia e Fabrizio credono fermamente in un programma didattico, rivolto non solo alle scuole  e alle associazioni di sommelier, ma anche a giornalisti ed esperti del vino. Il fine è fare chiarezza sul complesso mondo dell’anfora. Attualmente, infatti, regna una certa confusione in merito, non solo tra il grande pubblico. Lo scopo di questo programma è fornire nozioni tecniche precise sui materiali, le cotture e la porosità di questi contenitori. Sirio Anfore: trai più importanti Players mondiali È fondamentale anche prendere in considerazione i vari players presenti in Italia e nel mondo: Sirio Anfore è uno dei pochi produttori italiani di anfore tecniche per vino, insieme a realtà come Artenova (Impruneta, Firenze) e Tava (Trentino). A livello mondiale, i produttori più noti si trovano in Georgia (dove le anfore, o qvevri, sono parte di una tradizione millenaria, con produttori come Twins Wine House o Mildiani Family Winery). In Portogallo (Talha, ad esempio con Rocim) e in Spagna (Tinajas, come la fabbrica Moreno Leon). In questo panorama, Sirio Anfore si posiziona come un attore di rilievo, riconosciuto per la sua innovazione e la capacità di rispondere alle esigenze specifiche dei produttori, definendo gli standard delle anfore tecniche moderne. Fabrizio Ratti: l’umile artigiano della tradizione  La giornata è iniziata a Città della Pieve, dove ad accoglierci c’era Fabrizio Ratti, anima di Sirio Anfore. Questa realtà opera in ben 21 paesi nel mondo, producendo anfore di ceramica microporosa di altissima qualità. Fabrizio si definisce un semplice artigiano, nonostante la sua visione lungimirante e il successo internazionale. La nascita di Sirio Anfore è stata una risposta creativa a un periodo di significativo calo nel settore edilizio.  La sua famiglia gestisce da oltre 35 anni una fornace specializzata nella produzione di mattoni e pavimenti in cotto, materiali che per decenni hanno rappresentato un punto fermo nel settore edilizio. Negli ultimi anni, il comparto ha subito una profonda crisi, causando un drastico calo della produzione. Fabrizio ha così provato a reinventarsi, sfruttando la sua innata creatività e la profonda conoscenza dell’argilla per esplorare nuove opportunità e riconvertire una parte dell’attività di famiglia, che tuttora continua a produrre laterizi tradizionali. Partire dall’acqua per la riconversione Il percorso di Fabrizio verso le anfore vinicole non fu immediato. Il suo primo tentativo di diversificazione lo vide impegnato nella creazione di vasi in ceramica per la depurazione dell’acqua. Questo progetto si basava sull’idea di un ingegnere guatemalteco, ispirata agli antichi filtri d’acqua in ceramica di origine Maya, noti per la loro efficacia nel purificare l’acqua attraverso la filtrazione microporosa. Nonostante il potenziale sociale del progetto, Fabrizio non riuscì a ottenere il sostegno economico necessario da parte di enti e fondazioni, e fu costretto ad accantonarlo. Dall’acqua al vino: l’incontro decisivo con Michele Bean Fu proprio in questo momento di passaggio che avvenne l’incontro cruciale con l’enologo Michele Bean. All’epoca, Michele collaborava come consulente per Giovanni Bulgari, il celebre gioielliere e vicino di casa di Fabrizio, proprietario dell’azienda agricola Podernuovo a Palazzone a San Casciano dei bagni (SI). Michele, un enologo friulano con un’ampia esperienza internazionale, stava affrontando notevoli problemi con i contenitori vinari in Sicilia, spesso difettosi e difficili da gestire. Riconoscendo la straordinaria competenza di Fabrizio nella lavorazione dell’argilla e la sua abilità nel creare ottimi manufatti, Michele gli propose una sfida ambiziosa: realizzare vasi vinari tecnici, in grado di garantire un affinamento del vino controllato e senza difetti. Questa proposta ha segnato l’inizio di una collaborazione fruttuosa che avrebbe portato alla nascita di Sirio Anfore. La filosofia di Sirio Anfore e tecnologia high-tech Fondata dunque a maggio 2014, più di 10 anni fa, Sirio Anfore porta avanti due aspetti fondamentali. Il primo è un richiamo evocativo al passato, un legame con la storia del vino, poiché le anfore sono stati tra i primi contenitori utilizzati per accogliere e conservare il prezioso nettare. Il secondo aspetto è di natura tecnica, legato alla specifica tipologia di affinamento ed elevazione che questi contenitori conferiscono al vino grazie alla loro microporosità, e al loro utilizzo sia per la fermentazione che per l’affinamento dei vini. La loro produzione rappresenta una tecnologia high-tech che sposa l’antica artigianalità con strumentazioni all’avanguardia, garantendo precisione e risultati di eccellenza. Uno degli aspetti più affascinanti di Sirio Anfore è la sua capacità di ascoltare attentamente le esigenze dei produttori. Proprio da questo dialogo e dalla volontà di soddisfare richieste specifiche, nascono spesso nuove versioni di anfore uniche, come quelle realizzate su misura per Giulia e la sua azienda Argillae. Produzione delle anfore Sirio: dalla ceramica microporosa la chiave della traspirazione La realizzazione delle anfore Sirio richiede un processo preciso, dove il controllo di temperature, assemblaggio ed essiccazione è fondamentale per le proprietà traspiranti del materiale.
La ceramica microporosa nasce da una miscela di argille cotta tra i 900°C e i 1200°C. Questa forbice di temperature è cruciale influenzando direttamente la dimensione e la distribuzione dei pori. Temperature più basse aumentano la porosità, mentre quelle più alte la riducono, rendendo il materiale meno traspirante. A differenza della ceramica tradizionale, qui si cerca di non vetrificare il materiale per mantenere i pori aperti, consentendo uno scambio do ossigeno simile a come accade  con i contenitori in legno, ma senza cessioni. Assemblaggio ed essiccazione: fasi delicate L’assemblaggio delle anfore Sirio avviene unendo le singole sezioni (corpo, collo, base) con la barbottina, una “colla” d’argilla. È fondamentale che le superfici siano pulite e umide al punto giusto per un’adesione perfetta. Successivamente, l’essiccazione è la fase più critica: l’acqua deve evaporare lentamente e uniformemente, in ambienti controllati o ventilati. Questo previene deformazioni o crepe. La durata varia da giorni a settimane. Solo quando l’anfora è completamente asciutta è pronta per la cottura finale, che le conferirà la sua struttura e le sue proprietà definitive. Questo processo meticoloso garantisce che le anfore Sirio siano perfette per la micro-ossigenazione e la maturazione dei vini.   La Creatività di Fabrizio: Innovazione e Accessori per Sirio Anfore La visione di Fabrizio Ratti non si limita alla produzione delle anfore in sé, ma si estende all’ideazione di soluzioni innovative e accessori che ne migliorano l’utilizzo e l’efficacia. La sua innata creatività lo ha portato a sviluppare piccoli brevetti che dimostrano una profonda comprensione delle esigenze del settore enologico.
Tra questi spiccano i colmatori in vetro di Murano, prodotti da Sirio Anfore con il marchio SIRIO GLASS. Questi colmatori, realizzati interamente a mano da maestri vetrai di Murano con vetro temperato, sono un esempio di come l’arte tradizionale si fonda con la funzionalità enologica. Disponibili in diverse dimensioni e colori (trasparente, verde e ambra), sono progettati per adattarsi a vari tipi di contenitori, dalle botti in legno ai tini in acciaio e cemento, garantendo un’integrità e un controllo ottimali durante l’affinamento del vino. Kit specifico per la pulizia delle anfore, consulenze a tanto altro Inoltre, Fabrizio ha sviluppato un kit specifico per la pulizia delle anfore, dimostrando attenzione anche alla praticità e all’igiene. Questo kit, insieme alla possibilità di utilizzare zolfo o ozono tramite apposite apparecchiature fornite come accessori, semplifica le operazioni di manutenzione, assicurando che le anfore Sirio siano sempre nelle condizioni ideali per l’affinamento dei vini, con procedure di pulizia efficaci e semplici da attuare, come l’uso di soda caustica e acido citrico o tartarico per la neutralizzazione.
Questi dettagli rivelano non solo la competenza artigianale di Fabrizio, ma anche la sua capacità di anticipare le necessità del mercato e di offrire un sistema completo e all’avanguardia per la vinificazione e l’affinamento in anfora. Argillae: un mosaico di biodiversità per vini eccellenti Dopo l’interessante immersione nel mondo delle anfore di Sirio a Città della Pieve, ci siamo diretti ad Allerona, dove si estende l’Azienda Agricola Argillae. Questa vasta tenuta copre circa 220 ettari complessivi, ma solo 15 di questi sono dedicati ai vigneti. I restanti ettari sono un prezioso scrigno di boschi, un lago e altre forme di biodiversità, elementi essenziali che contribuiscono a creare un ecosistema equilibrato e a garantire la produzione di uve eccellenti. Nel prossimo articolo, proseguiremo il nostro viaggio addentrandoci nella visita e nella degustazione presso l’azienda agricola Argillae, in compagnia di Giulia Di Cosimo, per scoprire ulteriori dettagli sull’applicazione pratica di queste innovative tecniche. Benedetta Costanzo Le scoperte enoiche di Benny
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15 Maggio, 2025

Prosecco, Lambrusco e la rivoluzione "Martinotti"

Continuiamo il nostro effervescente viaggio nel mondo delle bollicine italiane. Nel mio precedente articolo [QUI IL LINK ]
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3 Maggio, 2025

Vinitaly in pillole. La Cappuccina

Vinitaly in pillole. La Cappuccina. Elena Tessari: Vini, Amore e la Forza del Cambiamento Il Vinitaly non è solo un'occasione per degustare grandi vini, ma anche un momento prezioso per incontrare persone speciali e intavolare conversazioni che vanno ben oltre il calice. È sempre un piacere ritrovare Elena Tessari, donna del vino veneto e figura di spicco dell'azienda storica La Cappuccina.
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26 Aprile, 2025

Al-Cantàra. Quando il vino si fa poesia

Un Incontro speciale al Vinitaly Il Vinitaly non è solo una fiera, ma un'esperienza umana. Un luogo dove incontri persone, scopri storie e capisci che dietro ogni bottiglia si nasconde un mondo di passione e, a volte, pura poesia. Questo è il mio racconto di un'edizione indimenticabile, segnata dall'incontro con un vero gentiluomo, il signor Pucci Giuffrida di Al-Cantàra Winery.
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16 Aprile, 2025

OperaWine 2025: io c'ero!

Eleganza e Contrasto nei Mercati Generali Grazie a un invito speciale, anche quest'anno ho avuto il privilegio di varcare le prestigiose porte dei Mercati Generali di Verona per OperaWine 2025, l'esclusiva anteprima di Vinitaly. L'evento si è tenuto sabato 5 aprile 2025, la vigilia dell'apertura ufficiale di Vinitaly, e ha riunito ancora una volta i 131 migliori produttori italiani selezionati da Wine Spectator.
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