Le scoperte enoiche di Benny

Benedetta Costanzo ci porta alla scoperta di piccoli vignaioli e territori che prima di essere raccontati, emozionano. Senza però disdegnare il raccontare le esperienze che devono essere considerate dei punti di riferimento o pietre miliari che dir si voglia, per gli appassionati di vino.

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7 Aprile, 2025

Benny School. Oltre lo Champagne

L'effervescenza italiana che conquista il mondo! Cari enoappassionati, quante volte abbiamo alzato un calice per brindare, magari a un successo o a un'occasione speciale, e abbiamo subito pensato allo Champagne?
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2 Marzo, 2025

Benny School. Si fa presto a dire vitigni!

Benvenuti a tutti gli appassionati di vino e ai curiosi! Oggi, in questo articolo della Benny School, ci immergeremo nel mondo affascinante della viticoltura, esplorando alcune delle varietà d'uva più diffuse e scoprendo le storie che si celano dietro i loro nomi.
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23 Febbraio, 2025

Amarone Opera Prima 2025 festeggia i 100 anni di Valpolicella

L'edizione 2025 di Amarone Opera Prima ha avuto un sapore speciale. La presentazione dell'annata 2020 dell'Amarone della Valpolicella si è svolta a Verona, presso il Palazzo della Gran Guardia, nei giorni 31 gennaio, 1 e 2 febbraio, in concomitanza con una ricorrenza storica di grande rilievo: il centenario del Consorzio Tutela Vini Valpolicella
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9 Febbraio, 2025

Guida Bio 2025: SOMMERSA DA UN MARE DI FOGLIE!

Un Mare di Foglie 2025: Salerno Capitale del Vino Bio Salerno, avvolta in un'atmosfera quasi primaverile ha ospitato un evento eccezionale dedicato al mondo del vino biologico: "Un Mare di Foglie 2025" (https://www.guidabio.it/). La presentazione della sesta edizione di Guida Bio (la Terza cartacea), la prima e unica guida italiana interamente dedicata ai vini biologici certificati e in conversione, si è trasformata in una due giorni di degustazioni, incontri e scoperte, in una cornice davvero unica. Proprio su WineTales Magazine qui era stato preannunciato questo evento imperdibile e la promessa di un'esperienza memorabile è stata ampiamente mantenuta.
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26 Gennaio, 2025

FIVI 2024. Assaggi e scoperte – parte II

FIVI 2024. Assaggi e scoperte – parte II. Toscana: cuore giovane e vini di carattere. Rieccoci qui, pronti a stappare l'ultimo capitolo del nostro racconto sul FIVI 2024. Come promesso, dopo aver viaggiato tra le eccellenze di Marche, Trentino e Lombardia, torniamo a casa, nella mia Toscana. Questa non è solo una terra di nomi blasonati e grandi riserve, ma anche un vivaio di giovani talenti che, con coraggio e sensibilità, stanno scrivendo nuove pagine della viticoltura regionale. Vi parlerò di tre incontri che mi hanno scaldato il cuore, confermando che il futuro del vino toscano è in ottime mani.
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19 Gennaio, 2025

FIVI 2024. Assaggi e scoperte - parte I

Il Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti (FIVI) 2024 è stato, per me, l’apice di una settimana di grandi soddisfazioni personali. La XIII edizione (ricordate i numeri da record: oltre 28.000 visitatori e 1.008 vignaioli!) si è svolta mentre io affrontavo un traguardo altrettanto significativo. Proprio il sabato d’apertura, il 23 novembre – giorno noto per i grandi disagi logistici che fortunatamente ho evitato – mi ha visto superare il complicatissimo esame che mi ha incoronato Maestro Assaggiatore di Formaggi ONAF!
Una gioia immensa che presto vi racconterò, ma che ha reso il mio arrivo in fiera ancora più agognato. Esame Onaf e sciopero treni… entrambi superati Nonostante i festeggiamenti, la domenica mattina la chiamata di Bologna era troppo forte. Ammetto di aver nutrito non poche perplessità: il 24 novembre era giornata di sciopero ferroviario e i treni garantiti erano pochi, lasciando presagire forti ritardi e disagi. Ma la prospettiva di incontrare i vignaioli che stimo, condividere assaggi e fare nuove scoperte (soprattutto con le mie amiche Donne del Vino), mi ha spinto a non demordere. Contro ogni previsione, sono giunta a Bologna e, miracolosamente, ho trovato un taxi che mi ha portato in Fiera. È così, tra la gioia del successo personale e la caparbietà del viaggio, che è iniziato il mio FIVI 2024. Le mie considerazioni sull’evento, sulle masterclass, VinSanto di Barattieri o sull’olio EVO FIOI, le ho raccontate nel mio articolo precedente (Link) quindi ora dedichiamoci al cuore dell’evento: gli assaggi! La prima fotografia della vendemmia 2024 Il vero valore del Mercato FIVI per me non risiede solo nel calice, ma nel dialogo. Entrare nei padiglioni è come leggere la prima, fondamentale fotografia della vendemmia italiana che si è appena conclusa. Ascoltare le voci dirette dei vignaioli, che arrivano da ogni singola regione, è insostituibile.
Ognuno di loro racconta una storia fatta di sfide climatiche uniche e condizioni pedoclimatiche radicalmente diverse, dalla siccità pugliese alle gelate alpine, dai temporali toscani alle brezze marine sarde.
Sentire dalla loro viva voce come è andata la raccolta, assaggiare magari qualche prova di botte e confrontare le prime sensazioni è un privilegio. E’ un modo autentico per comprendere l’annata che sarà imbottigliata. Questa diversità di prospettive e l’opportunità di incontrare i produttori che stimo e ammiro, sono il vero motore che trasforma la fiera in un’esperienza di conoscenza profonda. Pronti al viaggio tra gli assaggi? Come al solito questo non sarà un racconto cronologico. Non viaggeremo in ordine di assaggio, né passerò in rassegna ogni singolo calice da me degustato nei due intensi giorni di fiera.
Piuttosto, condividerò con voi una selezione ragionata: i vini che mi hanno colpito di più, le etichette che sono finite direttamente nel mio carrello e, naturalmente, le novità che meritano attenzione. In questo percorso di scoperte, sono stata fortunata ad essere sempre affiancata dalle mie amiche Donne del Vino. Da grandi esperte del settore, queste compagne di viaggio hanno condiviso con me con schiettezza e competenza i vari assaggi. Tante donne e tante amiche che, in questi due giorni intensi, mi hanno offerto non solo il loro palato esperto, ma anche la gioia della condivisione.
Di ogni cantina, proverò a dare un piccolo e mirato accenno alla storia e punterò sui dettagli distintivi che rendono quel produttore meritevole di attenzione.
Lasciate che vi guidi attraverso queste scoperte, dove l’emozione dell’assaggio si unisce alla passione del vignaiolo. Pronti per il viaggio? Let’s go! Marche: l’ultima frontiera di ricerca Le marche sono state per me un territorio di recente e profondo studio, un interesse nato in particolare grazie alla Convention Nazionale delle donne del vino dello scorso giugno. E’ un luogo affascinante, fatto di “Marche” al plurale in senso geografico: diverse province, microclimi e zone produttive che spaziano dal litorale adriatico fino ai Sibillini, offrendo una varietà di terroir che è quasi unica in Italia. La mia curiosità non si è esaurita in questa cinque giorni di Convention e grazie a Ilaria Ippoliti, direttrice del Consorzio dei vignaioli delle Marche, ho conosciuto alcuni produttori davvero interessanti. Ai FIVI, sono andata a trovarli e i loro assaggi si sono senza dubbio posizionati tra i miei preferiti. Il verdicchio di Matelica di Gagliardi Prima tappa è alla scoperta di Gagliardi, un’azienda che incarna l’anima più pura del Verdicchio di Matelica. Qui si vinifica l’uva in purezza, esaltandone le diverse sfaccettature. Ad affascinarmi è stata la gamma che mostra l’impressionante longevità di questo vitigno. Dal Matelica più fresco fino a interpretazioni di grande struttura. Tra i vini, spicca il Maccagno. Un Verdicchio di Matelica Riserva che si distingue per la sua potenza e lo spessore. È un vino che non teme il tempo, ma lo usa per evolvere verso complessità terziarie di grande fascino. Broccanera: l’eleganza delle bollicine marchigiane Spostandoci, troviamo l’azienda Broccanera, che ha fatto della vocazione spumantistica la sua missione, dimostrando che le Marche possono competere ad alto livello nel mondo delle bollicine. L’azienda ha una storia radicata, ma con uno sguardo costante all’innovazione e alla ricerca di eleganza. Anno dopo anno, si percepisce un miglioramento nella finezza del perlage e nella pulizia aromatica dei loro spumanti. La loro punta di diamante è il Dosaggio Zero. Una bollicina in cui la ricerca dell’eleganza si traduce in un sorso teso, verticale e puro, che lascia parlare il terroir senza compromessi, migliorando costantemente nella definizione e nella piacevolezza. Casalucciola e l’estro di Luca Casalucciola è l’esempio di come la passione possa reinventare una vita. L’azienda è la creatura di Luca, che, per citare Dante, si è ritrovato a intraprendere una vita da vignaiolo “nel mezzo del cammin di nostra vita”. La sua storia è quella di una conversione, di un ritorno alla terra che traspare in ogni sorso. La sua produzione è incentrata su una gamma di vini che esprimono estro e personalità. Tra cui il loro rifermentato in bottiglia, Beneverino, che ho trovato particolarmente vivace e convincente. I vini di Casalucciola sono una finestra sul carattere del loro creatore. Autentici, pieni di vita e con un pizzico di sana irriverenza. Un’ottima aggiunta alla lista dei produttori marchigiani da seguire con attenzione. Il filo rosso tra Marika Socci e il “Buongiorno in vigna” A rendere l’esperienza ancora più significativa è stato l’incontro, finalmente di persona, con Marika Socci. Ho conosciuto la sua azienda e la sua passione anni fa, grazie al podcast “Buongiorno in vigna”, nato durante il lockdown per permetterci di “visitare” virtualmente le aziende. All’epoca, quando muoversi era impossibile, le sue parole mi avevano colpito tantissimo. Da quel giorno ho cercato e assaggiato i suoi vini in più occasioni, e poterle parlare ai Fivi è stato come concretizzare quell’incontro avvenuto anni prima solo attraverso la voce. La sua realtà, con il suo approccio autentico, merita un approfondimento dedicato. Un tête-à-tête che spero di concretizzare presto con una visita in cantina, e di cui vi parlerò nel dettaglio in un prossimo articolo. Casaleta: le bollicine di Cristina e la saggezza di tre generazioni Per completare il mio viaggio marchigiano, mi sono fermato al banco di Casaleta, un’azienda che racchiude in sé la saggezza di tre generazioni e l’attaccamento viscerale al territorio di Castiglioni di Arcevia, in provincia di Ancona. La storia di famiglia è affascinante: nasce nel settore della macelleria-norcineria, per poi espandersi all’agricoltura negli anni Settanta e infine, negli anni Novanta, concentrarsi sul Verdicchio. La scelta più coraggiosa è stata quella di non espiantare le vecchie vigne di oltre settant’anni, ma di preservare il prezioso materiale genetico. Oggi l’azienda è gestita dalla mamma Oretta e dai figli, tra cui ho avuto il piacere di confrontarmi con Cristina. Le loro bollicine a base Verdicchio (il vitigno autoctono di punta) sono state una scoperta interessante. In particolare, il loro Metodo Classico Pas Dosé o il Dosaggio Zero mostrano una personalità forte, con una tensione e una mineralità che fanno del Verdicchio un vitigno fantastico. con la dovuta esperienza, si possono produrre buoni spumanti, e nel caso di lunghi affinamenti sui lieviti presentano complessità e struttura. Un assaggio che unisce tradizione e l’energia di una famiglia che guarda al futuro. Trentino oltre le bollicine Il Trentino è un’altra terra che mi ha rubato il cuore. Non è solo la patria del blasonato Trento Doc, ma un mosaico di microclimi e vitigni autoctoni che sta emergendo grazie a una nuova generazione di giovani vignaioli. Loro, con il rispetto della tradizione ma lo sguardo all’innovazione, stanno elevando ancora di più la percezione di questo magnifico territorio.
Avendo poche righe a disposizione, vi parlerò delle tre cantine che mi hanno colpito di più ai Fivi. Marco Comai: la meticolosità del Garda Trentino A Riva del Garda, la cantina di Marco Comai è sinonimo di attenzione e meticolosità, come ho potuto constatare personalmente visitando i suoi vigneti. Marco ha una filosofia biologica che si riflette in vini che bilanciano splendidamente il carattere territoriale con l’eleganza varietale. Il suo Sauvignon Blanc Doc Trentino è davvero speciale, un’espressione che unisce intensità aromatica e freschezza salina. Ma è nelle bollicine che il suo talento brilla: il suo Trento Doc è riconosciuto anche dai suoi colleghi per la precisione esecutiva. L’assaggio del suo Metodo Classico mi ha lasciato come sempre la bocca pulita e la voglia di un altro sorso, confermando la sua abilità nel creare spumanti tesi ed equilibrati. Spero di riuscire a raccontarvi il nostro primo incontro in cantina, avvenuto qualche tempo fa, quando la “Busa” per me era ancora una sconosciuta. Gabriele Furletti: eleganza e struttura A pochissima distanza, si trova l’azienda guidata da Gabriele Furletti che, insieme al fratello, in pochi anni si è affermata per la qualità e la precisione dei suoi vini. I Furletti riescono a conferire un’eleganza notevole anche a vitigni che, in altre versioni, tendono a lasciarmi indifferente. È il caso del suo Pinot Grigio Riserva Doc Trentino. Ottenuto da una vigna storica con terreno fortemente calcareo, è un vino che non è solo fragrante, ma vellutato e sapido, con un equilibrio sorprendente tra morbidezza data dal passaggio in barrique e vivacità.
Non da meno è il suo spumante: il Reiff Trento Doc Extra Brut, ottenuto da Chardonnay, è la dimostrazione di come la loro precisione si estenda anche al Metodo Classico, risultando un calice di grande finezza ed espressione del terroir collinare. De Tarczal: l’orgoglio del marzemino d’Isera con Elena Infine, l’incontro con Elena De Tarczal è sempre un momento speciale. La sua azienda, De Tarczal (il cui nome corretto è con la zeta), è una delle realtà storiche di Isera, in Vallagarina, con una tradizione che affonda le radici nell’epoca dell’Impero Austro-Ungarico, quando il Marzemino era il vino della Corte. Oggi, Elena, con le sue sorelle, porta avanti la visione del padre, Ruggero de Tarczal, che ha dedicato la sua vita alla vigna.
Elena, che è anche un’attiva Donna del Vino, ci ha offerto un assaggio memorabile. Il Marzemino Trentino Superiore Husar, pur non riportando il vitigno in etichetta, è un esempio magnifico di come questo autoctono possa esprimersi con armonia, eleganza e quel gusto lievemente amarognolo tipico del Marzemino d’Isera. Non ho potuto resistere al suo Trento Doc che è sempre impeccabile. Lombardia e la turbiana in lattina Ci spostiamo in Lombardia, sulle sponde del lago di Garda, per parlare di un’innovazione che mi ha particolarmente colpito: il vino in lattina di Perla del Garda. Ho incontrato Giovanna Prandini, l’anima dell’azienda, che ha portato in fiera un packaging non solo bello e accattivante, ma estremamente funzionale e adatto ai contesti informali.
Giovanna mi ha spiegato che, dopo aver coniugato l’uva Turbiana (il vitigno del Lugana) in tutte le tipologie previste dal disciplinare, ha voluto trovare un contenitore innovativo che potesse parlare a un pubblico giovane. È un modo per intercettare chi, tra cocktail e aperitivi, spesso vede il vino come un elemento semplice e privo di storia. Con questa scelta, Perla del Garda vuole invece comunicare la filiera agricola e il bellissimo territorio del Lago di Garda attraverso un contenitore piccolo da 0,25 cl. Una capacità ridotta che non solo è perfetta per l’informalità, ma invita anche a una beva più consapevole. Da sottolineare che il contenuto alcolico è volutamente contenuto, oscillando tra i 10.50 e gli 11° vol. alc. Un progetto che coniuga l’autoctono con la modernità, puntando sulla semplicità d’uso senza rinunciare alla qualità. Nove Lune e Alessandro Sala Restiamo in LOMBARDIA, ma ci spostiamo in provincia di Bergamo per incontrare un vero punto di riferimento per la viticoltura sostenibile: Alessandro Sala dell’azienda Nove Lune.
Alessandro è l’esempio di un produttore visionario, la cui filosofia si basa sull’ecologia e l’etica: produrre vini di qualità riducendo al minimo l’impatto chimico sull’ambiente e sui consumatori finali. Questo è possibile grazie ai PIWI, acronimo tedesco di Pilzwiderstandsfähige (cioè “vitigni resistenti ai funghi”). Questi vitigni sono frutto di incroci naturali che li rendono molto resistenti alle malattie (come peronospora e oidio), permettendo di eliminare o ridurre drasticamente i trattamenti in vigna. Il ruolo di Alessandro Sala non è solo aziendale: è anche il Presidente del Gruppo PIWI LOMBARDIA, un’associazione fondamentale che promuove la ricerca e la diffusione di queste varietà.
I vigneti di Nove Lune si trovano tra i comuni di Cenate Sotto e Cenate Sopra, ai piedi del Monte Misma, su terreni collinari argillosi a circa 450 metri s.l.m.. Dall’eccellenza dei piwi e il vino in miniera La sua presenza al Fivi è stata un successo travolgente, tanto che, quando sono arrivata al suo stand, aveva venduto tutto! Fortunatamente, i vini di Nove Lune li conosco bene e so che i suoi progetti sono unici. Il vino passito Theia è il loro fiore all’occhiello. Un vino biologico pluripremiato, ottenuto da uve piwi (come Helios, Solaris e Bronner) che, grazie alla loro buccia spessa, resistono perfettamente all’appassimento. È noto per il suo eccezionale equilibrio tra dolcezza, freschezza e salinità.
Il metodo classico in miniera,  lo spumante Costa Jels,  è un progetto audace. Un metodo classico affinato per 60 mesi nelle gallerie della storica miniera di Costa Jels a Gorno (Bg), a 830 metri s.l.m., dove l’assenza di luce e la temperatura costante di 10°C ne garantiscono una maturazione ideale e unica al mondo.
Il macerato (orange wine), l’ immancabile Rukh, ottenuto principalmente dai piwi Bronner e Johanniter. Questo vino fermenta e affina per diversi mesi in anfore di terracotta a contatto con le bucce, donando quel tipico colore arancio dorato e una grande complessità agrumata e tannica. Al prossimo calice con la Toscana e altre chicche Il nostro viaggio tra le Marche, il Trentino e la Lombardia per questo primo racconto è giunto al termine. Spero che gli assaggi scelti – che per me rappresentano non solo grandi vini ma anche l’incontro con vite umane e storie familiari di dedizione – vi abbiano incuriosito.
Come vi ho promesso, non è finita qui! Per non far diventare questo articolo un mero elenco, mi fermo adesso, ma l’avventura riprenderà prestissimo. Il prossimo appuntamento sarà un omaggio alla mia Toscana e ad altre “chicche” scoperte al FIVI che meritano il giusto spazio. Quindi, stay tuned… e intanto, in alto i calici! 🍷 Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
Mi trovi su Instagram come @benedetta.costanzo
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11 Gennaio, 2025

FIVI 2024. Successo che incoraggia

Si è conclusa con un bilancio trionfale la XIII edizione del Mercato dei Vini dei Vignaioli Indipendenti (FIVI) 2024. Organizzata da Bologna Fiere, la tre giorni più attesa dell'anno da operatori di settore e appassionati,  ha registrato un'affluenza record di oltre 28.000 visitatori, consolidando la sua posizione come uno degli eventi di punta nel panorama vinicolo nazionale.
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4 Gennaio, 2025

La magia di Vinicoli 2024 ad Anghiari

Luci e Calici nel Borgo per la seconda edizione La Valtiberina Toscana ha riacceso le sue luci più calde e celebrato la sua profonda vocazione enogastronomica con la seconda edizione di Vinicoli – degustazioni nel cuore di Anghiari. L’evento si è svolto dal 6 all’8 dicembre 2024, ma le celebrazioni erano già iniziate la sera di giovedì 5 dicembre con un’apertura d’eccezione: la cena inaugurale al Ristorante La Nena, un “incontro a tavola tra vino e chianina”, che ha dato il via a tre giornate interamente dedicate ai vini pregiati e alle eccellenze gastronomiche. La manifestazione ha offerto un’esperienza unica e coinvolgente, elevando Anghiari a vero e proprio palcoscenico di sapori, cultura e pura magia natalizia, in un itinerario che ha permesso ai consumatori di incontrare professionisti del settore e vivere al meglio l’esperienza. L’apice emotivo è stato raggiunto la sera del 7 dicembre, quando la manifestazione è culminata nell’incantevole accensione serale delle candele, una tradizione che ha avvolto il borgo in un’atmosfera indimenticabile e raccolta. Il successo è stato confermato da numeri importanti: oltre 6000 calici di vino serviti durante l’evento. Anghiari: Tra Storia e Sapore Anghiari, insignito del prestigioso titolo di uno dei Borghi più belli d’Italia, non è mai un semplice sfondo pittoresco, ma un vero e proprio protagonista della storia e della cultura toscana. Il suo profilo inconfondibile evoca immediatamente l’eco della celebre Battaglia di Anghiari del 1440, un evento che, sebbene non sia più visibile, fu immortalato da Leonardo da Vinci in un affresco epico. Passeggiare per l’antico centro storico significa compiere un viaggio nel tempo. Le sue vie arrampicate e lastricate, che salgono lungo la collina, creano una scenografia naturale mozzafiato, intrisa di secoli di vicende. La magia del borgo si è amplificata in modo straordinario la sera del 7 dicembre, in perfetta coincidenza con il cuore di Vinicoli, grazie alla suggestiva iniziativa “Anghiari si accende“. In questa data speciale, l’illuminazione pubblica cede il passo a oltre mille tra candele e torce che inondano i vicoli e le piazze. Questa splendida tradizione si è consolidata negli ultimi anni come un appuntamento fisso e attesissimo del calendario natalizio. Dona ad Anghiari un’atmosfera quasi fiabesca, fatta di luci calde e ombre misteriose. Un’ambientazione unica che ha reso l’esperienza di Vinicoli un momento di festa raccolto e incantato. Il Percorso Errante: Un Borgo da Bere Vinicoli si è distinta per il suo format di “manifestazione errante”. Il nome evoca perfettamente il concetto di vino nei vicoli. L’iniziativa, pur essendo solo alla seconda edizione, ha dimostrato una maturità organizzativa tale da reggere il paragone, in termini di coinvolgimento territoriale, con altre rassegne di fama nazionale. L’evento non si è chiuso in un unico spazio, ma ha animato l’intero centro storico di Anghiari, trasformando i vicoli, le piazze e i fondi storici in un affascinante “serpentone” di degustazione. Ciò ha costretto i partecipanti a scoprire anche gli angoli meno battuti del borgo. L’esperienza è stata facilitata da tre info point dove si ritirava il calice con la borsina a tracolla e si acquistavano i ticket degustazione (disponibili in tagli da 5€, 10€ o 20€ con un bonus), guidando i wine lovers in un’immersione totale con i migliori vini non solo del Centro Italia e i tesori gastronomici locali. Gli step enogastronomici L’intero itinerario di Vinicoli si è articolato attraverso quattro step principali, dalla bollicina al distillato, offrendo un’esperienza completa e bilanciata tra il gusto locale e l’eccellenza nazionale e internazionale.
Il primo Step: Calici di Vita – Bollicine e Antipasti, ospitato in Piazza del Comune. Offriva una panoramica sugli spumanti che aprivano il percorso gustativo. Dal prosecco a un Francia corta saten per andare in vini della Loira e della Borgogna. Merita una menzione speciale il metodo classico Pinot nero “Crudo la Palerna” dalla beva vibrante ed elegante. Gli spumanti proponevano come abbinamento della tradizione toscana,  la Ribollita, il lombetto e il crostino.
Proseguendo lungo la discesa, Step 2: I Grandi Assaggi – Bianchi, Rosati e Macerati, forse la tappa più intrigante, ospitata tra la Cantina del Granduca e il Feudo del Vicario. Il palato si confrontava con etichette ricercate da nord a sud e anche macerati interessanti. La sosta gastronomica offriva i primi piatti della tradizione toscana, come la pappa al pomodoro con porcini e la polenta al ragù della cantina, confermando una lodevole ricerca di equilibrio.
Il focus sui vini rossi avveniva nello Step 3: Le Icone del Vino – Rossi e Secondi Piatti, con postazioni al Pizzicagnolo e al Bistro Talozzi. Qui si potevano assaggiare grandi rossi strutturati, nonché curiosi vini internazionali come un Albahra uruguaiano o un Bordeaux L’impréssion di Mauvesin Barton. L’abbinamento si legava alla tradizione robusta tipica toscana, con il celebre peposo con fagioli all’uccelletto oppure la ciaccia calda con salsiccia, peperoni e cipolla.
Infine, l’atmosfera si completava in dolcezza con lo Step 4: Dolce Palato – Distillati, Delizie e DJ Set. Questa sezione finale proponeva cioccolata artigianale e prodotti natalizi, il tutto accompagnato dalle eccellenze nel campo dei distillati proposti da ANAG (Associazione Nazionale Assaggiatori Grappe e Acquaviti). L’evento si chiudeva in convivialità, con la musica del DJ set. La vasca vinaria e il filo conduttore delle Masterclass Il cuore pulsante e storico delle Masterclass di Vinicoli batte all’interno del Palazzo Pretorio, grazie a un ritrovamento archeologico di straordinaria importanza. A testimonianza dell’antica e profonda cultura del vino nel territorio di Anghiari, spicca l’antica vasca vinaria romana. Questo sito, riportato alla luce, non è solo un reperto; è un simbolo tangibile di come la produzione e la celebrazione dei frutti della terra affondino radici millenarie in questa valle. La vasca, con la sua struttura e posizione, ci offre indizi sui metodi di vinificazione ancestrali, probabilmente legati alla pigiatura dell’uva per calpestio in ambienti comunitari.
Il racconto di Vinicoli 2024 non può prescindere da una masterclass in particolare, che ha ripreso il filo conduttore dell’edizione precedente. L’anno scorso, l’esperienza emozionante si era svolta proprio nell’antica vasca vinaria del Palazzo Pretorio con l’AIS. Ho avuto il privilegio di condurre personalmente le due masterclass, tenutesi il 07 e il 08 dicembre 2023, degustando etichette locali e nazionali nel luogo esatto in cui, centinaia di anni fa, veniva prodotto il vino. Una suggestione non da poco, specialmente quando si parla di vini locali e vicini al comprensorio aretino. L’evoluzione della Masterclass con AIS e ONAF: abbinamenti e coinvolgimento Per la seconda edizione di Vinicoli, la tradizione delle Masterclass è stata onorata e arricchita, pur spostandosi logisticamente in una sede più ampia. Le degustazioni di alta gamma si sono svolte negli stessi giorni, ma nella più capiente e sontuosa Sala del Consiglio all’interno del Palazzo Pretorio. Tuttavia, non poteva mancare un tributo a quel luogo mitico che aveva ospitato la prima edizione: la Masterclass è stata infatti preceduta da un significativo percorso rievocativo nella vasca vinaria, prima di affrontare la degustazione.
L’incontro è risultato particolarmente partecipato e coinvolgente. Ho avuto il piacere di affiancare il collega Filippo Lazzerini, sommelier AIS Firenze, che rappresentava Retrogusti in un duplice approfondimento tecnico. Mentre Filippo ha guidato i presenti nell’analisi e nella scoperta dei vini selezionati, ho avuto l’onore di curare l’abbinamento perfetto, spiegando l’arte casearia e la scelta meticolosa dei formaggi in base alle specifiche caratteristiche organolettiche dei vini. L’interazione con il pubblico è stata intensa e fruttuosa, trasformando la masterclass in un momento di scoperta attiva e condivisa che ha richiesto il coinvolgimento diretto di tutti, lasciando un segno tangibile nel ricordo dei partecipanti. Altre Masterclass di approfondimento Nella giornata di sabato 7 dicembre luna masterclass è stata dedicata ai salumi con l’incontro intitolato “Vini e Salumi – alla scoperta di vini e salumi del territorio”. L’evento, curato da ONAS (Associazione Nazionale Assaggiatori Salumi) in collaborazione con Beba Wine. gli esperti hanno guidato i partecipanti nell’analisi sensoriale e negli abbinamenti che hanno esaltato i prodotti di norcineria locali. Ha fatto seguito una Masterclass con focus sul settore caseario, intitolata “Vini e Formaggi – scopriamo vini e formaggi di confine fra Toscana e Umbria”. Questa sessione, curata da ONAF Siena-Arezzo e Beba Wine, si è concentrata sull’affinamento dei formaggi regionali e sulla ricerca del perfetto equilibrio con i vini del territorio, celebrando il ricco patrimonio gastronomico a cavallo tra le due regioni. In conclusione verso la tripletta Vinicoli 2024 si conferma, dunque, non solo come una vetrina di eccellenze, ma come un evento che sa unire con maestria storia, tradizione e l’appassionata cultura dell’enogastronomia di qualità. Anche la seconda edizione di Vinicoli si è rivelata un successo straordinario, capace di unire la magia intramontabile dell’antico borgo illuminato dalle candele con la qualità eccelsa dei prodotti. L’affluenza e l’entusiasmo hanno confermato la validità di un format che unisce storia, cultura enogastronomica e partecipazione attiva.
È stato un onore e un grande piacere prenderne parte attivamente, contribuendo in maniera sinergica sia come AIS nella conduzione tecnica delle Masterclass, sia come ONAF (Assaggiatore Formaggi) nell’arte dell’abbinamento. Poter condividere la passione per l’eccellenza e l’unicità di luoghi come la vasca vinaria del Palazzo Pretorio ha reso l’esperienza ancora più significativa.
I numeri e il coinvolgimento massiccio del pubblico hanno consolidato Vinicoli come una delle rassegne più promettenti del panorama nazionale. L’appuntamento è già fissato: invitiamo tutti i wine lovers a non perdere la prossima edizione che, ne siamo certi, nel 2025 farà una memorabile tripletta! Benedetta Costanzo
Le scoperte enoiche di Benny
benedetta.costanzo@winetalesmagazine.com
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21 Dicembre, 2024

I segreti della verticale di San Paolo. Svelati!

I segreti della verticale di San Paolo a Pievalta. Svelati! Continuiamo il racconto a Pievalta. Come promesso, in questo articolo vi svelerò i segreti di una verticale emozionante e di una splendida cena gourmet, un'esperienza che ci ha immerso nel cuore di Pievalta e della sua filosofia produttiva. Il mio viaggio in questa affascinante tenuta marchigiana ha svelato non solo l'eccellenza dei suoi vini, ma anche la profonda passione che anima chi ogni giorno lavora la terra e trasforma l'uva in capolavori. Insieme ad Alessandro Fenino abbiamo prima visitato la cantina e poi, con le  idee più chiare. abbiamo affrontato l'attesa verticale.
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