Riflessioni Enologiche di un Viaggiatore diVino

Marco Sargentini ci porta dentro un mondo fatto di storie di incontri e di vino. Momenti di convivio nei luoghi dove il tempo “si ferma” e l’orologio non ticchetta più: le Enoteche.

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13 Gennaio, 2025

Un volo splendido

  Il fiume della vita scorre tra le sponde del dolore e del piacere. Il problema sorge quando la mente rifiuta di fluire e si arena sulla riva. Per fluire intendo accettare, accogliere, ciò che viene e lasciare andare ciò che va. A volte spendiamo così tante energie per superare situazioni credendo di essere forti, quando invece la scelta più coraggiosa che possiamo fare è proprio quella di lasciar andare. Molto spesso ciò che ci impedisce di compiere determinati gesti, è il vuoto emotivo in cui ci troviamo, ma è proprio da lì che nuova luce può filtrare nella nostra vita. Troppo spesso altrimenti imprigionata in una sorta di frenesia cronicizzata. La dimensione della lentezza è diventata estranea alla nostra condizione e alla nostra concezione. Ma questa estraneità ci ha privati non solo della possibilità di riflessione ma probabilmente anche della capacità di osservazione. Senza osservazione non si può riflettere. Senza riflettere non si può capire. Tutto quello con cui abbiamo relazione ci impone una fretta. Andare, tornare, cominciare, finire, leggere, parlare. Vivere. Accade tutto in fretta. Accade tutto senza una riflessione, e probabilmente senza una comprensione profonda dell’accadere, dell’essere, di quello che si dice, di quello che si fa. Diamo fretta al tempo. Vogliamo che scorra più in fretta di quanto scorre. Abbiamo fretta di dare cominciamento ad una cosa diversa da quella che stiamo facendo, di pensare qualcosa di diverso da quello che stiamo pensando. Un Volo Splendido è un attimo di riflessione, di pace, dove ci si ferma a pensare e a studiare tutto intorno. Non mi dispiace osservare la strada colpita dalle luci e solcata da individui di ogni genere e in diverso modo indaffarati. Penso che sia bello stare difronte una vetrina a guardarsi attorno, mentre risuonano alcune note nella testa. Note sempre festose quando ti trovi, nelle vie del Centro di Roma nel corso del periodo Natalizio, in un luogo inondato dalla luce e dal calore della sera; in un incrocio, trasposizione metafisica di un momento di stasi, al contempo, di un Volo, lo stesso Splendido intrapreso dai ragazzi del Vecio Bacaro Romano. Un locale che è un viaggio senza tempo, A/R, nel cuore di Roma in via dei Banchi Vecchi, che desidera trasferire quell’atmosfera unica dei bacari veneziani. Uno spazio che è un bagliore tra le luci, dove trovare suoni che si legano ad oggetti in modo da avere un significato: far bàcara ovvero partecipare a raduno di amici brindando alla salute del dio Bacco C’è un detto francese che recita: Si jeunesse savait, si veillesse pouvait, ovvero se la giovinezza sapesse se la vecchiaia potesse. Personalmente mi sento nel mezzo, ovvero nel momento tra quello che ho imparato e quello che posso ancora fare; nel mezzo di Un Volo Splendido in un luogo, dove assaporare un Eudald Brut Nature Massana Doya: Metodo Classico spagnolo della Regione Do Cava (Catalogna). Un vino realizzato con uve Macabeo, Xarel·lo e Parellada, un prodotto suadente dal fine perlage, con una leggera nota citrica che ne manifesta la freschezza e grande bevibilità; dal finale lungo e molto gradevole. Bon, bon questo xé proprio un vin… da bàcaro!, è un inno all’arte che in questo caso opera come catarsi durante un sogno. L’arte è immortale e la sua composizione è volutamente una sequenza atta a creare significati allegorici vissuti nella realtà. Amore, rabbia, felicità, tristezza, paura, sono le emozioni che si esprimono attraverso il luogo e di quest’ultimo ne fa parte come colonna portante il vino…Il connubio tra questo vino, e questo luogo è un rito magico, di purificazione. Una disinfezione che permette la trasmigrazione dell’analisi entro due spazi cui far immergere la riflessione: da una parte lo Spazio Bianco che, a partire dalla poesia, rappresenta il richiamo che spinge l’uomo a lasciare il suo porto sicuro per valicare ogni limite; dall’altra lo Spazio Nero, la tentazione di abbandonare ogni ricerca e rimanere saldi su una terraferma che non permette di raggiungere la libertà. Qualcuno ha detto che, tra le sofferenze di quella notte e del giorno successivo, la più grande fu quella di non vedere. Questo perché da sempre siamo abituati ad attribuire al naufragio le immagini di una fine irreparabile e senza speranza, che ci lascia spogli non solo di quello per cui ci siamo imbarcati ma anche di tutto quello con e per cui siamo partiti. Un Volo Splendido è una preghiera ad agire e superare ogni confine; oltre l’io, là dove l’ego si perde, le linee temporali e spaziali si piegano e finalmente, si apre un varco. È una supplica a diventare come Odisseo, al quale non importò più del destino della sua anima ma solo di ripartire sempre verso un nuovo naufragio, quando «scoprì con esultanza che non era il mare quello che stava navigando, ma lo Spazio sterminato che circonda la vita di ogni uomo».     LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Mescita di circa 10 prodotti: Bollicine (italiane e Spagnole), Vini Fermi Bianchi e Rossi e Rosati, anche qui un interessante connubio Italia ed estero (Francia) con un occhio per alcune proposte orientate al naturale.   Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino  
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10 Dicembre, 2024

Fino in fondo

  Si ergono muri talmente alti che è impossibile poterli scavalcare, eppure si continua a credere in quelli che il caso poi per caso fa incontrare, a quelli che per scelta restano, negoziano e si amano. L’interpretazione di una vecchia frase, raccolta in una canzone, parla di frammenti di vita quotidiana che sfuggono alla quotidianità. L’intensità di un rapporto. L’irrefrenabile voglia di sentirsi vivi e presenti a sé, non lasciando mai nulla al caso. Quell’inevitabile dose di sensibilità. Autentico dono, ostacolo quotidiano. La paura di andare a fondo e perdersi. Dev’essere successo a tutte di capire di essere nel posto sbagliato, al momento sbagliato, con le persone sbagliate. Per questo ogni cosa non è finita in sé stessa, ogni cosa rimanda ad altro. La lampada, la scrivania, il tavolo, la sedia, tutti gli oggetti che si trovano nella stanza non sono finiti in sé stessi. Rimandano sempre a qualcosa d’altro. La mia tastiera, per esempio, rimanda la sua giustificazione (del suo esserci nel mondo) nel mio scrivere. Lo scrivere, a sua volta, rimanda ai miei pensieri, ma non soltanto a quelli poiché ad essi soggiace la mia esigenza di scrivere, di esprimere e comunicare certi miei contenuti mentali propri della mia esistenza. E tale esigenza, del comunicare, rimanda, a sua volta, al rapporto che io, come soggetto umano, vivo con l’ALTRO con il quale anelo comunicare. Fino in Fondo è un invito a educare il cuore, un elogio all’IO e alla vita passando per il sentiero dimenticato della leggerezza e della felicità. Un’apologia alla vita lenta in un’esistenza fatta di troppe scadenze, dove esistono luoghi, nei quali i protagonisti sono la luce e il colore. L’Enoteca Bistrot La Montanarina è uno di questi. Spin Off dell’ammiraglia La Montanara, storica Trattoria di Bologna, è un’architettura a due passi da Via Indipendenza, in pieno centro, dove, una volta varcata la soglia, si viene trasportati in un mondo distante dai rumori e dagli affanni, come se il luogo ti portasse in una bolla di tranquillità, isolandoti e avvolgendoti nei toni e nelle sfumature che compongono il suo universo. Alla Montanarina c’è un’intimità sottile e profonda, una silenziosa comprensione che si manifesta tra il vino, gli spazi che lo ospitano e chi lo contempla. È un legame silenzioso ma potente, che trasforma il luogo in uno spazio privato di riflessione e connessione emotiva. Un spazio dove, prima di bere, è possibile alzare un inno a Voi, ad Amsterdam ed Hemingway, a Bologna e a Diego Armando. Brilla il bicchiere, ascolta insieme a me, questo vino può parlare: Merlot Colli Bolognesi “Del Ricordo” Botti. Uve 100% Merlot dal colore rosso rubino e dal profumo che ricorda i sentori del sottobosco. Un uvaggio che trova aspetti organolettici unici sulle colline bolognesi, che hanno la capacità di  differenziarlo rispetto allo stesso prodotte in altre zone.   Non c’è alcuna soluzione di continuità in tutto ciò: lo spazio, il luogo, tutto è connesso dal nostro modo di vivere e sentire. Soltanto nelle trame infinite dei pensieri può esserci l’instabilità. Ma è l’instabilità di ciò che è infinito, eterno e dunque questa è soltanto il battere delle ciglia che sospende per una frazione di tempo lo sguardo, mentre la mente lo tiene, e l’anima si affida alla memoria di ciò che è stato visto. È il destino dell’anima quello di affidarsi, poiché essa vive nella sua sospensione, essa vive sospirando, Fino in Fondo. Non tocca e non si esaurisce nelle cose certe, essa è sospesa, sospesa tra le cose attuate e le cose in avvenire. Questo è il tremore dell’amore: chi ama è sospeso tra l’attualità, il compiuto, le cose e ciò che è da compiersi. Illusoriamente chi ama pensa di vivere nell’instabilità e pensa che l’amore sia precario: ma l’amore è eterno. Possiamo sospenderne la percezione, la consapevolezza per qualche istante, ma esso vive nella costanza eterna del pensiero del profondo…. “Credo perciò che gli antichi saggi, che cercarono di ottenere la presenza degli esseri divini erigendo templi e statue, dimostrarono di aver ben visto nella natura del Tutto; essi intuirono che, pur se quest’anima è docile ovunque, è tanto più facile ottenerne la presenza là dove venga escogitato un ricettacolo acconcio, un luogo particolarmente atto a ricevere una qualche porzione o fase di essa, qualcosa che la riproduca o la rappresenti e che riesca, come uno specchio, ad afferrare un’immagine di essa.” Plotino Il ricettacolo che raccoglie l’anima è l’incontro d’amore; è il luogo spaziotemporale dove questa si fa presenza e si personifica nell’esperienza del Noi. “Ora parlami di lei…Non l’hai fatto mai…Sono io che ha perso sai”. O.Petrini   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 15 prodotti in mescita: Bollicine e Vini Fermi, Bianchi e Rossi rigorosamente Italiani, con una importante impronta di vino prodotto in Emilia Romagna. Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino    
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5 Novembre, 2024

Cielo immenso

  Ci si confronta col passato nel momento in cui questo consente la comprensione dell’attualità, a discapito però dell’esperienza connessa a un vissuto che non odora di avvenimenti meritevoli di essere menzionati, bensì di quelle minuzie che fanno di ogni esistenza un racconto degno di essere ascoltato e qualcosa di realmente prezioso. Il non rivelato è l’aspetto magico dell’esperienza che trova il suo punto di forza nell’inespresso, in ciò che non ha voce e acquista significato mentre passa a maturazione attraverso i processi della coscienza analitica. È a partire dall’urgenza interiore del nostro bisogno di pensare, strettamente legata al desiderio e al sogno di una vita soddisfacente, che abbiamo la necessità di tornare a «pensare con il cuore», senza barriere, preconcetti o tabù, e senza altro dogma che la ricerca costante. Così, nel movimento ora logico ora caotico delle nostre esistenze, il ricordo diventa una guida capace di orientarci in quei momenti in cui siamo chiamati a scegliere se resistere strenuamente oppure arrenderci al flusso della vita. Cosa si prova a ricordare? – Questo è l’interrogativo al quale spesso cerco di rispondere. La domanda mi sorge ogni qualvolta un qualcosa passa sopra la mia finestra. Mi teneva sveglio la notte nella speranza che si fermasse a riposare incrociando lo sguardo col mio, spiegandomi cosa si provasse a vedere il mondo diventare sempre più piccolo, sapendo di poter andare ovunque il pensiero si potesse posare.
Forse se fossi cresciuto al cospetto del cielo. Se il mio sguardo si fosse potuto estendere oltre… Forse il significato di confine mentale non sarebbe tanto impresso nella mia anima…
Sono tante le parole il cui significato non sono mai riuscito a comprendere. I legami che non sono mai riuscito a creare, quelli che lentamente ho fatto scivolare fuori dalla mia portata…
Forse se la paura di “uscire” non mi angosciasse per la mia incapacità di andare…
Forse se non fossi nato in questo luogo…
Forse se fossi nato diverso…
Forse se incrociare il mio sguardo non significasse per gli altri spesso trovare niente… Non so quando persi la forza di guardare le nuvole, quando cominciai a maledire il cielo, ma ora, con la coltre rocciosa di case che si tingono di mille diverse tonalità di rosso, non mi pento di potermi concentrare un’ultima volta su questi meravigliosi riflessi di luce. Questo Cielo Immenso non si dimentica. Racchiude in sé l’amore di chi conosce Roma. Il suo fascino. È Il cielo di Roma: nuvole e grigiore raramente lo velano. È di un azzurro intenso, e di un rosso rubino, soprattutto a ottobre o nei mesi invernali, questo cielo romano. Paradossalmente riscalda e ravviva i colori di palazzi e strade. Della città molto amata, filmata e perennemente raccontata. Provate a guardare il cielo romano attraverso le finestre. Da qualunque punto voi lo osserverete, resterete rapiti dalla sua immensa luminosità. La sua magia, la sua atmosfera avvolge, calma, rilassa. Qualcuno più volte ha scritto Ho provato a tradirti Roma capitolina…ma non ci sono riuscito!. Anch’io sono andato, tornato, ripartito e ho detto. Devo andare via dalla mia città ma già quel mia non me l’ha permesso. Almeno mai definitivamente. Mi sarebbe piaciuto poter salutare un’ultima volta il cielo ma le ombre si allungano troppo velocemente e una brezza preannuncia l’arrivo della sera.
Mi sarebbe piaciuto salutarlo, ma forse è meglio così. Forse è meglio che non mi veda, che possa lasciarmi nell’oblio come tutti gli altri. Ti ricordi la prima volta che ci incontrammo!? Quando vedemmo quel Cielo Immenso, senza tempo, senza età. Il cielo di Roma, quel colore unico che ha accolto sotto di sé le luci e la passione della Vinoteca Tempere. Una Intuizione nata nel quartiere Prati (con altre 2 sedi a Piazza Bologna e Villa Torlonia), attorno all’idea di Filippo Pica della Tempere Casa Vitivinicola, Azienda sulle colline del Parco Nazionale del Cilento a ridosso della catena dei monti Alburni, a due passi dal confine che separa la Campania dalla Basilicata e precisamente a Vallo di Diano . Filippo, bevitore occasionale di acqua e ricercatore di tipicità enogastronomiche, come ama definirsi, nel suo locale presenta una molteplicità di prodotti, vini ricercati italiani ed esteri e prodotti tipici e tutelati, tra i quali spicca il Metodo Classico Tempere Cantine Tempere. Uve 100% Aglianico 36 Mesi sui lieviti. Un prodotto che non ti aspetti, una bolla Metodo Champenoise realizzato in terra di Cilento. Colore Giallo paglierino, con un perlage fine e persistente. Il profilo olfattivo è floreale; in bocca strutturato, gastronomico e rotondo, caratteristico come dove essere un Blanc de Noir. Hai intenzione di rinunciare? Ho la vista annebbiata mentre faccio un passo in avanti. Nel suo volto la triste rabbia di chi sa di essere impotente. Lascia cadere a terra il giacchetto di pelle. Due ali cupe come le ombre si allargano con le loro piume martoriate. Ed io finalmente comprendo. Non ho fatto in tempo. Non si tratta di autobiografia, perché l’autobiografia si concentra sugli episodi e sugli eventi. Non si tratta neanche della scrittura come metabolizzazione o elaborazione del lutto. Si tratta invece di ciò che rimane dopo aver usato la materia prima metabolizzata. Non credo ci sia nulla di più chiaro di quanto espresso da Rimbaud con l’esempio della quintessenza. Gli episodi e gli eventi ci sono come noi li abbiamo coltivati, li abbiamo sottoposti a distillazione-metabolizzazione, che può essere anche un procedimento non scritto, ed ecco infine le gocce che scendono dall’alambicco. Sei il mio “niente” quando la gente mi incontra con lo sguardo perduto e mi chiede: A cosa stai pensando?. P. Neruda   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 7 prodotti in mescita: Bollicine e Vini Fermi, Bianchi e Rossi Italiani, tra i quali i prodotti realizzati dall’Azienda Vitivinicola Tempere.   Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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14 Ottobre, 2024

Mi manca l'aria

In sostanza chiedevo un anestetico, un letargo, una certezza di essere ben nascosto. Non chiedevo la pace nel mondo. Chiedevo la mia. C. Pavese Che silenzio stamattina! Siamo soli nell’universo? Lo sguardo scandaglia i tetti di una città ancora addormentata, come fosse uno spazio siderale, nella speranza di intercettare un segnale, un qualsiasi segnale, che ci confermi l’esistenza di civiltà. Finora però ogni sforzo si è tradotto in uno strano, e un po’ inquietante, silenzio. Significa che dobbiamo arrenderci all’idea che si è davvero soli? Non necessariamente. Il silenzio che circonda forse vuol dire che si ricerca la cosa sbagliata nel modo sbagliato, e che un buon inizio per affrontare la probabilità dell’esistenza è affrontare l’eccezionalità nell’universo della presenza nei luoghi visti e vissuti. L’occhio ingannato dal vivido realismo delle immagini, si comporta come una mano, confondendo l’intelletto. Tale inganno suscita sensazioni legate a doppio filo alla nostra capacità empatica e alla percezione del corpo, portando ad interrogarsi sulla portata illusionistica della vita Questa riflessione nasce da una messa a fuoco della percezione. Da un esercizio di attenzione congiunto di chi scrive, che presuppone, una straordinaria sospensione interiore, un silenzio ed una quiete eccezionali. Ebbene, in questo momento, la mente non è sgombra. La verità è che il tempo in più, che è dato a molti di noi in questo periodo, non ha la stessa qualità che, se fosse il risultato di una trasformazione strutturale o “sana” delle nostre vite. Il tempo in più che abbiamo non è vuoto, è abitato da un nuovo campo di forze. In questo contesto, un’opzione è quella di non imporsi di scrivere. Mi Manca l’Aria è il risultato di un’indagine a partire da un improvviso impedimento fra la gola e i polmoni: in quell’assenza di respiro, si concentra, dipanata nella confessione di chi scrive. Ci sono luoghi che non si limitano a raccontare storie: sono salvezze silenziose, ripari invisibili quando l’anima vacilla. In questi luoghi in cui il mondo sembra sgretolarsi sotto i nostri piedi, sono i ricordi a trovarci, come fari nella nebbia. Tra i ricordi, scopriamo parole che sembrano scritte per noi, verità nascoste che ci confortano e ci scuotono, risvegliandoci dal torpore. Alcuni pensieri non ci offrono solo una via di fuga: ci portano a galla, ci danno respiro quando tutto il resto manca d’aria, restituendoci frammenti di noi stessi che credevamo perduti per sempre. Come un lungo racconto attraverso il sogno e lo spazio, La Vecchia Dogana, è una mappatura delle terre dell’immaginazione, dell’emergere di simboli, figurazioni, echi di strofe ed enigmi. Qui la poetica del luogo si situa, oltre il mero concetto di spazio, trovandosi costantemente errante attraverso le mete del possibile, viaggiando in un intrico minuzioso di segni, tra rovine e fabulae intimistiche, tra terre inconsce e natura, profilando una miscellanea di visioni che si costruiscono come percorsi del sentire, tra interiorità, cosmo e incanti del mondo naturale. Giuseppe e Natalia hanno realizzato qualcosa di unico a Bologna, città dove la proposta è molteplice ma spesso monocorde. Alla Vecchia Dogana, attraverso le proposte di beverage & food (Vini e Delizie dal Mondo), puoi sondare l’invisibile spazio confinale tra la persona e il globo. Esemplificazione di questo processo è Matthias Warnung – Potato Land 2023. Vino importato direttamente dal locale (altro plus del modus operandi da non sottovalutare) senza l’ausilio di intermediari (Agenzie/Distributori). Uve 100% Gruner Veltier raccolte a mano, pressate direttamente in cantina, dove effettuano una fermentazione malolattica per mezzo dei propri lieviti in vasche d’acciaio inox; qui viene lasciato affinare per 11 mesi. Un vino bianco soffice che assume caratteristiche nuove trasmesse nel bicchiere, facendo assaporare l’Austria e i suoi panorami. Quando ti Manca l’Aria, naturalmente, c’è anche l’opzione di continuare a scrivere. Comporre, potrebbe anche essere un modo di comprendere e rielaborare la congiuntura. Quasi ovunque, in questi giorni, il soundscape (così lo chiamerebbe Murray Schafer, il cui libro “Il paesaggio sonoro” si concentra molto sull’aspetto uditivo dei processi sociali) è cambiato radicalmente. Viviamo, al momento, nel bel mezzo di una sovrabbondanza di messaggi, di parole, di testi, di gesti che assumono spesso una valenza sonora. E la ridondanza, secondo l’intuizione di antropologi come Lang e Malinowski, è alla base del mito e del rito. Ridondanza di parole da un lato, di gesti dall’altro. E forse è proprio da qui che prenderà le mosse la rielaborazione del momento. Come i non detti, anche i non scritti contano moltissimo. Uomini senza anima, la poesia è morta ormai, musica, fiori di plastica……morirà? O. Petrini LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 15 prodotti in mescita: Francia, Austria, Portogallo, Grecia, Ungheria, Argentina, Nuova Zelanda. Bollicine e Vini Fermi, Bianchi e Rossi.   Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino  
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11 Settembre, 2024

L'uomo che ride

Come una fune ho teso, ho teso l’anima sul precipizio e vi ho fatto l’equilibrista, giocoliere di parole. V. Majakovskj La sveglia suona. Penso siano le 6.15. o le 6.17. Non ricordo a che ora ho puntato ieri sera l’orologio. Certamente ad un’ora dispari. Sono le 6.17. Ieri l’avevo programmata alle 6.15 e non è stata un granché di giornata. Allora ho puntato la sveglia ad un’altra ora. Come a volermi assicurare una giornata nuova davvero. Che giorno è? Credo sia mercoledì. Mi capita spesso, ultimamente, di non saper dire subito e velocemente che giorno sia. Appoggio una mano sul petto per accertarmi delle condizioni di salute del mio cuore. Batte a rilento, a colpi alterni. È malmesso. O forse è solo la tachicardia del mattino, quella che mi annuncia che sono sveglio e che è ora di rimettersi in piedi. Mi accorgo che il mio umore, appena sveglio, è neutrale. Assume le sfumature del caso solo quando ricordo come mi sono addormentato. Faccio attenzione ad appoggiare il piede sinistro per primo. Ne va dell’andamento della giornata. Guai se dovessi appoggiare quello destro. Se oggi dovesse accedere qualcosa di negativo non riuscirei ad accettare il fatto che possa essere avvenuto il giorno in cui ho appoggiato il piede destro per primo. Piuttosto me lo amputerei. Ma questa opzione comporterebbe altri tipi di disagio. Mi siedo e penso. Trovo che la mia attività cognitiva sia l’evento più interessante a cui io mi ritrovo a partecipare. Trovo che la riunione condominiale tra la parte più razionale del mio mondo cerebrale e il mio cuore sia eccitante. Mi dispiace solo che vinca sempre o quasi, la ratio (forse perché il cuore è tachicardico, chi può dirlo). Vivere è avere storie da raccontare. Spesso queste storie non sono altro che la nostra quotidianità, molte volte volutamente distonica: come andare al bar per bere un caffè in un “quartiere sconosciuto”, fare la spesa in un mercato rionale diverso dal nostro o sorseggiare un calice di vino in un’enoteca dall’altra parte della città. Uscire per vivere, ricercare per essere. La nostra identità non è definita da ciò che possediamo, è piuttosto una miscela dei luoghi che abbiamo visitato, delle persone con cui abbiamo condiviso. Gli ambienti dove emergono le esperienze costituiscono particolari luoghi attraverso cui osservare la realtà, affrontare ostacoli, misurarsi con gli altri e con le regole, esprimersi, intervenire in modo attivo, mettersi alla prova: conoscere la vita. A 34 km da dove abito, c’è il quartiere Garbatella, uno dei rioni più affascinanti di Roma, in cui l’anima popolare si sposa con i profumi e i colori di un’urbanistica unica nel suo genere www.romaapiedi.com/itinerari-turistici-roma/garbatella/. Difronte al Palladium, mecca e luogo mistico per chi come me ha vissuto gli anni ’90, c’è l’Enoteca La Mescita. Angelo, oste e punto cardinale dell’enoteca  è il nostro Uomo che Ride. Con la sua passione denota l’amore per il suo locale, dove la proposta è interamente dedicata ai vini naturali, e stasera ci aiuterà a consacrarlo con un Pét Nat Les Sobrieres 2023 Domaine Obriere Blend di uve Muscat e Merlot prodotto in Linguadoca (Francia). Una bolla piacevole e sottile con note agrumate ben distinte, dall’acidità persistente con un finale di mousse di pompelmo. È un prodotto profondo, appagante e godurioso. Questo luogo, dove alle pareti spiccano appese alcune stampe dell’artista torinese Cannizzo e questo vino, forniscono la possibilità di abitare lo spazio esistenziale. L’abitare, come indica Heideggher, implica la capacità di stare presso i luoghi e le situazioni, di esplorarli, di soffermarsi su di essi con la presenza del corpo, dei pensieri e dei sentimenti. Il tratto fondamentale dell’abitare è l’avere cura, il prendersi cura di ogni cosa nella sua essenza, Solo se abbiamo la capacità di abitare possiamo costruire (M.Heideggher), affermare “ci sono, esisto” e far parte autenticamente di un luogo, sentendolo parte di noi. Nel processo di interiorizzazione di un luogo e di conoscenza del mondo l’uomo qui usa il vino: inizialmente conquista lo spazio e gli fornisce un significato, poi con l’ausilio del calice ricorre a strategie di rinforzo del significato con una serie di attività ripetute con ritualità, come il roteare il bicchiere l’annusarne il profumo, goderne del gusto. L’uomo che Ride, non tornerà mai più, l’ho visto andare via……il suo sorriso è promemoria della complessità, delle emozioni umane e delle scelte che facciamo nel perseguimento del nostro senso di valore. Ti trovi nel cuore dello spazio. Lo senti intorno a te. Presta attenzione al tuo corpo. Ascoltalo. Ti guiderà alla scoperta. L’esperienza fisica è una forma di conoscenza. Ogni cosa suggerisce sensazioni e comportamenti diversi. Scegli quello che ti fa sentire a tuo agio. Ricorda, la vita è delicata, trattala con cura. Alcuni ambiti ti accoglieranno, altri potranno metterti alla prova. Ogni attimo ci parla in modo diverso, ogni persona è diversa, ogni esperienza è unica. Alcune ci distruggono, altre ci trasformano. Questo è un invito a partecipare. LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 8 prodotti in mescita: Francesi (Bollicine). Italiani Vini Fermi Bianchi, Rossi e Rosati. Tutti i prodotti proposti sono rigorosamente Naturali.   Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino            
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13 Agosto, 2024

Vola piano

Sedersi in solitudine nell’attesa dello scorrere del tempo. Lasciarsi trascinare dal battere dei secondi e ascoltarne il ticchettio, trasportati dal rumore inesorabile delle lancette che contano incessantemente gli attimi. Il tempo fluisce e ci lascia meravigliati, ogni secondo che passa non tornerà mai più e questo genera domande del tipo: dove finisce il tempo trascorso? Dove si vanno ad accumulare tutti i secondi che passano? Un’infinità di particelle che restano in fila, in attesa di avere il loro attimo di notorietà che non potrà superare il Tic o il Tac. Il tempo continua imperterrito a scorrere, anzi a fuggire, “Tempus Fugit” si può leggere sui quadranti delle vecchie pendole da salotto; il tempo inquadra la vita e le detta il ritmo. Quante volte permettiamo al tempo di impadronirsi delle nostre vite, al punto da sentirci spossessati e totalmente dipendenti da una forza impersonale estranea a noi.Gli antichi greci indicavano il tempo con due termini diversi: Chronos e Kairòs.
Chronos è il tempo nelle sue dimensioni di passato, presente e futuro, il tempo oggettivo, misurato, che scorre in modo uguale ed inesorabile per tutti. 
Kairòs invece è il tempo opportuno, la buona occasione, il momento propizio, il tempo debito. Il tempo debito è l’occasione che dobbiamo essere capaci di cogliere, esercitando la nostra attenzione e la nostra sensibilità alle circostanze. Se ci lasciamo sfuggire il momento propizio, difficilmente si ripresenterà esattamente lo stesso scenario. Bisogna saper cogliere e vivere l’occasione, e in queste settimane è come se mi fosse stata concessa questa possibilità, e con lei un bel po’ di Kairos. Vola Piano e nel tuolento planare porta con te un luogo. Questo punto è l’Enoteca Cocktail Bar Star Bakery caffe, bistrot nel cuore del quartiere Aurelia (Roma). Un meta gourmet, dove il suo puzzle di culture e storie si riflette nei diversi sapori che Vincenzo, uno degli angeli dentro al bar di Eta Beta, offre, accompagnando gli ospiti in un viaggio tra i sensi enologici più diversi. Qui il momento propizio è da vivere nella Regione viticola del Bordeaux https://www.bordeaux-turismo.it/vigneti-e-vini-di-bordeaux/6-regioni-viticole; con una delle 6000 bottiglie di improbabilità e unicitàenologica realizzata nel terroir di Saint-Émilion: il Blanc de Nuit @blanc.de.nuit. Prodotto importato in esclusiva per l’Italia da @mjselections, il Blanc de Nuit è un Vino Bianco ottenuto dal vitigno Merlot (100% Merlot). Colore platino, caratterizzato da un’incredibile chiarezza e brillantezza. Bellissimo l’equilibrio con note agrumate sul finale, supportate da una nota tostata e minerale. Un vino che permette di viaggiare e scoprire il lato oscuro della luna. Vivere nel presente con consapevolezza è, dunque, non lasciarsi travolgere dal ritmo inesorabile del tempo misurato, ma riuscire ad opporsi al suo incedere incalzante per crearsi una dimensione temporale a propria misura: un tempo nel quale innanzitutto ci prendiamo cura di noi stessi. Ci siamo mai chiesti se tutto quello che facciamo sia realmente necessario?
Vivere esclusivamente il tempo oggettivo vuol dire rinunciare a vivere la propria vita, rinunciare alle proprie scelte, delegare la propria esistenza, facendo magari tantissime cose, ma senza chiedersi il senso di quello che si fa. Saper governare il nostro tempo in modo opportuno allarga il nostro spazio di esistenza, inserendoci positivamente nel contesto delle relazioni.
E forse è proprio in ciò, che il tempo debito si manifesta, come il più autentico tempo umano. Questo governare il nostro tempo non è inteso come saperlo “controllare”, ma saperlo “creare”, e riuscire a creare il tempo, il kairòs, si collega intimamente con la chiarezza, con la nostra consapevolezza, con la nostra decisione.  Spesso si cerca di capire cosa succederà dopo, quale sia il fine di ogni azione. Questi sono solo alcuni dei modi che mi sento di “consigliarvi” per dare “senso” a questo tempo. Vola Piano, ti potresti far male sai. Solo così potrai assaporare pienamente la situazione, darle una direzione, volgere lo sguardo in avanti e concederti il modo di ascoltarti, di prenderti cura di te stesso e di fare nel tuo “nuovo” spazio quello che più ti piace. Si dovrebbe più spesso prendere la vita così come viene, catturando l’attimo, senza troppe domande, gioendo delle piccole cose. “tu non cercare qual fine a me, quale a te hanno posto gli dèi […]” (Orazio, Odi, I 11) LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 10 prodotti in mescita: Italiani (del territorio) Francesi (Bollicine). Vini Fermi Bianchi e Rossi dove la provenienza dalla Regione Lazio fa da padrona. Locale Mixology oriented. Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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23 Luglio, 2024

Vincent Gallo Blues

Capita a volte di incontrare persone totalmente sconosciute, di cui cominciamo a interessarci al primo sguardo, all’improvviso, prima ancora di dire una parola (Dostoevskij) Il tempo è passato tanto in fretta, mi sono girato e mi sono ritrovato più vecchio, ma più conscio di quello che è successo, purtroppo, per fortuna, non saprei dire. Spesso la noia viene a tirarmi i piedi, di notte, e nel marasma delle novità, la penna langue, ma scrivo, perché non dovrei? Non ho però più tutto il tempo di una volta. Ho sempre mal sopportato la retro-mania, fintanto che non mi sono reso conto che, ogni tanto, è necessaria. Il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo, ed è quella che più facilmente buttiamo via, senza rendercene neanche tanto bene conto. Ci sono delle prove che ci fanno prendere coscienza di come la vita stessa sia una cosa così unica, importante.  È un periodo che nei media, in generale, ci sono raramente delle esortazioni ad essere migliori, ma ce ne piuttosto altre ad essere esplicitamente peggiori. Una cosa che mi fa sentire questo periodo molto volgare. Il fatto di scegliere ed usare un linguaggio, invece che un altro, è legato al desiderio di valorizzare e proteggere le cose che si ritengono importanti. Credo che le cose migliori si salvino così: studiando. Non è una questione di snobismo, piuttosto di preservare qualcosa di sé e della storia comune che si reputa importante, sano. Secondo me è importante occuparsi delle cose grandi, non solo delle cose basse. Oggi c’è un fortissimo stimolo ad essere bassi. Lo sceneggiatore migliore del mondo è la nostra fantasia, dare delle immagini già fatte mi sembra talvolta riduttivo, rispetto a questo. In quello che scrivo io cerco di mettere moltissime immagini, visioni. È sempre molto difficile fare qualcosa con musica ed immagini. Questa è la civiltà che ha sancito completamente il primato della vista sugli altri sensi, ma trovo infinitamente più discreto l’udito Arrivare in centro a Roma, alle spalle di Campo de Fiori, è un’immersione di immagini e suoni apparentemente disturbanti per un’anima irrequieta. Un’anima alla quale non è necessario chiedere la propria percezione, perché quell’anima si sente come un Vecchio Blues, come Vincent Gallo Blues. Siamo in Via del Pellegrino, siamo da Vino e Vinili. Qui lo spazio non è vissuto come un mero contenitore ma come un “interlocutore”, Marco e Giovanni “i re della cantina/vampiro della vigna” sono pronti ad accogliere e predisporre per loro stessa natura all’incontro e l’esperienza con il tempo. Nasce un confronto in un ritmo espositivo atemporale, nel quale passato e presente convivono in armonia; una dialettica materica che ne sottende un’altra teorica, fra struttura e sensibilità intellettuale, dove la riflessione sullo spazio fa da contraltare a quella sul tempo. Il loro confronto lascia comprendere che non sono in antitesi né di avere confini tra loro ma che da questo rapporto sono generate potenti suggestioni. Una forma circolare dei componenti che rimanda ad un simbolismo complesso di polivalenze semantiche e semiotiche. Le note di un giradischi “uso e consumo fai da te” suonano un Vecchio Blues, mentre sorseggiamo un Merlot Colli Orientali Friuli DOC 2020 Vie d’Alt, uve 100% Merlot . Vino dal bel color rubino brillante, dai profumi eleganti e nitidi di frutta e di bosco, dal corpo ben strutturato, caratterizzato da un ottimo equilibrio e da un finale esuberante. Il vino e la musica stimolano aree diverse del nostro cervello, per cui la loro associazione moltiplica le connessioni e regola una diversa e più ricca percezione dell’essere. Ne esce una degustazione complessa e profonda, che permette di riequilibrare il concetto spazio-tempo, realizzando una dimensione unica e parallela dove gli eventi avrebbero la possibilità di scorrere ordinatamente. Una dimensione temporale dove il tempo non si vede, ma si percepisce. Tutti viviamo nutrendoci di storie. Vi ricordate la gioia da bambini, quando ci venivano decifrate quelle impronte stampate sulla carta che anni dopo avremmo riconosciuto come lettere e parole? Quello di narrare è un rito che ci portiamo dentro da sempre. Da quando ci siamo riuniti all’interno ad una grotta attorno ad un fuoco per tenere lontano il buio. Ed è quello che cerco di fare io, con i miei racconti. Poco importa che sia per raccontarvi del mito di Crono e della sua reinterpretazione o anche solo di un luogo e del suo di vino che si fa strada in una “foresta”. Il mio desiderio è un altro. È una domanda. Avete voglia, per il tempo di una storia, di sedervi con me attorno al fuoco, e tenere il buio lontano ascoltando le note di un Vecchio Blues? Le note di Vincent Gallo Blues? LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 10 prodotti in mescita: Bollicine (italiane Metodo Martinotti), Vini Fermi Bianchi e Rossi e alcune proposte di rifermentati naturali.   Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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10 Luglio, 2024

Il Mercante di sogni

Che cosa proviamo quando osserviamo un tramonto che colora con fiamme rosse il cielo di una città? Quando intravediamo la prima fessura di luce uscire dall’acqua del mare all’alba di un nuovo giorno? Quando osserviamo, durante un viaggio in macchina, la Natura intorno a noi che ci avvolge con la sua sconosciuta immensità, che sentiamo così familiare? E la luna? Perché stare con il naso all’in su, in una notte di stelle cadenti, ci porta a dare in custodia i nostri desideri più profondi al sorriso accennato della luna piena che, come un faro, sembra volerci sussurrare che esistono strade luminose per uscire dall’infinita vastità delle nostre tenebre? Quello che sentiamo in quei momenti è il riflesso di chi siamo, dell’esperienze che abbiamo vissuto nella nostra vita, delle persone che abbiamo amato e di quelle che ci hanno fatto del male; delle risate e delle lacrime che ci hanno accompagnato; dell’incanto di quei rari momenti eterni, che rimangono impressi nella nostra memoria. Planare su colline verdi a pochi passi dal mare, quando questo ne è immensità, è quella sensazione di pace che ti fa sentire connesso con le componenti circostanti. A Cupra Marittima (AP), piccolo e favolosamente “lento” borgo a pochi km da Grottammare c’è un luogo dove l’attinenza, l’accoglienza, la mescita e la ristorazione sono famiglia e rispetto. Il Koko Enoteca Beach & Restaurant. Umberto padrone di casa ospitale, sorridente e coinvolgente come un romanzo, è il Mercante di Sogni della costa Marchigiana. La sua carta vini riproduce fedelmente la grande conoscenza dei vini e l’amore per la sua terra. Qui le connessioni tra le persone sono intensità e sincerità della vita, e la Famiglia Cossignani, Letizia e Edoardo, ne sono parte integrante.  I loro vini, prodotti, a pochi km dal mare, in quello che al primo sguardo è il Giardino del Re, sono la rappresentazione del Tempo nella sua forma più aurea e simbolista. Tra questi il Blanc de Blancs Cossignani L.E. Tempo. Metodo Champenoise 24 mesi sui lieviti uve 100% Pecorino Extra Brut. Questo vino è un Acceleratore, è un circuito di feedback positivi. Non come quei circuiti che si accumulano troppo rapidamente ed esplodono senza provocare alcuna trasformazione reale. In questo caso l’Accelerazione è un circuito in cui la misura quantitativa della velocità si fonde con la dimensione qualitativa dell’intensità. Un gradiente ibrido in cui i cambiamenti di quantità non possono essere separati dai cambiamenti di qualità, e in cui l’oggetto dell’accelerazione è preservato ma solo nella misura in cui il suo principio fondamentale è quello della trasformazione costante. C’è sempre il rischio che questa tipologia di circuito finisca con il collasso della realtà nella virtualità. Ma noi amiamo i rischi. Qualsiasi cosa è meglio dell’eterna tirannia della realtà. Cercate di capirmi, quel che occorre non è un profeta ma un terminale schizo. Un ricevitore dotato di altissima sensibilità capace di captare e interpretare le vibrazioni psichiche disseminate nell’oceano mente. Questo è il nostro tempo. Non serve a nulla la previsione di tendenze del mondo oggettivo, perché il mondo oggettivo non esiste. Quel che serve (forse) è una macchina di trascrizione degli impulsi che provengono da sensori disseminati nella psicosfera che ci sta intorno illimitatamente. Se l’accelerazione obbliga a un’esperienza di vita intensa, allora il suo avatar è lo schizo. Questo perché lo schizo non ha confini, Lui/Lei, meglio dire “It” è invaso da tutti i lati. Si connette a tutto senza mai cercare di ricondurre queste connessioni alla logica ricreativa dell’essere umano. Sognando e sperando nuove realtà, Il Mercante dei Sogni si è palesato. Stiamo in silenzio, immobili, osservando, dando una tregua al nostro sforzo di voler trovare una spiegazione a tutto e al nostro desiderio di controllo sulla quotidianità – infantili illusioni – sentendo che siamo parte di qualcosa di più grande e più saggio di noi, che dovremmo imparare a rispettare e del quale dovremmo fidarci più di qualsiasi altra cosa, sentendoci in armonia con una sublime meraviglia che, non sempre, ha senso che venga capita. È sufficiente sentirla.   LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Rotazione di circa 15 prodotti in mescita, con possibilità di sostituzione alla carta circa la disponibilità: Bollicine (italiane e Francesi), Fermi con focus su Vini Bianchi, accompagnati Rossi e Rosati (del territorio). Ad accompagnare la mescita una selezione di piatti di grande qualità, materie prima legate al mare con uno sguardo alla cucina internazionale (Fusion, Japan)   Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino
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3 Giugno, 2024

Verso Oriente

Ah, la bellezza! Conveniente proporzione delle parti e dei colori. Indica la qualità di ciò che è bello o che ha una perfezione estetica, con un’armonia di forme che suscita ammirazione o diletto. Certo, dipinti classici e città d’arte dimostrano che la bellezza esiste. Ma la bellezza è sicuramente soggettiva: Belle ha trovato la bellezza nella Bestia, gli astrologi la vedono nelle stelle, i registi nei loro apolli mentre i poeti nelle loro muse. È sicuramente questo il motivo per cui vale l’affermazione che “la bellezza sta negli occhi di chi guarda“. E nelle esperienze personali. Non è, né la scoperta né l’affermazione del secolo, ma troppo spesso ci dimentichiamo che ognuno di noi è unico e irripetibile ed è questa unicità che ci rende speciali, ognuno a suo modo. Che lo sguardo con cui guardiamo l’altro e che riflette le nostre esperienze ed emozioni, si rispecchia nell’altro che riconosciamo come simile a noi; pertanto, siamo tutti unici ma non soli. La bellezza è in ogni dove! Allenarsi con costanza a vedere la bellezza in noi e in tutto ciò che ci circonda è un gesto che ripaga e arricchisce gli occhi, l’anima e lo spirito. È volgendo lo sguardo Verso Oriente che la Bellezza stavolta si crea e vive. È vivendo il loro Oriente che Luca Fabrizio e Patrizia hanno realizzato la loro Bellezza. Hostaria La Vite Rossa . Luogo di ritrovo Mestrino, un vero e proprio bacaro: tipica osteria veneziana a carattere popolare, dove si trova una vasta scelta di vini al calice (ombre) e tipici spuntini (cicchetti)  che dal 1997 è fulcro e immagine del tessuto urbano della piccola provincia degli “Emirati Veneti”. Luca, la “versione” serale della Vite Rossa è un uomo senza tempo. Un personaggio che riesce a racchiudere l’antico e il contemporaneo nel tessuto delle parole. Un ginnasta del vino. Parole e immagini scompongono la scrittura per poi ricomporla diversamente; ed è qui che la tradizione evita che queste possano contendersi lo spazio sulla pagina: Prosecco Doc Millesimato Casa Farive Vedova. Uve 100% Glera Metodo Charmat (ovviamente). Colore giallo paglierino con riflessi brillanti. Al naso note fruttate e floreali. Sentori di frutta fresca che permettono un grande equilibrio tra acidità e freschezza. Un prodotto che è il simbolo enologico del Veneto, una forma di democrazia liquida che unisce generazioni diverse. “Il tempo non è gentile”, disse una volta Vincenzo Mollica. Però, in questi tempi ben poco gentili, e nonostante la crudeltà del tempo che molti sogni ha già portato nella voce delle sirene, alla Vite Rossa si elargisce una lezione di gentilezza. Luca e tutti i ragazzi dello staff, chi dietro al bancone, chi in sala, mi hanno fatto vedere in due ore di conversazione con immagini, quel che non sono abituato a guardare. A occhi chiusi, rievocando una vita, convocando sul palco i colori che gridano, le parole che pesano, la musica (esercizio della memoria), mi hanno ricordato una volta ancora che la gratitudine è tanto più generosa della nostalgia.
Sognare è un vero inganno. Percepiamo il mondo come qualcosa di tridimensionale, la vita invece ha due dimensioni. Questa è una situazione di conflitto che, se portata alle sue estreme conseguenze, genera illusioni e situazioni paradossali. Una successione idonea a rivelare i contrasti per poi destinarli a una forma di integrazione. Attitudine a reinventare o reinterpretare incessantemente questi segni per collaudare, a ogni loro metamorfosi, nuove convivenze o nuovi rapporti con lo spazio e la superficie, sempre ricchi di implicazioni e di risonanze. Volgi lo sguardo Verso Oriente, potresti trovare lì le risposte. Per questo vorrei due corpi. Uno da usare per distruggermi quando sono in solitudine, l’altro conservato in una camera iperbarica, perfetto, da mostrare in pubblico. Indosserei il primo per dimenticarmi, il secondo per farmi ricordare. LA PROPOSTA DELL’ENOTECA: Alla Mescita circa 15 Vini, tra bollicine italiane (Metodo Charmat e Metodo Classico) e Vini fermi (Bianchi e Rossi), accompagnati dagli immancabili cicchetti veneziani. Proposta culinaria per la cena di grande qualità, freschezza e tradizione.   Marco Sargentini Mi trovi su Instagram e Facebook Riflessioni Enologiche di un viaggiatore diVino            
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