Vigne e orizzonti

Vigne e orizzontiC’è un filo invisibile che unisce le vigne del Collio a quelle della Loira, le botti di Montalcino alle anfore dell’Istria. È un filo fatto di terra, di mani, di scelte. E di storie che Emanuele Muzzo vuole narrare.
“Vigne e Orizzonti” nasce per raccontare questo intreccio: un viaggio continuo tra territori e culture del vino, con il cuore a Est — tra Friuli Venezia Giulia, Slovenia e Croazia — ma con lo sguardo sempre aperto verso le Langhe, il Chianti, Montalcino, il Piemonte settentrionale e le grandi regioni vinicole d’Europa.
Qui troverai racconti di vignaioli, assaggi, riflessioni, e talvolta abbinamenti inaspettati tra calice e piatto. Perché il vino è emozione in primis ma anche incontro, esplorazione e racconto. E ogni confine, quando si parla di gusto, è solo una linea “immaginaria” da attraversare.

Champagne Augustin. Feu, Air, Terre: la Champagne vista attraverso gli elementi Arrow Right Top Bg

11 Febbraio, 2026

Champagne Augustin. Feu, Air, Terre: la Champagne vista attraverso gli elementi

Biodinamica, energia e identità ad Avenay-Val-d’Or Avenay-Val-d’Or, Premier Cru della Vallée de la Marne, è uno di quei villaggi che sfuggono alle definizioni rigide. Geograficamente parte della valle, stilisticamente proteso verso la Montagne de Reims. Adagiato sul versante nord della valle, in un punto di passaggio naturale verso la Montagne de Reims. Un villaggio di confine, dove la Marna perde rotondità e inizia a farsi tensione, verticalità, energia. È qui che Marc Augustin ha costruito, in pochi anni, uno dei progetti più interessanti e coerenti della Champagne contemporanea, sicuramente una delle interpretazioni più personali. Pur appartenendo amministrativamente alla Vallée de la Marne, Avenay guarda da vicino Ambonnay e Mutigny. I suoli gessosi affioranti, le pendenze marcate e le esposizioni prevalentemente nord e nord-est generano uve di grande freschezza naturale, con maturazioni lente e profili più affilati rispetto alla media della valle. Il Pinot Noir mantiene struttura e tensione senza diventare massiccio, mentre lo Chardonnay assume tratti salini e sottili, lontani sia dall’opulenza della Côte des Blancs sia dalla rotondità classica della Marna. Un’azienda giovane, già matura Conoscevo Augustin già da qualche anno, ma la degustazione recente ha confermato una sensazione chiara: siamo di fronte a un’azienda giovane solo anagraficamente, ma già dotata di una visione solida e riconoscibile. Non c’è nulla di acerbo o irrisolto nei vini: al contrario, ogni cuvée dimostra controllo, profondità e una sorprendente capacità di raccontare il luogo. La biodinamica, da Augustin, non è una dichiarazione d’intenti ma una grammatica operativa. Preparati, infusioni, osservazione dei cicli lunari e lavoro profondo sui suoli sono strumenti quotidiani, utilizzati per rafforzare l’equilibrio della pianta e la vitalità del terreno. L’obiettivo non è ottenere vini “biodinamici” in senso ideologico, ma vini energeticamente leggibili, capaci di trasmettere vibrazione, movimento, precisione. È una biodinamica vissuta, non raccontata. In cantina domina un approccio minimale: fermentazioni spontanee, uso misurato del legno di vari formati, ma anche di anfore e di acciaio, lunghi affinamenti sui lieviti, dosaggi bassissimi o nulli. Ogni cuvée è concepita come una fotografia energetica dell’annata e della parcella, più che come un prodotto replicabile. Il risultato sono Champagne vibranti, salini, dinamici, che non puntano sull’impatto immediato ma sulla profondità e sulla progressione. Le cuvée: gli elementi come chiave di lettura L’identità di Augustin si esprime in modo chiaro attraverso una gamma costruita attorno agli elementi, ciascuno interpretato come espressione di una diversa energia del terroir. I suoi champagne non urlano, si muovono su registri sottili: gesso, fiori bianchi, agrumi maturi, note ferrose e una trama gustativa tesa ma fluida. Sono Champagne che parlano di equilibrio instabile, di energia in movimento, più che di potenza o ricchezza. Feu Cuvee che incarna la dimensione solare e strutturale del progetto. Il vino mostra profondità, materia e una trama gustativa avvolgente, senza mai perdere slancio. Il frutto è maturo ma controllato, la bocca è ampia, sostenuta da una tensione costante che evita qualsiasi deriva pesante. Air La cuvée più verticale a mio parere. Qui dominano finezza, precisione e trasparenza. Il sorso è teso, slanciato, con una sensazione di leggerezza dinamica che accompagna tutta la progressione gustativa. È uno Champagne che gioca sulla sottrazione e sull’eleganza più che sulla potenza. Terre Probabilmente la cuvée più territoriale. Radicata, profonda, salina, racconta il suolo di Avenay-Val-d’Or in modo diretto. Il vino ha una struttura più marcata, una materia compatta ma mai rigida, con un finale lungo e minerale che resta impresso. O₂ Rosé Un rosé di grande personalità, lontano da qualsiasi concessione estetica. Il frutto è nitido, mai caricaturale, sostenuto da una freschezza vibrante e da una trama sapida che rende il sorso gastronomico e preciso. Un rosé che parla di energia e tensione, non di colore. Saphir La cuvée di punta, il vertice espressivo del domaine. Saphir è profondità, silenzio, stratificazione. Il vino si apre lentamente, rivelando complessità, mineralità e una lunghezza impressionante. È uno Champagne che richiede tempo e attenzione, e che ripaga con una lettura profonda del terroir e dell’annata. Ciò che colpisce di Augustin è la coerenza assoluta tra filosofia, vigneto e bicchiere. Tutti i vini condividono un filo conduttore fatto di energia, precisione e naturalezza, senza mai scadere nell’estremismo o nell’approssimazione. Champagne Augustin è oggi una delle realtà più convincenti di Avenay-Val-d’Or e, più in generale, della Vallée de la Marne. Un’azienda che, pur essendo relativamente giovane, lavora già a un livello altissimo e dimostra come la biodinamica, se applicata con rigore e intelligenza, possa essere uno strumento straordinario di lettura del terroir. Un progetto che non cerca il consenso facile, ma che parla con chiarezza a chi nello Champagne cerca identità, energia e profondità.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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Avize: De Sousa e Bouquin Dupont. Due letture, due interpretazioni, due voci dello stesso gesso Arrow Right Top Bg

4 Febbraio, 2026

Avize: De Sousa e Bouquin Dupont. Due letture, due interpretazioni, due voci dello stesso gesso

De Sousa e Bouquin-Dupont, nel cuore della Côte des Blancs Avize è uno di quei villaggi che non hanno bisogno di essere spiegati troppo. Probabilmente conosciuto da tutti per essere il villaggio di Selosse. Però chiaramente non c’è solo Anselme con il suo fantastico Domaine ma anche tante altre bellissime realtà. Avize è un Grand Cru per diritto e per evidenza nel bicchiere, rappresenta uno dei punti più alti della Côte des Blancs, dove lo Chardonnay trova una delle sue espressioni più rigorose e identitarie. Qui il gesso non è un concetto teorico, ma una presenza concreta che si traduce in tensione, salinità e precisione. Camminare nel centro di Avize significa comprendere quanto il terroir, pur fortissimo, non sia mai uniforme. Bastano poche centinaia di metri per incontrare interpretazioni diverse, personali, coerenti ma non sovrapponibili. È il caso di De Sousa e Bouquin-Dupont, due cantine vicinissime tra loro, visitate in estate e in autunno, capaci di raccontare Avize con accenti differenti. Avize tra estate e autunno La lettura stagionale aiuta a comprendere meglio il villaggio.
In estate Avize appare più aperto, quasi luminoso: il frutto emerge con maggiore immediatezza, la cremosità dello Chardonnay si distende, la tensione resta ma dialoga con una sensazione di maggiore ampiezza.
In autunno, invece, tutto si fa più raccolto: i profili aromatici diventano più sobri, il sorso più essenziale, la mineralità prende il centro della scena. Il gesso si manifesta con maggiore chiarezza, guidando la progressione gustativa. È in questo doppio registro che le degustazioni da De Sousa e Bouquin-Dupont trovano la loro piena leggibilità. De Sousa: energia e materia La visita da De Sousa restituisce un’idea di Avize intensa, dinamica, quasi fisica. Azienda che è praticamente totalmente Biodinamica, rimangono ad ora solo due cuvee “in conversione”. Una volta terminate tutti gli champagne che usciranno sarnno biodinamici. Lo Chardonnay qui non cerca l’esilità: ha corpo, struttura, una materia presente che non rinuncia mai alla tensione. Il sorso è ampio ma sempre sostenuto, con una spinta costante che accompagna la degustazione dall’attacco alla chiusura. In estate, i vini mostrano un profilo più espansivo: agrumi, fiori bianchi, una cremosità ben integrata e una bollicina viva che sostiene il volume.
In autunno, la lettura diventa più severa e profonda: la materia si compatta, la freschezza si fa più incisiva, il finale si allunga su ritorni gessosi e salini più netti. De Sousa interpreta Avize come un equilibrio tra forza e slancio, dimostrando come la verticalità possa convivere con una struttura importante. Bouquin-Dupont: la misura del naturale Bouquin-Dupont è oggi una delle cantine più rappresentative del movimento degli Champagne naturali di altissimo livello, e non per moda, ma per coerenza e rigore. Siamo sempre ad Avize, nel pieno centro della Côte des Blancs, dove lo Chardonnay domina incontrastato. Qui viene utilizzato in purezza: tutti gli Champagne della maison sono Blanc de Blancs, provenienti esclusivamente da uve Chardonnay di proprietà. La produzione è minuscola, quasi eroica. Poco più di un ettaro e mezzo complessivo, suddiviso tra Avize (circa un ettaro), Cramant e Le Mesnil-sur-Oger, coltivato con attenzione maniacale. In alcune annate si arriva a produrre appena 500 bottiglie per singola etichetta, una scelta che riflette una filosofia chiara: meno quantità, massima espressione del territorio. Lo stile è improntato su lunghe soste sui lieviti, che donano una bollicina finissima, discreta, mai invasiva. Il sorso è preciso, continuo, capace di “solleticare” il palato senza mai diventare esibito. I dosaggi bassissimi – spesso estremi – contribuiscono a una lettura asciutta e verticale, dove la complessità nasce dalla base vinosa e non dalla correzione finale. In estate, i vini colpiscono per la loro naturalezza e scorrevolezza, con una tensione sempre presente ma mai aggressiva.
In autunno, la stessa impostazione si traduce in una maggiore austerità: il frutto si ritrae, la mineralità emerge con decisione, il finale diventa lungo, salino, profondamente territoriale. Bouquin-Dupont è Avize raccontata con misura, precisione e rispetto assoluto della materia prima. Una pausa nel villaggio: La Recommandée Tra le due visite, una sosta a La Recommandée, ex ufficio postale nel centro di Avize, completa naturalmente la giornata. Un luogo semplice e autentico, dove si mangiano ottime tartine e crostini, un croque monsieur eseguito come si deve, accompagnati da Champagne del villaggio e dei comuni limitrofi. Una pausa coerente, senza artifici, che permette di restare dentro il territorio anche a tavola. Due interpretazioni, un solo gesso Il confronto tra De Sousa e Bouquin-Dupont dimostra come Avize non sia un’espressione unica e monolitica.
Il terroir è lo stesso, il gesso è lo stesso, ma l’interpretazione cambia. • De Sousa lavora su energia, materia e ampiezza. • Bouquin-Dupont privilegia precisione, misura e verticalità naturale.   Estate e autunno aggiungono ulteriori sfumature, mostrando come Avize sappia parlare con voci diverse senza mai perdere identità. Ed è proprio in questo dialogo, a pochi passi di distanza, che si coglie la grandezza autentica di questo Grand Cru. Il racconto però non si esaurisce qui. In primavera, a marzo, ritorneremo ad Avize per vedere cosa avrà ancora da dirci il gesso nel calice   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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Pierre Moncuit. Le Mesnil-sur-Oger, lo Chardonnay come atto di fedeltà Arrow Right Top Bg

28 Gennaio, 2026

Pierre Moncuit. Le Mesnil-sur-Oger, lo Chardonnay come atto di fedeltà

  Tra le vie tranquille di Le Mesnil-sur-Oger, nel cuore della Côte des Blancs, c’è un domaine che non ha mai cercato il clamore. Nessuna architettura avveniristica, nessun marketing roboante: solo la voce limpida dello Chardonnay e una famiglia che da generazioni vive la Champagne con una sobrietà quasi monastica.
Pierre Moncuit è questo: un luogo dove il vino parla più delle parole, un atelier di precisione artigianale che ha fatto del rigore la propria identità. Ed è proprio così che ci si arriva davvero: camminando a piedi, senza percorsi costruiti né segnali evidenti. Le strade silenziose del villaggio, le case ordinate, quella sensazione di calma che solo Le Mesnil sa trasmettere. Anche conoscendo già la firma Delos, arrivare qui passo dopo passo restituisce immediatamente il senso del luogo: a Le Mesnil lo Champagne non è racconto, è quotidianità. E Pierre Moncuit ne è una delle interpretazioni più autentiche. Una storia di vigna prima che di etichette La storia della famiglia Moncuit inizia alla fine del XIX secolo, quando Alex Moncuit acquista le prime vigne a Le Mesnil-sur-Oger, intuendo il valore assoluto di questo terroir gessoso.
È il figlio Pierre Moncuit a compiere il passaggio decisivo: nel 1928 inizia a commercializzare lo Champagne con il proprio nome, firmando le prime bottiglie di Chardonnay in purezza provenienti esclusivamente da Le Mesnil. Al suo fianco, fin dall’inizio, c’è la moglie Odile Delos, figura fondamentale nella costruzione dell’identità del domaine, tanto che il suo cognome diventerà parte integrante della cuvée simbolo. Nel 1977 la guida dell’azienda passa alla figlia Nicole Moncuit, che assume la direzione tecnica affiancata dal fratello per la parte commerciale. È un momento chiave: Nicole imprime una visione rigorosa, sensibile, profondamente agricola, diventando una delle figure femminili più rispettate della Champagne artigiana. Dal 2007 entra ufficialmente in azienda la nuova generazione: Valérie Charpentier, figlia di Nicole, che oggi gestisce il domaine con continuità e lucidità.
Nello stesso anno viene inaugurata la nuova cantina nel centro di Le Mesnil-sur-Oger, un luogo funzionale, sobrio, perfettamente integrato nel tessuto del villaggio: nessun monumento al vino, ma uno strumento al servizio del lavoro quotidiano. Le Mesnil-sur-Oger e la craie Le Mesnil è uno dei vertici assoluti dello Chardonnay champenois.
Il suolo è calcareo in superficie e profondamente ricco di craie nel sottosuolo: gesso puro formato da granuli di calcite e antichi microrganismi marini, depositatisi oltre 70 milioni di anni fa. È questo patrimonio geologico a definire lo stile Moncuit: • sapidità netta, • verticalità, • freschezza nella struttura, • longevità Qui lo Chardonnay non cerca volume immediato, ma precisione, tensione e capacità di evolvere nel tempo. Il lavoro del vigneron Pierre Moncuit è un Récoltant-Manipulant nel senso più autentico del termine.
Il lavoro parte dalla vigna, spesso con parcelle di vecchie e vecchissime vigne, e prosegue in cantina con scelte di grande coerenza: • vinificazioni prevalentemente in acciaio, • interventi minimi, • lunghe soste sui lieviti, • dosaggi sempre misurati, mai correttivi. Il risultato sono Champagne di grande bevibilità, ma mai semplici, in cui frutto, mineralità e freschezza si intrecciano con naturalezza. Le cuvée di riferimento Blanc de Blancs Grand Cru “Moncuit-Delos” – Brut La cuvée storica e identitaria.
Chardonnay Grand Cru di Le Mesnil, diretto, luminoso, costruito sulla finezza più che sulla potenza. Agrumi, mela verde, fiori bianchi e gesso al naso; in bocca è avvolgente ma teso, con una sapidità marcata che accompagna il sorso fino a una chiusura pulita e persistente. Un classico intramontabile di Le Mesnil. Blanc de Blancs Grand Cru – Extra Brut La versione più essenziale dello stile Moncuit. Stessa cuvèe, cambia solo il dosaggio
Il dosaggio ridotto lascia emergere con chiarezza la craie e la struttura naturale dello Chardonnay. Il sorso è verticale, affilato, di grande precisione. Uno Champagne per chi cerca l’espressioneassoluta del terroir. Grand Cru Millesimato 2014 – Extra Brut Il 2014 è un’annata di equilibrio e definizione.
Il vino mostra maggiore profondità e complessità, con note di agrume maturo, gesso, sentori erbacei elegnati e una progressione gustativa elegante e continua. Già leggibile, bello, oggi, ma con una capacità di evoluzione evidente. Cuvée Nicole Moncuit – Vieilles Vignes, Les Chétillons La cuvée più identitaria e profonda del domaine.
Proviene dalla parcella Les Chétillons, uno dei lieux-dits più celebri di Le Mesnil-sur-Oger, di proprietà della famiglia. Vigne vecchie, concentrazione naturale, mineralità incisiva. Il sorso è stratificato, lungo, vibrante, capace di raccontare insieme terroir, storia e memoria familiare. È l’espressione più alta del lavorodei Moncuit. Uno stile senza tempo Gli Champagne di Pierre Moncuit si riconoscono per: • purezza espressiva, • rigore stilistico, • sapidità gessosa, • grande bevibilità, • coerenza nel tempo. Non cercano l’effetto, ma la credibilità. Conclusione Pierre Moncuit è uno di quei vigneron che dimostrano come l’identità non abbia bisogno di essere reinventata.
A Le Mesnil-sur-Oger, lo Chardonnay trova una delle sue voci più sincere, e nelle mani della famiglia Moncuit diventa un racconto continuo di fedeltà al luogo, misura e precisione. Uno Champagne che non alza la voce, ma che resta a lungo nella memoria.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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Pertois-Moriset. Villaggi, lieux-dits e tempo nella Côte de Blancs Arrow Right Top Bg

21 Gennaio, 2026

Pertois-Moriset. Villaggi, lieux-dits e tempo nella Côte de Blancs

La grammatica silenziosa della Côte des Blancs Ci sono Champagne che colpiscono per immediatezza e altri che chiedono tempo, ascolto, attenzione. Pertois-Moriset appartiene senza dubbio a questa seconda categoria: una maison che rifugge l’enfasi e costruisce il proprio linguaggio sulla precisione, sul rispetto dei luoghi e su una lettura rigorosa dello Chardonnay della Côte des Blancs. Avvicinarsi ai loro vini significa entrare in una Champagne fatta di gesso, equilibrio e profondità, dove ogni cuvée non è mai un esercizio di stile, ma una traduzione fedele del terroir di origine. Una storia familiare, profondamente territoriale La storia della maison nasce nel 1951 dall’unione delle famiglie Pertois e Moriset, entrambe storicamente legate alla viticoltura della Côte des Blancs. Oggi l’azienda è guidata dalla terza generazione, con Cécile Pertois e Vincent Normand, custodi di un patrimonio viticolo di circa 20 ettari. I vigneti sono distribuiti in alcuni dei villaggi più vocati della denominazione: • Le Mesnil-sur-Oger – Grand Cru • Cramant – Grand Cru • Oger – Grand Cru • Chouilly – Grand Cru • Villeneuve-Renneville – Premier Cru Una frammentazione che consente un lavoro parcella per parcella e una lettura estremamente fine delle differenze di suolo ed esposizione. Lo stile Pertois-Moriset Il cuore stilistico della maison è uno Chardonnay di sottrazione, mai dimostrativo.
In vigna si pratica un’agricoltura sostenibile, con rese contenute e maturità ricercate senza eccessi. In cantina domina la misura: fermentazioni prevalentemente in acciaio, uso calibrato del legno usato per alcune cuvée, fermentazione malolattica non sistematica, lunghi affinamenti sui lieviti e dosaggi sempre contenuti. Il risultato è uno stile riconoscibile per: • tensione • chiarezza aromatica • equilibrio strutturale • grande capacità evolutiva Le cuvée: il territorio prima dello stile La gamma Pertois-Moriset è costruita come un vero e proprio percorso di lettura della Côte des Blancs, dove il villaggio e il lieu-dit vengono prima della firma enologica. I Mono-Villages Grand Cru – Oger, Cramant e Chouilly (2018) – rappresentano tre interpretazioni distinte dello Chardonnay: Oger più equilibrato e gastronomico, Cramant più ampio e floreale, Chouilly più rotondo e materico, tutti vinificati parzialmente in fûts per aggiungere profondità senza mai sovrastare il gesso. Il cuore più identitario della produzione emerge nei Lieux-dits di Le Mesnil-sur-Oger (Les Jutées, Les Jeamprins, Les Hautes Mottes 2016), dove la tensione minerale e la verticalità trovano una lettura precisa, scandita dal tempo e da un uso misurato del legno. Les Quatre Terroirs Grand Cru è invece la cuvée di sintesi: Le Mesnil, Oger, Cramant e Chouilly dialogano in un Blanc de Blancs profondo, equilibrato, che racconta la Côte des Blancs come mosaico di sfumature. Con PM.07 Grand Cru, vinificato in larga parte in fûts e foudres, Pertois-Moriset lavora apertamente sul tempo: uno Champagne più stratificato, complesso, pensato per l’evoluzione. Chiude la gamma Rosé Blanc Grand Cru, 92% Chardonnay e 8% Pinot Noir vinificato in rosso da Bouzy: un rosé di struttura e precisione, lontano da ogni concessione aromatica. L’Assemblage, infine, è l’unica eccezione stilistica: Chardonnay e Pinot Noir dai Coteaux Sézannais, vinificati in inox, pensati come porta d’ingresso allo stile della maison.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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Claude Cazals. Le Mesnil-sur-Oger, il tempo del gesso Arrow Right Top Bg

14 Gennaio, 2026

Claude Cazals. Le Mesnil-sur-Oger, il tempo del gesso

  Una visita, un clos e il dialogo tra due interpretazioni di Oger Visitare Claude Cazals a Le Mesnil-sur-Oger significa entrare in una Champagne che rifugge l’effetto immediato e lavora invece sulla precisione, sulla verticalità e sul tempo. Qui lo Chardonnay non è mai accomodante: è un vino che nasce dal gesso e al gesso ritorna, con una coerenza stilistica che attraversa generazioni. L’accoglienza in azienda è stata sincera e rilassata. Delphine Cazals, oggi alla guida della maison, racconta il lavoro della famiglia con naturalezza e grande consapevolezza. Non c’è retorica, ma una visione molto chiara: rispettare l’identità dei villaggi, evitare scorciatoie tecniche e lasciare che sia il tempo a completare il lavoro iniziato in vigna.  È una chiacchierata vera, da vigneron a appassionato, dove emergono con chiarezza la storia familiare, le scelte tecniche e soprattutto la volontà di non tradire mai l’identità di Le Mesnil-sur-Oger. Claude Cazals è una maison storica (1897), profondamente legata a una viticoltura 100% Grand Cru e a un’interpretazione dello Chardonnay che privilegia tensione, profondità e longevità. Le Mesnil-sur-Oger è uno dei vertici assoluti della Côte des Blancs. Il gesso affiora in modo netto e imprime ai vini una spina acida precisa, una salinità costante e una straordinaria capacità di evoluzione. I vini di Claude Cazals non cercano mai di mitigare queste caratteristiche, ma le accompagnano con misura: fermentazioni prevalentemente in acciaio, affinamenti lunghi sui lieviti e dosaggi sempre calibrati. Tra le cuvée simbolo della maison, il Clos Cazals, rappresenta una lettura particolarmente profonda del villaggio di Oger. Si tratta di un clos storico di circa 3,7 ettari, piantato nel 1957, una delle parcelle più identitarie della Côte des Blancs. Una parcella dove il tempo è l’ingrediente fondamentale. Da qui provengono due vini: il Clos Cazals e la Chapelle, quest’ultima dalle vigne più giovani. Un “castello” sovrasta il Clos, dove vive la madre di Delphine Ho degustato il Clos Cazals 2015 a casa, dopo averlo acquistato direttamente in azienda. È uno Champagne che non cerca mai l’impatto immediato: la bocca è costruita su energia, profondità e tensione minerale, con una materia ampia ma sempre tenuta in linea da una freschezza salina costante. Il tempo sui lieviti è perfettamente integrato e contribuisce a una complessità stratificata, mai ridondante. È uno Champagne che non si concede subito: richiede attenzione, pazienza, e restituisce in cambio una lettura stratificata del terroir di Oger, fatta di energia, profondità e grande capacità di evoluzione. Oger a confronto: due letture dello stesso terroir (Pertois-Moriset Oger 2018 vs Clos Cazals Oger 2015) Il Clos Cazals è stato messo a confronto con Pertois-Moriset Oger 2018, offrendo uno spunto interessante per riflettere su come lo stesso villaggio possa essere interpretato in modo diverso, pur partendo da basi tecniche simili. Oger, nella lettura di Pertois-Moriset, tende a esprimere: acidità più marcata e immediata una verticalità molto pronunciata un profilo aromatico centrato su agrumi freschi, fiori bianchi, gesso e salinità. Il sorso è lineare, teso, rigoroso, con una sensazione di precisione quasi chirurgica. Un Oger che privilegia la scintillio e la freschezza incisiva. Il Clos Cazals 2015, pur condividendo la matrice gessosa del villaggio, si muove su un piano diverso: maggiore profondità di materia una tensione meno “tagliente” ma più continua una costruzione che si affida al tempo come elemento strutturale. Due Champagne che raccontano Oger in modo complementare: uno più immediato nella sua verticalità, l’altro più meditativo e stratificato. Oger e Chouilly in casa Pertois-Moriset: una chiave di lettura Questo confronto trova ulteriore senso se inserito nel dialogo interno alla produzione Pertois-Moriset, in particolare tra Oger e Chouilly. All’interno della stessa maison: Oger si conferma come espressione di tensione, mineralità e rigore, Chouilly, terroir leggermente più “caldo”, offre vini più ampi, maturi e avvolgenti, con frutto più pieno, texture più rotonda e sensazioni talvolta quasi cremose, pur mantenendo la freschezza tipica del Blanc de Blancs. Le differenze non derivano tanto da scelte di cantina, quanto da maturità fenolica e struttura del terroir, dimostrando quanto il villaggio resti l’elemento centrale nella lettura dello Chardonnay della Côte des Blancs. Conclusione Claude Cazals è una maison che parla agli appassionati che cercano identità, coerenza e profondità, senza concessioni alle mode. Il Clos Cazals ne è una delle espressioni più emblematiche: uno Champagne che richiede tempo e attenzione, ma che restituisce una lettura profonda e autentica del terroir di Oger. Il confronto con Pertois-Moriset Oger 2018 apre un dialogo stimolante tra stili e interpretazioni, che troverà naturale prosecuzione in un prossimo articolo dedicato proprio alla maison Pertois-Moriset e alle sue diverse anime territoriali.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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Dentro GioVe e MaGiA. L'anima effervescente e familiare di Giorgio Venica Arrow Right Top Bg

15 Dicembre, 2025

Dentro GioVe e MaGiA. L'anima effervescente e familiare di Giorgio Venica

  A novembre, nella piccola cantinetta della sua casa a Cormons, Giorgio Venica ha presentato uno dei progetti più personali e intimi della sua vita: un metodo classico nato per la famiglia, cresciuto quasi in segreto, oggi pronto a mostrarsi al mondo. La cornice è la sua cantinetta firmata Andrea Grattoni: legno, atmosfera calda, luci soffuse. Un evento piccolo, raccolto, familiare. Musica perfettamente calibrata e compagnia di ottimo livello. Una serata stupenda. Il progetto si chiama GioVe e MaGiA, un metodo classico nato “per casa”. Non poteva chiamarsi in nessun altro modo. Giorgio è uno dei due fratelli della storica Venica & Venica, azienda fondata dal nonno e dal padre. Nel 2023, per varie ragioni, decide di uscire dalla realtà di famiglia, e qui c’è un dettaglio che cambia tutto: dal 2005, Giorgio produceva per sé, per casa sua, un piccolo metodo classico destinato a feste, compleanni, pranzi domenicali. Una produzione “segreta”: 2005, 100 bottiglie poi una barrique, poi due, tre… fino a quattro barrique. Oggi qualcuna in più, rimanendo comunque un progetto di nicchia. Blend inizialmente di  Pinot Nero e una piccola parte di Chardonnay, oggi 100% Pinot nero con il “in clair” che affina in barriques prima del tiraggio, e dalla sorprendente longevità. Una produzione “di casa”, spontanea, che diventa una tradizione familiare. Dal 2015 la produzione diventa dichiarata: Giorgio ci crede davvero. Quando lascia l’azienda nel 2023, porta con sé tutte le bottiglie e decide di farle affinare in un luogo unico: un bunker della Prima Guerra Mondiale nel Carso Isontino, a 13°C costanti. Un posto silenzioso, profondo, perfetto per una lunga sosta sui lieviti. La Serata inzia con un aperitivo in soggiorno. Il Rosato di Marta, sua figlia che produce vino con il suo progetto Martissima. L’aperitivo è semplice ma già emozionante: Rosato 2024 di Marta (Pinot Nero) con abbinato un prosciutto leggermente affumicato di D’Osvaldo. Il rosato è fresco, lamponato, fruttato, beverino ma con sostanza: un rosato da pesce alla griglia, non solo da aperitivo. Marta conferma una mano moderna, precisa, coraggiosa. Segue la cena nella cantinetta. Una cena “molto francese” curata da Chef Fares siriano, ingegnere di formazione, attuale chef all’Agriturismo Ronchirò. Giorgio racconta con affetto che erano vicini di casa quando lavorava ancora in azienda. Il menù parla francese: Risotto allo Champagne con uova di trota, Tajarin con consommé, Chateaubriand al sangue con verdure al forno Un viaggio gastronomico perfetto per accompagnare l’universo di GioVe.   Come nasce il nome: GioVe e MaGiA Originariamente il progetto doveva chiamarsi solo GioVe, il soprannome che Giorgio ha sempre usato, anche nei rally, scritto sulle tute da pilota. Ma il marchio così non era registrabile: serviva una seconda parola. Giorgio non trova nulla che lo convinca. La soluzione arriva dalla moglie Virginia: Potresti aggiungere Magia. Perché Magia? Perché è l’acronimo delle tre figlie: MA – Marta, GI – Giulia, A – Adelaide. In ordine di età. Un nome che diventa casa, famiglia, radici. Un nome che unisce lui e loro. Un progetto nato per la famiglia e che continua a portarne il segno. Così nasce GioVe MaGiA: Giorgio + le sue tre figlie.   L’etichetta: un autoritratto di vita L’etichetta è stata un percorso lungo. Giorgio aveva molte bozze ma nessuna lo rappresentava davvero. Marta lo spronava: Papà, l’etichetta deve parlare di te. La soluzione arriva con l’artista Ivana Burello, della quale Giorgio aveva già un quadro in casa. Ivana ascolta la storia, assorbe i dettagli e realizza un’etichetta che è un piccolo romanzo illustrato: Il trattore Same e qui il racconto di quando, a 11 anni, Giorgio guidò un trattore fino a Cividale, seguito dal padre. Un Friuli che non c’è più. Il verde delle vigne ovvero Il Collio, la terra, la natura, la sua grande passione, la campagna La pista, la macchina, la bandiera a scacchi e l’altra grande passione ovvero quella per i rally, la vita di corsa, l’adrenalina. Un’etichetta non estetica, ma vera, che racconta un uomo più che un vino.   Come viene prodotto oggi GioVe e MaGiA Oggi GioVe MaGiA è un metodo classico ancora più identitario e rigoroso. Le uve sono esclusivamente Pinot Nero. La vendemmia viene fatta nel momento esatto in cui si bilanciano: acidità, maturazione e struttura senza seguire la maturità fenolica completa, altrimenti avremmo una bolla da 14% vol dice Giorgio. Un volta fermentato il vin clair affina in barrique, come ha sempre fatto, prima del tiraggio, che avviene il Venerdì Santo. Una scelta che segue le fasi lunari, in cui Giorgio crede profondamente. E Qua ci racconta un bellissimo aneddoto: all’inizio era scettico sulle idee biodinamiche della figlia Marta. Poi, vedendo i benefici, ha completamente cambiato prospettiva. Lunga la sosta sui lieviti nel bunker di San Michele. Poche bottiglie: circa 1500 l’anno. Sboccatura manuale “à la volée” : Niente remuage tradizionale: i lieviti vengono portati in punta con movimenti manuali a cui segue il dosaggio che non poteva che essere fatto con lo stesso vino, quindi un dosaggio Zero, o Brut Nature: Qua c’è coerenza assoluta: il vino è quello che è. Trasparente, diretto, sincero. Nella retro etichetta oltre alla data di sboccatura anche un altra verità: Giorgio indica il grammo di zucchero residuo dopo la seconda fermentazione. La 2016, imbottigliata in vetro trasparente (bottiglia che non userà più), dichiarava 0,7 g/L. Una scelta rara. Un segno di rispetto.   La degustazione: dal 2015 alla sorpresa finale Si inizia con la magnum di GioVe 2015: profonda, matura, elegante, di una finezza sorprendente. Pinot Nero con un saldo di Chardonnay, vitigni che danzano insieme, la barrique è un sussurro, la lunga sosta sui lieviti  racconta profondità e maturità. È una bollicina che non vuole imitare nulla: non vuole essere Trento, né Champagne. Vuole essere Friuli, e lo è. A seguire Metodo Classico 2016, leggermente  più rosato, ma Giorgio spiega che la vinificazione è la stessa, il colore è dovuto si al Pinot Nero chiaramente, ma alle caratteristiche dell’annata. Spumante che sempre subito piu pronto, al naso sembra molto Ambonnay (scusate il paragone), vinoso, elegante, frutta e fiori al posto giusto. Al palato la beva è anche qua stupefacente. Quello che mi sorprende di queste due bottiglie (che avevo gia provato scorso anno) è la finezza della bollicina, del perlage, che è elegantissimo, pieno e non ti massacra il palato, ma accompagna la beva. Non facile da trovare in Italia. Giorgio ci racconta come viene prodotto, della sua passione per la vigna e la viticoltra, di quanto sia importante, fondamentale, il momento della vendemmia- Poi arrivano: Martissima Bianco 2023 magnum –  dalla vigna di Mernicco (Ribolla, Friulano, Malvasia) Martissima Bianco 2024 anteprima – Lonzano (Friulano + Ribolla, futura Malvasia già piantata) Martissima Rosso 2022 – vecchia vigna, Merlot + Schioppettino, Franconia, Refosco, Cabernet   Marta crede molto nel blend tradizionale delle tre uve del Collio: Ribolla, Friulano, Malvasia. Lo avevano capito già i nostri nonni. Il finale: dolce, simbolico e… sorprendente Si chiude con: Gubana di Cormons, morbida, profumata e liquore alle noci San Zuan, realizzato con le noci raccolte la notte di San Giovanni (24 giugno)   Poi la sorpresa finale. Giorgio sbocca à la volée una bottiglia del 2006. Viva, piena, vibrante, perfettamente bilanciata tra morbidezza e acidità. Una bottiglia sorprendente: lo stesso Giorgio, emozionato, ammette di non aspettarsi tanta vitalità. Io l’avevo già degustata alla cieca lo scorso anno, dicendo che sembrava una bolla con tanti anni sur lie. Confermo: una grandissima bottiglia. Un finale perfetto. Un bravo a Giorgio.   Conclusione GioVe MaGiA non è un progetto commerciale,  è un vino che parla piano, ma arriva lontano. È un vino che nasce per la famiglia, per la casa, per le radici. Un metodo classico che racconta una vita intera: vigne, rally, aneddoti, bambini, scelte, passione. Una storia semplice, profonda, umana. Una storia che profuma di Friuli. E di verità. Perché a volte i progetti più belli sono quelli che non erano mai stati pensati per diventare “progetti”. Un vino che non nasce per il mercato, ma per la vita. E che ora, finalmente, Giorgio decide di condividere. È un metodo classico nato “per casa”, cresciuto come un rito familiare e diventato oggi un piccolo gioiello di nicchia. È una storia di famiglia, di radici, di passioni — e anche di libertà. Viva il Friuli Venezia Giulia.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti Su Instgram è semplicemente Emanuele Muzzo  
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Chouilly, luce d’autunno nella Côte des Blancs Arrow Right Top Bg

2 Dicembre, 2025

Chouilly. Luce d’autunno nella Côte des Blancs

  C’è un momento, a Chouilly, in cui la Côte des Blancs si veste d’oro. Quando il sole cala dietro le colline di Épernay e la luce si riflette sui filari di Chardonnay, tutto si ferma per un istante: il gesso brilla come polvere di stelle, l’aria profuma di terra bagnata e le foglie diventano rame e ambra. È l’autunno della Champagne, e pochi luoghi sanno restituirne la magia come questo Grand Cru sospeso tra discrezione e purezza. Il villaggio si distende dolcemente alle porte di Épernay, con i vigneti che salgono verso la collina di Montaigu. Il suolo, composto da gesso belemnitico e argille fini, regala ai vini una struttura più morbida rispetto ai vicini Avize e Cramant, ma senza mai perdere tensione o verticalità. Qui lo Chardonnay assume toni di gesso, limone e mandorla, ma anche una morbidezza vellutata che avvolge il palato. È la Champagne della luce e della misura, più sfumata che abbagliante, ma capace di toccare corde profonde. A pochi passi l’una dall’altra, nel cuore del villaggio, tre maison raccontano in modo diverso la voce di Chouilly: di Legras & Haas vi ho già parlato, oggi e la volta di Vazart-Coquart e Roland Champion. Tre stili, tre interpretazioni dello stesso linguaggio minerale, unite da un filo comune: la ricerca della finezza assoluta.   Vazart-Coquart – L’artigianato della precisione Fondata nel 1954, Vazart-Coquart è una delle firme più coerenti di Chouilly. Oggi la guida è nelle mani di Jean-Pierre Vazart, vigneron attento e appassionato, membro del gruppo “Club Trésors de Champagne”. La maison lavora circa 11 ettari interamente a Chardonnay, tutti Grand Cru, e produce Champagne di grande purezza, certificati HVE e VDC (agricoltura sostenibile e responsabile). Il Blanc de Blancs “Réserve” è il manifesto della casa: elegante, gessoso, agrumato, con una bollicina sottile e cremosa. Ma il fiore all’occhiello resta il Special Club, millesimato solo nelle annate migliori: tensione, equilibrio, lunghissima persistenza. È Chouilly nella sua forma più essenziale e sincera. Non troppo entusiasmanti il Brut Zero e l’Extra Brut. Molto interessante oltre allo Special Club (progetto del quale parlerò prossimamente) la Cuvee Camille, un brut da 70% Pinot Noir e restante Chardonnay, un grand cru che non conoscevo. Molto fruttato, pera, mela cotogna, sentori di nocciola. Vino da aperitivo molto bilanciato tra freschezza e bevibilità Assaggiare un calice di Vazart-Coquart è come osservare un tramonto autunnale tra le vigne: colori che si fondono lentamente, luce che cambia, eleganza che non ha bisogno di parole.   Roland Champion – Tradizione e famiglia nel cuore del villaggio Poco più in là, sempre in centro a Chouilly, si trova Roland Champion, maison fondata nel 1951 e oggi gestita da Carole Champion, nipote del fondatore. L’azienda possiede circa 18 ettari, con prevalenza di Chardonnay, e si distingue per uno stile classico, cremoso e avvolgente, che unisce la purezza minerale di Chouilly a una maturità fruttata più evidente. Eclat de Craie un 100% Chardonnay Grand Cru con degorgement maggio 2025 dopo 36 mesi sui lieviti mostra la finezza tipica del villaggio, ma con un tocco di calore e rotondità che lo rende immediatamente piacevole. Secret d’Aramis, un blend dei tre principali vitigni a maggioranza Meunier, con i due vitigni considerati nobili a dividersi equamente il restante 40%, con il sono Chardonnay da Chouilly, mentre i vitigni a bacca rossa vengono dalla Vallèe de la Marne. Si rivela uno champagne molto fruttato con note di pasticceria e mieli di buona persistenza. Il Millésime, grand eclat vintage 2016,  invece, racconta il tempo e il silenzio: profumi di agrume candito, brioche, nocciola e un finale gessoso di grande precisione. La sala degustazione affaccia direttamente sulla strada principale del paese, e in autunno, quando il sole cala dietro i tetti, la luce filtra tra le bottiglie creando riflessi dorati. È il simbolo perfetto dello stile Champion: sincero, luminoso, accogliente.   Tre voci, un solo terroir Legras & Haas, Vazart-Coquart e Roland Champion rappresentano tre letture dello stesso spartito: il gesso di Chouilly. Il primo traduce la purezza in eleganza moderna, il secondo la disciplina artigianale in armonia naturale, il terzo la tradizione familiare in calore e autenticità. Insieme, raccontano la verità più profonda della Côte des Blancs: che la finezza non è freddezza, ma equilibrio; che la luce non è solo brillantezza, ma profondità. Passeggiare a Chouilly in un pomeriggio d’autunno significa capire cosa sia davvero la Champagne: una terra dove la luce, il gesso e la mano dell’uomo si incontrano per creare silenzi pieni di significato. Tra le vigne che sfumano verso Épernay e le piccole maison che profumano di mosto e di lieviti, Chouilly svela ogni volta una nuova sfumatura della sua anima bianca.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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Cramant, purezza e accoglienza tra le vigne del Grand Cru, nel cuore della Côte des Blancs Arrow Right Top Bg

25 Novembre, 2025

Cramant. Purezza e accoglienza tra le vigne del Grand Cru, nel cuore della Côte des Blancs

  Cramant è uno di quei luoghi che racchiudono l’anima più autentica della Côte des Blancs. Il villaggio sorge tra Avize e Chouilly, su un’altura dolce che guarda un mare di viti. Qui il gesso affiora ovunque, candido e vivo, e il Chardonnay trova la sua voce più cristallina: vini puri, tesi, minerali, capaci di raccontare la profondità e la luce di questa terra. È un Grand Cru che vive di discrezione e verità, di famiglie che da generazioni coltivano le stesse parcelle e le conoscono come estensioni del proprio respiro. Tra queste, una di quelle che meglio interpreta l’identità di Cramant è senza dubbio Voirin-Jumel. Voirin-Jumel: la tradizione che guarda avanti Accolti da Tom sulla terrazza panoramica, lo sguardo si perde tra i filari che scendono verso il villaggio. L’aria profuma di gesso e di fiori bianchi, e il silenzio è interrotto solo dal ronzio lieve dei trattori lontani. Tom ci racconta con passione la storia della maison, nata nel 1945 dall’unione di due famiglie storiche del villaggio. Oggi Voirin-Jumel è una realtà moderna e dinamica, guidata da uno spirito familiare autentico ma con uno sguardo sempre rivolto all’evoluzione.   I vini degustati: eleganza e precisione Sulla terrazza, con la luce di Cramant che si riflette nei calici, abbiamo degustato quattro interpretazioni del loro stile: Blanc de Blancs Grand Cru Brut Réserve ovvero il biglietto da visita della maison in due versioni V1 e V2, la prima brut, la seconda zero dosage. Entrambi i vini  luminosi, verticali, salini e speziati. Chardonnay in purezza da vecchie vigne di Cramant e Chouilly con preferenza mia personale sul zero dosage ovvero il V2 Cuvée 555 Extra Brut affinato in legno. Questa cuvèe è  più profonda e complessa, con una cremosità raffinata che bilancia la tensione minerale. Millésime 2015 Grand Cru è uno champagne di energia e maturità, note di agrumi canditi, frutta secca e un finale gessoso e lungo. Emotion Rosé un raro sguardo sul lato più morbido della maison: delicato, elegante, con fragranze di lampone e pompelmo rosa. Completano la gamma un interessante Les Carelles da uve Pinot Noir 100% un lieux dits a Mareuil sur Ay nella Vallèe de la Marne, sapido, elegante con profumi e sentori di frutta rossa. E per finire il Cramant uno champagne di grande eleganza e intesità Ogni vino conferma una coerenza stilistica fatta di purezza, rigore e riconoscibilità territoriale. Degustare sulla terrazza di Cramant è un’esperienza che va oltre il vino: è un incontro diretto con il paesaggio. Nel bicchiere si riflette la stessa luce che accarezza le vigne, e ogni sorso riporta alla mente quella sensazione di purezza e calma che solo i grandi terroir sanno trasmettere. Cramant resta così, sospeso tra cielo e craie, tra memoria e futuro. E Voirin-Jumel ne custodisce l’essenza con garbo, sincerità e una visione limpida come il suo Chardonnay.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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Chouilly. La purezza silenziosa della Côte des Blancs secondo Legras & Haas Arrow Right Top Bg

18 Novembre, 2025

Chouilly. La purezza silenziosa della Côte des Blancs secondo Legras & Haas

  Chouilly è il Grand Cru più a nord della Côte des Blancs, posto proprio a ridosso di Épernay. Il villaggio si stende dolcemente su colline orientate a est e nord-est, dove il gesso affiora a pochi centimetri dal suolo e lo Chardonnay domina quasi incontrastato. Il suo clima leggermente più fresco e l’esposizione meno solare rispetto ad Avize o Cramant donano ai vini un profilo sottile, lineare e di grande verticalità. Le maturazioni lente permettono di preservare acidità e freschezza, traducendosi in Champagne cristallini, salini e longevi. Chouilly non ama i riflettori, ma chi conosce la Champagne sa che da qui arrivano alcuni dei migliori Chardonnay della regione. È un terroir di finezza e di equilibrio, capace di unire la precisione del gesso alla rotondità naturale del frutto.   Legras & Haas. La purezza secondo Chouilly Fondata nel 1991 da François Legras e Brigitte Haas, la maison Legras & Haas è oggi condotta dai tre figli: Olivier, Rémi e Jérôme. Proprio Jérôme, che accoglie i visitatori nella sede di Chouilly, è l’anima sorridente e curiosa della famiglia: parla anche italiano e trasmette con entusiasmo la filosofia di casa, fondata su eleganza, precisione e trasparenza. I vigneti coprono circa venti ettari, tutti Grand Cru di Chouilly, suddivisi in oltre trenta parcelle che offrono sfumature diverse di suolo e microclima. La vendemmia è manuale, la vinificazione separata per parcella, con affinamenti lunghi e nessuna ricerca dell’effetto: tutto è pensato per esprimere il carattere autentico dello Chardonnay di questo villaggio.   Lo stile e la degustazione La degustazione da Legras & Haas è un piccolo viaggio nel cuore dello Chardonnay. L’accoglienza di Jérôme è calorosa e sincera, e ogni calice è raccontato con precisione e passione. Tra i vini assaggiati, l’Exigence N.10 si è imposto su tutti: una cuvée che unisce lo Chardonnay di Chouilly al Pinot Noir di Aÿ, con una complessità sorprendente, dove tensione minerale e profondità fruttata si fondono in perfetto equilibrio. Gesso, bollicina finissima completanto il quadro. Da abbinare tartare di tonno rosso o cappesante scottate al burro, cosa che ho provato la settimana scorsa. Provare per credere! E non ve ne pentirete. Accanto a lui, l’Intuition Brut e il Brut Rosé mostrano la cifra stilistica della maison: eleganza, pulizia, armonia. Il Millesimato 2018, degustato in magnum, è stato una vera sorpresa: un progetto raro, nato da parcelle di 17 produttori diversi, tutti situati in villaggi Grand Cru, un produttore per villaggio, e assemblato in un’unica cuvée (nelle cantine di Frank Bonville) dal carattere ampio e maturo. Ma la seconda sorpresa è stata ancora più emozionante: Jérôme ha stappato, alla cieca, un Millesimato 2013, non più in commercio, per mostrare l’evoluzione dei suoi Champagne. Un vino profondo, luminoso, con note di nocciola, agrume candito e un’eleganza sottile che racconta la capacità di invecchiamento dello Chardonnay di Chouilly. Completano la gamma le cuvée Visions ed Evidence, due interpretazioni diverse dello stesso territorio: la prima più slanciata e minerale, la seconda più ampia e strutturata, ma sempre coerenti con l’identità pura e cesellata della maison. Un’eleganza che non ha bisogno di alzare la voce I vini di Legras & Haas sono la perfetta rappresentazione di ciò che Chouilly sa offrire: precisione, nitidezza, e un equilibrio naturale che non ha bisogno di forzature. Ogni bottiglia è un ritratto del gesso, della luce e della misura. Un’eleganza silenziosa, fatta di dettagli, di armonia e di rispetto per il tempo. Jérôme Legras, con il suo approccio curioso e il suo sorriso disarmante, incarna alla perfezione lo spirito di questa maison: tradizione e rigore, ma anche umanità e piacere di condividere.   Emanuele Muzzo – Vigne e Orizzonti
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