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13 Novembre, 2021

30th Anniversary of a lifetime experience - Merano Wine Festival

Merano… That magical city surrounded by Italian Alps, located in Trentino, Northern Italy where you find two different cultures intertwined for decades. Trentino can be one of the most charming regions of Italy which is located between Austria and Switzerland in the north and the wonderful Lake Garda in the south. Its capital; Trento, and other big cities like Bolzano; were Austrian cities 100 years ago before World War I, that’s why the region has the combined culture of Italy and Austria even Germany. Do not surprise when you see all the signboards both in Italian and German; that’s the unique spirit of Trentino that you can never find anywhere else in the world! Wine is one of the most important economical assets of the region where we welcome the amazing Trento DOC appellation, which literally makes Trentino one of the biggest Chardonnay producers of Italy! And of course, the food… Here the eating habits vary from typical Italian cuisine where you find the German/Austrian breezes like Schüttelbrot and Kaminwurz. One day in 1992 all these treasures combined by a group of wine-passionate friends and today turned into one of the most important wine events in Europe: Merano Wine Festival! First festival was held in 1992 in Hotel Palace in Merano while the Gourmet-Club Alto Adige was founded as well! And this year we celebrated the 30th anniversary of this unique event again in same atmosphere and with same passion. Then in 2005, Helmuth Kocher, the founder, and the President of Merano Wine Festival; started a new era with the Wine Hunter awards. Later on, many other exclusive events were born and organized like “The Wine Hunter Events” in London, Prague, Budapest, Munich, Hamburg, Vilnius, Kiev and so on… His passion to wine and excellence creates the difference and distinguishes it from other wine events that you can be participated before. This is not a cliché; you will be clearly seeing it when you arrive to Merano! In Merano Wine Festival, you find the elegant and sincere atmosphere between the walls of Art Nouveau masterpiece; The Kurhaus. The event gives you the chance to discuss, share your opinions with the producers and the great opportunity of networking while you are tasting the amazing wines from different countries but of course mainly the Italian ones. The festival welcomes the food, the indispensable companion of wine and the spirits, to the visitors who enjoy the differentiation. For me the greatest difference of MWF is really having this sincere and enjoyable atmosphere which is not even possible to feel in other fairs, festivals, or events! Merano makes it magical when it combines its snowy peaks with Italian wines! A perfect November Saturday starts in the mountains; having your breakfast with your espresso under the sun of Italian Alps and continues by inhaling the fresh air into your lungs while crossing through the bridge over River Passirio (Passer) and walking to The Kurhaus to taste the amazing wines! If you get hungry just take a short break at Forsterbräu Merano with a schnitzel or bratwurst and enjoy the difference of the culture just in 50 meters. If you are lucky enough like me, you would be participating to the events organized by the wineries or wine consortiums to learn closely about their wines and to see the passion in their eyes. After the long day running between networking and tasting; just forget the tiredness of the day with an amazing glass of champagne in Caffè Wunderbar which is another must-to-go of Merano Wine Festival! Kept the best part to the end; MWF is open to everyone! To the wine professionals, traders, distributors, influencers and to wine lovers! You don’t need to be from the industry, just take your tickets and come along. Don’t miss that “lifetime” experience! A Cura di  Tugba Cimenci
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11 Novembre, 2021

Uno sguardo al futuro immersi nella terra e nel vino

Basta aprire il computer e cercare castello di Solfagnano per iniziare a sognare. Una terra ritmata dai filari di vite, un Castello che domina una valle scandita da dolci movimenti del terreno, una famiglia che si è dedicata al vino e alla valorizzazione di un territorio. Siamo in provincia di Perugia, e l’azienda produce vini e olio extra vergine su una proprietà di 60 ettari circa. In un contesto che pare già perfetto si insinuerà, con grazia e con molta personalità, l’opera dell’architetto toscano Simone Micheli. Il progetto, che possiamo qui vedere in ANTEPRIMA, richiama in tutto e per tutto la filosofia coraggiosa del progettista, improntata a colpire immediatamente l’attenzione con segni formali decisi, ma sempre finalizzata al comfort e al benessere psicofisico di chi abita le sue architetture Un approccio, come dichiara lo stesso architetto, “non invasivo, fortemente contemporaneo, che sappia condensare la complessità in un gesto architettonico semplice”. E quindi ecco apparire un corpo poliedrico che pare adagiato tra i vigneti, quasi frammento di corpo celeste smaterializzato dalle lastre di acciaio. L’acciaio è pensato come rivestimento mimetico, dove riflette il contesto, ed è al contempo materiale in grado di illuminarsi se visto da altre angolazioni. Così, semplicemente, l’architettura/porta al mondo sotterraneo del vino diventa un faro attrattivo per chi attraversa questa landa. Ma è solo un richiamo appunto, un invito ad arrivare, avvicinarsi ed entrare nel cuore della terra e dell’opera, sostanzialmente ipogea. Come l’occhio vigile della Terra madre e matrigna, un lembo di collina si piega, si curva, palpebra che si solleva e si apre appena sul contesto. Parte dell’edificio è destinata alla produzione, parte all’ospitalità e ad un percorso di avvicinamento e conoscenza dei vini che vuole essere un’esperienza immersiva. E, a sentirlo raccontare, quello che ci aspetterà sarà una progressiva discesa, con ascensore, nel ventre accogliente della cantina vera e propria, a cui si accede da una fessura appena accennata, come fosse l’ingresso nascosto al Paese delle Meraviglie. Forme pulite, semplici, ieratiche all’esterno, coinvolgimento sensoriale totale all’interno, per dare vita ad una realizzazione dalla forte personalità, che sappia impressionare chi la percorre e la vive. Non ci è dato sapere troppo, se non che il materiale principe per la parte sotterranea sarà il cemento, materiale stato scelto anche per poter dare vita ad una sorta di manifesto aziendale, visto che la famiglia proprietaria è anche titolare dell’azienda Colacem, leader nella produzione di cementi, appunto, e leganti idraulici. E’ anche un materiale che con il vino va a braccetto da sempre, ed è ideale per dare libero sfogo alla creatività dell’architetto, la cui cifra stilistica, dedita allo sviluppo di forme sinuose e morbide può, così, trovare la sua massima espressione. Il cantiere, che si estende su un’area di 5000 mq., è in progress, e prevede anche un intervento, in continuità concettuale con la cantina, che coinvolgerà il Castello, con il ripensamento delle stanze dell’albergo e dell’area spa e benessere. Un Benessere totale quello che dovrà avvolgere l’ospite, sia che si trattenga il breve tempo di una degustazione, sia che si fermi più giorni, che non dimentica i giardini del Castello e le colline tutt’intorno. Anche negli spazi aperti infatti proseguirà l’esperienza sensoriale che darà forza, forma e protagonismo agli elementi, dalla terra al cielo, dal profumo del vino al gorgogliare dell’acqua, affinché ogni angolo di questa tenuta diventi contenitore di vita e ancestrale locus amoenus dove l’IO ospitato sia valorizzato, coccolato, rinfrancato, umanizzato. Se la felicità è propria delle piccole cose il comfort arriva silenzioso da spazi e oggetti che spesso agiscono su di noi in modo impercettibile e inconscio. L’architettura di Simone Micheli vuole sempre dare nuova forma a una storia, guardare al passato e al presente con rispetto, abbandonando tutti gli stereotipi che spesso condizionano in modo inconsapevole ma sostanzioso il nostro modo di abitare gli spazi, di stare in un luogo. I lavori inizieranno con tutta probabilità nel 2024. Speriamo di poter presto vivere e abitare questa nuova realtà. Simone Micheli fonda lo Studio d’Architettura nel 1990 e nel 2003, con Roberta Colla, la società di progettazione Simone Micheli Architectural Hero con sede a Firenze, Milano, Puntaldìa, Dubai, Rabat e Busan. La sua attività professionale si articola in plurime direzioni: dai master plan all’architettura e interior, dal design al visual passando per la grafica, la comunicazione e l’organizzazione di eventi. Le sue creazioni, sostenibili e sempre attente all’ambiente, sono connotate da una forte identità e unicità. Numerose sono le sue realizzazioni per le pubbliche amministrazioni e per importanti committenze private connesse al mondo residenziale e della collettività. È curatore di mostre tematiche – contract e non solo – nell’ambito delle più importanti fiere internazionali di settore. In collaborazione con Roberta Colla ed il suo team di professionisti, tiene master, conferenze, workshop e lecture presso università, istituti di cultura, enti ed istituzioni di molte città del mondo. I suoi lavori sono stati presentati nell’ambito delle più importanti rassegne espositive internazionali. Molte sono le pubblicazioni su riviste, magazine, quotidiani italiani ed internazionali. A cura di Francesca Pagnoncelli Folceri
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9 Novembre, 2021

Il vino e i discendenti di Dante - La poesia vitivinicola si chiama Amarone

Nel mezzo del cammin … mi ritrovai in Gargagnano di Sant’Ambrogio di Valpolicella, sulle colline che dominano Verona. Qui le vigne sono Possessioni della famiglia Serego Alighieri, in particolare acquistate nel 1353 da Pietro Alighieri, figlio del sommo vate, che questo aveva seguito durante il suo esilio veronese. Sono quindi ventuno generazioni che mantengono vive le Possessioni, simbolo della storia vitivinicola della Valpolicella. Oggi i Conti Serego Alighieri sono affiancati da Masi nella produzione di vini prestigiosi, eredi di una tradizione vitivinicola antica, nobile ed esperta. Alighieri divenne Serego Alighieri nel 1549 con l’unione tra la famiglia Alighieri, che si era trovata ad avere solo eredi femmine, e i Serego, potente famiglia dell’impero: da allora la discendenza porta il doppio cognome Serego Alighieri. Marcantonio Serego si dedicò attivamente nel Cinquecento a inedite forme di agricoltura e a nuove soluzioni per bonificare e accrescere la redditività delle sue possessioni. A partire dal Settecento si è sviluppata nella tenuta un’agricoltura intesa come scienza ed arte, dove ogni coltura è ubicata nel suo habitat naturale. Negli Anni Venti del Novecento Pieralvise Serego Alighieri, dopo la filossera, istituì la Scuola di Agricoltura a Gargagnago per reimpiantare i vitigni autoctoni locali. Dal 1973 Serego Alighieri è tra le tenute di grande valore storico e vitivinicolo nell’alveo del Gruppo Masi. Oggi la proprietà si apre ai visitatori per svelare l’anima della Valpolicella e la sua memoria storica. Non si può non pensare di venire in valpolicella e non visitare la fantastica Corte. Lastricata con il materiale tipico della zona, la pietra di Prun, l’ampia corte era usata per le attività agricole. Le 11 vigne antichissime che vi si trovano all’interno furono piantate nel 1875 in occasione della nascita del Conte Pieralvise, poi fondatore nel 1920 della Scuola Agricola a Gargagnago. Tra le poche sopravvissute alla filossera dei primi ‘900, queste vigne producono uva Molinara, clone Serego Alighieri. Utilizzato nei vigneti antistanti, il clone della Molinara Serego Alighieri risulta fondamentale per conferire ai vini dello storico casato una personalità unica. Altro elemento chiave ed imprescindibile di ogni visita è il fruttaio da appassimento. Affacciato sulla corte e sui vigneti, illustra il metodo tradizionalmente utilizzato nelle Venezie per concentrare aromi e profumi nei vini. I locali sono allestiti con graticci di bambù, le “arele”, sulle quali si depongono i grappoli ad appassire. Le uve che compongono l’uvaggio classico della Valpolicella, Corvina, Rondinella e Molinara, vengono lasciate riposare per un minimo di 100 giorni per poi essere vinificate per la produzione dei grandi vini della Valpolicella: l’Amarone e il suo alter ego dolce, il Recioto. Venendo ai vini, siamo nel cuore della Valpolicella e nelle Possessioni Serego Alighieri si producono due preziosi cru: l’Amarone Vaio Armaron, entrato nella classifica dei 10 migliori vini al mondo di Wine Spectator, e il Recioto Casal Dei Ronchi.  Anche il Valpolicella Classico Superiore MontePiazzo, proveniente dall’omonimo vigneto, è frutto di questa antica tecnica. La cantina Serego Alighieri, come dicevamo, è la più antica della Valpolicella: vi riposano vini di riconoscibile carattere e nobiltà. Il profumo che si respira è sorprendente e deriva dalla presenza dei fusti in ciliegio da 600 litri. Tutt’ora utilizzato secondo l’antica tradizione della Famiglia Serego Alighieri, il legno di ciliegio contribuisce ad aumentare la morbidezza e la rotondità dei vini accentuando l’aroma tipico delle uve della Valpolicella. Alcuni fusti di rovere sono ugualmente presenti in cantina: vengono utilizzati per la prima fase dell’affinamento poiché il legno di ciliegio consente solo un breve invecchiamento del vino a causa della sua porosità e dunque viene usato solo per un massimo di 4 mesi per conferire ai vini una personalità unica. Per visitare questa poesia, ci sono diverse alternative, in particolare io mi permetto di suggerire la Dantesque Experience che permette di degustare 4 vini e con essi il clou della produzione Serego Alighieri, oppure fare la Historic Heritage Experience che consente anche di visitare le cantine Masi e 4 dei vini più rappresentativi delle due etichette. Se pensate di fare questa visita allocate almeno 2 ore piene perché non bisogna correre quando ci si immerge nella poesia 😊. Infine, le visite sono realizzate sia in italiano, sia in inglese per potersi facilmente far comprendere anche ai turisti stranieri. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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2 Novembre, 2021

Una perla rossa nel cuore del Lago

Novembre, autunno inoltrato, castagne e… Bardolino. Il Bardolino, vino omonimo del paese che si affaccia sul lago di Garda e con questa confinante, è spesso considerato un vino da pasto, prodotto da cantine che fanno della quantità il loro punto caratterizzante. Esiste poi una perla, nella frazione di Calmasino, sulla collina di Bardolino, dove questo vino è invece trattato da re: Villa Calicantus. Chiara e Daniele Delaini lavorano 8 ettari di vigne posizionate su tre delle migliori colline della zona Classica del Bardolino, producendo tra le 30.000 e le 40.000 bottiglie annue, in base all’andamento climatico dell’annata. Villa Calicantus opera in biologico dall’inizio, 2011, e in biodinamica dal 2014. Si punta su una viticultura d’alta qualità, nella quale il centro di tutto è il benessere ed equilibrio della vite: solo così si può ottenere un’uva in grado di produrre vini longevi e complessi. L’obietivo dei Delaini è quello di riportare il Bardolino sulla mappa dei grandi vini italiani, attraverso una riscoperta della vera identità di un vino dalle enormi potenzialità. Per farlo ci sono 3 punti fissi nel loro operare: equilibrio: far sì che ogni vite sia in equilibrio con il terreno in cui affonda le radici, con le altre viti che la circondano e con l’uva che produce, lavorando il terreno tra i filari, lasciando crescere le erbe fino a fioritura e riducendo la quantità di uva su ogni vite in base all’andamento climantico, all’età delle viti e al vino che vogliamo produrre da esse amore per la terra: Chi coltiva la terra deve preservarne la salubrità e la fertilità per le generazioni future. Per questo fin dal primo anno di produzione (2011), i vigneti sono stati lavorati in biologico e dal 2014 abbiamo in biodinamica, in seguito ad un’acquisita consapevolezza della necessità di completare il percorso naturale intrapreso. rispetto del terroir: Il terreno morenico del Bardolino Classico ha delle caratteristiche peculiari da comprendere e valorizzare: questo terreno non permette di produrre vini molto strutturati ed ad alta gradazione alcolica, caratteristiche che troppo spesso sono state confuse con la complessità di un vino. Per questo, il rigore in vigna è volto ad ottenere vini in cui eleganza, finezza e complessità dialoghino tra loro per raggiungere un’espressione unica ed autentica del Bardolino e del lago di Garda. Ulteriore peculiarità di Villa Calicantus, l’operare in selezione parcellare in modo da dedicare una specifica vigna ad un vino, così facendo, si possono andare a comprendere ancor di più le differenze da un’annata all’altra per meravigliarsi e lasciarsi sorprendere da come la Natura ha influenzato il nostro lavoro. I Delaini vogliono produrre vini che raccontino una storia antica, quando il Bardolino era considerato tra i migliori vini d’Europa, un vino che coniugava freschezza, bevibilità e complessità in un vino indimenticabile per la sua finezza ed eleganza. Dal canto mio, i vini che in particolare per gusto e significato mi sento di raccomandare sono: Il Soracuna: il vino rosso quotidiano. Le uve provengono da tre parcelle di vigna in pergola veronese che si trovano sulle colline appena sopra il paese di Bardolino. Corvina, Rondinella, Molinara e un pizzico di Merlot, fermentate ed affinate in botti di cemento. Il nome SORACUNA deriva da due parole del dialetto locale “SORA” e “CUNA” che significano “SOPRA” e “CULLA”: “andar de SORA CUNA”, a Bardolino, significa andar a far festa a casa di un nuovo nato e racconta la nascita nel 2017 di Anna, figlia dei produttori. La Superiora: da un vigneto che si trova sulla sommità di una collina di 200 metri d’altitudine, sul confine tra il paese di Bardolino e quello di Pastrengo, un vino che vuole riportare indietro nel tempo la storia del Bardolino, prima dell’avvento del turismo di massa e di un’enologia invasiva che ha stravolto la vera essenza del vino Bardolino Superiore: finezza, eleganza e giocosa complessità! L’Arvesir: rappresenta la sfida di Villa Calicantus, dimostrare che il Bardolino può essere un vino da invecchiamento. La vigna dedicata ad Avresir è su una delle più alte colline della denominazione, nel paese di Calmasino. Un lavoro intransigente in vigna, due anni di botte, uno di bottiglia per produrre la nostra Riserva, l’unico Bardolino invecchiato due anni in legno. Per apprezzare tutto questo è chiave venire a Bardolino e fare una delle degustazioni più eccezionali che si possa pensare sia in primavera, sia in estate, sia in autunno. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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29 Ottobre, 2021

Tutte le FORME del formaggio a Bergamo

FORME, la manifestazione dedicata al formaggio, tra antichi saperi, nuove conoscenze e patrimoni Unesco, giunta alla sua sesta edizione, ha avuto luogo a Bergamo lo scorso weekend. Anche questo evento si è svolto, finalmente, in presenza, con una parte importante lasciata però a contenuti e appuntamenti digitali sulla piattaforma www.progettoforme.eu. La fruizione digitale è diventata ormai necessaria, e se è nata dettata dalla chiusura forzata tra le mura domestiche, è oggi strumento utile e imprescindibile per raggiungere un pubblico fluido, interessato a partecipare anche a distanza e in modo virtuale, per approfondire i temi legati al mondo food&beverage in particolare. La manifestazione, dedicata alla valorizzazione e promozione dell’intero comparto lattiero-caseario, ha preso il via venerdì 22 ottobre e si è conclusa domenica 24 ottobre. Oltre ai sapori la manifestazione è stata anche occasione per scoprire e abitare alcuni luoghi simbolo della città di Bergamo. Forme si è concretizzata in una due giorni di convegni, incontri, mostre mercato, premi e un Museo Virtuale del Formaggio che diventa sempre più ricco e completo. Visitabile sul sito www.progettoforme.eu il Museo Virtuale racconta i più importanti formaggi italiani e alcune specialità casearie delle Città Creative Unesco. Importante anche la presenza di vini e spiriti nelle degustazioni in abbinamento ai vini della Lombardia, resa possibile dalla collaborazione con ASCOVILO, l’Associazione che riunisce tutti i Consorzi di produzione vinicola regionali (tranne Franciacorta che viaggia da solo). I vini lombardi tornano a fare parlare di sé e di un progetto unitario di promozione e comunicazione dopo i due importanti appuntamenti della Milano design Week e di Vinitaly. Fare rete, infatti, è la parola d’ordine del post-pandemia, slogan cui ha risposto FORME e alla base dell’azione di Ascovilo appunto. Ci auguriamo solo che l’uso ormai diffuso dello slogan “fare rete”, che riassume un ideale alto, non lo svuoti del suo significato più vero e che si inizi, davvero, finalmente, anche in Italia a convincersi che da soli diventa tutto più difficile, meno stimolante, meno divertente. A Cura di Francesca Pagnoncelli Folceri
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26 Ottobre, 2021

PicoMaccario – Il Monferrato ed i suoi colori

L’autunno è colori e sapori e cosa meglio di quel territorio del Monferrato prossimo alle Langhe che si sviluppa nel comune di Mombaruzzo fatto di vini unici derivanti da vigne circondate dai più celebri colori delle “matite” può rappresentarlo? Ovviamente stiamo parlando dell’azienda agricola Pico Maccario, fondata e diretta dai fratelli Pico e Vitaliano Maccario, la cantina è un simbolo di modernità, sia nella gestione della vigna che nella produzione dei vini: l’obiettivo unico ed importante è quello di raggiungere la massima qualità possibile grazie ad un prezioso lavoro di squadra, che dalla vigna, giunge in cantina, e dall’Italia tocca ogni angolo del mondo. Nel Monferrato Pico Maccario possiede oltre cento ettari suddivisi tra i vitigni Barbera, Viognier, Sauvignon Blanc, Cortese and Moscato d’Asti. Grazie al terreno argilloso e di medio impasto, i vini Pico Maccario sono variegati ed equilibrati, dallo stile moderno e versatile, ma che rispetta le caratteristiche originarie delle uve e dei vigneti di provenienza. A delimitare i vigneti aziendali a corpo unico, più di cinquemila piante di rosa e mille pali matita colorati apportano gioia e colore identificando la storia e il mood di Pico Maccario nel totale rispetto delle tradizioni. Nella zona delle Langhe Pico Maccario coltiva vigneti di Nebbiolo nei Comuni di Neive, Serralunga d’Alba e Barolo, in quest’ultimo Comune in particolare all’interno del famoso Cru CANNUBI, riconosciuto come il più antico d’Italia (risalente al 1752) e ritenuto uno dei vigneti più importanti al mondo. I suoli della Langa dove si producono il Barolo e il Barbaresco sono molto antichi: appartengono al periodo geologico del Miocene. Caratterizzati da terreni compatti e di fine tessitura, conferiscono ai vini eleganza e un’evoluzione unica nel tempo. L’affinamento avviene a seconda del vino in acciaio, botte grande, tonneau o barrique, ricercando sempre la massima qualità e nel rispetto per i tratti originari del frutto. Per questo motivo la cantina si dedica alle innovazioni e alla ricerca in vigna, perchè l’innovazione e la tecnologia è la via principale per ottenere la massima qualità produttiva. La gamma dei vini è molto estesa, tuttavia mi permetto di suggerire i rossi ed in particolare proporre: l’Epico oppure il Nizza 3 Roveri – 3 Bicchieri di qualità eccelsa. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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22 Ottobre, 2021

Ricasoli 1141 – Castello di Brolio è #vinosostenibile

La zona del Chianti Classico, con la sua alternanza di natura incontaminata e fascino storico delle aziende che vi risiedono, è tra i luoghi più belli d’Italia per gli amanti del vino e non solo. Queste zone, con i loro panorami collinari ricchi di vigneti che disegnano geometrie perfette, dove natura e uomo coesistono da secoli, sono da preservare, come d’altronde è necessario fare con tutto il resto del nostro pianeta. In questa magica cornice sorge Castello di Brolio la cui storia, legata alla famiglia Ricasoli, è testimoniata da alcuni scritti risalenti al 1141. L’azienda, guidata da Francesco Ricasoli, conta 1200 ettari di proprietà nel comune di Gaiole in Chianti, comprendenti circa 240 di vigneto e 26 coltivati a ulivo. È attualmente l’azienda con la maggiore superficie vitata di tutto il Chianti Classico ed è per questo che rappresenta l’esempio trainante per tutti, un riferimento. Sotto la sua direzione l’azienda ha scelto di valorizzare la tradizione intrecciandola alla tutela e alla valorizzazione del territorio, portando avanti studio e mappatura dei suoli, selezione clonale del Sangiovese e tutela dell’ambiente secondo i principi della sostenibilità, sociale ed economica oltre che ambientale. Il cammino sostenibile ha visto l’azienda conseguire nel 2019 sia la certificazione SQNPI (finalizzata a dimostrare l’applicazione dei disciplinari di produzione integrata) per poi nel 2020 arrivare anche ad ottenere la certificazione di sostenibilità Equalitas. Ma per raccontare la visione di Castello di Brolio è necessario fare un passo indietro sul percorso del #vinosostenibile. Ad aiutarmi in questo racconto è Massimiliano Biagi, Direttore Tecnico della Cantina, con il quale ho avuto il piacere di approfondire queste tematiche. Per l’azienda è sempre maggiore la consapevolezza che la sostenibilità avrà un ruolo ancor più determinante, tanto nei processi di produzione quanto nelle scelte dei consumatori. Sono soprattutto alcuni mercati esteri ad esempio del nord Europa a dare priorità al prodotto sostenibile, ma è una visione che entrerà gioco forza in tutto il mondo. La volontà di intraprendere una viticoltura sana parte da molto lontano, con conduzioni che negli anni sono andate oltre i parametri del biologico, tuttavia uno dei passi concreti da sottolineare deriva dalla partnership dell’azienda con Horta, spin off dell’Università di Piacenza, con cui a partire dal 2009 sono stati condotti studi accurati e sul campo utili ad elaborare modelli previsionali sull’epidemiologia dei vigneti dell’azienda. Nella prima fase della partnership si sono raccolti i dati sperimentali che hanno poi permesso di delineare il comportamento e l’esatta correlazione tra i parametri che in vigna possono determinare lo sviluppo delle malattie (ad esempio grado di crescita vegetativa, pioggia, tasso di umidità, temperatura, ecc.). Questo modello matematico-previsionale si traduce nella cosiddetta “Viticoltura di precisione”: mediante l’elaborazione dei dati delle centraline presenti in ciascuna zona vitata è possibile programmare e gestire in modo preciso interventi e trattamenti, agendo sui suoli per lo scasso e il loro drenaggio, operando un’efficace difesa fitosanitaria solo dove necessario, minimizzando tutte le operazioni e i trattamenti che prima potevano essere tradizionalmente programmati. Le concimazioni sono effettuate con l’apporto di sostanza organica da compost o letame ed in alcuni vigneti si utilizza la tecnica del sovescio con miscugli di essenze: leguminose, graminacee e brassicacee. La lotta agli insetti è gestita con trappole al feromone che permettono di monitorare la presenza del patogeno e di conseguenza decidere l’intervento, effettuato con prodotti autorizzati in agricoltura biologica, oppure si insediando degli insetti “buoni” antagonisti, come ad esempio la coccinella per la cocciniglia. Una parte dell’azienda adotta la pratica della confusione sessuale per la difesa dalla tignola. Sono stati eliminati tutti i diserbanti e gli insetticidi chimici, che potrebbero colpire anche gli insetti utili come gli impollinatori. Inoltre per salvaguardare l’ambiente dai rischi di erosione superficiale si adotta anche l’inerbimento tra le fila del vigneto con materiale vegetativo autoctono. L’Agricoltura integrata è quindi praticata da diversi anni essendo considerata un metodo ecologicamente sostenibile, per tale motivo la certificazione SQNPI è stata conseguita senza alcuna difficoltà. È bello scoprire che, continuando a parlare con Biagi, queste certificazioni rappresentano solo il punto di partenza per l’azienda che vuole fortemente andare avanti nel percorso sostenibile, scegliendo ad esempio un vetro per le bottiglie sempre più leggero, agendo sull’efficientamento della produzione e del consumo energetico, proseguendo sul calcolo dell’impronta idrica e carbonica. Molti gli investimenti verdi che riguardano la sostituzione del combustibile per la caldaia a vapore, passando da derivati del petrolio più inquinanti (BTZ) al GPL, la sostituzione di corpi illuminanti con soluzioni a minor consumo, l’implementazione di sistemi fotovoltaici per la produzione diretta dell’energia nelle ristrutturazioni di alcuni fabbricati. In ogni caso l’energia fornita all’azienda oggi è certificata come proveniente da fonti rinnovabili per il 100% dell’intero consumo e sono presenti stazioni di ricarica elettrica dei veicoli e i turisti sono guidati nei tour interni con un van elettrico. Molta attenzione infine ai fornitori (dai tappi agli imballaggi) che vengono scelti tra quelli che possono dimostrare di essere operanti ad impatto zero, ed alla sostenibilità sociale, con Ricasoli che rappresenta oggi primo datore di lavoro del suo comune, Gaiole in Chianti. Insomma una grande azienda che affronta il percorso della sostenibilità con approccio dinamico e trainante per tutte le realtà di settore, con l’occhio mai distolto dalla tradizione e dalla qualità. A cura di Giuseppe Petronio 
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19 Ottobre, 2021

Serene – Il Bio dietro il lago di Garda

L’essenza di Serene è un sogno, che progressivamente è diventato realtà. Il sogno è quello di Stefano Galber, che attraverso i nomi dei vini racconta la sua storia, fatta di persone, di luoghi, di suoni e richiami alla lingua madre, di amicizie e di amori. Una storia che inizia settant’anni fa quando la nonna materna, “L’Emma”, acquista la prima porzione di campagna. La successiva messa a dimora, da parte del padre, dei vigneti storici dà l’avvio a quello che diventerà il suo lavoro e la sua passione. È l’inizio degli anni 80 quando Stefano Galber, prende in mano l’azienda di famiglia e comincia la realizzazione del suo obiettivo, in quelle terre sulle colline orientali del lago di Garda (ad Affi) ed ai vitigni storici di uve autoctone: Corvina Veronese, Corvinone, Rondinella e Molinara, affianca prestigiosi vitigni internazionali di Pinot Nero, Pinot Bianco, Pinot Grigio e Syrah. Dal 2014 la produzione è interamente biologica, di un Vino biologico ricercato, originale, con esaltazione del particolare, di profumi tipici non appiattiti, in parte dimenticati, adatto ad un pubblico esigente, raffinato e curioso. Curioso di scoprire sensazioni della tradizione e della tipicità di un territorio che ti fa innamorare che, coniugate con la maestria del viticoltore e dell’enologo, si ritrovano nell’eccellenza dei vini Serene. Il motto di Serene è da sempre “non chiediamo mai alla nostra terra più di quello che può dare!”. Per questo è assente qualsiasi tipo di fertilizzante e solamente ogni 7/8 anni si procede con l’utilizzo di letame di cavallo di loro stessa produzione. Altrettanto non vengono svolti interventi contro insetti nocivi, piuttosto i grappoli danneggiati vengono tagliati e lasciati sul terreno; altrettanto si procede alla defogliazione evitando di fare interventi contro patogeni e garantendo la maturazione ideale dell’uva. E’ questa voglia, lo spirito creativo e la spinta costante che ci sono sempre più spazi di ricerca e di miglioramento che spingono Serene e proprio per questa unicità tutte le bottiglie sono numerate ed esclusive. La location, alle spalle del lago, è perfetta per una giornata di svago fatta di paesaggi, emozioni ed ottimo vino, che suggerisco di degustare direttamente presso l’azienda agricola, abbinando i salumi ed i formaggi tipici e poi dallo shop non si può andar via senza portare a casa un pezzettino di sogno. A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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16 Ottobre, 2021

Hostaria - Il festival gentile che anima Verona

Festival del vino diverso da tutti gli altri per stile e principi, dall’8 al 10 ottobre si è tenuto Hostaria a Verona. Occasione d’oro anche per visitare il meraviglioso centro storico per tutti, amanti del vino e non, ha visto la presenza diretta di circa un centinaio di vignaioli da tutta Italia, con oltre 350 etichette in degustazione, e quattro consorzi. Molte le positive sorprese trovate, con ottime degustazioni di Lugana, Valpolicella, vini friulani, siciliani, abruzzesi, veneti, insomma tanta e tanta qualità e chicche, oltre anche alla grande proposta gastronomica. Attenta e minuziosa l’organizzazione da parte del bravissimo Presidente, Alessandro Medici, che ha visto con soddisfazione la settima edizione della manifestazione fare il sold out in tutte le giornate, sia nei biglietti on line che al botteghino. Valorizzazione del territorio, dell’enogastronomia e della cultura, all’insegna dei principi che contraddistinguono l’Osteria, ovvero buon vino e convivialità, unite ai valori dell’attenzione al sociale, alle fragilità ed alle diversità. Hostaria è sinonimo di sorriso e sento di esser andato via da Verona arricchito, oltre che dalla conoscenza di nuove realtà vitivinicole e denominazioni che non avevo mai degustato, anche personalmente, grazie allo spirito gentile e al rispetto per il prossimo che anima il festival, non a caso dedicato alla memoria di Nicoletta Ferrari ed alla sua lotta contro le barriere architettoniche, grazie all’impegno nella vita testimoniato dall’ospite d’onore, la mitica Cristina Bowerman, che ha raccontato di sé e della sua grande personalità, del coraggio nell’affrontare ogni sfida professionale e ogni progetto, grazie all’iniziativa che ha visto nella giornata di chiusura l’Arena di Verona colorarsi di rosa per sensibilizzare alla lotta contro il tumore al seno. Essere poi parte del team di sommelier e comunicazione social insieme a grandi professioniste del vino come Simona Geri (@simonagsommelier), Jessica Rossetti (@jessicarossetti91), Valentina Papandrea (@vino_tacchi_e_sushi_), Carlotta Salvini (@carlotta_salvini) e Clara Di Bonaventura (insieme a Nicola Moriconi di @wine.salad) è stato davvero un onore enorme e motivo d’orgoglio. Abbiamo fatto parlare i vignaioli lasciando al centro i valori della manifestazione, con il grande rispetto che merita tutto ciò che c’è dietro un bicchiere di vino o dietro l’organizzazione di una manifestazione così importante. Il Festival “gentile” con la sua formula ha per me, non solo confermato, ma superato le aspettative. Il format di Hostaria potrà approdare anche in altre città?… lo spero davvero!! A Cura di Giuseppe Petronio
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