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25 Gennaio, 2022
Copertino, cuore enologico della Puglia
Siamo in Salento, e più precisamente a Copertino nel cuore del Nord Salento, lungo la strada del vino “Vigna del Sol” una pianura sconfinata, una zona unica, forte perché esattamente tra i due mari, adriatico e ionio, laddove la terra offre non solo il miglior vino, ma anche un grandissimo olio.
La storia dell’Azienda Agricola Attanasio è fatta di passione per i propri oliveti e vigneti e da un legame indissolubile con la terra e con il territorio del Salento. Affonda le sue radici nel passato, quando le famiglie di Giovanni Martino e Gregorio Attanasio, produttori di vino e olio, si unirono nel 1940 con lo stesso obiettivo: realizzare prodotti di altissima qualità. Negli anni, con passione, costanza e duro lavoro nelle terre del Salento, sono stati prodotti vino e olio eccellenti. In questi anni l’azienda ha investito molte risorse e molto tempo nello studio per creare un’interazione tra differenti scuole di lavorazione: la scuola piemontese, francese, spagnola e portoghese. Lo studio parte dalle caratteristiche fisiche dei campi in cui vengono coltivate le piante di vite e si sviluppa analizzando le diverse tecniche di coltivazione e lavorazione in cantina. La vendemmia è rigorosamente manuale, da ogni pianta di vite sono colti solo i grappoli migliori. L’unione di queste tecniche restituisce vini internazionali con valore autoctono.
L’azienda ha 10 ettari dedicati al primitivo e tutti i vini propongono un costante equilibrio: barrique di rovere americano, Barrique di Allier. Due legni e due stili per dar vita a vini dal carattere unico. Un’avventura tra vino e legno, mondi diversi e legni diversi, un investimento nel tempo e la straordinaria dedizione dell’artigianato alla qualità.
Carlo Attanasio propone diverse linee di prodotto, caratterizzate sempre dal Primitivo, ma che talvolta vengono arricchiti di altri uvaggi creando dei blend unici che si trovano in quella che viene definita Collezione Privata, di cui mi permetto di consigliare di assaggiare Fortitudo.
Infine, da assaggiare anche l’olio delle tenute Martino, che offrono quel tipico carattere pugliese che fa sì che l’olio si mangi e non si beva.
In merito all’aspetto turistico ed enologico, il Salento è di per sé fantastico e quindi assolutamente raccomandabile in tutto, per visitare le tenute di Carlo Attanasio.
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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18 Gennaio, 2022
Il Barolo è un vino nobile come la storia di Michele Chiarlo
Su una collina astigiana sulla strada che da Nizza Monferrato porta a Canelli, si trova su una collina adagiato Calamandrana, un piccolo comune ricco di di vita e soprattutto di ottima vite.
E’ qui che si trova la cantina Michele Chiarlo e dove sono proposti al pubblico diversi dei migliori Baroli e Barbareschi esistenti al mondo.
La storia di Michele Chiarlo parte nel 1956 con lo scopo di vinificare l’essenza del Piemonte, con amore e desiderio di valorizzare uno dei territori più unici al mondo.
La proprietà si estende su 110 ettari di vigneti, promuovendo i migliori cru nel pieno rispetto di severi criteri ecologici, del terroir e delle loro espressioni
Per la cantina Chiarlo la vigna è qualcosa di vivo, un’esperienza che cercano anche di far vivere.
Tradizione e rigore. Leggerezza e passione. Cura del paesaggio, arte, comunità. Sostenibilità e sperimentazione. Con una pennellata pop e un tocco di spensieratezza. Questo è il riassunto dei principi e delle ambizioni di Michele Chiarlo e che gli permettono di realizzare prodotti sensazionali, come il Barolo Cerequio e Cannubi, tutti DOCG così come il Barbaresco Asili e Faset. Davvero dei vini unici e che rappresentano oggi quella nobiltà sabauda un po’ scostante persino per la loro superiorità, ma che avvicinandosi si apre in un insieme unico di emozioni e sensazioni che fermano il tempo.
Per chi è appassionato anche di Arte e soprattutto per offrire una esperienza multisensoriale completa dove degustare, vivere, respirare il vino. La Court è uno dei vigneti più rappresentativi di Michele Chiarlo: oltre 20 ettari divisi su due colline a Castelnuovo Calcea che ospitano l’Art Park La Court, il primo museo fra le vigne dove arte e filari, cielo e terra, uomo e paesaggio sono in costante dialogo fra loro.
Mi sento quindi davvero di suggerire di spendere una visita a Michele Chiarlo e degustare i suoi vini e gran Cru in uno straordinario palcoscenico: un’esperienza immersiva fra le colline che l’Unesco ha riconosciuto Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
Le visite si possono svolgere sia presso le cantine di Calamandrana, sia presso la cantina che ospita l’ArtPark di Castelnuovo Calcea a circa 10 km di distanza, e sono proposti diversi tipi di degustazioni a seconda del tempo e del desiderata.
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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12 Gennaio, 2022
Zenato - Dal Lago di Garda uno sguardo sul mondo vinicolo
A cavallo tra Lombardia e Veneto, tra i comuni di Sirmione e Peschiera, a pochi passi dalla riva meridionale del Lago di Garda, è situata una delle aree vinicole più originali di tutta Europa. Un clima particolare, temperato dalla massa d’acqua del Benaco; un paesaggio mozzafiato, reso speciale dall’anfiteatro collinare modellato migliaia di anni fa dall’azione delle morene glaciali. È in questa origine che si nasconde il segreto dell’unicità di argille profonde e umide, ricche di sali minerali, capaci di regalare alla terra una naturale vocazione alla coltura della vite, in particolare del vitigno autoctono Trebbiano di Lugana. Qui nascono i vini S. Cristina, vini di carattere, espressione autentica di un terroir inimitabile.
Qui nasce nel 1960 l’esperienza Zenato, una cantina che coniuga l’anima del Lugana e il cuore della Valpolicella su 95 ettari vitati garantendo due esperienze: l’una bianca, l’altra rossa, entrambe emblemi di vini di qualità che nascono dalla passione viscerale per il territorio, dal rispetto del tempo, da una tradizione familiare e che portano a Lugana, Amarone, Corvina, Rondinella ed Oseleta.
Guardando con maggiore attenzione ai prodotti scopriamo poi il mio preferito: Sansonina, che con due Lugana, un tradizionale e l’innovativo e sperimentale Lugana Fermentazione Spontanea e due rossi Merlot ed Evaluna, vini che prendono il nome da quella che potrebbe essere la moglie di Sansone.
Infine oggi Zenato è una realtà che da pochi anni ha incrementato la sua presenza in Toscana, acquisendo Podere Prospero un luogo magico, un mondo a sé capace di far vivere emozioni e ricordi unici a Bolgheri, dove all’ombra dei cipressi carducciani, gli uliveti si alternano alle vigne di Cabernet e Merlot, da cui la famiglia Zenato ha saputo ricavare un’interpretazione personale di Bolgheri DOC.
Il COVID sta bloccando moltissime opportunità, ma mi sento davvero di raccomandare di pianificare un tour delle cantine Zenato.
Zenato offre due possibili alternative:
il Classic Tour, che prevede Visita e degustazione in cantina, Visita al vigneto, processo vinificazione, bottaie e barricaia; inoltre la segustazione di 4 vini: Lugana Brut, Lugana San Benedetto, Ripassa, Amarone, il tutto accompagnato da pane, olio, salame e Parmigiano.
Il Premium Tour che offre vini top in degustazione, quali : Lugana Pas Dose, Lugana Riserva, Cresasso, Amarone Riserva, il tutto accompagnato da pane, olio, salame e Parmigiano.
Per chi invece ha voglia di sperimentare, Zenato offre lo Smart Tasting: una nuova esperienza per scoprire anche da casa i vigneti, la cantina con la sua barricaia e le grandi botti in cui affina l’Amarone e per seguire una degustazione guidata di una selezione dei vini più emblematici, accompagnati dagli esperti Zenato. L’esperienza comprende: Visita della Cantina e degustazione in video conferenza personalizzata; invio di 3 vini: Lugana Riserva Sergio Zenato 2017, Cresasso 2013 (Corvina In Purezza), Amarone Della Valpolicella Classico 2015
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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4 Gennaio, 2022
Cotarella, l'ospitalità è una tradizione di famiglia
Il Natale è la festività per eccellenza da trascorrere in famiglia e l’epifania è la conclusione di un periodo magico da celebrare al meglio.
Il COVID ha stravolto un po’ tutto, ma questo lo ha mantenuto e confermato.
Desidero quindi oggi parlarvi della Famiglia Cotarella, una istituzione nel mondo vitivinicolo ed anche dell’ospitalità in cantina.
L’esperienza della Famiglia Cotarella nasce negli anni sessanta in Umbria quasi al confine col Lazio, su quel territorio di Monterubiaglio che è esattamente tra il Trasimeno e Bolsena.
L’evoluzione da allora è costante. Siamo al 1979 quando i fratelli Renzo e Riccardo Cotarella fondano l’Azienda Vinicola Falesco a Montefiascone, nell’Alto Lazio, con l’obiettivo di recuperare gli antichi vitigni della zona.
Si prosegue a fine anni ottanta e dopo molti anni di sperimentazione e di studi sulla varietà Roscetto, inizia la produzione di Poggio dei Gelsi: una selezione che ha ridato lustro ad un territorio e ad un vino ingiustamente dimenticati.
Quasi contestualmente da un particolare clone di Merlot, prende vita il Montiano, sin dagli esordi acclamato come uno dei più grandi ed innovativi rossi italiani, distinguendosi per la notevole eleganza, per il prezioso patrimonio aromatico, per la grande concentrazione e struttura.
Solo quattro anni dopo, nel 1994 il percorso di ricerca iniziato venti anni prima attorno alla varietà Roscetto, culmina con l’avvento di Ferentano, vino che esprime appieno la potenzialità e la ricchezza di questa uva e di questo territorio.
Siamo nel 1999 e il ciclo iniziato vent’anni prima si conclude figurativamente con l’acquisizione dell’Azienda Agricola Marciliano, di circa 260 ettari, posta sulla stupenda collina a sud di Orvieto, nei comuni di Montecchio e di Baschi. Da questi vigneti provengono le uve destinate alla produzione di Marciliano e su questo territorio in Umbria è stata costruita la nuova cantina.
Ultima nata e degna di nota la sperimentazione sul Syrah che porta alla nasicta di Ogrà, vino importante, dedicato alla nonna paterna, Maria Grazia, chiamata nonna Grazia dalle nipoti ma troncato in Ogrà da tutti gli altri, così come familiarmente si usa fare in Umbria.
Per scoprire al meglio questi prodotti, la loro storia e la familiarità unica di Cotarella, nulla meglio che andare a visitare di persona e goderne appieno!
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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30 Dicembre, 2021
Noïr: Sinfonia a quattro mani per il Palato
Una Sinfonia a quattro mani è da qui che partiamo in questo racconto, una sinfonia a quattro mani che ci ha emozionato.
Nel linguaggio dei fiori l’achillea è il simbolo delle persone solari, essenziali, belle dentro e fuori.
Un grande tavolo rotondo, un vaso e un fiore di achillea gialla come centro tavola su una tovaglia bianca che insieme alla sua ombra, ai quadri (opere d’arte) nelle pareti e alle luci perfettamente posizionate regalano un caldo benvenuto in un ristorante elegante, con un design contemporaneo: Noïr.
Siamo a Ponzano Veneto, Treviso, nel ristorante di Rocco (Santon) e Nicola (Cavallin) da cui il nome stesso Noïr, nato nel 2019, che con la passione e ricerca per il particolare vogliono creare emozioni da vivere tramite i loro piatti abbinandoli ai vini scelti dalla loro Sommelier Gaia Serafini per un perfetto “food pairing”.
Intervistiamo gli chef tra una portata e l’altra perché la curiosità è veramente tanta, i loro piatti esprimono il lato giocoso, spumeggiante e irruente di Nicola, ma anche la tranquilla persistenza e copiosa creatività di Rocco, la cui forza si racchiude in sensazioni che rimangono impresse durante tutta la sequenza di portate, persistenza che si ricorda anche nei giorni successivi.
Sette portate, dall’antipasto al dolce passando per il pre-dessert, il pane caldo e i grissini appena sfornati accompagnati da olio d’annata, burro montato ed una tisana tiepida che rinfresca le papille gustative per poi procedere alle portate successive, nulla è lasciato al caso (non descriverò alcun piatto perché è un’esperienza da vivere). I colori, i sapori, le stagioni e la sensorialità del gusto sono state rispettate tutte, esaltando in ogni piatto l’eleganza nella presentazione dei prodotti, la territorialità e la tradizione donando “sapore alla cucina”, come ci raccontano gli chef.
Attitudine, determinazione, coraggio e innovazione sono le quattro componenti di Noïr che con eleganza e design vuole dare un gusto diverso tra una portata ed un’altra, in un territorio che è più abituato a mangiare e meno a vivere emozioni e nuove esperienze…per questo la scelta di Noïr è molto coraggiosa!
Mi soffermerò in conclusione sulla sfida che ha anticipato la nostra visita, che trovate nel video in basso, in questo “teatro” d’eccezione Rocco Santon ha sfidato Giuseppe Maria Ercolino, vignaiolo giovane e talentuoso proprietario di Corvèe , una sfida alla ricerca dell’abbinamento perfetto.
Rocco e Giuseppe sono i due protagonisti della seconda puntata del nostro format: “The Perfect Pairing”.
Scoprirete nel corso della puntata come Rocco ha scelto di abbinare la punta di diamante della cantina vitivinicola Trentina: Viàch.
Questo vino è un Müller Thurgau che matura col sole del pieno mezzogiorno in una vigna che è un inno all’ingegno e alla tenacia contadina, i quattordici ettari vitati di Corvèe sono in piena Val di Cembra per un territorio fatto di terrazze di muri a secco di porfido realizzate nei secoli dai vassalli.
E’ proprio da questo piano di recupero, fatto di duro lavoro manuale che la montagna si fa vigneto: i filari di viti, fitti, seghettati, mai lineari, tramano su di essa un vestito cucito su misura.
Se vi ho incuriosito non resta che vedere come sarà andata a finire la sfida!
The Ghost Writer
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28 Dicembre, 2021
Oroscopo di fine anno… sempre bene con Lunaria a favore
L’anno si conclude sempre con i riti immancabili, quali ad esempi l’oroscopo. Cosa se non la Luna è protagonista.
Per questa analogia mi permetto oggi di proporre a voi una cantina molto particolare e ricca di fascino, oltre che di ottimo vino: Lunaria.
Siamo in Abruzzo e più precisamente ad Orsogna, alle pendici della Maiella da dove nelle belle giornate si potrebbe vedere il mare, ma resta una terra dura ed aspra, perfetta per vini di carattere.
Lunaria, in realtà non è una vera e propria cantina, ma è un brand della Cantina Cooperativa Orsogna. La particolarità di questa cantina è l’essere biologica all’85%, che ne fa il principale produttore di uva biologica in Italia. Inoltre il 35% è certificato Demeter biodinamico e Lunaria lo è in entrambe le configurazioni.
Lunaria produce diversi vini: Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino, Moscato, Malvasia Bianca, Pinot Grigio, Primitivo.
Oltre questi vi è poi il mio preferito: il Bucefalo. Si tratta di un Montepulciano le cui uve sono fatte appassire prima di essere macerate e fermentate. Il risultato è un vino dal colore rosso rubino con riflessi purpurei, al naso si sente frutta rossa, confettura di amarena e mandorla. In bocca lievemente dolce, caldo, morbido, con buona intensità e persistenza aromatica. Lo consiglio per carni rosse, fegato, selvaggina, dolci al cioccolato, formaggi con mostarde.
Infine per il brindisi di capodanno, anche qui una proposta ancestrale, lo spumante con fondo di fermentazione spontanea e senza solfiti aggiunti. Sono vini che seguono le “regole della natura” e ogni giorno maturano ed esaltano i loro pregi. “Ancestrale” è il metodo fermentativo usato dai nostri antenati: la maturazione dello spumante avviene sui propri lieviti, con un aspetto un po’ velato e opaco, in contrasto con la brillantezza e la luminosità delle bollicine a cui siamo abituati. I vini sono dotati di una spuma piacevole, non aggressiva. Lunaria li propone in varietà Malvasia, Pecorino e Pinot Grigio. Il “fondo” di fermentazione è essenziale e dona profondità, spessore e carattere al vino.
Sinceramente cominciare l’anno ingraziandosi la Luna può essere interessante, ma Orsogna ed i suoi vignaioli sono visitabili tutto l’anno.
Suggerisco quindi di visitare il sito prima di procedere e guardare quali sono i diversi progetti in essere e poi contattare Lunaria o gli altri vignaioli, davvero tutti di alto livello, per selezionare il percorso culinario e non solo che più possa aggradare.
Vi aspetto!
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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21 Dicembre, 2021
Fontanafredda è #vinosostenibile
Produttori di Barolo e dei grandi vini delle Langhe in Serralunga d’Alba, Fontanafredda non ha bisogno di grandi presentazioni essendo una delle realtà storiche più conosciute e apprezzate del panorama vinicolo nostrano.
Fondata nel 1858, oggi conta 120 ettari condotti secondo i dettami della viticoltura biologica e vede una produzione annua che rappresenta circa il 6% dell’intera denominazione Barolo (con 5 diversi cru). Lavorando su un territorio vasto che permette di garantire una qualità costante, vengono prodotti anche Barbaresco, Nebbiolo, Barbera, Dolcetto e altri rossi tipici, ma anche Arneis, Gavi, Chardonnay, Moscato, bollicine di Alta Langa Metodo Classico e Asti spumante.
Per essere sostenibili, sono molti gli aspetti da valutare in Fontanafredda il rispetto per la terra è un modo di essere e di pensare che ha portato a una nuova prospettiva, il Rinascimento Verde.
Ad aiutarmi a raccontare come viene interpretato il concetto di sostenibilità e le sue applicazioni in azienda è Andrea, il terzogenito di Oscar Farinetti. Già tempo fa ho avuto l’onore di conoscerlo, seppur solo virtualmente, in una diretta (che trovate a questo link) organizzata da Divinea per parlare di vino ed esperienze enoturistiche.
La sostenibilità per Andrea, nel senso più ampio, può essere spiegato con il concetto insegnato dai genitori, “quando si riceve qualcosa è necessario lasciarlo in condizioni migliori di come lo si è ricevuto”, e questo concetto dev’essere esteso ad ogni bene, perché la terra non è nostra e dobbiamo far si che le prossime generazioni ne possano godere come ne stiamo godendo noi.
Il nuovo vivere nel Rinascimento Verde è infatti rappresentato dal rimettere la terra al centro e non l’uomo. Partendo, come detto, dalla vigna e dal biologico inteso come stile di vita che accompagna ogni scelta quotidiana, quasi ad immedesimarsi nella pianta, nella terra, imponendo di andare oltre e di eliminare i concimi di sintesi, i diserbanti e i trattamenti sistemici.
Con Andrea ci troviamo d’accordo nel dire che il solo essere biologici e rispettosi della biodiversità sono tasselli, importanti, che fanno parte dell’essere sostenibili, ma che ne rappresentano solo un di cui.
Nel Villaggio Fontanafredda, sono state realizzate una serie di attività finalizzate all’uso razionale dell’energia, ma nolo solo, anche l’acqua viene riutilizzata in maniera consapevole l’acqua, raccolta nel lago naturale e depurata con l’aiuto del fitodepuratore presente nel villaggio, per far sì che possa essere utilizzata e riutilizzata infinite volte.
Molti altri sono gli accorgimenti per ottenere un vino #verde.
I tappi in sughero monopezzo sono raccolti nel pieno rispetto delle piante, della natura e della biodiversità. Tutti gli altri tappi utilizzati, sono di origine vegetale, riciclabili e sostenibili, tali da mantenere l’integrità dei vini e raggiungendo l’impatto ambientale con valori di emissioni di carbonio pari allo zero. Il vetro scelto per conservare vini è sano, naturale e originato con percentuali che vanno dal 40 all’80% di vetro riciclato. Per le etichette vengono utilizzate carte di origine naturale, carte riciclate e rinnovabili, ma allo stesso tempo pregiate ed eleganti. Carte che proteggono i vini durante le spedizioni e l’ambiente, combattendo la deforestazione del nostro pianeta.
Nel villaggio Fontanafredda anche la mobilità è sostenibile, con l’utilizzo di muletti elettrici e, dalla Vendemmia 2021, con l’utilizzo in vigna dei primi trattori a biometano, vera e propria innovazione per il settore. Grazie infatti alla partnership con FPT Industrial è stato possibile testare l’ultilizzo di un trattore cingolato New Holland alimentato esclusivamente a biometano, consegnato direttamente in azienda nel rispetto della filiera locale, per il lotto di 11 ettari del cru Vigna la Rosa che diverrà quindi il primo vigneto i cui vini saranno a zero emissioni e con nessun impatto sull’ambiente.
Consapevoli del ruolo essenziale che l’energia ha per lo sviluppo e la crescita nel quotidiano, l’obiettivo aziendale è di utilizzare sempre di più tecnologie innovative per ridurre al minimo i consumi e l’impatto sull’ambiente.
Dalla produzione di vino all’utilizzo di energia solare, una catena di processi virtuosi permette di rispecchiare l’essere sostenibili a 360°. In progetto vi è l’ulteriore risparmio energetico che prevede l’uso razionale dell’energia perseguito tramite un’attività di relamping (sostituzione dei corpi illuminanti) delle strutture e l’utilizzo di sensori a intelligenza artificiale per ottimizzare il consumo energetico con l’obiettivo di abbatterlo del 30%. Sempre riguardo l’energia, è in fase avanzata lo studio e la realizzazione di un impianto di cogenerazione e teleriscaldamento che verrà costruito entro il 2022.
Parlando di presente e futuro, Andrea, con grande entusiamo, mi racconta che ogni obiettivo raggiunto è un punto di partenza per migliorare continuamente, non ci si ferma mai nell’individuare soluzioni ed interventi per migliorare, e mi confida che proprio in questi giorni l’azienda ha ottenuto la certificazione Vegan per tutti i vini in prodotti a partire dall’annata corrente, la certificazione di sostenibilità Equalitas ed è in procinto di pubblicare, su base volontaria, il primo Bilancio di Sostenibilità.
Insomma una produzione di vino che, insieme all’amore per la bellezza, l’arte, la cultura e la tutela della comunità e dei collaboratori, incarna perfettamente la filosofia del #vinosostenibile che tutte le aziende dovrebbero prendere come esempio, un vero e proprio punto di riferimento per il settore.
A cura di Giuseppe Petronio
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9 Dicembre, 2021
Contratto – La favola di quando le bollicine italiane erano regine
Siamo in Piemonte, su quelle colline che vedono in lontananza il mare ligure e siamo nel 1867, l’unità d’Italia è freschissima, la capitale è Firenze e Torino ed il Piemonte si sentono defraudati e guardano alla Francia cercando di insegnare loro qualcosa.
E’ proprio allora che Giuseppe Contratto fonda la sua cantina e inizia a vinificare uve moscato provenienti dalla zona del Monferrato, producendo uno dei primi spumanti italiani rifermentati in bottiglia. Sempre in quegli anni la famiglia Contratto inizia la costruzione della storica cantina, che viene poi conclusa all’inizio del Novecento.
Dal Piemonte verso l’Italia ed il mondo, tanto che nel 1910 che i vini di Contratto iniziano a conquistare i mercati esteri divenendo sinonimo di prestigio e qualità nel mondo degli spumanti, tanto che l’azienda di Canelli diventa fornitore ufficiale del Vaticano, della casa reale belga e, nel 1913, della famiglia reale Savoia.
Arriviamo ad un anno fondamentale, il 1919 quando Contratto produce il primo spumante italiano millesimato, una scelta innovativa da parte della casa spumantistica piemontese che mira ad esaltare le caratteristiche di ogni singola annata.
Nel 1920 Contratto comincia la produzione di Vermouth e Liquori. Le tecniche di lavorazione e le ricette di allora sono rimaste pressappoco inalterate, cosicché ancora oggi si possano apprezzare i sapori di allora.
I Contratto rimangono alla guida della cantina fino al 1993, quando la famiglia Bocchino, già proprietaria dell’omonima distilleria, prende le redini dell’azienda iniziando una notevole opera di ristrutturazione della Cattedrale del Vino, della corte interna e della sala di degustazione.
Arriviamo quindi ai giorni nostri, quando Giorgio Rivetti, da sempre grande amante dello Champagne, inizia a collaborare con Bocchino, intuendo fin da subito il grande potenziale della storica casa spumantistica. Poco dopo, nel 2011, i Rivetti decidono di compiere un passo importante e acquisiscono la cantina. La filosofia e la passione che hanno reso celebre La Spinetta, si riflettono immediatamente in questo nuovo progetto.
Subito viene presa una decisione fondamentale: l’acquisizione di diversi ettari di terreno, in parte già vitati, vicino al piccolo paese di Bossolasco. Situata nella parte più alta delle Langhe, la zona di Bossolasco si presta perfettamente alla coltivazione di Pinot Noir e Chardonnay, uve impiegate nella produzione dell’Alta Langa Docg. Questo segna l’ingresso ufficiale di Contratto nel Consorzio Alta Langa, diventando un punto di riferimento per l’intera denominazione.
Nel 2014 un altro importante riconoscimento viene conferito alla cantina Contratto: la storica Cattedrale del Vino viene ufficialmente dichiarata dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.
La splendida Cattedrale è stata scavata interamente a mano sotto il fianco della collina soprastante la città di Canelli. Questa si estende per circa 5.000 metri quadrati e raggiunge una profondità massima di circa 38 metri. La caratteristica marna sedimentale, ricca di tufo calcareo, favorisce il mantenimento della temperatura costante a 13 gradi.
Questo luogo suggestivo e ricco di storia è teatro dei lunghi affinamenti in bottiglia degli spumanti metodo classico Contratto. Proprio per questo motivo, la cantina può arrivare a conservare anche un milione e mezzo di bottiglie.
Raccontare attraverso un bicchiere di Alta Langa le grandi potenzialità delle colline piemontesi in tema di Metodo Classico, è questo l’obiettivo che si pone Contratto e per realizzare ciò il lavoro nei vigneti riveste un ruolo fondamentale.
“Il vino buono si fa in vigna”
Ne è convinta la famiglia Rivetti, che ogni giorno si prende cura dei vigneti al fine di portare in cantina un’uva eccezionale.
Il mio consiglio, tra tutte le alternative di questa cantina è il For England Blanc De Noir Alta Langa Docg, il mio preferito per gusto e per quel ricordo di quando le bollicine italiane erano regine nel mondo e lo Champagne faticava ad affermarsi.
A presto,
A cura di Cristina Mascanzoni Kaiser
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3 Dicembre, 2021
Cultura e Tradizioni concorrono al successo di un Vino
Completando lo sguardo curioso che non deve mancare ad un imprenditore che intende approcciare o avere successo nel mercato cinese del vino (ma alcune regole sono applicabili per ogni altro genere merceologico), continua e si conclude questo modesto vademecum con l’intento di far comprendere il ruolo e l’importanza anche dei veicoli culturali di un Paese in grado di poter incidere sulle scelte e sui gusti dei consumatori dai quali il venditore non può prescindere anche se siamo nell’epoca del 4.0, del digitale e della blockchain!
E’ infatti di fondamentale importanza il legame di fiducia che si deve instaurare tra venditore e compratore on line in Cina e perché ciò si realizzi occorre considerare i valori, lo stile di vita, principi etici e anche quelli della religione.
Un esempio che ritengo calzante, ormai studiato in tutti i corsi di marketing e comunicazione, è lo spot considerato offensivo dall’utente cinese, realizzato da Dolce & Gabbana per promuovere una nuova linea destinata alla donna. Nel video (rinvenibile anche su You Tube) veniva in risalto una donna cinese alle prese con un piatto di spaghetti, una pizza e un succulento cannolo siciliano, tutti approcciati con i chopsticks e con evidente difficoltà, se non impossibilità di essere gustati. Una voce fuori campo peggiorava poi la situazione chiedendosi, tra i tanti commenti, se il dolce non fosse troppo grande per i gusti della donna.… Insomma uno spot che i cinesi hanno ritenuto sessista e stereotipato, per altro veicolato nel web con conseguenze negative ancor più amplificate dalla viralità del messaggio, considerato offensivo delle tradizioni e dell’intelligenza di un popolo, che neppure la conferenza stampa di scuse dei due stilisti italiani ha saputo ricucire l’offesa vissuta, e che, al contrario, ha peggiorato ancor più la reputazione del brand, avendo considerato il video di scuse non efficace, né tantomeno sentito, perché non genuino o spontaneo, sia per il contenuto, che per lo sguardo fuori dalla telecamera di Stefano Dolce, come se recitasse uno slogan a memoria.
Quali gli errori commessi secondo i guru della comunicazione destinata al popolo cinese? Lo spot è considerato farcito di stereotipi che non rappresentano la Cina moderna, le voci fuori campo inducono a espliciti doppi sensi insopportabile la pretesa di insegnare come utilizzare (e se utilizzare) le bacchette per poter mangiare determinati cibi, intendendo con ciò affermare senso di superiorità degli occidentali e al contempo scarsa conoscenza della cultura cinese.
Su questo fronte, di segno opposto, una blasonata casa di moda che per sottolineare il Capodanno cinese e l’entrata del 2021, l’anno del bue, ha realizzato una borsa con stilizzate le corna dorate e i colori rossi che richiamano la circostanza, o così la Apple che ha sostituito la famosa mela con l’effige di un bue su molti dei suoi devices.
Analoga attenzione per l’utilizzo della lingua e soprattutto per la fonia o per la traduzione che se ne ricava, che impone l’impiego di professionisti specializzati per non compromettere campagne pubblicitarie errate o offensive (esempi in tal senso con le calzature Nike o la bevanda Pepsi).
Le notazioni che precedono sono la testimonianza che se anche i famosi brand incorrono in errori da cui è poi difficile riabilitarsi, se non a costo di ingenti investimenti per recuperare una credibilità compromessa, più probabile che ciò accada per strutture imprenditoriali più modeste o addirittura nuove al mercato, non dotate di esperienza o di risorse interne capaci di assicurare successo e notorietà, ma comunque tenute ad avvalersi di adeguate competenze professionali in grado di guidarle nel tentacolare mercato della vendita on line destinato al mercato cinese.
Se poi il bene oggetto della vendita e della distribuzione è il vino, maggiore dovrà essere l’attenzione per le informazioni che, partendo dall’etichetta e finendo per il gusto, devono essere veicolate e devono raggiungere il consumatore cinese, compito più difficile di quanto si immagini, posto che può essere carente una cultura enogastronomica di riferimento e che sia costosa acquisirla tramite la necessaria comparazione dei diversi prodotti.
Ed allora, per la vendita telematica del vino, in un Paese ove questo prodotto è consumato in maniera crescente e consapevole, non è più sufficiente affidarsi al “Made in Italy” che in generale è percepito come sinonimo di qualità e di affidabilità, ma è opportuno ricorrere affidarsi a precipui strumenti e tecniche in grado di far percepire al consumatore l’importanza e le ragioni di gustare una determinata qualità di vino, posto che in Cina, ad esempio, il consumo di questo prodotto non fa parte della quotidianità, ma sempre più assume valore sociale, bevuto fuori pasto, in compagnia giusta e, tra i Millenials, i quali hanno dimestichezza con i social e con le informazioni che dal web possono essere acquisite dai seguitissimi “influencer” del vino, che sono crescenti in numero e in attività di promozione, giovani anche disposti a spendere per bottiglie importanti, tanto che da tempo, il vino, anche e soprattutto quello italiano, è percepito come status symbol di lusso e di conseguenza come metro di posizione sociale.
Il trend ora illustrato dovrebbe tranquillizzare coloro che qualche tempo fa ritenevano che il vino e la sua assunzione fossero influenzate dalla natura del prodotto, che è un bene considerato ricco di emozioni e come tale dovrebbe essere vissuto e, come si dice “raccontato” avendo nel rapporto con il territorio dove cresce ed è trasformato un intenso e prezioso legame ed influenza, che costituisce un valore aggiunto non soltanto in termini qualitativi, ma anche culturali ed esperienziali.
A compiere questa sintesi e dunque a far conoscere il vino ad una platea sempre maggiore e sempre più competente, non è più sufficiente la degustazione in cantina o l’abbinamento di quello chef in determinate pietanze, appannaggio magari di un esiguo numero di consumatori, ma occorre affidarsi al mezzo elettronico che, on line, riesce con efficacia e pathos a trasmettere tutti quei contenuti che intendiamo possano qualificare e distinguere il nostro prodotto mediante gli strumenti che il web è in grado di mettere a disposizione e che non finirà mai di stupirci.
Tornerò nel prossimo appuntamento con un argomento più giuridico, ma non meno interessante (almeno spero!) che riguarderà alcuni aspetti e consigli per e-commerce del vino in Cina in modalità cross border.
Avv. Paolo Spacchetti
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