Il cocktail bar di Tribuna Campitelli si conferma il cuore pulsante del nuovo salotto gastronomico romano, con una drink list che va dall’aperitivo al dopocena e un calendario di eventi dedicati alla miscelazione d’autore. Arrow Right Top Bg

29 Dicembre, 2025

Il cocktail bar di Tribuna Campitelli

  Si conferma il cuore pulsante del nuovo salotto gastronomico romano, con una drink list che va dall’aperitivo al dopocena e un calendario di eventi dedicati alla miscelazione d’autore. Il nuovo salotto tra Campidoglio e Palatino   Nel cuore del Rione Campitelli, tra Campidoglio e Palatino, Tribuna Campitelli nasce in un palazzo storico del 1585 come ristorante contemporaneo dove cucina, vino e cocktail seguono un’unica regia. Il progetto è firmato dagli chef Francesco Brandini e Roberto Bonifazi e dal maître–sommelier Daniele Gizzi, già protagonisti di Bottega Tredici e Tartarughe Bar e Bottega, con il restaurant manager Gianluca Franceschini a orchestrare in sala un servizio sartoriale che tiene insieme piatti, drink e racconto della città. Bancone protagonista, tra classici e signature All’ingresso, la luce calda del bancone e la bottigliera a tutta parete raccontano subito la vocazione da cocktail bar del locale, trasformando il bar in una “quarta sala” che dialoga con la strada e con il cuore storico di Roma. La drink list è pensata come ponte tra memoria e contemporaneità: Spritz, Bellini, Garibaldi, Americano e Margarita vengono eseguiti con rigore tecnico e grande pulizia aromatica, diventando porta d’ingresso ideale dall’aperitivo informale al pre-dinner più sartoriale. La sezione dedicata al Martini esplora le molte anime dell’iconico cocktail – dal Dry al Dirty, dal Vesper al Gibson fino all’Altamura Martini – costruite su gin London Dry, vodka e vermouth selezionati per nitidezza e carattere. La Martini Experience guida l’ospite attraverso diverse proporzioni, temperature e texture, mentre la Negroni Selection, dal Classico alle varianti al caffè e alla rosa, culmina nella Negroni Session in tre assaggi, trasformando il bancone in un banco di prova sensoriale per gli amanti dei grandi bitter italiani. Campitelli Segreta e mocktail 0.0 Nel capitolo “Campitelli Segreta” la miscelazione diventa narrativa: sei signature – Il Foro, La Colonna, Domus Aurea, Caravaggio, Aedes e Campitelli – legano il bicchiere al genius loci del rione. Dai richiami archeologici e minerali de Il Foro alle linee pure de La Colonna, dai chiaroscuri del Caravaggio alle note verdi e floreali di Aedes fino al cuore aromatico del rione racchiuso nel Campitelli, ogni drink offre un diverso punto di vista su Roma tra rovine, giardini segreti e luci del tramonto. Una sezione dedicata ai mocktail – dal Negroni 0.0 al Moscow Mule 0.0 fino al Paloma 0.0 – consente di vivere l’esperienza del bancone in chiave zero alcol, grazie a bitter 0.0, distillati analcolici, succhi freschi e spezie. Le versioni analcoliche ricalcano ritualità, complessità aromatica e cura del servizio dei cocktail alcolici, permettendo a chi non beve alcol di attraversare lo stesso paesaggio sensoriale. Aperitivo come rito autonomo In questo contesto, l’aperitivo diventa un vero capitolo autonomo dell’esperienza, che può precedere la cena o trasformarsi in destinazione a sé, con servizio al tavolo che porta il bar dentro il ritmo della sala. La proposta spazia dal pan brioche tostato con acciughe XL, burro ed erbe alle verdure fritte con salsa di capperi, limone e peperoncino, dal cocktail di gamberi al Pata Negra 5J riserva con pan brioche e tomate, dal caviale Prunier con pane e burro francese alla focaccia con selezione di Cinta Senese e giardiniera, fino al pinzimonio con emulsione di olio evo e sesamo. Ampio spazio è dedicato anche alle ostriche, raccontate per terroir, sapidità e consistenza, con percorsi di degustazione costruiti come un viaggio nel mondo del crudo. In questo equilibrio tra assaggi e miscelazione, Tribuna Campitelli disegna un format in cui il bancone non è un semplice preambolo alla tavola, ma un’estensione naturale del racconto gastronomico. The Martini Chapter e la miscelazione d’autore Per sottolineare quanto il cocktail bar sia parte strutturale dell’identità del locale, Tribuna Campitelli ha inaugurato un calendario di appuntamenti dedicati che trasformano il bancone in palcoscenico di miscelazione d’autore. Il 15 dicembre va in scena “The Martini Chapter — Quattro visioni di bar e miscelazione”, una serata omaggio al Martini cocktail che riunisce quattro bartender di riferimento dell’hôtellerie romana, protagonisti al bancone dalle 19 alle 22 tra musica soffusa, carta disponibile e varianti tutte da provare. Dopo il Mini Martini Campitelli di benvenuto, arrivano il Colatini di Mattia Bresolin (Vodka Beluga Noble, colada cordial, Peychaud’s bitter e foglia di ananas), il Vegetables Dirty Martini di Valerio Visentin (Beluga Noble Celebration, Noilly Prat, salamoia di verdure in agrodolce, soluzione salina e vapore al sedano), l’Heritage Twist di Lorenzo Politano (Vodka Altamura, cordiale di pomodorini datterini, olio al basilico) e il Nuclear Martini di Mattia Capezzuoli (Boatyard Gin, Italicus al bergamotto, distillato di albicocche del Vesuvio, orange bitter e assenzio, rifinito con lemon coin). In questo dialogo continuo tra miscelazione, ospitalità e cucina, Tribuna Campitelli consolida il suo ruolo di nuovo salotto internazionale nel cuore antico di Roma. La Redazione
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I vini dolci umbri protagonisti delle feste firmate Umbria Top Arrow Right Top Bg

29 Dicembre, 2025

I vini dolci umbri protagonisti delle feste firmate Umbria Top

  Passiti, muffati e Vin Santo affumicato: versatilità gastronomica e tradizione reinterpretata   Umbria Top invita alla scoperta dei vini dolci umbri, protagonisti delle feste e non solo: passiti, liquorosi, muffati e Vin Santo affumicato rappresentano una tradizione antica reinterpretata in chiave contemporanea. Non solo compagni di panettoni e torroni, questi tesori enologici si rivelano versatili per piatti salati, fermentati, affumicati e ad alta complessità aromatica. Le cantine umbre esplorano vitigni inusuali come Trebbiano Spoletino e Ciliegiolo passito, accanto a eccellenze consolidate. Il Vinsanto affumicato dell’Alto Tevere, Presidio Slow Food, è un vino raro e identitario: l’affumicatura delle uve conferisce profondità e straordinaria capacità di abbinamento, tramandato da secoli di sapere artigianale. L’Orvieto DOC Muffa Nobile, fiore all’occhiello umbro, beneficia del microclima orvietano con nebbie e ventilazione che favoriscono la Botrytis cinerea, producendo vini complessi ed eleganti paragonabili ai Sauternes, ma più accessibili. Il Montefalco Sagrantino DOCG Passito esprime potenza ed eleganza, mentre Montefalco DOC propone Grechetto Passito e Bianco Passito; Orvieto DOC include anche Vendemmia Tardiva. Il Vin Santo accomuna denominazioni come Torgiano, Assisi, Colli Perugini e Spoleto, con stili diversi ma uniti da continuità culturale; nel Trasimeno DOC si producono 3.635 litri annui (2024), pari a 7.270 bottiglie da 0,50 l. Vernaccia di Cannara completa il mosaico di questa produzione di nicchia. Queste iniziative rientrano nel programma di promozione delle produzioni certificate umbre della Cooperativa Umbria Top Wines, nell’ambito della misura CSR Umbria 2023-2027 – intervento SRG10 “Promozione dei prodotti di qualità”. Sorseggiare un vino dolce umbro significa sostenere una filiera appassionata che preserva varietà preziose e territori unici. La Redazione
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L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2025 racconta una vendemmia «da otto stelle» in un contesto climatico ed economico complesso, con volumi in calo ma qualità alta, export in rallentamento e nuove opportunità sui mercati esteri e nell’enoturismo. Arrow Right Top Bg

28 Dicembre, 2025

L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2025

  L’annata racconta di una vendemmia «da otto stelle» in un contesto climatico ed economico complesso, con volumi in calo ma qualità alta, export in rallentamento e nuove opportunità sui mercati esteri e nell’enoturismo. Annata 2025 e dati chiave   La vendemmia 2025 è stata segnata da primavera piovosa ed estate calda e precoce, con maturazioni accelerate e raccolta anticipata, rese più basse ma uve di buona qualità, confermando la capacità di adattamento del vigneto piemontese. La produzione regionale è stimata oltre 2,15 milioni di ettolitri di vino (–7/–10% sul 2024), di cui 2 milioni DOP pari al 93% del totale, con un valore del comparto di 1.180 milioni di euro sul dato 2024, che mantiene il Piemonte al secondo posto in Italia per fatturato vitivinicolo. La superficie vitata 2025 è stimata in 43.792 ettari, in calo rispetto ai 44.471 del 2024 e ai massimi di oltre 45.800 ettari del 2022, dopo una fase espansiva 2017–2022 e una recente contrazione che indica un ridimensionamento del potenziale viticolo. Il sistema conta 60 denominazioni (19 Docg e 41 Doc), che rappresentano circa l’83% della produzione, con prevalenza di vitigni autoctoni storici; un export che assorbe il 60% del vino prodotto, di cui il 70% nei Paesi UE e il 30% extra UE, e un ruolo cooperativo rilevante: 33 cantine cooperative associate a Vignaioli Piemontesi con circa 6.000 soci. Export, mercati e nuove geografie Le esportazioni di vino piemontese nel 2025 mostrano un calo complessivo del 2,8%, in linea con la frenata italiana, in un contesto di consumi interni più deboli e potere d’acquisto sotto pressione. Per i rossi Dop piemontesi l’andamento è differenziato: Svezia e Canada risultano i mercati più dinamici, mentre Stati Uniti, Germania, Regno Unito e Svizzera registrano flessioni moderate, spesso legate a fattori valutari e daziari. L’analisi degli ultimi cinque anni evidenzia tuttavia una traiettoria positiva e ben diversificata: nei mercati maturi spiccano Spagna (+202%), Francia (+86%) e Australia (+62%), mentre tra i Paesi emergenti si distinguono Emirati Arabi Uniti (+196%), Corea del Sud (+165%) e Brasile (+76%), quest’ultimo destinato a diventare ancora più interessante con la prevista riduzione dei dazi nell’ambito dell’accordo Mercosur. La dipendenza dal mercato statunitense, sottolineata come elemento di vulnerabilità, rafforza la necessità di una strategia di penetrazione più bilanciata, che valorizzi la “sezione Italia” in carta vini e scaffale attraverso un’azione coordinata pubblico–privato. Enoturismo e vendita diretta Il Piemonte si conferma tra i territori più avanzati d’Italia nello sviluppo dell’enoturismo e del direct-to-consumer, con dati che mostrano una crescita del 20% tra 2023 e 2025 nelle prenotazioni e nello scontrino medio, una stagionalità estesa fino a ottobre e novembre e un ruolo centrale del turismo nazionale. Le analisi presentate da Lavinia Furlani indicano come le fasce orarie 11:00 e 16:00 siano le più richieste per le esperienze in cantina, mentre restano meno rilevanti le proposte serali, e come la maggiore apertura nel weekend rispetto alla media italiana aiuti a intercettare la domanda. L’enoturismo viene descritto come leva competitiva ancora sottoutilizzata: spesso non considerata un vero ramo d’impresa, ma un’attività accessoria, quando invece richiede continuità, professionalità, risorse umane dedicate e una chiara strategia di posizionamento. In questo scenario, le Langhe emergono come benchmark virtuoso, dimostrando come accoglienza ben strutturata, narrazione e gestione dei flussi possano generare margini significativi e contribuire alla costruzione del brand territoriale. Politiche regionali, sfide strutturali e investimenti Il report “L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2025”, pubblicazione curata da Vignaioli Piemontesi e Regione Piemonte dal 1992, si conferma come osservatorio tecnico–economico di riferimento, grazie al coordinamento di enologi, agronomi e tecnici su tutte le aree vitate. La presentazione al Castello di Costigliole d’Asti ha messo al centro il tema della governance del vigneto: il presidente di Vignaioli Piemontesi, Giulio Porzio, ha richiamato l’esempio francese dell’estirpo come segnale di intervento strutturale, avvertendo sul rischio di restare fermi in Italia e in Piemonte se si continuano a usare strumenti del passato. L’assessore regionale Paolo Bongioanni ha indicato in ricerca, innovazione e promozione le tre parole chiave per il vino piemontese, annunciando il lavoro su un Osservatorio dedicato che orienti in modo scientifico le strategie di mercato e il rafforzamento di progetti legati a parassiti alieni, fitopatie e cambiamento climatico attraverso la Fondazione Agrion. Per la campagna 2024/2025 il Piemonte dispone di 18,25 milioni di euro dal programma OCM Vino, ripartiti tra promozione nei Paesi terzi (7,5 milioni), ristrutturazione e riconversione (6,55 milioni) e investimenti per innovazione e tecnologia (4,2 milioni), cui si aggiungono 6 milioni regionali per la promozione dei prodotti di qualità (bando 2025 SRG10). Sintesi della valutazione qualitativa Sulla base delle analisi del servizio tecnico di Vignaioli Piemontesi, l’annata 2025 è complessivamente valutata «molto buona». Nella scala a stelle, Arneis, Favorita, Brachetto, Nebbiolo (Langhe e Roero) e Sauvignon blanc ottengono nove stelle; Cortese, Nascetta, Dolcetto, Pelaverga e Chardonnay otto e mezzo; Erbaluce, Moscato bianco, Barbera, Freisa, Ruché, Vespolina e Pinot Nero otto stelle, mentre Grignolino e Nebbiolo dell’Alto Piemonte si attestano su sette e mezzo, delineando un quadro di buona qualità diffusa nonostante il calo produttivo. La pubblicazione “L’Annata Vitivinicola in Piemonte 2025” è scaricabile gratuitamente dal sito www.vignaioli.it, dove produttori, tecnici e operatori possono approfondire dati climatici, analisi varietali, prospettive di mercato ed enoturistiche. La Redazione
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Terre Cevico chiude l’esercizio 2024-2025 confermandosi tra i principali player cooperativi del vino italiano, con numeri in crescita su fatturato, utile e export. Arrow Right Top Bg

28 Dicembre, 2025

Terre Cevico chiude l’esercizio 2024-2025 confermandosi tra i principali player cooperativi del vino italiano, con numeri in crescita su fatturato, utile e export.

  Risultati economici e struttura del gruppo   Nell’assemblea annuale di bilancio al Teatro Socjale di Piangipane sono stati presentati i risultati dell’esercizio 2024-2025 di Terre Cevico, cooperativa agricola di primo grado con sedi principali a Lugo e Forlì, che associa 992 agricoltori per un totale di 3.616 ettari vitati. La vendemmia 2024 ha visto un conferimento di oltre 966.000 quintali d’uva (+9%), con raccolta meccanizzata pari al 71% del totale. Nell’esercizio 24/25 il gruppo ha investito complessivamente 5 milioni di euro in ammodernamento ed efficientamento tecnologico-logistico. Il bilancio consolidato registra un fatturato di 213 milioni di euro (+3,4%), un utile netto di 1,979 milioni (+25%) e un patrimonio netto di 78,5 milioni. Il plusvalore riconosciuto ai soci – differenza tra liquidazioni dei prodotti conferiti e prezzi di mercato – ammonta a 8,3 milioni di euro (+1,2%). I dipendenti salgono a 523 unità. Mercati, canali e export Nel segmento del confezionato cresce soprattutto il mercato italiano, che raggiunge 88,9 milioni di euro, con un incremento del 5,8% rispetto agli 83,7 milioni dell’esercizio precedente. L’export incide per il 44,4% sui ricavi del prodotto confezionato (159,8 milioni di euro): Terre Cevico opera, anche tramite controllate, in circa 90 Paesi, con leadership in aree come Regno Unito, Giappone, Svezia, Germania e Stati Uniti. Negli ultimi otto anni il fatturato export di vini confezionati è cresciuto del 65,2%, passando da 42,9 milioni (2017/18) a 70,9 milioni (2024/25); i primi tre mercati esteri per l’imbottigliato sono Regno Unito (9,9 milioni), Giappone (8,7 milioni) e Svezia (7,9 milioni). La vendita complessiva di vino sfuso, tra Italia ed estero, si attesta sui 56 milioni di euro (+7,5% in valore). Sul mercato interno, la GDO vale 55,8 milioni (50,3 milioni nel precedente esercizio) e il canale Horeca 16,3 milioni contro i 12,7 milioni dell’anno prima, segnalando una crescita significativa della presenza nei locali e nella ristorazione. Assemblea, governance e scenari All’assemblea di Piangipane sono intervenuti il presidente Franco Donati, il direttore amministrativo e finanziario Linda Faggioli, il direttore generale Paolo Galassi, la consigliera regionale Eleonora Proni (delegata dalla Regione Emilia-Romagna) e il presidente Legacoop Romagna Paolo Lucchi. Donati ha sottolineato come le vendemmie risultino meno “esagerate” nelle quantità e come i consumi si stiano spostando verso bianchi, rosé e bollicine, a scapito dei rossi strutturati, più alcolici e costosi. Le nuove tendenze alimentari, orientate a piatti leggeri, premiano abbinamenti con vini più freschi e “facili”, mentre lo scenario globale – tra conflitti e dazi – aumenta l’incertezza. In questo contesto, Terre Cevico punta su un ricambio generazionale nella governance e su rapide decisioni strategiche, in particolare sul ruolo futuro dei rossi. Eleonora Proni ha evidenziato come i 60 anni di storia e quasi mille soci testimonino la solidità di un impianto cooperativo radicato in Romagna ma capace di operare su scala nazionale e internazionale. Le sfide principali riguardano cambiamento climatico, evoluzione degli stili di vita e contesto geopolitico, ma la cooperativa dimostra di avere “testa e gambe” per affrontare un mercato in costante movimento. Nelle conclusioni, Paolo Lucchi ha rimarcato che i dati di Terre Cevico confermano efficienza e trasparenza del gruppo in una fase complessa per il vino, grazie anche al nuovo schema organizzativo avviato meno di due anni fa. La cooperativa è espressione di punta di un sistema che in Romagna colloca 10 aziende cooperative tra le prime 30 per capacità economica, con un percorso coerente di valorizzazione dei vini autoctoni, efficienza logistica, innovazione di prodotto e packaging, perfettamente allineato alle richieste della grande distribuzione, che rappresenta oltre il 70% del mercato di Cevico. La Redazione
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RIEDEL conquista i BarAwards 2025 – Premio Innovazione dell’Anno Arrow Right Top Bg

28 Dicembre, 2025

RIEDEL conquista i BarAwards 2025 – Premio Innovazione dell’Anno

  Il decanter Cobra Magnum è Innovazione dell’Anno secondo Bargiornale.   C’è un oggetto che nasce per servire il vino e finisce per raccontarlo: è il decanter Cobra Magnum di RIEDEL, cristalleria austriaca a conduzione familiare specializzata in strumenti di precisione per la degustazione del vino. Questo capolavoro di design e funzionalità si è aggiudicato il BarAwards – Premio Innovazione dell’Anno 2025 promosso da Bargiornale, nella categoria Strumenti di Servizio, distinguendosi tra le novità più apprezzate dal mondo del bar e dell’ospitalità. Il premio e la giuria Il panel di esperti composto da grossisti, distributori, consulenti e influencer del settore, insieme al voto online, ha selezionato Cobra Magnum tra 120 prodotti, attrezzature, servizi e arredi lanciati sul mercato italiano tra giugno 2024 e giugno 2025. Le referenze in gara, suddivise in 19 categorie, sono state precedentemente validate dal comitato tecnico del concorso, a conferma di un percorso di selezione rigoroso e altamente qualificato. La cerimonia di premiazione si è svolta giovedì 4 dicembre al Palazzo della Cultura di Milano, in occasione della Giornata dell’Innovazione, l’evento di Tecniche Nuove dedicato alle migliori soluzioni e alle eccellenze del settore bar e ospitalità. In questo contesto, il riconoscimento a RIEDEL per Cobra Magnum ribadisce il ruolo del brand come punto di riferimento internazionale nella cristalleria tecnica per il vino. Cobra Magnum: design, tecnica e doppia decantazione Ispirato alla grazia delle movenze di un serpente, il decanter Cobra Magnum è stato premiato per la capacità di coniugare innovazione, design e funzionalità in un unico oggetto scenografico e altamente tecnico. Realizzato a mano dai maestri della manifattura RIEDEL di Kufstein, in fine cristallo, è dotato di tecnologia di doppia decantazione che accelera l’ossigenazione, rivelando in tempi brevi profondità e complessità dei vini giovani e strutturati. Le scanalature interne, dal forte impatto visivo, guidano il movimento del vino e ne favoriscono un’apertura più rapida, esaltando ad ogni servizio bouquet, volume e definizione al palato. Progettato per bottiglie magnum, Cobra Magnum è disponibile in cinque diversi colori, ognuno firmato personalmente da Maximilian J. Riedel, dettaglio che lo trasforma in un pezzo da collezione destinato a wine lover, ristoranti fine dining e cocktail bar di alto profilo. Il ruolo di RIEDEL nella cristalleria da degustazione Con Cobra Magnum, RIEDEL arricchisce una gamma già ampia di decanter soffiati a mano pensati per stili di consumo, tipologie di vino e fasce di prezzo differenti. La filosofia “form follows function” guida da sempre il lavoro dell’azienda, per cui un decanter non è solo oggetto decorativo ma strumento essenziale per servire vini giovani e maturi nelle condizioni ideali di ossigenazione e presentazione. Ogni decanter è realizzato singolarmente dai maestri vetrai, che conferiscono a ciascun pezzo un carattere unico, rendendo ogni esemplare leggermente diverso dall’altro. In questo equilibrio tra artigianalità e ricerca tecnica si inserisce il successo ai BarAwards 2025, che riconosce in Cobra Magnum un’innovazione capace di rispondere alle esigenze dei professionisti del bar e degli appassionati di vino più esigenti. La Redazione
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27 Dicembre, 2025

Donato Giangirolami. Uno scrigno appena fuori Roma

È una mattina fredda di dicembre, di quelle in cui il sole riesce comunque a illuminare la giornata con una luce gentile.
Decido di partire alla scoperta di un’azienda che avevo incrociato quasi per caso, sfogliando la carta dei vini di un ristorante a Latina.
Un nome che mi aveva incuriosito subito: Azienda Agricola Biologica Donato Giangirolami. Dopo qualche messaggio sui social fissiamo un appuntamento.
Arrivo nella loro sala degustazione, a pochi chilometri dalla cantina, immersa nella quiete della pianura pontina.
Ad accogliermi sono Laura e Federica, due sorelle unite da una passione che non ha bisogno di essere spiegata: il vino.   Laura si occupa del commerciale, Federica dell’amministrazione.
Mi raccontano che c’è anche una terza sorella, Chiara, impegnata in cantina.
Un’azienda tutta al femminile, capitanata da Donato, il loro papà. Ci fermiamo accanto a un tronco d’albero e iniziamo a parlare.
Laura mi racconta che tutto nasce nel 1957, quando il nonno Dante acquista cinque ettari di terra nella pianura pontina, un territorio ancora giovane, restituito da poco alla bonifica dell’Agro Pontino.
La passione passa di generazione in generazione, fino ad arrivare a Donato il papa che, nel 1993, diventa uno dei pionieri dell’agricoltura biologica in zona. Oggi Laura, Federica e Chiara rappresentano la terza generazione alla guida dell’azienda. Da oltre trent’anni produciamo vino nel rispetto dell’ambiente e delle persone, mi dice Laura. Per noi il vino è felicità. Federica aggiunge che la gestione agricola segue pratiche a impatto ambientale minimo: lavorazioni meccaniche, concimazioni organiche, sovescio.
Tecniche antiche che qui tornano ad avere senso. Siamo a ridosso del Parco Naturale di Ninfa.
Qui agricoltura sostenibile significa protezione della terra, del clima e delle generazioni future. Prendiamo in prestito la terra da chi verrà dopo di noi, mi dice Laura. Questo è il nostro patto. La cantina è uno scrigno nascosto fuori Roma.
Fa parte della Strada del Vino di Latina, dei Vignaioli Indipendenti, dell’Associazione Nazionale Le Donne del Vino e dei produttori biologici del Lazio.
Qui il vino è sapere artigianale, paziente, autentico. Laura mi accompagna tra i vigneti.
Tre aree: due nei Castelli Romani DOC, una nella DOC Cori, tutte iscritte all’albo dei vigneti IGT Lazio.
Il filo conduttore è Ninfa, sintesi di storia, natura e meraviglia. Federica arriva con i calici.
Il primo brindisi è con Nynphe, uno spumante metodo ancestrale da uve Grechetto, nato dalle vigne coltivate a ridosso dei Giardini di Ninfa. Nel bicchiere si presenta con un colore dorato, leggermente velato, vivo. Al naso è immediatamente elegante: emergono note di crosta di pane, pasticceria secca, fiori bianchi – gelsomino e acacia – seguite da timo e da una frutta a polpa gialla nitida, pesca e albicocca, che dona profondità e continuità olfattiva. In bocca è fresco, minerale, slanciato, con una bolla fine e integrata che accompagna la beva senza mai appesantirla. La chiusura è asciutta, pulita, con una persistenza che richiama le sensazioni floreali e fruttate percepite al naso.
Uno spumante senza aggiunta di zuccheri, che gioca sull’equilibrio e sull’eleganza più che sull’effetto, capace di raccontare con precisione il territorio da cui nasce. Questo lo vedrei perfetto con crostacei crudi, mozzarella di bufala e paste all’uovo», dico sorridendo. Entriamo poi nella sala degustazioni.
Un ambiente caldo e raffinato, con il camino acceso, il legno che domina lo spazio e un’eleganza naturale che invita alla sosta, al racconto. Federica arriva con la seconda bottiglia: Cardito.
Lo versa nel calice e già al primo movimento emergono profumi nitidi e delicati. Al naso si apre su gelsomino e fiori bianchi, seguiti da pera matura, mandorla fresca e una leggera sfumatura mielata che aggiunge rotondità senza mai appesantire. In bocca è equilibrato e luminoso, sostenuto da una freschezza misurata che accompagna il sorso con naturalezza. La trama è fine, scorrevole, con una progressione elegante che chiude su una persistenza pulita, in cui tornano le sensazioni di mandorla e una lieve sapidità finale.
Un vino che non cerca l’effetto, ma lavora sull’armonia e sulla grazia del gesto, lasciando una sensazione di equilibrio che invita al sorso successivo. Resto qualche istante in silenzio, il bicchiere ancora tra le mani, mentre il camino continua a crepitare. È uno di quei momenti in cui il vino smette di essere solo degustazione e diventa conversazione. I vostri vini hanno tutti un filo comune, dico guardando Federica e Laura. Non cercano mai di imporsi. Hanno sempre qualcosa di misurato, di rispettoso. Federica sorride. È quello che siamo anche noi. Cerchiamo un vino che accompagni, non che sovrasti. Un vino che stia bene nei momenti veri. Laura annuisce e aggiunge: «Questa sala è nata proprio per questo. Per accogliere le persone, per farle fermare. Qui abbiamo fatto tante serate, degustazioni, incontri. Ogni volta è diverso, ma il filo resta sempre lo stesso: condividere.» Mi raccontano delle cene organizzate attorno al camino, dei calici che passano di mano in mano, delle storie che si intrecciano tra un vino e l’altro. Di come questo luogo, negli anni, sia diventato uno spazio vivo, abitato, mai solo espositivo. Il vino, per noi, è relazione, dice Federica. È tempo dedicato. Laura sorride ancora, con quella luce negli occhi di chi crede davvero in ciò che fa. «E le prossime serate sono già nella nostra testa. Nuovi incontri, nuovi brindisi. Questo posto è fatto per continuare.» Poso il bicchiere e mi guardo intorno un’ultima volta. Capisco che qui non si viene solo a degustare dei vini, ma a prendere parte a una visione, a un modo di stare al mondo fatto di tempo, cura e attesa. Il camino continua a scaldare la sala mentre il tempo, fuori, corre più veloce. Prima di andare, Laura mi regala Apricor, il loro passito. Non lo assaggio. Me lo racconta. Mi descrive quello che troverò quando lo aprirò: profumi di albicocca matura, frutta candita, miele, un sorso caldo e avvolgente, pensato per accompagnare formaggi blu, dolci alla frutta secca, un fine pasto lento, da condividere. Ascolto e immagino. E in quell’attesa, forse, c’è già tutto il senso di questo incontro. Ci salutiamo con un abbraccio sincero, di quelli che non hanno bisogno di promesse. Me ne vado con la certezza di aver incontrato una realtà autentica, fatta di persone prima ancora che di vini. E so già che questo non è un addio, ma solo una pausa gentile tra un incontro e il prossimo. Roberto Silvio De Pascale Mi trovi su Instagram come unpuglieseinterrapontina Il buon vivere  
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Salmon Guru Milano accende Il Capodanno Arrow Right Top Bg

27 Dicembre, 2025

Salmon Guru Milano accende Il Capodanno

  Mixology, food e DJ set di Nora Bee per salutare il 2025 con una cena speciale, Champagne Start e cocktail signature fino alle 2 del mattino.   La notte più iconica dell’anno merita un rito all’altezza, fuori dagli schemi, e Salmon Guru celebra l’arrivo del 2026 con una festa di Capodanno ad alto voltaggio, dove mixology, food e musica si fondono in un’unica esperienza immersiva e senza compromessi. Il 31 dicembre il locale apre le porte a una serata esclusiva che inizia a tavola e culmina davanti alla console: protagonista è una cena con menu speciale, pensato per sorprendere e accompagnare ogni brindisi, dal primo calice fino allo scoccare della mezzanotte… e oltre. Il percorso gastronomico si apre con l’elegante Champagne Start, un calice di R de Ruinart che dà ufficialmente il via alle celebrazioni, seguito da due drink inclusi a scelta tra gli iconici cocktail signature del bar. Il menu è un viaggio tra suggestioni internazionali e comfort food elevato: Gambero rosso servito con ceviche, paté d’olive, insalata russa e pane carasau croccante; Polpo al kamado con purè di patate, cavolo nero saltato, porro confit e salsa Macha; crocchette di melanzane con lenticchie rosse, stracciatella e cacao crudo; costine glassate in salsa BBQ e miele con insalatina di cipollotto e sesamo, fino al finale dolce Panettone & Crema, classico delle feste rivisitato in chiave Salmon Guru. A scandire il ritmo della notte e infiammare gli animi sarà il DJ set di Nora Bee, che accompagnerà il pubblico di Salmon Guru Milano dalle 22 alle 2 del mattino, trasformando il locale in un concentrato di energia, vibrazioni e ritmo. Con i suoi spazi scenografici e multisfaccettati, Salmon Guru Milano si conferma il luogo ideale per brindisi delle feste, eventi privati e celebrazioni su misura: un cocktail bar capace di cambiare pelle grazie alla possibilità di privatizzare le sue aree e costruire esperienze tailor-made, sempre in pieno stile “salmonetes”, audace e fuori dall’ordinario. Un Capodanno da vivere controcorrente, dove il nuovo anno si accoglie a volume alto, con il calice pieno e lo spirito libero: così Salmon Guru Milano accende il 2026, trasformando il veglione in un’esperienza che unisce alta mixology, cucina creativa e intrattenimento in un unico flusso, pensato per chi vuole iniziare l’anno in modo decisamente non convenzionale. La Redazione
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Il vino biologico italiano si racconta nella Capitale: Guida Bio 2026 arriva a Roma Arrow Right Top Bg

27 Dicembre, 2025

Il vino biologico italiano si racconta nella Capitale: Guida Bio 2026 arriva a Roma

  Il vino biologico italiano si prepara a raccontarsi a Roma con la presentazione ufficiale di Guida Bio 2026 – Selezione Vini, in programma sabato 24 gennaio 2026 all’Hotel Villa Pamphili, elegante cornice immersa nel verde capitolino.   Sabato 24 gennaio 2026, negli spazi dell’Hotel Villa Pamphili, sarà svelata al pubblico la nuova edizione di Guida Bio – Selezione Vini, il progetto editoriale che da sette anni racconta la viticoltura italiana impegnata nella sostenibilità e nell’agricoltura biologica certificata o in conversione. Diretta da Antonio Stanzione e pubblicata da Rubbettino Editore, la Guida si conferma osservatorio privilegiato su un comparto in costante crescita: l’edizione 2025 ha recensito oltre 2.500 vini e coinvolto circa 550 aziende, mentre la 2026 amplia ulteriormente lo sguardo, offrendo un mosaico che va dai contesti alpini alle vigne affacciate sul mare, passando per aree interne e piccole realtà emergenti. Premi, novità e ospiti La mattinata sarà dedicata alla presentazione ufficiale della Guida e alla consegna delle “Foglie d’Oro”, il riconoscimento riservato ai vini “green” più rappresentativi per qualità e identità territoriale. Per la prima volta verranno assegnati nuovi premi speciali, pensati per valorizzare storie e sensibilità differenti all’interno del mondo bio: Migliore Azienda al Femminile, Migliore Azienda del Nord, Centro e Sud, Migliore Azienda a Basso Impatto Ambientale e Miglior Vignaiolo/a Under 40.​ A rendere la presentazione ancora più significativa sarà la presenza di figure di rilievo del panorama istituzionale e tecnico: sono attesi, tra gli altri, Florindo Rubbettino (AD Rubbettino Editore), Alessandro D’Elia (Direttore Generale Suolo e Salute), Maria Grazia Mammuccini (Presidente FederBio), l’enologo Vincenzo Mercurio e il Presidente di Coldiretti Ettore Prandini. L’edizione 2026 potrà contare inoltre sulla presenza, come media partner, del progetto editoriale Wine Tales Magazine diretto da Ivan Vellucci, a conferma del ruolo centrale del biologico nel dibattito nazionale su ambiente, agricoltura e consumo consapevole. Banchi d’assaggio e biglietti Il pomeriggio, a partire dalle ore 15.00, sarà dedicato ai banchi d’assaggio: produttori e appassionati potranno incontrarsi tra calici e racconti, per degustare una selezione ampia del panorama bio nazionale e i vini premiati con la Foglia d’Oro 2026. L’evento-degustazione prende il nome di “Un Mare di Foglie 2026” e mette in assaggio circa 1.000 referenze, inclusi 300 vini premiati dalla Guida, provenienti da ogni angolo d’Italia e tutti da agricoltura biologica certificata o in conversione. I biglietti sono acquistabili online sul sito ufficiale al prezzo promozionale in prevendita (con early booking fino al 30 novembre) e a tariffa piena successiva, con condizioni dedicate alle associazioni di settore. Antonio Stanzione, il curatore Guida Bio non è soltanto una selezione di vini, ma un racconto corale che mette al centro l’impegno quotidiano dei produttori e il valore di un’agricoltura rispettosa dei territori. Roma è un crocevia dove storie, idee e sensibilità diverse si incontrano per delineare un futuro del vino sempre più sostenibile. La Guida sarà disponibile sia in versione cartacea sia in formato digitale, a conferma della volontà di avvicinare un pubblico ampio e diversificato al mondo del bio, tra approfondimento tecnico, narrazione territoriale e strumenti pratici per orientare le scelte d’acquisto. WineTales Magazine è Media Partner dell’evento La Redazione
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Antica Bottega del Vino: nuova sede a Cortina d’Ampezzo, apertura ufficiale il 30 dicembre 2025 Arrow Right Top Bg

26 Dicembre, 2025

Antica Bottega del Vino: nuova sede a Cortina d’Ampezzo, apertura ufficiale il 30 dicembre 2025

  Il tempio del vino di Verona arriva in Corso Italia con lo chef Giulio Alberto Debeni, l’head sommelier Pietro Campara e una carta con 1.500 nuove referenze   Dopo l’annuncio della nuova apertura a Cortina d’Ampezzo, Antica Bottega del Vino ufficializza la data: il secondo locale, dopo quello storico di Verona, aprirà le porte il 30 dicembre, nel cuore delle Dolomiti e nel pieno della stagione invernale. La direzione generale delle due sedi sarà affidata a Luca Nicolis, mentre la cucina della nuova Bottega Vini di Cortina vedrà protagonista lo chef Giulio Alberto Debeni, forte di esperienze in Italia e all’estero e di un lungo percorso al fianco dello chef Luca Dalla Via; la cantina sarà guidata dall’head sommelier Pietro Campara, con l’obiettivo di trasferire anche in quota lo stile e l’identità di un locale premiato da 21 anni consecutivi con il Grand Award di Wine Spectator. Oggi Antica Bottega del Vino è di proprietà di dieci aziende dell’associazione Famiglie Storiche – Allegrini, Begali, Brigaldara, Masi, Musella, Speri, Tedeschi, Tenuta Sant’Antonio, Tommasi e Zenato – che hanno fortemente creduto in questa nuova sede, sostenuta in particolare dalla visione di Sabrina Tedeschi, Presidente di Antica Bottega del Vino, e di Pierangelo Tommasi, Presidente di Famiglie Storiche. L’apertura in Corso Italia, nel cuore di Cortina, arriva in un momento di grande fermento per la località, sempre più al centro della scena internazionale in vista dei Giochi Olimpici e Paralimpici Invernali 2026, e nasce come naturale estensione della Bottega veronese, con lo stesso livello di qualità, attenzione al vino e cura dell’accoglienza, adattati al contesto unico delle Dolomiti ampezzane. Il nuovo locale occupa circa 300 metri quadrati per un totale di circa 100 coperti, con apertura sette giorni su sette durante tutto l’anno. Il progetto architettonico, firmato dallo studio Menardi Ruggeri Nassivera Architects, è stato sviluppato in collaborazione con artigiani del territorio per le lavorazioni del legno e arricchito dal recupero di elementi di antiquariato, come una stube austriaca di fine ’800 e un banco proveniente da una sacrestia di fine ’700, per un ambiente che unisce calore alpino e raffinatezza veronese. Il menù di Cortina rispetterà pienamente lo stile della Bottega di Verona: accanto ai piatti storici scaligeri, come il risotto all’Amarone e l’insalata di gallina, troveranno spazio specialità ampezzane e proposte legate alla tradizione di montagna, in un dialogo continuo tra Valpolicella e Dolomiti. “Non sarà un’altra Bottega Vini, ma la Bottega Vini di Cortina” sottolinea il Direttore Luca Nicolis, spiegando come il nuovo indirizzo manterrà lo stesso fascino, la stessa attenzione alla qualità e lo stesso carattere, con una cantina che ospiterà migliaia di bottiglie aggiuntive rispetto alle 21.000 di Verona e 1.500 nuove referenze oltre alle 4.100 etichette già presenti nella sede scaligera. Con una delle carte dei vini più importanti al mondo e un progetto fortemente radicato nella storia dell’enologia veronese – dalle origini nel Cinquecento alla gestione Sterzi, alla stagione Rizzo-Grigolo e Barzan, fino all’ingresso delle Famiglie Storiche nel 2010 – Antica Bottega del Vino si prepara a diventare un nuovo punto di riferimento enogastronomico anche in alta quota. La Redazione
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