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25 Dicembre, 2025
LAZIO IGT BIANCO "COLLE GAIO" by CASAL PILOZZO. La verticale.
IL COSA E IL DOVE
Lo scorso 7 Giugno, negli spazi del MUSEO DEL VINO di Monte Porzio Catone si è tenuta una masterclass condotta con stile da Jacopo Manni e dedicata ad Antonio Pulcini, uno dei personaggi più iconici del panorama enoico laziale, e ad uno dei suoi capolavori in bottiglia, quel “COLLE GAIO” che primo tra tutti, celebrò l’importanza fino ad allora negata della Malvasia Puntinata.
ANTONIO PULCINI
Antonio è stato un vignaiolo, si, ma mica era la strada che aveva scelto.
La musica, il cinema, le Estati Romane, quelle vere, i viaggi (anche banchiere, ma quello dopo)…
Vignaiolo ci diventa per necessità nel 1964 quando rileva i terreni di famiglia, fino agli anni ’80 dimostra di saper fare il vino ma anche e soprattutto di saperlo vendere, è uno vecchio stile, che sigla contratti con una stretta di mano e non si tira mai indietro di fronte a una nuova sfida.
CASAL PILOZZO (quello eretto sopra i resti della villa che fu della sorella di Traiano) lo compra nel 1987, espianta e ripianta, Grechetto, Chardonnay, Merlot, Pinot Nero, Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e…la sua Malvasia del Lazio,
quella che trova nei 3ha di COLLE GAIO cinquantenne e stanca e che ripropaga dalle marze delle piante migliori.
Rifugge le mode, dirada quando altri farebbero carte false per produrre più del già troppo, gli danno dello scemo ma inizia a fare vini di spessore lasciando tutto il merito al Territorio e al Vitigno (e quei vini finiscono per essere gli unici rappresentanti del Lazio nei migliori ristoranti della Perfida Albione e degli States).
L’ho sentito chiamare in tanti modi, anche “il Valentini della Malvasia Puntinata”, ma Antonio non aveva bisogno di paragoni, era Antonio Pulcini e…mica è poco!
COLLE GAIO
Non credo ci siano parole adatte a descrivere un vino come il “COLLE GAIO”
Nasce a NE in un cru di 3ha a 400m/slm, figlio della terra e dell’acciaio cresce sotto 42 metri di tufi stratificati insieme a 240000 altre bottiglie, riempie nicchie e gallerie che da Monte Porzio Catone arrivano fino al Barco Borghese di Frascati, vegliato da un altare paleocristiano adorno (forse) di quei fiori di fava che sono collegamento tra i vivi e i morti…
Sarà per questo che è u vino immortale!
LA VERTICALE
Cinque i vini in degustazione, cinque opere d’arte che hanno attraversato il tempo per arrivare fino ai nostri bicchieri.
Come sempre, in coda alla descrizione di ciascun vino troverete un personalissimo e inutile punteggio che, questa volta più di altre, Vi invito a considerare per il poco che vale.
Capirete da Voi che per i vini assaggiati valeva più di ogni altra volta il fatto che fossero “quel vino, quella bottiglia in quel momento”.
Il tempo lavora infatti in maniera spesso sconosciuta e la variabilità sensoriale tra una bottiglia e un’altra della stessa etichetta potrebbe essere stata notevole.
Questa volta più di altre Vi invito dunque ad assaggiare di persona, CASAL PILOZZO Vi aspetta e, se doveste essere timidi, fatemi un fischio, Vi accompagnerò volentieri, saluterò Tatiana e Claudio e rinfrescherò con piacere il ricordo di una grande persona e la memoria gustativa di un vino che è tutto una storia.
– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1994: più che vulcanica mineralità il naso sembra raccontare gli idrocarburi nebbiosi della Mosella.
Le sue durezze di erbe aromatiche (salvia e origano), di lama di ferro corrosa dalla ruggine, di fieno da imballare, di canfora, di polvere da sparo, regalano un profilo olfattivo tridimensionale, una moltitudine di spigoli a formare una sfera.
La bocca è l’inaspettato!
La freschezza dello zest di limone, la piccantezza dello zenzero…l’acidità prende per mano le dolcezze e su un sentiero salino si incamminano verso un orizzonte di tabacco e albicocca mai dimentichi delle note ferrose. 92 Punti.
– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 1997: olfatto d’altri tempi, di composta eleganza, quasi un’immagine B&W, “slightly out of focus”, che costringe a socchiudere gli occhi, a immaginare con l’anima.
Carnoso ma nordico, autunnale, dice di frutta bianca non matura, di foglie secche, di note di ghisa che creano un ponte con la 1994 e lo fa con una progressione da fuoco artificiale, un’esplosione silenziosa che riempie il naso di cherosene, toni empireumatici, calore di miele, zafferano, nocciole tostate.
Il sorso è fine e intimista, sobrio, poco incline alle smancerie, Vi chiede di piacerVi così, senza inutili orpelli, s’aiuta con l’alcol quasi a scusarsi della mancanza di dolcezze, punta sull’agrume, affonda il colpo con il sale e Vi saluta con un solletico di pimento in gola e nell’ultima goccia, quella che sporca il calice, cela un animo di ricordi fatto di cenere e camino.
Un vino che, da solo, vale il viaggio (qualunque esso sia).
Da bere ascoltando “THE PASSENGER” di DAVID BOWIE.
95/6 Punti.
– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2007: qui facciamo un balzo in avanti di due lustri e…
Zenzero, finocchietto, incenso, un’ammiccante arancia amara, canfora, la buccia della pesca pelo compreso, mandorle, nocciole, sottili tostature, il giallo della ginestra, della camomilla e della frutta matura, la pace che regala l’odore delle pagine di un libro, la grafite di una matita che si consuma annotando pensieri…
In bocca ha energia da vendere, arzillo, vivace, regala dolcezze affumicate e ruvida, salata mineralità, invita all’assaggio e alla pazienza, un sorso e un’olfazione, una crescita continua, un unicum spazio-temporale, il “Dorian Gray” dei vini.
Maledettamente territoriale, forse il più fresco della batteria, forse il più complesso, sicuramente il più “rosso”.
Appuntamento a tra una decina d’anni, per ora 91 Punti.
– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2012: un saltino di altri cinque anni (sei con il prossimo vino che, come questo, sembrerà essere figlio di vendemmia).
L’olfatto, pur vivace e diretto, sembra puntare sulle larghezze, esprime calore di frutta gialla e grasse tostature di nocciole, arachidi e pistacchi, il tutto in una atmosfera che vorrebbe dire di idrocarburi ma si esprime con una nota di lacca non proprio elegante.
In bocca freschezza, sapidità, coerenza, contrasti dolci-salati a dettare il ritmo di un assaggio che, vista l’unicità di bottiglie del genere, sarà difficile ripetere per confermare o ribaltare il giudizio.
87/+ Punti (questa bottiglia in questo momento).
– LAZIO IGT BIANCO “COLLE GAIO” 2013: laddove il precedente esprimeva ampiezze, questo racconta verticali affilature.
Fresco, boschivo, di canforata balsamicità, empireumatico per certi aspetti, forse poco espansivo si distende poi su toni di tè al gelsomino e mandarino.
In bocca la nocciola comanda un assaggio che, nonostante un alcol più “presente”, vive della vibrante freschezza e di un profilo salino che sostituisce la mineralità con una nota di salamoia.
88/+ Punti.
E QUINDI?
E quindi GRAZIE a Jacopo Manni per avermi invitato a una serata che ha celebrato Antonio Pulcini prima ancora che l’unicità dei suoi vini e GRAZIE anche a tutti Voi che avete avuto la pazienza di leggermi fino a qui.
Roberto Alloi
VINODENTRO
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24 Dicembre, 2025
Cammini DìVini: oltre 1.500 presenze alla prima edizione. L’Assessore Palazzo annuncia il 2026 in tutte le province del Lazio
Tre tappe tra abbazie, trekking e degustazioni per un turismo esperienziale che unisce spiritualità, paesaggio ed eccellenze enogastronomiche
Con la suggestiva giornata all’Abbazia di Santa Scolastica a Subiaco si è conclusa sabato 6 dicembre la prima edizione di Cammini DìVini, progetto ideato e promosso dall’Assessorato al Turismo della Regione Lazio per valorizzare il patrimonio regionale tra fede, gusto e paesaggio.
Dopo le tappe del 15 novembre all’Abbazia di Montecassino e del 22 novembre all’Abbazia di Valvisciolo, il ciclo ha registrato complessivamente oltre 1.500 visitatori, centinaia di partecipanti ai trekking, più di 50 banchi d’assaggio con produttori e realtà locali, oltre 50.000 visualizzazioni uniche sui social e una significativa copertura su stampa, radio e tv locali e nazionali.
Elena Palazzo, Assessore
Una manifestazione che ha superato ogni aspettativa, tanto da portarci a decidere fin da ora di riproporla anche il prossimo anno, ampliandola ed estendendola a tutte le province del Lazio.
L’Assessore Elena Palazzo, sottolineando come il progetto abbia esaltato il connubio tra spiritualità, paesaggio e tradizioni enogastronomiche, offrendo una narrazione autentica del territorio e accendendo i riflettori su luoghi che meritano di essere vissuti tutto l’anno.
Cammini DìVini si inserisce nella strategia delineata dal Piano triennale del turismo della Regione Lazio, che punta su un turismo esperienziale, identitario e sostenibile, capace di destagionalizzare e delocalizzare i flussi. Gli appuntamenti hanno favorito movimento turistico in un periodo fuoristagione, mostrando la bellezza di questi luoghi in chiave nuova e coinvolgendo i visitatori attraverso esperienze immersive e partecipate.
L’Assessore ha ringraziato il Comune di Subiaco, le istituzioni religiose, i produttori, le associazioni e i numerosi cittadini e visitatori che hanno contribuito al successo dell’iniziativa, ribadendo l’impegno della Regione a proseguire con politiche che puntano sulla qualità dell’accoglienza, la valorizzazione delle eccellenze e la promozione delle realtà che custodiscono l’anima più profonda del Lazio. Cammini DìVini diventa così un invito a riscoprire il territorio regionale tutto l’anno, attraverso cammini e percorsi che intrecciano spiritualità, natura e cultura del vino, trasformando ogni tappa in un’esperienza autentica e condivisa.
La Redazione
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24 Dicembre, 2025
Le Manzane: Natale e Capodanno 2025 con il Conegliano Valdobbiadene Solidale
Dalla 14ª Vendemmia Solidale nasce un Prosecco DOCG Extra Dry che sostiene la costruzione di una scuola in Ghana
Ci sono brindisi che raccontano storie e costruiscono ponti. È questo lo spirito del Conegliano Valdobbiadene Solidale 2025, il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG Extra Dry nato dall’uva raccolta lo scorso 7 settembre da oltre 500 aspiranti vignaioli durante la 14ª edizione della Vendemmia Solidale alla tenuta Le Manzane, tra le colline del Prosecco Superiore.
Il ricavato dell’iniziativa sarà destinato alla costruzione di una nuova scuola ad Adanu, in Ghana, all’interno della missione “In My Father’s House”, fondata da Padre Giuseppe Rabbiosi: una realtà che oggi ospita scuole frequentate da circa 800 studenti e accoglie 150 bambini e ragazzi in condizioni di forte bisogno, con la gestione affidata a personale ghanese per favorire l’autonomia della comunità.
Lo spumante, impreziosito da un bindello dedicato al progetto solidale e da un’etichetta in Braille, si presenta come il vino ideale da regalare a Natale o da stappare a Capodanno: un brindisi che unisce qualità, inclusività e impegno sociale.
Per il periodo natalizio Le Manzane propone anche una selezione di confezioni regalo che possono includere le altre referenze aziendali, cioccolatini artigianali ripieni di crema al Cartizze e Marzemino Passito Le Manzane, il miele del Giardino delle Api della tenuta, il panettone allo Springo Bronze e altre specialità come creme di verdure, riso, olio, meringhe, biscotti, infusi e confetture provenienti da aziende agricole selezionate. Bottiglie Solidali e Christmas box sono disponibili nel Wine Shop “Papercigno” e nello shop online.
Il Wine Shop “Papercigno” si trova a San Pietro di Feletto (Treviso), in via Maset 47/b, lungo la provinciale 635 tra Conegliano e Tarzo, ed è aperto a dicembre dal lunedì al venerdì 8.00–12.30 e 13.30–18.30, il sabato 9.00–13.00 e 14.30–18.30, il 31 dicembre 9.00–13.00. La cantina Le Manzane, azienda familiare radicata nel territorio da oltre 40 anni, si trova nel cuore delle colline del Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore, patrimonio UNESCO dal 2019, e distribuisce i propri vini in Italia e in oltre 30 Paesi.
La Redazione
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24 Dicembre, 2025
Dicembre a Portorose & Pirano: Mese degli Spumanti e Festival del 26 dicembre al Kempinski Palace Portorož
Menù con bollicine tutto il mese e 12° Festival degli Spumanti con oltre 250 etichette nella Crystal Hall
A Portorose e Pirano dicembre si accende di bollicine con il Mese degli Spumanti, un calendario che trasforma l’Istria slovena in palcoscenico diffuso di degustazioni, cene abbinate e brindisi: per tutto il mese, ristoranti e bistrot propongono menu e aperitivi pensati ad hoc, accompagnati da calici selezionati di spumanti locali e internazionali.
Il percorso gastronomico coinvolge indirizzi simbolo del territorio: il ristorante Marina Portorož con la sua proposta surf & turf sul porto turistico; RiziBizi, finestra gourmand sul mare invernale; Sol Privée e Remisens Hotel Metropol per una cucina informale ma radicata nelle specialità locali come branzino, agnello e cachi di Strugnano. Per un’esperienza d’autore, lo chef Filip Matjaž al COB – Cooking Out of the Box conduce in un menu a sorpresa di 8 portate con abbinamenti di bollicine fine dining; nella vicina Pirano, la Stara Gostilna – Vecchia Osteria intreccia creatività contemporanea e memoria veneziana, mentre il Café Central sul lungomare di Portorose è il luogo ideale per praline, dessert e pairing tra dolci e spumanti.
Il 26 dicembre arriva il gran finale con il 12° Festival degli Spumanti, ospitato nella sontuosa Crystal Hall del 5 stelle Kempinski Palace Portorož, salone del 1910 sopravvissuto intatto fino a oggi. Qui oltre 250 etichette di spumanti sloveni e internazionali – da Slovenia, Italia, Croazia, Spagna e Francia – si presentano al pubblico tra lampadari a goccia, stucchi e vetrate sul mare, con una selezione di champagne curata dal sommelier Valentin Bufolin.
L’ingresso (da 40 euro) comprende il calice ufficiale in cristallo Richard Juhlin Optimum e assaggi illimitati: occasione per incontrare nomi affermati come Vinakoper, Istenič, Movia, Silveri, Medot, Puklavec Family Wines, Radgonske Gorice e produzioni artigianali, tra cui metodo classico da vitigni come Rebula, Vitovska, Terrano e il pet-nat Bianca di Vina Zaro, ottenuto da Bianchera e Malvasia, perfetto esempio della vivacità spumantistica slovena.
Il culmine della serata è la proclamazione del Miglior Spumante di Portorose 2025, in un equilibrio tra rigore tecnico e convivialità. Chi desidera proseguire può spostarsi al ristorante Sophia del Kempinski per una cena di gala abbinata alle bolle. Per vivere appieno l’atmosfera del Mese degli Spumanti sono disponibili pacchetti soggiorno, dal luxury wellness del Kempinski Palace Portorož al comfort del Grand Hotel Portorož, con accesso a Spa, piscine riscaldate e servizi dedicati, ideali per un break natalizio vista Adriatico.
La Redazione
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24 Dicembre, 2025
Lire of Wine. Meno male che c’è
Life of Wine si conferma essere uno degli eventi del vino maggiormente apprezzati e apprezzabili. A Roma come in Italia. Sarà per la suggestione dei vini di annata e per la possibilità di far scoprire ai partecipanti le mirabolanti evoluzioni dei vini nel corso del tempo; sarà per la qualità dei produttori presenti, fatto sta che Life of Wine difficilmente delude
Il vino è materia viva. Si evolve costantemente anno dopo anno e poterne apprezzare le differenze, cogliere le sfumature, arrivare a degustare anche annate molto remote è una esperienza che merita il prezzo del biglietto.
In questa edizione ho trovato una grande, forse invadente, presenza della Toscana ma, d’altronde, chi meglio della Toscana ha la capacità in termini di produzione, dunque volumi, dunque risorse, per lasciare le proprie bottiglie a maturare nel tempo?
Una simile presenza mi ha invogliato spintaneamente a concentrarmi proprio su questa regione. Con qualche incursioni in altre zone d’Italia. Poche ma ne ho avute.
Interessanti le espressioni del Brunello di Montalcino e del Nobile di Montepulciano incontrate. Ne avessi trovate di simili. Che spettacolo!
Alla Tenuta Friggiali le espressioni di Brunello sanno di informale spensieratezza. Ciò che sembra un ossimoro in realtà si realizza con vini di due annate: la 2015, superba e austera nella sua magnificenza; la 2019 giovane e vivace dalle future grandi prospettive. Poi un terzo, un cru, Focaia 2017, convincente e soprattutto con grandi prospettive!
Devo essere sincero: mi sono fermato a lungo a parlare con Davide Peluso e sua moglie perché affascinato dal mistero di una famiglia napoletana che si sposta in Toscana. Una storia tutta da raccontare e chissà che non lo farò.
La seconda è la Cantina Dei con espressioni di Nobile di Montepulciano che correvano letteralmente dal 2011 al 2013 al 2015. Una corsa per via della snellezza di questi vini che ancorché Nobili sono vivi e complessi, avvolgenti e intriganti, affabili e fini. Sono vini che raccontano la Toscana riuscendo a suscitare racconti. Incredibili.
Sempre in Toscana, Badia di Morrona dimostra come anche a Pisa il Sangiovese dia espressioni che possono far parlar di se. È il caso di Vigna Alta 2019. Più che interessante è intensamente vivo. Con Taneto l’esperimento, che poi non è manco tanto esperimento, di raffinato e intenso blend tra Syrah e Merlot indica come necessiti di anni di affinamento per raggiungere un livello eccellente. Infine con N’Antia il taglio bordolese si arricchisce dell’erba del Cabernet Franc (con Sangiovese e Merlot) per una espressione super interessante.
Di Gagiablu, azienda maremmana dove Laura ha trovato il suo rifugio, ho apprezzato il convincente metodo classico XVIII da Sangiovese (Blanc de noir), il Vermentino che sa di Vermentino sapido mediterraneo e il Ciliegiolo che senza alcun passaggio in legno dimostra le sue grandi potenzialità. Onore al merito di Laura se ha scelto il tappo Stelvin: poche ciancie e tanta concretezza.
Alla Corte dei Venti è il Brunello, quello di un tempo, quello vero e schietto. Il Brunello di Montalcino che va preservato come bene dell’umanità. Pulito e senza fronzoli, rispettante della tradizione che fa fatto grande questo vino. Due annate DOCG, 2017 e 2018 più la Riserva 2019. Posso solo dire: chapeau. Ogni altra considerazione lascerebbe il tempo che trova.
Stessa identica considerazione per Poggio Lucina. Qui la marcia diversa la da la simpatia di Evelise Di Donato. Le annate 2013, 2016, 2019, profondamente diverse, hanno la matrice comune della storicità e della tradizione. Senza inventarsi nulla, il Brunello di Montalcino è questo e questo deve rimanere.
La Toscana ha una penultima tappa a Bolgheri per una verticale principalmente di bianchi. Da Vermentino ovviamente. Siamo a Poggio al Tesoro ovvero la trasposizione di una esperienza pregressa in Valpolicella per approdare in riva al mare. Solo Solo nelle annate 2014, 2018, 2021 e 2024. Il rewind mi dice che il 2024 è pronto e schietto ma andando all’indietro nel tempo si scoprono le incredibili e affascinanti metamorfosi sapide di un vino che, anche per la 2014 può ancora dare grandi soddisfazioni. Il problema sarà trovare le bottiglie. Gli assaggi del Sondraia Superiore, Supertuscan da Cabernet Sauvignon, Franc e Merlot nelle annate 2016, 2018, 2020 sono state da applauso. Elegante, raffinato e intenso. La 2020? Deve rimanere un pò in bottiglia.
Per finire in bellezza mi sono lasciato le vecchie annate del Chianti Classico di Carpineto. Avevo già assaggiato molto di questa incredibile azienda ma non il 1993 che ho trovato incredibilmente vellutato e intenso. Un vino per il quale vale la pena di recarsi in Toscana (o magari in enoteca).
Le incursioni in altre regioni meritano di essere citate in tre casi.
Il primo nelle Marche per espressioni di Verdicchio di annata decisamente convincenti di Stefano Antonucci di Cantina Santa Barbara. Due linee con una, Le Vaglie, molto sofisticata elegante e complessa, l’altra gastronomica immediata e alla portata di tutti. In entrambi i casi però stiamo parlando di vere eccellenze del territorio.
Altra incursione in Abruzzo con Faraone Santa Maria dell’Arco dove Cerasuolo e Trebbiano vanno da un lato a confermare dall’altro a dare valore ad un vitigno, il Trebbiano, troppo spesso relegato a ruolo di comprimario.
Terza incursione sui terreni vulcanici del soave con viti pre fillossera di Gini dimostrano come, in barba al fastidioso, insetto si possano creare vini di un livello estremamente importante e certamente non banali come molti del Soave.
Per ultimo, impossibile, davvero impossibile non citare La Stradina di Gattinara. Cinque ragazzi dei quali ho già scritto un articolo la cui lettura può farvi capire come si possano realizzare vini da 100 punti (veri) solo giocando tra amici. Anche perché come diceva il Marchese del Grillo: quando si scherza, occorre essere seri. I loro vini sono oltre che seri, spaziali, unici, incredibili. Se imboccate la stradina è un non ritorno.
Life of Wine si inserisce in un panorama romano che, specialmente nel corso di questo ultimo weekend è stato troppo pieno di iniziative. Troppe e impossibile da gestire sia per chi, come detto al settore, deve fare notizia o creare notizia sia per gli appassionati che non sanno dove sbattere la testa sia per chi deve scrivere degli stessi. È veramente del tutto inadeguato e inopportuno e non lasciatemi dire cos’altro, organizzare nove eventi in un solo fine settimana. Peccato perché sono eventi che meriterebbero la giusta attenzione e solo una attenta e condivisa programmazione potrebbe condurre a massimizzare gli sforzi. Ricordiamoci sempre che i produttori vanno rispettati.
Life Wine ha sicuramente la capacità di attirare persone e produttori, ma anche per questa stupenda, meravigliosa iniziativa un confronto con altre organizzazioni sarebbe assolutamente auspicabile.
In ogni modo, Life of Wine, meno male che c’è!
Ivan Vellucci – Suggestioni di Vino
ivan.vellucci@winetalesmagazine.com Mi trovi su Instagram come @ivan_1969
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23 Dicembre, 2025
Abruzzo Wine Academy 2025: 26 ambasciatori internazionali per i vini d’Abruzzo
Terza edizione del format del Consorzio Vini d’Abruzzo con lezioni di Filippo Bartolotta e focus su DOCG, DOC e vitigni minori
Torna Abruzzo Wine Academy, il format del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo pensato per creare una rete di ambasciatori del vino regionale nel mondo: alla terza edizione partecipano 26 tra sommelier, buyer e giornalisti provenienti da Stati Uniti, Canada, Cina e Giappone, impegnati in quattro giorni di lezioni, degustazioni e visite sul territorio.
Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio
Quando abbiamo ideato l’Abruzzo Wine Academy volevamo rivolgerci agli stakeholder dei principali mercati di riferimento per i vini d’Abruzzo, per raccontare i cambiamenti generazionali e di filosofia produttiva del territorio.
Il progetto, ormai rodato, completa il programma annuale di promozione internazionale del Consorzio, alternando missioni all’estero all’accoglienza in Abruzzo degli esperti del vino per un’immersione a 360 gradi nelle diverse anime produttive regionali.
Ogni giornata è strutturata in due momenti: al mattino i partecipanti seguono le lezioni dell’esperto Filippo Bartolotta, con degustazioni guidate alla Chiave dei Trabocchi a San Vito Chietino (Chieti); nel pomeriggio si svolgono focus territoriali con i produttori, dedicati alle denominazioni Colline Teramane DOCG e Villamagna DOC, oltre che ai vitigni bianchi autoctoni minori come Cococciola, Passerina e Montonico.
Il programma è completato da visite sul territorio lungo la costa dei trabocchi, tra le colline teatine e nella Valle Peligna, per permettere agli ospiti di collegare in modo diretto paesaggi, suoli, microclimi e stile dei vini. Abruzzo Wine Academy si conferma così un laboratorio di formazione e racconto, dove didattica, degustazione ed esperienza sul campo concorrono a costruire una comunità internazionale di ambasciatori capaci di comunicare, nei rispettivi Paesi, la complessità e l’identità del vino d’Abruzzo.
La Redazione
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23 Dicembre, 2025
Natale autentico in Montenegro: mercatini, tradizioni e un’ospitalità che accende la magia dell’inverno
La proposta del Montenegro per l’inverno, dai mercatini della Capitale storica alle celebrazioni costiere di Budva, fino al silenzio spirituale del Lovćen innevato.
In Montenegro l’inverno ha un ritmo tutto suo. Non è fatto di frenesia, ma di attese lente, di luci che si accendono una dopo l’altra, di profumi che avvolgono i vicoli e scaldano le case. Qui, nel cuore dei Balcani, il periodo invernale diventa un mosaico di atmosfere: montagne imbiancate, centri storici che si illuminano al calar del sole, tradizioni che si tramandano con naturalezza.
Pur celebrando il Natale ortodosso il 7 gennaio, il Paese vive l’intero periodo delle feste con una intensità che conquista chi è alla ricerca di calore e autenticità. È un Natale fatto di mercatini dal sapore artigianale, di eventi culturali che animano la costa anche d’inverno, di riti che parlano di un legame profondo con la natura e con la propria identità. Un Natale che non ostenta, ma invita: ad ascoltare, a condividere, a respirare un’atmosfera che avvicina più che mai alle radici del Paese.
Cetinje: la grazia discreta dei mercatini nella capitale storica
Cetinje è il luogo in cui tradizione e spiritualità trovano il proprio equilibrio naturale. Nel periodo natalizio, questa piccola città elegante, incastonata ai piedi del Lovćen, sembra un rifugio creato apposta per chi vuole vivere l’inverno con lentezza. Le sue strade storiche si illuminano di decorazioni sobrie, i piccoli mercatini si riempiono di artigiani locali, e le piazze si trasformano in salotti all’aperto dove incontrarsi, ascoltare musica e gustare specialità montenegrine.
Qui il Natale non è spettacolare, ma profondamente autentico. Tutto profuma di tradizione: dal miele e i formaggi di montagna ai dolci preparati secondo ricette antiche. E mentre si passeggia tra un palazzo storico e un museo, sembra quasi di sentire la città raccontare la sua storia: una storia fatta di fede, cultura e un’identità custodita con orgoglio.
Budva: la magia del mare anche d’inverno
D’inverno Budva cambia volto, ma non perde vitalità. La città vecchia, racchiusa da mura veneziane che profumano di storia, diventa il cuore delle celebrazioni natalizie lungo la costa. Le strade si illuminano, la musica risuona tra le pietre levigate e i mercatini si affacciano sul mare Adriatico, rendendo ancora più suggestiva l’atmosfera.
Qui il Natale ha il sapore del Mediterraneo: leggero, vivace, colorato. Gli eventi culturali animano le giornate e le serate, trasformando Budva in un punto d’incontro per famiglie, viaggiatori e comunità locali durante tutto il periodo invernale, quando il mare diventa parte integrante dell’esperienza urbana.
Lovćen innevato: dove il silenzio diventa spiritualità
Sopra Cetinje si alza il profilo imponente del Lovćen, montagna simbolo del Montenegro. In inverno, quando la neve ricopre i crinali e il cielo assume sfumature perlacee, il parco nazionale si trasforma in uno dei luoghi più poetici del Paese.
La strada che sale verso il Mausoleo di Njegoš, con i suoi tornanti e i suoi panorami mozzafiato, diventa un viaggio nella quiete. Qui l’inverno è fatto di silenzi profondi, di aria sottile e di un senso di contemplazione che appartiene solo ai luoghi in cui la natura domina completamente il paesaggio. È un’esperienza che parla di spiritualità anche senza simboli religiosi: basta alzare lo sguardo, osservare il fiato che si condensa nell’aria e lasciarsi avvolgere dalla montagna per capire che la bellezza può essere un atto di fede.
Tradizioni che uniscono: il calore di un Paese che accoglie
Le feste in Montenegro sono intrise di riti che raccontano l’essenza del Paese. Uno dei più sentiti è il badnjak, la tradizione della quercia bruciata la sera della vigilia ortodossa, simbolo di prosperità e rinascita. È un momento comunitario, semplice e potente, che riunisce famiglie e vicini attorno alla stessa fiamma.
La Redazione
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23 Dicembre, 2025
Natale 2025: 6 italiani su 10 trasformano le tradizioni tra famiglia, Friendsmas e Italian Togetherness
L’Osservatorio IT delle Bibite Sanpellegrino fotografa un Natale più leggero, spontaneo e allargato agli amici
Le feste di Natale 2025 confermano il ruolo centrale della socialità, ma con una svolta: per molti italiani il Natale non è più solo “in famiglia”, ma si allarga a una rete di relazioni scelte, spontanee e più leggere, in linea con lo spirito dell’Italian Togetherness promosso dalle Bibite Sanpellegrino.
L’ultima indagine SWOA dell’Osservatorio IT (Italia Togetherness) – condotta su 1.200 persone – mostra che il 64% dichiara di dedicare molto o abbastanza tempo alle relazioni dal vivo, mentre pranzi e cene di famiglia restano centrali per il 66%. Accanto a questi rituali, però, emerge un Natale che si “allarga”: il 50% partecipa ad aperitivi e brindisi pre-festivi con gli amici, il 49% organizza merende o giornate di gioco informali e il 55% trascorre con la propria cerchia amicale una parte significativa delle vacanze.
In questo contesto si afferma il fenomeno del Friendsmas: un Natale “alternativo” che non sostituisce quello in famiglia, ma lo affianca, con il 58% degli italiani pronto a vivere feste diverse, dove gli amici diventano “famiglia elettiva” con cui condividere momenti domestici, scambi simbolici, giochi e playlist senza formalismi.
Anche i luoghi definiscono il nuovo volto del Natale: la casa (propria o degli amici) è ancora il cuore della socialità per il 55% degli intervistati, mentre piazze e mercatini – scelti dal 59% – diventano scenografie luminose per ritrovi spontanei, e bar e ristoranti (51%) si trasformano in rifugi dove un aperitivo o un pranzo informale diventano occasione di confronto e bilanci di fine anno.
Dietro la luce delle feste, però, resta il peso delle incombenze: il 64% avverte il carico delle faccende domestiche, il 63% lo stress di regali e preparativi, il 54% gli impegni lavorativi e il 52% una stanchezza diffusa. Non sorprende che il 59% percepisca le interazioni più intense del solito e il 38% a tratti di circostanza, mentre cresce il desiderio di “momenti senza distrazioni”, indicati dal 52% come la parte più preziosa dello stare insieme.
Proprio per questo, il 57% dichiara tra i buoni propositi natalizi la volontà di ridurre l’uso di smartphone e social, per vivere le feste con una presenza più piena e autentica. È un’esigenza che attraversa tutte le rilevazioni dell’Osservatorio IT nel 2025: meno frenesia, più ascolto; meno sovraesposizione digitale, più qualità nei legami. Bibite Sanpellegrino invita così a un Natale più consapevole, moderno e inclusivo, capace di unire tradizione familiare e nuovi rituali con gli amici in un’unica, rinnovata idea di convivialità.
La Redazione
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23 Dicembre, 2025
Monteverro nel Panettone La Roqqa: vino rosso Maremma incontra lievito madre per feste mediterranee
Edizione limitata firmata Chef Francesco Ferretti con limone candito, fava tonka e cioccolato fondente
Due eccellenze toscane si uniscono per il Natale: La Roqqa (design boutique hotel Argentario) e Monteverro (cantina Maremma sud) presentano il Panettone La Roqqa al vino rosso Monteverro, reinterpretazione elegante del classico lievitato.
Il vino rosso Monteverro, dal carattere avvolgente, penetra l’impasto con note morbide e profonde, armonizzate dal lievito madre, lunghe lievitazioni e mani esperte dei pasticceri La Roqqa. Ingredienti selezionati – limone candito, fava tonka, cioccolato fondente – creano equilibrio tra freschezza e profondità mediterranea.
Ogni fetta è un viaggio sensoriale dalla vigna maremmana al palato, perfetto per celebrare feste con gusto, territorio e artigianalità. Edizione limitata firmata Chef Francesco Ferretti.
La Redazione
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