Figli di Luigi Oddero. L’ultimo desiderio del fondatore Arrow Right Top Bg

23 Dicembre, 2025

Figli di Luigi Oddero. L’ultimo desiderio del fondatore

  Mi chiedo se a volte un vino, prima di gustarlo,
non lo si possa immaginare dalla faccia e dai discorsi della persona che lo fa.
Ma altre volte, dopo averlo gustato,
accade addirittura che non lo si possa più ricordare
se non pensando alla persona che lo fa.
Una identificazione, una immedesimazione per sempre inscindibile tra la persona e il vino,
come tra alcuni artisti molto spontanei e la loro opera.
Mario Soldati   Succede anche a voi? A me capita spesso, quando scelgo una bottiglia dalla mia cantina, mischio nella mente il sapore del vino alle parole scambiate con il vignaiolo, vedo la sua faccia, ricordo sfumature che altrimenti non ricorderei. E’ una memoria che affiora a strati e lentamente ed è una riflessione che Mario Soldati, giornalista, scrittore e tanto di più, descrive nel suo libro Vino al Vino. Scritto tra la fine degli anni 60 ed inizi 70 del secolo scorso, quando l’Italia era ancora immersa nell’eco del boom economico che ha svuotato le campagne e riempito le fabbriche, racconta di tre viaggi compiuti da Soldati attraverso tutta l’Italia alla ricerca dei vini più genuini, come spesso li definisce, lo fa raccontando di paesaggi, di persone, di famiglie. Lo fa anticipando una decadenza del vino supportata da una omologazione del gusto che vedrà, a meta anni 80, lo scandalo del vino al metanolo. “Uno degli errori più gravi e più comuni in cui oggi incorrono molti consumatori del vino è di credere che un certo vino, riconoscibile al nome e all’etichetta, debba essere sempre euguale a se stesso, e sempre buono se una volta è stato trovato buono: di chiedere, dunque, al commerciante un vino che risponda a requisiti di continuità”. Nell’ultimo viaggio un lungo capitolo è dedicato al basso Piemonte, Langhe, Roero e Monferrato, ben diversi da come li conosciamo oggi, racconta di una realtà rurale, agricola, di famiglie numerose riunite per cena, di serate passate a giocare a carte chiacchierando di vino, non si parla di Magnum ma di Bottiglioni, racconta di orti e frutteti enormi coltivati in primis per necessità, di biodiversità necessaria e naturale. Viva e vivace. Soprattutto racconta di un “Barolo perfetto” e di un Barbaresco che ha una particolarità “secondo a nessun altro! sembra quasi di poterne continuare a bere senza fine, tanto è equilibrato, completo, suadente”. Due bottiglie regalate dall’amico Gianni Brera che in etichetta portano il nome della cantina:” Poderi e Cantine Fratelli Oddero”, guidate dall’enologo Luigi Oddero, un gentiluomo di campagna, protagonista nel libro di una lunga e vibrante intervista. La loro storia di vignaioli inizia tra la fine del 1700 ed inizi del 1800 nel comune di La Morra, dove ancora oggi sorge l’azienda. All’inizio producono vino sfuso, come molti in quegli anni, poi una tappa decisiva arriva nel 1878 quando Giacomo Oddero decide di imbottigliare il proprio vino: un gesto semplice e visionario che inaugura, di fatto, la storia moderna della cantina. Gli Oddero sono da sempre un riferimento centrale per il territorio, sono stati in particolare tra i principali promotori per la definizione dei disciplinari DOC prima e DOCG dopo per i vini del Piemonte e soprattutto delle Langhe, dando un decisivo impulso allo sviluppo qualitativo e commerciale che negli anni hanno fatto la fortuna di queste splendide terre. Dai primi anni 50 del 1900 la produzione della cantina è seguita da Luigi, enologo e nipote di Giacomo, autentico Maestro della viticoltura, legato si alla tradizione ma anche con intuizioni che hanno anticipato di decenni le tecniche ancora oggi in uso, tra i primissimi ad abbandonare tutti i prodotti chimici in vigna a favore di soluzioni naturali, inserendo per esempio la confusione sessuale contro una farfallina, la tignola della vite, alimentando coltivazioni ricche di insetti antagonisti contro gli altri parassiti, esempi di produzione integrata che oggi sono consueti ma ricordiamo che stiamo parlando di 70 anni fa!, l’uso di vasche di cemento, studia ed affina i tempi di macerazione delle uve, sceglie per l’elevazione dei grandi rossi, dopo diverse sperimentazioni, solo botti grandi di rovere francese. Luigi Oddero diventa la nuova grammatica per le nuove generazioni. Sempre Mario Soldati lo descrive così:” Rivoluzione e conservazione non sono necessariamente antitetiche, importa la forza dello spirito, che non è mai egoistica né gretta. Luigi Oddero, un viticultore vitale legato alla tradizione.” L’ultima rivoluzione Luigi la compie nel 2006, quando in accordo con il fratello Giacomo, decide di dividere la storica azienda e fondare la Figli di Luigi Oddero, ancora una volta rappresentando la fusione tra le energie del passato e la volontà di guardare al futuro, dopo la sua scomparsa avvenuta nel 2010 la cantina passa sotto la guida della moglie Lena e dei due figli, Maria e Giovanni che con l’ausilio di un consulente ed un enologo  di primissimo livello, Dante Scaglione e Francesco Versio,  gestiscono un patrimonio viticolo di 32 ettari nei migliori Cru delle Langhe: a Castiglione Falletto, Serralunga d’Alba, Barolo, Monforte d’Alba, La Morra, Treiso e Trezzo Tinella, quest’ultimo per la produzione del Moscato d’Asti. La giornata è quasi primaverile, cielo sereno e pieno di sole, carichi di curiosità arriviamo in cantina, anticipata da un viale che si apre tra i vigneti. Sul cancello di ingresso si legge ancora  il nome del vecchio proprietario Tenuta Parà, Luigi Parà, altro personaggio di spicco per l’enologia delle Langhe di metà 1800, innovativo nelle tecniche di produzione, ingegnoso nel creare nuovi attrezzi da lavoro, intuitivo nella disposizione delle vigne così come nel riscaldare le cantine, al punto che il “sistema Parà” viene adottato dalla neonata Scuola Enologica di Alba. Diventa quindi naturale pensare ad un passaggio di testimone tra Luigi Parà e Luigi Oddero. Veniamo accolti da Lena e suo figlio Giovanni, ventiquattrenne che sta terminando gli studi di enologia. Con lui iniziamo la visita alle cantine, la zona di produzione è di recente costruzione, 2015, e qui domina l’acciaio per l’affinamento di alcune etichette della cantina e per  l’ammostamento e la fermentazione dei Barolo e Barbaresco, Giovanni ci racconta di quanto sia accurata la selezione delle uve, iniziando in vigna con una resa molto bassa, la produzione è di circa 110 mila bottiglie, poi un primo passaggio sul tavolo vibrante ed una ulteriore cernita manuale per garantirsi il meglio delle uve, prediligendo solo gli acini interi. Attenzione e cura sono le fondamenta anche nella scelta delle tecnologie adottate in cantina ad esempio per i rimontaggi viene utilizzata una pompa peristaltica, particolarmente delicata, capace di movimentare le vinacce senza toccarle e danneggiarle. In una seconda ala della cantina troviamo una infilata di grandi botti di cemento, utilizzate ancora oggi più come contenitori per lo stoccaggio dei vini che per l’affinamento, sino ad arrivare nell’ipogeo nella parte storica originaria della tenuta, una bottaia volutamente rimasta inalterata ma ancora in uso, a ricordare le origini della famiglia. Scendendo alcuni gradini entriamo in una seconda bottaia dove oltre alle grandi botti ci sono barriques utilizzate per i ricolmi, ed un anfora in grès ad uso sperimentale. Giovanni ci accompagna poi al piano superiore nella sala degustazione, e qui iniziamo con un Dolcetto 2023 dal color rubino pieno con riflessi violacei, è un vino piacione, con una bella frutta rossa di ciliegie, more e prugne, un profumo elegantemente vinoso, una acidità presente ed un tannino leggero e già integrato. Un vino fragrante che si beve molto volentieri. Altro carattere invece è la Barbera d’Alba 2021, un po più spigolosa in bocca, i frutti sono un più acidi e sapidi, ricordano il ribes e lamponi, una buona speziatura pungente e la sapidità chiamano un abbinamento col cibo. Questa è la classica Barbera che prende per mano i Tajerin al ragù e se li sposa, succosa e fresca. Penso che possa evolvere ancora e stupire con un bouquet più complesso. Il prossimo vino ci introduce nell’universo Nebbiolo, Langhe Nebbiolo 2023. Frutta e fiori ci parlano di diversi sentori, di piccoli frutti rossi, di rosa e fiori appassiti, un sottobosco secco, note minerali di grafite e di speziature da pepe, secco ed asciutto con una equilibrata scia sapida, il sorso è bello teso e lungo con un finale armonioso, bella la nota di liquirizia nel finale! Tra un due o tre anni lo immagino che allunga le braccia verso i fratelli maggiori, Barolo e Barbaresco. Piace molto. A proposito di fratelli maggiori arriva il Barbaresco Rombone 2021. La Figli di Luigi Oddero essendo una Cantina Storica può produrre il Barbaresco al di fuori dell’areale del disciplinare, possedendo 2 ettari e mezzo circa a Treiso nella prestigiosa MGA (Menzione Geografica Aggiuntiva) Rombone. Beh impossibile non ricordare le parole di Mario Soldati a proposito del Barbaresco di Luigi Oddero “secondo a nessun altro! sembra quasi di poterne continuare a bere senza fine, tanto è equilibrato, completo, suadente”. Sarà sicuramente un vino diverso da quello che assaggiò Soldati piu di 50 anni fa, ma gli aggettivi che lo descrivono li uso ancora oggi, equilibrato, completo, suadente e tanto elegante. Il palato è avvolto completamente, il centrobocca ha una piacevole dolcezza di frutta rossa, fragole e prugne sunsweet, la pungenza dei chiodi di garofano, la delicatezza della violetta, la dolcezza delle bacche di mirto e delle spezie dolci, un profumo fascinoso etero di cipria e tabacco. Davvero una felicissima beva e capisco bene perchè Soldati lo definì suadente. Dopo il Barbaresco si inizia con la batteria dei Barolo, e vai di felicità acuta! Ci raggiunge anche Lena, il Barolo è il suo vino preferito, ci racconta senza nascondere un po di commozione, quando qualche tempo fa durante una serata dedicata ai Barolo più rappresentativi e storici della zona su una bottiglia dei Poderi e Cantine Fratelli Oddero lesse la firma di suo marito scritta a matita. Ready, steady, go! Il primo è un Barolo 2021, un Barolo classico prodotto con uve provenienti da diverse zone dell’areale, Castiglione Falletto, La Morra e Serralunga. La particolarità sta nel fatto che sono tre Barolo fatti e finiti e poi assemblati in un unico blend. E’ sicuramente un vino ampio e complesso con note di confettura di ciliegia, frutta cotta, cacao, cannella e noce moscata, un tono erbaceo, pungente di alloro, un inizio di terziari, i tannini sono molto presenti e hanno bisogno di evolversi, dopotutto è l’ultima annata. Iniziano anche i classici sentori eterei, sempre piacevoli. In bocca il sorso è lungo, ancora un po’ chiuso rispetto all’olfattiva, ma…..tempo al tempo, sono vini che insegnano ad aspettare. Ma per non aspettare troppo Lena ci regala anche l’annata 2016, appena aperta sembra in difetto rispetto al 2021, ma tra una chiacchiera e l’altra, minuto dopo minuto si apre decisamente molto meglio e piano piano si completa convincendo, ci fa capire che il tempo va considerato come un contenitore. Il terzo è un Barolo La Specola 2021, Cru Le Rive,  le vigne proprio sotto la tenuta. A nostro avviso c’è un passo in più rispetto ai precedenti, si aggiungono note agrumate di arancia rossa, zenzero e iodio, ha una maggiore morbidezza e definizione, direi più “pronto” forse grazie anche alle caratteristiche del suo suolo, più ricco di sabbia che conferisce una finezza espressiva già evidente. Chiude con un finale di frutta secca. Ottimo. Si continua con tre annate, 2021, 2020, 2018, di Barolo Rocche Rivera, MGA Scarrone, nel comune di Castiglione Falletto. Se i Barolo di La Morra si distinguono per delicatezza, tannini setosi, morbidezze, i Barolo di Castiglione Falletto aggiungono anche struttura e corpo nella beva, anche il colore è maggiormente virato al granato, e questa mini verticale di Barolo Rocche Rivera ci regala ad ogni annata una aggiunta di complessità sino ad arrivare ai toni caldi della ceralacca, belle sensazioni di fungo, note anche balsamiche e di caffè, cacao amaro contrapposte a spezie dolci,  il tannino e l’acidità anche nella 2018 sono ancora carichi e vogliono farsi sentire. E’ un Barolo che si veste di eleganza e di sostanza, ce n’è e ce ne sarà di più tra qualche anno. La degustazione si chiude con il Barolo Vigna Rionda 2019, Cru iconico di Serralunga. Il preferito di Lena, è una cannonata, potente e austero, di grande tensione e persistenza, ecco! qui ad ogni sorso mi immagino Luigi Oddero che lo prova, lo giudica e lo discute. Ha un sapore che pare attraversare il tempo, probabilmente è il vino che ha subito meno trasformazioni nei decenni tanto è complesso ed equilibrato. La scena è dominata da note balsamiche calde, di eucalipto, di resine, e dai sentori eterei di lacche e cere, poi da una vertigine di frutti, fiori di campo, muschio, agrumi, alloro, e tanto tanto altro. Che dire…questo Re dei vini e il vino dei Re le ha tutte. Onirico. Chissà le vecchie annate…. Dalla degustazione di tutti questi vini la cosa che più ci ha colpito e sorpreso è l’esaltazione di tutti i sentori che l’uva può dare, i toni fruttati e floreali non sono mai spenti o sovrastati in modo invadente dagli altri sentori, cosa non scontata con questa tipologia di vini, la morbidezza del sorso va di pari passo con l’austerità e la potenza, la freschezza e l’eleganza sono le note caratteristiche tenute fino alla fine. Ma la cosa che ci portiamo nel cuore, più di tutto il resto, è stato l’incontro con Giovanni, la trasposizione fisica del nome dell’azienda: Figli di Luigi Oddero, l’ultimo desiderio del fondatore. Non siamo riusciti ad incontrare la sorella Maria, ma la immaginiamo animata dallo stesso entusiasmo del fratello e dalla grinta della splendida mamma, Lena. Ci siamo salutati con la promessa di ritornare per assaggiare i vini con la firma di Giovanni, Giovanni Oddero.   Davide Stroppa – Il viaggio di Orfeo
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Natale 2025 Piazza dei Mestieri: 2512 Christmas Beer limitata e praline d’autore Marina Minniti Arrow Right Top Bg

22 Dicembre, 2025

Natale 2025 Piazza dei Mestieri: 2512 Christmas Beer limitata e praline d’autore Marina Minniti

  Birra Imperial Pale Lager Riccardo Miscioscia e cofanetto Tris 75 con American Jasper + Hopper   Piazza dei Mestieri presenta le eccellenze artigianali natalizie nate dai laboratori formativi: 2512 Christmas Beer edizione limitata del Birrificio La Piazza (Mastro Birraio Riccardo Miscioscia) e praline d’autore della Chef Chocolatier Marina Minniti. 2512 CHRISTMAS BEER (Imperial Pale Lager natalizia): Colore giallo dorato, note fruttate, amaro delicato 75 cl: €13,50 Cofanetto Le Tris 75 (€36,60): 2512 + American Jasper (più premiata, stile tedesco-americana) + Hopper (American Pale Ale) in legno betulla PRALINE D’AUTORE (collezione stagionale, packaging cartaceo): Fondente: violette, frutti bosco Bianco: pistacchio, basilico Latte: cannella, miele, mango Formati: mini > extra large, da €9 Prodotti da maestri e giovani allievi (10.000/anno Torino/Catania/Milano), sostengono inclusione sociale. Fondatori Dario Odifreddi/Cristiana Poggio Ufficiali al Merito (Mattarella 2025). La Redazione
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Masi Wine Bar & Restaurant apre all’Aeroporto Verona Catullo: sinergia Masi Agricola e Lagardère Arrow Right Top Bg

22 Dicembre, 2025

Masi Wine Bar & Restaurant apre all’Aeroporto Verona Catullo: sinergia Masi Agricola e Lagardère

  Nuovo spazio airside con vini Amarone, cicchetti veneti e cocktail Masi per viaggiatori premium   Masi Agricola (leader Amarone, quotata Euronext Growth Milan) e Lagardère Travel Retail Italia inaugurano il Masi Wine Bar & Restaurant all’Aeroporto Valerio Catullo di Verona, nella zona airside post-sicurezza. Gestione Lagardère con concept “wine first”: vini Masi (5 Amaroni, biologici) abbinati a piatti veneti stagionali, cicchetti veneziani e cocktail a base Masi. Federico Girotto, AD Masi Un ultimo brindisi Masi prima del volo, dopo Valpolicella e Lago di Garda. Alberto Niero, AD Lagardère Esperienza enogastronomica che valorizza Verona, porta d’accesso a 19M presenze turistiche annue. Spazio elegante, lifestyle cosmopolita nel rinnovato Catullo. Nuova “perla” Masi Wine Experience: affianca tenute (Cantine Masi, Serego Alighieri, Masi Garda, Canevel, Tupungato), wine bar (Cortina, Monaco), Monteleone21 “Astronave Amarone”. Masi: 250° vendemmia Vaio Armaron (1772-2022), appassimento romano, Società Benefit “Masi Green Governance” (2024). Lagardère: leader travel retail (Duty Free Aelia, Dining Beercode/deCanto, Relay convenience) in 51 Paesi. La Redazione
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Minutolo. L'aromatico smascherato Arrow Right Top Bg

22 Dicembre, 2025

Minutolo. L'aromatico smascherato

  Il Minutolo non chiede consensi né paragoni ingombranti: reclama identità, carattere e stile identitario. Esploriamo da vicino questo vitigno raro tutto pugliese – celato troppo a lungo sotto l’ombra del Fiano – capace di portare nel calice la sua vibrante aromaticità, mai banale o scontata.   L’autorevolezza negata Per decenni, nell’incantevole Valle d’Itria, nel cuore della Puglia, chi amava i bianchi profumati ha pronunciato “Fiano Minutolo” come una formula magica, credendo di evocare il legame con il famoso Fiano campano. In realtà quel nome rappresenta un fardello ingombrante: il Minutolo – vitigno tipico delle dolci colline dell’entroterra murgiano – è stato sistematicamente identificato come variante del Fiano, per travisamento e inerzia storica, anche se con quest’ultimo non ha nulla da spartire. Solo recentemente – grazie a meticolose analisi ampelografiche e genetiche e relative selezioni clonali – ha tirato fuori gli artigli del DNA, liberandosi da questa costrizione: il Minutolo non ha legami con il Fiano, ma possiede una sua affascinante e distinta identità. Nel passato è stato messo in ombra da vitigni autoctoni più produttivi e relegato a pochi filari superstiti. Quasi scomparso negli anni sessanta, venne soppiantato da Verdeca, Bianco d’Alessano o tagli misti più generosi (considerate che, all’epoca, in Puglia molti produttori di uva non erano vinificatori e avevano come unico interesse vendere il più possibile).   Il suo recupero, a partire dal 2000, è un stato un atto di giustizia enologica. Solo nel 2011 viene inserito ufficialmente nel Registro Nazionale delle Varietà di Vite, eliminando definitivamente la dicitura “Fiano Minutolo” e diventando protagonista della produzione di diverse referenze pugliesi. Per questioni legate al disciplinare, il nome addizionale Minutolo si può aggiungere in etichetta solo se il vino rientra nella IGP Valle d’Itria.   Le radici pugliesi Il Minutolo è un vitigno aromatico a bacca bianca, avvezzo a terreni calcareo-argillosi, dove riesce a esprimere il meglio del suo potenziale. Non è una “macchina da resa” e qui risiede parte della sua passata sfortuna. I grappoli sono piccoli (“minuti”, da qui l’origine del nome), a struttura spargola, spesso alati; gli acini hanno una buccia sottile, molto pruinosa, di color giallo chiaro o appena rosata, con aroma di rosa e ottimo equilibrio tra dolcezza ed acidità. Predilige allevamenti a spalliera o alberello, con vendemmia piuttosto anticipata per preservare acidità e profilo aromatico.  La sua vivacità olfattiva degrada rapidamente rendendo decisiva la maestria del vignaiolo. Il suo areale elettivo è la Valle d’Itria, terra dei Trulli, incastonata tra le province di Bari, Brindisi e Taranto; in questo ultimo sbuffo appenninico il Minutolo si sente a casa.   Profumi e tensione gustativa Il Minutolo sviluppa un bouquet aromatico tutto suo, che coniuga eleganza e temperamento. Vinificato in riduzione regala coinvolgenti note floreali (gelsomino, zagara, biancospino), erbe mediterranee (timo, salvia, melissa), agrumi croccanti (bergamotto, cedro), pesca e cenni di frutti esotici. Al palato propone  tensione agrumata e copiosa sapidità, sorso asciutto e tagliente, dove l’equilibrio tra acidità e struttura rende dinamica l’aromaticità. Quando si opta per l’uso del legno o vinificazioni più ariose, il Minutolo rivela una sorprendente complessità, con spunti sottili di idrocarburi, zenzero e confettura di agrume. È un vitigno flessibile e versatile, da provare secco o abboccato, spumantizzato o passito, oppure nell’efficace versione macerata. Il suo nerbo, in ogni declinazione, garantisce vitalità della beva e sorprendente longevità.   Aroma e suolo in dialogo Come ogni vitigno degno di nota, il Minutolo porta i segni del contesto pedoclimantico in cui cresce. Sulle terre calcareo-argillose, ricche di scheletro, esprime una verticalità minerale che sostiene il bouquet aromatico. In collina, con escursioni termiche accentuate e l’incidenza del vicino Mare Adriatico, la freschezza si conserva meglio, ed i profumi acquistano slancio. Il suo manifesto identitario parla di pietra, Tramontana e luce del Mediterraneo.   …nel calice Per un approccio immediato alle caratteristiche varietali di quest’uva, consiglio di provare Almaditria Minutolo della Cantina Upal di Cisternino, storica realtà sociale di grande dinamismo interpretativo, sia del territorio, che degli sviluppi del mercato. Al naso, questo Minutolo “didattico” è nitido e sincero: gelsomino, lieve caprifoglio, agrumi gialli croccanti, pera e sfondo di salvia; il sorso è coerente, vibrante e scandito da una lunga sapidità che rende la persistenza tutt’altro che banale. Da assaggiare anche il Passaturi di Terrecarsiche 1939, un vino di estrema pulizia, dall’aromaticità stratificata ed invitante, con le sue spiccate note vegetali di melissa e timo limone innestate su una dorsale agrumata di bergamotto, con rivoli balsamici di eucalipto. Al palato è rotondo, ma al contempo saporito, con un piacevole allungo che rimanda alla selce. Passando al Minù di Cantina Masseria Torricella si può leggere il Minutolo in chiave macerata, sorprendendosi per la complessità dei profumi che amplifica i tratti tipici del vitigno, tra fiori bianchi e scorza d’arancio disidratata, albicocca matura, tamarindo e litchi. Il sorso è pieno, ma decisamente ben equilibrato, dove la percezione amaricante delle uve terpeniche non sovrasta, ma si intreccia con garbo alla rotondità e ad un lieve grip tannico. Poliedrico e cangiante, decisamente divertente.   Un invito alla scoperta Il Minutolo è un vitigno ancora “di nicchia”, capace di rivelare una Puglia profumata tutt’altro che monocorde. Se ben interpretato, negli anni propone evoluzioni di grande stoffa. Ha tutte le carte in regola, dunque, per diventare un modello di successo nella valorizzazione dei vitigni locali, fiore all’occhiello della generosa produzione vinicola italiana.     Paola Restelli – Identità in fermento
Wine immersion – Su web, Instagram, Linkedin      
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Torrevilla: per AIS Lombardia l’Enologo dell’Anno 2025 è Gabriele Picchi Arrow Right Top Bg

21 Dicembre, 2025

Torrevilla: per AIS Lombardia l’Enologo dell’Anno 2025 è Gabriele Picchi

  Premiato alla presentazione di ViniPlus Lombardia per la visione sull’Oltrepò Pavese e il progetto La Genisia   AIS Lombardia ha eletto Gabriele Picchi “Enologo dell’Anno”, riconoscendo il ruolo centrale del direttore generale di Torrevilla nella crescita qualitativa dei vini dell’Oltrepò Pavese e nel lavoro di ricerca, selezione dei vigneti e valorizzazione del territorio. Il premio è stato consegnato all’Hotel The Westin Palace di Milano durante la presentazione della 20ª edizione della Guida ViniPlus Lombardia, nuovo riconoscimento dedicato ai professionisti che innalzano il livello del vino nel proprio areale. Le radici agricole di Picchi, cresciuto in una famiglia di viticoltori dell’Oltrepò, hanno guidato un percorso che dall’Agraria all’Enologia lo ha portato a promuovere una viticoltura attenta alla qualità, in dialogo costante con i conferitori. In Torrevilla e poi in Cantina La Genisia, Picchi ha dato vita a un progetto focalizzato sui migliori cru, su pratiche agronomiche moderne e su una lettura più autentica dell’identità dell’Oltrepò Pavese. Gabriele Picchi La Genisia rappresenta i cru più vocati dei vigneti Torrevilla, frutto di un lavoro condiviso con soci, tecnici e personale di cantina. Questo premio come riconoscimento non è solo personale ma corale, di un territorio in forte evoluzione. Cantina Torrevilla è una storica cantina sociale con sede a Torrazza Coste, nel cuore dell’Oltrepò Pavese, dove la viticoltura è documentata fin dall’epoca romana. Oggi lavora circa 600 ettari in 9 comuni (tra cui Codevilla, Torrazza Coste, Retorbido, Montebello della Battaglia, Borgo Priolo, Montesegale, Rocca Susella, Godiasco Salice Terme e Mornico Losana), trasformando ogni anno circa 60.000 quintali d’uva in oltre 2,5 milioni di bottiglie che raccontano l’anima più autentica del territorio. La Redazione
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Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze Le Colture: l’eleganza frizzante per brindisi natalizi Arrow Right Top Bg

21 Dicembre, 2025

Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze Le Colture: l’eleganza frizzante per brindisi natalizi

  Profumi di pesca, albicocca e fiori bianchi dal cuore di Santo Stefano e Saccol, anche in Magnum   Nel cuore di Valdobbiadene, tra le colline ripide di Santo Stefano e Saccol, Le Colture presenta il suo Valdobbiadene DOCG Superiore di Cartizze, spumante che incarna tradizione, eleganza e convivialità natalizia. Giallo paglierino brillante con perlage finissimo persistente, offre al naso frutta bianca, albicocca, pesca, fiori d’agrumi e rosa. Al palato è morbido, avvolgente, amabile e persistente. Versatile per le feste: aperitivo con salumi, crostacei e stuzzichini; a tavola con pesce, carni bianche e verdure; fine pasto con panettone, pandoro, focaccia e pasticceria secca. Disponibile anche in formato Magnum per cenoni familiari e brindisi numerosi. Le Colture, fondata nel 1983 da Cesare Ruggeri e oggi guidata da Silvia, Alberto e Veronica, coltiva 45 ettari tra Santo Stefano, Cartizze, Valdobbiadene e Montello, con focus su sostenibilità e identità territoriale della Glera. La Redazione
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Hervé Grosjean: “Adotta un cru”, Big Bench e pannelli in vigna per raccontare la Valle d’Aosta Arrow Right Top Bg

21 Dicembre, 2025

Hervé Grosjean: “Adotta un cru”, Big Bench e pannelli in vigna per raccontare la Valle d’Aosta

  Enoturismo immersivo tra Via Francigena, Cammino Balteo e viticoltura di montagna   Hervé Grosjean porta gli ospiti nel cuore della sua cantina valdostana attraverso esperienze autentiche: visite tra i filari, aperitivi in vigna (TraMonti diVini, DegustaVigna) e iniziative territoriali che valorizzano la viticoltura di montagna. Dal 2020, “Adotta un cru” permette di seguire un filare nei vigneti iconici Rovettaz o Tzeriat, dalla potatura alla degustazione finale, immergendo nell’intera filiera produttiva. Nel 2022 arriva la Big Bench con vista su Aosta, quinta in Valle d’Aosta dopo Valtournenche, La Magdeleine, Arvier e Gaby: opera di Chris Bangle per turismo e comunità locali. Novità 2025: pannelli informativi nei tre vigneti principali (due lungo Via Francigena e Cammino Balteo), con Rudy Sandi, esperto di viticoltura valdostana. Illustrano suoli, storia, coltivazioni e vini, in divulgazione tecnico-scientifica pionieristica per la regione. Hervé Grosjean Raccontiamo direttamente il territorio magico della Valle d’Aosta. Grosjean Vins: dagli anni ’60 (nonno Dauphin, Ciliegiolo premiato 1968), nuova cantina 2000 (prima in Valle), oggi terza generazione (Hervé, Didier, Simon, Marco) unisce tradizione e innovazione. La Redazione
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21 Dicembre, 2025

Sardegna Svelata. Il trailer non mi basta!

C’è un’emozione che porto ancora addosso, vibrante e intensa: quella lasciata dal viaggio-evento “Sardegna Svelata”, organizzato con l'Associazione Le Donne del Vino dal 23 al 26 ottobre 2025. Non è stato solo un educational tour; è stato come vedere il trailer di un film meraviglioso. Sai quelli in cui ogni fotogramma racchiude un mondo che vuoi esplorare e ogni scena ti promette un'esperienza indimenticabile? Ecco, la Sardegna mi ha mostrato il suo trailer, e non vedo l'ora di godermi il film completo! Il nostro è stato un itinerario inedito, un connubio affascinante di vitivinicoltura e tradizioni, dove il vino è parte integrante della cultura sarda, esplorata anche attraverso uno sguardo al femminile tra tessitrici, pastaie e panettiere.
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Nasce Panettonic, la nuova tonica al gusto panettone: una collaborazione tra Iginio Massari alta pasticceria, galvanina e Baldo Baldinini Arrow Right Top Bg

20 Dicembre, 2025

Nasce Panettonic, la nuova tonica al gusto panettone: una collaborazione tra Iginio Massari alta pasticceria, galvanina e Baldo Baldinini

  Una bevanda premium che reinterpreta il panettone in chiave mixology, disponibile nelle pasticcerie Iginio Massari, online e in locali selezionati.   Nasce PANETTONIC, la nuova tonica al gusto panettone sviluppata congiuntamente da Iginio Massari Alta Pasticceria, Galvanina e Baldo Baldinini: una bevanda che porta in bottiglia uno dei simboli più iconici delle festività italiane, reinterpretato attraverso un approccio sensoriale moderno e sorprendente. Il progetto nasce da un’intuizione di Nicola Massari e del Maestro Iginio Massari, che hanno immaginato di tradurre il gusto del panettone in una prospettiva completamente nuova, riconoscendo nelle note “da forno” un terreno fertile per una bevanda contemporanea e versatile. Raccolto lo spunto creativo, Galvanina e Baldo Baldinini hanno lavorato insieme allo sviluppo della ricetta, unendo la lunga esperienza di Galvanina nella produzione di bevande biologiche premium con l’approccio botanico e aromatico di alta precisione che caratterizza i progetti firmati da Baldinini, fondatore di DiBaldo Spirits. In questo dialogo tra saperi, come sottolinea Gianluca Privitera, CEO di Galvanina, la collaborazione esprime “creatività, artigianalità e innovazione”, dando vita a un prodotto che unisce storia e contemporaneità. Il risultato è una tonica dal profilo aromatico unico, che richiama le note tipiche del panettone: agrumi canditi, vaniglia, spezie e botaniche naturali, armonizzate in una struttura elegante e fresca. PANETTONIC è pensata sia per la mixology d’autore – dove apre nuove possibilità creative per cocktail natalizi e signature drink – sia per la degustazione in purezza, trasformando un sapore della tradizione in un’esperienza sensoriale nuova. Per Baldo Baldinini, alchimista e “architetto del gusto”, l’essenza del progetto risiede nell’equilibrio tra firma botanica autentica e rispetto della tradizione, elemento che permette alla tonica di mantenere un’identità chiara pur muovendosi su un terreno innovativo. Con PANETTONIC, tre eccellenze italiane – ciascuna con il proprio linguaggio e patrimonio di competenze – si uniscono per creare una novità distintiva nel segmento delle bevande premium, capace di raccontare la tradizione italiana con un accento contemporaneo. PANETTONIC sarà disponibile da settimana prossima presso le Pasticcerie Iginio Massari Alta Pasticceria di Brescia, Milano, Verona, Torino, Firenze e Roma, in tutti i Pop up store e sul sito iginioMassari.it all’interno di una box regalo natalizia che abbina Panettonic al Panettone del Maestro Massari e a una bottiglia di Gin Dry DiBaldo, per una simpatica formula “GIN (panet)TONIC”; la tonica sarà inoltre presente in top locations selezionate ad hoc da Galvanina. La Redazione
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