20 Gen 2025
Passi in cantina

Vino In-dipendente. Vignaioli dal pensiero libero, custodi di territori

 

Spegne le sue prime dieci candeline Vino In-dipendente, ideato e coordinato da Stefano Belli, che raduna ogni gennaio a Calvisano, in provincia di Brescia, una settantina di vignaioli da tutta l’Italia.

Amore per la terra e rispetto per la natura si respirano ad ogni postazione di questa mostra-mercato. A  Vino In-dipendente si va per incontrare vignaioli che difendono l’integrità del proprio territorio attraverso una solida etica ambientale, per produrre vino senza additivi chimici e con il minor numero possibile d’interventi, sia in vigna che in cantina.

Ho davvero apprezzato i sorsi di genuinità e personalità offerti dagli espositori incontrati domenica 12 gennaio. Ve ne citerò alcuni, partendo da un territorio vicino a me.

La Scapigliata, dal nome da un piccolo quadro di Leonardo Da Vinci in cui è raffigurato il volto di una giovane donna, è un progetto di metodo classico lanciato nel 2015 dai soci e amici Mauro Lorenzi e Claudio Sabotti, che a Vino In-dipendente hanno portato in anteprima il loro Blanc de Noirs 2020, pronto ad uscire in commercio tra pochi mesi, ma già un prodigio di eleganza.

Già trovato in alcuni dei migliori wine bar e ristoranti della zona – ma l’ho riassaporato comunque anche lì in fiera con grande piacere – è invece il loro Ninfale, da uve Chardonnay coltivate a Gussago, in Franciacorta: nell’annata 2018, con trascorsi 4 anni di riposo sui lieviti e uno dalla sboccatura, è davvero – cito testualmente dal retroetichetta – “libero di schiudersi come una linfa e librarsi in volo”, in un tripudio di grazia avvolgente e sensuale.

E infine il Refino 2021, da varietà PIWI coltivate su terreni unici di sabbia e limo nei pressi del Lago d’Idro, un’esperienza degustativa inedita.

Con una data di fondazione vicina e sempre in Lombardia, ma più a nord, ho conosciuto l’Azienda Agricola Franzina di Buglio in Monte, nel cuore della Valtellina. Qui Mattia Franzina nel 2014 parte dai vigneti familiari, recupera terrazzamenti incolti e – sebbene la superficie vitata totale non arrivi ancora all’ettaro – rimette in vita la cantina di famiglia nel cuore del borgo. Una viticoltura letteralmente eroica, che trasmette la propria coraggiosa vitalità nel messaggio sulle etichette: ogni bottiglia acquistata è un metro quadro di paesaggio vitato terrazzato salvato. E si tratta davvero di metri quadri ricchi di personalità, perché le uve destinate al Valtellina Superiore Riserva DOCG Maroggia impongono distanza a quelle usate per il Valtellina Superiore DOCG Sixtus, sebbene la distanza geografica effettiva si misuri letteralmente in pochi passi.

Grata a Mattia Franzina per i suoi assaggi memorabili di nebbiolo “chiavennasca”, non mi voglio separare dal mio vitigno rosso preferito… così mi dirigo verso un’altra interpretazione territoriale, incuriosita da quello che sui social avevo sentito chiamare “Il rosso delle donne”. Le donne in questione sono tre sorelle, entusiaste produttrici di Boca Doc nelle Cantine del Castello Conti. Nel 2006, dopo percorsi formativi e professionali diversi, si sono ritrovate insieme ad occuparsi dell’azienda di famiglia, affascinate da un mestiere mai scontato, frutto di una combinazione di diversi fattori che vanno oltre il già generoso terroir, in un’imprescindibile ricetta di cura e passione.

La passione è ancora la stessa di papà Ermanno, che all’inizio degli anni Settanta pianta viti su quella che si sarebbe poi rivelata essere l’antica caldera di un supervulcano fossile costituitosi 280 milioni di anni fa. Questo terroir unico di origine vulcanica e le percentuali sapientemente dosate di Nebbiolo, Vespolina e Uva Rara creano il Boca DOC Conti, un vino di forte personalità, con corpo avvolgente e freschezza decisa. Allo stesso modo, l’energia positiva di Elena Conti è un bilanciamento perfetto di quieta gentilezza ed esplosiva determinazione, ammaliante. Ma ho poco tempo a disposizione, così mi congedo da lei con la promessa di andare a conoscere meglio il Castello Conti.

Nel mio viaggio a Vino In-dipendente resto ad ovest, ma “scendo” per conoscere L’Orto del Vicino. Un nome simpatico quanto Anna e Leonardo, la coppia che guida quest’azienda nel Mugello. Nel loro Terra Bassa Rosso 2022 Poggio Mulino la rusticità del canaiolo si veste di carisma ammiccante con il sangiovese ed il ciliegiolo contenuti in parti minori. I grappoli provengono da alcuni filari di una vigna di quasi 50 anni ed il vino che se ne ottiene fermenta spontaneamente con i propri lieviti per 40 giorni, per poi affinarsi in tini d’acciaio fino all’estate successiva, viene imbottigliato senza filtrazione e con un’aggiunta minima di solfiti.

In barba alle regole dei percorsi di degustazione che prevedono i vini bianchi prima dei vini rossi, prima di lasciare Vino In-dipendente, decido di fermarmi a conoscere una cantina gardesana che ancora mancava nella mia rubrica: El Citera. L’azienda nasce nel 1927, quando su di un piccolo appezzamento di Peschiera la famiglia Zanetti pianta la sua prima vigna. Da quel momento, generazione dopo generazione, l’amore e la passione per la terra si trasformano in tradizione e rispetto per essa, ed oggi è Ambra a trasmetterli, con un sorriso genuino e aperto. Le note fresche e la mineralità persistente del suo Lugana DOC “L’artigianale” sono date prima dall’argilla che nutre in abbondanza i vigneti, poi si esaltano ulteriormente con 24 mesi in botti di cemento e altri 3 mesi di affinamento in bottiglia prima della messa in commercio.

Una vera chicca di artigianalità e personalità, un carattere distintivo che si traduce anche nel packaging scelto, con l’etichetta gialla sporgente sul retro.

Promettendomi di dedicare tempo anche all’Italia del centro meridionale alla prossima edizione di Vino In-dipendente, esco e penso “Che racconti incredibili tramandano sempre gli espositori di questa manifestazione!”.

Tradizione e naturalità sono i fili conduttori di ogni produzione, in vigneto e in cantina, e ci permettono di godere di vini che narrano di radici, mani e passione.

 

Adele Gorni Silvestrini

Mi trovi su Instagram @adelegornisilvestrini

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